
I data center consumano troppo: aumentano gli Stati USA che ne sospendono la costruzione
Pressenza - Thursday, August 13, 2026Sempre più Stati USA stanno sospendendo le autorizzazioni per la costruzione di nuovi data center per l’Intelligenza Artificiale (IA) a causa del loro alto impatto energetico, idrico e ambientale: il primo Stato a prendere questa decisione è stato quello di New York, seguito a ruota da diversi altri Stati, tra cui il Texas.
Parallelamente, secondo alcuni sondaggi, sempre più cittadini statunitensi si dichiarano favorevoli alla sospensione di nuove costruzioni, guardando con preoccupazione al crescente consumo energetico generato dalle infrastrutture tecnologiche e al relativo aumento delle bollette. La questione mette in evidenza come non si sia ancora raggiunto un compromesso tra questa nuova tecnologia, la sostenibilità energetica e la tutela dell’ambiente naturale. «Mentre lo sviluppo dei data center minaccia di far salire le bollette, esaurire le nostre risorse naturali e creare incertezza per i newyorkesi, è mia responsabilità agire e guidare», ha affermato la governatrice di New York, Kathy Hochul. Quest’ultima – esponente del Partito democratico – ha firmato una moratoria di un anno sulla realizzazione di nuovi grandi impianti per la tutela di cittadini e ambiente, attirandosi le critiche del presidente statunitense Donald Trump. Recentemente, la stessa decisione è stata presa dal Texas che è andato incontro alle stesse critiche da parte del capo della Casa Bianca.
Nello specifico, l’ordine esecutivo dello Stato di New York riguarda i grandi data center con un fabbisogno energetico pari ad almeno 50 megawatt. Inoltre, il Parlamento dello Stato ha già approvato un disegno di legge che prevede una disciplina ancora più ampia, estesa anche agli impianti con consumi superiori a 20 megawatt, che però non ha ancora ottenuto la firma della governatrice. Secondo i dati diffusi dall’amministrazione statale, il prezzo medio dell’energia elettrica per gli utenti residenziali di New York è aumentato di circa il 68% dal 2019. Questa circostanza – insieme a quella di natura ambientale – ha portato molte amministrazioni a vietare temporaneamente la costruzione di nuovi data center, imponendo contemporaneamente che le nuove infrastrutture rispettino determinati requisiti. Tra gli Stati che hanno fatto questa scelta, oltre a quello di New York e del Texas, figurano: Maine, Vermont, Oklahoma, Maryland, Georgia, Minnesota, Wisconsin, Michigan, New Hampshire e Virginia. Tali posizioni hanno dato il via a un animato dibattito politico tra i fautori delle nuove infrastrutture e coloro che, invece, vorrebbero frenarne l’espansione per limitarne gli effetti ambientali e energetici. Tra i primi va annoverato senza dubbio il presidente Donald Trump, secondo il quale «In futuro i data center saranno uno dei principali motori della creazione di posti di lavoro. Sono grandi investimenti e vere e proprie macchine per fare soldi per gli Stati che li ospitano». Il tycoon ha accusato la «sinistra radicale» di far perdere agli USA un vantaggio strategico a favore della Cina e di altri Paesi.
L’ultimo Stato ad aver approvato una moratoria per la costruzione delle infrastrutture IA è il Texas, il cui governatore Greg Abbott ha annunciato che le autorizzazioni per la costruzione di nuovi data center proposti per la connessione alla rete elettrica statale sono sospese fino al completamento di determinate verifiche. Attualmente, il Texas è il secondo mercato più grande per questo tipo di strutture negli Stati Uniti, dopo la Virginia, ed è destinato a conquistare il primo posto. Il quotidiano locale Texas Tribune ha individuato almeno 248 data center in programma nello Stato, sebbene centinaia di altri, in fasi di sviluppo meno avanzate, siano già in attesa di essere realizzati. Abbott ha chiesto alla Commissione per i servizi pubblici del Texas (PUCT) e al Consiglio per l’affidabilità elettrica del Texas (ERCOT) di garantire che gli sviluppatori di data center forniscano informazioni sulle agevolazioni fiscali di cui beneficeranno; sul consumo e la produzione di energia; sul consumo idrico e le operazioni di raffreddamento; sugli sforzi per ridurre l’impatto sulle comunità locali; e sulla proprietà della struttura. In particolare, il governatore ha stabilito una serie di criteri per i data center, tra cui l’obbligo di finanziare autonomamente la propria infrastruttura elettrica, riutilizzare l’acqua prodotta, ridurre il costo dell’elettricità per i cittadini, non arrecare disturbo ai quartieri residenziali e alla qualità della vita, nonché eliminare la dipendenza dagli incentivi finanziati dai contribuenti. I progetti che non rispetteranno i requisiti non otterranno l’allacciamento alla rete.
Il portavoce di Abbott, Andrew Maheleris, ha sostenuto che le verifiche sono necessarie perché meno del 10% dei data center si conforma alle normative statali in materia di rendicontazione del consumo di energia elettrica e acqua. Inoltre, lo stesso ha spiegato che «Molti non sanno che l’ERCOT sta monitorando un aumento di oltre il 500% della domanda di picco di elettricità. Questa crescita senza precedenti potrebbe mettere a repentaglio l’affidabilità e la stabilità della rete elettrica del Texas».
Secondo il quadro tracciato dal nuovo rapporto dell’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell’Università delle Nazioni Unite, entro il 2030, i data center che alimentano l’intelligenza artificiale consumeranno tanta acqua quanta ne necessita l’intera popolazione dell’Africa subsahariana, cioè oltre 1,3 miliardi di persone. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, invece, già oggi i data center consumano tra il 2% e il 3% dell’elettricità mondiale. Il tema, dunque, è particolarmente sensibile e rilevante e implica anche un marcato conflitto di interessi che coinvolge la politica e le cosiddette Big Tech, le quali fanno pressione per l’autorizzazione alla costruzione di nuovi impianti, nonostante l’elevato impatto ambientale e energetico.