Ciclone Harry: forse 1.000 le persone disperse in mare

Progetto Melting Pot Europa - Monday, February 2, 2026

«Si stanno delineando i contorni della più grande strage degli ultimi anni lungo le rotte del Mediterraneo centrale e i governi di Italia e Malta tacciono e non muovono un dito». Così denuncia Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans, rilanciando le nuove testimonianze e i dati raccolti negli ultimi giorni da Refugees in Libya e Tunisia.

Nessuna di queste imbarcazioni era stata localizzata e non era stato confermato alcun soccorso. Le partenze sono avvenute durante condizioni marittime estreme, con onde superiori a sette metri e raffiche oltre 54 nodi causate dal ciclone Harry: le imbarcazioni non sono semplicemente scomparse, ma si sono perse in quello che è stato uno dei mari più pericolosi degli ultimi vent’anni.

Refugees ha raccolto testimonianze e dati dalle comunità tunisine, che rivelano interi convogli scomparsi senza lasciare traccia. Le partenze sono avvenute da punti lungo la costa di Sfax – noti come “chilometri 19, 21, 25, 27, 30, 31, 33, 35 e 38” – e molti dei convogli non sono mai tornati.

Alcune barche trasportavano tra le 50 e le 55 persone, spesso organizzate dallo stesso trafficante, noto come Mohamed “Mauritania”.

Dal 15 gennaio in poi, secondo Refugees, diversi convogli sono partiti da più punti costieri, mentre i militari tunisini aumentavano i controlli e le devastazioni negli accampamenti informali negli uliveti intorno a Sfax. Persone costrette a restare indietro per mancanza di denaro e parenti dei partenti riferiscono che interi convogli non sono mai tornati.

Un caso emblematico è quello di Ramadan Konte, cittadino della Sierra Leone. Sopravvissuto per più di 24 ore in mare, racconta: «La barca su cui ero con circa 50 persone è affondata. Ho perso mio fratello, la moglie di mio fratello, mio nipote e almeno altre 47 persone». Konte è stato recuperato da una barca a vela e consegnato alla Guardia costiera maltese. La sua esperienza conferma che le imbarcazioni partivano in condizioni letali senza alcuna presenza di soccorso preventiva.

Il mercantile Star, guidato da Ahmed Omar Shafik, ha documentato il salvataggio di Ramadan Konte, cittadino della Sierra Leone.
Partito da Sfax a bordo di un’imbarcazione con circa 50 persone, la barca si è capovolta. Konte è sopravvissuto più di 24 ore in mare, circondato dai corpi dei compagni di viaggio, prima di essere recuperato a est della Tunisia, a sud di Malta.
Successivamente è stato consegnato alla Guardia Costiera maltese.

Secondo le informazioni ufficiali trasmesse attraverso i dispacci Inmarsat dall’MRCC di Roma e segnalate dal giornalista Sergio Scandura, al 24 gennaio risultavano disperse almeno 380 persone su otto imbarcazioni partite da Sfax tra il 14 e il 21 gennaio 2026, con 36-54 persone ciascuna, tra donne, uomini e bambini.

Altri sopravvissuti riportano di barche capovoltesi e convogli interi scomparsi, mentre le famiglie rimaste a terra vivono in uno stato di incertezza insopportabile. Come il medico Dr. Ibrahim, che ha perso cinque familiari: «Il mio bambino, le mie due mogli e altri parenti sono scomparsi».

Decine di corpi sono stati recuperati dalle autorità maltesi, mentre altri sono stati salvati dai soccorritori della Ocean Viking nella zona SAR maltese. Ma il numero reale dei dispersi supera ampiamente quello ufficiale, perché molte partenze non vengono registrate e convogli interi restano senza traccia.

Refugees in Libya sottolinea che la frammentarietà dei dati non è dovuta a negligenza, ma all’assenza di un sistema centralizzato di monitoraggio e soccorso. La comunità chiede a Italia, Malta, Spagna e Unione Europea di avviare immediatamente operazioni di ricerca e soccorso su larga scala, per riportare le persone a casa, vive o morte.

In un Mediterraneo sempre più segnato da tempeste estreme come il ciclone Harry, i numeri ufficiali non possono raccontare da soli la realtà. Dietro ogni cifra c’è una vita spezzata, una strage con responsabilità precise, e il silenzio delle istituzioni europee contribuisce a renderla possibile.

«Rimaniamo in contatto», conclude RIL, «con le famiglie e le comunità che vivono attraverso questa incertezza. Ribadiamo la nostra richiesta urgente a Italia, Malta, Spagna e Unione Europea di avviare operazioni di ricerca e soccorso immediate, trasparenti e su larga scala, riportando a casa le persone morte o vive».

Per Mediterranea Saving Humans, l’urgenza è politica e umanitaria: «Di fronte a questa strage, il silenzio e l’inazione dei governi sono agghiaccianti», afferma la presidente Laura Marmorale. L’appello è chiaro: verità sui dispersi, giustizia per le vittime e revisione delle politiche migratorie che spingono migliaia di persone a sfidare il mare in condizioni estreme.