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Cuba come il Venezuela
Su quanto accaduto dopo il sequestro del legittimo presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti e sulle scelte del governo presieduto ad interim da Delcy Rodriguez si è scritto molto, c’è chi appoggia la scelta della presidente di aver accettato di ristabilire relazioni diplomatiche con Washington, c’è chi invece urla al tradimento. Il recente accordo con gli Stati Uniti che concede al paese a stelle e strisce la gestione di 17 pozzi petroliferi, che equivalgono a circa 65 miliardi di barili di greggio, ha amplificato le critiche al governo di Caracas da parte di coloro che vedono nelle scelte di Rodriguez un tradimento del popolo venezuelano. Chi sostiene le scelte dell’attuale esecutivo venezuelano mette in primo piano la situazione precedente all’intervento militare della Casa Bianca nel quale è stato rapito Nicolas Maduro, ovvero il fatto che il Venezuela era di fatto con la pistola alla tempia. Con questa giustificazione si accettano le successive, da molti considerate un tradimento, scelte dell’attuale governo. Non mi voglio soffermare sul fatto se Delcy Rodriguez abbia fatto bene a seguire le direttive imposte dalla Casa Bianca, ma voglio ampliare il raggio delle conseguenze di queste scelte su altre realtà politiche del continente americano. Il mio sguardo non può che soffermarsi su Cuba. Come detto il Venezuela aveva la pistola alla tempia e dunque ha accettato di sottomettersi agli Stati Uniti, mia opinione personale, molti mi criticheranno per questa affermazione, ma, scusate, è quello che penso. Quindi, seguendo la narrazione imposta dagli Stati Uniti e appoggiata dai loro vassalli, Unione Europea compresa, il governo di Nicolas Maduro, non era legittimo, era reo di aver incarcerato gli oppositori, di aver costantemente violato i diritti umani dei cittadini venezuelani, di non essere in grado di amministrare il proprio paese e di essere, chiaramente, corrotto. Una narrazione che specularmente e costantemente viene portata avanti anche nei confronti di Cuba. La domanda che adesso faccio è la seguente: se il Venezuela aveva la pistola alla tempia e ha accettato il rapimento di Nicolas Maduro e le successive imposizioni della Casa Bianca perché Cuba non dovrebbe fare lo stesso visti i disagi che quotidianamente la popolazione soffre a causa del blocco statunitense? Una domanda scomoda, ma inevitabile. Cuba ha la pistola alla tempia da oltre sessanta anni, una canna puntata alla testa da quando la rivoluzione, nel 1959, ha cacciato Fulgencio Batista e i suoi mafiosi dall’isola. Se per il Venezuela aver deciso di allinearsi alle direttive degli Stati Uniti ha rappresentato la soluzione, anche se temporanea, come qualcuno afferma un po’ candidamente dimenticandosi che quando abbandoni il sistema socialista, con tutti i distinguo del caso venezuelano, è impossibile ritornare indietro, e come afferma Rodriguez, facilita “un importante flusso di investimenti destinati al recupero e alla ricostruzione di infrastrutture strategiche per lo sviluppo della nostra industria”, allora perché Miguel Diaz Canel non dovrebbe decidere volontariamente di abbandonare Cuba e lasciare ai gringos, quelli che avrebbero permesso al Venezuela di progredire economicamente, di non sbarcare sulle spiagge cubane con tutti i loro inevitabili benefici. Se il Venezuela non aveva altra alternativa che subire le imposizioni di Donald Trump e del suo socio Marco Rubio, perché quelli che adesso proclamano che Caracas è in una fase attendista, una fase temporanea, un momento in cui la rivoluzione bolivariana può anche fare un passo indietro per poi farne due avanti, continuano a sostenere la lotta e la resistenza cubana? Se il governo di Delcy Rodriguez si sta muovendo sulla giusta strada per un rilancio economico del paese sud americano, svendendo tutto all’amico Trump, allora anche a Cuba il governo di Miguel Diaz Canel si dovrebbe dimettere in blocco e lasciare che gli Stati Uniti si approprino delle poche risorse dell’isola mettendo fine al progetto rivoluzionario portato avanti da oltre sessanta anni dal popolo cubano e, finalmente, rendere la vita dei suoi cittadini, vivibile e meno difficile. Ma stranamente quelli che appoggiano, con argomenti vari e discutibili, le nuove scelte di Caracas, quando si parla di Cuba, restano fedeli alla rivoluzione. Un po’ di coerenza sarebbe gradita. Il Venezuela ha perso la sua battaglia, gli Stati Uniti, grazie alle connivenze di settori non del tutto fedeli a Nicolas Maduro, anche questa una mia impressione, discutibile, ma se mi permettete legittima, hanno vinto. Chiamiamo le cose con il loro nome, per favore. Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info Ettore Macchieraldo
September 7, 2026
Pressenza
Gli Usa «ogni volta che cercano la democrazia trovano petrolio»
«Di fronte al nuovo scenario delle relazioni internazionali per lo sviluppo produttivo del paese»: è il titolo del comunicato con il quale il Partito socialista unito del Venezuela (Psuv), esprime pieno sostegno alla «compagna Delcy Rodriguez, presidente ad interim della Repubblica, in merito agli accordi firmati con Washington in materia […] L'articolo Gli Usa «ogni volta che cercano la democrazia trovano petrolio» su Contropiano.
September 6, 2026
Contropiano
TORNA L’ANALISI CRITICA DEI FATTI ECONOMICI DELLA SETTIMANA CON L’ECONOMISTA ANDREA FUMAGALLI, OGNI VENERDÌ SU RADIO ONDA D’URTO
È iniziata questo venerdì 4 settembre la stagione 26/27 dell’Analisi critica dei fatti economici della settimana con l’economista e nostro storico collaboratore Andrea Fumagalli. Al centro della puntata di oggi i fatti economici del mese di agosto che si riverberano inevitabilmente anche negli inizi del mese di settembre. Nella puntata un breve cenno sulla vicenda Banca Etica e Autistici/Inventati; il risico bancario di Monte dei Paschi di Siena; l’aumento dei tassi di interesse dei titoli di Stato statunitensi; i dati sull’occupazione italiana; la guerra imperialista di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e le ricadute sul prezzo del petrolio. La puntata lunga di venerdì 4 settembre 2026 con Andrea Fumagalli, docente di economia politica all’Università di Pavia. Ascolta o scarica.
September 4, 2026
Radio Onda d`Urto
Perdere la guerra contro l’Iran: il fronte economico
La “D” nel “D-Day” di Bessent sta per “Dud” [fallimento, bidone]. Dunque, ecco come si presenta, secondo Trump e i suoi funzionari, lo stato della guerra con l’Iran: l’Iran è stato totalmente sconfitto ed è disperato per un accordo – in effetti, Trump ha annunciato che un accordo è imminente […] L'articolo Perdere la guerra contro l’Iran: il fronte economico su Contropiano.
September 4, 2026
Contropiano
Se bombardo “non reagite”, sennò crollo
Il petrolio viaggia verso i 100 dollari al barile, mentre le riserve strategiche Usa – nonostante la rapina a mano armata compiuta in Venezuela – sono scese al livello più basso dal 1982, a causa dei continui prelievi di emergenza volti a far fronte alla carenza energetica globale. La notizia […] L'articolo Se bombardo “non reagite”, sennò crollo su Contropiano.
September 2, 2026
Contropiano
Cuba/Venezuela, due strade opposte davanti all’imperialismo
Ci sono momenti nella storia nei quali le parole sovranità, indipendenza e dignità cessano di essere concetti astratti e diventano una scelta concreta. Quello che sta accadendo oggi nei Caraibi e in America Latina ci pone davanti a due immagini profondamente diverse: da una parte Cuba, sottoposta a una pressione […] L'articolo Cuba/Venezuela, due strade opposte davanti all’imperialismo su Contropiano.
August 31, 2026
Contropiano
La Wild Coast non è una terra di conquista
CON UNA SENTENZA STORICA, LA CORTE COSTITUZIONALE SUDAFRICANA HA ANNULLATO IL DIRITTO DI SHELL A ESPLORARE LA WILD COAST ALLA RICERCA DI PETROLIO E GAS. LA DECISIONE LEGA TUTELA DELL’AMBIENTE, PARTECIPAZIONE DELLE COMUNITÀ, DIRITTI CULTURALI E GIUSTIZIA CLIMATICA, STABILENDO CHE LO SVILUPPO ECONOMICO NON PUÒ PREVALERE SULLA DIGNITÀ DELLE PERSONE E SUI DIRITTI DELLE GENERAZIONI FUTURE “ZeroHour-4-5-1090294” di Mark Dixon, CC BY 2.0 A metà agosto 2026, la Corte Costituzionale del Sudafrica ha emesso una sentenza storica in materia di cambiamento climatico e giustizia ambientale. Nell’ottobre del 2021, Shell ha annunciato l’avvio di indagini sismiche, utilizzando potenti onde sonore, al largo della Wild Coast Sudafricana per determinare l’eventuale presenza di riserve di petrolio e gas commercialmente sfruttabili. La Wild Coast è una costa aspra, caratterizzata da strade sterrate e villaggi tradizionali, ma anche da un ambiente naturale particolarmente ricco e prezioso del Eastern Cape del Sudafrica.  Simile al caso dei Sámi, le politiche ambientali del Governo Norvegese possono avere conseguenze negative sulle comunità indigene: le vibrazioni delle pale eoliche disturbano le renne, fondamentali per la loro cultura ed economia. Allo stesso modo, le indagini sismiche per l’esplorazione petrolifera producono rumori che possono danneggiare gli ecosistemi marini, suscitando preoccupazione tra le comunità locali. Le popolazioni indigene Khoi e San del Sudafrica hanno un profondo legame spirituale, culturale e cosmologico con i fiumi, gli oceani e i paesaggi costieri, dai quali furono allontanate dalla colonizzazione e dall’apartheid, attraverso rimozioni di massa verso le aree interne. Numerose sono le rivendicazioni dei territori ancestrali ´la cui tutela è inseparabile dalla tutela dei diritti alla dignità, alla cultura e al sostentamento´ (paragrafo 4). Tra queste la comunità che si è fortemente opposte al progetto di Amazon per la costruzione del suo quartier generale africano a Cape Town nella regione adiacente, alla Wild Coast, Western Cape nel 2024. Il loro caso si è però tristemente concluso differentemente da quest´ultimo. Termina così una controversia iniziata nel 2021. Sei comunità, ONG e organizzazioni ambientaliste si erano rivolte a due corti, sostenendo di non essere state consultate sui piani di Shell. Il caso è infine arrivato alla Corte Costituzionale, l’organo giudiziario di ultima istanza in Sudafrica, che ha definito che il diritto di esplorazione doveva essere annullato a causa di gravi vizi nella concessione governativa. Tra questi, l’inadeguata consultazione delle comunità e la mancata considerazione di importanti preoccupazioni ambientali e climatiche. Secondo Angela Van der Berg, direttrice del Global Environmental Law Centre della Western Cape University, si tratta di una pietra miliare nella giustizia climatica. La controversia, infatti, non riguardava soltanto i possibili danni all’ecosistema marino ma solleva una questione giuridica fondamentale ossia, se l’impatto climatico delle nuove attività di esplorazione petrolifera e di gas fosse stato adeguatamente valutato. La sentenza , basandosi su tre cardini (le persone, l´ambiente e lo sviluppo socio economico) diviene un importante precedente per i futuri casi in materia di clima in Sudafrica, rinforzando inoltre, il carattere universale del diritto internazionale in materia di clima ´ Il cambiamento climatico, per sua natura, trascende i confini` (paragrafo 21).  Enfatizza che il cambiamento climatico, incentrato sulla responsabilità legale, sui diritti umani e sulla giustizia, è passato da assunto diplomatico a responsabilità giuridica (paragrafo 24) e afferma il diritto ad ´una reale consulta` di coloro che ne subiscono maggiormente le conseguenze (paragrafo 36) riconoscendo l´obbligatorietà costituzionale di protezione delle ´pratiche culturali, garanzia della diversità all’interno del Paese e legandola alla dignità umana ( paragrafo 25). In un’intervista, Delme Cupido, direttore del Southern African Hub presso Natural Justice e uno degli avvocati coinvolti nel caso, spiega che il ricorso alla Corte era stato necessario perché la Corte Suprema d’Appello aveva lasciato aperta la possibilità per Shell di riprendere il procedimento e svolgerlo nuovamente in conformità con gli obblighi relativi alla partecipazione pubblica. L´aspetto particolarmente rilevante è che Corte ha stabilito che “il diritto alla partecipazione pubblica non è solo una questione meccanica ma una questione di procedura. Fa parte integrante dell’affermazione e del riconoscimento della dignità di quelle comunità. La sentenza afferma chiaramente che non è possibile ora, in una fase successiva, tornare indietro e rimediare, perché il danno, per così dire, alla dignità di quelle comunità è già stato arrecato […] stabilendo un precedente molto chiaro in termini di definizione degli obblighi dei decisori e dei gestori dei combustibili fossili, proprio a causa della preoccupazione per il modo in cui queste consultazioni vengono spesso trattate in maniera superficiale”. Foto tratta dal Fliker di William Murphy Il Ministero delle Risorse Minerarie ed Energetiche viene ritenuto responsabile di negligenza come conseguenza della mancata osservanza del NEMA[LB1]  Legge nazionale sulla gestione ambientale, che sancisce il pubblico interesse e limita l´esplorazione delle risorse ambientali in caso di discriminazione delle persone colpite (paragrafo 42). Il diritto all’ambiente si coniuga con la visione costituzionale dell´”integrazione tra tutela ambientale e sviluppo socio-economico” (paragrafo18) silenziando una delle giustificazioni più comune agli attacchi ambientali: gli effetti positivi in termini di creazione di impiego. Questo richiamo assume un significato ancora più importante se si considera il ruolo che l’espropriazione ha avuto durante il regime dell’apartheid. Il Group Areas Act destinò infatti le aree inquinate adiacenti alla raffineria Shell alle comunità coloured, indiane e nere per creare un bacino di manodopera a basso costo per le fabbriche vicine. Continua Cupido “si tratta quindi anche di giustizia intergenerazionale, riconoscendo che i guadagni economici a breve termine non possono prevalere sul diritto ano sviluppo sostenibile, che è un nostro dovere verso le generazioni future”. Evidenzia come il cambiamento climatico non colpisce tutti allo stesso modo e che, spesso, chi causa i danni ambientali non è chi ne subisce le conseguenze, perpetuando così le violazioni della giustizia climatica e il razzismo ecologico. L´operato della Shell, come qualsiasi impresa estrattiva nel continente Africano, ne sono una prova evidente. Shell depaupera il Sudafrica dal 1902. Open Secrets, ricorda che quando la Lega Araba impose al Sudafrica un embargo petrolifero nel 1973, Shell continuò a fare affari con il regime dell´apartheid. Tra gli anni ’80 e il 1992, partecipò a operazioni clandestine per aggirare le sanzioni internazionali fino a che, nel 1987, anche l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite aderì all´embargo e furono avviate campagne internazionali contro Shell da parte di diversi movimenti anti-apartheid.  Sin dal 1964 Shell e BP erano proprietarie insieme della South African Petroleum Refineries (Sapref) responsabile nel 1998 del rilascio di cinque tonnellate di fluoruro di idrogeno nell’atmosfera, e nel 2001 della fuoriuscita di 1.000 litri di benzina nella baia di Durban.  Nel 2022 la raffineria subí um danno che causò la fuoriuscita di petrolio sulla spiaggia e Sapref dichiarò che sarebbero serviti cinque anni e ingenti risorse economiche per la bonifica. Il problema non è stato ancora risolto e sulla costa di Durban si continuano a registrare indici di leucemia, linfomi, e tumori nettamente superiore alla media nazionale. Nel 2024, Shell si é ritirata dal settore della raffinazione in Sudafrica e ha venduto per 1 rand al Central Energy Fund, un ente statale, sollevando forti polemiche su chi dovrà sostenere i costi della bonifica ambientale. --------------------------------------------------------------------------------  [LB1]National Environmental Management Act L'articolo La Wild Coast non è una terra di conquista proviene da Comune-info.
August 28, 2026
Comune-info
“Strangolare” l’Iran? Tra il dire e il fare, ce ne corre…
L’ultima parola d’ordine statunitense, come già riportato, è “strangolamento economico”. Dell’Iran, in questo caso, ma facendo l’esempio pratico di Cuba. A tutti gli analisti attendibili questo “cambio di strategia” è apparso subito come un’ammissione di debolezza. Esaurite le opzioni militari – i bombardamenti ottengono risultati limitati, l’attacco di terra costerebbe […] L'articolo “Strangolare” l’Iran? Tra il dire e il fare, ce ne corre… su Contropiano.
August 21, 2026
Contropiano
Glu Usa cambiano strategia, ma per prendere tempo
La «tregua» di due mesi derivante dal Memorandum of Undestanding firmato in Svizzera è finita, e dunque torna il momento delle provocazioni che preludono a una ripresa dei bombardamenti Usa e israeliani. Due notizie pressoché contemporanee confermano l’impressione. Gli Emirati Arabi – lo Stato del Golfo più allineato con gli […] L'articolo Glu Usa cambiano strategia, ma per prendere tempo su Contropiano.
August 19, 2026
Contropiano
“Dove si appanna la stella Usa cresce il nuovo ordine mondiale”
 Non è una sorpresa, per chi ha seguito e segue la dinamica militare americana. Dov’è la dimensione  della sconfitta strategica? In primo luogo, gli statunitensi sono sostanzialmente disarmati per quanto riguarda i missili di precisione. Ciò coinvolge tutto l’assetto militare strategico americano, sia nella sua capacità di vendere armi all’Europa […] L'articolo “Dove si appanna la stella Usa cresce il nuovo ordine mondiale” su Contropiano.
August 17, 2026
Contropiano