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Sabir non rinnoverà il contratto per l’accoglienza di minori stranieri non accompagnati a Crotone
Sabir Srl Impresa Sociale ETS comunica pubblicamente che, nelle condizioni attuali, non sottoscriverà il nuovo contratto del progetto di accoglienza per minori stranieri non accompagnati gestito nel territorio di Crotone. Si tratta di una decisione sofferta, maturata dopo mesi di confronto difficile con l’Amministrazione e dopo reiterate criticità organizzative, economiche e istituzionali che hanno progressivamente reso impossibile proseguire un’esperienza che, nonostante tutto, ha rappresentato un modello concreto di accoglienza, integrazione e tutela dei minori. In questi anni Sabir ha costruito una casa, non semplicemente una struttura. Una comunità educativa capace di garantire continuità scolastica, formazione professionale, inserimenti lavorativi, percorsi sportivi, supporto psicologico, mediazione culturale e relazioni umane autentiche. A Crotone, territorio complesso, funestato da spopolamento e brain drain, decine di ragazzi hanno frequentato scuole, avviato tirocini, costruito reti sociali, imparato un mestiere, iniziato un percorso di autonomia reale. Molti di loro, dopo aver attraversato deserti, torture, guerre e detenzioni in Turchia o Libia, hanno trovato per la prima volta una dimensione stabile e dignitosa. Nel corso del progetto sono stati persino avviati percorsi di affido familiare e affido culturale, esperienze estremamente rare nel sistema dei CAS per MSNA e quasi assenti nella prassi ordinaria dell’accoglienza straordinaria. Un risultato che dimostra quanto il lavoro educativo e territoriale svolto abbia generato legami reali tra i minori accolti e la comunità locale, superando la logica meramente assistenziale e costruendo invece relazioni di fiducia, inclusione e corresponsabilità sociale. Oggi tutto questo rischia di essere cancellato da una gestione burocratica, illogica e profondamente distante dalla realtà concreta dei minori. Non esistono, allo stato, soluzioni logistiche compatibili con la prosecuzione dei percorsi già avviati. Non esistono garanzie sulla continuità educativa. Non esiste alcuna visione pedagogica. Esiste soltanto una logica amministrativa che tratta i minori come numeri da spostare e redistribuire. Ed è forse questo il punto più grave. In Italia si organizzano continuamente tavoli sulla devianza giovanile, sulle baby gang, sull’emarginazione sociale e sul disagio dei minori. La politica nazionale invoca sicurezza, integrazione e prevenzione. Si moltiplicano dichiarazioni pubbliche sulla necessità di investire sui giovani e sui percorsi educativi, poi però, nei territori si lasciano spegnere esperienze che funzionano davvero. Si mortificano realtà che hanno dimostrato concretamente che un altro modello di accoglienza è possibile: un modello fondato sulla relazione educativa, sulla presenza quotidiana, sulla costruzione di autonomia e sul radicamento territoriale. La vicenda di Crotone rappresenta purtroppo l’esplosione locale di un problema nazionale: l’incapacità di considerare i minori stranieri non accompagnati come persone e non come meri posti letto. Eppure esistono esperienze che dimostrano il contrario. Il modello sviluppato da Sabir – “Da CAS a CASA” – parte da un principio semplice ma rivoluzionario: i minori non hanno bisogno solo di essere ospitati, ma di appartenere a una comunità educante. Il progetto “Da CAS a CASA” non rappresentava soltanto una struttura di accoglienza, ma una proposta avanzata di governance territoriale dei MSNA, fondata sulla continuità educativa, sull’integrazione sociale, sulla valutazione di impatto, sulla co-programmazione tra pubblico e Terzo Settore e sulla prevenzione della marginalità e della devianza minorile. Tutto questo è stato realizzato nonostante richieste gestionali prive di sostenibilità economica e l’assenza di un reale confronto istituzionale orientato alla tutela superiore dei minori. Oggi però non possiamo più accettare che venga chiesto di mantenere operativa una struttura complessa senza alcuna programmazione seria. Non firmeremo un nuovo contratto che rischierebbe di trasformare un’esperienza educativa di eccellenza in una lenta agonia amministrativa. Non lo faremo per rispetto del nostro lavoro. Non lo faremo per rispetto degli operatori. Soprattutto, non lo faremo per rispetto dei ragazzi: con queste modalità non tuteleremmo il superiore interesse dei minori. Ma allo stesso tempo, continueremo a monitorare attentamente quanto accadrà ai minori coinvolti, ai loro percorsi educativi, scolastici, lavorativi e psicologici, affinché nessuna scelta amministrativa possa produrre ulteriori danni nel silenzio generale. Sabir continuerà a difendere, in ogni sede pubblica, istituzionale e giuridica, l’idea che i minori stranieri non accompagnati non abbiano bisogno soltanto di un tetto, ma di comunità educanti, continuità affettiva, stabilità e futuro. La decisione di chiudere l’esperienza del Cas da “Cas a Casa” non rappresenta una fuga dalle responsabilità. Al contrario, è un atto di denuncia pubblica e politica contro un sistema che troppo spesso sacrifica la qualità dell’accoglienza sull’altare della burocrazia, dell’improvvisazione e dell’indifferenza istituzionale Spegnere oggi esperienze come questa di Crotone significa non solo interrompere percorsi educativi già avviati, ma anche arrivare impreparati proprio alla fase storica che l’Europa sta imponendo ai sistemi nazionali di accoglienza. I dati e le esperienze maturate dimostrano infatti che investire in percorsi educativi strutturati significa anche prevenire marginalizzazione, sfruttamento e criminalizzazione dei minori stranieri. Sabir dichiara sin da ora la propria disponibilità a condividere strumenti metodologici, pratiche educative, dati di monitoraggio e risultati maturati nel progetto “Da CAS a CASA”, affinché un’esperienza nata in un territorio difficile possa contribuire ad aprire una riflessione nazionale seria sul futuro dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati in Italia. Occorre superare definitivamente la distinzione artificiale tra “prima” e “seconda” accoglienza, costruendo invece una presa in carico globale e continuativa del minore fin dal primo giorno, nel pieno rispetto del superiore interesse del minore sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia, dal D.Lgs. 142/2015 e dalla Legge 47/2017. Persino nel nuovo Patto europeo su migrazione e asilo si riconosce la necessità di garantire ai minori stranieri non accompagnati percorsi differenziati di tutela, continuità educativa e presa in carico qualificata. Lo stesso Patto richiama infatti il principio di “adequate capacity”, imponendo agli Stati membri di garantire capacità di accoglienza adeguate e personale qualificato e adeguatamente formato (“qualified and well-trained personnel”). Inoltre, il nuovo quadro europeo rafforza l’obbligo di garantire ai minori accesso effettivo all’istruzione, ai servizi e a percorsi di protezione coerenti con la loro vulnerabilità specifica. Per questo oggi lanciamo un appello pubblico nazionale al Governo, al Ministero dell’Interno, al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, alle Prefetture, agli enti locali, al Terzo Settore, al mondo universitario e a tutte le organizzazioni che si occupano di infanzia, adolescenza e migrazioni: aprire immediatamente una stagione di co-programmazione nazionale sull’accoglienza dei MSNA ai sensi dell’art. 55 del Codice del Terzo Settore, superando definitivamente le logiche emergenziali, frammentate e meramente numeriche che hanno caratterizzato troppe esperienze di accoglienza. Manuelita Scigliano, Presidente Sabir Srl Impresa Sociale ETS   Redazione Italia
May 22, 2026
Pressenza
Bologna, 22 maggio: Rete nazionale Europasilo…
… convegno nazionale sulle risposte alle nuove norme per migranti e richiedenti asilo.     Venerdì 22 maggio 2026, la Rete nazionale Europasilo – a cui aderiscono alcuni dei più consolidati progetti dello SAI (Sistema accoglienza integrazione) – promuove a Bologna il convegno nazionale con raccolta esperti, operatori e istituzioni per analizzare le nuove norme europee e costruire risposte comuni
Migranti: l’invasione non c’è, l’emergenza è nel sistema
823 minori stranieri non accompagnati in centri per adulti, anche quando ci sono posti nei centri dedicati. Porti lontani assegnati alle ONG per gli sbarchi anche se i centri al Sud non sono sovraffollati. Città e regioni con ispezioni quasi assenti nei centri di accoglienza. L’invasione non c’è e non dovrebbe esserci neanche l’emergenza, ma è creata, programmata, da un sistema che la rende costante in quanto privo di controlli e trasparenza. È quanto emerge dal nuovo report Centri d’Italia 2026 (https://centriditalia.it/home).  L’emergenza è voluta e ricercata da scelte politiche anche in assenza di numeri di arrivi definibili “invasione”. A fine 2024 le persone accolte sono meno di 135.000, ossia lo 0.23% della popolazione residente in Italia. Eppure, lo stato eccezionale è stato trasformato in regola. Ci sono grandi centri sovraffollati, gestori profit che li gestiscono senza controlli delle prefetture e senza fornire servizi necessari all’integrazione. ActionAid e Openpolis hanno fotografato la situazione monitorando i centri governativi di prima accoglienza e SAI-centri degli enti locali con il report “La Frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026”. Dati inediti ottenuti con oltre 70 procedure di richiesta a Ministeri e Prefetture. “L’opacità, ha sottolineato Fabrizio Coresi, esperto Migrazioni di ActionAid, è parte dell’approccio del governo, che rende meno visibili le conseguenze delle scelte amministrative sulla vita delle persone e sottrae queste scelte al controllo parlamentare e della società civile”. Nel 2024 i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) ospitano quasi 97.000 persone, circa il 72% del totale. Non c’è programmazione e il sovraffollamento impatta quasi solo i CAS adulti. Su 6.024 strutture prefettizie attive nel 2024, 973 risultano oltre la capienza stabilita, 520 sono oltre il 120% e 13 hanno presenze pari al doppio della capienza. Parallelamente crescono i gestori for profit: tra il 2022 e il 2024 abbiamo avuto un +109%. Insieme all’assenza di competenze e alla penetrazione nel mercato di soggetti con scopo di lucro, il rafforzamento dei centri medi e grandi (il 36,0% della capacità di accoglienza è concentrata in centri sopra i 50 posti) e il maggior peso dei grandi gestori (i primi 10 controllano il 19,1% dei posti totali), mostrano che si tende a premiare la riduzione di costi dovuta a grandi volumi e scarsi servizi. La Croce Rossa  Italiana, con le sue  articolazioni  territoriali,  gestisce 5.743 posti e Medihospes ne gestisce 5.233. Per la prima volta il Report monitora gli effetti del Decreto-legge 133/2023 che consente, in via eccezionale, di accogliere chi ha almeno 16 anni nei Centri per adulti. Una norma nata in teoria come emergenziale, che crea però un fenomeno “stabile”. Sono almeno 823 i minori che risultano in questi centri nel 2023, una parte vi era già prima. Si tratta anche di permanenze lunghe: la norma consentirebbe 90 giorni, ma ci sono picchi a oltre 150 fino a 1.413 giorni.  Una forma stabile di accoglienza impropria, priva di servizi educativi e abitativi adatti alla minore età. La debolezza dei controlli è evidente e preoccupante: nel 2024 si sono svolti 1.564 controlli, ma la distribuzione territoriale è disomogenea. Ci sono poli iper-monitorati come Napoli (100% delle strutture), Potenza (93,2%) e Caserta (il 95,6%) e grandi zone cieche come le Prefetture di Roma, Frosinone e Ravenna. Queste ultime sono le prime tre prefetture italiane per posti gestiti sulle 33 totali, dove non si registrano controlli nel 2024. Anche l’assegnazione dei porti a seguito dei soccorsi in mare appare pretestuosa per la distribuzione territoriale delle persone. Una scelta non giustificata dal sovraffollamento dei Centri. Un esempio su tutti: il 31 dicembre 2023, 55 persone sono state fatte sbarcare nel Lazio, nonostante ci fosse ampia disponibilità nei Centri di accoglienza delle regioni del Sud Italia. Il Rapporto sottolinea come il monitoraggio del d.l. 145/2024, che impatta fortemente sui diritti di chi chiede protezione, sia praticamente impossibile. Tra 2024 e 2025: 334 estinzioni dei procedimenti (e 1.568 sospesi per allontanamento, poi riaperti entro 9 mesi) per ritiro implicito della domanda d’asilo. Quanto al SAI (Sistema Accoglienza Integrazione, sistema nazionale di accoglienza per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati, attuato dagli Enti Locali con fondi del Fondo Nazionale per le Politiche e i Servizi dell’Asilo), il sistema funziona, ma è residuale e bloccato: il ricambio degli accolti scende dal 35,5% nel 2023 al 26,1% nel 2024 e al 21,3% nei primi undici mesi del 2025 e le richieste pendenti tra 2023 e novembre 2025 sono 4.725. Guardando alla geografia dell’accoglienza, l’esame della distribuzione territoriale restituisce non solo una ripartizione di posti, ma anche di funzioni. Il Mezzogiorno concentra 51.440 posti, pari al 35,2% della capienza complessiva; seguono il Nord-Ovest con 36.656 posti (25,1%), il Centro con 29.945 (20,5%) e il Nord-Est con 28.219 (19,3%). Più nel dettaglio, il Sud raccoglie il 78,5% della prima accoglienza e il 53,1% della capacità Sai, mentre il Nord-Ovest da solo concentra il 29,7% della capacità Cas nazionale. Il Sud assorbe quindi una quota decisiva delle strutture di frontiera e del secondo livello pubblico, il Nord-Ovest e il Centro reggono una parte rilevante dell’ossatura straordinaria, mentre il Nord-Est combina accoglienza diffusa e una quota non marginale di prima accoglienza legata alla frontiera terrestre e adriatica. “Il sistema di accoglienza italiano è un non sistema, si legge nelle conclusioni del Rapporto, un meccanismo di distribuzione e alloggiamento di persone che funziona secondo un equilibrio nel quale l’eccezione è diventata metodo e la tutela si è fatta intermittente, quando non del tutto inconsistente. I dati del 2024 e del 2025 mostrano la scarsa esigibilità e l’aggiramento di diritti che dovrebbero essere garantiti: l’assetto costruito per aggiustamenti progressivi e continui, relega ancora più ai margini il sistema pubblico in capo ai Comuni, ampliando la centralità della prima accoglienza e trattando la frontiera come principio organizzativo dell’intera filiera. (…) Ricostruire una filiera trasparente, programmata e responsabile significa, in concreto, riportare l’accoglienza ordinaria al centro, ridurre il ricorso ai grandi centri e ai dispositivi di frontiera come soluzione permanente, rendere nuovamente strutturali i servizi necessari a riconoscere la vulnerabilità e accompagnare all’autonomia, rafforzare il Sai come infrastruttura territoriale e non come segmento residuale, proteggere davvero la transizione dei minori alla maggiore età. Ma, prima ancora, vuol dire decidere se l’accoglienza debba restare un campo di eccezione o tornare a essere una politica pubblica leggibile, verificabile e orientata ai diritti. Da questa decisione dipende non solo la sorte di chi arriva, ma anche la qualità democratica del nostro ordinamento”. Qui il Report “La frontiera, ovunque” di ActionAid, in collaborazione con Openpolis: https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/actionaid.it/uploads/2026/04/La_frontiera_ovunque_report.pdf.   Giovanni Caprio
May 3, 2026
Pressenza
L’impegno dell’UNICEF per i minori stranieri non accompagnati
Nel 2025 sono state oltre 66 mila le persone migranti e rifugiate arrivate in Italia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, 2 su 10 erano bambine, bambini e adolescenti, tra cui circa 12.000 persone minorenni non accompagnate (MSNA), un numero in aumento rispetto la quota di minorenni arrivati l’anno precedente. La rotta migratoria del Mediterraneo Centrale si attesta ancora tra le più pericolose: nel 2025 sono state circa 1.300 le persone morte o disperse nel Mediterraneo centrale tra cui molte persone di minore età. E’ quanto certifica il recente Rapporto Annuale 2025 dell’UNICEF. Altri ingressi hanno interessato le frontiere terrestri del Nord del Paese con gli arrivi dalla rotta balcanica, per i quali però non sono disponibili dati aggiornati. Al 31 dicembre 2025 il sistema di accoglienza italiano ha accolto 17.000 minorenni stranieri non accompagnati (MSNA). La popolazione di MSNA accolta nelle strutture di prima e seconda accoglienza in Italia è composta principalmente da ragazzi (89%). Con riferimento all’età, il 56% di MSNA ha 17 anni, il 22% ha 16 anni, l’8% ha 15 anni, mentre il 14% ha meno di 15 anni. La maggioranza dei ragazzi e delle ragazze giunti in Italia senza una persona adulta di riferimento proviene da Paesi pesantemente colpiti da crisi prolungate, che ne hanno danneggiato i sistemi socioeconomici e educativi e i servizi sanitari. Tra i Paesi di provenienza maggiormente rappresentati nelle strutture di accoglienza vi sono: Egitto (oltre 5 mila <18, pari al 30% del totale); Ucraina (2,9 mila <18, pari al 17% dei nuovi ingressi); Bangladesh (1,7 mila <18, pari al’10% del totale degli ingressi censiti); Gambia (1,1 mila <18, pari al 6% del totale dei nuovi ingressi); e Tunisia con oltre 900 persone <18 (5%). E in favore dei MSNA l’UNICEF ha messo in piedi  interventi articolati lungo l’intero percorso di accoglienza e inclusione, a partire dal supportato con informative e orientamento sul territorio e sui servizi presenti sin dalle prime fasi dell’arrivo in Italia e poi attraverso informative via via più specifiche. L’organizzazione ha potenziato anche il servizio di supporto psicosociale, legale e di orientamento al lavoro, attraverso il servizio di Here4U della piattaforma U-Report On The Move e il lavoro sul campo nelle strutture di prima e seconda accoglienza per offrire programmi di supporto alla salute mentale di minori non accompagnati, giovani migranti e rifugiati/e e famiglie. L’UNICEF si è inoltre attivato a supporto delle istituzioni sul territorio per garantire l’accesso a percorsi educativi, formativi e di orientamento professionale per la transizione scuola-lavoro e l’inclusione sociale di bambini/e e adolescenti in situazioni di svantaggio. L’investimento in educazione e sviluppo delle competenze rappresenta uno strumento chiave di prevenzione dell’esclusione e di costruzione di autonomia nel passaggio all’età adulta. Fattori quali le barriere linguistiche, la precaria condizione giuridica, la dispersione scolastica dovuta anche ai repentini trasferimenti, continuano a incidere in maniera significativa sui percorsi di molti minorenni e giovani rifugiati e migranti. L’Organizzazione ha quindi promosso azioni in ambito educativo volte a supportare l’apprendimento della lingua italiana da parte di alunni neoarrivati nelle scuole primarie e secondarie di I grado, lo sviluppo di competenze del 21° secolo e l’educazione all’imprenditorialità di studentesse e studenti nelle scuole secondarie più svantaggiate, inclusi quelli con background migratorio, nonché l’orientamento ai percorsi educativo-formativi e professionali per MSNA e giovani migranti e rifugiati/e. “Nel 2025, si legge nel Rapporto, UNICEF ha rafforzato le attività di monitoraggio e supporto ai minorenni migranti e rifugiati nelle principali aree di primo arrivo e transito, tra cui Lampedusa, Agrigento e Trapani, adottando un approccio integrato che collega le équipe operative in frontiera con i case managers delle Prefetture. Le équipe hanno svolto un ruolo cruciale nell’identificazione tempestiva dei minorenni più vulnerabili, prevenendo esclusione dai servizi, sfruttamento e interruzione della presa in carico, mentre il team di case managers ha coordinato l’accesso a misure di tutela legale, assistenza sanitaria, supporto psicologico e soluzioni di accoglienza adeguate. L’intervento ha inoltre garantito continuità della presa in carico durante i trasferimenti, migliorando la raccolta e trasmissione di informazioni sui profili di vulnerabilità e rafforzando l’integrazione tra autorità, enti gestori, servizi territoriali e organizzazioni specializzate. Le due case managers presenti presso le Prefetture di Trapani e Agrigento hanno assicurato supporto personalizzato a MSNA, adolescenti, giovani migranti, nuclei familiari e donne a rischio di violenza di genere, collegando i casi ai servizi territoriali e costruendo percorsi di inclusione adeguati. L’UNICEF ha monitorato i casi, prevenendo abbandoni e discontinuità, e ha supportato operatori e istituzioni tramite coordinamento e strumenti condivisi, consolidando un modello di governance territoriale efficace e uniforme, in linea con i Vademecum ministeriali per la presa in carico delle persone vulnerabili”. Qui il Rapporto: https://www.datocms-assets.com/30196/1773130941-report-annuale-2025.pdf.  Giovanni Caprio
March 12, 2026
Pressenza
Tutori in Rete: conclusa a Messina l’Assemblea nazionale 2025
Riceviamo e volentieri diffondiamo Si è concluso domenica 26 ottobre a Messina il quarto incontro nazionale di Tutori in  Rete, che ha riunito per tre giorni tutrici e tutori volontari da ogni parte d’Italia, in rappresentanza di 20 realtà  aderenti alla rete nazionale, tra associazioni e gruppi informali impegnati nella tutela dei minori stranieri non  accompagnati (MSNA).  Un appuntamento che ha confermato la vitalità e la crescita della rete, sempre più radicata sul territorio e capace  di mettere in dialogo esperienze, competenze e buone pratiche provenienti da contesti diversi del Paese.  L’incontro – organizzato nell’ambito dell’intervento “Tutori in Rete 2025–2026”, sostenuto dall’iniziativa “Never  Alone, per un domani possibile”  […] e realizzato  in collaborazione con Oxfam Italia Intercultura, Codici Ricerca e Intervento, On! Impresa Sociale e un gruppo  di esperti in supporto etnopsicologico e transculturale, ha rappresentato un momento cruciale di confronto,  formazione e co–progettazione.  Tre giornate intense di scambio umano e informativo, che hanno permesso ai partecipanti di conoscersi,  condividere esperienze, discutere criticità e individuare nuove traiettorie comuni per rafforzare la rete nazionale  e la figura del tutore volontario. In apertura dei lavori, la presidente Paola Scafidi ha ricordato che “la tutela volontaria è una pratica civica che  genera valore e fiducia, ma per essere efficace ha bisogno di strumenti, formazione e di una comunità che la  sostenga e la riconosca”.  Nel suo intervento, Scafidi ha richiamato l’attenzione sul contesto attuale, sottolineando la necessità di mantenere  alta l’attenzione istituzionale sulla protezione dei minori soli, in un momento storico in cui si rischia un  arretramento delle garanzie di tutela.  Nonostante le difficoltà, la rete è in espansione e in ottima salute: nell’ultimo anno si sono aggiunti cinque nuovi  soci – l’associazione Famiglie Accoglienti (Emilia Romagna), il gruppo informale dei Tutori MSNA Trento, il gruppo  informale dei tutori volontari dell’Umbria, la neonata associazione Tutrici e tutori minori Veneto e, da pochi giorni,  anche il gruppo Tueri-Tusei dei tutori volontari del Lazio – portando a 20 il numero delle formazioni associate ed estendendo ulteriormente la copertura territoriale, confermando la fiducia nel percorso collettivo di Tutori in Rete.  Dopo un aggiornamento sulle attività promosse nei diversi territori a sostegno della tutela volontaria nell’ambito  del progetto “Monitoraggio della tutela volontaria e promozione dell’accoglienza familiare dei MSNA”  (PROG. 1038 – FAMI), promosso dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (Agia), in cui sono venute  fuori proposte per migliorare la raccolta dati per il monitoraggio della tutela volontaria, la giornata di sabato è  stata interamente dedicata a Tavoli di lavoro.  Al centro del confronto, la necessità di garantire la qualità della relazione tra tutore e tutelato, dando piena  attuazione alla L. 47/2017 e un lavoro di analisi del contesto rispetto all’efficienza delle procedure di nomina dei  tutori da parte dei Tribunali per i Minorenni, ancora molto diverse da regione a regione e in certi casi non conformi  al dettato normativo.  Dai territori emergono prassi disomogenee. Non mancano esperienze molto positive, soprattutto laddove i  Tribunali per i Minorenni hanno creduto davvero nella validità dell’istituto della tutela volontaria e instaurato  proficue collaborazioni con i Garanti regionali per l’infanzia e l’adolescenza, con le associazioni locali di tutori  volontari e con i Servizi; ma sono ancora troppi i territori in cui la L. 47/2017 non trova, quanto alle nomine dei  tutori, piena applicazione.  Dal confronto che ha tenuto occupate le delegazioni provenienti da 17 diverse regioni sulle 20 italiane è emerso  che in generale il numero dei tutori volontari iscritti negli elenchi, per quanto in costante crescita, non è  ancora sufficiente e soprattutto che la loro distribuzione territoriale non sempre corrisponde alla dislocazione  delle comunità di accoglienza.  Allo stesso tempo risulta però anche, paradossalmente, che alcuni Tribunali non utilizzano i tutori volontari  disponibili:  – perché fanno ampio ricorso alla cosiddetta “tutela istituzionale”, particolarmente per ragazze e  ragazzi prossimi alla maggiore età (la maggioranza);  – perché preferiscono nominare professionisti (avvocati), in certi casi privi della specifica  formazione richiesta per l’iscrizione negli elenchi dei tutori volontari, anche assegnando loro un  numero cospicuo di incarichi in contemporanea, ed in alcuni casi riconoscendo loro un  “compenso” attraverso lo strumento del patrocinio a spese dello stato;  – più spesso perché I Tribunali, in cronica carenza di risorse, fanno fatica a gestire in maniera  efficiente i processi di nomina.  Tutto questo si traduce nella disapplicazione della legge, primariamente in danno dei minori che si vedono  privati del diritto ad avere ciascuno al proprio fianco un tutore volontario, nei tempi e modi previsti dalla L.  47/2017.  Si è quindi deciso di avviare due nuovi focus di approfondimento: uno sul tema del gratuito patrocinio per gli  avvocati tutori; l’altro sul superamento del limite delle tre nomine, per approfondirne le implicazioni e valutare  soluzioni condivise. […] [I tavoli di lavoro del sabato hanno riguardato le “buone prassi”, la costruzione di un repertorio di “FAQ”, domande frequenti e risposte  utili a mettere a disposizione informazioni e pratiche per chi si accosta per la prima volta al tutoraggio, “Abitare” e “Lavoro”. Inoltre è stata proposta la creazione di un gruppo dedicato a formazione ed educazione, ndR] La giornata si è conclusa con il tradizionale “Story Circle”, momento di condivisione delle migliori esperienze  locali, testimonianza della vitalità e dell’impegno diffuso dei tutori in tutta Italia.  [I lavori  di domenica hanno riguardato le relazioni e le prospettive europee, ndR] L’Assemblea si è chiusa con uno sguardo proiettato al futuro e la condivisione delle prossime tappe del percorso  comune.  Nel 2026 Tutori in Rete proseguirà il lavoro di capacitazione della propria struttura e delle associazioni e dei gruppi  aderenti, di formazione e supporto ai tutori volontari, attraverso percorsi di formazione continua, mentoring,  supporto psicologico e legale e attività di advocacy.  “Il valore di questa rete – ha concluso la presidente Paola Scafidi – sta nella forza della collaborazione tra persone  e territori diversi, uniti dall’impegno comune di accompagnare i minori soli verso un futuro di autonomia e  inclusione. È un percorso che continua a crescere, costruendo ogni giorno fiducia, responsabilità e comunità.”  Momenti come questa Assemblea, segnati da confronto, partecipazione e legami umani autentici, rafforzano la  coesione e la visione condivisa di Tutori in Rete, che continua a crescere nel segno del suo motto: ‘Un tutore  volontario per ogni minore straniero non accompagnato.'”  Il testo integrale del comunicato stampa e il resoconto completo dei lavori può essere letto qui: www.tutorinrete.org  per contatti: comunicazione@tutorinrete.org        Redazione Sicilia
November 1, 2025
Pressenza