Olimpiadi 2026: tra la retorica della sostenibilità e la realtà del dissensoLe Olimpiadi di Milano-Cortina sono state presentate come un evento
“sostenibile” e “a costo zero”, ma i numeri raccontano un’altra storia. Il costo
complessivo sfiora i 5 miliardi di euro, mentre il 57% delle opere sarà
completato solo dopo l’inizio dei giochi, con scadenze previste perfino nel
2033.
A denunciare la trasformazione dei territori è l’europarlamentare AVS Cristina
Guarda, che descrive Cortina come “un paese sventrato e abusato, con la sua
popolazione esclusa da qualsiasi decisione, immolata nella speranza di qualche
mese di guadagno che probabilmente arricchirà solo qualche Fondo”. Dove un tempo
c’erano prati, parchi giochi e natura incontaminata, oggi si ergono cemento e
infrastrutture “persino colorate di verde per sembrare meno impattanti”. Molte
opere sono considerate inutili e, in alcuni casi, pericolose: la Cabinovia
Socrepes, per esempio, è costruita in un’area soggetta a frane.
Negli ultimi sei anni Guarda ha seguito da vicino quanto accaduto, tornando
anche a pochi giorni dall’inizio dei giochi a verificare le opere e a
raccogliere testimonianze di chi vive il territorio: Marina Menardi (Comitato
civico Cortina), Silverio Lacedelli (cittadino ed ex ingegnere idraulico
forestale), Andrea Gillarduzzi (geologo, residente in località Lacedel-Mortisa)
e Roberta De Zanna (consigliera comunale).
“Ne sono uscita amareggiata e sconfortata – aggiunge – ma è fondamentale che
questo scempio non passi sotto silenzio, e che diventi un monito per le future
realtà che ospiteranno i giochi.”
Un dissenso poco raccontato
In Veneto, le contestazioni sono vive e radicate, sebbene raramente raccontate
dai media nazionali. A Verona, già il 18 gennaio gruppi e attivisti hanno
manifestato contro il passaggio della fiaccola olimpica, radunandosi in Piazza
Brà e in altri punti della città per denunciare quelle che definiscono “le
Olimpiadi dello spreco, della devastazione e della guerra”, nonostante le
prescrizioni ricevute da alcune di loro. Le mobilitazioni sono riprese il 31
gennaio, dopo l’annuncio della presenza dell’ICE ai giochi, giudicata
“intollerabile”.
PADOVA: abusi di potere
A Padova, la sera del 21 gennaio, Extinction Rebellion – movimento ambientalista
di disobbedienza civile nonviolenta – è scesa in strada per il passaggio della
fiaccola, denunciando con volantini e cartelloni le criticità gestionali,
amministrative e ambientali dell’evento.
Nel momento in cui le attiviste si sono avvicinate al percorso della fiaccola,
denunciano di essere state più volte fermate con toni intimidatori da polizia,
Carabinieri e Digos, e identificate senza presunta ragione, per poi essere
pedinate e poste in stato di fermo una volta raggiunte le prossimità di Prato
della Valle.
Una delle attiviste è stata inoltre minacciata con misure cautelari considerate
completamente illegittime. Già dalla mattina la città si era svegliata blindata
da decine di camionette, una militarizzazione che – secondo i movimenti –
anticipa un nuovo decreto sicurezza ancora più autoritario e una campagna
elettorale sul referendum per la separazione delle carriere dei magistrati,
sulla quale si moltiplicano gli allarmi per rischi di censura.
“È preoccupante il panorama repressivo attuale – testimonia un’attivista in un
video denuncia – dove gli abusi delle forze dell’ordine sono all’ordine del
giorno. Il rischio di una deriva autoritaria si fa sempre più evidente”.
Trieste: sponsor e contestazioni
Il 23 gennaio la fiamma olimpica ha raggiunto infine anche Trieste, accompagnata
dal corteo degli sponsor ufficiali, con Coca‑Cola ed Eni in primo piano. Per
molte associazioni, piazza Unità è stata invasa da una retorica celebrativa in
forte contrasto con la realtà dei territori.
Il movimento per la Palestina ha contestato la partecipazione di Israele ai
giochi e la presenza di sponsor complici del genocidio in corso a Gaza: Eni,
Coca-Cola, Leonardo, Intesa Sanpaolo. “I valori olimpici di pace e democrazia
sono stati completamente svuotati”, denunciano i presenti.
Nel mezzo della folla, un cittadino ha tentato di bloccare il passaggio della
fiamma sventolando una bandiera palestinese ed è stato immobilizzato e
trascinato via in malo modo.
Extinction Rebellion presente in piazza ha ribadito che “non esiste giustizia
ambientale senza giustizia sociale”. Intanto i lavori olimpici, proclamati come
modello di sostenibilità, hanno già generato danni ambientali e opere giudicate
superflue dagli stessi territori ospitanti.
Verso il 22 febbraio: manifestazione nazionale a Verona
Nonostante la grande attenzione rivolta alla macchina olimpica, il dissenso
continua a ricevere poca visibilità. Per questo Verona ha indetto una
Manifestazione Nazionale il 22 febbraio 2026, giorno della cerimonia di chiusura
all’Arena.
Secondo i comitati, la cerimonia – anziché celebrare lo sport – finirà per
legittimare lo spreco di fondi pubblici, la devastazione delle aree alpine,
l’estrattivismo di sponsor come Eni e la complicità internazionale di aziende
come Leonardo e Coca-Cola nel genocidio in corso a Gaza.
In città verrà istituita una vasta “zona gialla”, accessibile solo con pass,
mentre i prezzi dei biglietti rimarranno fuori portata per la maggioranza della
popolazione. Cantieri comparsi da gennaio complicano ulteriormente la vita
quotidiana nel centro cittadino. Questi elementi alimentano un malcontento
crescente che sfocerà in piazza.
Alla vigilia della cerimonia iniziale è chiaro quindi come i cittadini in realtà
abbiano già incoronato i vincitori di queste Olimpiadi: l’industria del cemento,
l’industria delle armi, il profitto e la guerra.
Redazione Italia