
Decreto Flussi, entrati regolarmente ma lasciati senza diritti
Progetto Melting Pot Europa - Wednesday, December 17, 2025Il Decreto Flussi continua a produrre irregolarità, sfruttamento e vulnerabilità, colpendo proprio chi ha seguito le regole. A denunciarlo sono il Tavolo Asilo e Immigrazione e altre associazioni 1, che in occasione della Giornata Internazionale dei Lavoratori Migranti e delle loro Famiglie, giovedì 18 dicembre, lanciano un appello al Governo. E soprattutto, a denunciarlo sono anche i lavoratori direttamente coinvolti che domani scendono in piazza organizzati in una mobilitazione dal basso.
«Il Decreto Flussi non è mai stato uno strumento efficace per garantire ingressi legali e sicuri», ribadiscono le associazioni nell’appello. «Si fonda su un incrocio a distanza tra domanda e offerta di lavoro che non tiene conto della realtà del mercato del lavoro e che, nella pratica, produce irregolarità».
Negli ultimi anni, nonostante alcune modifiche normative, la sostanza del meccanismo non è cambiata. Ritardi strutturali, opacità delle procedure e mancanza di informazioni continuano a caratterizzare il sistema.
I dati della campagna Ero Straniero mostrano il fallimento dei recenti Decreti Flussi e come decine di migliaia di persone siano entrate in Italia con un visto e un nulla osta all’assunzione, per poi scoprire, una volta arrivate, che il lavoro promesso non esisteva o non rispettava le condizioni previste.

«Molti di noi hanno scoperto solo dopo l’arrivo in Italia che il lavoro e l’alloggio promessi non erano reali», raccontano i membri del Comitato dei cittadini bengalesi arrivati con il Decreto Flussi, nato dopo l’importante incontro di autoformazione che si è svolto il 29 ottobre presso la sede di Arci a Roma e che ha registrato una partecipazione di oltre 800 persone.
Il problema principale è per chi è rimasto truffato, ma non è solo questo aspetto ad essere criticato. A pesare è anche un sistema privo di punti di riferimento, sia nei Paesi di origine sia all’arrivo in Italia. «Non esistono canali informativi chiari, i documenti sono solo in italiano e gli appuntamenti in prefettura arrivano anche dopo un anno», spiegano dal Comitato.
Nel frattempo, il visto scade e la persona diventa facilmente ricattabile. «Una vulnerabilità ingiustificabile – sottolineano – che non dovrebbe mai riguardare chi segue un percorso regolare».
Una condizione che incide profondamente sulla vita quotidiana, sull’accesso ai diritti e sulla salute fisica e mentale. «Il mancato rilascio del permesso di soggiorno compromette anche l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale», ricordano le associazioni promotrici dell’appello.
Sono centinaia i lavoratori truffati e raggirati che hanno rispettato tutte le procedure previste dalla legge e che oggi vivono in una situazione di incertezza amministrativa. «Siamo vittime dello stesso meccanismo che avrebbe dovuto portarci in Italia in modo sicuro», affermano.
Un paradosso evidente, soprattutto in un momento storico in cui si fatica a reperire manodopera in molti settori. «L’interesse dell’Italia è avere lavoratrici e lavoratori regolari, non spingerli nel lavoro nero», ribadiscono le associazioni. «L’Italia non ha bisogno di forza lavoro ricattabile da sfruttare e oggetto anche della propaganda xenofoba e securitaria».».
La richiesta avanzata è concreta e immediata. «In passato – ricordano le organizzazioni – il Governo è intervenuto con semplici circolari per chiarire situazioni analoghe». È il caso della circolare n. 3836 del 20 agosto 2007 del Ministero dell’Interno, che riconosce il diritto a un permesso di soggiorno per lavoro o attesa occupazione.
«Chiediamo una circolare che dia chiarezza a un percorso già iniziato regolarmente», affermano dal Comitato bengalese. «TIKASE vuol dire “va bene“, “è tutto OK“. Ma sarà davvero tutto OK solo quando la legge sarà chiara».
La mobilitazione del 18 dicembre si inserisce in una data carica di memoria. È il giorno in cui si ricordano anche i 28 lavoratori africani morti nel 1972 sotto il tunnel del Monte Bianco, nascosti in un camion diretto in Francia. «Da allora poco o nulla è cambiato», sottolineano le associazioni.
Per questo domani in molte città italiane si terranno assemblee e iniziative pubbliche. A Roma, l’appuntamento è in piazza Capranica alle 16.30, dove il Comitato porterà la propria voce insieme alle organizzazioni della società civile.
«È una mobilitazione dal basso, ampia, responsabile e pubblica», spiegano. «Fate passaparola, fate arrivare la nostra voce».
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- L’appello è promosso da A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, ARCI, ASGI, Casa dei Diritti Sociali, CGIL, CIES, CNCA, Commissione Migrantes Missionari Comboniani Italia, Emergency, Ero Straniero, Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose, Italiani Senza Cittadinanza, Medici del Mondo, Oxfam, Recosol, SIMM, UIL, Unire. ↩︎