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Crescita dell’industria delle armi in Italia: speculazione e riarmo
MIRE SPECULATIVE ATTORNO AL RIARMO Oggigiorno a chi voglia investire nel mercato azionario viene vivamente consigliato un pacchetto di titoli, gran parte dei quali relativi a imprese di armi con rendimenti in crescita da almeno quattro anni. Il potenziale risultato per queste imprese sarebbe un incremento dei backlog (nuovi ordinativi), specie se proverranno dagli eserciti NATO. L’Alleanza Atlantica è infatti una garanzia di affari per i titoli azionari del comparto Difesa, sebbene nei prossimi due anni la loro crescita non dovrebbe essere uniforme: verranno premiate soprattutto le aziende che hanno investito maggiormente in tecnologie innovative e si sono specializzate in specifici settori (droni, AI, sensoristica). Ergo, a beneficiare di questa situazione potrebbero essere soprattutto imprese, anche di piccole dimensioni, che hanno optato per le specializzazioni produttive indotte dalle nuove tecniche di guerra. Specializzazioni capaci di attrarre finanziamenti pubblici e privati e tali da poter essere utilizzate anche in ambito civile, almeno in parte (non casualmente, sempre più spesso sulla stampa economica si parla della necessità di potenziare le tecnologie duali). Prendiamo come esempio il programma Golden Dome, che nel corso degli ultimi due anni ha ricevuto sempre maggiori finanziamenti: dai 25 miliardi iniziali siamo arrivati, a fine 2025, a quasi 180. Tale scudo missilistico rappresenta un sistema bellico complesso, una sorta di architettura della guerra che mette insieme radar, intercettori, software, l’intero ambito della cyber-resilience. Se le commesse aumentano, di conseguenza anche il peso specifico di queste componenti crescerà e ciò non riguarderà soltanto il settore della Difesa: i benefici in termini di fatturato saranno a vantaggio di tutte quelle aziende che, a vari livelli, partecipano alla realizzazione di questi sistemi. Per esemplificare: si va dall’informatica alle telecomunicazioni, dall’Intelligence ai satelliti, e poi alla sensoristica e a una miriade di altri ambiti. Il punto è che il successo di un sistema di guerra avvantaggia tutte le aziende – spesso invisibili e microscopiche – che si nascondono dietro alle grandi multinazionali: a esse vengono affidate ricerche e produzioni relative a piccole parti dell’intero sistema, nel contesto di una complessa e variegata filiera di guerra che sfugge ai nostri occhi. Ipotizziamo ora un investimento in Borsa su titoli in crescita, sia chiaramente legati alla produzione di armi, sia su aziende apparentemente neutre che risultino però cruciali per la progettazione o la produzione di sistemi bellici. All’investitore le banche potrebbero ad esempio consigliare un pacchetto già definito con fondi di investimento ad alto rischio, quotati in una borsa europea e tra loro diversificati, ma potrebbe anche arrivare direttamente un’offerta da parte di un broker o di istituti finanziari interessati al successo di titoli azionari legati alle armi. E allora la nostra – sia pur parziale e sintetica – descrizione delle mire speculative che vi sono attorno al Riarmo può esser forse d’aiuto per comprendere il rapido riposizionamento degli investimenti occorso a partire dalla guerra in Ucraina in poi: si tratta di un processo che ha visto l’ascesa di alcune imprese a discapito di altre, e in cui complessivamente si segnala un maggior successo in Borsa dei titoli legati alle multinazionali di guerra europee rispetto a quelle statunitensi. LA DIFESA IN ITALIA Per quanto concerne l’Italia, la Difesa è trainata dall’industria aeronautica, aerospaziale e, in parte, navale. Fa invece scalpore che, come sostenuto dallo studioso Giorgio Beretta in un saggio del 2023,[1] il peso dell’industria delle armi nell’economia italiana vada ridimensionato. Riferendosi ai dati dell’Anpam,[2] egli ha precisato che il giro d’affari di armi e munizioni comuni equivale a quello dell’industria del giocattolo. Di più, la stessa produzione di armi a scopo militare, ritenuta indispensabile da tanti commentatori economici, anche considerata assieme al suo indotto impiega “solo il 3,8% di tutti gli occupati nel settore manifatturiero”[3]. E, cosa ancor più importante, non produce che lo 0,6% del Pil italiano. Tuttavia, pur senza assumere il carattere determinante che, in modo interessato, già gli attribuiscono certi opinionisti, nell’arco di qualche anno le dimensioni di questo controverso settore potrebbero aumentare, e in modi significativi. Peraltro, visti i processi su cui abbiamo già insistito, la filiera militare potrebbe darsi un’articolazione inedita, collocando in una sorta di invisibilità diversi suoi settori. Intanto, negli ultimi cinque anni l’Europa ha raddoppiato la spesa per la difesa. O, volendo essere fiscali – e tenendo quindi conto dell’inflazione –, si è registrato quasi il 70% di spesa in più, con un rapporto spesa/Pil per la prima volta sopra il 2%. Si tratta di un continuo finanziamento pubblico alle imprese di guerra che non produce vera crescita nei paesi interessati, avvantaggiando solo specifiche frazioni capitalistiche. Può sembrare un paradosso, ma molti degli odierni cantori del Riarmo sono quelli che, in altre fasi, sostenevano il più rigido controllo del debito pubblico in tutti gli Stati europei. Ora, invece, propugnano una politica virtualmente in grado di accrescerlo in modo esponenziale. Invero, non tutti gli economisti condividono il dogma del contenimento del debito a qualsiasi costo. Ma colpisce che il suo superamento avvenga per il settore militare e non a sostegno delle spese sociali. F. Giusti, S. Macera, E. Gentili, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università [1] G. Beretta, Il paese delle armi. Falsi miti, zone grigie e lobby nell’Italia armata, Altreconomia, 2023. [2] Associazione Nazionale Produttori Armi e Munizioni sportive e civili. [3] Redazione «la Difesa del Popolo», In Italia, la produzione di armi vale quanto quella dei giocattoli, 8 Marzo 2023, in https://www.difesapopolo.it/in-italia-la-produzione-di-armi-vale-quanto-quella-dei-giocattoli/. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Politica di difesa italiana: analisi e fonti critiche
La cartina sotto riportata è stata estrapolata dal non-libello redatto dal Ministero della Difesa e intitolato: Il contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva. Non solo ne consigliamo vivamente la lettura, ma crediamo indispensabile andare direttamente alle fonti prima di addentrarsi in analisi internazionali e criticare o elogiare la politica estera del nostro Paese. E, dopo aver letto questo testo dedicato alle minacce ibride, sarebbe opportuno riprendere il documento strategico denominato Bussola Europea Bussola per la competitività – Consilium fino al testo licenziato dalla Casa Bianca sulla strategia di sicurezza nazionale di cui esiste una pubblicazione in lingua originale. E per chiudere dovremmo includere due documenti ufficiali del Governo italiano: l’atto di indirizzo triennale redatto dal Ministero della Difesa e la nota di accompagnamento alla Legge di bilancio da parte del Mef. Questa breve bibliografia, non esaustiva, deve indurre il lettore e le lettrice a uno sguardo critico verso le politiche della difesa, certi documenti possono essere letti anche solo in minima parte, ma conoscerli aiuta ad acquisire una visione di insieme, quella visione che oggi il ministro della difesa Guido Crosetto possiede al contrario della opposizione parlamentare, parte della quale sottoscrive documenti guerrafondai pensando di tutelare il diritto alla difesa dei popoli. E anche i movimenti contro la guerra dovrebbero prendere atto che un approccio ideologico o irenistico non sarà di alcun aiuto, come nocive restano le narrazioni a senso unico tanto care a certi settori antagonisti per i quali le comunità locali sarebbero tutte schierate contro le grandi opere e i processi di militarizzazione dei territori. Semplificare la realtà non aiuta a comprenderla. Del resto, i documenti sopra menzionati dovrebbero essere oggetto di discussione collettiva e non restare letture da addetti ai lavori. L’Italia gioca un ruolo marginale nello scenario internazionale, a rimorchio della NATO e degli USA, a rimorchio della Germania guadandosi in cagnesco con la Francia. Non siamo la grande potenza economica e militare auspicata dalle destre, la nostra economia è traballante con una crescita negli ultimi 40 anni assai inferiore alla media dei Paesi capitalisti avanzati. Ci sono settori nei quali giochiamo ancora un ruolo importante, ma non abbiamo mai fatto i conti con il nanismo produttivo e industriale, con i grandi, eccessivi, spazi accordati al lavoro autonomo. A lungo l’Italia ha pensato di recuperare competitività con i processi di delocalizzazione o con le esternalizzazioni, abbassando il costo del lavoro giudicando la contrazione dei salari elemento salvifico per l’intero sistema.  Nel corso degli anni ci siamo innamorati delle ricette neoliberiste senza rinunciare al generoso welfare che oggi proprio generoso, specie con i giovani, non è e basterebbe guardare al sostegno accordato a sanità privata e in convezione con il pubblico, alla previdenza integrativa per comprendere il depotenziamento dello stato sociale avviato da tempo con il sostegno perfino dei sindacati rappresentativi. Scontiamo una crisi strutturale, se eravamo alla avanguardia nella produzione di elettrodomestici e PC oggi quali saranno gli ambiti di eccellenza italici? E in questo scenario decadente, il Governo sta provando a uscire dall’angolo in cui ci siamo rinchiusi da soli e dal quale, alla stregua di un pugile sulla difensiva e ormai privo di energie, è sempre più arduo scappar via per riconquistare il centro del ring che, nel nostro caso, potremmo sintetizzare nel far parte della élite mondiale. L’Italia dovrà aumentare le spese militari ben oltre ai tetti, già elevati, raggiunti con la legge di Bilancio, solo in questo modo potrà risultare credibile ai suoi alleati – padroni ma la strada da percorrere è piena di buche e di intoppi. E le prime difficoltà incontrate sono palesate dagli scontri interni alla maggioranza per trovare, poche ore prima del voto, un equilibrio con le misure incluse nella Legge di Bilancio. Il ministro Crosetto, a detta dei leader moderati (fa quasi ridere la definizione) del centrosinistra, potrebbe ricoprire lo stesso ruolo in un Governo di opposto colore qualora la Meloni perdesse le elezioni, questo attestato di stima la dice lunga sul convitato di pietra esistente attorno al complesso industrial militare, attorno al quale  si giocano molteplici interessi. Urge prendere coscienza che da qui a pochi anni i cambiamenti saranno irreversibili specie se prevarrà una diffusa accettazione della normalità della guerra, si fa riferimento al Riarmo come grande opportunità economica e industriale, un trattamento diseguale tra civili e militari è ritenuto indispensabile. In qualunque modo si voglia guardare alla realtà pensiamo a una norma previdenziale che ritardi l’uscita dal mondo del lavoro per i civili mentre per i militari saranno previste regole assai migliori ed economicamente vantaggiose, per non parlare delle facilitazioni per accedere a incarichi civili, gli aiuti per favorire la mobilità del personale in divisa. In un Paese sempre meno solidale e in cui imperversano le battaglie tra poveri, pensare a un grande spirito solidaristico verso i militari sarà forse possibile? Sia sufficiente ricordare la sicurezza del Paese, far leva ogni giorno sui pericoli che corriamo (!) ad esempio gli attacchi cyber e quelli derivante dalla guerra non convenzionale, far leva sugli insindacabili principi ed obiettivi di sicurezza nazionale ed internazionale al cospetto dei quali anche la sospensione di certe libertà costituzionali diventa possibile per ragioni meramente eccezionali che il nostro sistema giudiziario già prevede (le leggi eccezionali degli anni settanta ed ottanta mai rimosse ma divenute ordinarie) per arrivare celermente all’obiettivo ossia far passare la ineluttabilità dei processi in atto, giustificare la chiusura di ospedali e scuole per investire nella difesa e nella sicurezza, riconvertire (anche se ad oggi siamo piuttosto indietro e lontani dal raggiungimento degli obiettivi) l’economia civile decotta al militare, puntare tutto sulle tecnologie duali o, se preferiamo il linguaggio tecnico e apparentemente neutro: > È essenziale ricercare una maggiore e rinnovata sinergia tra la Difesa e > l’Industria nazionale, per favorire l’innovazione tecnologica e garantire una > sempre più qualificata partecipazione italiana ai programmi di cooperazione > internazionale, nel contesto europeo e transatlantico, non trascurando la > cooperazione in ambito Paesi G7 e gli accordi bilaterali con altri Paesi. > Occorre che il rapporto tra le Forze Armate e l’Industria evolva verso la > realizzazione di un Sistema Difesa, inteso quale unicum, realmente integrato e > armonizzato, in cui l’industria della Difesa si possa sentire supportata e > incentivata, ma anche responsabilizzata, a diventare una leva ad alto > contenuto tecnologico in grado di abilitare le Forze Armate ad operare in modo > predittivo in tutti i futuri scenari di crisi. > È necessario maturare la consapevolezza che l’Industria rappresenta un asset > per il Paese, quale strumento di influenza geopolitica, fondamentale > moltiplicatore di valore e di occupazione nonché attore protagonista nella > salvaguardia della sovranità strategica. Per ottenere questo obiettivo, un > aspetto fondamentale è rappresentato dal raggiungimento e consolidamento di > una condizione di autonomia strategica già a partire dal settore della ricerca > scientifica e tecnologica: una sfida che vede il Sistema-Difesa quale > catalizzatore delle migliori energie creative, innovative e produttive del > Paese. > L’industria della Difesa e della Sicurezza, infatti, costituisce un incubatore > di ricerca, sviluppo e > innovazione tecnologica che è necessario valorizzare al meglio. In > particolare, essa è in grado di coniugare gli essenziali aspetti di sicurezza > internazionale, con una dimensione industriale che rappresenta un > catalizzatore e un moltiplicatore di investimenti, con conseguente giovamento > della attrattività e competitività del Paese. > E, in tema di evoluzione tecnologica, la digitalizzazione sempre più rapida, > in ogni settore, comporta opportunità, ma anche sfide. Da una parte, infatti, > accelera la crescita economica, la condivisione di processi, informazioni, > idee e comportamenti. Dall’altra, rende ancor più difficoltoso il mantenimento > del tradizionale vantaggio tecnologico della Difesa, rendendo indispensabile > investire massicciamente nella ricerca, nelle nuove tecnologie e nella > dimensione digitale, per restare al passo con l’evoluzione tecnologica, > elaborare quantitativi sempre più rilevanti di informazioni ed essere, quindi, > capaci di prendere le “decisioni giuste”, con la “rapidità” richiesta. In tal > senso, è necessario promuovere lo sviluppo di strumenti predittivi avanzati, > basati su Intelligenza Artificiale, High Performance Computing e tecnologie > quantistiche, per supportare efficacemente le decisioni operative e politiche. > L’obiettivo è garantire una superiorità informativa nei cinque domini, > proteggere il know-how nazionale e assicurare la sicurezza dei dati. Questo lungo excursus tratto dalle note di accompagnamento del Mef alla Legge di bilancio ci restituiscono una visione complessiva degli obiettivi strategici del Governo tra aumento esponenziale delle spese militar piegando la ricerca a fini di guerra, con le tecnologie duali che diventano le più meritevoli di finanziamenti, fino a una narrazione ideologica per la quale la guerra e il Riarmo porteranno benessere sociale e processi di innovazione con grandi benefici sociali. E con questi fatti, non con le narrazioni auto elogiative, che dovremo fare i conti. Ci fermiamo qui, prossimamente parleremo del Piano Mattei per l’Africa analizzando lo schema iniziale costruito ad arte per trasformare le nuove avventure neocoloniali come una necessità insopprimibile per accaparrarsi metalli rari e quanto necessita alla economia occidentale. https://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/formazione_e_gestione_del_bilancio/bilancio_di_previsione/note_integrative/2026-2028/ni_dlb/DLBNOT1C_120.pdf Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Attacco USA in Nigeria: quali interessi strategici e materiali ci sono dietro?
I giorni di Natale sono stati insanguinati dall’ennesimo raid USA, questa volta in un Paese apparentemente fuori dai tradizionali giochi strategici, parliamo della Nigeria nel continente africano a partire dal rifiuto della motivazione ufficiale secondo la quale i bombardamenti sono stati un avvertimento all’Isis e a tutela della minoranza cristiana. Questa romantica lettura della realtà stride con gli interessi materiali alla base di ogni intervento militare, persecuzioni a minoranze religiose ne troviamo a decine, ma non per questo hanno provocato interventi militari. Sempre, ovviamente, che non si voglia subire la narrazione umanitaria del passato come giustificazione di sanguinose guerre. Prima di parlare della Nigeria urge, tuttavia, un piccolo bilancio di quanto sta avvenendo attorno a noi, lo facciamo attraverso l’accordo politico raggiunto a metà dicembre da Parlamento Europeo e dal Consiglio per dare vita a un sistema potenziato di osservazione degli investimenti diretti esteri (IDE) dell’UE. In apparenza potremmo definire questo documento ripetitivo, ma attraverso mesi di negoziati siamo arrivati ad una intesa che da una parte tutela la sicurezza e l’ordine pubblico e dall’altra dovrebbe favorire investimenti stranieri nei paesi UE. Una premessa si rende necessaria per inquadrare il problema ossia la urgenza di ricomporre le divisioni interne alla UE proprio sui rischi derivanti dagli investimenti esteri, quali siano accettabili e utili e quali invece rappresentino un pericolo per la coesione politica ed economica del vecchio continente. Nulla di eclatante, ma una iniziativa atta a costruire un sistema univoco per valutare insieme i settori nei quali accettare investimenti esteri senza minare la sicurezza della UE. E questo screening unico riguarda anche le politiche industrial-militari, le scelte future, le possibili sinergie e alleanze industriali e commerciali La UE ha bisogno di attrarre finanziamenti ed investimenti se vuole sostenere lo sforzo economico del Riarmo che già sta producendo al suo interno conflitti tra Germania e Francia, per farlo necessita di criteri univoci e di controllare molte più transazioni di quanto abbia fatto fino ad oggi. Torniamo invece ai fatti nigeriani di Natale, riferendosi ad un Paese che spende tanto in armamenti e ancor di più incassa dalle esportazioni di petrolio, un autentico gigante nel continente africano che possiede materie prime ed energetiche rilevanti a un PIL ragguardevole. Da tempo in questa area c’è una guerra sotterranea, l’interesse per la Nigeria da parte USA non è tanto quello verso i cristiani, su spinta interna dei settori conservatori, quanto per le incredibili risorse possedute da questo Paese. Da inizio mandato ad oggi Donald Trump ci ha abituato a giustificazioni bizzarre per coprire interventi militari all’estero. Analizzando i rapporti commerciali tra Nigeria e paesi UE si capisce che sono in ballo innumerevoli interessi: l’acquisto da Leonardo SpA di 24 velivoli da combattimento M-346FA e dieci elicotteri AW-109 con tanto di hub di manutenzione annunciato in Africa. Poi ci sono i 12 aerei da addestramento Alpha Jet sostituiti nell’esercito francese da mezzi più moderni. Gli Alpha Jet sino acquisiti attraverso la società francese SOFEMA (Société Française d’Exportation de Matériel Militaire et Aéronautique), specializzata nell’acquisto e nell’ammodernamento di hardware militare francese. E, infine, l’acquisto da parte del governo nigeriano, un anno e mezzo or sono, di 43 UAV armati Bayraktar TB2, azienda turca all’avanguardia nei droni che recentemente ha acquistato anche la divisione militare della Piaggio. Alla luce di queste considerazioni è possibile ipotizzare un intervento, quello Usa, destinato a conquistare a prezzi stracciati i mercati delle materie prime nigeriane lanciando a quel Governo un messaggio chiaro sui futuri acquisti di armi da guerra? Fonti: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX%3A32020D1502&qid=1618825633689 https://policy.trade.ec.europa.eu/enforcement-and-protection/investment-screening_en https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_3007 https://www.analisidifesa.it/?s=nigeria Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Finlandia aumenta l’età per i riservisti a 65 anni: piccoli atlantisti crescono
La Finlandia  annuncia che dal 2026 il limite per i riservisti dell’esercito passerà da 60 a 65 anni per accrescere il numero dei militari a disposizione (clicca qui per la notizia). E, come in altri paesi NATO, in Finlandia arriverà anche una riforma dell’esercito con tanto di crescita dei coscritti, entro il 2020, pari a 125 mila unità.  Da quando la Finlandia ha aderito alla NATO (nel 2023) la spesa militare è aumentata progressivamente e va verso il 3% del PIL nazionale (clicca qui per la notizia). Intanto il servizio militare è obbligatorio per tutti gli uomini  al compimento dei 18 anni, mentre resta volontario per le donne e il servizio militare varia da sei a dodici mesi. Che la Finlandia non serva nello scacchiere NATO come esercito è comprensibile dagli effettivi, ma i numeri della riserva con oltre 230 mila uomini potrebbero essere utilissimi per il supporto alle operazioni militari contro la Russia. Tuttavia, richiamati ogni anno per addestramenti ed esercitazioni sono solo 18 mila, numero destinato a crescere nei prossimi anni, come aumenteranno le spese militari magari a discapito di voci civili che fino ad oggi facevano la parte del leone nella spesa pubblica del Paese (clicca qui per la notizia). Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Alessandro Barbero: “Il nostro Paese non è in guerra e non ha nessun nemico che lo minacci o che possa invaderlo”
“L’Unione Europea e la NATO non sono in guerra, e non sono minacciate da nessuno, al di là del fatto che la NATO rappresenta la più poderosa forza militare mai esistita nella storia dell’umanità ed è essa stessa percepita come una minaccia da molti altri Paesi del mondo. In questo contesto, in cui l’Italia e l’Europa potrebbero vivere pacificamente e investire le loro risorse nel benessere dei loro cittadini, in sanità, istruzione e ricerca, è inspiegabile e spaventoso che la politica e l’informazione vogliano creare un clima di isteria bellicista convincendo la gente che siamo minacciati, anzi secondo un’altra narrazione che siamo già in guerra – o forse è fin troppo spiegabile, se pensiamo agli enormi profitti che una politica di riarmo e di guerra può produrre per l’industria bellica. Di questo clima isterico fanno parte la costruzione di un nemico e la censura strisciante per cui, dimenticando che la libertà di parola e di opinione sono l’essenza di quella democrazia che si pretende di difendere, impunemente si censurano opinioni, si silenziano voci e si impediscono dibattiti – ma in certi Paesi dell’Unione già si annullano elezioni e si vietano candidature – col pretesto che sarebbero al servizio del nemico. Che censure del genere si verifichino in una città democratica come Torino è un motivo più che sufficiente per manifestare davanti al Palazzo di Città e per chiedere a una giunta formata dal partito che si chiama Democratico di prendere una posizione nei confronti di questo slittamento inquietante verso la morte della democrazia.” Alessandro Barbero Testo letto dal Prof. Angelo d’Orsi dopo l’annullamento dell’incontro proprio con il professor Barbero sulla questione russofobia. Redazione Italia
NATO caput mundi: scuola media “Ariosto” di Arzano (NA) nella base militare
Lo scorso 10 dicembre la scuola media “Ariosto” di Arzano (Napoli) ha visitato la sede dell’Allied Joint Force Command Naples a Lago Patria, comando congiunto delle forze alleate, per una giornata di approfondimento dedicata alla missione e ai valori della NATO, come percorso educativo per giovanissimi e giovanissime. La NATO non è una alleanza difensiva come sono soliti raccontare. Il suo potenziamento all’indomani del 1989 con l’annessione di alcuni Stati dell’Europa centrale e orientale, ha rappresentato un progressivo avvicinamento alla guerra. Con la corsa al riarmo degli ultimi anni, la NATO sta rappresentando un capitolo di spesa prioritario per tutta l’Europa, Italia compresa. Dal 2022 il governo italiano (a larga maggioranza) si è impegnato a destinare il 2% del PIL in spesa militare, e al termine del vertice dell’Aia a giugno 2025 i Paesi membri della NATO hanno accolto l’obiettivo futuro di spesa militare del 5% del PIL, entro il 2035. Una follia!  In questi anni l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si è spesso imbattuto in percorsi scolastici nelle basi militari, guidati da alti ufficiali. Quello nella sede di Lago Patria è definito “Un percorso educativo tra storia, sicurezza e nuove tecnologie“, sul sito della scuola, celebrando ruoli e funzione dell’alleanza atlantica nel contesto della sicurezza internazionale. Tra gli argomenti trattati la cyber sicurezza, l’IA, la sicurezza informatica, tutti argomenti centrali nelle guerre ibride e nel pensiero della deterrenza, assai pericoloso e foriero di tensioni continue. Ancora una volta la scuola diventa palestra delle ideologie militariste, avvicina le classi a questi musei interattivi di guerra, alla normalizzazione della guerra quando dovrebbe invece fare esattamente l’opposto. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università  -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
#nowar #Trapani Birgi avamposto per le operazioni di intelligence #NATO pro #Ucraina di Antonio Mazzeo Rischierati in Sicilia i grandi aerei radar E-3A AWACS per concorrere alle operazioni di comando, controllo, intelligence e sorveglianza delle forze armate NATO nel sanguinoso scacchiere di guerra russo-ucraino. https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2025/12/trapani-birgi-avamposto-per-le.html
#nowar #Trapani #Birgi avamposto per le operazioni di intelligence #NATO pro#Ucraina Di Antonio Mazzeo. - Rischierati in Sicilia i grandi aerei radar E-3A #AWACS per concorrere alle operazioni di comando, controllo, intelligence e sorveglianza delle forze armate NATO nel sanguinoso scacchiere di guerra russo-ucraino. https://www.stampalibera.it/2025/12/22/trapani-birgi-avamposto-per-le-operazioni-di-intelligence-nato-proucraina/?fbclid=IwY2xjawO2Kk1leHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeXMow8euyvzY8UP4i5CXNx2Szg9J2c33MacNsHp_xknYyiYHASe6e28cqFU0_aem__ejER4RRQ-oCX6pLIt5kzA
Pace e disarmo e smilitarizzazione del territorio Campania
NASCE A NAPOLI LA RETE ANTIMILITARISTA PER LA PACE L’Assemblea Cittadina contro la guerra e il militarismo, promossa dal Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione della Campania si è svolta a Napoli sabato 6 dicembre 2025 – presso il Centro Missionario Giovanile. L’incontro – introdotto da padre Alex Zanotelli (missionario comboniano) e moderato da Vittorio Moccia – ha registrato oltre 50 partecipanti, con interventi personali e di appartenenti a più di una quindicina di organizzazioni: Comitato Pace e Disarmo Campania, Sezione ANPI Napoli Lenuccia, Movimento Nonviolento, Movimento Internazionale della Riconciliazione, Gruppo D.S., Centro Culturale “Handala Ali”, Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e della università, Rete per la Palestina, Rete Costituzione e Antifascismo, Rete contro la guerra e il militarismo Campania, Presidio Pace ‘IoCiSto’, Comunità Palestinese Campania, Pax Christi, Tavolo Uniti contro la guerra, Coordinamento No Nato, COBAS. Erano inoltre presenti rappresentanti di ex Asilo Filangieri, BDS, Rete Rione Sanità, Scuola di Pace, TerradiLei, Ancora Italia, Mani sulla roccia, Microcredito Sanità, Uniti contro la guerra, La Comune. Le analisi degli intervenuti hanno rilevato che viviamo una fase di allarmante riarmo, col ritorno della minaccia nucleare unito e collegato all’aggravamento della crisi climatica. Il rischio del ripristino della leva è un ulteriore e grave elemento della più generale militarizzazione della società e delle istituzioni formative, ma anche della diffusa violenza interpersonale e sociale, come nel caso di quella rivolta alle donne. Alla repressione del dissenso contro il genocidio in Palestina e alle minacce di guerra – è stato osservato – si accompagna da anni una preoccupante tendenza al disciplinamento dei cittadini in chiave militarista ed un evidente intreccio tra politica ed affari, col crescente peso del complesso militare-industriale. Si è rilevata anche la debolezza ed ambiguità delle tradizionali forze politiche di sinistra e la frammentazione della sinistra antagonista. Viceversa, mentre sembra scemare la mobilitazione in favore della Palestina, cresce l’impulso bellicista e riarmista, stimolando la creazione di nemici da battere, formando nuove aree critiche di tensione e rinforzando personale e dotazioni delle forze armate, laddove la NATO continua a minacciare equilibri strategici sempre più precari e delicati. Ultimo dato emerso è il riaffiorare d’una mentalità neocolonialista, con la pretesa di ridefinire con la forza le sfere d’influenza economico-politico-militare delle attuali superpotenze ed una evidente disinformazione, mistificazione e semplificazione della realtà, a scopi propagandistici. I presupposti per coordinare in rete le realtà aderenti, dunque, sono il superamento delle distinzioni e differenze e l’unità operativa attraverso azioni condivise, per organizzare campagne comuni su: obiezione di coscienza, difesa non armata e civile, azioni di boicottaggio e disinvestimento, lotta alla militarizzazione delle scuole ed università e della ricerca. In particolare, sono state proposte le seguenti azioni: costruire un’aggregazione attiva e organizzata di movimenti integrando pace e antimilitarismo, superando divisioni, frammentazioni e personalismi dei gruppi già attivi sul tema; ricostruire un pensiero comune e non ideologico contro la guerra e istituire una ‘accademia della pace’; fare controinformazione tra i giovani, con volantinaggi nelle scuole e nelle università e mediante interventi nelle realtà formative; promuovere una dichiarazione preventiva di obiezione di coscienza contro l’ipotesi di ripristino della leva; coinvolgere docenti e studenti nel movimento contro la guerra, liberando scuole e università dal militarismo e combattendo i collegamenti tra mondo accademico e ricerca militare; elaborare documenti condivisi per lo sviluppo di una consapevolezza dell’incalzante processo di militarizzazione della società, della cultura e perfino della comunicazione, denunciando gli intrecci tra gli interessi economico-finanziari e quelli bellici e demistificando l’idea del ruolo positivo dell’industria militare rispetto all’occupazione; aumentare tra i cittadini la percezione della delicatezza del momento; appoggiare le campagne B.D.S. (boicottaggio industrie collaterali al sistema di guerra) e rafforzare quelle di disinvestimento dalle ‘banche armate’; fare iniziative di opposizione all’invadenza della NATO e delle nostre forze armate; fare un lavoro comune sulla questione porti per “scardinare” logistica e trasporti legati alla filiera militare, produzione e commercio delle armi con sostegno alle lotte dei lavoratori portuali che tengano conto della tutela occupazionale; promuovere mobilitazioni che colleghino le lotte locali alle lotte internazionali contro i sistemi di oppressione denunciando ogni forma di neocolonialismo e suprematismo culturale; trovare collegamenti unitari su scala nazionale. Altri possibili terreni per iniziative condivise sono: proporre azioni che contrastino le conseguenze ambientali delle guerre e della militarizzazione di territorio e mari; diffondere una cultura alternativa, sia con maggiori iniziative di base, sia stimolando in tal senso anche le istituzioni locali; diffondere la “Carta delle donne contro la violenza”; ripristinare il Ministero per la Pace e l’Archivio regionale Pace, Disarmo e Diritti Umani; fare appello alle istituzioni ecclesiastiche su percorsi di pace condivisi; fare controinformazione e opposizione alla mistificazione linguistica; ridiscutere la logica delle sanzioni tutelando gli interessi della piccola industria locale. Al termine dell’Assemblea, è stata proposta ed approvata a maggioranza dei presenti la denominazione di tale coordinamento come Rete Antimilitarista per la Pace. Comitato Pace e disarmo e smilitarizzazione del territorio Campania. Redazione Napoli
#nowar - #Nato. L’ammiraglio salpa per la guerra L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, capo del Comitato #Militare della Nato lo ha detto senza mezzi termini: «Dovremmo essere più proattivi e aggressivi. Un attacco preventivo potrebbe essere considerato un’azione difensiva, ma attenzione: è lontano dal nostro abituale modo di pensare e comportarci». Lo scontro diretto tra Russia e Nato è sempre più vicinohttps://radioblackout.org/2025/11/nato-lammiraglio-salpa-per-la-guerra