Da Bosco Ospizio a Reggio Emilia a Piazza della Libertà a Monterotondo, i cittadini difendono l’interesse pubblicoIl Comitato Salviamo Piazza della Libertà ha pubblicato sui propri canali social
lo scorso 24 agosto questo post. La somiglianza fra Monterotondo e Reggio Emilia
è palese e ancora una volta è palese il senso di responsabilità civica dei
rispettivi abitanti di fronte alla quale ci sono amministrazioni che eludono
consapevolmente sia il concetto di ‘responsabilità’ sia il concetto di ‘civico’.
La totale assenza di statura morale e civile di chi compone queste
amministrazioni causa la mancanza di rispetto assoluto per chi abita i luoghi,
per coloro che li vivono realmente. Siamo pedine da spostare all’occorrenza.
C’è un professore, a Parma, che ha scritto quello che noi ripetiamo da mesi
senza avere una cattedra alle spalle.
Marco Deriu insegna Comunicazione ambientale all’Università di Parma. Sostiene
che mentre la consapevolezza scientifica e la sensibilità sociale sono
cresciute, le decisioni urbanistiche continuano a seguire priorità che
sacrificano l’interesse pubblico allo strapotere economico dei privati e che da
lì deriva l’erosione della fiducia e della legittimità su cui si regge una
comunità democratica. Aggiunge che la capacità di decidere oggi per la
vivibilità di una città resta vincolata alla miopia di scelte fatte vent’anni
prima.
Solo che Deriu non stava parlando di Monterotondo. Scriveva il 23 agosto sul
Resto del Carlino del Bosco Ospizio, 45.000 metri quadri di alberi sulla via
Emilia a Reggio Emilia, presidiati giorno e notte da cittadini che si oppongono
a un supermercato previsto da un accordo firmato con il Comune nel 2015. Deriu è
tra i promotori dell’appello dei docenti universitari a tutela di quell’area.
Trecento chilometri di distanza, un altro fronte, un’altra società privata, ma
ogni riga si legge come se fosse riferita a qui.
Da noi la miopia di vent’anni prima ha una data: 2016. Il progetto per Piazza
della Libertà nasce allora, esattamente un anno dopo l’accordo che oggi tiene in
ostaggio il Bosco Ospizio, con la stessa testa e le stesse priorità. Da allora
l’Europa ha però messo il consumo di suolo e l’adattamento climatico al centro
di ogni politica urbana e il Comune di Monterotondo ha anche firmato il PAESC
(Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima) che dice esattamente il
contrario di quello che la medesima amministrazione sta per fare. Quel che è
certo è che un progetto così oggi non lo proporrebbe nessuno. Eppure va avanti e
va avanti per l’ostinazione e l’arroganza di chi amministra tra slogan,
rendering farlocchi, aggettivi in voga, ma ogni volta che si devono calare sugli
elaborati progettuali quelle medesime formule appaiono in tutta la loro vacuità
e la stessa amministrazione è costretta ad arrampicarsi sugli specchi. Perché
sono proprio le carte del progetto a smentire ciò che viene dichiarato a voce e
chi le ha lette lo sa.
E i numeri restano: una concessione superiore ai 20 anni, un canone che parte
solo dal terzo anno, una clausola di esclusività che per 1.500 metri vieta al
Comune di realizzare parcheggi pubblici concorrenti, un costo passato da 5
milioni e mezzo a quasi 10 milioni.
E 24 alberi maturi, 19 dei quali riconosciuti di pregio dalla perizia
agronomica, sopra i quali pesa la stessa domanda che Deriu pone ai reggiani: chi
ha il potere di stabilire che cosa vale e che cosa no? E perché oggi tra gli
stessi amministratori nessuno si ricorda di una delibera comunale del 2019 che
proponeva due di quegli alberi per il riconoscimento di monumentalità?
Poi c’è il linguaggio e qui Deriu è giustamente più impietoso:
“riqualificazione”, “diritti edificatori”, “piantumazioni”, “trapianti”,
“rifugio fito-bioclimatico”, “scelta Green”, “città progressista”, “attenzione
alla sostenibilità”… in breve quello che Deriu definisce in maniera efficace e
tragica impermeabilizzazione del linguaggio che accompagna quella del suolo.
Sotto la nostra piazza della Libertà il funesto e sbagliato progetto prevede una
soletta di cemento. Letteralmente.
Resta la cosa che fa più male e che Deriu dice con una lucidità che dovrebbe
imbarazzare chi amministra. La libera protesta dei cittadini per la
conservazione di beni collettivi viene ancora oggi criminalizzata: contro chi
difende quel bosco sono già state depositate due querele.
Qui a Monterotondo non ci siamo ancora arrivati, ma è certo che decine di
iscritti al Comitato per salvare Piazza della Libertà a Monterotondo hanno
dichiarato con assoluta determinazione che il giorno in cui arriveranno le ruspe
loro si legheranno agli alberi e si accamperanno giorno e notte per
impedirlo. Non è una minaccia di invasati. È gente normale, con un lavoro e una
famiglia, cittadini che si preparano a mettere il proprio corpo tra una motosega
e un albero perché hanno capito che non esiste nessun altro modo per difendere
l’ambiente ed evitare lo scempio che l’amministrazione é disposta ottusamente a
compiere.
Resta l’amarezza di domandarsi prima che ciò accada perché difendere l’interesse
pubblico deve costare tanto, quanto dovrebbe essere il punto di partenza e non
il traguardo di un’azione politica e amministrativa degna di questo nome.
Perché tocca ai cittadini dimostrare, a proprie spese e con il proprio tempo,
che in gioco non ci sono solo 24 alberi, ma la possibilità di decidere dello
spazio pubblico nel nostro interesse, invece di restare legati per 21 anni a una
concessione firmata da altri.
E non tocca invece a chi quegli alberi li vuole abbattere dimostrare il
contrario?
Perizie, ricorsi, raccolte firme, serate passate a leggere delibere, a studiare
le carte: tutto scaricato sulle spalle di chi non ci guadagna niente, mentre chi
ci guadagna deve solo aspettare che ci stanchiamo?
Deriu chiude il suo articolo dicendo che quell’area continuerà a vivere nella
misura in cui resterà viva nella nostra coscienza democratica. Vale per il Bosco
Ospizio e vale oggi per Piazza della Libertà a Monterotondo.
Comitato Salviamo Piazza della Libertà
Redazione Italia