La favola dell’Europa: Frontex e le politiche europee
La prova dell’efficacia delle politiche di controllo, cooperazione con i Paesi
terzi ed esternalizzazione delle frontiere esiste. I dati diffusi da Frontex il
15 gennaio 2026 lo rivelano: parlano di un calo del 26% degli attraversamenti
irregolari verso l’Unione Europea.
Ma qual è il costo umano di questa diminuzione? Accordi con Libia e Tunisia,
delocalizzazione delle procedure d’asilo, ricatto degli aiuti allo sviluppo,
invisibilizzazione delle persone migranti. Violenze, detenzioni, respingimenti e
migliaia di morti nel Mediterraneo e alle frontiere sono taciuti dietro i numeri
in diminuzione.
La narrazione securitaria trasforma la mobilità umana in minaccia e l’Europa in
una fortezza che misura il proprio successo sulla capacità di respingere e mai
su quella di proteggere. Se le cifre degli ingressi calano, la ragione è
semplice: le vite delle persone in movimento si spezzano fuori le mura della
fortezza nel tentativo di entrare.
PH: Roberta Derosas
FRONTEX E L’EUROPA CHE DEVE RIMANERE PREPARATA
Sono del 15 gennaio 2026 i numeri diffusi da Frontex 1 e rilanciati dall’ANSA 2.
Parlano chiaro, ci fanno davvero tirare un sospiro di sollievo. Ci danno la
certezza della salvezza dall’orda di persone che cercano disperatamente di
entrare nella nostra perfetta fortezza.
Nell’ultimo comunicato stampa di qualche giorno fa, l’agenzia Europea Frontex
dichiara che nel 2025 gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne
dell’Unione europea sono diminuiti del 26%: circa 178 mila persone. Meno della
metà rispetto al 2023. Il livello più basso dal 2021.
Uno “sviluppo significativo” si dice. È la prova che la strategia adottata negli
ultimi anni sta finalmente dando i risultati voluti. Una strategia fatta di
rafforzamenti dei controlli, di cooperazione con i Paesi terzi, di presenza
operativa di Frontex sul campo.
Una politica che si realizza su alcuni pilastri fondamentali: la Cooperazione
con i Paesi di Transito, la Creazione di “Zone Cuscinetto“, la Delocalizzazione
delle Procedure, il ricatto degli aiuti allo sviluppo.
Il cuore di questa politica? Non solo uno, ma molti.
Accordi bilaterali o multilaterali. Lo Stato di destinazione fornisce
finanziamenti, equipaggiamento (motovedette, droni, radar) e addestramento alle
forze di polizia o alle guardie costiere dei paesi terzi. In cambio, questi
ultimi si impegnano a impedire le partenze dai loro porti o confini;
intercettare i migranti in mare o nel deserto, riammettere sul proprio
territorio i cittadini espulsi.
Si pensi a quello che succede con Libia e Tunisia, custodi ufficiali delle
nostre frontiere, che però trasformano sotto i nostri occhi la vita delle
persone che migrano in un vero e proprio inferno di compravendita, schiavitù,
morte.
Ma anche la delocalizzazione delle procedure, che permette di spostare l’esame
delle domande d’asilo in centri situati fuori dal territorio nazionale. Un
esempio recente e chiaro tra tutti: il celebre centro in Albania che tratta le
domande che arrivano dall’Italia.
Un modo, tra gli altri, di rendere invisibile e sconosciuto un altro essere
umano. Banale. Se l’altro non ha volto, tutto diventa possibile contro di lui.
Se lo si rende anonimo, lo si può privare di ogni diritto. Lo diceva anche H.
Arendt.
Anche il ricatto economico però è un’idea interessante. Di fatto significa che
gli aiuti economici e i visti commerciali per i paesi in via di sviluppo vengono
vincolati alla loro capacità di gestire la migrazione. Se un paese non collabora
nel bloccare le partenze, rischia di perdere finanziamenti internazionali.
È un’idea in fondo vecchia come il mondo e assolutamente attuale: le vite umane
contano come merce di scambio da vendere, scambiare, bloccare, controllare.
Controllo ed esternalizzazione delle frontiere. Si tratta di una politica
efficace che però tace questioni di una certa rilevanza: la tutela dei diritti
fondamentali. Mette in silenzio il costo umano delle politiche di contenimento e
l’effetto della progressiva normalizzazione dell’approccio securitario alla
mobilità.
MEDITERRANEO CENTRALE: CALO DEI NUMERI, AUMENTO DELLE VIOLENZE, ROTTE CHE
CAMBIANO, PRESSIONE CHE SI SPOSTA
Nel breve aggiornamento di Frontex del 15 gennaio 2025, si sottolinea il calo
complessivo degli ingressi irregolari e tutta la preoccupazione di continuare a
rafforzare le politiche di contenimento e controllo.
L’aggiornamento continua:
Nel 2025 il Mediterraneo centrale è rimasto la rotta migratoria più attiva verso
l’UE, con livelli di individuazione sostanzialmente in linea con il 2024. Le
partenze dalla Libia sono rimaste un fattore chiave che ha plasmato i movimenti
verso l’Italia. Sulla rotta del Mediterraneo orientale, le rilevazioni sono
complessivamente diminuite, continuando una tendenza al ribasso.
Le partenze dalla Libia continuano a rappresentare il principale fattore che
plasma i movimenti verso l’Italia e confermano il ruolo centrale di un Paese
che, pur non garantendo alcuna tutela per le persone migranti, è diventato il
pilastro delle politiche europee di esternalizzazione delle frontiere. Eppure,
cosa accade prima e dopo l’attraversamento verso la fortezza?
Non si citano le intercettazioni in mare da parte dello stato tunisino, la
compravendita di esseri umani alla frontiera con la Libia, i mesi trascorsi nei
centri di detenzione libici, le violenze documentate da organizzazioni
internazionali, i respingimenti. Non si cita il fatto che tutto questo è reso
possibile dalla cooperazione tra autorità europee e guardia costiera libica e
tunisina.
La diminuzione degli arrivi non equivale a una riduzione della sofferenza, ma
convalida la persistenza di una rotta che distrugge, prima ancora della
possibilità di movimento, il diritto alla dignità e alla vita di esseri umani
che cercano di arrivare in Europa.
Esiste un vuoto di garanzie che la cooperazione con i Paesi di origine e di
transito genera. Il calo degli arrivi è solo la parte più superficiale e
visibile, ma quella che a molti piace ascoltare, perché rafforza l’idea di un
sistema che tiene al sicuro all’Europa. E poi chi lo dice quanti sono i morti
che abbassano le cifre di chi arriva? Chi conta quei corpi che non arriveranno
mai?
Ridurre la “pressione” significa spesso impedire alle persone di raggiungere il
territorio europeo senza offrire alternative legali e sicure. Significa delegare
il controllo delle frontiere a Paesi in cui l’accesso all’asilo è inesistente e
in cui i respingimenti collettivi sono una pratica diffusa.
Frontex avverte che la situazione alle frontiere europee rimane incerta. La
pressione migratoria può spostarsi rapidamente da una rotta all’altra, modellata
da conflitti, instabilità e reti di trafficanti. L’Unione europea sta già
affrontando i tentativi di attori ostili di sfruttare i flussi migratori per
esercitare pressioni sulle frontiere esterne dell’UE.
Già: la pressione migratoria cambia rotta. Perché le persone che migrano si
adattano e modificano le rotte per tentare di arrivare. Se una strada viene
chiusa o resa più difficile, se ne aprono altre, spesso più lunghe e pericolose.
Ci sono le reti di trafficanti. Ci sono attori ostili che minacciano.
Frontex sottolinea i forti cali registrati su altre direttrici: -63% sulla rotta
dell’Africa occidentale, -42% su quella dei Balcani occidentali, diminuzioni
significative anche nel Mediterraneo orientale., ma emerge un dato che conferma
quanto la pressione migratoria perché gli attraversamenti dalla Libia orientale
verso l’isola di Creta sono più che triplicati.
IL 2026 E IL PATTO SU MIGRAZIONE E ASILO. NUMERI IN CALO, MORTI CHE NON
SCOMPAIONO
Secondo Frontex, il 2026 sarà un anno cruciale. A giugno entrerà pienamente in
vigore il Patto europeo su migrazione e asilo, insieme a strumenti come il
sistema di ingressi/uscite (EES) e il lancio di ETIAS 3 . Per l’Agenzia, sono
passaggi necessari per “rimanere preparati” di fronte a possibili cambiamenti
improvvisi dei flussi. Patti che promettono efficienza e controllo, ma non
cancellano dubbi sulla reale capacità di garantire protezione e standard di
accoglienza adeguati.
In mare, i rischi rimangono gravi, con bande criminali di contrabbando che
spesso costringono le persone a tentare pericolose traversate in barche
sovraffollate e indegne di mare. Secondo le stime dell’Organizzazione
internazionale per le migrazioni, almeno 1 878 persone hanno perso la vita nel
Mediterraneo nel 2025, rispetto alle 2 573 dell’anno precedente. Gli aerei e le
navi Frontex sostengono le autorità nazionali individuando le imbarcazioni in
pericolo e condividendo tali informazioni in tempo reale, contribuendo a
migliorare la conoscenza situazionale e la preparazione in materia di ricerca e
soccorso.
Nel 2025 almeno 1.878 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo, secondo
l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Un numero ufficiale inferiore
a quello del 2024, che non comprende i dispersi e le morti non raccontate, le
stragi di Stato e i naufragi causati da chi fa morire in mare chi cerca di
partire.
Ne parlano State Trafficking e anche l’ultimo rapporto di Amnesty International
sulla Tunisia 4. Frontex allora ricorda il proprio ruolo di supporto alle
autorità nazionali nelle operazioni di ricerca e soccorso, attraverso
sorveglianza aerea e marittima e condivisione di informazioni. Ma chi sono le
bande criminali citate da Frontex? Nelle testimonianze di persone che hanno
tentato il viaggio, i responsabili di naufragi e incarcerazioni sono anche gli
agenti di Stato in Tunisia e Libia.
DIETRO LE RILEVAZIONI, LE PERSONE
“Rilevamenti” e “Attraversamenti irregolari”. Persone, spesso provenienti da
Bangladesh, Egitto e Afghanistan, le tre nazionalità più frequentemente
individuate nel 2025. Persone la cui storie di guerre, crisi economiche,
persecuzioni e mancanza di prospettive genera la partenza.
Le voci di queste persone trovano spazio nei comunicati ufficiali?
La tendenza si sta muovendo nella giusta direzione, ma i rischi non scompaiono”,
ha dichiarato il direttore esecutivo di Frontex Hans Leijtens. “Questo calo
dimostra che la cooperazione può produrre risultati. Non è un invito a
rilassarsi. La nostra responsabilità è stare all’erta, sostenere gli Stati
membri sul campo e garantire che l’Europa sia pronta per nuove sfide alle sue
frontiere.” “Rimanere preparati riguarda le scelte pratiche”, ha aggiunto
Leijtens. “Significa funzionari in servizio, mezzi pronti e stretta cooperazione
con le autorità nazionali e i partner al di fuori dell’UE. È così che Frontex
aiuta l’Europa a rimanere pronta per ciò che verrà dopo.
Le parole di Hans Leijtens sembrano un comunicato di guerra. Stare all’erta, i
rischi non scompaiono. Si potrebbe quasi tradurre in: “Prepariamoci a un’orda di
barbari”.
Le parole del direttore di Frontex evocano un immaginario preciso: quello di un
impero sotto assedio. Il calo degli arrivi diventa la prova che le mura tengono,
che le alleanze con i territori di confine funzionano.
Un monito a non abbassare la guardia. I migranti diventano così una minaccia
neanche troppo latente, una massa potenzialmente destabilizzante che può
riapparire in qualsiasi momento, da contenere e respingere con soldati
schierati, mezzi pronti e una sorveglianza permanente.
Un’Europa in assetto di guerra che dispiega una difesa militare contro chi prova
ad attraversare il confine.
La mobilità umana, ma solo della popolazione che arriva dal sud, è un pericolo.
L’Europa è una fortezza invincibile e restituisce la grandezza del proprio
successo sull’efficienza con cui respinge non sulla qualità di come accoglie.
Parla di scelte politiche precise, che privilegiano il controllo alla protezione
e la negazione dei diritti, veicola e descrive la migrazione come una minaccia
da contenere, finge di credere che la difesa determina la protezione. Ma di chi?
Non certo delle vite che restano sospese, non delle rotte sempre più
pericolose.
Nel frattempo, chi cerca di migrare, continua a morire. E non solo quando
attraversa il mare.
Ma, in Europa, dentro la fortezza, vissero tutti felici e contenti.
1. Frontex: Irregular border crossings down 26% in 2025, Europe must stay
prepared (15.01.2026) ↩︎
2. Frontex, gli ingressi irregolari nell’Ue calati del 26% nel 2025, Ansa (15
gennaio 2026) ↩︎
3. L’entrée en service progressive des systèmes EES et ETIAS, Ministero
dell’Europa e degli affari esteri del Governo Francese ↩︎
4. Consulta il rapporto ↩︎