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I 32 cubani caduti a Caracas: fedeli alla Rivoluzione, traditi da chi ha venduto la patria
Ci sono morti che interrogano la coscienza di un popolo e ci sono tradimenti che, quando vengono provati, la storia non può assolvere. La morte dei 32 cubani caduti a Caracas durante l’operazione criminale dei militari statunitensi del 3 gennaio 2026, condotta per conto di un imperialismo predatorio, appartiene alla […] L'articolo I 32 cubani caduti a Caracas: fedeli alla Rivoluzione, traditi da chi ha venduto la patria su Contropiano.
October 13, 2026
Contropiano
Un appello internazionale per la liberazione di Nicolàs Maduro e Cilia Flores
Nicolás Maduro e Cilia Flores sono innocenti. Non hanno commesso alcun crimine, né in Venezuela né in altri territori. Sono stati rapiti illegalmente da una forza militare straniera, senza l’esistenza di alcuna dichiarazione di guerra. Per questo motivo, i rapitori dovrebbero essere arrestati e processati. È una verità assoluta, e […] L'articolo Un appello internazionale per la liberazione di Nicolàs Maduro e Cilia Flores su Contropiano.
October 5, 2026
Contropiano
Non c’è fumetto senza fuochetto: Carlos Latuff
… domenica 4 ottobre ci sono le elezioni presidenziali in Brasile: come le vede un vignettista brasilibanportoghese Ho deciso di dedicare una rubrica (con cadenza alla come viene) ad alcuni disegnatori/fumettisti/vignettisti che mi piacciono, che penso siano meno conosciuti di quanto meritino o per altri motivi che non devo spiegare a nessuno… Benigno Moi A pochi giorni dalle delicate elezioni presidenziali in
L’ex Vice Ministro della Cultura chavista analizza il discorso di Delcy Rodríguez all’Onu
Ogni azione politica è intrisa di presunte narrazioni storiche. Lo saranno sempre per i seguaci di chi le pronuncia. I media al servizio di agende politiche – di destra e di sinistra – saranno responsabili della loro ripetizione. In definitiva, sanno bene quale impatto avranno su determinati pubblici. I politici […] L'articolo L’ex Vice Ministro della Cultura chavista analizza il discorso di Delcy Rodríguez all’Onu su Contropiano.
September 30, 2026
Contropiano
Venezuela, Stati Uniti e petrolio: il dito e la luna
La presidente incaricata della Repubblica Bolivariana del Venezuela Delcy Rodríguez ha illustrato in un discorso alla nazione di fine agosto i dettagli dell’accordo petrolifero con gli Stati Uniti che non poco clamore ha suscitato a livello internazionale: «Il Venezuela conserva la proprietà e la sovranità sulle proprie risorse, utilizzando capitali, tecnologie e capacità operative per favorire la ripresa di un settore strategico gravemente colpito dalle sanzioni». Il nucleo dell’accordo prevede che, prendendo come riferimento un prezzo di 65 dollari al barile, il Venezuela riceverà 209 miliardi di dollari di entrate nell’arco di durata dell’accordo. In concreto, ciò significa che per ogni barile venduto, circa 19 dollari netti entreranno nelle casse venezuelane. «Quando Trump afferma di aver “acquisito” 65 miliardi di barili, si rivolge ai suoi sostenitori per conquistare voti. La realtà è che la nostra Costituzione (art. 12, 302 e 303) e la Legge sugli Idrocarburi stabiliscono che le risorse del sottosuolo sono inalienabili, intrasferibili e appartengono al Venezuela». Strumento operativo dell’accordo sarà la North American Blue Energy Partners (NABEP), una joint venture nella quale gli Stati Uniti hanno una quota di minoranza bloccata, attraverso l’Office of Strategic Capital del Dipartimento della Difesa, pari al 35% nella società controllante, la NABEP, ma con diritto di veto sulle nomine del consiglio di amministrazione. Nelle parole di Delcy Rodríguez, «Rispetto alla IV Repubblica, dove le multinazionali pagavano una vergognosa royalty dell’1%, questo accordo venticinquennale su 17 giacimenti garantisce allo Stato 209 miliardi di dollari, con una royalty minima del 16% e un’imposta sul reddito del 34%. Si tratta di 100 miliardi di investimenti che contribuiranno a recuperare i danni causati dalle sanzioni». Presentato come un risultato della Diplomazia Bolivariana di Pace, l’accordo, in questa cornice, va dunque letto non solo sul lato economico, ma anche sul versante politico. Da un lato garantisce risorse e porta con sé una contraddizione nel meccanismo delle sanzioni; dall’altro, i valori economici riconosciuti sono fuori mercato (il costo del barile è superiore ai 90 dollari), sebbene sia rispettata la Costituzione Bolivariana. A differenza del passato, il capitale privato entra in maniera significativa nel mercato petrolifero interno, pur nel rispetto della sovranità del Venezuela sulle proprie risorse. Il Paese mantiene la proprietà dei giacimenti, non vi sono cessioni di territorio e vengono rispettate tutte le disposizioni pertinenti della Costituzione e della Legge sugli Idrocarburi. Riguardo ai 17 giacimenti petroliferi, 8 di questi sono “greenfield” (giacimenti vergini) nella Cintura Petrolifera dell’Orinoco. Si tratta di giacimenti inesplorati che devono essere portati in produzione e pertanto richiedono investimenti significativi per diventare produttivi. L’accordo prevede un periodo iniziale di 25 anni, rinnovabile previo accordo tra le parti. Durante questo periodo, si prevede una produzione di 11 miliardi di barili, pari a un sesto delle riserve totali di questi 17 giacimenti. Il contributo di capitale nella durata dell’accordo sarà di 100 miliardi di dollari, interamente finanziato dai partner privati, per cui lo Stato non impiegherà risorse pubbliche o costi in debito. Alla scadenza, le infrastrutture e le attività diventeranno proprietà del Venezuela. Dal punto di vista economico, l’accordo si tradurrà nella riattivazione dei settori industriale, metallurgico, edile e dei servizi tecnici del Paese, stimolando la creazione di posti di lavoro, la formazione tecnica e la possibilità di dinamizzare l’economia delle regioni interessate. Sotto il profilo politico, l’accordo non revoca il blocco, ma è considerato un successo politico-diplomatico. Istituendo meccanismi di commercializzazione e sfruttamento con il più grande mercato energetico del continente, il Venezuela punta a riacquistare la sua posizione di attore indispensabile sulla mappa energetica globale, diversificando le proprie entrate e garantendo stabilità macroeconomica, riducendo inoltre i costi associati all’elusione del blocco. Anche in questo caso, si tratta di un panorama di luci e ombre, da valutare nel contesto geopolitico complessivo. Secondo le parole di Delcy Rodríguez, il tutto rientra nel quadro di una nuova dottrina petrolifera in cinque punti. Il primo. «Avere risorse nel sottosuolo non basta». Il Venezuela possiede le maggiori riserve petrolifere al mondo, ma queste riserve necessitano di «investimenti, tecnologie, infrastrutture e capacità produttiva» per tradursi in entrate e prosperità. Il secondo. La sovranità non necessariamente implica che lo Stato debba finanziare e gestire direttamente ogni giacimento. Lo Stato manterrà la proprietà del petrolio e delle risorse, utilizzando anche capitali privati per lo sfruttamento. Il terzo. La legislazione sancisce il principio fondamentale per cui i giacimenti restano proprietà del Venezuela. Questa distinzione (proprietà/gestione) aiuta a comprendere anche l’accordo con gli Stati Uniti. Il Venezuela conserva la proprietà del petrolio, mentre il capitale straniero partecipa ampiamente alla produzione. Il quarto. Non si tratta di negare la necessità di capitali stranieri. Si tratta di utilizzarli senza rinunciare alla proprietà delle riserve petrolifere. Il quinto. L’accordo con Washington non è e non sarà l’unico. Delcy Rodríguez ha indicato nuovi accordi con società come Chevron, Repsol, Eni e BP, e delineato un obiettivo che va oltre il petrolio. La visione del gruppo dirigente è cioè quella di un’economia più orientata all’energia nel suo complesso che esclusivamente al petrolio, in cui petrolio, gas e petrolchimica costituirebbero parte di un’unica strategia per attrarre investimenti e aumentare la capacità produttiva. Secondo quanto riferito dagli organi di stampa, i lavoratori del settore degli idrocarburi hanno espresso sostanziale sostegno alle azioni intraprese da Delcy Rodríguez, in merito agli accordi energetici e alla nuova rotta per l’industria petrolifera. Alejandro Fuentes, Responsabile delle Relazioni Istituzionali per la Gestione dello Sviluppo Sociale, Divisione di Ayacucho, nella Cintura Petrolifera dell’Orinoco, ha dichiarato che le azioni intraprese dal potere esecutivo aprono una finestra di opportunità per posizionare il Venezuela come produttore strategico di petrolio e Paese produttivo con le maggiori riserve di idrocarburi al mondo. Occorre dunque, in definitiva, tenere conto del contesto e valutare tale strategia nell’insieme: guardare il dito o la luna. Se si guarda il dito, l’accordo sul petrolio conserva non pochi elementi discutibili e iniqui; se si guarda la luna (con il Presidente costituzionale, Nicolás Maduro, sotto sequestro e un Paese già aggredito il 3 gennaio e sotto costante minaccia di aggressione), l’accordo va letto nel contesto della Diplomazia Bolivariana di Pace, con il tentativo, anch’esso dagli esiti non scontati, di preservare le istituzioni, garantire la continuità dello Stato e delle sue articolazioni politiche e sociali, difendere il processo bolivariano e le sue straordinarie conquiste, sia di tipo politico (a partire dalla nuova geometria del potere basata nei Consejos Comunales e nelle Comunas Socialistas) sia di carattere sociale (con le Missioni e le Grandi Missioni bolivariane). Riferimenti: Presidenta Delcy Rodríguez habla sobre el gran acuerdo energético con los EEUU que marcará el futuro de Venezuela: www.psuv.org.ve/temas/noticias/presidenta-delcy-rodriguez-habla-sobre-gran-acuerdo-energetico-eeuu-que-marcara-futuro-venezuela Presidenta Delcy Rodríguez y la nueva doctrina petrolera: «Tener recursos bajo tierra no es suficiente»: www.psuv.org.ve/temas/noticias/analisis-presidenta-delcy-rodriguez-y-nueva-doctrina-petrolera-tener-recursos-bajo-tierra-no-es-suficiente Clase obrera petrolera respalda acciones impulsadas por la presidenta Rodríguez: www.psuv.org.ve/temas/noticias/clase-obrera-petrolera-respalda-acciones-impulsadas-por-presidenta-rodriguez Gianmarco Pisa
September 24, 2026
Pressenza
Stiamo venendo ricolonizzati
I paesi dell’America Latina e dei Caraibi stanno venendo ricolonizzati. Questa volta non da parte di Gran Bretagna, Paesi Bassi, Spagna, Francia e Portogallo, ma da parte degli Stati Uniti. Ci fu un tempo in cui gli Stati Uniti adottarono una posizione anticoloniale e si batterono per la fine del […] L'articolo Stiamo venendo ricolonizzati su Contropiano.
September 19, 2026
Contropiano
Venezuela, l’Italia partecipa al saccheggio…
… ma lo chiama “operatorship” di Sira Beker (*) Dopo il rapimento di Maduro e gli accordi, pistola sul tavolo, con Delcy Rodriguez, il Venezuela ha riaperto il suo settore petrolifero agli investitori internazionali. Eni ottiene per 25 anni l’operatorship di Junín-5. L’Italia premiata per aver sostenuto politicamente il golpe USA. Washington ridisegna l’accesso alle immense riserve venezuelane. Venezuela, il
September 15, 2026
La Bottega del Barbieri
Venezuela: un punto provvisorio
Un’analisi sull’«accordo del secolo» stipulato con gli Stati Uniti, riguardante lo sfruttamento e la commercializzazione delle enormi riserve di petrolio del paese. di Geraldina Colotti (*)     Dal Venezuela si susseguono notizie più o meno importanti. L’ultima, in ordine di tempo, è quella dell’«accordo del secolo» stipulato con gli Stati Uniti, riguardante lo sfruttamento e la commercializzazione delle enormi
September 8, 2026
La Bottega del Barbieri
Cuba come il Venezuela
Su quanto accaduto dopo il sequestro del legittimo presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti e sulle scelte del governo presieduto ad interim da Delcy Rodriguez si è scritto molto, c’è chi appoggia la scelta della presidente di aver accettato di ristabilire relazioni diplomatiche con Washington, c’è chi invece urla al tradimento. Il recente accordo con gli Stati Uniti che concede al paese a stelle e strisce la gestione di 17 pozzi petroliferi, che equivalgono a circa 65 miliardi di barili di greggio, ha amplificato le critiche al governo di Caracas da parte di coloro che vedono nelle scelte di Rodriguez un tradimento del popolo venezuelano. Chi sostiene le scelte dell’attuale esecutivo venezuelano mette in primo piano la situazione precedente all’intervento militare della Casa Bianca nel quale è stato rapito Nicolas Maduro, ovvero il fatto che il Venezuela era di fatto con la pistola alla tempia. Con questa giustificazione si accettano le successive, da molti considerate un tradimento, scelte dell’attuale governo. Non mi voglio soffermare sul fatto se Delcy Rodriguez abbia fatto bene a seguire le direttive imposte dalla Casa Bianca, ma voglio ampliare il raggio delle conseguenze di queste scelte su altre realtà politiche del continente americano. Il mio sguardo non può che soffermarsi su Cuba. Come detto il Venezuela aveva la pistola alla tempia e dunque ha accettato di sottomettersi agli Stati Uniti, mia opinione personale, molti mi criticheranno per questa affermazione, ma, scusate, è quello che penso. Quindi, seguendo la narrazione imposta dagli Stati Uniti e appoggiata dai loro vassalli, Unione Europea compresa, il governo di Nicolas Maduro, non era legittimo, era reo di aver incarcerato gli oppositori, di aver costantemente violato i diritti umani dei cittadini venezuelani, di non essere in grado di amministrare il proprio paese e di essere, chiaramente, corrotto. Una narrazione che specularmente e costantemente viene portata avanti anche nei confronti di Cuba. La domanda che adesso faccio è la seguente: se il Venezuela aveva la pistola alla tempia e ha accettato il rapimento di Nicolas Maduro e le successive imposizioni della Casa Bianca perché Cuba non dovrebbe fare lo stesso visti i disagi che quotidianamente la popolazione soffre a causa del blocco statunitense? Una domanda scomoda, ma inevitabile. Cuba ha la pistola alla tempia da oltre sessanta anni, una canna puntata alla testa da quando la rivoluzione, nel 1959, ha cacciato Fulgencio Batista e i suoi mafiosi dall’isola. Se per il Venezuela aver deciso di allinearsi alle direttive degli Stati Uniti ha rappresentato la soluzione, anche se temporanea, come qualcuno afferma un po’ candidamente dimenticandosi che quando abbandoni il sistema socialista, con tutti i distinguo del caso venezuelano, è impossibile ritornare indietro, e come afferma Rodriguez, facilita “un importante flusso di investimenti destinati al recupero e alla ricostruzione di infrastrutture strategiche per lo sviluppo della nostra industria”, allora perché Miguel Diaz Canel non dovrebbe decidere volontariamente di abbandonare Cuba e lasciare ai gringos, quelli che avrebbero permesso al Venezuela di progredire economicamente, di non sbarcare sulle spiagge cubane con tutti i loro inevitabili benefici. Se il Venezuela non aveva altra alternativa che subire le imposizioni di Donald Trump e del suo socio Marco Rubio, perché quelli che adesso proclamano che Caracas è in una fase attendista, una fase temporanea, un momento in cui la rivoluzione bolivariana può anche fare un passo indietro per poi farne due avanti, continuano a sostenere la lotta e la resistenza cubana? Se il governo di Delcy Rodriguez si sta muovendo sulla giusta strada per un rilancio economico del paese sud americano, svendendo tutto all’amico Trump, allora anche a Cuba il governo di Miguel Diaz Canel si dovrebbe dimettere in blocco e lasciare che gli Stati Uniti si approprino delle poche risorse dell’isola mettendo fine al progetto rivoluzionario portato avanti da oltre sessanta anni dal popolo cubano e, finalmente, rendere la vita dei suoi cittadini, vivibile e meno difficile. Ma stranamente quelli che appoggiano, con argomenti vari e discutibili, le nuove scelte di Caracas, quando si parla di Cuba, restano fedeli alla rivoluzione. Un po’ di coerenza sarebbe gradita. Il Venezuela ha perso la sua battaglia, gli Stati Uniti, grazie alle connivenze di settori non del tutto fedeli a Nicolas Maduro, anche questa una mia impressione, discutibile, ma se mi permettete legittima, hanno vinto. Chiamiamo le cose con il loro nome, per favore. Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info Ettore Macchieraldo
September 7, 2026
Pressenza