Da Lampedusa gettano una nuova rete dell’accoglienza--------------------------------------------------------------------------------
Foto di tivissima da Pixabay
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Nasce “Rete Lampedusa”, “rete di Pietro” con l’obiettivo di riunire terzo
settore, mondo ecclesiale e società civile in un unico movimento culturale e
operativo che si occupi di migrazioni e accoglienza. Il progetto è pensato per
colmare un vuoto strutturale nel dibattito pubblico europeo sulla migrazione. Di
fronte alla polarizzazione tra il leitmotiv dell’invasione e il silenzio
tattico, i promotori propongono una terza via: una narrazione basata su dati,
competenza, diritti umani e – soprattutto – sull’incontro con l’altro come atto
di umanità condivisa. Promossa e guidata da Pietro Bartolo, il medico che ha
accolto per tanti anni i migranti sbarcati a Lampedusa ed ex parlamentare,
divenuto figura simbolo dell’accoglienza, la rete mira a trasformare la
percezione della migrazione da emergenza ad opportunità strutturale per il
futuro demografico ed economico dell’Europa.
I migranti non solo non sono un’emergenza ma sono il nostro futuro. È ormai
evidente a tutti che l’Europa sta affrontando un inverno demografico senza
precedenti. Entro il 2050 mancheranno all’appello 44 milioni di lavoratori.
Tutto il nostro welfare, le nostre pensioni, la nostra economia si reggono oggi
grazie a chi è arrivato, i dati parlano chiaro. Nonostante ciò, a causa anche
delle politiche repressive e respingenti, il nostro mare, il Mediterraneo, è
divenuto un cimitero. Dal 1991, oltre 50.000 persone hanno perso la vita
cercando di raggiungere l’Europa. Dal 2014 ad oggi, i morti e dispersi
documentati sono oltre 35.000, di questi, almeno 4.000 erano bambini e questi
sono dati ufficiali, riconosciuti mentre sappiamo che sicuramente sono molti di
più, morti non rintracciati, persone disperse lungo la tratta di cui non si ha
traccia.
Mentre il nostro continente invecchia, l’Africa vede lasciare il continente i
suoi giovani ma nonostante ciò sua popolazione è sempre più giovane. È
inevitabile che queste due realtà si incontreranno comunque, che lo si voglia o
no. La Rete Lampedusa pone il suo obiettivo su questo punto e invita a decidere
da che parte stare: se accettare questo stato di cose che attraverso il filo
spinato e i naufragi non riuscirà comunque ad arginare gli arrivi oppure
accogliere le persone attraverso canali legali, formazione, lavoro e dignità.
Non solo per solidarietà ma anche per consapevolezza di questo stato di cose.
Il 15 luglio alle ore 10 a Roma, in via Marghera 59, presso l’istituto Maria
Ausiliatrice delle Salesiane di Don Bosco, Pietro Bartolo presenterà il progetto
della Rete che aspira ad accogliere al suo interno tutte le realtà che da anni
si occupano del fenomeno migratorio (per saperne di più:
https://www.retelampedusa.org/).
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