Migranti: l’invasione non c’è, l’emergenza è nel sistema
823 minori stranieri non accompagnati in centri per adulti, anche quando ci sono
posti nei centri dedicati. Porti lontani assegnati alle ONG per gli sbarchi
anche se i centri al Sud non sono sovraffollati. Città e regioni con ispezioni
quasi assenti nei centri di accoglienza. L’invasione non c’è e non dovrebbe
esserci neanche l’emergenza, ma è creata, programmata, da un sistema che la
rende costante in quanto privo di controlli e trasparenza.
È quanto emerge dal nuovo report Centri d’Italia 2026
(https://centriditalia.it/home). L’emergenza è voluta e ricercata da scelte
politiche anche in assenza di numeri di arrivi definibili “invasione”. A fine
2024 le persone accolte sono meno di 135.000, ossia lo 0.23% della popolazione
residente in Italia. Eppure, lo stato eccezionale è stato trasformato in regola.
Ci sono grandi centri sovraffollati, gestori profit che li gestiscono senza
controlli delle prefetture e senza fornire servizi necessari all’integrazione.
ActionAid e Openpolis hanno fotografato la situazione monitorando i
centri governativi di prima accoglienza e SAI-centri degli enti locali con il
report “La Frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026”. Dati inediti ottenuti con
oltre 70 procedure di richiesta a Ministeri e Prefetture.
“L’opacità, ha sottolineato Fabrizio Coresi, esperto Migrazioni di ActionAid, è
parte dell’approccio del governo, che rende meno visibili le conseguenze delle
scelte amministrative sulla vita delle persone e sottrae queste scelte al
controllo parlamentare e della società civile”. Nel 2024 i CAS (Centri di
Accoglienza Straordinaria) ospitano quasi 97.000 persone, circa il 72% del
totale. Non c’è programmazione e il sovraffollamento impatta quasi solo i CAS
adulti. Su 6.024 strutture prefettizie attive nel 2024, 973 risultano oltre la
capienza stabilita, 520 sono oltre il 120% e 13 hanno presenze pari al doppio
della capienza. Parallelamente crescono i gestori for profit: tra il 2022 e il
2024 abbiamo avuto un +109%. Insieme all’assenza di competenze e alla
penetrazione nel mercato di soggetti con scopo di lucro, il rafforzamento dei
centri medi e grandi (il 36,0% della capacità di accoglienza è concentrata in
centri sopra i 50 posti) e il maggior peso dei grandi gestori (i primi 10
controllano il 19,1% dei posti totali), mostrano che si tende a
premiare la riduzione di costi dovuta a grandi volumi e scarsi servizi. La Croce
Rossa Italiana, con le sue articolazioni territoriali,
gestisce 5.743 posti e Medihospes ne gestisce 5.233.
Per la prima volta il Report monitora gli effetti del Decreto-legge 133/2023 che
consente, in via eccezionale, di accogliere chi ha almeno 16 anni nei Centri per
adulti. Una norma nata in teoria come emergenziale, che crea però un fenomeno
“stabile”. Sono almeno 823 i minori che risultano in questi centri nel 2023, una
parte vi era già prima. Si tratta anche di permanenze lunghe: la norma
consentirebbe 90 giorni, ma ci sono picchi a oltre 150 fino a 1.413 giorni. Una
forma stabile di accoglienza impropria, priva di servizi educativi e abitativi
adatti alla minore età. La debolezza dei controlli è evidente e preoccupante:
nel 2024 si sono svolti 1.564 controlli, ma la distribuzione territoriale è
disomogenea. Ci sono poli iper-monitorati come Napoli (100% delle strutture),
Potenza (93,2%) e Caserta (il 95,6%) e grandi zone cieche come le Prefetture di
Roma, Frosinone e Ravenna. Queste ultime sono le prime tre
prefetture italiane per posti gestiti sulle 33 totali, dove non si registrano
controlli nel 2024.
Anche l’assegnazione dei porti a seguito dei soccorsi in mare appare pretestuosa
per la distribuzione territoriale delle persone. Una scelta non giustificata dal
sovraffollamento dei Centri. Un esempio su tutti: il 31 dicembre 2023, 55
persone sono state fatte sbarcare nel Lazio, nonostante ci fosse ampia
disponibilità nei Centri di accoglienza delle regioni del Sud Italia. Il
Rapporto sottolinea come il monitoraggio del d.l. 145/2024, che impatta
fortemente sui diritti di chi chiede protezione, sia praticamente impossibile.
Tra 2024 e 2025: 334 estinzioni dei procedimenti (e 1.568 sospesi per
allontanamento, poi riaperti entro 9 mesi) per ritiro implicito della domanda
d’asilo. Quanto al SAI (Sistema Accoglienza Integrazione, sistema nazionale di
accoglienza per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non
accompagnati, attuato dagli Enti Locali con fondi del Fondo Nazionale per le
Politiche e i Servizi dell’Asilo), il sistema funziona, ma è residuale e
bloccato: il ricambio degli accolti scende dal 35,5% nel 2023 al 26,1% nel 2024
e al 21,3% nei primi undici mesi del 2025 e le richieste pendenti tra 2023 e
novembre 2025 sono 4.725. Guardando alla geografia dell’accoglienza, l’esame
della distribuzione territoriale restituisce non solo una ripartizione di posti,
ma anche di funzioni. Il Mezzogiorno concentra 51.440 posti, pari al 35,2% della
capienza complessiva; seguono il Nord-Ovest con 36.656 posti (25,1%), il Centro
con 29.945 (20,5%) e il Nord-Est con 28.219 (19,3%). Più nel dettaglio, il Sud
raccoglie il 78,5% della prima accoglienza e il 53,1% della capacità Sai, mentre
il Nord-Ovest da solo concentra il 29,7% della capacità Cas nazionale. Il Sud
assorbe quindi una quota decisiva delle strutture di frontiera e del secondo
livello pubblico, il Nord-Ovest e il Centro reggono una parte rilevante
dell’ossatura straordinaria, mentre il Nord-Est combina accoglienza diffusa e
una quota non marginale di prima accoglienza legata alla frontiera terrestre e
adriatica.
“Il sistema di accoglienza italiano è un non sistema, si legge nelle conclusioni
del Rapporto, un meccanismo di distribuzione e alloggiamento di persone che
funziona secondo un equilibrio nel quale l’eccezione è diventata metodo e la
tutela si è fatta intermittente, quando non del tutto inconsistente. I dati del
2024 e del 2025 mostrano la scarsa esigibilità e l’aggiramento di diritti che
dovrebbero essere garantiti: l’assetto costruito per aggiustamenti progressivi e
continui, relega ancora più ai margini il sistema pubblico in capo ai Comuni,
ampliando la centralità della prima accoglienza e trattando la frontiera come
principio organizzativo dell’intera filiera. (…) Ricostruire una filiera
trasparente, programmata e responsabile significa, in concreto, riportare
l’accoglienza ordinaria al centro, ridurre il ricorso ai grandi centri e ai
dispositivi di frontiera come soluzione permanente, rendere nuovamente
strutturali i servizi necessari a riconoscere la vulnerabilità e accompagnare
all’autonomia, rafforzare il Sai come infrastruttura territoriale e non come
segmento residuale, proteggere davvero la transizione dei minori alla maggiore
età. Ma, prima ancora, vuol dire decidere se l’accoglienza debba restare un
campo di eccezione o tornare a essere una politica pubblica leggibile,
verificabile e orientata ai diritti. Da questa decisione dipende non solo la
sorte di chi arriva, ma anche la qualità democratica del nostro ordinamento”.
Qui il Report “La frontiera, ovunque” di ActionAid, in collaborazione con
Openpolis:
https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/actionaid.it/uploads/2026/04/La_frontiera_ovunque_report.pdf.
Giovanni Caprio