
Albania: una nuova generazione di Rom è consapevole dei propri diritti di cittadinanza ed è orgogliosa della propria identità culturale
Pressenza - Sunday, July 5, 2026A Tirana incontro Emiliano Aliu un attivista Rom impegnato nel sostenere una nuova generazione e di Rom ad inserirsi nella società albanese senza perdere la propria identità culturale, le proprie radici.
Come si chiama l’associazione di cui fai parte ?
Coordino le attività di Roma Versitas Albania (RVA), un’organizzazione della società civile che opera in Albania ufficialmente dal 2016 per promuovere i diritti, l’inclusione sociale e lo sviluppo della comunità Rom.
Il nome in italiano può essere tradotto in italiano come Università Rom d’Albania. Non si riferisce a un’università nel senso tradizionale del termine, ma rappresenta un luogo di crescita, apprendimento e opportunità.
Il nome riflette la nostra convinzione che l’istruzione, la conoscenza e la partecipazione attiva siano strumenti fondamentali per costruire una società più giusta e inclusiva.
Attraverso il nostro lavoro sosteniamo bambini, giovani, donne e famiglie Rom, promuovendo l’accesso all’istruzione, all’occupazione, ai servizi e alla piena partecipazione alla vita sociale.
Come Direttore Esecutivo di Roma Versitas Albania, sono orgoglioso di contribuire ogni giorno a creare opportunità concrete e a valorizzare il potenziale delle persone, contrastando stereotipi e discriminazioni e favorendo il dialogo e la collaborazione tra le diverse comunità.
Di che cosa si occupa specificatamente questa associazione?
Roma Versitas Albania (RVA) è un’organizzazione che lavora per rafforzare il percorso educativo e professionale dei giovani Rom ed Egiziani in Albania, con un obiettivo chiaro: trasformare l’accesso all’istruzione in uno strumento reale di cambiamento sociale.
Il cuore del nostro lavoro è l’educazione. Accompagniamo gli studenti lungo tutto il loro percorso, dalla scuola fino all’università e oltre, attraverso mentoring individuale, tutoraggio, borse di studio, orientamento accademico e supporto allo sviluppo delle competenze. L’idea è semplice ma fondamentale: più studenti completano gli studi, più aumenta la possibilità di costruire una nuova generazione di professionisti e leader Rom capaci di incidere nella società.
Accanto all’educazione, lavoriamo sull’occupazione e sull’inserimento nel mondo del lavoro. Supportiamo i laureati nell’accesso a tirocini e posizioni professionali, in particolare nella pubblica amministrazione, con l’obiettivo di aumentare la rappresentanza Rom nei processi decisionali.
Un altro pilastro centrale è la partecipazione civica e politica. Promuoviamo la presenza attiva dei giovani Rom nei processi democratici, rafforzando la loro capacità di contribuire alle politiche pubbliche e di rappresentare le proprie comunità a livello locale e nazionale.
Tutto questo si inserisce in una visione più ampia: costruire una società più equa, dove i giovani Rom non siano solo beneficiari di programmi, ma protagonisti del cambiamento.
Qual era la situazione dei Rom durante il regime stalinista e come è cambiata in questi ultimi decenni (quali problemi non ancora risolti e quali passi in avanti sono stati compiuti)?
Durante il regime comunista in Albania, che seguiva una linea fortemente stalinista, la situazione delle comunità Rom era caratterizzata soprattutto da invisibilità istituzionale e assimilazione forzata.
Lo Stato promuoveva l’idea di un’uguaglianza formale tra tutti i cittadini, ma nella pratica questo significava anche cancellare le differenze culturali.
I Rom non venivano riconosciuti come minoranza con una propria identità specifica e, di conseguenza, la loro lingua, le tradizioni e le forme di organizzazione comunitaria non erano valorizzate.
Molte famiglie vivevano in condizioni di marginalità, spesso in insediamenti abusivi o in quartieri periferici, con accesso limitato a opportunità economiche e con poche possibilità di mobilità sociale reale.
Con la caduta del regime e la transizione democratica, la situazione è cambiata in modo significativo, ma non in maniera lineare.
Da un lato, si è aperto lo spazio per il riconoscimento dei diritti delle minoranze, per la libertà di associazione e per l’emergere di organizzazioni Rom della società civile, che prima non potevano esistere.
Questo ha permesso di avviare programmi di istruzione, inclusione e partecipazione civica.
Dall’altro lato, la transizione economica ha anche aggravato alcune vulnerabilità già esistenti.
Disoccupazione, povertà e discriminazione strutturale sono rimaste sfide centrali, spesso rendendo difficile un accesso equo a scuola, lavoro e servizi pubblici.
In alcuni casi, i pregiudizi sociali sono diventati persino più visibili rispetto al passato.
Negli ultimi decenni, però, ci sono stati passi avanti concreti.
Si è rafforzato il riconoscimento delle comunità Rom a livello istituzionale, sono aumentate le iniziative educative e i programmi di inclusione sostenuti anche da partner internazionali.
Soprattutto, è cresciuta una nuova generazione di giovani Rom più istruiti e più presenti nella vita pubblica, che sta lentamente cambiando la narrazione e il ruolo delle comunità nella società.
La realtà oggi resta quindi complessa: da un lato progressi importanti, dall’altro problemi strutturali ancora aperti. Ma rispetto al passato, esiste oggi uno spazio reale di partecipazione e cambiamento che prima non c’era.
La mia storia personale è profondamente legata al lavoro che svolgo oggi con Roma Versitas Albania.
Sono cresciuto in un contesto in cui l’accesso all’istruzione e alle opportunità non era qualcosa di scontato, soprattutto per molte famiglie della comunità Rom.
Questo ha influenzato molto il mio percorso e la mia scelta di dedicarmi al diritto, all’educazione e alla difesa dei diritti umani.
Ho studiato Giurisprudenza e ho conseguito un Master in Diritto Internazionale ed Europeo.
Nel corso degli anni ho lavorato in diversi ruoli legati alla giustizia sociale e all’inclusione: come consulente legale, come collaboratore in progetti dell’OSCE sull’integrazione dei Rom, come traduttore e docente di lingua romani, e anche all’interno dell’ufficio dell’Avvocato del Popolo, dove mi sono occupato di discriminazione e tutela dei diritti.
Ho avuto anche un’esperienza nella governance locale, come vicepresidente del Consiglio Municipale di Rrogozhina, un ruolo che mi ha permesso di vedere da vicino come le politiche pubbliche incidono concretamente sulla vita delle persone.
Tutto questo percorso non è separato dalla mia vita familiare.
La mia famiglia, come molte altre, ha vissuto le difficoltà di accesso all’istruzione e all’integrazione sociale, ma ha sempre attribuito un grande valore all’educazione.
Questo ha fatto la differenza e ha influenzato anche il modo in cui oggi guardo al mio lavoro: non come qualcosa di astratto, ma come una responsabilità concreta verso le nuove generazioni.
Oggi, come Direttore Esecutivo di Roma Versitas Albania, il mio obiettivo è semplice nella sua essenza: creare le condizioni affinché i giovani Rom possano avere opportunità reali di studio, crescita e partecipazione, indipendentemente dal punto di partenza.