Il Patto UE e la frontiera dei datiIl 12 giugno 2026 è entrato in vigore il Patto sulla Migrazione e l’Asilo, un
pacchetto legislativo introdotto dall’Unione europea per gestire più
efficacemente la migrazione e istituire un sistema europeo comune di asilo.
Interviste
UNA CASSETTA DEGLI ATTREZZI AL TEMPO DEL PATTO UE SU MIGRAZIONE E ASILO
Quattro conversazioni con Martina Tazzioli, Miguel Mellino, Sandro Mezzadra e
Enrica Rigo
Francesco Ferri
19 Settembre 2026
Il fine del Patto, così come affermato dal Consiglio dell’Unione europea, è
quello di rendere le procedure più efficienti e uniformi e di garantire la
solidarietà e un’equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri 1.
Data la recente approvazione di tale strumento legislativo, risulta al momento
ancora prematuro e difficoltoso comprenderne l’impatto e le conseguenze che ne
deriveranno. Tuttavia, come evidenziato da numerose organizzazioni non
governative – tra cui Amnesty International, PICUM, Border Violence Monitoring
Network, European Digital Rights ed ENAR – il Patto presenta rilevanti
criticità.
I timori principali riguardano una contrazione del diritto di asilo, causata
dalla progressiva criminalizzazione delle persone in movimento, dalla crescente
securitizzazione ed esternalizzazione delle frontiere e dal potenziamento dei
meccanismi di sorveglianza e repressione 2.
In particolare, a suscitare maggiori preoccupazioni è stato il pilastro
operativo del nuovo Patto, ovvero il ricorso alle procedure di frontiera
accelerate: un insieme di meccanismi volti a gestire, direttamente al confine,
gli arrivi e i tentativi di ingresso irregolari nell’Unione europea.
Ciò che più ha creato allarme è l’uso sistematico di queste ultime che, proprio
in virtù del loro essere “accelerate”, comportano una riduzione dei termini per
l’esame delle domande d’asilo e delle garanzie giurisdizionali.
Il pericolo è dunque una facilitazione dei rimpatri, che rischiano di essere
eseguiti prima ancora che le autorità giudiziarie possano esaminare gli
eventuali ricorsi successivi a una decisione negativa sulla domanda d’asilo.
Un altro aspetto critico del nuovo Patto europeo riguarda il ricorso alla
detenzione amministrativa, che questo strumento rischia di rendere sempre più
frequente. Infatti, sebbene la detenzione sia presentata come una misura di
extrema ratio non necessaria durante le procedure di frontiera, essa viene
giustificata qualora occorra impedire l’ingresso non autorizzato nel territorio
3.
Inoltre, il Patto stabilisce che chiunque sia sottoposto alle procedure di
frontiera debba risiedere presso il confine, in una zona di transito o in
appositi centri designati 4: una condizione che, nei fatti, può risultare in
significative restrizioni alla libertà di movimento e tradursi in una vera e
propria detenzione de facto 5.
L’adozione di procedure di frontiera accelerate e sommarie e il crescente
ricorso alla detenzione amministrativa sembrano confermare l’intento del nuovo
Patto di ostacolare l’ottenimento dell’asilo e di tenere il maggior numero
possibile di migranti al di fuori dei confini dell’Unione, criminalizzando così
una quota sempre più ampia di persone in movimento.
COSTRUIRE LA FORTEZZA
La ratio alla base del Patto sulla Migrazione e l’Asilo non rappresenta tuttavia
una novità, ma è il risultato di un percorso intrapreso ormai da diversi anni e
la cui genesi coincide con i flussi migratori che hanno interessato l’Unione
europea nel 2014-2015.
Approcciandosi a questo strumento legislativo risulta infatti fondamentale tener
conto del contesto politico, economico e sociale da cui esso emerge e che rende
il Patto il culmine politico e normativo di un processo di securitizzazione ed
esternalizzazione delle frontiere europee, il quale ha trasformato il continente
in una vera e propria fortezza 6.
D’altronde fu la stessa Ursula von der Leyen ad affermarlo durante lo Schengen
Forum del 2020: per garantire uno spazio europeo sicuro in cui gli spostamenti
interni siano sempre più semplici e rapidi, il rafforzamento delle frontiere
esterne è un presupposto imprescindibile 7.
Così si sono innalzati nuovi muri, intensificati i controlli sia lungo le aree
di confine sia all’interno degli Stati membri, stretti accordi di
esternalizzazione e aumentati i respingimenti illegali; si è investito nella
costruzione di centri di detenzione e si è esteso l’elenco dei Paesi considerati
sicuri verso cui respingere chi chiede asilo, fino a teorizzare la creazione di
return hubs in Paesi terzi al di fuori dell’Unione Europea.
Tutte queste misure rispondono a una precisa logica selettiva: garantire una
mobilità fluida e privilegiata a quanti sono considerati “desiderabili”, in
virtù del possesso di un determinato capitale economico, sociale e culturale
(turisti, lavoratori che contribuiscono all’economia capitalista, studenti che
partecipano a programmi di scambio, soggetti bianchi e occidentali), sbarrando
al contempo l’accesso agli individui ritenuti “indesiderabili”.
> In questa prospettiva, la frontiera cessa di essere una semplice linea di
> demarcazione e si trasforma in un filtro asimmetrico 8.
Tale necessità di selezione incarna ciò che la letteratura definisce il “dilemma
tra facilitazione e controllo” 9: l’esigenza di agevolare una mobilità rapida ed
efficiente per i soggetti ritenuti funzionali alla prosperità economica,
mantenendo al contempo a distanza chi viene percepito come una minaccia o un
peso per l’Unione.
LA TECNOLOGIA COME ALLEATO PERFETTO: DALLA BLINDATURA DEI CONFINI ALLA
SORVEGLIANZA DATI
Nel corso degli anni, la soluzione ottimale a tale dilemma è stata individuata
sempre di più in un massiccio dispiegamento di sistemi digitali sia ai confini
sia all’interno degli Stati membri. Tali tecnologie, in particolare quelle
biometriche, si sono rivelate alleati formidabili per intercettare e
identificare la mobilità ritenuta indesiderata, assolvendo così a quella
decisiva funzione di filtraggio delle persone in movimento.
Tesi di laurea, ricerche e studi
SOCIO-TECHNICAL IMAGINARIES OF SECURITY IN EU MIGRATION GOVERNANCE
Tesi di laurea magistrale di Valeria Gentili
5 Settembre 2026
Ci troviamo dunque di fronte a una frontiera sempre più sorvegliata e blindata
sul piano tecnologico: torri di controllo dotate di sensori capaci di
intercettare movimenti anche a chilometri di distanza, telecamere termiche per
il tracciamento notturno nelle zone di confine, impiego di droni MALE – come gli
IAI Heron 1 o gli Elbit Hermes 900 di produzione israeliana – per il
pattugliamento del Mediterraneo, e centri di detenzione gestiti tramite
complessi sistemi di sicurezza informatica.
A questa dimensione materiale e visibile del controllo si affianca
un’infrastruttura digitale meno evidente, ma altrettanto pervasiva. Nello
specifico, per infrastruttura digitale si intendono qui i cosiddetti “Sistemi IT
europei su grande scala” o, più semplicemente, le banche dati europee.
Nate alla fine degli anni Novanta con finalità amministrative specifiche per la
gestione dei flussi – come il controllo dei visti o l’esame delle richieste di
asilo -, tali banche dati sono diventate nel corso del tempo degli strumenti di
controllo ben più articolati, impiegati non più solo per questioni migratorie in
senso stretto, ma per più ampi scopi di sorveglianza dei cittadini di paesi
terzi.
Non si tratta dunque di meri strumenti gestionali, bensì di enormi archivi di
dati sia biografici sia biometrici (impronte palmari, campioni di DNA, impronte
digitali, immagini del volto) riguardanti quasi tutte le categorie di cittadini
di paesi terzi.
Tali informazioni vengono conservate per anni e risultano accessibili non più
soltanto alle autorità di frontiera e per l’immigrazione, ma anche alle forze di
polizia e alle agenzie europee come Europol e Frontex, fino a coinvolgere
perfino attori privati 10.
In questo modo, i database comunitari si sono trasformati in pervasivi strumenti
investigativi e di sorveglianza, eccedendo di gran lunga le finalità originarie
per cui erano stati concepiti.
DALLA SECURITIZZAZIONE ALLA TECNO-SECURITIZZAZIONE
Tale ricorso alla tecnologia nella gestione e nel controllo dei flussi è il
risultato di un preciso paradigma tecno-securitario che sovrappone la sicurezza
al massimo grado di digitalizzazione e innovazione tecnica.
Ampiamente consolidata ai vertici dell’Unione Europea e condivisa da
istituzioni, attori privati, rappresentanti politici, esperti tecnologici e
burocrati nazionali operanti nei settori della polizia e delle politiche
migratorie, questa visione promuove l’idea che un confine altamente
digitalizzato sia intrinsecamente sicuro ed efficiente 11.
Tale convinzione poggia sulla fiducia nella capacità della tecnologia di
semplificare la realtà, ottimizzare i processi e razionalizzare il controllo.
Tuttavia, un simile approccio, si rivela profondamente problematico quando
applicato al fenomeno migratorio, in quanto tende a ridurre questioni politiche
e sociali complesse a meramente tecniche e logistiche.
In questo modo si rischia di depoliticizzare la raccolta dei dati sulle persone
in movimento, riducendo queste ultime a una mera “popolazione di dati” da
elaborare, condividere e governare, con la conseguente svalutazione della loro
dimensione umana e dei loro diritti.
In questo contesto, il nuovo Patto sulla Migrazione e l’Asilo incarna appieno
tale visione della sicurezza e il conseguente affidamento alle tecnologie
digitali, configurandosi – come denunciato da diverse organizzazioni per i
diritti umani – come l’ingresso in una “nuova e letale era della sorveglianza
digitale” 12.
Il suo pilastro operativo, rappresentato dalle procedure di frontiera, poggia
infatti interamente sulla rete delle banche dati europee. Il primo passaggio
vincolante consiste nello screening obbligatorio, una procedura basata sulla
raccolta estensiva di dati biografici e biometrici delle persone intercettate ai
confini o condotte a terra dopo operazioni di salvataggio.
Tali informazioni vengono inserite nel sistema Eurodac e incrociate con quelle
presenti negli altri database europei, permettendo alle autorità di verificare
se l’individuo sia già stato registrato o se risulti segnalato come minaccia per
la sicurezza pubblica o nazionale.
Lo screening si configura così come un ingranaggio indispensabile per
l’architettura dell’intero Patto, poiché è soltanto attraverso la registrazione
nei database che si può procedere al rapido smistamento delle persone in
movimento verso i diversi canali giuridici dell’asilo o del rimpatrio.
Le procedure di frontiera previste dal Patto sembrano dunque rispondere alla
precisa esigenza di rendere i processi più rapidi ed efficienti, esattamente
tramite l’utilizzo dei dati biometrici e dei database europei, i quali
rappresentano lo strumento perfetto per raggiungere tale obiettivo.
DISUMANIZZAZIONE, CIRCOLAZIONE DI DATI SENSIBILI E BIAS ALGORITMICI
A questo punto ci si potrebbe chiedere: qual è, dunque, il problema? Se la
tecnologia velocizza e semplifica le procedure, non si tratta forse di un
vantaggio sia per chi le gestisce sia per chi vi è sottoposto?
In realtà, questo approccio porta con sé numerosi aspetti critici e
profondamente preoccupanti. Un primo elemento riguarda il rischio di
deumanizzazione insito nel sistema, legato alla riduzione della persona a un
mero insieme di dati che ne determinano il destino.
L’esame di una domanda di asilo è una procedura complessa e delicata, che
richiede tempo, ascolto e contestualizzazione delle storie individuali. Ridurre
questa valutazione al responso che appare su uno schermo a seguito
dell’inserimento di dati biometrici rischia di impedire un’analisi adeguata e
personalizzata dei singoli casi.
Esistono infatti vissuti, traumi e sfumature delle esistenze umane che non
possono essere tradotti in dati quantificabili, né essere presi in
considerazione all’interno di procedure sommarie come quelle previste dal nuovo
Patto.
Vi è poi una questione cruciale legata alla natura altamente sensibile di queste
informazioni. I pericoli in questo ambito sono molteplici: dalle vulnerabilità
informatiche e dal rischio di attacchi hacker, fino all’ampliamento della
possibilità di accesso a un insieme sempre più ampio di soggetti, inclusi attori
privati e agenzie di sicurezza.
Infine, un ulteriore e grave rischio riguarda l’impiego di algoritmi e sistemi
di intelligenza artificiale nei processi decisionali. Tali strumenti vengono
utilizzati per valutare se una persona rappresenti una minaccia per la sicurezza
nazionale, così come per l’impiego di rilevatori di bugie o di sistemi di
riconoscimento dialettale volti a verificare la veridicità delle dichiarazioni
rese dai richiedenti asilo.
Oltre alle evidenti minacce per la riservatezza e la privacy delle persone
coinvolte, si aggiunge così il pericolo che vengano impiegate tecnologie
strutturalmente caratterizzate da un’elevata propensione all’errore e da marcati
bias sistemici 13.
Oltre a sollevare timori circa il rischio di una progressiva compressione del
diritto d’asilo, il nuovo Patto desta dunque preoccupazione per quanto riguarda
un utilizzo non-neutrale della tecnologia.
Quest’ultima, infatti, difficilmente può essere considerata un mero strumento di
semplificazione se viene impiegata per finalità di sorveglianza e di
repressione. Facilmente, invece, si trasforma in un mezzo che rischia di
rinforzare e riprodurre dinamiche di criminalizzazione e securitizzazione.
FONTI:
Belhadj Mohamed, Leila. “La deportazione come infrastruttura: la
digitalizzazione dei confini europei.” Tecnopolitica dell’Europa che si svuota.
Podcast, March 3, 2026
Broeders, Dennis and James Hampshire. “Dreaming of Seamless Borders: ICTs and
the Pre-Emptive Governance of Mobility in Europe.” Journal of Ethic and
Migration Studies 39, No. 8 (2013): 1201-1205.
Celoria, Eleonora. “Gli accertamenti alle frontiere esterne e sul territorio:
focus su Regolamento Screening. Cenni sul Regolamento Eurodac” (ciclo di
formazione ASGI sul Patto europeo sulla Migrazione e l’Asilo)
Chiusi, Fabio. La fortezza automatica. Se l’IA decide chi può varcare i confini.
Bollati Boringhieri, 2025.
Consiglio dell’Unione europea. “Il Patto dell’UE sulla migrazione e l’asilo”
European Network Against Racism (ENAR). Policy Briefing: Structural Racism in
the New European Union Pact on Migration: A Devastating Blow to the Right to
Asylum. 21 dicembre 2023.
Ferri, Francesco. Una cassetta degli attrezzi al tempo del Patto UE. In: Melting
Pot Europa [online]. 19 settembre 2026 [consultato il 19 settembre 2026].
Fritz, Pauline and Alyna Smith. Invisible Borders. Episode 2. “Hostile
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2026.
Garelli, Elena. “I principi generali in materia di procedure d’asilo e l’esame
della domanda – focus su Regolamento Procedure” (ciclo di formazione ASGI sul
Patto europeo sulla Migrazione e l’Asilo)
Parlamento europeo e Consiglio. Regolamento (UE) 2024/1348, art. 43(2).
Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants (PICUM). PICUM
Analysis of the Asylum Procedure Regulation and Return Border Procedure
Regulation. New Migration Pact Series. Bruxelles: PICUM, dicembre 2024.
Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants (PICUM). «EU
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ProtectNotSurveil Coalition. Joint Statement – The EU Migration Pact: A
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2024.
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Technology, & Human Values 48, No. 3 (2022).
Von der Leyen, Ursula. “Speech by President von der Leyen at the Schengen
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Vavoula, Niovi. “The ‘Puzzle’ of EU Large-Scale Information Systems for
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and Personal Data Protection.” European Law Review (2019).
Wonders, Nancy. “Global Flows, Semi-permeable Borders and New Channels of
Inequality.” In Borders Mobility and Technologies of Control, edited by Sharon
Pickering and Leanne Weber. Springer, 2006.
1. Consiglio dell’Unione europea, «Il Patto dell’UE sulla migrazione e
l’asilo» ↩︎
2. European Network Against Racism (ENAR), Policy Briefing: Structural Racism
in the New European Union Pact on Migration: A Devastating Blow to the
Right to Asylum; Platform for International Cooperation on Undocumented
Migrants (PICUM), «EU Pact on Migration and Asylum», PICUM Blog; Platform
for International Cooperation on Undocumented Migrants (PICUM), PICUM
Analysis of the Asylum Procedure Regulation and Return Border Procedure
Regulation, New Migration Pact Series (Bruxelles: PICUM, dicembre 2024);
ProtectNotSurveil Coalition, Joint Statement – The EU Migration Pact: A
Dangerous Regime of Migrant Surveillance, Access Now, 10 aprile 2024 ↩︎
3. Parlamento europeo e Consiglio, Regolamento (UE) 2024/1348, art. 43(2) ↩︎
4. Ibid., art. 54(1) ↩︎
5. PICUM, Analysis of the Asylum Procedure Regulation ↩︎
6. Leila Belhadj Mohamed, “Return Hub: Cosa prevedono i nuovi regolamenti
europei sui rimpatri,” Wired Italia, December 17, 2025; Pauline Fritz and
Alyna Smith, Invisible Borders, episode 2, “Hostile Politics,” Border
Violence Monitoring Network, 43. min., 44 sec. ↩︎
7. Ursula von der Leyen, “Speech at the Schengen Forum”, European Commission,
30 November
2020 ↩︎
8. Nancy Wonders, “Global Flows, Semi-permeable Borders and New Channels of
Inequality,” in Borders Mobility and Technologies of Control, ed. Sharon
Pickering and Leanne Weber (Springer, 2006), 73. ↩︎
9. Dennis Broeders and James Hampshire, “Dreaming of Seamless Borders: ICTs
and the PreEmptive Governance of Mobility in Europe,” Journal of Ethic and
Migration Studies 39, no. 8 (2013): 1201-1205 ↩︎
10. Niovi Vavoula, “The ‘Puzzle’ of EU Large-Scale Information Systems for
Third-Country Nationals: Surveillance of Movement and Its Challenges for
Privacy and Personal Data Protection,” European Law Review (2019) ↩︎
11. Paul Trauttmansdorff and Ulrike Felt, “Experimentation and Collective
Imagination: The Digital Transformation of the EU Border Regime,” Science,
Technology, & Human Values 48, no. 3 (2022) ↩︎
12. The #ProtectNotSurveil Coalition, “The EU Migration Pact: A Dangerous
Regime of Migrant Surveillance,” PICUM (blog), April 11, 2024 ↩︎
13. #ProtectNotSurveil Coalition (Access Now, Equinox Initiative for Racial
Justice, European Digital Rights (EDRi), Platform for International
Cooperation on Undocumented Migrants (PICUM), Refugee Law Lab,
AlgorithmWatch, Amnesty International, Border Violence Monitoring Network
(BVMN), EuroMed Rights, European Center for Not-for-Profit Law (ECNL),
European Network Against Racism (ENAR), Homo Digitalis, Privacy
International, Statewatch, Dr Derya Ozkul, Dr. Jan Tobias Muehlberg, and Dr
Niovi Vavoula), “The EU Migration Pact ↩︎