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Tomorrow’s Freedom, un film su Marwan Barghouti
Tomorrow’s Freedom è un documentario britannico del 2022, della durata di 97 minuti, realizzato dopo oltre cinque anni di riprese. Attraverso un accesso intimo e diretto alla famiglia di Marwan Barghouti, leader politico palestinese incarcerato da oltre vent’anni, il film intreccia interviste esclusive, materiali d’archivio e immagini contemporanee provenienti dalla Cisgiordania, ricostruendo più di trent’anni di storia politica e umana. Eletto membro del Parlamento palestinese  e sostenitore degli Accordi di Oslo negli anni ’90, Barghouti è stato arrestato da Israele nel 2002 e condannato a cinque ergastoli. Oggi, secondo diversi sondaggi, resta una delle figure più accreditate come possibile futuro leader palestinese. Il documentario affronta senza semplificazioni il nodo della detenzione, della rappresentanza politica e della speranza, offrendo uno sguardo complesso e profondamente umano sul conflitto. Figura centrale del racconto è Fadwa Barghouti, avvocata e attivista, da oltre quarant’anni impegnata nella difesa dei diritti e oggi portavoce del marito. Il film restituisce la dimensione privata e pubblica di una donna che ha trasformato l’attesa, la distanza e la privazione in un impegno politico e civile costante. “Tomorrow’s Freedom è un film necessario, non perché offra risposte, ma perché pone domande che non possiamo più evitare”, ha dichiarato Fabia Bettini. “Sentiamo la responsabilità di sostenere un cinema che sappia entrare nei nodi più dolorosi del presente con onestà, complessità e rispetto. Questo documentario ci ricorda che dietro ogni conflitto ci sono storie umane, famiglie, attese, e che il cinema può ancora essere uno spazio di ascolto, di consapevolezza e di dialogo”. il film documentario Tomorrow’s freedom verrà proiettato Giovedì 4 giugno al Salone Nelson Mandela della Camera del Lavoro di Piacenza in via XXIV Maggio, 18. Introdurrà Luisa Morgantini, una delle voci più autorevoli del pacifismo italiano, da anni impegnata sul campo e nelle istituzioni europee (è stata Vice Presidente del Parlamento Europeo) per la difesa dei diritti umani. L’iniziativa rientra nell’ambito della campagna per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi. Nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani sono trattenuti oltre 10 000 prigionieri palestinesi, di cui circa 500 sono minori di 18 anni. Oltre la metà dei prigionieri si trova in “detenzione amministrativa”, ovvero senza accuse formali né processo. I bambini palestinesi sono gli unici bambini al mondo ad essere sistematicamente processati da tribunali militari, con processi iniqui, arresti violenti, spesso notturni e interrogatori coercitivi. L’accusa più comune è il lancio di pietre, per cui si può arrivare ad una pena di 20 anni. In prigione sono sottoposti ad abusi emotivi e fisici, l’assistenza sanitaria e il sostegno psicosociale sono per loro molto limitati. Donne in nero – Europe for Peace – Salaam Ragazzi dell’olivo   Redazione Italia
May 31, 2026
Pressenza
“Si può trattare solo da uomini liberi”: libertà per Marwan Barghouti e per tutti i prigionieri e le prigioniere palestinesi
Oggi a Firenze si è tenuta, al Mandela Forum, l’iniziativa promossa dalla Campagna per la Liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri e le prigioniere palestinesi, dalla Rete degli Enti Locali per i diritti del popolo palestinese e dal Nelson Mandela Forum, un migliaio le persone presenti durante l’incontro, al pranzo di raccolta fondi ed all’Urlo per Gaza, che oggi è tornato nelle strade della città di Firenze. “Si può trattare soltanto da uomini liberi”: con le parole di Mandela, apre Massimo Gramigni, presidente del Nelson Mandela Forum a Firenze, con un appello alla speranza, per poter fare uscire dalla cella Marwan Barghouti, il cui figlio è presente e prenderà parola al termine della mattinata. Sara Lucaroni, giornalista, sottolinea l’impegno della Regione Toscana, con la rete degli enti locali, per un “risveglio delle coscienze”, per quella “famiglia umana che non si è arresa”; questo appello non è però solo per Marwan, ma per tutti i prigionieri e le prigioniere palestinesi, per i diritti umani. “Il tantissimo che c’è ancora da fare” porta oggi ad essere qua ed a confrontarci tra “amiche e amici”, in termini che sono risuonati durante la tarda mattinata tra “compagne e compagni”. Cosimo Guccione, presidente del consiglio comunale di Firenze, parla di “emozioni che si fanno ricordo”, ricordando, nella tradizione di La Pira, Mario Primicerio. Ringraziando i comuni che hanno dato sostegno a Marwan Barghouti, invita a prendere parola, per la rete, il sindaco di San Casciano in Val di Pesa, che, sottolinea, “non può esserci pace senza giustizia” e, con le parole di Mandela, che “la pace nasce dal riconoscimento della dignità e dei diritti di ogni popolo”. Seguono i rappresentanti dei comuni che hanno conferito la cittadinanza onoraria a Marwan, leggendo i testi delle motivazioni della scelta; sono rappresentati i comuni di Pontedera, Calenzano, Vicchio, Impruneta, Campi Bisenzio, San Casciano in Val di Pesa, Calcinaia. Da Pontedera, il ricordo dei detenuti bambini palestinesi, punta di iceberg, che richiama l’importanza che questa campagna per Marwan sia rivolta anche e soprattutto all’infanzia. Da Calenzano, la dimostrazione di quanto tutta la comunità di questo territorio sia vicina al popolo palestinese; Marwan ha subìto, per oltre ventiquattro anni, le torture chiuso in una cella, e come lui altri 10000 palestinesi abbandonati anche dai governi; infatti, “siamo qui anche per esigere giustizia, perché Marwan è la voce di chi non ha voce, è la voce di un popolo che lotta per la propria libertà”, sottolinea Marco Bonaiuti. Da Vicchio: “chi lotta per i propri diritti non è solo un compagno ma un fratello”; infatti Marwan è, sottolinea Federica Petti, “fratello della comunità” e così i suoi familiari e i palestinesi e le palestinesi (tutti e tutte); l’appello è a “stare dalla parte giusta della storia, con il popolo palestinese”. Da Impruneta, segue un appello all’Unione Europea, che non ha ancora preso posizione. Da Campi Bisenzio, si sottolinea il fatto che Israele sia uno stato sionista, che al contempo Marwan non debba diventare un martire; “dobbiamo avere il coraggio di denunciare” e “ci dobbiamo domandare che cosa noi stiamo facendo, mentre i bambini e le bambine vengono bombardate”. Abed Daas prende parola in rappresentanza della comunità palestinese fiorentina: “11000 palestinesi sono nelle carceri israeliane” e, guardando alla realtà, ricorda essere un dato che “l’80 per cento dei palestinesi hanno subito il carcere come strumento di controllo politico, in una società costantemente sottomessa”. Continua: “i partecipanti alla Flotilla abbiamo visto che cosa hanno subìto, abbiamo visto che cosa hanno subito la nostra amica e sorella Antonella Bundu e il nostro amico e fratello Dario Salvetti”. Preoccupato, sottolinea che: “se un ministro può fare sciacallaggio mediatico sui detenuti, questo significa che viene a lui dato il potere di farlo”; resta da chiedersi quale sia il livello di violenza (probabilmente maggiore rispetto a quelli visti aver subìto i partecipanti alla Flotilla) praticato contro detenuti palestinesi: “lì non si sono giornalisti, c’è l’arbitrio assoluto”. Marwan è in prigione dal 2002, “giudicato dall’occupante”, maltrattato, perché Israele teme Marwan per il peso politico di oggi, perché è “figura trasversale”, ha promosso il documento dei prigionieri su una piattaforma comunale di resistenza; “la scarcerazione dei prigionieri è necessaria per la libertà del popolo palestinese, così come fu per il Sud Africa”, quindi l’appello è a “continuare ad informare, smontare le narrazioni, quelle della sicurezza, dietro cui si nasconde l’abuso, e applicare il diritto internazionale”. Antonella Bundu ringrazia i sindaci e fa appello anche al comune di Firenze (tuonano gli applausi di consenso da parte delle persone partecipanti), che possa esserci anche questo comune tra quelli che daranno la cittadinanza onoraria a Marwan. Ricorda che nel carcere israeliano “siamo stati torturati e… lì vengono torturati bambini e bambine”; “in quel mare navi da guerra ricercavano persone protette dal diritto internazionale”, eppure il sequestro avveniva “con la complicità attiva dei governi dell’ l’unione europea”. Continua Antonella: “filo spinato, ci bagnavano in continuazione, ci puntavano il fucile addosso, noi in sciopero della fame, privati del sonno, ci davano calci, rimasti lì due ore in posizione di stress”. Pensando che sia inaccettabile che le istituzioni abbiano permesso questo, si ricorda che “non solo il centro destra, ma anche il cento sinistra sta permettendo tutto questo”. E questo succede anche nel mare mediterraneo, mentre le istituzioni si siedono con i criminali”. Smaschera il fatto che anche qui in Toscana c’è chi appoggia il governo israeliano sionista (riferendosi a Carrai). Chiude con l’appello di riconoscere lo stato di Palestina. Dario Salvetti dichiara: “siamo per la fine del genocidio”; continua: “abbiamo visto solo un piccolo pezzo di una piccola bolla distopica” e “ci deve essere un cambiamento radicale rispetto al sionismo”. Che cosa ci rimane di umano? Si chiede, perché è necessario “rompere ogni accordo con il sionismo col boicottaggio e le sanzioni”; infatti, mentre ci si domanda a che punto sia la “sionizzazione” della nostra società, non si porta la solidarietà alla Palestina come qualcosa di lontano La Flotilla è stata fermata, un briciolo di speranza è necessaria. “Non ci possiamo più permettere di attendere”. Luisa Morgantini ringrazia i sindaci, ricorda che adesso a Ramallah sono entrati i soldati in ospedale, a Gaza stanno continuando a uccidere, hanno ucciso un fotografo che fotografava i bambini, che diceva che anche questi bambini erano diventati i suoi figli. Dobbiamo ricordare, oltre Gaza, anche la Cisgiordania, che “anche il respiro i coloni l’esercito la polizia tolgono”. Perché il disegno di Israele non è più quello dal fiume al mare ma che questa terra sarà nostra dal tigri all’eufrate perché dio ce l’ha data. In nome di Dio viene fatto tutto questo. Non c’è silenzio nel mondo ma chi non parla o parla male sono i governi , che si spera che vadano davanti al parlamento europeo. Fa appello all’unità ed al valore a chi conferisce le cittadinanze onorarie a Bargouti. Arab Barghouti, emozionato, ringrazia per la solidarietà attiva , diversa dall’empatia silenziosa. Ricorda che “essere pro Palestina significa essere per tutti i popoli oppressi nel mondo”. A Gaza è in corso un genocidio ancora oggi, negli ultimi due tre giorni abbiamo visto scene che mettono alla prova l’umanità del mondo. In questo momento Israele quindi non sta rispettando quel cessate il fuoco di cui si parla, è una finzione (strumentale). “Dal 7 ottobre mio padre è in isolamento, rotte le costole, la mano destra”; e ancora “da più di cinquanta anni lotta per il popolo palestinese”; suo padre “non è mai stato una minaccia per la sicurezza, ma una minaccia per gli obiettivi politici di Israele, che vuole fare una vera e propria pulizia etnica”. È in gioco la libertà per tutti i palestinesi e le palestinesi oppresse. Suo padre, continua Arab, “crede nel diritto internazionale e nel diritto all’autodifesa dei palestinesi. L’obiettivo degli oppressori è uccidere ogni speranza tra gli oppressi, mio padre porta la speranza di un futuro migliore per la Palestina, che i bambini palestinesi possano vivere in sicurezza. La causa palestinese la insegniamo ai nostri figli, non la si può cancellare”, anche perché “non si può dimenticare la libertà della Palestina, non ci potrà altrimenti essere nessuna Pace in Medio oriente”. E chiude con l’appello a continuare a fare pressione sui governi, compre quello italiano, per “un atteggiamento giusto nei confronti del popolo Palestinese”, restituendo responsabilità collettiva. Foto di Emanuela Bavazzano Emanuela Bavazzano
May 30, 2026
Pressenza
Marwan Barghouti, il più votato
 Congresso Al-Fatah La redazione di Anbamed ha ottenuto i risultati finali delle elezioni del movimento palestinese Fatah. Trionfo per Marwan Barghouti, risultato il primo votato. I vincitori dei seggi del Comitato Centrale, elencati in ordine di voti ricevuti, sono i seguenti: Marwan Barghouti, Majid Faraj, Jibril Rajoub, Hussein al-Sheikh, Dr. Laila Ghannam, Mahmoud al-Aloul, Tawfiq al-Tirawi, Yasser Abbas, Tayseer al-Bardouni, Zakaria Zubeidi, Ahmed Abu Holi, Ahmed Helles, Adnan Ghaith, Mousa Abu Zeid, Dalal Salameh, Iyad Safi e Dr. Mohammad Shtayyeh. Diverse figure di spicco hanno lasciato la leadership del movimento, tra cui Abbas Zaki, Azzam al-Ahmad, Rouhi Fattouh, Ismail Jabr e Sabri Saidam. Tra i volti nuovi più importanti nella leadership del movimento ci sono il maggiore generale Majid Faraj, capo del servizio di intelligence generale; i prigionieri rilasciati Zakaria Zubeidi e Tayseer al-Bardouni; Yasser Abbas, figlio del presidente Mahmoud Abbas; e la dottoressa Laila Ghannam, governatrice di Ramallah. Come avevamo anticipato ieri, si apre la strada al figlio del presidente Abbas per ottenere un ruolo politico di primo piano nella futura geografia istituzionale del movimento Fatah e di conseguenza nell’ANP. Finora aveva lavorato come imprenditore milionario residente in Canada. Hamas Anche Hamas è alla ricerca di un nuovo capo, dopo l’assassinio di Sinwar, nel 2024. Un comunicato del movimento afferma che “sono state eseguite le consultazioni segrete tra i dirigenti e finora non è stato possibile designare una nuova figura dirigenziale”. Secondo esperti egiziani, la scelta è tra Mishaal (che si trova attualmente in Qatar) e il negoziatore Al-Hayya (che si trova tra Il Cairo e Ankara). Tunisia Le strade della capitale tunisina e di diverse altre città sono state teatro di proteste e manifestazioni popolari per denunciare il deterioramento delle condizioni di vita e l’aggravarsi della crisi economica, nonché per chiedere la liberazione dei prigionieri politici e il rispetto dei diritti e delle libertà pubbliche, compresa la libertà di riunione. Questi movimenti di piazza avvengono in un momento di crescente tensione negli ambienti dei diritti umani in Tunisia. L’Ordine degli Avvocati ha annunciato una serie di scioperi generali nei tribunali a partire dal 19 maggio, per protestare contro “il disprezzo delle autorità per le rivendicazioni professionali degli avvocati e il continuo deterioramento del sistema giudiziario”. ANBAMED
May 17, 2026
Pressenza
Saif Abukeshek e Thiago Ávila rilasciati: una vittoria della soliderietà internazionale
BARCELLONA/MARMARIS – La Global Sumud Flotilla conferma che Saif Abukeshek e Thiago Ávila sono stati rilasciati dalla detenzione illegale israeliana dopo essere stati rapiti e aver subito dieci giorni di abusi e torture. Saif ha viaggiato attraverso Atene ed è arrivato a Barcellona nel primo pomeriggio di oggi, ricongiungendosi con sua moglie e i suoi figli. Thiago ha attraversato il confine di Taba e sarà a casa in Brasile con sua moglie e sua figlia entro il pomeriggio di lunedì. Questo è ciò che significa mobilitazione. Il loro rilascio dimostra che una pressione internazionale e politica costante funziona. In questo senso, lo celebriamo. Ma diciamo chiaramente ciò che non cambia. Il rilascio non è libertà. Saif e Thiago tornano a casa mentre 9.500 uomini, donne e bambini palestinesi restano detenuti illegalmente nelle carceri del regime israeliano, sottoposti allo stesso sistema di detenzione illegale, tortura e impunità che i nostri compagni hanno sperimentato per dieci giorni e che i palestinesi subiscono da decenni. Quel sistema ha un volto. Tre detenuti palestinesi recentemente rilasciati hanno descritto le condizioni del dottor Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord di Gaza, detenuto da Israele dal 27 dicembre 2024. Descrivono un uomo quasi irriconoscibile: sotto shock, incapace di parlare correttamente, con le sue urla udibili durante gli abusi. Privato delle cure mediche. Sottoposto a lunghi periodi in catene, perquisizioni corporali degradanti, pestaggi e attacchi con cani. Questa è la realtà per oltre 9.500 palestinesi oggi, molti dei quali senza alcuna prospettiva di rilascio. Allo stesso modo, recentemente sono emerse notizie di torture e abusi continui contro Marwan Barghouti. Marwan è detenuto illegalmente dal regime israeliano da 24 anni e continua a essere sottoposto al loro sistema di apartheid, abuso e detenzione ingiusta. Continuiamo inoltre a chiedere il rilascio dei nostri compagni tunisini. Questa lotta non finisce con i rilasci. Finisce quando il sistema che li ha prodotti sarà completamente smantellato. La missione continua. 57 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla restano a Marmaris, in Turchia, con partecipanti e organizzatori riuniti per discutere i prossimi passi e la strategia futura. Mentre il regime israeliano continua a cercare di spezzare la volontà del popolo palestinese e di tutti coloro che gli stanno accanto, le notizie di oggi e l’escalation della violenza e dell’impunità da parte di Israele non fanno che rafforzarne la determinazione. Questo rilascio arriva inoltre mentre oggi si è tenuto presso l’Università Muğla Sıtkı Koçman il simposio giuridico “Resistenza civile contro il genocidio: la Global Sumud Flotilla e il diritto internazionale”, durante il quale studiosi e professionisti del diritto hanno esaminato le responsabilità degli Stati e i meccanismi di accountability, inclusi possibili procedimenti presso la Corte Penale Internazionale. Il rilascio dei nostri compagni non chiude il fascicolo legale. Lo arricchisce. Continuiamo a chiedere che l’UE e la Grecia rispondano del loro silenzio e della loro complicità, e chiediamo sanzioni immediate contro Israele per questo rapimento illegale, per il genocidio e per le continue violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Palestina libera. Global Sumud Flotilla
May 11, 2026
Pressenza
Marwan Barghouti aggredito tre volte in carcere
Marwan Barghouti, leader politico palestinese detenuto in carcere, è stato vittima di tre violente aggressioni nelle ultime settimane in una prigione israeliana, ha dichiarato  oggi in un comunicato il suo avvocato israeliano, Ben Marmarelli. Secondo la testimonianza, l’8 aprile 2026 Barghouti è stato picchiato brutalmente nel carcere di Ganot ed è […] L'articolo Marwan Barghouti aggredito tre volte in carcere su Contropiano.
April 15, 2026
Contropiano
15 aprile – 24° anniversario dell’arresto di Marwan Barghouti
Il Comitato romano per la liberazione di Marwan Barghouti e dei prigionieri palestinesi lancerà la sua prima iniziativa mercoledì 15 aprile dalle 15 alle 18 a Roma, davanti Montecitorio in Piazza Capranica. Nel corso del presidio svolto al 24esimo anniversario dell’arresto del leader palestinese condannato dopo un processo politico e senza garanzie ci saranno interventi di rappresentanti delle organizzazioni promotrici, parlamentari intergruppo per la pace, giornalisti, l’attrice palestinese Dalal Salameh, spettacoli di musiche popolari e dalla Palestina e lettura di poesie palestinesi tratte dal libro “Il loro grido è la mia voce” curato da A. Bocchinfuso, M. Sodaini, L. Tosi. Il Comitato romano, che agisce in coordinamento con quello nazionale, va ad aggiungersi ora agli oltre 70 comitati locali sorti in tutto il territorio italiano a partire dall’avvio della Campagna il 29 novembre scorso. La Campagna si propone di promuovere iniziative pubbliche finalizzate a chiedere: 1. la liberazione dei prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, 2. la liberazione del leader politico palestinese Marwan Barghouti, 3. la chiusura dei centri di tortura israeliani, 4. la tutela dei diritti umani e dei diritti dei detenuti, 5. il rispetto della Terza e la Quarta Convenzione di Ginevra (1949) e il diritto internazionale umanitario, 6. l’accesso del Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) alle carceri e ai detenuti palestinesi in Israele. Per inforomazioni: Giovanni Angeloni – Assopace Palestina – 3407835198 Agnese Palma – Anpi Provinciale di Roma – 3470955301 RESTIAMO UMANI – Vittorio Arrigoni L’ULTIMO GIORNO DI OCCUPAZIONE SARÀ IL PRIMO GIORNO DI PACE – Marwan Bargouthi LA NOSTRA LIBERTÀ È INCOMPLETA SENZA LA LIBERTÀ DEI PALESTINESI – Nelson Mandela SE SIETE NEUTRALI IN SITUAZIONI DI INGIUSTIZIA, AVETE SCELTO LA PARTE DELL’OPPRESSORE  – Desmond Tutu Assopace Palestina
April 14, 2026
Pressenza
Bisogna forzare l’aurora
Lunedì 30 marzo, per iniziativa della Libreria Modus Vivendi, la città di Palermo ha incontrato Tomaso Montanari ai Cantieri Culturali alla Zisa, movendo da riflessioni sul suo ultimo libro Per Gaza edito da Feltrinelli, i proventi delle cui vendite saranno devoluti all’associazione CFTA The Culture and Free Thought di Gaza. Riportiamo qui una sintesi della sua comunicazione Se saltano i limiti costituzionali, si asside al potere l’arbitrio di turno, in assoluta assenza di limiti. Oggi questa dimensione caratterizza il quadro internazionale e le vicende interne delle sedicenti democrazie. Oggi, infatti, pare più facile uscire dalle democrazie che rientrarvi, dato che viviamo nel sovranismo più bieco. Dovremmo deciderci, per esempio, a cambiare l’inno nazionale che gronda sangue e celebrare il 2 giugno senz’armi. Dovremmo ritrovare lo spirito di Ventotene e il desiderio di una costituzione mondiale, quale auspicava Thomas Mann e quale ci fece conoscere Pietro Calamandrei, sul solco di Per la pace perpetua di Immanuel Kant. L’assenza del limite si è manifestata soprattutto a Gaza, laboratorio del mondo, reiterato a Minneapolis. Didier Fassin, nel suo libro Una strana sconfitta, ha scritto che la sconfitta oggi non è militare ma etica. Com’è possibile che l’Occidente abbia consentito al genocidio di Gaza? Nel film Tutti a casa a un certo punto Sordi dice: “Non si può stare sempre a guardare”. Non si può neppure oggi, perché il genocidio sta avvenendo in nostro nome. Adesso si è passati a un genocidio a bassa intensità, per via delle manifestazioni di piazza in tutto il mondo; ma sappiamo che non è abbastanza e che non tacita la nostra coscienza. Pizzaballa, bloccato dalle forze armate israeliane nella Domenica delle Palme, ha dichiarato: “Il Dio dei viventi non abita nei templi ma in ogni corpo”. Quanti corpi ha fatto a pezzi Israele? Come si può tacere di fronte a uno sterminio, quando per di più è perpetrato in nome delle Scritture? I cristiani di Palestina chiedono con fermezza il perseguimento dei criminali di guerra: “Coloro che negano il genocidio negano l’umanità del popolo palestinese”. Judith Butler ha scritto: “Ci sono vite che non sono neanche degne di lutto, neanche degne di essere piante”. E Shylock, il mercante di Venezia, diceva: “Noi ebrei siamo uomini come voi, se ci pungete sanguiniamo come voi”. Oggi sono i palestinesi ad essere spogliati della propria umanità. Le parole possono, possono tutto: i genocidi cominciano con le parole e dunque con le parole possono essere denudati. Sono parole di degradazione e disumanizzazione: “sono animali, non sono umani”. Il presidente Herzog, ad esempio, ha asserito: “Non c’è nessuno della nazione palestinese innocente”. Neppure i bambini? Alle parole poi seguono le opere e nessuno protesta. L’ultima fase di ogni genocidio è la negazione del genocidio stesso, di nuovo con un ritorno alle parole. È stato duro far accettare l’uso della parola “genocidio”, che pure ha cominciato ad essere impiegata proprio nelle università israeliane. Le università, tutte, sono per vocazione il contrario del nazionalismo. Docenti e studenti hanno iniziato a dire che il tentativo era di eliminare il popolo palestinese, subendo tremende ritorsioni. Perciò lascia molti dubbi il boicottaggio delle università, ovviamente non quello dei gruppi di ricerca militare. Le parole e i segni sono decisivi in questa storia. Tonino Bello diceva che bisogna passare dai segni del potere al potere dei segni. Perciò ho scritto questo libro, illustrato da Marco Sauro. Perciò con Paola Caridi, Evelina Santangelo e altri abbiamo pensato al movimento “Ultimo giorno di Gaza”: esporre i sudari alle finestre è un segno potente e lo sa bene Palermo, che dopo le stragi di mafia è stata la città del Comitato dei Lenzuoli. Centomila sudari sono stati sciorinati ai balconi e nelle piazze, mentre suonavano le campane delle città. A Firenze la Martinella ha squillato come dopo la strage dei Georgofili. La domanda è: com’è possibile essere umani dopo Gaza? La stessa che risuonava: com’è possibile fare filosofia, scrivere poesia dopo Auschwitz? Il tabù della Shoah è stato usato contro la Shoah stessa. Primo Levi aveva messo in guardia contro il nazionalismo dello Stato di Israele. Il “mai più” del giorno della memoria è riferito a tutt3, non solo agli ebrei. Non dimentichiamo che è stato un ebreo polacco a elaborare la categoria di genocidio, Raphael Lemkin, per tutt3, non solo per gli ebrei. Gli Stati più complici dell’attuale genocidio israeliano sono Italia e Germania, proprio i più responsabili della Shoah! Netanyahu ha lavato i neofascisti e i neonazisti di tutto il mondo dalla macchia dell’Olocausto. Un esempio: per ottenere la cittadinanza tedesca oggi devi dichiarare di essere favorevole allo Stato di Israele. Ma l’ebraismo della diaspora era internazionalista, non prigioniero delle Stato Nazione, perciò gli ebrei erano così odiati!  Oggi invece a Gerusalemme insistono a volere uno Stato Nazionale confessionale. Diversa la proposta di Ilan Pappé: la speranza è una federazione di popoli in Medio Oriente senza Stati Nazione. Già Hannah Arendt aveva condannato il sionismo e sottolineava come i giudici del processo ad Eichmann tra loro parlassero il dialetto prussiano. Il genocidio è fortemente legato al modello di Stato Nazione, che noi europei abbiamo esportato con il colonialismo in Medio Oriente. In Germania oggi diversi intellettuali ebrei sono espulsi e/o licenziati per antisemitismo: criticare lo Stato d’Israele significa essere antisemiti, come del resto può accadere anche da noi con il ddl Romeo. Certo le parole, le idee contano, ma non basta parlare: a giorni sarà inaugurata al Museo Egizio di Torino una mostra su Gaza dal titolo Il futuro ha un cuore antico, come un libro di Carlo Levi. Saranno esposti disegni e dipinti di bambini nella rassegna We are still here, siamo ancora qui. Anche il libro di poesie Il loro grido è la mia voce ha espresso con la scrittura e la parola la resistenza all’annientamento. Altre considerazioni aggiunge Montanari in risposta alle domande del pubblico Ciò che va fatto è distinguere lo Stato dalla religione, cosa che Israele ha rinunciato a fare. Io mi riconosco nel cattolicesimo democratico di La Pira e di Dossetti, che voleva mettere in Costituzione il diritto di resistenza. Quanto al “che fare?” dopo il referendum, gli adulti devono ascoltare i giovani che nelle manifestazioni Pro Pal non erano scesi in piazza per scopi egoistici o meramente economici (pure leciti) ma per motivi etici e per il rispetto delle vite. Il punto vero ora è la totale assenza di politica, in quanto espressione della polis: non ci sono più grandi strutture politiche nazionali. Ma ci sono i grandi movimenti. Lo scopo del Board of Peace è stato quello di mettere a tacere nel mainstream la narrazione su Gaza che tanta indignazione ha suscitato a livello mondiale. In realtà, il culmine si è raggiunto con la Global Sumud Flotilla, quando sono stati messi in pericolo corpi di cristiani bianchi: solo allora a milioni sono scesi in piazza. Le grandi manifestazioni hanno rivelato la crisi delle democrazie, incapaci di creare giustizia sociale. Il grande problema non può essere eluso dai personalismi delle primarie. Si tratta invece della ricostruzione dei corpi collettivi: i movimenti non possono essere espressione di una piccola minoranza; perciò gli adulti devono ascoltare i giovani, come facciamo – o dovremmo fare – nelle università. Ma quello che è successo non è senza significato: bisogna forzare l’aurora a nascere, come diceva Giorgio La Pira. Ci lasciamo con l’invito a firmare la petizione del Comitato Libertà per Marwan Barghouti, petizione che chiede tra l’altro la cittadinanza onoraria per i bambini e le bambine palestinesi e la devoluzione dello 0,01 del bilancio comunale a favore dei programmi di cooperazione, nella città che è gemellata con Betlemme e Khan Younis e che, nonostante questo, ha visto sindaco e presidente della regione omaggiare qualche giorno fa l’ambasciatore di Israele. Oltre tutto, con l’approvazione dell’allargamento dei reati passibili di pena di morte, votato dallo Knesset solo per i palestinesi, Barghouti potrebbe da domani rischiare l’esecuzione… per firmare: https://www.change.org/p/libert%C3%A0-per-marwan-barghouti-il-nelson-mandela-palestinese     Daniela Musumeci
April 1, 2026
Pressenza
Palestina: navigare in acque infuocate
Anbamed, aggiornamenti 27 e 28 marzo Roberta Parravano sulla scuola-tenda a Gaza Dalila Vilella sulla istruzione in Palestina presentazione dossier GPI su esportazione Italia-Israele Ilaria De Bonis entra nel merito del dossier Stefano Nanni su commercio complice nel bergamasco Elisabeth Di Luca: cento porti cento città Il Nicaragua obbliga la Germania a rinunciare alla difesa di Israele alla Corte Internazionale
Fadwa Barghouti a Roma, «Liberate Marwan»
Dopo aver incontrato i leader dell’opposizione, Fadwa Barghouti, avvocato e moglie di Marwan Barghouti, é stata accolta oggi dall’ambasciatrice palestinese a Roma Mona Abu Amara, nel corso di un tour in Italia organizzato da Assopace Palestina e dal Comitato Nazionale per la liberazione di Marwan Barghouti. Martedì, infatti, aveva incontrato […] L'articolo Fadwa Barghouti a Roma, «Liberate Marwan» su Contropiano.
January 25, 2026
Contropiano