CASO ANAN YAEESH: SI FERISCE IN CARCERE COME PROTESTA. L’ACCUSA CHIEDE LA DEPOSIZIONE DI UN RAPPRESENTATE ISRAELIANO
Protesta in carcere: il 14 novembre, Anan Yaeesh, 38enne palestinese detenuto
nel carcere di Melfi, ha intrapreso una protesta, ferendosi fisicamente per
denunciare le continue violazioni dei suoi diritti da parte delle autorità
carcerarie italiane.
Nonostante le decisioni favorevoli della giustizia italiana che avevano
riconosciuto e autorizzato ad Anan il diritto ad alcuni trattamenti basilari, la
direzione del carcere di Melfi ha ostinatamente negato l’accesso a tali diritti,
ignorando le sentenze precedenti e impedendogli l’accesso a parte dei suoi
effetti personali trasferiti regolarmente dal carcere di Terni, dove aveva
soggiornato prima del suo spostamento a Melfi.
“Un gesto volto a denunciare la gravità della situazione detentiva alla quale
continua a essere sottoposto” scrive in un comunicato il coordinamento Free Anan
“queste violazioni si aggiungono a una lunga serie di abusi già denunciati. Tra
tutti, il trasferimento punitivo a centinaia di chilometri di distanza nel pieno
del processo, una decisione che ha compromesso la possibilità di incontrare
regolarmente i suoi legali, ledendo in modo evidente il suo diritto alla
difesa”.
Yaeesh si trova in carcere dal gennaio 2024 ed attualmente coinvolto in un
processo in Italia insieme ad altri due cittadini palestinesi, Ali e Mansour,
accusati dalle autorità italiane di “terrorismo” per aver, secondo accuse
formulate solo dalle autorità israeliane, finanziato la Brigata Tulkarem, attiva
nella resistenza palestinese nei territori occupati.
In questo contesto il prossimo 21 novembre si terrà l’ultima udienza del
dibattimento presso il tribunale de L’Aquila, il pubblico ministero ha invitato
un rappresentante dello Stato israeliano a testimoniare.
“Finora non è emerso alcun elemento incriminante a carico degli imputati. il
diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario” scrive il
comitato Free Anan “la presenza stessa dello stato genocidario di Israele in
aula, chiamato dalla procura, è purtroppo coerente con la politica di complicità
dell’Italia con l’occupazione israeliana dimostrata anche nel corso di due anni
di conclamato genocidio”.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, gli aggiornamenti con Luigia, del
Coordinamento Aquilano Palestina. Ascolta o scarica.