Cuba come il Venezuela

Pressenza - Monday, September 7, 2026

Su quanto accaduto dopo il sequestro del legittimo presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti e sulle scelte del governo presieduto ad interim da Delcy Rodriguez si è scritto molto, c’è chi appoggia la scelta della presidente di aver accettato di ristabilire relazioni diplomatiche con Washington, c’è chi invece urla al tradimento.

Il recente accordo con gli Stati Uniti che concede al paese a stelle e strisce la gestione di 17 pozzi petroliferi, che equivalgono a circa 65 miliardi di barili di greggio, ha amplificato le critiche al governo di Caracas da parte di coloro che vedono nelle scelte di Rodriguez un tradimento del popolo venezuelano.

Chi sostiene le scelte dell’attuale esecutivo venezuelano mette in primo piano la situazione precedente all’intervento militare della Casa Bianca nel quale è stato rapito Nicolas Maduro, ovvero il fatto che il Venezuela era di fatto con la pistola alla tempia. Con questa giustificazione si accettano le successive, da molti considerate un tradimento, scelte dell’attuale governo. Non mi voglio soffermare sul fatto se Delcy Rodriguez abbia fatto bene a seguire le direttive imposte dalla Casa Bianca, ma voglio ampliare il raggio delle conseguenze di queste scelte su altre realtà politiche del continente americano.

Il mio sguardo non può che soffermarsi su Cuba. Come detto il Venezuela aveva la pistola alla tempia e dunque ha accettato di sottomettersi agli Stati Uniti, mia opinione personale, molti mi criticheranno per questa affermazione, ma, scusate, è quello che penso.

Quindi, seguendo la narrazione imposta dagli Stati Uniti e appoggiata dai loro vassalli, Unione Europea compresa, il governo di Nicolas Maduro, non era legittimo, era reo di aver incarcerato gli oppositori, di aver costantemente violato i diritti umani dei cittadini venezuelani, di non essere in grado di amministrare il proprio paese e di essere, chiaramente, corrotto.

Una narrazione che specularmente e costantemente viene portata avanti anche nei confronti di Cuba. La domanda che adesso faccio è la seguente: se il Venezuela aveva la pistola alla tempia e ha accettato il rapimento di Nicolas Maduro e le successive imposizioni della Casa Bianca perché Cuba non dovrebbe fare lo stesso visti i disagi che quotidianamente la popolazione soffre a causa del blocco statunitense?

Una domanda scomoda, ma inevitabile. Cuba ha la pistola alla tempia da oltre sessanta anni, una canna puntata alla testa da quando la rivoluzione, nel 1959, ha cacciato Fulgencio Batista e i suoi mafiosi dall’isola. Se per il Venezuela aver deciso di allinearsi alle direttive degli Stati Uniti ha rappresentato la soluzione, anche se temporanea, come qualcuno afferma un po’ candidamente dimenticandosi che quando abbandoni il sistema socialista, con tutti i distinguo del caso venezuelano, è impossibile ritornare indietro, e come afferma Rodriguez, facilita “un importante flusso di investimenti destinati al recupero e alla ricostruzione di infrastrutture strategiche per lo sviluppo della nostra industria”, allora perché Miguel Diaz Canel non dovrebbe decidere volontariamente di abbandonare Cuba e lasciare ai gringos, quelli che avrebbero permesso al Venezuela di progredire economicamente, di non sbarcare sulle spiagge cubane con tutti i loro inevitabili benefici.

Se il Venezuela non aveva altra alternativa che subire le imposizioni di Donald Trump e del suo socio Marco Rubio, perché quelli che adesso proclamano che Caracas è in una fase attendista, una fase temporanea, un momento in cui la rivoluzione bolivariana può anche fare un passo indietro per poi farne due avanti, continuano a sostenere la lotta e la resistenza cubana?

Se il governo di Delcy Rodriguez si sta muovendo sulla giusta strada per un rilancio economico del paese sud americano, svendendo tutto all’amico Trump, allora anche a Cuba il governo di Miguel Diaz Canel si dovrebbe dimettere in blocco e lasciare che gli Stati Uniti si approprino delle poche risorse dell’isola mettendo fine al progetto rivoluzionario portato avanti da oltre sessanta anni dal popolo cubano e, finalmente, rendere la vita dei suoi cittadini, vivibile e meno difficile.

Ma stranamente quelli che appoggiano, con argomenti vari e discutibili, le nuove scelte di Caracas, quando si parla di Cuba, restano fedeli alla rivoluzione. Un po’ di coerenza sarebbe gradita.

Il Venezuela ha perso la sua battaglia, gli Stati Uniti, grazie alle connivenze di settori non del tutto fedeli a Nicolas Maduro, anche questa una mia impressione, discutibile, ma se mi permettete legittima, hanno vinto. Chiamiamo le cose con il loro nome, per favore.

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

Ettore Macchieraldo