
La favola dell’Europa: Frontex e le politiche europee
Progetto Melting Pot Europa - Thursday, February 5, 2026La prova dell’efficacia delle politiche di controllo, cooperazione con i Paesi terzi ed esternalizzazione delle frontiere esiste. I dati diffusi da Frontex il 15 gennaio 2026 lo rivelano: parlano di un calo del 26% degli attraversamenti irregolari verso l’Unione Europea.
Ma qual è il costo umano di questa diminuzione? Accordi con Libia e Tunisia, delocalizzazione delle procedure d’asilo, ricatto degli aiuti allo sviluppo, invisibilizzazione delle persone migranti. Violenze, detenzioni, respingimenti e migliaia di morti nel Mediterraneo e alle frontiere sono taciuti dietro i numeri in diminuzione.
La narrazione securitaria trasforma la mobilità umana in minaccia e l’Europa in una fortezza che misura il proprio successo sulla capacità di respingere e mai su quella di proteggere. Se le cifre degli ingressi calano, la ragione è semplice: le vite delle persone in movimento si spezzano fuori le mura della fortezza nel tentativo di entrare.
PH: Roberta DerosasFrontex e l’Europa che deve rimanere preparata
Sono del 15 gennaio 2026 i numeri diffusi da Frontex 1 e rilanciati dall’ANSA 2. Parlano chiaro, ci fanno davvero tirare un sospiro di sollievo. Ci danno la certezza della salvezza dall’orda di persone che cercano disperatamente di entrare nella nostra perfetta fortezza.
Nell’ultimo comunicato stampa di qualche giorno fa, l’agenzia Europea Frontex dichiara che nel 2025 gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’Unione europea sono diminuiti del 26%: circa 178 mila persone. Meno della metà rispetto al 2023. Il livello più basso dal 2021.
Uno “sviluppo significativo” si dice. È la prova che la strategia adottata negli ultimi anni sta finalmente dando i risultati voluti. Una strategia fatta di rafforzamenti dei controlli, di cooperazione con i Paesi terzi, di presenza operativa di Frontex sul campo.
Una politica che si realizza su alcuni pilastri fondamentali: la Cooperazione con i Paesi di Transito, la Creazione di “Zone Cuscinetto“, la Delocalizzazione delle Procedure, il ricatto degli aiuti allo sviluppo.
Il cuore di questa politica? Non solo uno, ma molti.
Accordi bilaterali o multilaterali. Lo Stato di destinazione fornisce finanziamenti, equipaggiamento (motovedette, droni, radar) e addestramento alle forze di polizia o alle guardie costiere dei paesi terzi. In cambio, questi ultimi si impegnano a impedire le partenze dai loro porti o confini; intercettare i migranti in mare o nel deserto, riammettere sul proprio territorio i cittadini espulsi.
Si pensi a quello che succede con Libia e Tunisia, custodi ufficiali delle nostre frontiere, che però trasformano sotto i nostri occhi la vita delle persone che migrano in un vero e proprio inferno di compravendita, schiavitù, morte.
Ma anche la delocalizzazione delle procedure, che permette di spostare l’esame delle domande d’asilo in centri situati fuori dal territorio nazionale. Un esempio recente e chiaro tra tutti: il celebre centro in Albania che tratta le domande che arrivano dall’Italia.
Un modo, tra gli altri, di rendere invisibile e sconosciuto un altro essere umano. Banale. Se l’altro non ha volto, tutto diventa possibile contro di lui. Se lo si rende anonimo, lo si può privare di ogni diritto. Lo diceva anche H. Arendt.
Anche il ricatto economico però è un’idea interessante. Di fatto significa che gli aiuti economici e i visti commerciali per i paesi in via di sviluppo vengono vincolati alla loro capacità di gestire la migrazione. Se un paese non collabora nel bloccare le partenze, rischia di perdere finanziamenti internazionali.
È un’idea in fondo vecchia come il mondo e assolutamente attuale: le vite umane contano come merce di scambio da vendere, scambiare, bloccare, controllare.
Controllo ed esternalizzazione delle frontiere. Si tratta di una politica efficace che però tace questioni di una certa rilevanza: la tutela dei diritti fondamentali. Mette in silenzio il costo umano delle politiche di contenimento e l’effetto della progressiva normalizzazione dell’approccio securitario alla mobilità.
Mediterraneo centrale: calo dei numeri, aumento delle violenze, rotte che cambiano, pressione che si sposta
Nel breve aggiornamento di Frontex del 15 gennaio 2025, si sottolinea il calo complessivo degli ingressi irregolari e tutta la preoccupazione di continuare a rafforzare le politiche di contenimento e controllo.
L’aggiornamento continua:
Nel 2025 il Mediterraneo centrale è rimasto la rotta migratoria più attiva verso l’UE, con livelli di individuazione sostanzialmente in linea con il 2024. Le partenze dalla Libia sono rimaste un fattore chiave che ha plasmato i movimenti verso l’Italia. Sulla rotta del Mediterraneo orientale, le rilevazioni sono complessivamente diminuite, continuando una tendenza al ribasso.
Le partenze dalla Libia continuano a rappresentare il principale fattore che plasma i movimenti verso l’Italia e confermano il ruolo centrale di un Paese che, pur non garantendo alcuna tutela per le persone migranti, è diventato il pilastro delle politiche europee di esternalizzazione delle frontiere. Eppure, cosa accade prima e dopo l’attraversamento verso la fortezza?
Non si citano le intercettazioni in mare da parte dello stato tunisino, la compravendita di esseri umani alla frontiera con la Libia, i mesi trascorsi nei centri di detenzione libici, le violenze documentate da organizzazioni internazionali, i respingimenti. Non si cita il fatto che tutto questo è reso possibile dalla cooperazione tra autorità europee e guardia costiera libica e tunisina.
La diminuzione degli arrivi non equivale a una riduzione della sofferenza, ma convalida la persistenza di una rotta che distrugge, prima ancora della possibilità di movimento, il diritto alla dignità e alla vita di esseri umani che cercano di arrivare in Europa.
Esiste un vuoto di garanzie che la cooperazione con i Paesi di origine e di transito genera. Il calo degli arrivi è solo la parte più superficiale e visibile, ma quella che a molti piace ascoltare, perché rafforza l’idea di un sistema che tiene al sicuro all’Europa. E poi chi lo dice quanti sono i morti che abbassano le cifre di chi arriva? Chi conta quei corpi che non arriveranno mai?
Ridurre la “pressione” significa spesso impedire alle persone di raggiungere il territorio europeo senza offrire alternative legali e sicure. Significa delegare il controllo delle frontiere a Paesi in cui l’accesso all’asilo è inesistente e in cui i respingimenti collettivi sono una pratica diffusa.
Frontex avverte che la situazione alle frontiere europee rimane incerta. La pressione migratoria può spostarsi rapidamente da una rotta all’altra, modellata da conflitti, instabilità e reti di trafficanti. L’Unione europea sta già affrontando i tentativi di attori ostili di sfruttare i flussi migratori per esercitare pressioni sulle frontiere esterne dell’UE.
Già: la pressione migratoria cambia rotta. Perché le persone che migrano si adattano e modificano le rotte per tentare di arrivare. Se una strada viene chiusa o resa più difficile, se ne aprono altre, spesso più lunghe e pericolose. Ci sono le reti di trafficanti. Ci sono attori ostili che minacciano.
Frontex sottolinea i forti cali registrati su altre direttrici: -63% sulla rotta dell’Africa occidentale, -42% su quella dei Balcani occidentali, diminuzioni significative anche nel Mediterraneo orientale., ma emerge un dato che conferma quanto la pressione migratoria perché gli attraversamenti dalla Libia orientale verso l’isola di Creta sono più che triplicati.
Il 2026 e il Patto su migrazione e asilo. Numeri in calo, morti che non scompaiono
Secondo Frontex, il 2026 sarà un anno cruciale. A giugno entrerà pienamente in vigore il Patto europeo su migrazione e asilo, insieme a strumenti come il sistema di ingressi/uscite (EES) e il lancio di ETIAS 3 . Per l’Agenzia, sono passaggi necessari per “rimanere preparati” di fronte a possibili cambiamenti improvvisi dei flussi. Patti che promettono efficienza e controllo, ma non cancellano dubbi sulla reale capacità di garantire protezione e standard di accoglienza adeguati.
In mare, i rischi rimangono gravi, con bande criminali di contrabbando che spesso costringono le persone a tentare pericolose traversate in barche sovraffollate e indegne di mare. Secondo le stime dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, almeno 1 878 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo nel 2025, rispetto alle 2 573 dell’anno precedente. Gli aerei e le navi Frontex sostengono le autorità nazionali individuando le imbarcazioni in pericolo e condividendo tali informazioni in tempo reale, contribuendo a migliorare la conoscenza situazionale e la preparazione in materia di ricerca e soccorso.
Nel 2025 almeno 1.878 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Un numero ufficiale inferiore a quello del 2024, che non comprende i dispersi e le morti non raccontate, le stragi di Stato e i naufragi causati da chi fa morire in mare chi cerca di partire.
Ne parlano State Trafficking e anche l’ultimo rapporto di Amnesty International sulla Tunisia 4. Frontex allora ricorda il proprio ruolo di supporto alle autorità nazionali nelle operazioni di ricerca e soccorso, attraverso sorveglianza aerea e marittima e condivisione di informazioni. Ma chi sono le bande criminali citate da Frontex? Nelle testimonianze di persone che hanno tentato il viaggio, i responsabili di naufragi e incarcerazioni sono anche gli agenti di Stato in Tunisia e Libia.
Dietro le rilevazioni, le persone
“Rilevamenti” e “Attraversamenti irregolari”. Persone, spesso provenienti da Bangladesh, Egitto e Afghanistan, le tre nazionalità più frequentemente individuate nel 2025. Persone la cui storie di guerre, crisi economiche, persecuzioni e mancanza di prospettive genera la partenza.
Le voci di queste persone trovano spazio nei comunicati ufficiali?
La tendenza si sta muovendo nella giusta direzione, ma i rischi non scompaiono”, ha dichiarato il direttore esecutivo di Frontex Hans Leijtens. “Questo calo dimostra che la cooperazione può produrre risultati. Non è un invito a rilassarsi. La nostra responsabilità è stare all’erta, sostenere gli Stati membri sul campo e garantire che l’Europa sia pronta per nuove sfide alle sue frontiere.” “Rimanere preparati riguarda le scelte pratiche”, ha aggiunto Leijtens. “Significa funzionari in servizio, mezzi pronti e stretta cooperazione con le autorità nazionali e i partner al di fuori dell’UE. È così che Frontex aiuta l’Europa a rimanere pronta per ciò che verrà dopo.
Le parole di Hans Leijtens sembrano un comunicato di guerra. Stare all’erta, i rischi non scompaiono. Si potrebbe quasi tradurre in: “Prepariamoci a un’orda di barbari”.
Le parole del direttore di Frontex evocano un immaginario preciso: quello di un impero sotto assedio. Il calo degli arrivi diventa la prova che le mura tengono, che le alleanze con i territori di confine funzionano.
Un monito a non abbassare la guardia. I migranti diventano così una minaccia neanche troppo latente, una massa potenzialmente destabilizzante che può riapparire in qualsiasi momento, da contenere e respingere con soldati schierati, mezzi pronti e una sorveglianza permanente.
Un’Europa in assetto di guerra che dispiega una difesa militare contro chi prova ad attraversare il confine.
La mobilità umana, ma solo della popolazione che arriva dal sud, è un pericolo. L’Europa è una fortezza invincibile e restituisce la grandezza del proprio successo sull’efficienza con cui respinge non sulla qualità di come accoglie.
Parla di scelte politiche precise, che privilegiano il controllo alla protezione e la negazione dei diritti, veicola e descrive la migrazione come una minaccia da contenere, finge di credere che la difesa determina la protezione. Ma di chi? Non certo delle vite che restano sospese, non delle rotte sempre più pericolose.
Nel frattempo, chi cerca di migrare, continua a morire. E non solo quando attraversa il mare.
Ma, in Europa, dentro la fortezza, vissero tutti felici e contenti.
- Frontex: Irregular border crossings down 26% in 2025, Europe must stay prepared (15.01.2026) ↩︎
- Frontex, gli ingressi irregolari nell’Ue calati del 26% nel 2025, Ansa (15 gennaio 2026) ↩︎
- L’entrée en service progressive des systèmes EES et ETIAS, Ministero dell’Europa e degli affari esteri del Governo Francese ↩︎
- Consulta il rapporto ↩︎