
Se non lo vedi, non esiste. Reportage “Come in mare così in cielo”
Progetto Melting Pot Europa - Tuesday, September 8, 2026Come in mare così in cielo è il racconto di una settimana a Lampedusa insieme all’equipaggio dell’Albatross, l’aereo di monitoraggio di SOS Méditerranée.
Questo reportage prova ad esplorare cosa significhi sorvegliare una frontiera dall’alto, a raccontare come l’assenza di soccorso si manifesti nelle rotte tracciate sui monitor, nelle parole dell’equipaggio -ostinato e talvolta impotente – che vola e sorveglia, nei corpi visti e non raggiunti.
Narra la violenza strutturale che colpisce le persone in movimento nel central Med, tra respingimenti, complicità istituzionali e pratiche di Stati che negano sicurezza e diritti fondamentali.
Come in mare così in cielo vuole aprire una riflessione sulle contraddizioni etiche e politiche del Mediterraneo centrale, questa volta osservato da un cielo che è diviso, frammentato e sorvegliato tanto quanto il mare.
Il volo. Reportage “Come in mare così in cielo”
A bordo dell'Albatross, l'aereo che sorveglia il Mediterraneo centrale
Roberta Derosas
1 Settembre 2026
PH: Camille Martin Juan / SOS MEDITERRANEE – Vedute aeree del mare e della Ocean VikingSe non lo vedi, non esiste
Il cielo ha confini strani. Ma la sua organizzazione non è poi diversa da quella del mare. E se è difficile immaginare i confini liquidi, quelli aerei sembrano ancora più labili.
Gli spazi aerei si dividono su più livelli, uno dei quali è la giurisdizione, attraverso le FIR – Flight Information Region. Si tratta di aree di dimensioni variabili, ciascuna affidata a un’autorità che fornisce due servizi: il Servizio Informazioni Volo (FIS – flight information service) ed il servizio di allarme (ALS – alerting service).
Ogni porzione di cielo ricade quindi sotto una specifica FIR: i paesi più piccoli hanno l’intero spazio aereo racchiuso in un’unica FIR, mentre per i paesi più grandi lo spazio aereo è suddiviso in un certo numero di FIR regionali.
Questa ripartizione di competenze non è arbitraria: è stabilita da accordi internazionali sotto l’egida dell’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO).
Il Mediterraneo centrale ha linee tracciate nel mare con le zone SAR e nel cielo con quelle FIR. In cielo ne esistono quattro: Italiana, Maltese, Libica e Tunisina.
Ogni volo che attraversa più FIR deve annunciare via radio (VHF) il cambio di zona, con quota, intenzioni e distanza. Non tutti i paesi, però, autorizzano i voli nella propria zona aerea di competenza e controllo: la Tunisia è uno di questi. Alcuni, invece autorizzano il sorvolo, ma non il soccorso.
Un precedente simile riguarda la Grecia: dopo alcuni tentativi di soccorso a Cipro, un decreto ha vietato ai velivoli civili di sorvolare la FIR greca: un vuoto di osservazione che pesa oggi sulla nuova rotta che da Tobruk punta proprio verso la Grecia.
Quando la capo missione, Mila, me lo racconta penso a quanto la Tunisia stia diventando impenetrabile dal cielo, da terra, dal mare.
Come accade in mare, anche dal cielo si monitora la frontiera. Mezzi tecnologici d’avanguardia sono utilizzati a questo fine dall’agenzia europea Frontex, responsabile di spostare il controllo dal mare al cielo.
Frontex sorveglia il Mediterraneo centrale dall’alto; con le sue navi, i suoi droni, i suoi funzionari fa esistere la frontiera come ostacolo fisico. Un muro. Efficace. La sua funzione dichiarata è semplice: sorvegliare, analizzare e respingere.
Sorveglia acque, terre e cielo di un confine sempre più torbido e violento, sempre più lontano e oscuro. Analizza dati e flussi e ne rende conto agli stati di cui è l’esercito. Respinge i movimenti grazie a una tecnologia d’avanguardia, spesso prodotta da Israele.
Dal 2018 utilizza droni Heron e diversi aerei ed equipaggi con basi a Malta e in Italia; l’area da cui partono le imbarcazioni dirette in Europa è sistematicamente pattugliata.
Ripresa dall’Albatross durante la Missione 05
Imbarcazione in difficoltà: ADC082 è stata avvistata durante un volo dell’Albatross, permettendo così il successivo intervento di soccorso da parte della Humanity 1 (12 agosto 2026)Fa pensare ad un grande rastrello che passa nel mare e nel cielo e poi ancora a terra, che scandaglia al millimetro gli spazi aerei, terrestri e marini per respingere ogni impurità, ogni elemento esterno.
Frontex è la vergogna dell’UE, una delle molteplici. Se si pensa al dispiegamento aereo, appare dal report di Human Rights Watch e Border Forensic che nel 2021 le ore di volo sono più che raddoppiate rispetto al 2018, passando da 1.396 a 2.869.
Nello stesso periodo l’agenzia ha ridotto il proprio raggio operativo navale da 70 a 24 miglia nautiche dalla costa italiana.
L’inchiesta “Airborne Complicity“, pubblicata da Human Rights Watch e Border Forensics nel dicembre 2022 1, quantifica cosa produce questo spostamento. Quasi un terzo delle intercettazioni operate dalle forze libiche nel 2021 – su oltre 32.400 persone complessive – è stato facilitato da informazioni raccolte tramite la sorveglianza aerea di Frontex.
L’analisi statistica stabilisce una correlazione significativa: nei giorni in cui i mezzi aerei volano più ore, la Guardia Costiera libica intercetta più imbarcazioni. Nel report si cita un caso del 30 luglio 2021 e questo illumina il funzionamento in concreto.
Un drone Frontex individua un’imbarcazione con circa 20 persone a bordo. La Guardia Costiera libica la intercetta poco dopo. Nessuna nave umanitaria presente nella zona riceve l’allerta.
Il report non lascia margini di interpretazione: la strategia attuata da Frontex non è costruita per salvare vite, ma per impedire gli arrivi. E nella misura in cui questo comporta la riconsegna sistematica di persone in Libia – paese in cui sono più che documentati i trattamenti disumani e degradanti riservati alle persone migranti – l’agenzia, e per estensione l’Unione, possono essere considerate complici di tali abusi 2.
Attraverso la sua strategia di sorveglianza dal cielo e la trasmissione delle informazioni alla GC libica, Frontex permette che la responsabilità del controllo si allontani dalle coste europee, aumentando il rischio per chi fugge: il contatto diretto con le navi che operano search and rescue si riduce e con esso il tasso di soccorso.
Frontex non dispiega solo aerei ed elicotteri, ma anche droni che rappresentano, per chi è a bordo sui barchini, il primo vero incontro con il confine europeo: un confine che sorveglia e resta invisibile e che al contempo rende invisibili i migranti per il sistema d’asilo europeo, impedendo loro di toccare le coste dell’Unione.
Il ritiro navale dell’UE dal Mediterraneo – causa anche delle numerose violazioni dei diritti umani attribuite a Frontex – non equivale a un disimpegno dall’area, ma solo a uno spostamento dal mare al cielo.
Il confine si divide così in una componente terrestre rigida e una componente aerea più flessibile ed efficiente nel controllo 3.
Invisibile è la parola ricorrente tra attivisti e operatori in frontiera.
“Persone invisibili, confini invisibili, movimenti invisibili”. Anche le ragazze della crew di questo aereo la usano, ma con precisione: le persone non scelgono di essere invisibili, piuttosto è la gestione politica dei confini che le rende tali. E poi, mi ripetono spesso “è semplice. Se non vedi, non esiste”.
PH: Camille Martin Juan / SOS MEDITERRANEECosì in cielo come in mare
Il lavoro si svolge in cielo e a terra, quando il velivolo volteggia in aria e quando è fermo. Un’attività costante e una comunicazione continua tra equipaggio che sta nella casa ufficio e osserva i monitor e quello che si trova in volo.
Sono proprio questi monitor, per primi, ad attirare la mia attenzione: disegnano le linee ricamate dagli aerei, rotte tracciate dai velivoli della flotta aerea civile e governativa. Mille fili di Arianna, altrettanti Tesei e Minotauri. Le informazioni non sono criptate; i siti non sono segreti, ma di libero accesso.
La capo missione mi spiega che in ogni organizzazione il sistema è uguale: ore passate davanti ai monitor per verificare quali aerei siano presenti e in volo, scrutando i ricami che si disegnano sui monitor e che indicano le rotte di tutti gli aerei.
E se le linee si attorcigliano e si accavallano in uno stesso punto, probabilmente significa che al di sotto c’è una barca che contiene persone. La HoM 4 mi racconta che osservare la posizione di Frontex su siti di tracciamento pubblico come Flightradar è già una pista per capire dove siano presenti dei target. E poi aggiunge: “spesso però Frontex, non dà segnalazione perché informa direttamente la GC libica”.
In cielo come in mare, chi sorvola una zona ha l’obbligo di segnalare agli enti competenti ciò che avvista in acqua. Ma non è sempre così: i velivoli di Frontex non rispettano sempre questo obbligo.
È un problema serio, perché un soccorso dovrebbe portare le persone in un luogo sicuro, ma se chi avvista un’imbarcazione in difficoltà nella zona SAR libica non segnala l’evento, o lo segnala solo alla Libia, il risultato è che le persone vengono riportate proprio nel paese da cui fuggono, che di sicuro non ha nulla.
Secondo quanto mi racconta la HoM, la guardia costiera libica si muove con gli assetti più veloci tra tutte le flotte del Mediterraneo, sotto la protezione politica ed economica dell’Unione europea arrivando ben oltre la zona SAR di cui dovrebbe essere competente, la più vasta tra quelle in cui si divide il Mediterraneo centrale.
Che vuol dire osservare il cielo dall’altro? Quanto è difficile vedere e non poter intervenire fisicamente? Cosa vuol dire vedere corpi che galleggiano, respingimenti dall’alto e non avere il potere di avvicinarsi?
Carla mi dice che non si pone la domanda e che questo è il suo modo di avvicinarsi al soccorso aereo: “in fondo, potrebbe non succedere. E poi, c’è sempre il rischio di non volare”. Cassandra.
Mentre discutiamo, Mila, la HoM, ci dice che l’aereo ha avuto un problema tecnico. E che sperano siano problemi risolvibili. La profezia di Carla pare avverarsi: potrei non volare. Perché allora chiedermi cosa significhi vedere il mare dal cielo?
I giorni che seguono continuano così, tra messaggi che rimandano il mio volo senza annullarlo e incontri con la crew. L’isola è piena di turisti. Via Roma è un vai e vieni di gente che passeggia, ignara, forse di quello che succede a poche miglia da qui. Nelle spiagge trovo resti di barche che sono riuscite a raggiungere l’isola. Le vedo, esistono.
Riprese aeree del mare e della Ocean Viking
Operazione aerea dall’Albatross Uno, Missione 05: avvistamento di un gommone libico non identificatoIl lucchetto di Frontex
E continuo ad attendere questo volo che non arriva.
Due tecnici sbarcano direttamente da Malta per capire se e cosa si possa fare. La capo missione però mi autorizza ad accompagnare Lisa, la TACCO e il pilota, Peter, in aeroporto.
Ho il tesserino di riconoscimento e passiamo un primo controllo in questa che è l’area militare. Oltre la soglia incontriamo i due esperti arrivati direttamente da Malta: a soli 30 o 40 minuti di volo.
Tutto è possibile: l’aereo potrebbe essere riparato qui oppure forse dovrebbe essere aggiustato a Malta. Non so cosa accadrà, però almeno posso osservare da vicino il velivolo su cui dovrei salire. O sarei dovuta salire.
Ci avviciniamo all’area dove sono parcheggiati tutti gli aerei. Il “nostro” è grigio proiettile, brillante. È lungo circa otto metri e mezzo e ha un’apertura alare di 13 metri e mezzo. Ha due eliche che lo fanno volare. Quattro sedili.
Per salirci basta appoggiare un piede su un gradino e poi poggiare l’altro sull’ala. Sembra strano che una cosa così piccola possa volare. Sembra una zanzara e immagino lo stesso rumore fastidioso, in volo.
Mi siedo al posto del pilota e mi trovo tra le gambe la barra di comando: sembra un giocattolo, uno di quei simulatori di volo da sala giochi.
Davanti, un monitor con bottoni e pulsanti. Il vetro lucido: la prima operazione prima di partire in volo è proprio quella di pulire i vetri e fare in modo che la visibilità sia perfetta. Il cielo da questa prospettiva è un’ellisse.
Questo piccolo velivolo costa alcune centinaia di migliaia di euro; una sola delle termocamere che Frontex monta sui propri mezzi ne varrebbe, da sola, circa duecentomila.
Nello stesso spazio in cui è parcheggiato questo aereo piccolo piccolo ce ne sono altri 7: Frontex ne ha due e anche un elicottero. Per controllare la frontiera, i mezzi a disposizione dell’esercito UE sono di un livello superiore rispetto a quelli della flotta civile.
Negli anni il suo ruolo è cresciuto molto rispetto alle origini nel 2004: da agenzia di coordinamento tecnico è diventata un attore operativo con poteri propri, incluso il dispiegamento di personale ed equipaggiamento senza necessità di invito esplicito da parte dello Stato membro.
Altri velivoli della flotta civile, mi dicono, sono dipinti apposta in rosso e blu, colori diversi dal grigio-bianco di Frontex: per essere riconosciuti, dal basso, da chi è in mare.
Qui, in quest’area dell’aeroporto di Lampedusa, ci sono oggi altri quattro aerei: se si esclude quello dei tecnici maltesi, i tre che restano sono proprietà di turisti arrivati qui col loro velivolo personale.
La disparità tra esseri umani è indecente: chi viaggia sui barchini e chi su un aereo di proprietà. Questione di passaporti e conti in banca.
La stanza in cui sono custoditi gli oggetti utili al volo, è condivisa da tutte le organizzazioni che perlustrano il cielo, quasi a lasciare immaginare una prossimità che in realtà non esiste. Un solo armadio ha un lucchetto. È quello di Frontex.
Mentre io e Lisa aspettiamo Peter, una ragazza inglese che lavora con di Frontex si avvicina e ci racconta del caldo che ha avuto in volo: l’aria condizionata di cui dispone l’aereo che pilota oggi non funzionava. È giovane, gentile.
Forse lei, in volo, quando avvista una barca, dà l’informazione a tutti gli operatori che sono in mare e in cielo. Forse non si limita a contattare la Libia.
Prima di lasciare l’aeroporto, copriamo l’aereo: un telo pesante a proteggerne i vetri che devono essere perfetti in volo.
Lo lasciamo lì, senza sapere ancora se la riparazione sarà rapida o richiederà il tempo di un tragitto a Malta. Se così fosse, la possibilità di volare si allontana per me.
Resto nell’isola una settimana: ripartirò sabato ed è già mercoledì.
PH: Camille Martin Juan / SOS MEDITERRANEE- Leggi l’inchiesta ↩︎
- Human Rights Watch & Border Forensics, Airborne Complicity: Frontex Aerial Surveillance Enables Abuse, Human Rights Watch, 8 dicembre 2022 (disponibile anche in italiano). Autori principali: Judith Sunderland e Lorenzo Pezzani, con il team di Border Forensics Sunderland, Judith, EU Misses Opportunity on Frontex Transparency, Accountability, Human Rights Watch, Dispatches, 24 aprile 2024 ↩︎
- “Eyes in the Sky: EU Border Technology in the Mediterranean” by Ahlam Chemlali and Mikkel Nørregaard Jørgensen e Airborne Complicity ↩︎
- Head of Mission: capo missione ↩︎