
Da Bosco Ospizio a Reggio Emilia a Piazza della Libertà a Monterotondo, i cittadini difendono l’interesse pubblico
Pressenza - Friday, August 28, 2026Il Comitato Salviamo Piazza della Libertà ha pubblicato sui propri canali social lo scorso 24 agosto questo post. La somiglianza fra Monterotondo e Reggio Emilia è palese e ancora una volta è palese il senso di responsabilità civica dei rispettivi abitanti di fronte alla quale ci sono amministrazioni che eludono consapevolmente sia il concetto di ‘responsabilità’ sia il concetto di ‘civico’.
La totale assenza di statura morale e civile di chi compone queste amministrazioni causa la mancanza di rispetto assoluto per chi abita i luoghi, per coloro che li vivono realmente. Siamo pedine da spostare all’occorrenza.
C’è un professore, a Parma, che ha scritto quello che noi ripetiamo da mesi senza avere una cattedra alle spalle.
Marco Deriu insegna Comunicazione ambientale all’Università di Parma. Sostiene che mentre la consapevolezza scientifica e la sensibilità sociale sono cresciute, le decisioni urbanistiche continuano a seguire priorità che sacrificano l’interesse pubblico allo strapotere economico dei privati e che da lì deriva l’erosione della fiducia e della legittimità su cui si regge una comunità democratica. Aggiunge che la capacità di decidere oggi per la vivibilità di una città resta vincolata alla miopia di scelte fatte vent’anni prima.
Solo che Deriu non stava parlando di Monterotondo. Scriveva il 23 agosto sul Resto del Carlino del Bosco Ospizio, 45.000 metri quadri di alberi sulla via Emilia a Reggio Emilia, presidiati giorno e notte da cittadini che si oppongono a un supermercato previsto da un accordo firmato con il Comune nel 2015. Deriu è tra i promotori dell’appello dei docenti universitari a tutela di quell’area.
Trecento chilometri di distanza, un altro fronte, un’altra società privata, ma ogni riga si legge come se fosse riferita a qui.
Da noi la miopia di vent’anni prima ha una data: 2016. Il progetto per Piazza della Libertà nasce allora, esattamente un anno dopo l’accordo che oggi tiene in ostaggio il Bosco Ospizio, con la stessa testa e le stesse priorità. Da allora l’Europa ha però messo il consumo di suolo e l’adattamento climatico al centro di ogni politica urbana e il Comune di Monterotondo ha anche firmato il PAESC (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima) che dice esattamente il contrario di quello che la medesima amministrazione sta per fare. Quel che è certo è che un progetto così oggi non lo proporrebbe nessuno. Eppure va avanti e va avanti per l’ostinazione e l’arroganza di chi amministra tra slogan, rendering farlocchi, aggettivi in voga, ma ogni volta che si devono calare sugli elaborati progettuali quelle medesime formule appaiono in tutta la loro vacuità e la stessa amministrazione è costretta ad arrampicarsi sugli specchi. Perché sono proprio le carte del progetto a smentire ciò che viene dichiarato a voce e chi le ha lette lo sa.
E i numeri restano: una concessione superiore ai 20 anni, un canone che parte solo dal terzo anno, una clausola di esclusività che per 1.500 metri vieta al Comune di realizzare parcheggi pubblici concorrenti, un costo passato da 5 milioni e mezzo a quasi 10 milioni.
E 24 alberi maturi, 19 dei quali riconosciuti di pregio dalla perizia agronomica, sopra i quali pesa la stessa domanda che Deriu pone ai reggiani: chi ha il potere di stabilire che cosa vale e che cosa no? E perché oggi tra gli stessi amministratori nessuno si ricorda di una delibera comunale del 2019 che proponeva due di quegli alberi per il riconoscimento di monumentalità?
Poi c’è il linguaggio e qui Deriu è giustamente più impietoso: “riqualificazione”, “diritti edificatori”, “piantumazioni”, “trapianti”, “rifugio fito-bioclimatico”, “scelta Green”, “città progressista”, “attenzione alla sostenibilità”… in breve quello che Deriu definisce in maniera efficace e tragica impermeabilizzazione del linguaggio che accompagna quella del suolo.
Sotto la nostra piazza della Libertà il funesto e sbagliato progetto prevede una soletta di cemento. Letteralmente.
Resta la cosa che fa più male e che Deriu dice con una lucidità che dovrebbe imbarazzare chi amministra. La libera protesta dei cittadini per la conservazione di beni collettivi viene ancora oggi criminalizzata: contro chi difende quel bosco sono già state depositate due querele.
Qui a Monterotondo non ci siamo ancora arrivati, ma è certo che decine di iscritti al Comitato per salvare Piazza della Libertà a Monterotondo hanno dichiarato con assoluta determinazione che il giorno in cui arriveranno le ruspe loro si legheranno agli alberi e si accamperanno giorno e notte per impedirlo. Non è una minaccia di invasati. È gente normale, con un lavoro e una famiglia, cittadini che si preparano a mettere il proprio corpo tra una motosega e un albero perché hanno capito che non esiste nessun altro modo per difendere l’ambiente ed evitare lo scempio che l’amministrazione é disposta ottusamente a compiere.
Resta l’amarezza di domandarsi prima che ciò accada perché difendere l’interesse pubblico deve costare tanto, quanto dovrebbe essere il punto di partenza e non il traguardo di un’azione politica e amministrativa degna di questo nome.
Perché tocca ai cittadini dimostrare, a proprie spese e con il proprio tempo, che in gioco non ci sono solo 24 alberi, ma la possibilità di decidere dello spazio pubblico nel nostro interesse, invece di restare legati per 21 anni a una concessione firmata da altri.
E non tocca invece a chi quegli alberi li vuole abbattere dimostrare il contrario?
Perizie, ricorsi, raccolte firme, serate passate a leggere delibere, a studiare le carte: tutto scaricato sulle spalle di chi non ci guadagna niente, mentre chi ci guadagna deve solo aspettare che ci stanchiamo?
Deriu chiude il suo articolo dicendo che quell’area continuerà a vivere nella misura in cui resterà viva nella nostra coscienza democratica. Vale per il Bosco Ospizio e vale oggi per Piazza della Libertà a Monterotondo.
Comitato Salviamo Piazza della Libertà