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Una conferenza sul clima senza lobbisti del petrolio
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Ehimetalor Akhere Unuabona su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Della conferenza internazionale sul clima in corso a Santa Marta, città porto carbonifero colombiano, dal 24 al 28 aprile, se ne parla poco, ma è un vero peccato perché rappresenta qualche cosa di nuovo nella lotta alla catastrofe climatica. Nel metodo e nel merito. Guidati da un significativo gruppo di governi dei paesi del sud globale – i più colpiti dagli effetti devastanti del surriscaldamento globale – decine di delegazioni ufficiali (oltre a Colombia, Brasile, Filippine, Messico, Senegal, Camerun, Figi, Turchia, Vietnam e molti altri stati ci sarà il Belgio e non pochi governi europei) e organizzazioni della società civile si riuniscono per la prima volta autonomamente, per autoconvocazione fuori dalle estenuanti liturgie onuiste. Dopo cinquant’anni di Cop (conferenze intergovernative), tanto spettacolari, quanto inconcludenti, l’uscita dagli accordi sul clima del maggiore inquinatore storico planetario (gli Stati Uniti) ha finalmente reso evidente che non vi possono essere soluzioni consensuali senza fuoriuscita dall’era dei fossili. E qui sta la novità di contenuto rispetto ai passati accordi stipulati in sede Onu: l’obiettivo è la phase-out dalle fonti fossili. In discussione è il percorso su come raggiungere la fuoriuscita dai sistemi energetici inquinanti, non la meta. Rimarranno fuori dalla porta della conferenza di Santa Marta i lobbisti delle compagnie petrolifere. Sono invece chiamati ad assumersi le loro responsabilità i decisori politici di ogni singolo stato, di ogni singolo parlamento. Con la conferenza di Santa Marta non sarà loro più consentito nascondersi dietro trattative infinite e mediazioni paralizzanti. Chi non farà la propria parte, anche unilateralmente, per libera scelta e per quel che serve, non sarà meno complice di quegli stati che si arricchiscono continuando ad estrarre, raffinare, vendere e consumare combustibili fossili. Ora lo scontro è chiaro. Da una parte i grandi inquinatori, dall’altra i popoli indigeni, i contadini, le comunità locali che si prendono cura dei loro territori. Da una parte le industrie estrattive e gli accaparratori delle risorse naturali, dall’altra le attività economiche che condividono equamente e preservano i beni comuni naturali. Da una parte i mercanti dei permessi di inquinamento (crediti di emissione), dall’altra vere politiche di transizione energetica orientate alla sostenibilità ecologica e all’equità sociale. Ci rimane un mistero da chiarire: cosa andrà a fare a Santa Marta la delegazione che il governo italiano sembra abbia deciso di inviare. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Una conferenza sul clima senza lobbisti del petrolio proviene da Comune-info.
April 22, 2026
Comune-info
[Da Roma a Bangkok] Colonialismo Statunitense in Asia dell’Ovest (non si chiama Medio Oriente)
In questa trasmissione raccontiamo come il neocolonialismo americano si è sviluppato in Asia dell’Ovest, dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, passando dall’imperialismo del giovane impero americano assetato di petrolio, al petroldollaro, alla guerra fredda ed arrivando, infine, alla situazione odierna, con le guerre neocoloniali degli USA, la crisi dell’impero, la guerra attuale e la dedollarizzazione. Gli USA, nell'Asia dell’Ovest, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, hanno operato un imperialismo informale. Mentre il colonialismo classico si basava sul controllo territoriale diretto, il neocolonialismo statunitense si basa invece su controllo economico, intervento politico e forza militare.
April 22, 2026
Radio Onda Rossa
Furundulla 316 – AD-After Donald…
…metteteci una croce sopra (o sotto) di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) ADda veni’…   *vedi nota finale Orbèn?   Circoli: viziosi, esclusivi o aperti a tutti? *NOTA MOIOSA Capita, soprattutto su fatti particolari e clamorosi, che vignettisti (e non solo)
GUERRA MEDIO ORIENTE: FALLISCONO I NEGOZIATI IN PAKISTAN. TRUMP MINACCIA IL BLOCCO DELLE NAVI IRANIANE. TORNANO A CRESCERE GAS E PETROLIO
Trump torna a minacciare l’Iran dopo i fallimenti dei negoziati in Pakistan. Gli Stati Uniti bloccheranno le navi “in entrata o in uscita” dai porti iraniani a partire dalle 16 di questo pomeriggio ora italiana ha annunciato su Truth il presidente USA. “Godetevi gli attuali prezzi alla pompa. Con il cosiddetto ‘blocco’, presto rimpiangerete i 4-5 dollari al gallone” ha scritto su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf reagendo all’ordine di Trump di imporre un blocco navale nello Stretto di Hormuz. Il Regno Unito intanto si sfila dal blocco navale dello Stretto di Hormuz, ha dichiarato alla Bbc il premier britannico Keir Starmer. Il punto della situazione con Tara Riva giornalista italo-iraniana e analista di questioni internazionali Ascolta o scarica  “Il fallimento delle trattative tra Stati Uniti e Iran, in Pakistan, era, a mio parere, quasi inevitabile. Il presidente Trump non è realmente interessato ai contenuti della tregua, ma ha bisogno di una vittoria che si traduca nella ripresa di credibilità globale degli Stati Uniti. Vance, Witkoff e Kushner erano andati a Islamabad con l’obiettivo, impossibile, di ottenere il controllo di Hormuz, unica condizione per poter recuperare il peso necessario per mettere una seria pezza alla crisi del debito e del dollaro. La solida delegazione iraniana, con alle spalle la Cina, e forse anche la Russia, non vuole dare via di uscita comode agli Stati Uniti, e non solo a Trump. Questa guerra è una vera resa dei conti e Trump o si arrende o deve scatenare un’escalation sperando che il disastro travolga gli Stati Uniti meno di altre realtà più esposte ad Hormuz, a cominciare da vari paesi europei e, nella visione di Donald, persino da varie realtà asiatiche, disposte così ad abbandonare la Cina. In sintesi, nella situazione attuale, Trump o abbandona ogni logica di grandezza e di primato o si getta nell’abisso sperando di essere fra i sopravvissuti. La folle guerra del capitalismo”. L’analisi di Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea a Scienze Politiche a Pisa e collaboratore di Altreconomia Ascolta o scarica   Trump minaccia di tornare a bombardare le centrali elettriche e avverte la Cina: ‘Dazi al 50% se invierà armi al regime’. Poi spara a zero su Papa Leone XIV, il primo pontefice suo connazionale della Storia. Un attacco senza precedenti che potrebbe segnare una rottura tra la Casa Bianca e il Vaticano. Il presidente degli Stati Uniti ha definito Leone un “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera“ aggiungendo “ dovrebbe essermi grato perché, è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente me”. I vescovi americani replicano: “parole denigratorie”. Il commento di Francesco Grana vaticanista del Fatto Quotidiano Ascolta o scarica Secondo Axios, la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha innescato un grave shock energetico che sta per determinare cambiamenti duraturi nella struttura del mercato petrolifero globale, del valore di svariati trilioni di dollari, trasformandolo da un sistema relativamente aperto in una struttura più frammentata e militarizzata. I prezzi del petrolio sono aumentati di circa il 50% rispetto ai livelli prebellici, mentre i prezzi sul mercato fisico del petrolio hanno raggiunto livelli record, poiché paesi e aziende si contendono le forniture in calo. Uno dei fattori chiave di questo aumento è la continua chiusura dello strategico Stretto di Hormuz. Secondo i dati disponibili, la crisi ha di fatto eliminato circa il 16% dell’offerta globale di petrolio, superando shock precedenti come l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq nel 1990 (8%), l’embargo petrolifero del 1973 (8%), la guerra in Libia del 2011 (2%) e la guerra in Ucraina del 2022 (2%). Il panorama energetico africano si trova attualmente ad affrontare una delle prove più difficili della sua storia recente a causa della guerra all’Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz: dal Sudafrica alla Nigeria, il continente è alle prese con il caro carburante, i raccolti a rischio e un’inflazione che i più poveri non possono permettersi. Ne parliamo con Cornelia Toelgyes, vicedirettrice di www.africa-express.info Ascolta o scarica  Nel 2025 l’Iran ha giustiziato almeno 1.639 persone, un record dal 1989. Lo rivela il rapporto annuale congiunto dell’organizzazione norvegese ‘Iran human rights’ (Ihr) e dell’organizzazione parigina ‘Ensemble contre la peine de mort’ (Ecpm) Parigi, secondo cui “il ricorso alla pena capitale potrebbe aumentare a seguito della guerra con Israele e gli Stati Uniti”. In dettaglio il numero delle esecuzioni è aumentato del 68% rispetto al 2024 (975 persone uccise) e include 48 donne impiccate. Secondo le due Ong “se la Repubblica islamica sopravviverà alla crisi attuale, esiste un serio rischio che le esecuzioni vengano utilizzate in modo ancora più massiccio come strumento di oppressione e repressione” Il commento di Hamad Rafat giornalista iraniano Ascolta o scarica 
April 13, 2026
Radio Onda d`Urto
Il balletto su Hormuz, cercando una via d’uscita
Buio e controbuio. Il poker sembra l’unica scuola frequentata dall’amministrazione Trump. In poche ore il tycoon è passato dall’urlo “riaprite lo Stretto, bastardi!” allo strilletto impotente “allora lo chiudo anch’io”. Cambiando peraltro la “narrazione” statunitense sul non accordo nei colloqui di Islamabad (“l’Iran non intende rinunciare a suo programma nucleare”) […] L'articolo Il balletto su Hormuz, cercando una via d’uscita su Contropiano.
April 13, 2026
Contropiano
Riflessioni sulla crisi energetica
articoli di Nicolas Lozito, Gianluca Ruggieri, Stefania Del Bianco e delle redazioni di Kenergia e QualEnergia. A seguire notizie sulle conseguenze del blocco di Hormuz.   In questa piccola rassegna di articoli non troverete necessariamente posizioni politiche; tuttavia ci sono contenuti utili per farsi un quadro dello stato dell’arte e qualche esempio sul quale riflettere.   Miracolo spagnolo? di Nicolas
Prezzi dei carburanti: accertate tre violazioni ogni quattro controlli
Non ripetiamo mai abbastanza che, oltre ai nodi di come funzionano i mercati internazionali e di come questi sono influenzati dalle tensioni geopolitiche, il problema fondamentale dietro ai prezzi che paghiamo è quello della speculazione. Dietro il rincaro alla pompa si nasconde spesso una giungla di irregolarità, omissioni e, nei […] L'articolo Prezzi dei carburanti: accertate tre violazioni ogni quattro controlli su Contropiano.
April 10, 2026
Contropiano
Venezuela, Delcy Rodriguez non è al soldo di Trump
I tentativi di guerra mediatica e di disinformazione contro il Venezuela stanno crollando sotto il loro stesso peso. Il caso più recente è quello del quotidiano britannico The Guardian, che ha pubblicato un articolo a gennaio 2026 intitolato “Delcy Rodríguez ha assicurato la cooperazione degli Stati Uniti dopo la cattura di Maduro”, smentito dallo stesso governo venezuelano attraverso l’account X Miraflores al Momento. A questo proposito, il giornalista internazionale Carlos Montero ha commentato un thread su X della politologa spagnola Irene Zugasti, la quale ha affermato che si tratta di una rielaborazione del Miami Herald. Zugasti ha sottolineato che il testo perde ogni rigore nella parte del racconto in cui si cerca di descrivere il presidente in carica. “Sarebbe rigoroso presentare qualcosa di più di una serie di congetture sotto forma di fughe di notizie e voci e trasformarlo in un’esclusiva”, ha sostenuto. Delcy Rodríguez ha dichiarato fin da subito, dopo gli avvenimenti del 3 gennaio 2026, di essere “stanca degli ordini di Washington”, riferendosi alle pressioni esercitate dagli Stati Uniti dopo i raid aerei e la detenzione del presidente Nicolás Maduro. “Basta con gli ordini di Washington ai politici venezuelani”, ha detto Rodríguez in un discorso ai lavoratori del petrolio nello stato orientale di Anzoátegui. “Lasciate che la politica venezuelana risolva le nostre controversie e i nostri conflitti interni. Basta con le interferenze straniere”, ha aggiunto. “Non abbiamo paura, perché ciò che dovrebbe unirci come popolo è garantire la pace e la stabilità a questo Paese” – ha continuato Rodríguez, secondo il quotidiano cinese China Daily – aggiungendo che “il Venezuela non avrebbe mai immaginato che una capitale del Sud America sarebbe stata sottoposta a un attacco militare da parte di una potenza straniera”, riferendosi all’incidente del 3 gennaio, quando le forze statunitensi hanno preso d’assalto Caracas e hanno arrestato con la forza il presidente Nicolás Maduro e sua moglie. La presidente vicaria del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha ribadito inoltre – fin da subito – l’autonomia del Paese durante la Consultazione Pubblica sulla Riforma della Legge sugli Idrocarburi, respingendo le dichiarazioni del Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent. > Venezuela, Delcy Rodriguez: “Ley de Hidrocarburos consentirà l’attivazione > degli spazi petroliferi inutilizzati” Rodríguez ha sottolineato che il Venezuela non accetta ordini esterni e che il suo governo risponde esclusivamente al mandato del popolo, sottolineando l’importanza di relazioni diplomatiche basate sul rispetto reciproco. Di fronte a questa franchezza, non si può che ribadire la totale distorsione e manipolazione intenzionale nei sistemi mediatici occidentali. Trump e la narrazione occidentale hanno intenzionalmente distorto mediaticamente la propensione al dialogo del governo bolivariano, per spacciarlo come un “cedimento” ai suoi piedi per diffondere l’idea, ancor più grave, che il governo bolivariano di Delcy Rodriguez avesse tradito lo “spirito di Hugo Chavez” e del presidente costituzionale Maduro. Idea quest’ultima che ha influenzato anche alcuni ambienti della sinistra radicale, purtroppo. Trump ha fatto di tutto per trasmettere al mondo la falsa idea di “gestire la transizione democratica in Venezuela” , supportato dai media mainstream occidentali che veicolavano l’idea che Trump avesse dato uno “spiraglio di luce democratico al Venezuela” e che abbia sotto scacco il governo bolivariano. Il fatto che Delcy Rodriguez sia stata propensa al dialogo con gli USA da un lato ha creato scetticismo nel movimento in solidarietà internazionale alla Rivoluzione Bolivariana, mentre dall’altro è stato usato proprio dai peggiori anti-chavisti (sia dentro sia fuori il Venezuela) al fine di dare un immagine cedevole del suo attuale governo, come se fosse pronto a “piegarsi al volere degli USA” (spesso diffondendola con fake news e notizie distorte). Cavalcare questa narrazione ha avuto ed ha un solo fine da parte del establishment occidentale: indebolire, attraverso i media, la credibilità internazionale della Rivoluzione Bolivariana e dividere al suo interno il movimento internazionalista in solidarietà alla Rivoluzione Bolivariana stessa. Il tutto con una serie di fake news. Zugasti ha aggiunto che The Guardian “è la sentinella liberale del Regno Unito, che cattura il pubblico progressista con la retorica sociale e poi la allinea agli obiettivi di politica estera del Regno Unito e della NATO nei momenti critici”. Da parte sua, Montero aveva affermato a gennaio che “le fonti, se provengono dal Miami Herald, non hanno alcuna credibilità”. Oggi questo è ancor di più confermato dai fatti. Lorenzo Poli
April 10, 2026
Pressenza
Furundulla 315 – Donaldo Briscola…
…è tutta colpa dei genitori! di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Genesi di nome (e di un “uomo”, anzi di due. O più…)                                 wikipedia.org-Donald
Marcia delle donne cubane contro il bloqueo e l’assedio USA
Centinaia di donne hanno sfilato ieri, martedì 7 aprile, per le strade dell’Avana, dando vita a una massiccia manifestazione di protesta contro il bloqueo che strozza la popolazione cubana da oltre 65 anni, e dalle più recenti restrizioni petrolifere dell’amministrazione Trump, che si configurano come un vero e proprio assedio […] L'articolo Marcia delle donne cubane contro il bloqueo e l’assedio USA su Contropiano.
April 8, 2026
Contropiano