Richiedenti asilo senza riscaldamento nel CAS di Vaccamozzi

Progetto Melting Pot Europa - Tuesday, January 6, 2026

Sessanta richiedenti asilo e un operatore sono senza riscaldamento dal 24 dicembre nel Centro di accoglienza straordinaria (CAS) di Vaccamozzi nel comune di Erbezzo, in provincia di Verona, a oltre 1.100 metri di altitudine. A denunciarlo è l’Osservatorio Migranti Verona, che il 4 gennaio ha inviato una lettera al prefetto di Verona segnalando una situazione definita «di estrema gravità» che nel momento in cui scriviamo non si è ancora risolta.

Secondo quanto riportato, nelle settimane di Natale e Capodanno le temperature nella zona hanno raggiunto «punte minime di meno 5,3 gradi con previsioni di meno 6 gradi nella notte tra il 4 e il 5 gennaio». In queste condizioni, scrive l’Osservatorio, «il riscaldamento è una cosa seria, molto seria».

La causa del disservizio sarebbe la mancanza di gasolio necessario al funzionamento dell’impianto. Una responsabilità che, secondo l’Osservatorio, ricade direttamente sulla Prefettura: «La fornitura del gasolio nel Cas demaniale di Erbezzo è competenza con costo a carico della Prefettura».

Da qui la richiesta urgente: «Chiediamo immediatamente di rifornire di gasolio il Cas di Vaccamozzi e, nell’impossibilità, di trasferire immediatamente gli ospiti in centri di accoglienza degni di questo nome».

La lettera non si limita solo a chiedere un intervento immediato, ma solleva interrogativi sulle responsabilità e sulle eventuali negligenze: «La Prefettura, i funzionari incaricati non ne erano a conoscenza? E dopo che lo hanno saputo perché non si sono attivati in modo urgente e indifferibile, prima di andare in ferie?». Secondo informazioni raccolte informalmente, la necessità di un nuovo rifornimento di gasolio sarebbe stata segnalata già a novembre.

Il “CAS di Vaccamozzi” è situato in una ex base militare nel comune montano di Erbezzo, nel Parco Naturale Regionale della Lessinia. E’ definito il CAS più isolato del Veneto e, fin dalla sua apertura, l’Osservatorio Migranti Verona ha denunciato la gestione problematica, evidenziando l’isolamento della struttura tanto da chiederne la chiusura e il trasferimento di tutte le persone accolte.

Una situazione che, secondo l’Osservatorio, non sarebbe un caso isolato. «Era già successo negli anni scorsi – e anche nell’ultimo recente autunno – che i riscaldamenti nel Cas di Vaccamozzi venissero accesi oltre un mese dopo quelli degli abitanti di Erbezzo», sempre per mancanza di gasolio. Una responsabilità che viene attribuita nuovamente alla Prefettura.

Nel documento vengono richiamate anche le regole europee sulle condizioni di accoglienza: già nel 2016 le linee guida EASO (oggi EUAA) prevedevano che «in tutti gli spazi della struttura è disponibile un sistema di regolazione della temperatura adeguato», stabilito in base alle condizioni climatiche locali.

L’Osservatorio denuncia da anni «l’inadeguatezza del Cas di Vaccamozzi», una struttura isolata che oggi ospita il doppio delle persone rispetto al passato. «Ora la Prefettura da tempo ne ha collocate il doppio in condizione logistica isolata ed inaccettabile».

Particolarmente critica anche la gestione quotidiana del centro. Secondo quanto riportato, «a gestire la struttura c’è in presenza 24 ore su 24 un unico operatore della cooperativa Stella di Varese, un ex ospite, senza alcuna formazione professionale». Un contesto in cui il «clima relazionale è estremamente problematico» e in cui chi segnala problemi «si vede spesso minacciato di ritorsioni».

La segnalazione del freddo sarebbe arrivata all’esterno solo la sera del 2 gennaio. Nel frattempo, racconta l’Osservatorio, agli ospiti veniva promesso che il problema sarebbe stato risolto di giorno in giorno. Dopo una telefonata ai funzionari, riferisce ancora la lettera, «come primo effetto c’è stata l’immediata attivazione dell’operatore della cooperativa che si è messo alla ricerca dell’ospite informatore».

L’Osservatorio arriva a ipotizzare una discriminazione: «Abbiamo il sospetto che quanto è successo rappresenti un atto discriminatorio, possibile solo perché chi è ospitato a Vaccamozzi non è considerato una persona». Le persone accolte, si legge, hanno «profili giuridici fragili e quindi facilmente ricattabili», motivo per cui «l’accoglienza dovrebbe essere rigorosamente più rispettosa».

Per questo la segnalazione è stata inviata anche al Garante regionale dei diritti della persona e al sindaco di Erbezzo, ricordando che «persone costrette al freddo certo non sono in condizioni sanitarie adeguate».