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La Ocean Viking salva 97 persone nella zona SAR tra la Tunisia e Malta
La nave Ocean Viking di SOS Mediterranee ha salvato ieri sera 97 persone, tra cui 14 minori non accompagnati, a seguito di un allarme lanciato da Alarm Phone. Molti dei naufraghi erano disidratati e due persone hanno richiesto un intervento medico. Erano partiti dalla Libia due giorni prima. L’imbarcazione di legno a due piani in difficoltà è stata individuata nella zona SAR tra la Tunisia e Malta, e il salvataggio è stato riconosciuto dal Maritime Rescue Coordination Centre (MRCC) tunisino. Le autorità italiane ci hanno assegnato il lontano porto di Livorno, a oltre tre giorni di navigazione. Redazione Italia
February 23, 2026
Pressenza
Nessun morto a causa del ciclone Harry, dicono
E invece nel Mediterraneo i morti già certi sono 1000. articoli di Luca Casarini, Mediterranea, Paolo Hutter, una trasmissione di Radiotre e una canzone di Luca Faggella   Potrebbero essere 1000 le persone disperse in mare durante il ciclone Harry Nuove testimonianze raccolte da Refugees in Libya e Tunisia. È chiara la mancanza di informazioni e iniziativa da parte delle
February 9, 2026
La Bottega del Barbieri
Ciclone Harry: forse 1.000 le persone disperse in mare
«Si stanno delineando i contorni della più grande strage degli ultimi anni lungo le rotte del Mediterraneo centrale e i governi di Italia e Malta tacciono e non muovono un dito». Così denuncia Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans, rilanciando le nuove testimonianze e i dati raccolti negli ultimi giorni da Refugees in Libya e Tunisia. Nessuna di queste imbarcazioni era stata localizzata e non era stato confermato alcun soccorso. Le partenze sono avvenute durante condizioni marittime estreme, con onde superiori a sette metri e raffiche oltre 54 nodi causate dal ciclone Harry: le imbarcazioni non sono semplicemente scomparse, ma si sono perse in quello che è stato uno dei mari più pericolosi degli ultimi vent’anni. Refugees ha raccolto testimonianze e dati dalle comunità tunisine, che rivelano interi convogli scomparsi senza lasciare traccia. Le partenze sono avvenute da punti lungo la costa di Sfax – noti come “chilometri 19, 21, 25, 27, 30, 31, 33, 35 e 38” – e molti dei convogli non sono mai tornati. Alcune barche trasportavano tra le 50 e le 55 persone, spesso organizzate dallo stesso trafficante, noto come Mohamed “Mauritania”. Dal 15 gennaio in poi, secondo Refugees, diversi convogli sono partiti da più punti costieri, mentre i militari tunisini aumentavano i controlli e le devastazioni negli accampamenti informali negli uliveti intorno a Sfax. Persone costrette a restare indietro per mancanza di denaro e parenti dei partenti riferiscono che interi convogli non sono mai tornati. Un caso emblematico è quello di Ramadan Konte, cittadino della Sierra Leone. Sopravvissuto per più di 24 ore in mare, racconta: «La barca su cui ero con circa 50 persone è affondata. Ho perso mio fratello, la moglie di mio fratello, mio nipote e almeno altre 47 persone». Konte è stato recuperato da una barca a vela e consegnato alla Guardia costiera maltese. La sua esperienza conferma che le imbarcazioni partivano in condizioni letali senza alcuna presenza di soccorso preventiva. Il mercantile Star, guidato da Ahmed Omar Shafik, ha documentato il salvataggio di Ramadan Konte, cittadino della Sierra Leone. Partito da Sfax a bordo di un’imbarcazione con circa 50 persone, la barca si è capovolta. Konte è sopravvissuto più di 24 ore in mare, circondato dai corpi dei compagni di viaggio, prima di essere recuperato a est della Tunisia, a sud di Malta. Successivamente è stato consegnato alla Guardia Costiera maltese. Secondo le informazioni ufficiali trasmesse attraverso i dispacci Inmarsat dall’MRCC di Roma e segnalate dal giornalista Sergio Scandura, al 24 gennaio risultavano disperse almeno 380 persone su otto imbarcazioni partite da Sfax tra il 14 e il 21 gennaio 2026, con 36-54 persone ciascuna, tra donne, uomini e bambini. Altri sopravvissuti riportano di barche capovoltesi e convogli interi scomparsi, mentre le famiglie rimaste a terra vivono in uno stato di incertezza insopportabile. Come il medico Dr. Ibrahim, che ha perso cinque familiari: «Il mio bambino, le mie due mogli e altri parenti sono scomparsi». Decine di corpi sono stati recuperati dalle autorità maltesi, mentre altri sono stati salvati dai soccorritori della Ocean Viking nella zona SAR maltese. Ma il numero reale dei dispersi supera ampiamente quello ufficiale, perché molte partenze non vengono registrate e convogli interi restano senza traccia. Refugees in Libya sottolinea che la frammentarietà dei dati non è dovuta a negligenza, ma all’assenza di un sistema centralizzato di monitoraggio e soccorso. La comunità chiede a Italia, Malta, Spagna e Unione Europea di avviare immediatamente operazioni di ricerca e soccorso su larga scala, per riportare le persone a casa, vive o morte. In un Mediterraneo sempre più segnato da tempeste estreme come il ciclone Harry, i numeri ufficiali non possono raccontare da soli la realtà. Dietro ogni cifra c’è una vita spezzata, una strage con responsabilità precise, e il silenzio delle istituzioni europee contribuisce a renderla possibile. «Rimaniamo in contatto», conclude RIL, «con le famiglie e le comunità che vivono attraverso questa incertezza. Ribadiamo la nostra richiesta urgente a Italia, Malta, Spagna e Unione Europea di avviare operazioni di ricerca e soccorso immediate, trasparenti e su larga scala, riportando a casa le persone morte o vive». Per Mediterranea Saving Humans, l’urgenza è politica e umanitaria: «Di fronte a questa strage, il silenzio e l’inazione dei governi sono agghiaccianti», afferma la presidente Laura Marmorale. L’appello è chiaro: verità sui dispersi, giustizia per le vittime e revisione delle politiche migratorie che spingono migliaia di persone a sfidare il mare in condizioni estreme.
La Ocean Viking diretta a Palermo con 90 naufraghi
Dopo l’allarme dato da AlarmPhone la nave Ocean Viking di SOS Mediterranee ha evacuato oggi 44 persone, molte delle quali in condizioni mediche critiche, dalla nave mercantile Sider nell’area di ricerca e soccorso di competenza maltese Tutti i sopravvissuti sono ora al sicuro a bordo e ricevono cure mediche. Dicono di essere partiti da Bengasi, in Libia, almeno due giorni prima su una barca in vetroresina inadatta alla navigazione. Sono stati salvati giovedì sera dalla nave mercantile a nord di Bengasi. L’equipaggio della Sider ha fornito acqua e cibo ai naufraghi, ma la nave non era attrezzata per accogliere 44 persone. Le ripetute richieste d’aiuto alle autorità sono state ignorate. La Ocean Viking, inizialmente diretta a Palermo per sbarcare 46 persone salvate, è stata autorizzata dall’IMRCC, che coordina il soccorso marittimo, a ritardare l’arrivo. Le autorità maltesi non hanno risposto alle nostre chiamate e ancora una volta le navi civili hanno dovuto riempire il vuoto. La Ocean Viking è diretta a Palermo per sbarcare in sicurezza tutti i 90 sopravvissuti.     Redazione Italia
January 17, 2026
Pressenza
Naufragio nel Mediterraneo, Italia e Malta non sono intervenute
Un altro naufragio nel Mediterraneo. Italia e Malta sapevano dell’imbarcazione sin da ieri pomeriggio grazie ad Alarm Phone, ma non hanno inviato soccorsi, fino a quando non è stato troppo tardi. La barca si è capovolta. Delle ~35 persone a bordo solo 11 sono state portate in salvo a Lampedusa. È stato recuperato un corpo senza vita, mentre gli altri rimangono dispersi. Il nostro aereo Seabird ha documentato le operazioni di ricerca, ma cercare i sopravvissuti non basta. Andavano soccorsi immediatamente. Italia e Malta devono rispondere delle loro omissioni. Sea Watch
October 17, 2025
Pressenza
Un tranquillo week end di paura (e caos)
Condividiamo (riprendendola dal sito di Adif, curato da Fulvio Vassallo Paleologo) per gentile concessione dell’autore, che ringraziamo, una importante ricerca di Sergio Scandura (OSINT), corrispondente senior di Radio Radicale per il Mediterraneo 26 maggio 2025 Un tranquillo week end di paura (e caos) Due barconi di legno partiti da Sabrata: allerta Alarm Phone la mattina del 24 maggio. Il primo barcone con 128 Naufraghi soccorso a sud di Lampedusa dalla Guardia Costiera Italiana. Il secondo barcone con 117 Naufraghi abbandonato a sud nel weekend alla deriva, con mare sostenuto (2 metri di onda): una odissea di soccorsi frazionati in tre giorni, con alcuni (35) presi a bordo dal mercantile MvBocic che li ha poi respinti in Libia (a nord di Zawia), altri (26) su EcoOne rimorchiatore italiano in servizio nella piattaforme offshore ENI/NOC, altri ancora (53) su OceanViking, 3 sarebbero i dispersi. Il primo evento SAR (#AP554) La prima imbarcazione in legno con 128 Naufraghi a bordo ha avuto la fortuna di risalire verso nord fino a quando poteva. Dopo una attività SAR della Guardia Costiera Italiana – che sabato sera ha visto in scena il velivolo Manta_10_01 – i Naufraghi sono stati soccorsi a 42 miglia sud di Lampedusa dalla vedetta CP322. Recap * (caso AP554) 25.5.2025 CP322 Sbarco POS Lampedusa 128 Persone: 98 uomini, 21 donne, 9 minori. Nazionalità: Eritrea, Etiopia, Sudan, Siria, Egitto. Località di partenza: Sabrata (Libia). (* fonti OOII a SCA) Il secondo, incredibile, evento. Caso Alarm Phone #AP555. Imbarcazione con 117 a bordo (numero aggiornato alle 13:00 in data odierna suscettibile di aggiornamenti). Una odissea segnata dal rituale pasticcio politico italiano e libico, da ritardi, da sollecitazioni delle ONG, da tentennamenti, disimpegni e tardivi ripensamenti: con soccorsi difficili, recuperi frazionati dei naufraghi col mare ostile (che poi è impietosamente arrivato, cosa che le sale operative degli RCC ben sapevano da giorni). La seconda imbarcazione in legno si è trovata in difficoltà già all’alba di sabato 24 maggio, nelle acque internazionali dell’area SAR libica, a 10 miglia est dal campo offshore della piattaforma petrolifera Al Jurf. Nessuno dei rimorchiatori in servizio nelle aree offshore di Al Jurf e Bouri muove subito un remo: le ‘supply vessels’ restano ferme come al solito, nonostante fossero vicini al caso SAR. Sabato 24 maggio, al momento dell’allerta Alarm Phone, nessuna nave ONG è in area: dal momento che il governo italiano tiene lontane le navi del soccorso civile con l’assegnazione di porti lontani del nord Italia. La mattina del 25 maggio la nave ONG Ocean Viking è ancora all’altezza di Malta, in rotta verso l’area SAR: viene dal porto Ancona, dove era stata inviata giorni fa dal Viminale di Piantedosi nell’ormai rituale giro di rotte vessatorie. Sabato, la nave portarinfuse MvBocic, che stava nel golfo di Gabes con destinazione di scalo commerciale a Sfax, fa rotta verso su sudest alla ricerca dell’imbarcazione. Una volta rintracciata la seconda imbarcazione, il mercantile sarebbe rimasto per diverse ore in ombreggiamento, in attesa di istruzioni e coordinamento da un RCC. Comincia la solita, rituale, disumana, empasse politica tra Italia e Libia. In casi del genere – non sarebbe la prima volta, anzi Roma tende a prendere tempo, come al solito spera (e sollecita) che ad occuparsene siano le vedette libiche: peccato però che i libici siano già ostici a uscire col mare mosso, peccato che il ‘sistema vedette’ in Libia – imbastito da Italia e UE per i respingimenti illegali in mare – vada a bloccarsi spesso quando ci sono guerre sul terreno di Tripoli e nella sua costa ovest, peccato che la Tripolitania sia in preda all’odierna instabilità con gli scontri tra milizie dopo la morte del leader SSA AlKikli Gnewa. Intanto, come previsto, in area è ormai arrivato da tempo il mare ostile con altezze onda fino a due metri. Le correnti da nord avrebbero poi fatto scarrocciare l’imbarcazione coi naufraghi a bordo per diverse miglia verso sud est, rispetto alla posizione dell’allerta Alarm Phone. Nella notte tra sabato e domenica il comandante della nave portarinfuse MvBocic attiva un recupero: ma buio notturno e condizioni di mare mosso avrebbero consentito al mercatile battente bandiera Belize di imbarcarne solo 35 dei 117 che erano a bordo. I restanti naufraghi resteranno poi alla deriva, nel buio della notte tra sabato e domenica. Rimangono ancora 82 naufraghi a bordo del barcone. Il mercantile MvBocic resta in area coi 35 Naufraghi presi a bordo. Degli altri, rimasti a bordo del barcone se ne sarebbe perso l’avvistamento. Domenica 25 maggio MvBocic – nonostante gli avvertimenti delle ONG sulle conseguenze di un respingimento illegale in Libia – punta la prua verso sud: e nel tardo pomeriggio consegna ai libici, dieci miglia a nord di Zawia all’interno delle acque nazionali libiche, i 35 Naufraghi che aveva a bordo. Domenica, alle 10:14 CEST del 25 maggio, decolla da Lampedusa il velivolo Frontex Sparow1 per rintracciare – in sette ore di missione aerea – gli 82 rimasti sul barcone. Sulla scena SAR- finalmente – si attiva il rimorchiatore italiano EcoOne in servizio nelle piattaforme dell’area offshore ENI/NOC Al Bouri. Anche per EcoOne il recupero dei naufraghi sarà parziale: degli 82 Naufraghi rimasti sul secondo barcone ne prenderà 26. Nel frattempo, in area SAR è arrivata anche OceanViking che, alle 03:00 CEST di stanotte 26 maggio, ha soccorso e preso a bordo 53 Persone: sono gli ultimi rimasti nell’odissea del secondo barcone (tra loro 19 donne e 29 minori non accompagnati). Secondo le testimonianze raccolte stanotte dai superstiti a bordo di Ocean Viking ci sarebbero 3 dispersi. Nel dramma: cinismo, disumanità e beffa dalle ‘autorità’ italiane. L’odissea continua. Ai 26 Naufraghi a bordo di Eco One rimorchiatore servizio nelle piattaforme dell’area offshore ENI/NOC Al Bouri il Viminale assegna il porto vicino di Lampedusa. Ai 53 Naufraghi a bordo della nave di soccorso ONG OceanViking il Viminale assegna, secondo i dettami del decreto Piantedosi, la rotta vessatoria del lontano porto di Livorno. Ocean Viking ha persone in condizioni critiche a bordo ed è in navigazione al largo di Lampedusa.   Update 26 maggio 2025 – ore 20,31 da Sergio Scandura (OSINT) La sfortuna di essere Persone e non barili di petrolio. Una scena già vista, più volte, in altre occasioni. EcoOne ha potuto sbarcare in fretta i suoi 26 Naufraghi a Lampedusa: e in fretta il rimorchiatore – in servizio nelle piattaforme petrolifere dell’area ENI/NOC Al Bouri – torna in area offshore per gentile concessione del Viminale e dell’ITMRCC della Guardia Costiera Ocean Viking, con i Naufraghi a bordo decisamente malmessi dopo questa odissea, è riuscita a ottenere un MEDEVAC (evacuazione medica d’urgenza) per 5 Persone al largo di Lampedusa, trasbordate nel tardo pomeriggio su CP322. La nave di soccorso ONG Ocean Viking non ha potuto sbarcare tutti i 53 Naufraghi a Lampedusa. Con 48 superstiti a bordo ora va verso Livorno, rotta vessatoria, 1150 km e giorni di navigazione, per tenerla come al solito fuori dall’area SAR del AR del Mediterraneo Centrale (sempre per gentile ‘concessione’ del Viminale di Piantedosi).   Appena tre giorni fa, sempre da Sergio Scandura, la notizia di un possibile naufragio, su cui nessuno ha fatto ricerche Guardia Costiera Italiana: “possibile naufragio di circa 48 migranti” a sud est di Lampedusa. Il dispaccio di allerta “SAR CASE 775 a tutte le navi in area”, diffuso in data odierna dal Centro di Coordinamento e Soccorso ITMRCC avvisa della ricerca di “circa 48 migranti a bordo di una barca in ferro partita il 17 maggio da Sfax”. Il dispaccio SAR è trasmesso da Roma via rete InMarSAT e rilanciato anche via Navtex dalla stazione RadioMalta (area T – type D Search And Rescue ai numeri #TD66 e #TD22). Nota: il primo dispaccio di allerta del “SAR CASE 775”, appare sul mio monitor InMarSAT il 21 maggio (0427z). Fulvio Vassallo Paleologo
May 27, 2025
Pressenza