
“Se la solidarietà è un crimine, siamo incriminabili”: documento aperto alla condivisione
Pressenza - Wednesday, July 15, 2026«È una dichiarazione di solidarietà e corresponsabilità nell’impegno civile al fianco del martoriato popolo palestinese e della sua resistenza – spiegano i suoi estensori, Ugo Giannangeli e Giuseppe Natale – È inoltre una lettera aperta rivolta ai responsabili del genocidio palestinese e a tutti quei governanti e forze economiche e tecnologiche, etnico-religiose e razziste, complici, che sostengono lo Stato d’Israele. È anche un atto di autodenuncia sottoposto all’attenzione della magistratura».
“Se la solidarietà è un crimine… siamo incriminabili”
Noi cittadine e cittadini, noi persone impegnate nel denunciare e nel contrastare, per fermarlo, il genocidio del popolo palestinese, siamo profondamente colpite nella nostra umanità e inorridite di fronte alla lucida e spietata determinazione genocidaria del governo e dell’esercito israeliani.
Siamo altresì colpiti nella nostra personale dignità quando vengono messe in prigione persone che operano in soccorso delle vittime palestinesi con aiuti materiali ed economici, in particolare rivolti ai bambini e alle bambine.
Siamo allarmati e fortemente preoccupati quando si criminalizzano, anche da parte della magistratura italiana, associazioni di beneficenza della diaspora palestinese e si mettono sotto accusa i loro rappresentanti in quanto sarebbero responsabili di destinare i fondi raccolti ad Hamas, ritenuta organizzazione terroristica.
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Essendo cittadine/i informati e consapevoli, sentiamo il dovere di precisare:
1 . Secondo la Convenzione internazionale per la soppressione delle attività di finanziamento al terrorismo del 1999 è terroristico “ogni atto finalizzato a causare la morte o lesioni personali gravi a un civile o ad ogni altra persona che non prende attivamente parte alle ostilità in una situazione di conflitto armato quando lo scopo di questo atto […] è quello di intimidire una popolazione oppure di costringere un governo o un’organizzazione internazionale a compiere o ad astenersi dal compiere un determinato atto”.
2 . Alla luce di questa definizione si può affermare che Israele ha sempre praticato il terrorismo, alle origini con Irgun e Banda Stern, successivamente con esercito e coloni.
Basti pensare, per esempio, al cecchinaggio durante la Grande marcia del ritorno nel 2018-2019 e agli ordigni esplosivi usati indiscriminatamente in Libano contro la popolazione civile nel settembre 2024, con centinaia di morti e migliaia di feriti, tutti disarmati e inermi, che manifestavano, nel primo caso, per il diritto al ritorno (Risoluzione ONU 194/48); nel secondo caso tutti civili che si recavano al lavoro o a scuola, passeggiavano o guidavano taxi.
3 . Con la Legge fondamentale del 19 luglio 2018, Israele si definisce “Stato nazionale del popolo ebraico”, cioè a sovranità etnico-religiosa, e, dichiarando “lo sviluppo dell’insediamento ebraico come un valore nazionale”, ha proclamato di intendere agire “per incoraggiarne e promuoverne la creazione e il consolidamento”.
“Insediamento ebraico” sta per colonizzazione, cioè un crimine che con questa legge assurge a valore nazionale. Israele quindi è uno Stato occupante che promuove il colonialismo di insediamento.
Per il diritto internazionale la resistenza contro l’occupazione, anche armata, è legittima e anche secondo il protocollo aggiuntivo, adottato nel 1977, alle Convenzioni di Ginevra del 1949 relative alla protezione delle vittime dei conflitti armati internazionali, la popolazione di un Paese occupato da una potenza straniera ha il pieno diritto di lottare per la propria liberazione.
Tali norme sono applicabili “nei conflitti armati in cui i popoli lottano contro la dominazione coloniale e l’occupazione straniera e contro i regimi razzisti nell’esercizio del diritto dei popoli di disporre di sé stessi consacrato nella Carta (Statuto) delle Nazioni Unite”.
In specifico per il popolo palestinese la risoluzione ONU 37/43 del 1982 afferma: “Considerando che la negazione dei diritti inalienabili del popolo palestinese all’autodeterminazione, alla sovranità, all’indipendenza e al ritorno in Palestina e i ripetuti atti di aggressione da parte di Israele contro i popoli della Regione costituiscono una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale riafferma la legittimità della lotta dei popoli per l’indipendenza, l’integrità territoriale, l’unità nazionale e la liberazione dalla dominazione coloniale e straniera e dall’occupazione straniera con tutti i mezzi disponibili, compresa la lotta armata”.
4 . Nel corso del 2024 i massimi organi giudiziari internazionali e l’ONU hanno emesso decisioni fondamentali contro Israele.
La Corte Internazionale di Giustizia a gennaio ha ritenuto che quello in corso a Gaza fosse un “plausibile genocidio” e a luglio ha emesso un parere consultivo che ha ribadito l’illegalità dell’occupazione, ha condannato l’apartheid e ordinata la rimozione delle colonie; a marzo il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha ordinato un immediato cessate il fuoco, come sempre disatteso; a settembre l’Assemblea Generale dell’ONU ha recepito il parere, dato un termine di 12 mesi per il ritiro dei coloni e ha ordinato agli Stati di interrompere ogni rapporto con Israele pena la complicità nel genocidio; a novembre la Corte Penale Internazionale ha emanato gli ordini di arresto di Netanyahu e Gallant.
5 . Il 23 giugno 2026 la Commissione indipendente internazionale del Consiglio dei diritti umani ha depositato un rapporto, il secondo, ancora più analitico del precedente.
Vi si legge che sono stati uccisi 20.179 bambini e ne sono stati feriti 44.143 e queste sono solo le vittime note, poi ci sono gli scomparsi sotto le macerie ma anche nelle carceri. Inoltre che “è compromessa la salute riproduttiva e neonatale” e che “è in atto una strategia per distruggere la continuità biologica”. E che, come dimostra anche un rapporto dell’organizzazione per i diritti umani B’Tselem, in Cisgiordania è da tempo in corso una feroce offensiva tendente a espropriare e a cacciare i palestinesi, e a ripetere la “soluzione finale” colpendo deliberatamente i bambini, come a Gaza.
6 . In questa situazione drammatica, che disumanizza il mondo e lo porta sul bordo del baratro della terza guerra mondiale e nucleare, che scuote profondamente le coscienze, cosa fa il governo italiano nonostante l’articolo 11 della Costituzione italiana?
Introduce il DDL che di fatto assimila antisionismo e antisemitismo; promulga i decreti sicurezza volti alla repressione del diritto di espressione e di manifestazione; non firma, con l’Ungheria, un documento di 79 Paesi in difesa della Corte penale internazionale sotto sanzioni; blocca, con la Germania, la sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele nonostante la palese violazione della clausola del rispetto dei diritti umani; rinnova il memorandum di intesa Italia- Israele.
Una scelta di campo ben precisa che si traduce in una complicità nel genocidio tanto che pende avanti alla Corte penale internazionale una denuncia di 51 giuristi perché sia accertata la responsabilità del governo italiano.
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In questo contesto di diffusa complicità anche il singolo individuo – a maggior ragione se palestinese – ha il diritto/dovere di chiamarsi fuori, solidarizzando e sostenendo il popolo palestinese nella sua sofferta resistenza quotidiana, contribuendo concretamente a ridurre le conseguenze del genocidio in corso.
Per queste inoppugnabili ragioni, siamo inoltre a denunciare le condizioni disumane in cui sono tenuti nelle carceri israeliane decine di migliaia di prigionieri e detenuti palestinesi, sottoposti a torture e a stupri e lasciati morire semplicemente perché hanno fatto il loro dovere, come il medico pediatra Hussam Abu Safiya, ridotto in fin di vita, o come il leader Marwan Barghouti.
Per queste inoppugnabili ragioni, esprimiamo la nostra piena solidarietà ai detenuti palestinesi in Italia, incriminati per la loro attività di aiuto e sostegno alle famiglie palestinesi a Gaza e Cisgiordania, cui hanno concorso organizzazioni di volontariato e persone singole, tra le quali molte che firmano questa lettera.
Per queste inoppugnabili ragioni, esprimiamo la nostra vicinanza fraterna e la nostra solidarietà ai rappresentanti dell’Associazione dei Palestinesi in Italia (A.P.I.) e dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (A.B.S.P.P.): Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser Elasaly (di quest’ultimo in condizioni di salute precaria non si hanno più notizie nel trasferimento dalla Calabria in un carcere della Sardegna), Ryiad Albustanji, nonché Anan Yaeesh e Ahmad Salem.
Benemeriti quali sono, non possono e non debbono essere incriminati e sbattuti in carcere.
È come vivere in un mondo alla rovescia: sono trattate da criminali le persone solidali col proprio popolo, le persone che si battono per la difesa, il rispetto e l’attuazione dei diritti umani e del diritto internazionale, sistematicamente violati da Israele e dagli Stati suoi alleati e sostenitori.
Noi, questo mondo alla rovescia lo ripudiamo e affermiamo che se la solidarietà e la resistenza per l’autodeterminazione e la libertà dei popoli, e del popolo palestinese in particolare, diventano un crimine anche noi siamo incriminabili e ci sottoponiamo al giudizio, per la verità e la giustizia.
Le firme alla dichiarazione vengono raccolte da oggi, 15 luglio 2026.
«Chi firma la dichiarazione – precisano i promotori dell’iniziativa – può integrarla con un suo pensiero, una sua opinione e una sua proposta finalizzate a rafforzare, nel nostro Paese e nel mondo, le resistenze di “restare umani”, per il disarmo e la pace, per i diritti umani e il diritto internazionale, per la giustizia sociale e ambientale».
Si sono già aggiunte quelle di centinaia persone e, in risposta alla sollecitazione di Ugo Giannangeli e Giuseppe Natale, è stata presentata la richiesta di integrare il documento con la denuncia dell’ingiusto trattamento inflitto a 5 giovani tra i 16 e i 18 anni partecipanti a una manifestazione svolta nell’ambito della mobilitazione nazionale in solidarietà con il popolo palestinese.
A settembre il documento e le osservazioni, le analisi e le proposte nel frattempo pervenute verranno presentati in iniziative che saranno coordinate insieme ai promotori.
Le adesioni (nome, cognome, comune di residenza e/o domicilio) vanno inviate a: 80moliberazpropalestinapropace@gmail.com