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Illegittimo il diniego automatico in materia di nulla osta legato al decreto flussi se la volontà di assunzione è confermata via PEC
Una decisione del T.A.R. Bari in materia di rilascio del nulla osta al lavoro subordinato per cittadini stranieri, ha chiarito che il rifiuto automatico generato dal sistema informatico per mancata conferma della volontà di assunzione da parte del datore di lavoro entro il termine di sette giorni, previsto dall’art. 22, comma 5-quinquies, del D.Lgs. n. 286/1998, deve considerarsi illegittimo qualora il datore di lavoro, pur riscontrando difficoltà tecniche di accesso al portale telematico, abbia manifestato in modo inequivocabile e tempestivo la persistenza del proprio interesse attraverso un canale di comunicazione ufficiale alternativo, quale la Posta Elettronica Certificata (PEC). L’automatismo procedurale, sebbene funzionale alla gestione di flussi massivi, non può prevalere sui principi di proporzionalità, ragionevolezza, buon andamento, leale collaborazione e soccorso istruttorio, i quali impongono all’Amministrazione di valutare le circostanze reali del caso di specie. Di conseguenza, ricevuta una comunicazione formale che attesti la volontà di procedere all’assunzione prima dell’adozione formale del diniego, la Pubblica Amministrazione ha il dovere di intervenire sulla procedura informatica per considerare valida la conferma, superando la rigidità della c.d. “decisione algoritmica” che non può sostituire la necessaria valutazione umana “riserva di umanità”. La finalità della norma, volta a contrastare fenomeni elusivi e a verificare l’attualità dell’interesse, è infatti pienamente soddisfatta quando la conferma, seppur con modalità diverse da quelle previste dal sistema, perviene all’Amministrazione entro il termine stabilito. BREVE DESCRIZIONE DEL FATTO Il caso trae origine dal ricorso presentato da una società avverso il provvedimento con cui lo Sportello Unico per l’Immigrazione di Bari aveva rifiutato una richiesta di nulla osta al lavoro subordinato per un lavoratore straniero. La vicenda si sviluppa come segue: 1. La società ricorrente aveva presentato domanda di nulla osta, la cui istruttoria si era conclusa con esito positivo in data 31 ottobre 2025, avendo l’Amministrazione accertato la sussistenza dei requisiti richiesti. 2. In data 10 novembre 2025, il sistema informatico ministeriale inviava alla società la richiesta di confermare, entro sette giorni, la propria volontà di procedere all’assunzione, come previsto dalla normativa di settore (art. 22, comma 5-quinquies, D.Lgs. n. 286/98). 3. Nell’ultimo giorno utile per la conferma (17 novembre 2025), la società riscontrava difficoltà tecniche che le impedivano di accedere al portale telematico per completare la procedura. 4. Per ovviare al problema e manifestare la propria intenzione, nella stessa data del 17 novembre 2025, la società inviava una comunicazione a mezzo Posta Elettronica Certificata (PEC) sia alla Prefettura che all’Ambasciata, confermando in modo esplicito e inequivocabile la volontà di assumere il lavoratore. 5. Nonostante tale comunicazione, il giorno successivo (18 novembre 2025), il sistema informatico, non avendo registrato la conferma tramite il portale, generava in automatico un provvedimento di rifiuto della richiesta di nulla osta. 6. La società ha quindi impugnato tale provvedimento dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale, deducendo l’illegittimità per violazione dei principi di proporzionalità e buon andamento, sostenendo che la propria volontà era stata chiaramente e tempestivamente manifestata, sebbene con un mezzo diverso da quello telematico a causa di un impedimento tecnico. T.A.R. per la Puglia, sentenza n. 1466 del 20 dicembre 2025 Si ringrazia l’Avv. Kristina Blushi per la segnalazione e il commento.
Dal linguaggio alle relazioni
L’articolo nasce dall’incontro di rete “Ridurre le distanze fra mercato del lavoro e cittadini”, svoltosi il 4 novembre 2025 alla sede di Coges Don Milani a Mestre nell’ambito del progetto PASSI PLUS, finanziato dal PR Veneto FSE+ 2021–2027. L’iniziativa ha riunito enti del terzo settore, istituzioni, sindacati e rappresentanti della società civile per riflettere sull’accesso alle politiche attive del lavoro da parte delle persone più fragili, con un focus sulla comunità bengalese veneziana. Nonostante il divario occupazionale tra cittadini italiani e stranieri sia ormai minimo, persistono forti criticità legate al genere e all’accessibilità dei servizi 1. Barriere linguistiche, culturali e informative, insieme a una rete pubblico-privata frammentata, rendono complesso l’orientamento tra sigle, enti e procedure. I destinatari delle politiche attive del lavoro (PAL) – e quindi dei programmi come PASSI PLUS, GOL2 e altri – sono spesso persone con bassi livelli di alfabetizzazione o fragilità sociali, che necessitano non solo di formazione, ma di un accompagnamento relazionale. L’incontro ha posto al centro proprio questa dimensione: ripensare le politiche attive come strumenti di tutela attiva e di valorizzazione delle risorse individuali, capaci di ridurre la distanza tra servizi e cittadini e di rendere il mercato del lavoro più accessibile e inclusivo. Di seguito l’articolo di Camilla Zampini. PPA, DID, SPID, PAL, CPI, CPIA 3. Le sigle non sono solo un linguaggio tecnico: sono il primo filtro dell’accesso. Chi non le capisce resta fuori. E non succede soltanto alle persone meno alfabetizzate o non italofone: spesso inciampano anche gli operatori, perché acronimi e procedure cambiano più velocemente della vita delle persone. Quando il mercato del lavoro diventa una traduzione continua, l’inclusione non dipende dalle competenze, ma dalla capacità di decifrare i servizi. Il tema non riguarda solo l’utenza, ma il sistema. L’accesso ai servizi spesso dipende dalla fortuna di incontrare qualcuno che “traduce”. Qui la rete fa la differenza (quando c’è, e quando funziona davvero). A Venezia, il Centro per l’Impiego ha scelto una posizione rara: non essere il punto finale della presa in carico, ma un alleato dei cittadini nel superare gli ostacoli. Non tutti i nodi si sciolgono, ma molti sì, perché l’orientamento non viene trattato come un adempimento, bensì come una relazione. È un esempio concreto di come il pubblico possa agire non solo come erogatore, ma come infrastruttura di accessibilità. Il confronto tra gli enti ha mostrato che le criticità più ricorrenti non sono nuove – informazioni frammentate, passaggi poco leggibili, accesso affidato al passaparola – ma ha evidenziato una direzione condivisa: l’inclusione non dipende dall’introduzione di nuovi strumenti, bensì dalla capacità di fare funzionare quelli esistenti attraverso legami stabili. Collaborazioni tra pubblico e privato sociale che non si attivano solo a progetto, il riconoscimento del ruolo dei mediatori culturali e dei peer educator, spazi di prossimità che non siano eccezioni ma dispositivi ordinari. È qui che il welfare territoriale smette di essere un concetto astratto e diventa una pratica quotidiana. PASSI PLUS non sostituisce le politiche attive: le rende praticabili. Lavora prima del lavoro, ma non fuori dal lavoro. Non riduce il tempo dell’attesa, ma trasforma l’attesa in capacità. L’inclusione non coincide con l’attivazione di una misura, ma con il momento in cui una persona riesce a entrarci senza sentirsi smarrita. Forse la vera innovazione sta tutta qui: non produrre nuove sigle, ma restituire significato a ciò che precede le sigle. Le politiche attive iniziano molto prima dei corsi e molto prima dei tirocini — iniziano quando qualcuno, finalmente, capisce dove può andare e sente di avere il diritto di farlo. È da qui che nasce l’idea di una pre-politica attiva: tutto ciò che serve prima di essere pronti a entrare in una misura. Non è un passaggio in più, ma il livello che mancava. PASSI PLUS lavora in questo spazio: non promette occupazione immediata, ma costruisce condizioni reali di accesso – lingua, orientamento, fiducia, prossimità – senza le quali le politiche attive restano teoriche. Lo si è visto durante l’incontro di rete “Ridurre le distanze fra mercato del lavoro e cittadini”, svoltosi a Mestre lo scorso novembre. Non un appuntamento celebrativo, ma un momento di confronto tra enti del terzo settore, associazioni, istituzioni e operatori. Il punto non era raccontare un progetto, ma osservare cosa succede quando le politiche incontrano le persone e non solo le procedure. La comunità bengalese è numerosa a Venezia, ma spesso invisibile nei servizi. In sala c’era un solo rappresentante diretto, e tuttavia il segnale più interessante arriva dai percorsi di lingua e autonomia attivati dal Progetto Guarda Avanti, inscritto nella DGR 1143/2024 – PASSI PLUS. Si nota infatti come sempre più donne partecipino alle attività, non per avvicinarsi subito al lavoro, ma per iniziare a far parte del territorio. In un welfare in transizione, questi spazi non producono risultati immediati, ma generano competenze trasversali: comprensione, orientamento, il coraggio di interfacciarsi con il territorio senza timore. Ma anche ascolto, prossimità e rispetto. Ridurre le distanze fra cittadini e mercato del lavoro significa innanzitutto tradurre linguaggi, bisogni e aspettative. Significa fare rete e gettare le basi per una partecipazione futura, in cui la rete diventi reale, tangibile, quotidiana. Dove ogni parola imparata, ogni conversazione, ogni incontro contribuisce a costruire fiducia e consapevolezza, che sono le vere premesse per un’inclusione duratura. 1. I dati: il divario occupazionale tra italiani e stranieri è ormai molto contenuto: 0,8 punti percentuali. Resta critica la questione di genere con una tasso di occupazione delle donne stranieri che passa dal 34,59% del 2020 al 32,61% del 2024 ↩︎ 2. Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori, programma nazionale di politiche attive del lavoro finalizzato a favorire l’inserimento o il reinserimento lavorativo attraverso percorsi personalizzati di orientamento, formazione, riqualificazione e accompagnamento al lavoro ↩︎ 3. PPA: Proposta di Politica Attiva, un patto individuale che delinea le azioni concordate per favorire l’occupazione; DID: Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro, necessaria per l’accesso ai servizi per l’impiego; SPID: Sistema Pubblico di Identità Digitale, credenziale unica per l’accesso ai servizi online della Pubblica Amministrazione; PAL: Politiche Attive del Lavoro, insieme di interventi volti a favorire l’occupabilità e l’inserimento lavorativo; CPI: Centro per l’Impiego, struttura pubblica che eroga servizi per il lavoro; CPIA: Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti, istituzione scolastica dedicata all’istruzione e alla formazione degli adulti ↩︎
La Città manifesta ha bisogno del tuo sostegno!
Care lettrici, cari lettori de La Città manifesta, come sapete l’autonomia di pensiero e di parola di un organo di stampa è garantita dalla piena autonomia e indipendenza di chi la produce. La redazione de La Città Invisibile, come tutto … Leggi tutto L'articolo La Città manifesta ha bisogno del tuo sostegno! sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
grazie a tutti i visitatori, senza di voi non ce l'avrei mai fatta a "tenere botta" per 18 anni, inziamo il 19° anno di monitoraggio, che purtroppo non promette bene.
grazie agli oltre 2000 visitatori di i 13 morti sul lavoro, colpisce la morte eri del blog che sono venuti a vedere il report dei morti sul lavoro del 2025, purtroppo anche quest'anno è cominciato male con già 13 morti sui luoghi di lavoro, ma diversi sono già morti anche in itinere: non è normale che un 69° muoia ieri fuori regione in Sicilia dalla Campania. Risvegliamo le coscienze di tutti T
Non c’è cultura senza diritti, presidio SUDD Cobas agli Uffizi
Appello a convergere con le precarie ed i precari delle Gallerie degli Uffizi. Appuntamento 4 gennaio ore 15:30 Piazzale degli Uffizi (Firenze) Le Gallerie degli Uffizi sono il museo più visitato d’Italia. Non solo ha incassi milionari (più di 60 … Leggi tutto L'articolo Non c’è cultura senza diritti, presidio SUDD Cobas agli Uffizi sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Per un 2026 senza Cubi neri. 12+1 domande alla giunta Funaro
Siamo qui a fine perché il 2025 è stato l’anno del Cubo nero, di questo lussuoso inqualificabile orrore edilizio. Siamo qui dove il 29 settembre abbiamo iniziato il nostro “Cubo in tour”, perché Firenze è piena di Cubi neri che … Leggi tutto L'articolo Per un 2026 senza Cubi neri. 12+1 domande alla giunta Funaro sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
SCUOLA E PRECARIATO: PER IL CONSIGLIO D’EUROPA “L’ITALIA VIOLA I DIRITTI DI 100 MILA INSEGNANTI DI SOSTEGNO”
L’Italia viola il diritto degli insegnanti di sostegno “a guadagnarsi la vita con un lavoro liberamente scelto” a causa dell’elevata percentuale di assunzioni “con contratti precari”. Inoltre “almeno il 30% non ha potuto seguire la formazione necessaria per fare questo lavoro”. Lo ha stabilito, all’unanimità, il Comitato europeo dei diritti sociali, organo del Consiglio d’Europa, accogliendo così il ricorso 2021 dell’Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori (Anief) contro Roma. Per lo stesso organo, a causa della precarietà degli insegnanti, violato anche il diritto a un’istruzione inclusiva degli alunni con disabilità. Abbiamo raccolto il commento di Marcello Pacifico, presidente Anief sulla decisione del Consiglio d’Europa Ascolta o scarica e sulla figura degli insegnanti di sostegno Ascolta o scarica Sulla decisione del Consiglio d’Europa è intervenuta anche Gianna Fracassi, segretaria della FLC CGIL Ascolta o scarica Abbiamo ricordato la precarietà lavorativa degli insegnanti di sostegno e di Giuseppe Follino dei COBAS scuola Ascolta o scarica
Decreto Flussi, entrati regolarmente ma lasciati senza diritti
Il Decreto Flussi continua a produrre irregolarità, sfruttamento e vulnerabilità, colpendo proprio chi ha seguito le regole. A denunciarlo sono il Tavolo Asilo e Immigrazione e altre associazioni 1, che in occasione della Giornata Internazionale dei Lavoratori Migranti e delle loro Famiglie, giovedì 18 dicembre, lanciano un appello al Governo. E soprattutto, a denunciarlo sono anche i lavoratori direttamente coinvolti che domani scendono in piazza organizzati in una mobilitazione dal basso. «Il Decreto Flussi non è mai stato uno strumento efficace per garantire ingressi legali e sicuri», ribadiscono le associazioni nell’appello. «Si fonda su un incrocio a distanza tra domanda e offerta di lavoro che non tiene conto della realtà del mercato del lavoro e che, nella pratica, produce irregolarità». Negli ultimi anni, nonostante alcune modifiche normative, la sostanza del meccanismo non è cambiata. Ritardi strutturali, opacità delle procedure e mancanza di informazioni continuano a caratterizzare il sistema. I dati della campagna Ero Straniero mostrano il fallimento dei recenti Decreti Flussi e come decine di migliaia di persone siano entrate in Italia con un visto e un nulla osta all’assunzione, per poi scoprire, una volta arrivate, che il lavoro promesso non esisteva o non rispettava le condizioni previste. «Molti di noi hanno scoperto solo dopo l’arrivo in Italia che il lavoro e l’alloggio promessi non erano reali», raccontano i membri del Comitato dei cittadini bengalesi arrivati con il Decreto Flussi, nato dopo l’importante incontro di autoformazione che si è svolto il 29 ottobre presso la sede di Arci a Roma e che ha registrato una partecipazione di oltre 800 persone. Il problema principale è per chi è rimasto truffato, ma non è solo questo aspetto ad essere criticato. A pesare è anche un sistema privo di punti di riferimento, sia nei Paesi di origine sia all’arrivo in Italia. «Non esistono canali informativi chiari, i documenti sono solo in italiano e gli appuntamenti in prefettura arrivano anche dopo un anno», spiegano dal Comitato. Nel frattempo, il visto scade e la persona diventa facilmente ricattabile. «Una vulnerabilità ingiustificabile – sottolineano – che non dovrebbe mai riguardare chi segue un percorso regolare». Una condizione che incide profondamente sulla vita quotidiana, sull’accesso ai diritti e sulla salute fisica e mentale. «Il mancato rilascio del permesso di soggiorno compromette anche l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale», ricordano le associazioni promotrici dell’appello. Sono centinaia i lavoratori truffati e raggirati che hanno rispettato tutte le procedure previste dalla legge e che oggi vivono in una situazione di incertezza amministrativa. «Siamo vittime dello stesso meccanismo che avrebbe dovuto portarci in Italia in modo sicuro», affermano. Un paradosso evidente, soprattutto in un momento storico in cui si fatica a reperire manodopera in molti settori. «L’interesse dell’Italia è avere lavoratrici e lavoratori regolari, non spingerli nel lavoro nero», ribadiscono le associazioni. «L’Italia non ha bisogno di forza lavoro ricattabile da sfruttare e oggetto anche della propaganda xenofoba e securitaria».». La richiesta avanzata è concreta e immediata. «In passato – ricordano le organizzazioni – il Governo è intervenuto con semplici circolari per chiarire situazioni analoghe». È il caso della circolare n. 3836 del 20 agosto 2007 del Ministero dell’Interno, che riconosce il diritto a un permesso di soggiorno per lavoro o attesa occupazione. «Chiediamo una circolare che dia chiarezza a un percorso già iniziato regolarmente», affermano dal Comitato bengalese. «TIKASE vuol dire “va bene“, “è tutto OK“. Ma sarà davvero tutto OK solo quando la legge sarà chiara». La mobilitazione del 18 dicembre si inserisce in una data carica di memoria. È il giorno in cui si ricordano anche i 28 lavoratori africani morti nel 1972 sotto il tunnel del Monte Bianco, nascosti in un camion diretto in Francia. «Da allora poco o nulla è cambiato», sottolineano le associazioni. Per questo domani in molte città italiane si terranno assemblee e iniziative pubbliche. A Roma, l’appuntamento è in piazza Capranica alle 16.30, dove il Comitato porterà la propria voce insieme alle organizzazioni della società civile. «È una mobilitazione dal basso, ampia, responsabile e pubblica», spiegano. «Fate passaparola, fate arrivare la nostra voce». > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da @tikase_italia 1. L’appello è promosso da A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, ARCI, ASGI, Casa dei Diritti Sociali, CGIL, CIES, CNCA, Commissione Migrantes Missionari Comboniani Italia, Emergency, Ero Straniero, Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose, Italiani Senza Cittadinanza, Medici del Mondo, Oxfam, Recosol, SIMM, UIL, Unire. ↩︎
CRISI DEI GIORNALI (E NON SOLO): FOCUS SU VICENDA DEL GRUPPO GEDI E DI AGENZIA DIRE
Il gruppo Exor, holding controllata dalla famiglia Agnelli, ha confermato recentemente la decisione di vendere il gruppo Gedi, di cui fanno parte le testate La Repubblica e La Stampa e le emittenti Radio Capital e Radio Deejay. Questa decisione mette a rischio il futuro di molti professionisti, lavoratori e giornalisti del gruppo Gedi. Per mettere a fuoco e comprendere meglio la crisi che interessa il mondo della stampa e del giornalismo abbiamo realizzato una trasmissione specificatamente dedicata alla vicenda dei lavoratori del gruppo Gedi e alla lunga vertenza all’interno dell’Agenzia Dire. Con gli ospiti abbiamo commentato anche la situazione complessiva del settore dell’informazione e del giornalismo in Italia. Nella trasmissione sentiremo gli interventi di Marino Bisso, giornalista di Repubblica ed esponente della Rete No Bavaglio, che commenta anche la vicenda che riguarda da vicino i giornalisti e le giornaliste di Repubblica; il contributo di Alessandra Fabretti, del Comitato di Redazione di Dire con cui abbiamo fatto il punto sulla lunga vertenza di lavoratori e lavoratrici dell’Agenzia Dire; infine Vincenzo Vita, già membro della Commissione di vigilanza Rai ed ex vice-presidente della Commissione Cultura al Senato. Tutte le interviste sono all’interno della trasmissione dedicata Ascolta o scarica.
Dalla ex GKN un’azione contro il riarmo, per salvare Gff
RILANCIO ED ESTENSIONE DELL’AZIONARIATO POPOLARE: DARE UNO SCHIAFFO IN FACCIA AL SISTEMA NON HA PREZZO. UN’AZIONE CONTRO IL RIARMO, PER SALVARE GFF. Rompere l’immobilismo e il boicottaggio con un’azione: un’azione semplice per salvare la fabbrica socialmente integrata e la reindustrializzazione … Leggi tutto L'articolo Dalla ex GKN un’azione contro il riarmo, per salvare Gff sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.