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Alexian Group, il gruppo di musica rom di fama internazionale, in concerto a Bari, Giovedi 23 luglio ore 21.00.
Sarà la Parrocchia San Marco Evangelista di Bari in Via Caldarola 50 ad ospitare il concerto di musica rom dell’Alexian Group. L’evento artistico è inserito nell’ambito della manifestazione gestita dalla direttrice artistica Angela Cataldo. È il terzo appuntamento della rassegna “Assud” proposta dall’associazione Al Nour, vincitrice del progetto “Le due Bari”, finanziato dal Mic – Direzione Generale Spettacolo. L’ evento è accessibile al LIS (Lingua Italiana dei Segni). Dopo il successo nei più prestigiosi teatri internazionali, l’Alexian Group di Alexian Santino Spinelli sarà protagonista a Bari di un percorso musicale intenso, suggestivo e originale. Il concerto è previsto giovedi 23 alle ore 21.00. Sul palco con Alexian Santino Spinelli alla fisarmonica, ci saranno: Luciano Pannese al contrabbasso, Davide Chiarelli alle percussioni etniche, Evedise Spinelli all’arpa e Gualtiero Lamagna al bouzuki e alla chitarra. Alexian Santino Spinelli da decenni è presente sui più importanti palcoscenici mondiali: dal Teatro alla Scala di Milano al Teatro San Carlo di Napoli, fino alla Carnegie Hall di New York e al Gran Teatro La Fenice di Venezia. Alexian Santino Spinelli ha suonato per Capi di Stato e per tre Papi, spesso in mondovisione promuovendo il valore artistico, culturale e identitario delle comunità dei rom e sinti. «La musica è un linguaggio universale che supera ogni barriera e costruisce ponti tra culture diverse», ha dichiarato Alexian Santino Spinelli. «Portare la musica romanì nei luoghi più prestigiosi dell’arte rappresenta un passo importante per il riconoscimento della nostra cultura. Questo concerto è un’occasione per affermare il valore artistico della tradizione romanì nel panorama musicale italiano ed europeo. Attraverso la musica possiamo promuovere dialogo, rispetto e una nuova consapevolezza culturale». Una manifestazione importante e un concerto emozionante per conoscere una cultura millenaria come quella romani. Un percorso musicale dall’India, terra d’origine, fino alla Spagna, attraversando i Balcani, l’Est Europa e il jazz manouche. Un evento imperdibile. L’ingresso è gratuito. Ufficio Stampa Alexian Group Redazione Italia
July 22, 2026
Pressenza
Il Partito Livizja Bashke e i Rom
Poiché crediamo che essere di sinistra voglia dire schierarsi sempre e comunque con le minoranze ed in particolare con quelle storicamente più disprezzate ed emarginate contro il nazionalismo etnico e suprematista e per un patriottismo civico che promuove e difende l’uguaglianza dei diritti di tutte e di tutti. Livizja Bashke (Movimento Insieme) : Questo è l’analisi dei problemi delle  cominità rom ed “egiziane” che si trova del programa politico del 2025: La comunità rom ed egiziana Tra le comunità più emarginate e discriminate in Albania ci sono i rom e gli egiziani. A causa della profonda povertà, queste comunità sono tra i principali beneficiari (circa 11.000 cittadini) dell’assistenza economica (seppur insufficiente). Un grande ostacolo nell’ottenimento di questo aiuto da parte di tutti i bisognosi è il fatto che una parte dei membri della comunità rom ed egiziana ha problemi con la documentazione legale e, in condizioni di analfabetismo, si trova nell’impossibilità di compilare i moduli di domanda per l’assistenza economica senza un adeguato supporto. La mancanza di documenti e di registrazione (in alcuni casi anche di essere riconosciuti come cittadini) impedisce a una parte dei membri di queste comunità anche il godimento di altri diritti legali. I problemi con i documenti e la registrazione delle proprietà hanno reso questa comunità particolarmente esposta ad espropri e sfratti quando si è aperta la strada alla costruzione di torri o opere infrastrutturali, senza che venisse garantito in alcun caso il diritto all’alloggio e alla sicurezza della proprietà. Particolarmente difficili sono le condizioni di vita dei membri della comunità rom. Lo stesso Piano d’Azione Nazionale per l’Uguaglianza, l’Inclusione e la Partecipazione dei Rom e degli Egiziani nella Repubblica d’Albania (2021-2025) ci dice che: “L’84% della comunità Rom ha accesso all’elettricità e il 50% dei membri della minoranza Rom ha accesso all’acqua potabile nelle proprie abitazioni, rispetto alla cifra dell’89% che spetta ai vicini non Rom”. La discriminazione sociale emerge chiaramente anche nell’istruzione. Secondo i dati ufficiali, c’è il 31% in meno di bambini della comunità rom che frequentano la scuola dell’infanzia rispetto al resto della società. Altrettanto problematica è la frequenza della scuola dell’obbligo, dove solo il 31% dei bambini della comunità rom frequenta la scuola, rispetto al 66% del resto della società. I profondi problemi nell’istruzione di base e professionale e la discriminazione sociale hanno portato a un livello molto basso di occupazione regolare dei cittadini rom, soprattutto tra i giovani. Per esempio, tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni, solo il 22% dei giovani rom lavora, va a scuola o frequenta un corso di formazione. Questa cifra è invece del 58% per il resto della società. I cittadini rom non solo sono poco inseriti nel mercato del lavoro regolare, dove anche lì di solito vengono loro preclusi i lavori più pagati, a favore di quelli meno retribuiti, ma allo stesso tempo svolgono lavori difficili e precari come quello del riciclaggio dei rifiuti. Ad oggi, i piani e le strategie governative hanno soddisfatto ben poco i reali bisogni della comunità rom ed egiziana, riproducendo povertà e segregazione sociale. La nostra proposta per queste comunità è la seguente: Misure speciali saranno adottate per l’integrazione scolastica e lavorativa dei membri della comunità rom ed egiziana. Tra le priorità per queste comunità ci deve essere la loro sicurezza giuridica, registrando e fornendo documenti a tutti i cittadini e, cosa ancora più importante, riconoscendo legalmente la proprietà di fatto dei membri di queste comunità. Dall’altro lato, il miglioramento dei servizi di edilizia sociale e gli interventi di riqualificazione degli alloggi attuali garantiranno condizioni di vita più dignitose per i membri di queste comunità. Redazione Italia
July 6, 2026
Pressenza
Albania: una nuova generazione di Rom è consapevole dei propri diritti di cittadinanza ed è orgogliosa della propria identità culturale
A Tirana incontro Emiliano Aliu un attivista Rom impegnato nel sostenere una nuova generazione e di Rom ad inserirsi nella società albanese senza perdere la propria identità culturale, le proprie radici. Come si chiama l’associazione di cui fai parte ? Coordino le attività di Roma Versitas Albania (RVA), un’organizzazione della società civile che opera in Albania ufficialmente dal 2016 per promuovere i diritti, l’inclusione sociale e lo sviluppo della comunità Rom. Il nome in italiano può essere tradotto in italiano come Università Rom d’Albania. Non si riferisce a un’università nel senso tradizionale del termine, ma rappresenta un luogo di crescita, apprendimento e opportunità. Il nome riflette la nostra convinzione che l’istruzione, la conoscenza e la partecipazione attiva siano strumenti fondamentali per costruire una società più giusta e inclusiva. Attraverso il nostro lavoro sosteniamo bambini, giovani, donne e famiglie Rom, promuovendo l’accesso all’istruzione, all’occupazione, ai servizi e alla piena partecipazione alla vita sociale. Come Direttore Esecutivo di Roma Versitas Albania, sono orgoglioso di contribuire ogni giorno a creare opportunità concrete e a valorizzare il potenziale delle persone, contrastando stereotipi e discriminazioni e favorendo il dialogo e la collaborazione tra le diverse comunità. Di che cosa si occupa specificatamente questa associazione? Roma Versitas Albania (RVA) è un’organizzazione che lavora per rafforzare il percorso educativo e professionale dei giovani Rom ed Egiziani in Albania, con un obiettivo chiaro: trasformare l’accesso all’istruzione in uno strumento reale di cambiamento sociale. Il cuore del nostro lavoro è l’educazione. Accompagniamo gli studenti lungo tutto il loro percorso, dalla scuola fino all’università e oltre, attraverso mentoring individuale, tutoraggio, borse di studio, orientamento accademico e supporto allo sviluppo delle competenze. L’idea è semplice ma fondamentale: più studenti completano gli studi, più aumenta la possibilità di costruire una nuova generazione di professionisti e leader Rom capaci di incidere nella società. Accanto all’educazione, lavoriamo sull’occupazione e sull’inserimento nel mondo del lavoro. Supportiamo i laureati nell’accesso a tirocini e posizioni professionali, in particolare nella pubblica amministrazione, con l’obiettivo di aumentare la rappresentanza Rom nei processi decisionali. Un altro pilastro centrale è la partecipazione civica e politica. Promuoviamo la presenza attiva dei giovani Rom nei processi democratici, rafforzando la loro capacità di contribuire alle politiche pubbliche e di rappresentare le proprie comunità a livello locale e nazionale. Tutto questo si inserisce in una visione più ampia: costruire una società più equa, dove i giovani Rom non siano solo beneficiari di programmi, ma protagonisti del cambiamento. Qual era la situazione dei Rom durante il regime stalinista e come è cambiata in questi ultimi decenni (quali problemi non ancora risolti e quali passi in avanti sono stati compiuti)?  Durante il regime comunista in Albania, che seguiva una linea fortemente stalinista, la situazione delle comunità Rom era caratterizzata soprattutto da invisibilità istituzionale e assimilazione forzata. Lo Stato promuoveva l’idea di un’uguaglianza formale tra tutti i cittadini, ma nella pratica questo significava anche cancellare le differenze culturali. I Rom non venivano riconosciuti come minoranza con una propria identità specifica e, di conseguenza, la loro lingua, le tradizioni e le forme di organizzazione comunitaria non erano valorizzate. Molte famiglie vivevano in condizioni di marginalità, spesso in insediamenti abusivi o in quartieri periferici, con accesso limitato a opportunità economiche e con poche possibilità di mobilità sociale reale. Con la caduta del regime e la transizione democratica, la situazione è cambiata in modo significativo, ma non in maniera lineare. Da un lato, si è aperto lo spazio per il riconoscimento dei diritti delle minoranze, per la libertà di associazione e per l’emergere di organizzazioni Rom della società civile, che prima non potevano esistere. Questo ha permesso di avviare programmi di istruzione, inclusione e partecipazione civica. Dall’altro lato, la transizione economica ha anche aggravato alcune vulnerabilità già esistenti. Disoccupazione, povertà e discriminazione strutturale sono rimaste sfide centrali, spesso rendendo difficile un accesso equo a scuola, lavoro e servizi pubblici. In alcuni casi, i pregiudizi sociali sono diventati persino più visibili rispetto al passato. Negli ultimi decenni, però, ci sono stati passi avanti concreti. Si è rafforzato il riconoscimento delle comunità Rom a livello istituzionale, sono aumentate le iniziative educative e i programmi di inclusione sostenuti anche da partner internazionali. Soprattutto, è cresciuta una nuova generazione di giovani Rom più istruiti e più presenti nella vita pubblica, che sta lentamente cambiando la narrazione e il ruolo delle comunità nella società. La realtà oggi resta quindi complessa: da un lato progressi importanti, dall’altro problemi strutturali ancora aperti. Ma rispetto al passato, esiste oggi uno spazio reale di partecipazione e cambiamento che prima non c’era. La mia storia personale è profondamente legata al lavoro che svolgo oggi con Roma Versitas Albania. Sono cresciuto in un contesto in cui l’accesso all’istruzione e alle opportunità non era qualcosa di scontato, soprattutto per molte famiglie della comunità Rom. Questo ha influenzato molto il mio percorso e la mia scelta di dedicarmi al diritto, all’educazione e alla difesa dei diritti umani. Ho studiato Giurisprudenza e ho conseguito un Master in Diritto Internazionale ed Europeo. Nel corso degli anni ho lavorato in diversi ruoli legati alla giustizia sociale e all’inclusione: come consulente legale, come collaboratore in progetti dell’OSCE sull’integrazione dei Rom, come traduttore e docente di lingua romani, e anche all’interno dell’ufficio dell’Avvocato del Popolo, dove mi sono occupato di discriminazione e tutela dei diritti. Ho avuto anche un’esperienza nella governance locale, come vicepresidente del Consiglio Municipale di Rrogozhina, un ruolo che mi ha permesso di vedere da vicino come le politiche pubbliche incidono concretamente sulla vita delle persone. Tutto questo percorso non è separato dalla mia vita familiare. La mia famiglia, come molte altre, ha vissuto le difficoltà di accesso all’istruzione e all’integrazione sociale, ma ha sempre attribuito un grande valore all’educazione. Questo ha fatto la differenza e ha influenzato anche il modo in cui oggi guardo al mio lavoro: non come qualcosa di astratto, ma come una responsabilità concreta verso le nuove generazioni. Oggi, come Direttore Esecutivo di Roma Versitas Albania, il mio obiettivo è semplice nella sua essenza: creare le condizioni affinché i giovani Rom possano avere opportunità reali di studio, crescita e partecipazione, indipendentemente dal punto di partenza. Mauro Carlo Zanella
July 5, 2026
Pressenza
Il popolo più “negletto” è l’esempio di un’umanità matura. Commemorazione del genocidio Rom all’Arci Al Bafo di Seriate
I Rom sono tra i popoli più originali, interessanti e pacifici del pianeta, eppure non hanno mai riscosso molte simpatie; mi dice Sebastijan Abdullahu, di etnia romanì (cioè Rom di provenienza slava) che una cosa che accomuna tutti i Rom d’Europa, che vogliamo chiamarli alla maniera spagnola, Gitani, o secondo quella italiana, Sinti, o francese, Manouches, o altro, è che ovunque sono stati perseguitati – e per certi versi lo sono ancora. Ai tempi del nazismo furono inclusi nelle leggi razziali di Norimberga e subirono un vero e proprio genocidio. Come di regola sul loro caso aleggia una nuvola di omertà, per cui i dati sul numero di Rom uccisi nei campi di sterminio è incerto: da un “minimo” di cinquecentomila a due milioni di persone, tra cui parecchi bambini perché piacevano molto, come cavie da vivisezionare, al dottor Mengele – iniettava loro malattie infettive come il tifo, la malaria, ecc, a volte tutte insieme. Capita raramente di incrociare una celebrazione che ne ricordi le vittime; quando se ne parla a scuola è solo per merito e onestà dell’insegnante. Una delle poche commemorazioni a loro dedicate si è tenuta la scorsa domenica, 31 maggio, presso il Circolo Arci Al Bafo di Seriate, a pochi chilometri da Bergamo. Tre attori della compagnia “Teatro Baloons”, Roberta Reali, Stefano Maestrelli e Sebastijan Abdullahu, in una delle salette del circolo hanno dato vita a una rappresentazione teatrale in memoria di quegli anni. Lo spettacolo si è svolto in penombra, a tratti nel buio, rischiarato solo da qualche candela; la scena è stata posta al centro e al pubblico è stato chiesto di non abbandonare la sala, se non per un’emergenza. Spiegheranno gli attori al termine della performance che volevano farci intuire, anche solo per una millesima parte, cosa significasse vivere da prigionieri in un campo di sterminio attendendo la morte. Dai loro racconti apprendo di una singolare storia che non conoscevo: la vita e la carriera di Johann Trollmann, lo zingaro che vinse il titolo nazionale tedesco di boxe per la categoria di pesi medio-massimi nel 1933, facendo saltare la mosca al naso ai forti e aitanti nazisti dell’epoca. La vicenda è degna di un intreccio cinematografico (mi stupisco che nessun regista l’abbia valutata prima del 2025, quando Alessandro Rak l’ha scelta per un film di animazione, con cui ha vinto il Nastro d’Argento come miglior corto – dura 5 minuti). Rukeli, soprannome di Johann, che in sinti significa “albero” e che gli fu dato per via del suo fisico prestante e dei bei riccioli neri, nacque nel 1907; iniziò a frequentare il ring all’età di otto anni in una palestra comunale di Hannover e appena adolescente conquistò il titolo di campione nazionale della Germania del Sud; poco dopo si aggiudicò anche quello del Nord. Ma il governo ritenne indecoroso che uno zingaro, così lo appellava la stampa per denigrarlo, rappresentasse la Germania alle Olimpiadi del 1928 di Amsterdam e così fu scartato. Rukeli non si lasciò abbattere, anzi si fece cucire il nomignolo “zingaro” sui pantaloncini e continuò a vincere. Nel 1933, l’anno in cui fu eletto Hitler, conquistò il titolo nazionale, ma solo per pochi giorni, perché la federazione, accampando scuse, glielo tolse e lo costrinse a una seconda finale nella quale dovette perdere. Nel 1934 gli fu revocata la licenza di pugile professionista e nel 1935 gli fu imposta la sterilizzazione, che accettò per via delle minacce a moglie e figlia; con la promulgazione delle leggi razziali la persecuzione divenne ancora più pesante, tanto che nel 1938 divorziò per permettere alla moglie di cambiare cognome e sfuggire alla deportazione. Per macabra ironia, fu arruolato nell’esercito tedesco all’inizio della guerra per difendere la patria! Nel 1941 fu imprigionato a Neuengamme, dove fu sfruttato come zingaro da schernire. Denutrito ed esausto dopo gli infami lavori forzati, la sera era costretto a combattere per il divertimento delle SS. A Neuengamme fu scambiato con un altro detenuto, dichiarato morto e trasferito in un altro campo; lì fu di nuovo costretto a combattere da un kapò. Vinse l’incontro, ma il perdente lo assassinò poco dopo. Era il 1944. Sebastijan racconta con disarmante semplicità che il suo popolo lasciò il Nord dell’India più di mille anni fa perché rifiutava la guerra, che appunto stava sconvolgendo la regione a quei tempi; nella loro lingua non esiste la parola “guerra” e non contemplano nemmeno l’idea che una terra possa essere conquistata e posseduta. Rifletto: se ne andarono dalla patria per rimanere fedeli al loro credo, ma ovunque si siano recati hanno incontrato uomini, nelle fattezze uguali a loro, votati al possesso e al dominio, che credono nella legge del più forte e, forse proprio per questo, li guardano con sospetto, li disprezzano e li perseguitano. Sebastijan conclude citando l’ahimsa, la via della nonviolenza. Un concetto indiano che molti di noi conoscono attraverso lo yoga o Gandhi, presente da secoli nella cultura Rom. Da che c’è memoria praticano una semplice regola: “Vivi e lascia vivere”. I Rom rifiutano di fare alla guerra e irridono il concetto di proprietà privata. Sarà questa la loro colpa, l’infamia che li rende odiosi ai quattro angoli della terra e li fa guardare con sospetto? E se invece fossero loro i veri anti-sistema ante litteram? Si sono ribellati una volta sola, ad Auschwitz-Birkenau il 16 maggio del 1944, quando circa 6.000 Rom, tra cui molti Sinti italiani e diverse donne con bambini, si barricarono armati di pietre, coltelli e attrezzi da lavoro, riuscendo a far ritirare le SS. Come la storia di Johann-Rukeli, un’ulteriore dimostrazione che la scelta di vivere pacificamente nulla ha che vedere con la forza fisica di un popolo e men che meno con una sua presunta inferiorità! Mi chiedo chi guarda alla vita da una prospettiva errata. Noi, che con sofisticate tecnologie recintiamo case e Stati e siamo sempre più ossessionati dalla loro protezione, o loro? Sebastijan li definisce “indifesi come fiori”. Come i fiori i Rom spesso non vengono notati, sono calpestati o malamente strappati, eppure trovano sempre della terra dove rifiorire e donare un po’ di bellezza a questa umanità dimentica di sé stessa. “Rom” significa “uomo”.           Marina Serina
June 3, 2026
Pressenza
Fridtjof Nansen, eroe dell’impossibile
“L’impossibile è solo ciò che richiede più tempo”… di Bruno Lai 13 maggio 1930: muore Fridtjof Nansen. Noto anche come “Federico Nansen”, Fridtjof Nansen è una vera e propria forza della natura. È difficile trovare qualcun altro nella storia che abbia eccelso in ambiti così diversi: esploratore polare, scienziato d’avanguardia, diplomatico e Premio Nobel per la Pace. Nansen è diventato
Villaggio delle Rose: cronaca di una resistenza urbana tra fango, burocrazia e identità – di Dijana Pavlovic e Paolo Cagna Ninchi
Milano da un po' di tempo a questa parte è preso sempre ad esempio negativo di gentrificatione urbana, quasi fosse il faro della speculazione urbana. Ma Milano, ovviamente, non è solo questo, anzi: è anche specchio di creazione, invenzione e resistenza della marginalità urbana. È questo il caso del Villaggio delle Rose, nella periferia [...]
April 9, 2026
Effimera
Al Gran Teatro La Fenice di Venezia si celebra la Giornata Internazionale dei Rom e Sinti
Dopo il successo nei più prestigiosi teatri internazionali, martedì 7 aprile 2026, alle ore 10:30, la musica romanì approda al Gran Teatro La Fenice di Venezia, uno dei luoghi simbolo della tradizione musicale europea, con uno straordinario concerto ospitato presso le Sale Apollinee. Protagonisti saranno due artisti di fama internazionale, Gennaro Spinelli, violino solista, e Santino Spinelli, fisarmonica solista, da anni presenti sui più importanti palcoscenici mondiali, dal Teatro alla Scala di Milano al Teatro San Carlo di Napoli, fino alla Carnegie Hall di New York. Ad accompagnarli, musicisti provenienti da alcune delle più prestigiose istituzioni musicali italiane: • Teatro alla Scala di Milano: Eliana Gintoli (violoncello), Omar Lonati (contrabbasso), Sabina Bakholdina (viola) • Teatro San Carlo di Napoli: Anna Mechsheryakova (violino), Salvatore Lombardo (violino) • Teatro La Fenice di Venezia: Valerio Cassano (violoncello), Marco Scandurra (viola), Fiorenza Barutti (viola) Partecipa inoltre il violinista e maestro concertatore Marco Bartolini. Lo spettacolo vedrà anche un momento speciale dedicato all’orchestra romanì giovanile AKANÀ, che eseguirà l’inno delle comunità romanès, simbolo identitario e culturale. L’evento, organizzato da UCRI e UNAR nell’ambito della III Settimana della Cultura Romanì (Romanì Week), rappresenta un progetto etno-sinfonico che unisce repertorio classico e tradizione musicale romanì, promuovendo attraverso la musica il valore culturale e identitario delle comunità rom e sinti. «La musica è un linguaggio universale che supera ogni barriera e costruisce ponti tra culture diverse», ha dichiarato Gennaro Spinelli. «Portare la musica romanì in un luogo simbolico come il Teatro La Fenice rappresenta un passo importante per il riconoscimento della nostra cultura». «Questo concerto è un’occasione per affermare il valore artistico della tradizione romanì nel panorama musicale europeo», ha aggiunto Santino Spinelli. «Attraverso la musica possiamo promuovere dialogo, rispetto e una nuova consapevolezza culturale». Saranno presenti rappresentanti delle istituzioni nazionali. I saluti istituzionali saranno affidati a Mattia Peradotto, Direttore Generale dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), e a Gennaro Spinelli, Presidente nazionale UCRI (Unione delle Comunità Romanès in Italia). L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti, con prenotazione obbligatoria all’indirizzo: segreteria@ucri.eu Redazione Italia
March 30, 2026
Pressenza
Diritti? Solo in Modica quantità…
…altrimenti è abuso, punibile per legge! “tutti vantano, più o meno a ragione, diritti: i migranti, i delinquenti, gli zingari, gli animali”, la frase, a quanto riportano diversi organi di stampa, fra cui l’ANSA, è “scappata” di bocca al presidente del TAR del Friuli Venezia Giulia Carlo Modica de Mohac di Grisì, in occasione della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario
La seconda edizione del corso di “Lingua e Cultura Romanì”
Un corso universitario per conoscere il mondo rom. Il 4 marzo, presso Sapienza Università di Roma, avrà inizio la seconda edizione del corso di “Lingua e Cultura Romanì”, che si propone di offrire una panoramica completa sulla lingua, sulle tradizioni e sulla storia delle popolazioni romanì, con un approccio multidisciplinare che unisce teoria, pratica e riflessione critica. I temi trattati includono la grammatica del romanì, la cultura e le tradizioni, il Samudaripen (lo sterminio dei Rom e Sinti durante il nazifascismo), le condizioni di vita dei Rom in Europa e in America Latina, le politiche di inclusione, il contrasto alla discriminazione e ai discorsi d’odio, le lotte per i diritti civili e la promozione di una cultura di rispetto e integrazione.  La proposta formativa, della durata di 24 ore, è rivolta a studenti di discipline umanistiche, sociali e storiche, ma anche a chiunque desideri approfondire la conoscenza della cultura romanì e delle sue attuali sfide, nonché a tutti coloro che operano nel campo della mediazione culturale, dei diritti umani e dell’inclusione sociale. Il corso si inserisce nelle iniziative di collaborazione pluriennale tra l’UCRI (Unione delle Comunità Romanì in Italia), il Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali e il Dipartimento SARAS-Storia, Antropologia, Religioni, Arte e Spettacolo. L’iniziativa si propone di sensibilizzare la cittadinanza su un tema di grande rilevanza sociale e culturale, per contribuire al contrasto di stereotipi, pregiudizi e fenomeni di romfobia, nonché promuovere una maggiore inclusione e conoscenza delle comunità romanès in Italia e nel mondo. Il corso, tenuto dal Prof., Comm.re Santino Spinelli, già docente alle Università di Trieste, Chieti e di Teramo e al Politecnico di Milano, con la collaborazione dei Professori Stefano Tedeschi, Angela Tarantino e della Dott.ssa Bernadette Fraioli, avrà luogo ogni mercoledì, alle ore 18, dal 4 marzo al 25 maggio, presso l’aula 205 dell’Edificio Marco Polo, Circonvallazione Tiburtina 4, Roma. Nell’ambito della proposta formativa si terrà, inoltre, una conferenza-concerto dedicata all’International Roma Day, dal titolo “I Rom, la lingua e la musica: patrimoni vulnerabili”, che avrà luogo il 14 aprile, dalle 17 alle 20, presso il Nuovo Teatro Ateneo di Sapienza Università di Roma! Corso di lingua e cultura romanì Ogni mercoledì dal 4 marzo al 25 maggio  ore 18:00 – 20:00 Aula 205, Edificio Marco Polo, Circonvallazione Tiburtina, 4   Redazione Italia
February 26, 2026
Pressenza
Samudaripen alla Carnegie Hall
È stato un successo straordinario il Concert for the Day of Remembrance / Samudaripen, che si tenuto  nella prestigiosa Carnegie Hall di New York. L’evento, promosso e organizzato dalla Union of Roma Communities in Italy (UCRI) in occasione della Giornata Internazionale della Memoria, ha registrato il tutto esaurito e un pubblico profondamente coinvolto, che ha tributato agli artisti lunghi applausi e una commossa standing ovation finale. Protagonisti dell’evento sono stati i due artisti di fama internazionale Gennaro Spinelli, violino solista, e Santino Spinelli, fisarmonica solista, accompagnati da alcuni elementi dell’Orchestra Europea per la Pace. Il progetto etno-sinfonico ha saputo intrecciare repertorio classico rivisitato, musica tradizionale romanì e composizioni originali, dando vita a un percorso sonoro intenso e carico di significato simbolico. L’emozione in sala è stata palpabile per tutta la durata del concerto, con momenti di profondo raccoglimento alternati a esplosioni di entusiasmo. Il concerto è stato realizzato con il patrocinio e il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, UNAR – Palazzo Chigi e delle principali organizzazioni europee rom e sinti — ERGO Network, ERIAC e IRU — e ha rappresentato un momento storico per la memoria del Samudaripen, il genocidio del popolo rom durante la Seconda Guerra Mondiale. Attraverso il linguaggio universale della musica, la serata ha unito memoria, arte e dialogo interculturale in uno dei templi mondiali della musica. L’iniziativa si inserisce nel percorso culturale internazionale promosso da UCRI per la valorizzazione della cultura romanì, già presentato in sedi simbolo come il Teatro alla Scala di Milano e il Teatro San Carlo di Napoli. L’approdo alla Carnegie Hall segna un ulteriore, fondamentale passo verso il riconoscimento globale della memoria e dell’identità rom e sinti. “Portare la memoria del Samudaripen alla Carnegie Hall – dichiara Santino Spinelli – è stato momento che resterà nella storia del nostro popolo. Abbiamo sentito un’energia straordinaria: il pubblico non ha solo ascoltato la nostra musica, l’ha condivisa con il cuore. È questo il potere dell’arte: trasformare il dolore della memoria in consapevolezza e dialogo”. Grande emozione anche nelle parole di Gennaro Spinelli: “Suonare qui, insieme a mio padre e a altri talentuosi musicisti, in un luogo così simbolico, davanti a una sala gremita e partecipe, è stato indescrivibile. Abbiamo percepito rispetto, attenzione e una profonda umanità. Questa serata dimostra che la musica può abbattere barriere e unire le persone nella memoria e nella speranza”. Fonte: CS di UCRI Redazione Italia
February 23, 2026
Pressenza