
Decreto sul nuovo Patto Ue, accelera il governo
Progetto Melting Pot Europa - Sunday, June 7, 2026Il 4 giugno il Consiglio dei ministri ha annunciato il decreto legge per l’attuazione del nuovo Patto Europeo su migrazione e asilo.
«Una rivoluzione copernicana» per «accompagnare l’immediato ingresso ed entrata in vigore di queste norme, anche forti del fatto che come governo riteniamo di esser stati attori principali del processo riformatore del sistema di asilo a livello europeo», ha detto spocchioso il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in conferenza stampa il 4 giugno.
«Abbiamo voluto con questo intervento, senza depotenziare gli altri cantieri che abbiamo aperto come il disegno di legge migrazione e asilo che già viaggia in Parlamento – ha aggiunto – anticipare quelle che ci consentono di dare immediata attuazione a questo processo regolatorio nuovo da parte dell’Unione europea a partire dal 13 giugno».
Il decreto d’urgenza serve a rendere «immediatamente operative, a decorrere dal 12 giugno 2026, data di avvio dell’applicazione del Patto Ue sulla migrazione e l’asilo, le procedure di asilo alla frontiera che il diritto dell’Unione rende obbligatorie per determinate categorie di richiedenti».
In attuazione della decisione della Commissione europea che ha quantificato la capacità adeguata degli Stati membri e il numero massimo annuale di domande da esaminare nella procedura di frontiera, l’Italia «dovrà esaminare con procedura di frontiera, nel primo periodo di applicazione compreso tra il 12 giugno 2026 e il 12 giugno 2027, fino a 16.032 domande annue».
La procedura di frontiera, in attuazione delle disposizioni del nuovo Patto, troverà obbligatoria applicazione nel caso di persone provenienti da Paesi che presentano un tasso di accoglimento delle domande inferiore al 20%, di soggetti considerati pericolosi per la sicurezza nazionale, o che abbiano presentato informazioni o documenti falsi. Le procedure di frontiera, ai sensi del nuovo Patto, «devono concludersi entro il termine massimo complessivo di dodici settimane. Di qui la necessità per l’ordinamento nazionale di fissare: i termini della fase amministrativa e quelli della fase processuale in modo coerente con tale limite massimo; apprestare i necessari rafforzamenti per gli uffici amministrativi e giudiziari che saranno impegnati nella suddetta attività».
A questo si aggiungono la previsione del fermo del richiedente alla frontiera «per un massimo di 72 ore» nelle more degli accertamenti su identità e pericolosità, e l’introduzione di decisioni di rigetto più rigide, per le quali – nelle ipotesi di inammissibilità, manifesta infondatezza e ritiro implicito della domanda – non opererebbe l’effetto sospensivo automatico del ricorso giurisdizionale.
Ogni “rivoluzione” dipende dal punto di osservazione che si ha si sta “in alto” o “in basso” nella gerarchia sociale, su appunto chi impatta e chi ne beneficia e quali sono gli obiettivi: per tutte le realtà organizzate italiane che da anni operano sul terreno della tutela dei diritti delle persone migranti c’è una lettura diametralmente opposta a quella del Viminale.
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«Per chi difende i diritti fondamentali, questa non è una svolta verso una maggiore tutela delle persone, bensì verso la normalizzazione di procedure accelerate di frontiera, del trattenimento e dell’eccezione come regola», scrive Mediterranea.
L’obiettivo è dichiarato ed è un solo, ossia «respingere». Cioè «rendere più facile espellere e deportare verso i paesi d’origine o paesi terzi donne e uomini, bambine e bambini, che stanno cercando protezione in Italia e in Europa».
Dietro il linguaggio dell’efficienza, denuncia l’organizzazione, «si costruisce un sistema che mira a smantellare il diritto d’asilo, indebolire le garanzie giurisdizionali e ampliare gli spazi di discrezionalità amministrativa. Procedure accelerate, nuove limitazioni alla libertà personale, possibilità di rigetti più rapidi e minori tutele per chi presenta ricorso: misure che incidono direttamente sulla vita di migliaia di persone».
Di qui il rovesciamento della formula ministeriale: «Più che una “rivoluzione copernicana”, siamo di fronte a un’ulteriore escalation nella guerra contro un’umanità la cui unica colpa è di essere nata nel posto “sbagliato” del pianeta». Un posto «sbagliato» che però, osserva l’organizzazione, «diventa “giusto” se andiamo a fare razzie di petrolio, gas, oro, terre rare. È “giusto” per vendere armi a più non posso, per depredarlo di ogni cosa. Diventa “sbagliato” solo quando si tratta di riconoscere ai suoi abitanti che lo abbiamo impoverito, devastato, inquinato, togliendo loro il diritto di chiedere diritti».
Sul metodo, prima ancora che sul merito, interviene il Tavolo Asilo e Immigrazione 1, che esprime «forte preoccupazione e sconcerto» per l’adozione di un nuovo decreto-legge «mentre è ancora in corso l’esame parlamentare del disegno di legge relativo già approvato dal Consiglio dei Ministri nei mesi scorsi».
Il punto centrale è la scelta della decretazione d’urgenza a fronte di due anni di tempo per il recepimento. «Ancora una volta, e nonostante ci siano stati due anni di tempo per il recepimento delle normative europee, il governo, che ha tenuto nascosti i Piani di implementazione, sceglie la strada della decretazione d’urgenza e dell’intervento emergenziale, comprimendo il dibattito democratico e svuotando il ruolo del Parlamento». Una prassi, per il Tavolo, «ormai consolidata di intervenire su diritti fondamentali attraverso strumenti normativi che limitano il confronto pubblico e la possibilità di incidere sui contenuti delle riforme».
Sul merito, l’allarme riguarda gli automatismi. I testi finora circolati, avverte il Tavolo, mostrano «il rischio concreto di un ampliamento degli spazi di discrezionalità amministrativa che possono riguardare pericolosi automatismi incompatibili con il principio di valutazione individuale, imposto dal Patto Ue, relativo alle richieste d’asilo e riduzioni delle garanzie giurisdizionali effettive». In gioco, si legge, vi è il rispetto di principi fondamentali: «il diritto d’asilo, la libertà personale, la tutela della salute, la dignità delle persone e il divieto di refoulement, tutelati dalla Costituzione italiana, dal diritto dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali».
A pesare è anche il deficit di trasparenza. Le criticità, sottolinea il Tavolo, «si sommano all’assenza, pressoché totale nel percorso di implementazione del Patto, di un adeguato processo di consultazione pubblica»: organizzazioni della società civile, enti territoriali e attori coinvolti nei sistemi di accoglienza «non sono stati messi nelle condizioni di potersi confrontare sui testi preparatori del Piano», documento «rimasto ad oggi nascosto».
Da qui l’appello finale alle istituzioni. Il Tavolo «richiama con forza il Parlamento a esercitare pienamente la propria funzione di indirizzo e controllo», perché il recepimento del Patto «non deve tradursi in un abbassamento delle garanzie costituzionali e convenzionali». Ed è necessario «ricondurre ogni intervento normativo entro un quadro di trasparenza e partecipazione, assicurando che le politiche migratorie siano costruite nel rispetto dei diritti fondamentali e non piegate a logiche emergenziali e propagandistiche». Una conclusione netta: «Il rispetto dello stato di diritto non può essere considerato un ostacolo, ma è la condizione imprescindibile per la legittimità e l’efficacia delle politiche pubbliche».
- Ne fanno parte: A Buon Diritto, ACLI, ActionAid International Italia, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Casa dei Diritti Sociali, CIR, CGIL, CIES ETS, CNCA – Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti, Commissione Migrantes Missionari Comboniani Provincia Italiana, EMERGENCY, Europasilo, FCEI – Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Fondazione Migrantes, Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose, International Rescue Committee Italia, Italiani Senza Cittadinanza, Medici del Mondo, Oxfam Italia, Recosol – Rete delle comunità solidali, Refugees Welcome Italia, Save the Children, SIMM, UIL. ↩︎