Migranti: l’invasione non c’è, l’emergenza è nel sistema

Pressenza - Sunday, May 3, 2026

823 minori stranieri non accompagnati in centri per adulti, anche quando ci sono posti nei centri dedicati. Porti lontani assegnati alle ONG per gli sbarchi anche se i centri al Sud non sono sovraffollati. Città e regioni con ispezioni quasi assenti nei centri di accoglienza. L’invasione non c’è e non dovrebbe esserci neanche l’emergenza, ma è creata, programmata, da un sistema che la rende costante in quanto privo di controlli e trasparenza.

È quanto emerge dal nuovo report Centri d’Italia 2026 (https://centriditalia.it/home).  L’emergenza è voluta e ricercata da scelte politiche anche in assenza di numeri di arrivi definibili “invasione”. A fine 2024 le persone accolte sono meno di 135.000, ossia lo 0.23% della popolazione residente in Italia. Eppure, lo stato eccezionale è stato trasformato in regola. Ci sono grandi centri sovraffollati, gestori profit che li gestiscono senza controlli delle prefetture e senza fornire servizi necessari all’integrazione. ActionAid e Openpolis hanno fotografato la situazione monitorando i centri governativi di prima accoglienza e SAI-centri degli enti locali con il report “La Frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026”. Dati inediti ottenuti con oltre 70 procedure di richiesta a Ministeri e Prefetture.

“L’opacità, ha sottolineato Fabrizio Coresi, esperto Migrazioni di ActionAid, è parte dell’approccio del governo, che rende meno visibili le conseguenze delle scelte amministrative sulla vita delle persone e sottrae queste scelte al controllo parlamentare e della società civile”. Nel 2024 i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) ospitano quasi 97.000 persone, circa il 72% del totale. Non c’è programmazione e il sovraffollamento impatta quasi solo i CAS adulti. Su 6.024 strutture prefettizie attive nel 2024, 973 risultano oltre la capienza stabilita, 520 sono oltre il 120% e 13 hanno presenze pari al doppio della capienza. Parallelamente crescono i gestori for profit: tra il 2022 e il 2024 abbiamo avuto un +109%. Insieme all’assenza di competenze e alla penetrazione nel mercato di soggetti con scopo di lucro, il rafforzamento dei centri medi e grandi (il 36,0% della capacità di accoglienza è concentrata in centri sopra i 50 posti) e il maggior peso dei grandi gestori (i primi 10 controllano il 19,1% dei posti totali), mostrano che si tende a premiare la riduzione di costi dovuta a grandi volumi e scarsi servizi. La Croce Rossa  Italiana, con le sue  articolazioni  territoriali,  gestisce 5.743 posti e Medihospes ne gestisce 5.233.

Per la prima volta il Report monitora gli effetti del Decreto-legge 133/2023 che consente, in via eccezionale, di accogliere chi ha almeno 16 anni nei Centri per adulti. Una norma nata in teoria come emergenziale, che crea però un fenomeno “stabile”. Sono almeno 823 i minori che risultano in questi centri nel 2023, una parte vi era già prima. Si tratta anche di permanenze lunghe: la norma consentirebbe 90 giorni, ma ci sono picchi a oltre 150 fino a 1.413 giorni.  Una forma stabile di accoglienza impropria, priva di servizi educativi e abitativi adatti alla minore età. La debolezza dei controlli è evidente e preoccupante: nel 2024 si sono svolti 1.564 controlli, ma la distribuzione territoriale è disomogenea. Ci sono poli iper-monitorati come Napoli (100% delle strutture), Potenza (93,2%) e Caserta (il 95,6%) e grandi zone cieche come le Prefetture di Roma, Frosinone e Ravenna. Queste ultime sono le prime tre prefetture italiane per posti gestiti sulle 33 totali, dove non si registrano controlli nel 2024.

Anche l’assegnazione dei porti a seguito dei soccorsi in mare appare pretestuosa per la distribuzione territoriale delle persone. Una scelta non giustificata dal sovraffollamento dei Centri. Un esempio su tutti: il 31 dicembre 2023, 55 persone sono state fatte sbarcare nel Lazio, nonostante ci fosse ampia disponibilità nei Centri di accoglienza delle regioni del Sud Italia. Il Rapporto sottolinea come il monitoraggio del d.l. 145/2024, che impatta fortemente sui diritti di chi chiede protezione, sia praticamente impossibile. Tra 2024 e 2025: 334 estinzioni dei procedimenti (e 1.568 sospesi per allontanamento, poi riaperti entro 9 mesi) per ritiro implicito della domanda d’asilo. Quanto al SAI (Sistema Accoglienza Integrazione, sistema nazionale di accoglienza per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati, attuato dagli Enti Locali con fondi del Fondo Nazionale per le Politiche e i Servizi dell’Asilo), il sistema funziona, ma è residuale e bloccato: il ricambio degli accolti scende dal 35,5% nel 2023 al 26,1% nel 2024 e al 21,3% nei primi undici mesi del 2025 e le richieste pendenti tra 2023 e novembre 2025 sono 4.725. Guardando alla geografia dell’accoglienza, l’esame della distribuzione territoriale restituisce non solo una ripartizione di posti, ma anche di funzioni. Il Mezzogiorno concentra 51.440 posti, pari al 35,2% della capienza complessiva; seguono il Nord-Ovest con 36.656 posti (25,1%), il Centro con 29.945 (20,5%) e il Nord-Est con 28.219 (19,3%). Più nel dettaglio, il Sud raccoglie il 78,5% della prima accoglienza e il 53,1% della capacità Sai, mentre il Nord-Ovest da solo concentra il 29,7% della capacità Cas nazionale. Il Sud assorbe quindi una quota decisiva delle strutture di frontiera e del secondo livello pubblico, il Nord-Ovest e il Centro reggono una parte rilevante dell’ossatura straordinaria, mentre il Nord-Est combina accoglienza diffusa e una quota non marginale di prima accoglienza legata alla frontiera terrestre e adriatica.

Il sistema di accoglienza italiano è un non sistema, si legge nelle conclusioni del Rapporto, un meccanismo di distribuzione e alloggiamento di persone che funziona secondo un equilibrio nel quale l’eccezione è diventata metodo e la tutela si è fatta intermittente, quando non del tutto inconsistente. I dati del 2024 e del 2025 mostrano la scarsa esigibilità e l’aggiramento di diritti che dovrebbero essere garantiti: l’assetto costruito per aggiustamenti progressivi e continui, relega ancora più ai margini il sistema pubblico in capo ai Comuni, ampliando la centralità della prima accoglienza e trattando la frontiera come principio organizzativo dell’intera filiera. (…) Ricostruire una filiera trasparente, programmata e responsabile significa, in concreto, riportare l’accoglienza ordinaria al centro, ridurre il ricorso ai grandi centri e ai dispositivi di frontiera come soluzione permanente, rendere nuovamente strutturali i servizi necessari a riconoscere la vulnerabilità e accompagnare all’autonomia, rafforzare il Sai come infrastruttura territoriale e non come segmento residuale, proteggere davvero la transizione dei minori alla maggiore età. Ma, prima ancora, vuol dire decidere se l’accoglienza debba restare un campo di eccezione o tornare a essere una politica pubblica leggibile, verificabile e orientata ai diritti. Da questa decisione dipende non solo la sorte di chi arriva, ma anche la qualità democratica del nostro ordinamento”.

Qui il Report “La frontiera, ovunque” di ActionAid, in collaborazione con Openpolis: https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/actionaid.it/uploads/2026/04/La_frontiera_ovunque_report.pdf.

 

Giovanni Caprio