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Fadwa Barghouti in Francia «aiutateci a liberare Marwan»
Avvocatessa e attivista palestinese, Fadwa Barghouti è alla guida della campagna per la liberazione di suo marito, Marwan Barghouti, detenuto dal 2002 nelle carceri israeliane. È in Francia da una settimana per incontrare la popolazione, personalità politiche e sindacali. Fadwa Barghouti qual è lo scopo del suo viaggio in Francia? […] L'articolo Fadwa Barghouti in Francia «aiutateci a liberare Marwan» su Contropiano.
July 21, 2026
Contropiano
“Se la solidarietà è un crimine, siamo incriminabili”: documento aperto alla condivisione
«È una dichiarazione di solidarietà e corresponsabilità nell’impegno civile al fianco del martoriato popolo palestinese e della sua resistenza – spiegano i suoi estensori, Ugo Giannangeli e Giuseppe Natale – È inoltre una lettera aperta rivolta ai responsabili del genocidio palestinese e a tutti quei governanti e forze economiche e tecnologiche, etnico-religiose e razziste, complici, che sostengono lo Stato d’Israele. È anche un atto di autodenuncia sottoposto all’attenzione della magistratura». > “SE LA SOLIDARIETÀ È UN CRIMINE… SIAMO INCRIMINABILI” > > Noi cittadine e cittadini, noi persone impegnate nel denunciare e nel > contrastare, per fermarlo, il genocidio del popolo palestinese, siamo > profondamente colpite nella nostra umanità e inorridite di fronte alla lucida > e spietata determinazione genocidaria del governo e dell’esercito israeliani. > > Siamo altresì colpiti nella nostra personale dignità quando vengono messe in > prigione persone che operano in soccorso delle vittime palestinesi con aiuti > materiali ed economici, in particolare rivolti ai bambini e alle bambine. > > Siamo allarmati e fortemente preoccupati quando si criminalizzano, anche da > parte della magistratura italiana, associazioni di beneficenza della diaspora > palestinese e si mettono sotto accusa i loro rappresentanti in quanto > sarebbero responsabili di destinare i fondi raccolti ad Hamas, ritenuta > organizzazione terroristica. > > — > > Essendo cittadine/i informati e consapevoli, sentiamo il dovere di precisare: > > 1 . Secondo la Convenzione internazionale per la soppressione delle attività > di finanziamento al terrorismo del 1999 è terroristico “ogni atto finalizzato > a causare la morte o lesioni personali gravi a un civile o ad ogni altra > persona che non prende attivamente parte alle ostilità in una situazione di > conflitto armato quando lo scopo di questo atto […] è quello di intimidire una > popolazione oppure di costringere un governo o un’organizzazione > internazionale a compiere o ad astenersi dal compiere un determinato atto”. > > 2 . Alla luce di questa definizione si può affermare che Israele ha sempre > praticato il terrorismo, alle origini con Irgun e Banda Stern, successivamente > con esercito e coloni. > > Basti pensare, per esempio, al cecchinaggio durante la Grande marcia del > ritorno nel 2018-2019 e agli ordigni esplosivi usati indiscriminatamente in > Libano contro la popolazione civile nel settembre 2024, con centinaia di morti > e migliaia di feriti, tutti disarmati e inermi, che manifestavano, nel primo > caso, per il diritto al ritorno (Risoluzione ONU 194/48); nel secondo caso > tutti civili che si recavano al lavoro o a scuola, passeggiavano o guidavano > taxi. > > 3 . Con la Legge fondamentale del 19 luglio 2018, Israele si definisce “Stato > nazionale del popolo ebraico”, cioè a sovranità etnico-religiosa, e, > dichiarando “lo sviluppo dell’insediamento ebraico come un valore nazionale”, > ha proclamato di intendere agire “per incoraggiarne e promuoverne la creazione > e il consolidamento”. > > “Insediamento ebraico” sta per colonizzazione, cioè un crimine che con questa > legge assurge a valore nazionale. Israele quindi è uno Stato occupante che > promuove il colonialismo di insediamento. > > Per il diritto internazionale la resistenza contro l’occupazione, anche > armata, è legittima e anche secondo il protocollo aggiuntivo, adottato nel > 1977, alle Convenzioni di Ginevra del 1949 relative alla protezione delle > vittime dei conflitti armati internazionali, la popolazione di un Paese > occupato da una potenza straniera ha il pieno diritto di lottare per la > propria liberazione. > > Tali norme sono applicabili “nei conflitti armati in cui i popoli lottano > contro la dominazione coloniale e l’occupazione straniera e contro i regimi > razzisti nell’esercizio del diritto dei popoli di disporre di sé stessi > consacrato nella Carta (Statuto) delle Nazioni Unite”. > > In specifico per il popolo palestinese la risoluzione ONU 37/43 del 1982 > afferma: “Considerando che la negazione dei diritti inalienabili del popolo > palestinese all’autodeterminazione, alla sovranità, all’indipendenza e al > ritorno in Palestina e i ripetuti atti di aggressione da parte di Israele > contro i popoli della Regione costituiscono una grave minaccia alla pace e > alla sicurezza internazionale riafferma la legittimità della lotta dei popoli > per l’indipendenza, l’integrità territoriale, l’unità nazionale e la > liberazione dalla dominazione coloniale e straniera e dall’occupazione > straniera con tutti i mezzi disponibili, compresa la lotta armata”. > > 4 . Nel corso del 2024 i massimi organi giudiziari internazionali e l’ONU > hanno emesso decisioni fondamentali contro Israele. > > La Corte Internazionale di Giustizia a gennaio ha ritenuto che quello in corso > a Gaza fosse un “plausibile genocidio” e a luglio ha emesso un parere > consultivo che ha ribadito l’illegalità dell’occupazione, ha condannato > l’apartheid e ordinata la rimozione delle colonie; a marzo il Consiglio di > sicurezza dell’ONU ha ordinato un immediato cessate il fuoco, come sempre > disatteso; a settembre l’Assemblea Generale dell’ONU ha recepito il parere, > dato un termine di 12 mesi per il ritiro dei coloni e ha ordinato agli Stati > di interrompere ogni rapporto con Israele pena la complicità nel genocidio; a > novembre la Corte Penale Internazionale ha emanato gli ordini di arresto di > Netanyahu e Gallant. > > 5 . Il 23 giugno 2026 la Commissione indipendente internazionale del Consiglio > dei diritti umani ha depositato un rapporto, il secondo, ancora più analitico > del precedente. > > Vi si legge che sono stati uccisi 20.179 bambini e ne sono stati feriti 44.143 > e queste sono solo le vittime note, poi ci sono gli scomparsi sotto le macerie > ma anche nelle carceri. Inoltre che “è compromessa la salute riproduttiva e > neonatale” e che “è in atto una strategia per distruggere la continuità > biologica”. E che, come dimostra anche un rapporto dell’organizzazione per i > diritti umani B’Tselem, in Cisgiordania è da tempo in corso una feroce > offensiva tendente a espropriare e a cacciare i palestinesi, e a ripetere la > “soluzione finale” colpendo deliberatamente i bambini, come a Gaza. > > 6 . In questa situazione drammatica, che disumanizza il mondo e lo porta sul > bordo del baratro della terza guerra mondiale e nucleare, che scuote > profondamente le coscienze, cosa fa il governo italiano nonostante l’articolo > 11 della Costituzione italiana? > > Introduce il DDL che di fatto assimila antisionismo e antisemitismo; promulga > i decreti sicurezza volti alla repressione del diritto di espressione e di > manifestazione; non firma, con l’Ungheria, un documento di 79 Paesi in difesa > della Corte penale internazionale sotto sanzioni; blocca, con la Germania, la > sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele nonostante la palese > violazione della clausola del rispetto dei diritti umani; rinnova il > memorandum di intesa Italia- Israele. > > Una scelta di campo ben precisa che si traduce in una complicità nel genocidio > tanto che pende avanti alla Corte penale internazionale una denuncia di 51 > giuristi perché sia accertata la responsabilità del governo italiano. > > — > > In questo contesto di diffusa complicità anche il singolo individuo – a > maggior ragione se palestinese – ha il diritto/dovere di chiamarsi fuori, > solidarizzando e sostenendo il popolo palestinese nella sua sofferta > resistenza quotidiana, contribuendo concretamente a ridurre le conseguenze del > genocidio in corso. > > Per queste inoppugnabili ragioni, siamo inoltre a denunciare le condizioni > disumane in cui sono tenuti nelle carceri israeliane decine di migliaia di > prigionieri e detenuti palestinesi, sottoposti a torture e a stupri e lasciati > morire semplicemente perché hanno fatto il loro dovere, come il medico > pediatra Hussam Abu Safiya, ridotto in fin di vita, o come il leader Marwan > Barghouti. > > Per queste inoppugnabili ragioni, esprimiamo la nostra piena solidarietà ai > detenuti palestinesi in Italia, incriminati per la loro attività di aiuto e > sostegno alle famiglie palestinesi a Gaza e Cisgiordania, cui hanno concorso > organizzazioni di volontariato e persone singole, tra le quali molte che > firmano questa lettera. > > Per queste inoppugnabili ragioni, esprimiamo la nostra vicinanza fraterna e la > nostra solidarietà ai rappresentanti dell’Associazione dei Palestinesi in > Italia (A.P.I.) e dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo > Palestinese (A.B.S.P.P.): Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser Elasaly (di > quest’ultimo in condizioni di salute precaria non si hanno più notizie nel > trasferimento dalla Calabria in un carcere della Sardegna), Ryiad Albustanji, > nonché Anan Yaeesh e Ahmad Salem. > > Benemeriti quali sono, non possono e non debbono essere incriminati e sbattuti > in carcere. > > È come vivere in un mondo alla rovescia: sono trattate da criminali le persone > solidali col proprio popolo, le persone che si battono per la difesa, il > rispetto e l’attuazione dei diritti umani e del diritto internazionale, > sistematicamente violati da Israele e dagli Stati suoi alleati e sostenitori. > > Noi, questo mondo alla rovescia lo ripudiamo e affermiamo che se la > solidarietà e la resistenza per l’autodeterminazione e la libertà dei popoli, > e del popolo palestinese in particolare, diventano un crimine anche noi siamo > incriminabili e ci sottoponiamo al giudizio, per la verità e la giustizia. Le firme alla dichiarazione vengono raccolte da oggi, 15 luglio 2026. «Chi firma la dichiarazione – precisano i promotori dell’iniziativa – può integrarla con un suo pensiero, una sua opinione e una sua proposta finalizzate a rafforzare, nel nostro Paese e nel mondo, le resistenze di “restare umani”, per il disarmo e la pace, per i diritti umani e il diritto internazionale, per la giustizia sociale e ambientale». Si sono già aggiunte quelle di centinaia persone e, in risposta alla sollecitazione di Ugo Giannangeli e Giuseppe Natale, è stata presentata la richiesta di integrare il documento con la denuncia dell’ingiusto trattamento inflitto a 5 giovani tra i 16 e i 18 anni partecipanti a una manifestazione svolta nell’ambito della mobilitazione nazionale in solidarietà con il popolo palestinese. A settembre il documento e le osservazioni, le analisi e le proposte nel frattempo pervenute verranno presentati in iniziative che saranno coordinate insieme ai promotori. Le adesioni (nome, cognome, comune di residenza e/o domicilio) vanno inviate a: 80moliberazpropalestinapropace@gmail.com Redazione Italia
July 15, 2026
Pressenza
PRC: “Libertà per Marwan Barghouti. Libertà per i prigionieri palestinesi”
Esprimiamo la più ferma condanna per il nuovo gravissimo episodio denunciato dalla famiglia e dal legale di Marwan Barghouti, in carcere da 24 anni. Abbiamo appreso da sua moglie Fadwa che una guardia carceraria, gli ha sparato in una gamba una pallottola di gomma, provocando gravi ferite che, secondo suo figlio Arab, non risultano adeguatamente curate. Esigiamo un’immediata visita medica indipendente effettuata da personale del Comitato della Croce Rossa, per lui e per gli oltre 10mila detenuti palestinesi. Esigiamo un’indagine internazionale in merito alle violenze che si perpetrano quotidianamente nelle carceri israeliane. Marwan Barghouti e tanti altri sono sottoposti ad una documentata serie di aggressioni, privazioni, intimidazioni e lunghi periodi di isolamento, persino senza alcun processo o alcuna condanna. In Palestina si svolgeranno il 28 novembre le elezioni legislative mentre per il primo trimestre del 2027 sono previste le presidenziali a cui Marwan Barghouti intende candidarsi. Lui è fra le personalità più rappresentative del popolo palestinese, che può tanto ricomporre le divisioni e favorire un rinnovamento democratico, quanto avviare un confronto paritario con l’occupante. Per farlo deve essere uomo libero. Il nostro partito fa parte e sostiene la Campagna internazionale per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi e chiama tutte e tutti a rafforzare l’urgenza di tale mobilitazione. Pretendiamo in tal senso un impegno concreto dell’Unione Europea e del governo italiano, affinché i tanti e le tante – fra loro molti minori e privi di processo equo – vengano liberati. Soltanto un simile percorso potrà permettere di aprire un reale processo di pace, fondato sulla fine dell’occupazione e dell’apartheid, sul pieno riconoscimento e l’autodeterminazione incondizionata del popolo di Palestina. Libertà per Marwan Barghouti. Libertà per i prigionieri palestinesi. Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
July 14, 2026
Pressenza
Israele spara a Marwan Barghouti in carcere: ferito il “Mandela palestinese”
Marwan Barghouti è stato ferito a una gamba da un proiettile di gomma sparato da una guardia carceraria israeliana. Il “Mandela palestinese” ha scritto in una lettera al suo avvocato che il colpo gli ha causato una ferita molto dolorosa. “Una delle guardie ha sparato alla gamba di Marwan, provocandogli […] L'articolo Israele spara a Marwan Barghouti in carcere: ferito il “Mandela palestinese” su Contropiano.
July 14, 2026
Contropiano
Palestina, la terra invisibile
I mutilatini di Gaza Un giovane palestinese di 21 anni è stato assassinato e altri due sono rimasti feriti ieri, sabato, in un raid effettuato da un drone israeliano su un veicolo civile in Al-Rashid Street, a ovest del campo profughi di Nuseirat. Il drone ha preso di mira il veicolo civile con diversi missili, poi ha inseguito, e colpito a mitragliate, le persone a bordo mentre cercavano di allontanarsi verso la riva del mare. Nella Striscia di Gaza meridionale, l’ospedale Nasser ha annunciato la morte di un palestinese, deceduto a causa delle ferite riportate in un precedente raid israeliano contro le tende degli sfollati nella zona di Al-Mawasi. A Gaza non c’è nessun cessate il fuoco. Sabato, associazioni della società civile di Gaza hanno organizzato un evento in onore dei bambini che hanno perso un arto a causa della guerra, con l’obiettivo di risollevare il loro morale e richiamare l’attenzione sulla loro difficile situazione umanitaria. Sono stati lanciati appelli per la fornitura di cure mediche, protesi e per garantire loro la possibilità di viaggiare per ricevere ulteriori cure all’estero. Uno degli organizzatori dell’evento, svoltosi nel campo profughi di Bureij, ha sottolineato la necessità di sostenere i piccoli e di fornire loro assistenza psicologica, morale e materiale, data quella che ha definito la grave carenza della comunità internazionale e delle organizzazioni internazionali nel soddisfare i loro bisogni medici. Un altro partecipante ha rivolto un messaggio alla comunità internazionale, esortandola a prestare maggiore attenzione ai feriti, in particolare agli amputati, sottolineando che i loro bisogni primari includono cure mediche, possibilità di viaggiare e la fornitura di protesi. Una madre di un bambino che ha perse le due gambe, ha affermato che “nonostante le ferite, rimaniamo determinati e ambiziosi, impegnandoci a continuare a vivere e a realizzare i sogni dei nostri bambini”. Ha considerato il riconoscimento ricevuto in questo evento come un messaggio che dimostra che c’è ancora qualcuno che si ricorda di loro e si preoccupa della loro causa, il che dà loro il sostegno morale per perseverare. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), quasi 42.000 persone a Gaza hanno subito lesioni permanenti a causa della guerra. Un quarto dei feriti è un bambino. L’UNRWA ha pubblicato un rapporto secondo il quale, “Gaza ha ora la più grande popolazione di bambini amputati nella storia moderna”. Con il sistema sanitario al collasso durante la guerra, coloro che hanno subito gravi lesioni faticano ad accedere alle cure e alla riabilitazione necessarie per ricostruire le proprie vite. La democrazia dell’apartheid Oggi, domenica, sette palestinesi sono rimasti feriti, contusi e soffocati in seguito ad un attacco effettuato dai coloni ebrei israeliani in Cisgiordania contro il villaggio di Huwwara a Masafer Yatta, a sud di Hebron. I feriti sono un anziano, 4 donne e 2 bambini che si trovavano nel loro terreno agricolo adiacente la loro casa. Terreno e casa fanno gola ai colonialisti che se ne vogliono impossessare cacciando gli abitanti nativi. L’esercito di occupazione israeliano è intervenuto ed ha arrestato non gli aggressori ma i tre uomini palestinesi aggrediti sulla loro terra. È la democrazia del’Apartheid. Anche l’amministrazione militare israeliana della Cisgiordania si adopera alacremente nel furto di terre palestinesi. Nel 2026, sono state emesse 49 ordinanze militari che limitano l’accesso dei proprietari palestinesi ai loro appezzamenti. Con questi ordini sono stati sottratti di fatto ai palestinesi 2093 donum. La distribuzione geografica di questi terreni dimostra la loro contiguità a colonie ebraiche. Una sottrazione di terreni palestinesi che servirà all’allargamento di queste colonie oppure per la costruzione di strade di collegamento segregazioniste con il territorio israeliano. Il garbuglio elettorale Le elezioni politiche palestinesi sono condizionate dalle decisioni del governo di Tel Aviv in merito al voto a Gerusalemme est occupata. Nel 2019, Abbas ha rinviato le elezioni con il pretesto della mancata partecipazione degli elettori palestinesi di Gerusalemme, impedita dal governo israeliano. Analisti palestinesi e arabi sostengono che le pressioni internazionali (Usa e UE) per il rinnovamento dell’ANP e per addomesticarla sono tali che questa volta il presidente palestinese non avrà la possibilità di rinviare le elezioni con quel pretesto. Infatti egli si è limitato a indire le sole elezioni legislative e ha escluso quelle presidenziali. Malgrado la modifica unilaterale della legge elettorale e le norme di esclusione ivi previste, tutte le organizzazioni palestinesi hanno deciso di partecipare al voto. Al-Fatah è divisa in tre tronconi e non sembra vi siano possibilità di unificarli in un’unica lista. La stampa israeliana rincara la dose della discordia e parla di una legge elettorale, approvata con un decreto di Abbas, che tra le righe chiude le porte alla candidatura di Marwan Barghouti. “Si prevede la presenza fisica del candidato alla presentazione della domanda”, ma il Mandela palestinese è dietro le sbarre in un carcere israeliano. Abu Safiya sia liberato Mentre prosegue l’occupazione del Sud del Libano e la guerra contro l’Iran, il mondo si attiva per la liberazione di Abu Safiya. Oggi pomeriggio, il webinar di Doctors Against Genocide affronterà la campagna per la liberazione del dr Abu Safiya e come svilupparla per aumentare le pressioni sul governo Netanyahu e smuovere le diplomazie inette. Questo il link a Zoom per partecipare Iscrizione al Webinar – Zoom domenica a mezzogiorno L’associazione IJAN (International Jewish Anti-zionist Network) di Londra ha organizzato il 10 luglio un presidio davanti all’ambasciata israeliana, per chiedere la liberazione del dr. Abu Safiya. Amnesty International ha dichiarato che le autorità israeliane devono scarcerare immediatamente il pediatra palestinese e direttore dell’ospedale Kamal Adwan, il dottor Hussam Abu Safiya, detenuto arbitrariamente, alla luce delle informazioni riferite dal suo avvocato dopo una visita in carcere, secondo le quali la sua vita è in imminente pericolo a causa delle torture e dei maltrattamenti cui è stato sottoposto durante la detenzione. Per firmare la petizione: Il medico palestinese Hussam Abu Safiya è in grave pericolo di vita – Amnesty International Italia Il 15 luglio: l’Ora della Solidarietà Globale. Un’ora a mezzogiorno (ora locale), ovunque voi siate, per chiedere la liberazione di tutti gli ostaggi palestinesi, a partire dagli operatori sanitari. Appello in solidarietà con il dr Hussam abu Safiya da Doctors Against Genocide.         ANBAMED
July 12, 2026
Pressenza
Tomorrow’s Freedom, un film su Marwan Barghouti
Tomorrow’s Freedom è un documentario britannico del 2022, della durata di 97 minuti, realizzato dopo oltre cinque anni di riprese. Attraverso un accesso intimo e diretto alla famiglia di Marwan Barghouti, leader politico palestinese incarcerato da oltre vent’anni, il film intreccia interviste esclusive, materiali d’archivio e immagini contemporanee provenienti dalla Cisgiordania, ricostruendo più di trent’anni di storia politica e umana. Eletto membro del Parlamento palestinese  e sostenitore degli Accordi di Oslo negli anni ’90, Barghouti è stato arrestato da Israele nel 2002 e condannato a cinque ergastoli. Oggi, secondo diversi sondaggi, resta una delle figure più accreditate come possibile futuro leader palestinese. Il documentario affronta senza semplificazioni il nodo della detenzione, della rappresentanza politica e della speranza, offrendo uno sguardo complesso e profondamente umano sul conflitto. Figura centrale del racconto è Fadwa Barghouti, avvocata e attivista, da oltre quarant’anni impegnata nella difesa dei diritti e oggi portavoce del marito. Il film restituisce la dimensione privata e pubblica di una donna che ha trasformato l’attesa, la distanza e la privazione in un impegno politico e civile costante. “Tomorrow’s Freedom è un film necessario, non perché offra risposte, ma perché pone domande che non possiamo più evitare”, ha dichiarato Fabia Bettini. “Sentiamo la responsabilità di sostenere un cinema che sappia entrare nei nodi più dolorosi del presente con onestà, complessità e rispetto. Questo documentario ci ricorda che dietro ogni conflitto ci sono storie umane, famiglie, attese, e che il cinema può ancora essere uno spazio di ascolto, di consapevolezza e di dialogo”. il film documentario Tomorrow’s freedom verrà proiettato Giovedì 4 giugno al Salone Nelson Mandela della Camera del Lavoro di Piacenza in via XXIV Maggio, 18. Introdurrà Luisa Morgantini, una delle voci più autorevoli del pacifismo italiano, da anni impegnata sul campo e nelle istituzioni europee (è stata Vice Presidente del Parlamento Europeo) per la difesa dei diritti umani. L’iniziativa rientra nell’ambito della campagna per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi. Nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani sono trattenuti oltre 10 000 prigionieri palestinesi, di cui circa 500 sono minori di 18 anni. Oltre la metà dei prigionieri si trova in “detenzione amministrativa”, ovvero senza accuse formali né processo. I bambini palestinesi sono gli unici bambini al mondo ad essere sistematicamente processati da tribunali militari, con processi iniqui, arresti violenti, spesso notturni e interrogatori coercitivi. L’accusa più comune è il lancio di pietre, per cui si può arrivare ad una pena di 20 anni. In prigione sono sottoposti ad abusi emotivi e fisici, l’assistenza sanitaria e il sostegno psicosociale sono per loro molto limitati. Donne in nero – Europe for Peace – Salaam Ragazzi dell’olivo   Redazione Italia
May 31, 2026
Pressenza
“Si può trattare solo da uomini liberi”: libertà per Marwan Barghouti e per tutti i prigionieri e le prigioniere palestinesi
Oggi a Firenze si è tenuta, al Mandela Forum, l’iniziativa promossa dalla Campagna per la Liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri e le prigioniere palestinesi, dalla Rete degli Enti Locali per i diritti del popolo palestinese e dal Nelson Mandela Forum, un migliaio le persone presenti durante l’incontro, al pranzo di raccolta fondi ed all’Urlo per Gaza, che oggi è tornato nelle strade della città di Firenze. “Si può trattare soltanto da uomini liberi”: con le parole di Mandela, apre Massimo Gramigni, presidente del Nelson Mandela Forum a Firenze, con un appello alla speranza, per poter fare uscire dalla cella Marwan Barghouti, il cui figlio è presente e prenderà parola al termine della mattinata. Sara Lucaroni, giornalista, sottolinea l’impegno della Regione Toscana, con la rete degli enti locali, per un “risveglio delle coscienze”, per quella “famiglia umana che non si è arresa”; questo appello non è però solo per Marwan, ma per tutti i prigionieri e le prigioniere palestinesi, per i diritti umani. “Il tantissimo che c’è ancora da fare” porta oggi ad essere qua ed a confrontarci tra “amiche e amici”, in termini che sono risuonati durante la tarda mattinata tra “compagne e compagni”. Cosimo Guccione, presidente del consiglio comunale di Firenze, parla di “emozioni che si fanno ricordo”, ricordando, nella tradizione di La Pira, Mario Primicerio. Ringraziando i comuni che hanno dato sostegno a Marwan Barghouti, invita a prendere parola, per la rete, il sindaco di San Casciano in Val di Pesa, che, sottolinea, “non può esserci pace senza giustizia” e, con le parole di Mandela, che “la pace nasce dal riconoscimento della dignità e dei diritti di ogni popolo”. Seguono i rappresentanti dei comuni che hanno conferito la cittadinanza onoraria a Marwan, leggendo i testi delle motivazioni della scelta; sono rappresentati i comuni di Pontedera, Calenzano, Vicchio, Impruneta, Campi Bisenzio, San Casciano in Val di Pesa, Calcinaia. Da Pontedera, il ricordo dei detenuti bambini palestinesi, punta di iceberg, che richiama l’importanza che questa campagna per Marwan sia rivolta anche e soprattutto all’infanzia. Da Calenzano, la dimostrazione di quanto tutta la comunità di questo territorio sia vicina al popolo palestinese; Marwan ha subìto, per oltre ventiquattro anni, le torture chiuso in una cella, e come lui altri 10000 palestinesi abbandonati anche dai governi; infatti, “siamo qui anche per esigere giustizia, perché Marwan è la voce di chi non ha voce, è la voce di un popolo che lotta per la propria libertà”, sottolinea Marco Bonaiuti. Da Vicchio: “chi lotta per i propri diritti non è solo un compagno ma un fratello”; infatti Marwan è, sottolinea Federica Petti, “fratello della comunità” e così i suoi familiari e i palestinesi e le palestinesi (tutti e tutte); l’appello è a “stare dalla parte giusta della storia, con il popolo palestinese”. Da Impruneta, segue un appello all’Unione Europea, che non ha ancora preso posizione. Da Campi Bisenzio, si sottolinea il fatto che Israele sia uno stato sionista, che al contempo Marwan non debba diventare un martire; “dobbiamo avere il coraggio di denunciare” e “ci dobbiamo domandare che cosa noi stiamo facendo, mentre i bambini e le bambine vengono bombardate”. Abed Daas prende parola in rappresentanza della comunità palestinese fiorentina: “11000 palestinesi sono nelle carceri israeliane” e, guardando alla realtà, ricorda essere un dato che “l’80 per cento dei palestinesi hanno subito il carcere come strumento di controllo politico, in una società costantemente sottomessa”. Continua: “i partecipanti alla Flotilla abbiamo visto che cosa hanno subìto, abbiamo visto che cosa hanno subito la nostra amica e sorella Antonella Bundu e il nostro amico e fratello Dario Salvetti”. Preoccupato, sottolinea che: “se un ministro può fare sciacallaggio mediatico sui detenuti, questo significa che viene a lui dato il potere di farlo”; resta da chiedersi quale sia il livello di violenza (probabilmente maggiore rispetto a quelli visti aver subìto i partecipanti alla Flotilla) praticato contro detenuti palestinesi: “lì non si sono giornalisti, c’è l’arbitrio assoluto”. Marwan è in prigione dal 2002, “giudicato dall’occupante”, maltrattato, perché Israele teme Marwan per il peso politico di oggi, perché è “figura trasversale”, ha promosso il documento dei prigionieri su una piattaforma comunale di resistenza; “la scarcerazione dei prigionieri è necessaria per la libertà del popolo palestinese, così come fu per il Sud Africa”, quindi l’appello è a “continuare ad informare, smontare le narrazioni, quelle della sicurezza, dietro cui si nasconde l’abuso, e applicare il diritto internazionale”. Antonella Bundu ringrazia i sindaci e fa appello anche al comune di Firenze (tuonano gli applausi di consenso da parte delle persone partecipanti), che possa esserci anche questo comune tra quelli che daranno la cittadinanza onoraria a Marwan. Ricorda che nel carcere israeliano “siamo stati torturati e… lì vengono torturati bambini e bambine”; “in quel mare navi da guerra ricercavano persone protette dal diritto internazionale”, eppure il sequestro avveniva “con la complicità attiva dei governi dell’ l’unione europea”. Continua Antonella: “filo spinato, ci bagnavano in continuazione, ci puntavano il fucile addosso, noi in sciopero della fame, privati del sonno, ci davano calci, rimasti lì due ore in posizione di stress”. Pensando che sia inaccettabile che le istituzioni abbiano permesso questo, si ricorda che “non solo il centro destra, ma anche il cento sinistra sta permettendo tutto questo”. E questo succede anche nel mare mediterraneo, mentre le istituzioni si siedono con i criminali”. Smaschera il fatto che anche qui in Toscana c’è chi appoggia il governo israeliano sionista (riferendosi a Carrai). Chiude con l’appello di riconoscere lo stato di Palestina. Dario Salvetti dichiara: “siamo per la fine del genocidio”; continua: “abbiamo visto solo un piccolo pezzo di una piccola bolla distopica” e “ci deve essere un cambiamento radicale rispetto al sionismo”. Che cosa ci rimane di umano? Si chiede, perché è necessario “rompere ogni accordo con il sionismo col boicottaggio e le sanzioni”; infatti, mentre ci si domanda a che punto sia la “sionizzazione” della nostra società, non si porta la solidarietà alla Palestina come qualcosa di lontano La Flotilla è stata fermata, un briciolo di speranza è necessaria. “Non ci possiamo più permettere di attendere”. Luisa Morgantini ringrazia i sindaci, ricorda che adesso a Ramallah sono entrati i soldati in ospedale, a Gaza stanno continuando a uccidere, hanno ucciso un fotografo che fotografava i bambini, che diceva che anche questi bambini erano diventati i suoi figli. Dobbiamo ricordare, oltre Gaza, anche la Cisgiordania, che “anche il respiro i coloni l’esercito la polizia tolgono”. Perché il disegno di Israele non è più quello dal fiume al mare ma che questa terra sarà nostra dal tigri all’eufrate perché dio ce l’ha data. In nome di Dio viene fatto tutto questo. Non c’è silenzio nel mondo ma chi non parla o parla male sono i governi , che si spera che vadano davanti al parlamento europeo. Fa appello all’unità ed al valore a chi conferisce le cittadinanze onorarie a Bargouti. Arab Barghouti, emozionato, ringrazia per la solidarietà attiva , diversa dall’empatia silenziosa. Ricorda che “essere pro Palestina significa essere per tutti i popoli oppressi nel mondo”. A Gaza è in corso un genocidio ancora oggi, negli ultimi due tre giorni abbiamo visto scene che mettono alla prova l’umanità del mondo. In questo momento Israele quindi non sta rispettando quel cessate il fuoco di cui si parla, è una finzione (strumentale). “Dal 7 ottobre mio padre è in isolamento, rotte le costole, la mano destra”; e ancora “da più di cinquanta anni lotta per il popolo palestinese”; suo padre “non è mai stato una minaccia per la sicurezza, ma una minaccia per gli obiettivi politici di Israele, che vuole fare una vera e propria pulizia etnica”. È in gioco la libertà per tutti i palestinesi e le palestinesi oppresse. Suo padre, continua Arab, “crede nel diritto internazionale e nel diritto all’autodifesa dei palestinesi. L’obiettivo degli oppressori è uccidere ogni speranza tra gli oppressi, mio padre porta la speranza di un futuro migliore per la Palestina, che i bambini palestinesi possano vivere in sicurezza. La causa palestinese la insegniamo ai nostri figli, non la si può cancellare”, anche perché “non si può dimenticare la libertà della Palestina, non ci potrà altrimenti essere nessuna Pace in Medio oriente”. E chiude con l’appello a continuare a fare pressione sui governi, compre quello italiano, per “un atteggiamento giusto nei confronti del popolo Palestinese”, restituendo responsabilità collettiva. Foto di Emanuela Bavazzano Emanuela Bavazzano
May 30, 2026
Pressenza
Marwan Barghouti, il più votato
 Congresso Al-Fatah La redazione di Anbamed ha ottenuto i risultati finali delle elezioni del movimento palestinese Fatah. Trionfo per Marwan Barghouti, risultato il primo votato. I vincitori dei seggi del Comitato Centrale, elencati in ordine di voti ricevuti, sono i seguenti: Marwan Barghouti, Majid Faraj, Jibril Rajoub, Hussein al-Sheikh, Dr. Laila Ghannam, Mahmoud al-Aloul, Tawfiq al-Tirawi, Yasser Abbas, Tayseer al-Bardouni, Zakaria Zubeidi, Ahmed Abu Holi, Ahmed Helles, Adnan Ghaith, Mousa Abu Zeid, Dalal Salameh, Iyad Safi e Dr. Mohammad Shtayyeh. Diverse figure di spicco hanno lasciato la leadership del movimento, tra cui Abbas Zaki, Azzam al-Ahmad, Rouhi Fattouh, Ismail Jabr e Sabri Saidam. Tra i volti nuovi più importanti nella leadership del movimento ci sono il maggiore generale Majid Faraj, capo del servizio di intelligence generale; i prigionieri rilasciati Zakaria Zubeidi e Tayseer al-Bardouni; Yasser Abbas, figlio del presidente Mahmoud Abbas; e la dottoressa Laila Ghannam, governatrice di Ramallah. Come avevamo anticipato ieri, si apre la strada al figlio del presidente Abbas per ottenere un ruolo politico di primo piano nella futura geografia istituzionale del movimento Fatah e di conseguenza nell’ANP. Finora aveva lavorato come imprenditore milionario residente in Canada. Hamas Anche Hamas è alla ricerca di un nuovo capo, dopo l’assassinio di Sinwar, nel 2024. Un comunicato del movimento afferma che “sono state eseguite le consultazioni segrete tra i dirigenti e finora non è stato possibile designare una nuova figura dirigenziale”. Secondo esperti egiziani, la scelta è tra Mishaal (che si trova attualmente in Qatar) e il negoziatore Al-Hayya (che si trova tra Il Cairo e Ankara). Tunisia Le strade della capitale tunisina e di diverse altre città sono state teatro di proteste e manifestazioni popolari per denunciare il deterioramento delle condizioni di vita e l’aggravarsi della crisi economica, nonché per chiedere la liberazione dei prigionieri politici e il rispetto dei diritti e delle libertà pubbliche, compresa la libertà di riunione. Questi movimenti di piazza avvengono in un momento di crescente tensione negli ambienti dei diritti umani in Tunisia. L’Ordine degli Avvocati ha annunciato una serie di scioperi generali nei tribunali a partire dal 19 maggio, per protestare contro “il disprezzo delle autorità per le rivendicazioni professionali degli avvocati e il continuo deterioramento del sistema giudiziario”. ANBAMED
May 17, 2026
Pressenza
Saif Abukeshek e Thiago Ávila rilasciati: una vittoria della soliderietà internazionale
BARCELLONA/MARMARIS – La Global Sumud Flotilla conferma che Saif Abukeshek e Thiago Ávila sono stati rilasciati dalla detenzione illegale israeliana dopo essere stati rapiti e aver subito dieci giorni di abusi e torture. Saif ha viaggiato attraverso Atene ed è arrivato a Barcellona nel primo pomeriggio di oggi, ricongiungendosi con sua moglie e i suoi figli. Thiago ha attraversato il confine di Taba e sarà a casa in Brasile con sua moglie e sua figlia entro il pomeriggio di lunedì. Questo è ciò che significa mobilitazione. Il loro rilascio dimostra che una pressione internazionale e politica costante funziona. In questo senso, lo celebriamo. Ma diciamo chiaramente ciò che non cambia. Il rilascio non è libertà. Saif e Thiago tornano a casa mentre 9.500 uomini, donne e bambini palestinesi restano detenuti illegalmente nelle carceri del regime israeliano, sottoposti allo stesso sistema di detenzione illegale, tortura e impunità che i nostri compagni hanno sperimentato per dieci giorni e che i palestinesi subiscono da decenni. Quel sistema ha un volto. Tre detenuti palestinesi recentemente rilasciati hanno descritto le condizioni del dottor Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord di Gaza, detenuto da Israele dal 27 dicembre 2024. Descrivono un uomo quasi irriconoscibile: sotto shock, incapace di parlare correttamente, con le sue urla udibili durante gli abusi. Privato delle cure mediche. Sottoposto a lunghi periodi in catene, perquisizioni corporali degradanti, pestaggi e attacchi con cani. Questa è la realtà per oltre 9.500 palestinesi oggi, molti dei quali senza alcuna prospettiva di rilascio. Allo stesso modo, recentemente sono emerse notizie di torture e abusi continui contro Marwan Barghouti. Marwan è detenuto illegalmente dal regime israeliano da 24 anni e continua a essere sottoposto al loro sistema di apartheid, abuso e detenzione ingiusta. Continuiamo inoltre a chiedere il rilascio dei nostri compagni tunisini. Questa lotta non finisce con i rilasci. Finisce quando il sistema che li ha prodotti sarà completamente smantellato. La missione continua. 57 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla restano a Marmaris, in Turchia, con partecipanti e organizzatori riuniti per discutere i prossimi passi e la strategia futura. Mentre il regime israeliano continua a cercare di spezzare la volontà del popolo palestinese e di tutti coloro che gli stanno accanto, le notizie di oggi e l’escalation della violenza e dell’impunità da parte di Israele non fanno che rafforzarne la determinazione. Questo rilascio arriva inoltre mentre oggi si è tenuto presso l’Università Muğla Sıtkı Koçman il simposio giuridico “Resistenza civile contro il genocidio: la Global Sumud Flotilla e il diritto internazionale”, durante il quale studiosi e professionisti del diritto hanno esaminato le responsabilità degli Stati e i meccanismi di accountability, inclusi possibili procedimenti presso la Corte Penale Internazionale. Il rilascio dei nostri compagni non chiude il fascicolo legale. Lo arricchisce. Continuiamo a chiedere che l’UE e la Grecia rispondano del loro silenzio e della loro complicità, e chiediamo sanzioni immediate contro Israele per questo rapimento illegale, per il genocidio e per le continue violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Palestina libera. Global Sumud Flotilla
May 11, 2026
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