I data center consumano troppo: aumentano gli Stati USA che ne sospendono la costruzione
Sempre più Stati USA stanno sospendendo le autorizzazioni per la costruzione di
nuovi data center per l’Intelligenza Artificiale (IA) a causa del loro alto
impatto energetico, idrico e ambientale: il primo Stato a prendere questa
decisione è stato quello di New York, seguito a ruota da diversi altri Stati,
tra cui il Texas.
Parallelamente, secondo alcuni sondaggi, sempre più cittadini statunitensi si
dichiarano favorevoli alla sospensione di nuove costruzioni, guardando con
preoccupazione al crescente consumo energetico generato dalle infrastrutture
tecnologiche e al relativo aumento delle bollette. La questione mette in
evidenza come non si sia ancora raggiunto un compromesso tra questa nuova
tecnologia, la sostenibilità energetica e la tutela dell’ambiente naturale.
«Mentre lo sviluppo dei data center minaccia di far salire le bollette, esaurire
le nostre risorse naturali e creare incertezza per i newyorkesi, è mia
responsabilità agire e guidare», ha affermato la governatrice di New York, Kathy
Hochul. Quest’ultima – esponente del Partito democratico – ha firmato
una moratoria di un anno sulla realizzazione di nuovi grandi impianti per la
tutela di cittadini e ambiente, attirandosi le critiche del presidente
statunitense Donald Trump. Recentemente, la stessa decisione è stata presa dal
Texas che è andato incontro alle stesse critiche da parte del capo della Casa
Bianca.
Nello specifico, l’ordine esecutivo dello Stato di New York riguarda i grandi
data center con un fabbisogno energetico pari ad almeno 50 megawatt. Inoltre, il
Parlamento dello Stato ha già approvato un disegno di legge che prevede una
disciplina ancora più ampia, estesa anche agli impianti con consumi superiori a
20 megawatt, che però non ha ancora ottenuto la firma della governatrice.
Secondo i dati diffusi dall’amministrazione statale, il prezzo medio
dell’energia elettrica per gli utenti residenziali di New York è aumentato di
circa il 68% dal 2019. Questa circostanza – insieme a quella di natura
ambientale – ha portato molte amministrazioni a vietare temporaneamente la
costruzione di nuovi data center, imponendo contemporaneamente che le nuove
infrastrutture rispettino determinati requisiti. Tra gli Stati che hanno fatto
questa scelta, oltre a quello di New York e del Texas, figurano: Maine, Vermont,
Oklahoma, Maryland, Georgia, Minnesota, Wisconsin, Michigan, New Hampshire e
Virginia. Tali posizioni hanno dato il via a un animato dibattito politico tra i
fautori delle nuove infrastrutture e coloro che, invece, vorrebbero frenarne
l’espansione per limitarne gli effetti ambientali e energetici. Tra i primi va
annoverato senza dubbio il presidente Donald Trump, secondo il quale «In futuro
i data center saranno uno dei principali motori della creazione di posti
di lavoro. Sono grandi investimenti e vere e proprie macchine per fare soldi per
gli Stati che li ospitano». Il tycoon ha accusato la «sinistra radicale» di far
perdere agli USA un vantaggio strategico a favore della Cina e di altri Paesi.
L’ultimo Stato ad aver approvato una moratoria per la costruzione delle
infrastrutture IA è il Texas, il cui governatore Greg Abbott ha annunciato che
le autorizzazioni per la costruzione di nuovi data center proposti per la
connessione alla rete elettrica statale sono sospese fino al completamento di
determinate verifiche. Attualmente, il Texas è il secondo mercato più grande per
questo tipo di strutture negli Stati Uniti, dopo la Virginia, ed è destinato a
conquistare il primo posto. Il quotidiano locale Texas Tribune ha individuato
almeno 248 data center in programma nello Stato, sebbene centinaia di altri, in
fasi di sviluppo meno avanzate, siano già in attesa di essere realizzati. Abbott
ha chiesto alla Commissione per i servizi pubblici del Texas (PUCT) e al
Consiglio per l’affidabilità elettrica del Texas (ERCOT) di garantire che gli
sviluppatori di data center forniscano informazioni sulle agevolazioni fiscali
di cui beneficeranno; sul consumo e la produzione di energia; sul consumo idrico
e le operazioni di raffreddamento; sugli sforzi per ridurre l’impatto sulle
comunità locali; e sulla proprietà della struttura. In particolare, il
governatore ha stabilito una serie di criteri per i data center, tra
cui l’obbligo di finanziare autonomamente la propria infrastruttura
elettrica, riutilizzare l’acqua prodotta, ridurre il costo dell’elettricità per
i cittadini, non arrecare disturbo ai quartieri residenziali e alla qualità
della vita, nonché eliminare la dipendenza dagli incentivi finanziati dai
contribuenti. I progetti che non rispetteranno i requisiti non otterranno
l’allacciamento alla rete.
Il portavoce di Abbott, Andrew Maheleris, ha sostenuto che le verifiche sono
necessarie perché meno del 10% dei data center si conforma alle
normative statali in materia di rendicontazione del consumo di energia elettrica
e acqua. Inoltre, lo stesso ha spiegato che «Molti non sanno che l’ERCOT sta
monitorando un aumento di oltre il 500% della domanda di picco di elettricità.
Questa crescita senza precedenti potrebbe mettere a repentaglio l’affidabilità e
la stabilità della rete elettrica del Texas».
Secondo il quadro tracciato dal nuovo rapporto dell’Istituto per l’Acqua,
l’Ambiente e la Salute dell’Università delle Nazioni Unite, entro il 2030, i
data center che alimentano l’intelligenza artificiale consumeranno tanta acqua
quanta ne necessita l’intera popolazione dell’Africa subsahariana, cioè oltre
1,3 miliardi di persone. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, invece,
già oggi i data center consumano tra il 2% e il 3% dell’elettricità mondiale. Il
tema, dunque, è particolarmente sensibile e rilevante e implica anche un marcato
conflitto di interessi che coinvolge la politica e le cosiddette Big Tech, le
quali fanno pressione per l’autorizzazione alla costruzione di nuovi impianti,
nonostante l’elevato impatto ambientale e energetico.
L'Indipendente