Tag - venezuela

Venezuela: un punto provvisorio
Un’analisi sull’«accordo del secolo» stipulato con gli Stati Uniti, riguardante lo sfruttamento e la commercializzazione delle enormi riserve di petrolio del paese. di Geraldina Colotti (*)     Dal Venezuela si susseguono notizie più o meno importanti. L’ultima, in ordine di tempo, è quella dell’«accordo del secolo» stipulato con gli Stati Uniti, riguardante lo sfruttamento e la commercializzazione delle enormi
September 8, 2026
La Bottega del Barbieri
Cuba come il Venezuela
Su quanto accaduto dopo il sequestro del legittimo presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti e sulle scelte del governo presieduto ad interim da Delcy Rodriguez si è scritto molto, c’è chi appoggia la scelta della presidente di aver accettato di ristabilire relazioni diplomatiche con Washington, c’è chi invece urla al tradimento. Il recente accordo con gli Stati Uniti che concede al paese a stelle e strisce la gestione di 17 pozzi petroliferi, che equivalgono a circa 65 miliardi di barili di greggio, ha amplificato le critiche al governo di Caracas da parte di coloro che vedono nelle scelte di Rodriguez un tradimento del popolo venezuelano. Chi sostiene le scelte dell’attuale esecutivo venezuelano mette in primo piano la situazione precedente all’intervento militare della Casa Bianca nel quale è stato rapito Nicolas Maduro, ovvero il fatto che il Venezuela era di fatto con la pistola alla tempia. Con questa giustificazione si accettano le successive, da molti considerate un tradimento, scelte dell’attuale governo. Non mi voglio soffermare sul fatto se Delcy Rodriguez abbia fatto bene a seguire le direttive imposte dalla Casa Bianca, ma voglio ampliare il raggio delle conseguenze di queste scelte su altre realtà politiche del continente americano. Il mio sguardo non può che soffermarsi su Cuba. Come detto il Venezuela aveva la pistola alla tempia e dunque ha accettato di sottomettersi agli Stati Uniti, mia opinione personale, molti mi criticheranno per questa affermazione, ma, scusate, è quello che penso. Quindi, seguendo la narrazione imposta dagli Stati Uniti e appoggiata dai loro vassalli, Unione Europea compresa, il governo di Nicolas Maduro, non era legittimo, era reo di aver incarcerato gli oppositori, di aver costantemente violato i diritti umani dei cittadini venezuelani, di non essere in grado di amministrare il proprio paese e di essere, chiaramente, corrotto. Una narrazione che specularmente e costantemente viene portata avanti anche nei confronti di Cuba. La domanda che adesso faccio è la seguente: se il Venezuela aveva la pistola alla tempia e ha accettato il rapimento di Nicolas Maduro e le successive imposizioni della Casa Bianca perché Cuba non dovrebbe fare lo stesso visti i disagi che quotidianamente la popolazione soffre a causa del blocco statunitense? Una domanda scomoda, ma inevitabile. Cuba ha la pistola alla tempia da oltre sessanta anni, una canna puntata alla testa da quando la rivoluzione, nel 1959, ha cacciato Fulgencio Batista e i suoi mafiosi dall’isola. Se per il Venezuela aver deciso di allinearsi alle direttive degli Stati Uniti ha rappresentato la soluzione, anche se temporanea, come qualcuno afferma un po’ candidamente dimenticandosi che quando abbandoni il sistema socialista, con tutti i distinguo del caso venezuelano, è impossibile ritornare indietro, e come afferma Rodriguez, facilita “un importante flusso di investimenti destinati al recupero e alla ricostruzione di infrastrutture strategiche per lo sviluppo della nostra industria”, allora perché Miguel Diaz Canel non dovrebbe decidere volontariamente di abbandonare Cuba e lasciare ai gringos, quelli che avrebbero permesso al Venezuela di progredire economicamente, di non sbarcare sulle spiagge cubane con tutti i loro inevitabili benefici. Se il Venezuela non aveva altra alternativa che subire le imposizioni di Donald Trump e del suo socio Marco Rubio, perché quelli che adesso proclamano che Caracas è in una fase attendista, una fase temporanea, un momento in cui la rivoluzione bolivariana può anche fare un passo indietro per poi farne due avanti, continuano a sostenere la lotta e la resistenza cubana? Se il governo di Delcy Rodriguez si sta muovendo sulla giusta strada per un rilancio economico del paese sud americano, svendendo tutto all’amico Trump, allora anche a Cuba il governo di Miguel Diaz Canel si dovrebbe dimettere in blocco e lasciare che gli Stati Uniti si approprino delle poche risorse dell’isola mettendo fine al progetto rivoluzionario portato avanti da oltre sessanta anni dal popolo cubano e, finalmente, rendere la vita dei suoi cittadini, vivibile e meno difficile. Ma stranamente quelli che appoggiano, con argomenti vari e discutibili, le nuove scelte di Caracas, quando si parla di Cuba, restano fedeli alla rivoluzione. Un po’ di coerenza sarebbe gradita. Il Venezuela ha perso la sua battaglia, gli Stati Uniti, grazie alle connivenze di settori non del tutto fedeli a Nicolas Maduro, anche questa una mia impressione, discutibile, ma se mi permettete legittima, hanno vinto. Chiamiamo le cose con il loro nome, per favore. Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info Ettore Macchieraldo
September 7, 2026
Pressenza
I BRICS davanti alla prova della storia
Ci sono momenti nei quali la storia smette di essere un esercizio accademico e diventa una domanda politica. Il XVIII vertice dei BRICS, che si riunirà il 12 e 13 settembre a Nuova Delhi, è uno di quei momenti. Perché oggi non basta più proclamare il multipolarismo: occorre dimostrare che […] L'articolo I BRICS davanti alla prova della storia su Contropiano.
September 7, 2026
Contropiano
Elogio della corruzione
Una cosa che si deve riconoscere ai capitalisti yankee e ai loro governi reazionari o liberal (destra camuffata, da noi spacciati come progressisti) è la grande capacità corruttiva. La corruzione yankee è nell’informazione (vedi la continua propaganda manipolativa, oggi anche con le app dei genocidi sionisti), è nell’immagine dei suoi […] L'articolo Elogio della corruzione su Contropiano.
September 6, 2026
Contropiano
Gli Usa «ogni volta che cercano la democrazia trovano petrolio»
«Di fronte al nuovo scenario delle relazioni internazionali per lo sviluppo produttivo del paese»: è il titolo del comunicato con il quale il Partito socialista unito del Venezuela (Psuv), esprime pieno sostegno alla «compagna Delcy Rodriguez, presidente ad interim della Repubblica, in merito agli accordi firmati con Washington in materia […] L'articolo Gli Usa «ogni volta che cercano la democrazia trovano petrolio» su Contropiano.
September 6, 2026
Contropiano
ENI fa affari miliardari in Venezuela: concluso l’accordo sul maxi-giacimento
Venticinque anni di gestione esclusiva di un enorme giacimento petrolifero che contiene 35 miliardi di barili. È quanto ottenuto da ENI con un accordo firmato con la compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA, alla presenza della presidente incaricata Delcy Rodríguez. Il giacimento in questione è Junín 5, situato nella Fascia dell’Orinoco, una delle maggiori concentrazioni al mondo di greggio extrapesante. L’intesa si inserisce nel più ampio accordo raggiunto la scorsa settimana tra Stati Uniti e Venezuela, attraverso il quale Washington ha ottenuto la gestione di 17 giacimenti. Continua, insomma, il processo di sfruttamento delle risorse petrolifere venezuelane avviato dagli Stati Uniti dopo il rapimento del presidente Nicolás Maduro nel gennaio scorso. ENI è già al centro di diversi progetti nel Paese e si conferma uno dei principali partner del nuovo Venezuela governato dalla mano invisibile da Washington. Con la firma dell’accordo con PDVSA, ENI ottiene la responsabilità della gestione tecnica, finanziaria e commerciale del campo. Junín 5 è un giacimento di greggio pesante che contiene 35 miliardi di barili in posto certificati e attualmente produce circa 12 mila barili al giorno. L’accordo attribuisce a ENI il ruolo di operatore esclusivo per 25 anni, con possibilità di estensione. Parallelamente è stata siglata un’altra intesa, dal valore di oltre 7 miliardi di dollari, con la compagnia statunitense Chevron, che prevede lo sviluppo di due ulteriori aree petrolifere nella Fascia dell’Orinoco. Alla cerimonia erano presenti, oltre a Delcy Rodríguez e agli amministratori delegati delle compagnie, la ministra venezuelana degli Idrocarburi Paula Henao e il segretario all’Energia statunitense Chris Wright, in visita nel Paese. L’accordo tra ENI e PDVSA arriva ad appena una settimana dall’intesa siglata tra Stati Uniti e Venezuela, che garantisce a Washington il controllo di maggioranza su oltre 65 miliardi di barili di riserve petrolifere venezuelane. L’accordo prevede una partnership tra il governo statunitense e la società privata NABEP, che manterrà il controllo operativo delle attività; Washington ottiene invece il diritto a una partecipazione del 35% nella società e l’accesso preferenziale al 20% della produzione. Nell’ambito dell’accordo, le autorità venezuelane hanno concesso a NABEP diritti di sfruttamento per cento anni su 17 giacimenti petroliferi. Il presidente statunitense ha definito l’intesa «il più grande accordo petrolifero della storia» e ha sostenuto che non comporterà costi per i contribuenti statunitensi; secondo Rodríguez, invece, gli ultimi accordi consentiranno al Venezuela di ricavare 209 miliardi di dollari di entrate fiscali nell’arco di 25 anni. L’intesa tra USA e Venezuela della scorsa settimana si colloca sulla scia di analoghi accordi siglati nel corso dei mesi successivi al rapimento di Maduro. Dopo il golpe morbido di gennaio, gli USA hanno imposto la propria linea politica al Venezuela, che nello stesso mese ha approvato una nuova legge quadro sullo sfruttamento degli idrocarburi, aprendo il mercato nazionale alla partecipazione dei colossi petroliferi esteri, con ENI in prima linea. A oggi, l’azienda italiana gestisce il giacimento Perla attraverso la società Cardón IV, partecipata pariteticamente con la spagnola Repsol. ENI detiene inoltre una partecipazione nella società mista PetroSucre (PDVSA 74%, ENI 26%), che opera il campo petrolifero offshore di Corocoro, e una partecipazione in Supermetanol, società petrolchimica attiva nella produzione di metanolo. The post ENI fa affari miliardari in Venezuela: concluso l’accordo sul maxi-giacimento appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 3, 2026
L'INDIPENDENTE
La situazione in Venezuela. Intervista con Stella Calloni
Stella Calloni (Entre Ríos, Argentina, 1935) è una rinomata giornalista, scrittrice, poetessa e ricercatrice specializzata in politica internazionale. Riconosciuta come una delle voci più importanti del giornalismo investigativo in America Latina, è stata corrispondente di guerra in America Centrale e nei Caraibi ed è autrice di preziosi studi sui processi […] L'articolo La situazione in Venezuela. Intervista con Stella Calloni su Contropiano.
September 1, 2026
Contropiano
Cuba/Venezuela, due strade opposte davanti all’imperialismo
Ci sono momenti nella storia nei quali le parole sovranità, indipendenza e dignità cessano di essere concetti astratti e diventano una scelta concreta. Quello che sta accadendo oggi nei Caraibi e in America Latina ci pone davanti a due immagini profondamente diverse: da una parte Cuba, sottoposta a una pressione […] L'articolo Cuba/Venezuela, due strade opposte davanti all’imperialismo su Contropiano.
August 31, 2026
Contropiano
Il golpe è riuscito: in Venezuela la fine del socialismo è ormai dichiarata
Il chavismo è morto. Questo sembrano dire i fatti degli ultimi mesi che hanno seguito il rapimento e l’incarcerazione del legittimo presidente venezuelano, Nicolás Maduro, erede politico di Hugo Chávez. Se in un primo momento la leadership venezuelana si era opposta fermamente alle azioni di Washington, chiedendo la liberazione immediata di Maduro, a distanza di quasi otto mesi dall’operazione lampo condotta dalle forze statunitensi la sorte del presidente non sembra più essere al centro dei pensieri del governo venezuelano, tutt’altro. Delcy Rodríguez, vicepresidente e ora presidente ad inter... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Il golpe è riuscito: in Venezuela la fine del socialismo è ormai dichiarata appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 28, 2026
L'INDIPENDENTE
Il “nuovo” Venezuela e Israele ristabiliscono relazioni diplomatiche
Il governo criminale di Israele e Venezuela hanno concordato di istituire un meccanismo di coordinamento per fornire servizi consolari ai loro cittadini residenti in entrambi i paesi, dopo 17 anni senza relazioni diplomatiche. L’accordo prevede inoltre il mantenimento della cooperazione tecnica nelle operazioni di emergenza e recupero dopo i terremoti […] L'articolo Il “nuovo” Venezuela e Israele ristabiliscono relazioni diplomatiche su Contropiano.
August 12, 2026
Contropiano