
Abdulrahman Al-Khalidi è libero
Progetto Melting Pot Europa - Friday, August 21, 2026Ogni volta che scrivevamo di questa profonda ingiustizia, ogni volta che sentivamo Abdul, ogni volta che partecipavamo ai presidi per chiedere la sua liberazione, ogni volta che traducevamo e diffondevamo i suoi testi, lo facevamo con la speranza di poter arrivare, un giorno, a scrivere queste parole:
Abdulrahman Al-Khalidi è libero.
Dopo quasi cinque anni di detenzione amministrativa in Bulgaria, Abdulrahman ha finalmente lasciato il centro di detenzione.
Oggi, 21 agosto 2026, è stato trasferito da Lyubimets a Sofia, dove la misura che ne disponeva la detenzione è stata modificata, permettendogli di uscire dal centro chiuso.
Abdulrahman era detenuto in Bulgaria dall’ottobre 2021, dopo essere fuggito dall’Arabia Saudita e aver attraversato il confine turco-bulgaro per chiedere protezione. Aveva lasciato in Turchia la moglie e i suoi due figli. Da allora era rimasto in detenzione amministrativa, senza una condanna penale.
Oggi, insieme ad Abdul, il nostro pensiero e il nostro abbraccio vanno a loro.
Lo abbiamo conosciuto nel 2024, quando era già detenuto da tre anni e aveva iniziato uno sciopero della fame contro il rischio di deportazione in Arabia Saudita. Da allora abbiamo continuato a seguire la sua vicenda.
Nel tempo Abdulrahman è diventato anche autore di Melting Pot. Dal centro di detenzione ci ha affidato i suoi testi, continuando a scrivere, a denunciare e a far sentire la propria voce. Attraverso i suoi articoli ha continuato a parlare con l’esterno, raccontando la propria condizione e quella di tante altre persone prigioniere delle politiche di frontiera.
Ma la sua storia non è stata soltanto raccontata.
Abdul non è mai stato solo.
In questi anni, in Bulgaria e fuori dalla Bulgaria, tante persone hanno continuato a stargli accanto. Una solidarietà fatta di mobilitazioni e presidi, di sostegno legale e politico, ma anche di presenza concreta, di aiuto materiale, di telefonate, incontri e vicinanza.
Il Collettivo Rotte Balcaniche, che da anni attraversa e sostiene le persone lungo la rotta balcanica, ha mantenuto con Abdul un rapporto diretto, portandogli sostegno e presenza durante gli anni della detenzione.
E insieme a tante altre realtà 1, associazioni, attiviste e attivisti e organizzazioni, abbiamo continuato a chiedere la sua liberazione attraverso presidi, iniziative, petizioni e azioni di solidarietà e a denunciare il rischio della sua deportazione in Arabia Saudita.
Da questa mobilitazione è nata anche la campagna internazionale Free Abdulrahman, che ha raccolto e rilanciato la richiesta di liberazione, portando la sua vicenda all’attenzione di un pubblico sempre più ampio e delle istituzioni europee.
Una mobilitazione che non ha mai smesso di dire una cosa semplice: Abdulrahman doveva essere libero.
Ma se oggi possiamo festeggiare questa vittoria, il primo nome da ricordare è quello di Abdul.
È stata la sua forza, la sua determinazione e la sua capacità di resistere a tenere aperta questa battaglia per quasi cinque anni.
Ha continuato a lottare, a scrivere, a parlare, a denunciare. Non ha mai accettato che la detenzione cancellasse la sua voce.
La sua liberazione non cancella gli anni che gli sono stati sottratti. Non cancella l’ingiustizia di una detenzione durata quasi cinque anni senza una condanna.
Ma oggi possiamo raccontare una vittoria.
Ogni giorno, con il nostro lavoro editoriale e con la nostra presenza sul campo, siamo accanto alle persone che subiscono la violenza delle frontiere, le detenzioni, i respingimenti e le violazioni. Raccontiamo queste storie e lottiamo perché possano avere un esito diverso.
Oggi quell’esito diverso ha un nome: la libertà di Abdulrahman.
Nonostante tutto, si può vincere.
Si può resistere alla detenzione. Si può continuare a parlare quando si vorrebbe imporre il silenzio. Si può costruire una rete di solidarietà che attraversa confini, centri di detenzione e anni di attesa.
Questa vittoria ha il volto e la voce di Abdulrahman e di tutte coloro che hanno lottato al suo fianco.
Bentornato, Abdul.
Melting Pot e Collettivo Rotte Balcaniche
- Leggi gli articoli di Abdulrahman su Melting Pot
- La campagna per la sua liberazione – Free Abdulrahman
PH: Migrants Solidarity in Bulgaria (centro di detenzione bulgaro di Busmantsi, Sofia)- Migrant Solidarity Bulgaria, Храна не война Sofia, reti di attiviste e attivisti della società civile, organizzazioni non governative internazionali ↩︎