«Resistere ad un altro anno di massacro nel Mediterraneo»«Restituire un nome non è stato solo un atto burocratico, ma un gesto umano e
politico necessario a riconoscere chi è stato cancellato. Nominare significa
anche ancorare i corpi alle loro storie, farne memoria, affermare
presenze contro le assenze prodotte dall’ordine di frontiera» 1.
PH: Mem.Med
Nominare, come atto politico, è uno degli obiettivi di Memoria Mediterranea
(MEM.MED), un’associazione che fornisce supporto alle famiglie delle persone
migranti disperse o defunte nel tentativo di attraversare le frontiere,
accompagnandole nelle procedure di riconoscimento dei corpi, di sepoltura in
Sicilia o di rimpatrio nel Paese d’origine, e contribuendo alla costruzione di
una contro-narrazione del fenomeno migratorio.
Nel rapporto sull’attività del 2025 leggiamo date e sigle di nomi (lasciati
anonimi per rispetto della privacy, tranne se esplicitamente richiesto dalle
famiglie) di persone decedute o scomparse nel tentativo di attraversare i
confini: ognuna di loro porta con sé una storia, una vita, non solo interrotta
ma anche invisibilizzata dalle politiche migratorie europee, le quali mettono in
atto «una violenza che oltrepassa il confine e prosegue fino alla sepoltura» 2.
Per portarla alla luce, l’associazione ha documentato le difficoltà che
ostacolano il ritrovamento e il riconoscimento delle persone decedute alle
frontiere, la rimozione delle responsabilità istituzionali, l’abbandono
nell’oblio delle famiglie in cerca dei propri cari 3.
Rapporti e dossier
“CORPI, DIRITTI E MEMORIE IN LOTTA”
Il nuovo rapporto di Memoria Mediterranea e Clinica Legale Diritti Umani di
Palermo
Maria Giuliana Lo Piccolo
4 Gennaio 2026
Uno dei modi in cui la memoria di queste persone viene ulteriormente intaccata,
infatti, è la gestione delle sepolture, che potrebbe essere un momento di
elaborazione della perdita e invece diventa un altro veicolo di sofferenza.
Molto spesso le procedure sono estremamente lunghe e costringono i familiari ad
attendere giorni e giorni mentre le salme dei loro cari sono abbandonate
all’aperto in condizioni critiche 4, o seppellite in loculi a causa della
mancanza di spazio.
Inoltre, se e quando i corpi ottengono una sepoltura, non viene rispettato in
alcun modo il credo religioso, soprattutto nel caso delle persone musulmane, dal
momento che in Sicilia mancano degli spazi dedicati, ad eccezione del cimitero
di Messina, ormai saturo 5.
Anche nel caso di richiesta di rimpatrio della salma nel Paese di origine,
comunque, le procedure sono lunghe e complicate e prolungano il dolore delle
famiglie.
Come sostengono autrici e autori del rapporto, «è attraverso questa
cancellazione sistematica che si tenta di neutralizzare il conflitto, sottrarre
queste morti alla sfera politica e rendere accettabile l’inaccettabile» 6.
Porto Empedocle, sbarco delle salme e dei sopravvissuti della strage del 13
agosto 2025. PH: Silvia Di Meo Madri in protesta davanti al Consolato di Tunisia
a Palermo, giugno 2025. PH: Sara Biasci
In questo modo, alla violenza materiale, di per sé sempre più diffusa nel regime
di controllo delle frontiere, si aggiunge una violenza simbolica che investe le
persone migranti perfino dopo la morte.
Come si legge alla voce disparu (scomparso) nel Contro-dizionario del confine,
un glossario frutto del lavoro di ricercatori e ricercatrici dell’università di
Genova e di Parma per comprendere il mondo delle migrazioni “dal basso”, il
termine «non rimanda semplicemente all’assenza di una persona – morta o
scomparsa senza lasciare tracce – rinvia piuttosto a una condizione liminale di
scomparsa che sfida le categorie di vita e morte, producendo una sofferenza che
è al tempo stesso individuale, familiare e sociale. […] Per le famiglie la
battaglia per ritrovare i propri cari diventa anche una lotta contro
l’ingiustizia di un mondo dove persino nella morte si applicano forme di
discriminazione economica e razziale» 7.
Tutto ciò, comunque, non ferma la resistenza e il coraggio di chi cerca di
opporsi a questo regime istituzionalizzato di violenza. Diverse mobilitazioni si
sono succedute lungo tutto l’anno, anche grazie al supporto delle attiviste e
degli attivisti di MEM.MED.
Carta del Mediterraneo dei pescatori delle isole Kerkennah, Sfax. PH: Silvia Di
Meo CommemorAction delle famiglie a Palermo, giugno 2025. PH: Valentina Delli
Gatti
Ad esempio, il 6 febbraio 2025, in Tunisia, si è tenuta una “CommemorAction” per
chiedere verità e giustizia sulle morti in mare dei familiari e per ricordarne
la scomparsa.
La CommemorAction «non è solo un momento di ricordo, ma un atto politico che
rifiuta l’oblio imposto dai regimi di frontiera e rivendica giustizia per le
vite spezzate. È un grido collettivo che denuncia la violenza sistemica delle
politiche migratorie e l’impunità di chi le attua, riaffermando il diritto alla
libertà di movimento. 8»
La data non è casuale: il 6 febbraio del 2014, la Guardia civile spagnola
utilizzò del materiale antisommossa contro più di 200 persone che stavano
tentando di raggiungere Ceuta a nuoto: la strage del Tarajal.
Solo 15 corpi sono stati recuperati, e decine di persone non sono state
ritrovate. Si è deciso allora di mantenere questa data, «simbolo del razzismo e
del classismo che strutturano questa violenza. Simbolo della sofferenza delle
persone che restano, in attesa di notizie, di un corpo, di verità e giustizia.
Ed è proprio da loro, da chi aspetta i e le loro carə partitə che è nata la
necessità di denunciare e ricordare. Dall’incontro delle famiglie con attivistə
che si battono per un mondo senza frontiere, è nata la CommemorAction» 9.
Un’altra CommemorAction si è svolta il 14 giugno, stavolta dall’altra sponda del
Mediterraneo, a Palermo, in memoria del naufragio di un’imbarcazione con 750
persone a bordo avvenuto nei pressi di Pylos nel 2023, in cui è stato dimostrato
il ruolo della guardia costiera greca 10.
MEM.MED si è poi recata a Bologna in occasione del secondo anniversario della
strage di Cutro, avvenuta il 26 febbraio 2023, per sostenere le famiglie che
sono ancora in attesa di ottenere un visto per visitare le tombe dei propri
figli.
Sepoltura presso il Cimitero musulmano di Borgo Panigale a Bologna. PH:
Valentina Delli Gatti Cimitero di Canicattì. Sepoltura della figlia e del marito
di Uba, sopravvissuta al naufragio del 13 agosto 2025. PH: Silvia Di Meo
Nel corso dell’anno si sono svolte anche diverse attività accademiche, come il
workshop “Migrazioni e violenze di frontiera. Pratiche del ricordo e dell’oblio
attraverso il Mediterraneo” presso la Facoltà di Studi Internazionali,
Giuridici, Storico-Politici dell’Università di Milano e il convegno “Morti e
sparizioni di frontiera: tra memoria e oblio” presso la Facoltà di
Giurisprudenza dell’Università di Palermo.
L’importanza di ricordare queste iniziative, che vedono la collaborazione di
attivisti, ricercatori e famiglie delle persone scomparse, risiede anche nel
fatto che occorre costruire una narrazione e una pratica politica che contrasti
non solo i discorsi di odio e razzismo che dipingono le persone migranti come
“clandestini” o “illegali”, ma anche quelli che li descrivono come pure vittime
di un sistema impersonale, ridotti a soggetti inermi e semplicemente agiti dalla
violenza.
In quest’ottica, la prossima CommemorAction si terrà ancora una volta il 6
febbraio e per la prima volta si unirà la lotta delle famiglie delle persone
scomparse sulle rotte migratorie a quella delle famiglie delle vittime delle
violenze del sistema penitenziario e dei CPR.
Come si legge nel comunicato, “questa convergenza è essenziale e urgente, perché
amplifica la nostra voce collettiva e rafforza la nostra determinazione a
esigere giustizia per tutte le morti, violenze e sparizioni a carico degli
Stati” 11.
Il 2025 si è concluso con un naufragio, in cui sono morte 116 persone 12, e
anche il 2026 non sembra cominciare in maniera diversa 13: almeno 380 persone
partite dalla Tunisia risultano disperse in mare dal 24 gennaio.
L’aumento delle partenze sembra dovuto anche alla pressione crescente esercitata
dalle forze di polizia tunisine contro gli accampamenti informali intorno a
Sfax, parallelamente a un allentamento dei controlli sulle spiagge. In una
situazione in cui i governi dei Paesi coinvolti tacciono e cercano di nascondere
la realtà dei fatti, il contributo di associazioni come MEM.MED rimane quindi
fondamentale proprio per «trasformare ciò che viene reso invisibile in memoria,
e la memoria in accusa politica» 14.
Lenzuolo delle madri tunisine in dono alle madri centroamericane, maggio 2025.
PH: Valentina Delli Gatti CPR Trapani Milo, manifestazione delle madri e
sorelle, giugno 2025. PH: Silvia Di Meo Cimitero di Canicattì, Agrigento.
Sepoltura di persona non identificata morta al confine. PH: Silvia Di Meo
Fatoumata Balde, sorella di Omar Balde, davanti al CPR di Trapani Milo. PH:
Valentina Delli Gatti
1. 2025: Resistere ad un altro anno di massacro nel Mediterraneo. Una
mappatura delle morti e sparizioni di frontiera – Memoria Mediterranea ↩︎
2. Ibidem. ↩︎
3. Corpi, diritti e memorie in lotta. Report di monitoraggio e denuncia di
MEM.MED Memoria Mediterranea e CLEDU di Palermo (2024 – 2025) ↩︎
4. Così è stato nel caso del naufragio di Lampedusa avvenuto il 13 agosto cfr.
AA Report strage di lampedusa 13.08.2025 ↩︎
5. In teoria dovrebbe aggiungersene un altro nell’agrigentino, a Palma di
Montechiaro, ma oltre la firma degli atti ufficiali e l’avvio dei
preparativi non ci sono notizie sull’avvenuta inaugurazione formale e
sull’effettivo funzionamento; Migranti vittime del mare, a Palma apre il
primo cimitero islamico della provincia, Agrigento Notizie (agosto 2024) ↩︎
6. 2025: Resistere ad un altro anno di massacro nel Mediterraneo. Una
mappatura delle morti e sparizioni di frontiera – Memoria Mediterranea ↩︎
7. Equipaggio della Tanimar, Contro dizionario del confine. Parole alla deriva
nel Mediterraneo centrale, Tamu-Tangerin, Napoli, 2025, p. 91. ↩︎
8. CommemorAction 2025: Voci di lotta e memoria oltre il confine ↩︎
9. Cfr. CommemorAction 2025: Voci di lotta e memoria oltre il confine ↩︎
10. Cfr. Strage di Pylos: indagati 17 membri della Guardia Costiera greca,
Melting Pot (giugno 2025) ↩︎
11. Call for Commemoractions february 6th, 2026 ↩︎
12. Naufragio di Natale, «le autorità non si sono attivate», Il Manifesto (26
dicembre 2025) ↩︎
13. Potrebbero essere 1000 le persone disperse in mare durante il ciclone
Harry, Mediterranea Saving Humans (2 febbraio 2026) ↩︎
14. 2025: Resistere ad un altro anno di massacro nel Mediterraneo. Una
mappatura delle morti e sparizioni di frontiera – Memoria Mediterranea ↩︎