
Politica di difesa italiana: analisi e fonti critiche
Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Tuesday, December 30, 2025La cartina sotto riportata è stata estrapolata dal non-libello redatto dal Ministero della Difesa e intitolato: Il contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva. Non solo ne consigliamo vivamente la lettura, ma crediamo indispensabile andare direttamente alle fonti prima di addentrarsi in analisi internazionali e criticare o elogiare la politica estera del nostro Paese.

E, dopo aver letto questo testo dedicato alle minacce ibride, sarebbe opportuno riprendere il documento strategico denominato Bussola Europea Bussola per la competitività – Consilium fino al testo licenziato dalla Casa Bianca sulla strategia di sicurezza nazionale di cui esiste una pubblicazione in lingua originale.
E per chiudere dovremmo includere due documenti ufficiali del Governo italiano: l’atto di indirizzo triennale redatto dal Ministero della Difesa e la nota di accompagnamento alla Legge di bilancio da parte del Mef.
Questa breve bibliografia, non esaustiva, deve indurre il lettore e le lettrice a uno sguardo critico verso le politiche della difesa, certi documenti possono essere letti anche solo in minima parte, ma conoscerli aiuta ad acquisire una visione di insieme, quella visione che oggi il ministro della difesa Guido Crosetto possiede al contrario della opposizione parlamentare, parte della quale sottoscrive documenti guerrafondai pensando di tutelare il diritto alla difesa dei popoli.
E anche i movimenti contro la guerra dovrebbero prendere atto che un approccio ideologico o irenistico non sarà di alcun aiuto, come nocive restano le narrazioni a senso unico tanto care a certi settori antagonisti per i quali le comunità locali sarebbero tutte schierate contro le grandi opere e i processi di militarizzazione dei territori. Semplificare la realtà non aiuta a comprenderla. Del resto, i documenti sopra menzionati dovrebbero essere oggetto di discussione collettiva e non restare letture da addetti ai lavori.
L’Italia gioca un ruolo marginale nello scenario internazionale, a rimorchio della NATO e degli USA, a rimorchio della Germania guadandosi in cagnesco con la Francia.
Non siamo la grande potenza economica e militare auspicata dalle destre, la nostra economia è traballante con una crescita negli ultimi 40 anni assai inferiore alla media dei Paesi capitalisti avanzati. Ci sono settori nei quali giochiamo ancora un ruolo importante, ma non abbiamo mai fatto i conti con il nanismo produttivo e industriale, con i grandi, eccessivi, spazi accordati al lavoro autonomo. A lungo l’Italia ha pensato di recuperare competitività con i processi di delocalizzazione o con le esternalizzazioni, abbassando il costo del lavoro giudicando la contrazione dei salari elemento salvifico per l’intero sistema. Nel corso degli anni ci siamo innamorati delle ricette neoliberiste senza rinunciare al generoso welfare che oggi proprio generoso, specie con i giovani, non è e basterebbe guardare al sostegno accordato a sanità privata e in convezione con il pubblico, alla previdenza integrativa per comprendere il depotenziamento dello stato sociale avviato da tempo con il sostegno perfino dei sindacati rappresentativi.
Scontiamo una crisi strutturale, se eravamo alla avanguardia nella produzione di elettrodomestici e PC oggi quali saranno gli ambiti di eccellenza italici?
E in questo scenario decadente, il Governo sta provando a uscire dall’angolo in cui ci siamo rinchiusi da soli e dal quale, alla stregua di un pugile sulla difensiva e ormai privo di energie, è sempre più arduo scappar via per riconquistare il centro del ring che, nel nostro caso, potremmo sintetizzare nel far parte della élite mondiale.
L’Italia dovrà aumentare le spese militari ben oltre ai tetti, già elevati, raggiunti con la legge di Bilancio, solo in questo modo potrà risultare credibile ai suoi alleati – padroni ma la strada da percorrere è piena di buche e di intoppi. E le prime difficoltà incontrate sono palesate dagli scontri interni alla maggioranza per trovare, poche ore prima del voto, un equilibrio con le misure incluse nella Legge di Bilancio.
Il ministro Crosetto, a detta dei leader moderati (fa quasi ridere la definizione) del centrosinistra, potrebbe ricoprire lo stesso ruolo in un Governo di opposto colore qualora la Meloni perdesse le elezioni, questo attestato di stima la dice lunga sul convitato di pietra esistente attorno al complesso industrial militare, attorno al quale si giocano molteplici interessi.
Urge prendere coscienza che da qui a pochi anni i cambiamenti saranno irreversibili specie se prevarrà una diffusa accettazione della normalità della guerra, si fa riferimento al Riarmo come grande opportunità economica e industriale, un trattamento diseguale tra civili e militari è ritenuto indispensabile. In qualunque modo si voglia guardare alla realtà pensiamo a una norma previdenziale che ritardi l’uscita dal mondo del lavoro per i civili mentre per i militari saranno previste regole assai migliori ed economicamente vantaggiose, per non parlare delle facilitazioni per accedere a incarichi civili, gli aiuti per favorire la mobilità del personale in divisa.
In un Paese sempre meno solidale e in cui imperversano le battaglie tra poveri, pensare a un grande spirito solidaristico verso i militari sarà forse possibile?
Sia sufficiente ricordare la sicurezza del Paese, far leva ogni giorno sui pericoli che corriamo (!) ad esempio gli attacchi cyber e quelli derivante dalla guerra non convenzionale, far leva sugli insindacabili principi ed obiettivi di sicurezza nazionale ed internazionale al cospetto dei quali anche la sospensione di certe libertà costituzionali diventa possibile per ragioni meramente eccezionali che il nostro sistema giudiziario già prevede (le leggi eccezionali degli anni settanta ed ottanta mai rimosse ma divenute ordinarie) per arrivare celermente all’obiettivo ossia far passare la ineluttabilità dei processi in atto, giustificare la chiusura di ospedali e scuole per investire nella difesa e nella sicurezza, riconvertire (anche se ad oggi siamo piuttosto indietro e lontani dal raggiungimento degli obiettivi) l’economia civile decotta al militare, puntare tutto sulle tecnologie duali o, se preferiamo il linguaggio tecnico e apparentemente neutro:
È essenziale ricercare una maggiore e rinnovata sinergia tra la Difesa e l’Industria nazionale, per favorire l’innovazione tecnologica e garantire una sempre più qualificata partecipazione italiana ai programmi di cooperazione internazionale, nel contesto europeo e transatlantico, non trascurando la cooperazione in ambito Paesi G7 e gli accordi bilaterali con altri Paesi.
Occorre che il rapporto tra le Forze Armate e l’Industria evolva verso la realizzazione di un Sistema Difesa, inteso quale unicum, realmente integrato e armonizzato, in cui l’industria della Difesa si possa sentire supportata e incentivata, ma anche responsabilizzata, a diventare una leva ad alto contenuto tecnologico in grado di abilitare le Forze Armate ad operare in modo predittivo in tutti i futuri scenari di crisi.
È necessario maturare la consapevolezza che l’Industria rappresenta un asset per il Paese, quale strumento di influenza geopolitica, fondamentale moltiplicatore di valore e di occupazione nonché attore protagonista nella salvaguardia della sovranità strategica. Per ottenere questo obiettivo, un aspetto fondamentale è rappresentato dal raggiungimento e consolidamento di una condizione di autonomia strategica già a partire dal settore della ricerca scientifica e tecnologica: una sfida che vede il Sistema-Difesa quale catalizzatore delle migliori energie creative, innovative e produttive del Paese.
L’industria della Difesa e della Sicurezza, infatti, costituisce un incubatore di ricerca, sviluppo e
innovazione tecnologica che è necessario valorizzare al meglio. In particolare, essa è in grado di coniugare gli essenziali aspetti di sicurezza internazionale, con una dimensione industriale che rappresenta un catalizzatore e un moltiplicatore di investimenti, con conseguente giovamento della attrattività e competitività del Paese.
E, in tema di evoluzione tecnologica, la digitalizzazione sempre più rapida, in ogni settore, comporta opportunità, ma anche sfide. Da una parte, infatti, accelera la crescita economica, la condivisione di processi, informazioni, idee e comportamenti. Dall’altra, rende ancor più difficoltoso il mantenimento del tradizionale vantaggio tecnologico della Difesa, rendendo indispensabile investire massicciamente nella ricerca, nelle nuove tecnologie e nella dimensione digitale, per restare al passo con l’evoluzione tecnologica, elaborare quantitativi sempre più rilevanti di informazioni ed essere, quindi, capaci di prendere le “decisioni giuste”, con la “rapidità” richiesta. In tal senso, è necessario promuovere lo sviluppo di strumenti predittivi avanzati, basati su Intelligenza Artificiale, High Performance Computing e tecnologie quantistiche, per supportare efficacemente le decisioni operative e politiche. L’obiettivo è garantire una superiorità informativa nei cinque domini, proteggere il know-how nazionale e assicurare la sicurezza dei dati.
Questo lungo excursus tratto dalle note di accompagnamento del Mef alla Legge di bilancio ci restituiscono una visione complessiva degli obiettivi strategici del Governo tra aumento esponenziale delle spese militar piegando la ricerca a fini di guerra, con le tecnologie duali che diventano le più meritevoli di finanziamenti, fino a una narrazione ideologica per la quale la guerra e il Riarmo porteranno benessere sociale e processi di innovazione con grandi benefici sociali. E con questi fatti, non con le narrazioni auto elogiative, che dovremo fare i conti.
Ci fermiamo qui, prossimamente parleremo del Piano Mattei per l’Africa analizzando lo schema iniziale costruito ad arte per trasformare le nuove avventure neocoloniali come una necessità insopprimibile per accaparrarsi metalli rari e quanto necessita alla economia occidentale.
Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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