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ROMA 8 – 9 marzo 2026 Le nostre vite valgono. Noi scioperiamo!
8 MARZO – ORE 17.00 CORTEO PIAZZA UGO LA MALFA 9 MARZO – ORE 9.30 SCIOPERO PIAZZALE OSTIENSE Non una di meno chiama a un nuovo “weekend lungo” di lotta e di sciopero per l’8 e il 9 marzo, articolando le due giornate con cortei e mobilitazioni per l’8 marzo e con lo sciopero generale del 9 marzo. Sono diversi i sindacati che hanno proclamato lo sciopero, Non Una Di Meno ha predisposto un vademecum per fornire informazioni e supporto per scioperare. Le mobilitazioni saranno dislocate in più di 60 città in tutta Italia  con lo slogan “le nostre vite valgono. Noi scioperiamo” Le giornate mettono al centro l’opposizione alle politiche del governo Meloni in tema di contrasto alla violenza sessuale ed economica rivolte alle donne e alle categorie più colpite dall’inflazione dovuta alla guerra: la propaganda di governo getta la maschera e diventa guerra aperta alle donne e alle persone trans, alle persone razzializzate, alle persone disabili e povere.   In particolare, le conseguenze dell’approvazione del DdL Bongiorno, di modifica della attuale legge sulla violenza sessuale, sarebbero molto gravi nei contesti familiari e coniugali, per le giovani e giovanissime che con le loro denunce fanno registrare un aumento vertiginoso dei casi (dati Istat 2025), nei contesti lavorativi e in condizioni di ricattabilità, nei tribunali dove chi denuncia è già esposta a vittimizzazione secondaria. “il DdL Bongiorno va bloccato con ogni mezzo: anche con lo sciopero. Rilanciamo l’agitazione permanente contro l’approvazione del DdL sul Dissenso: Sorella, io ti credo! Senza consenso è stupro!” La bocciatura del congedo retribuito ai padri, l’eliminazione di Opzione Donna e i dati sul gender pay gap, smascherano un governo che fa propaganda sulla natalità e la conciliazione vita-lavoro ma non le sostiene. Le donne, le persone giovani e giovanissime, trans, razzializzate, disabili vengono espulse dal mondo del lavoro e pagano la guerra e il riarmo con l’aumento del lavoro povero e precario, il part time imposto, l’aumento dei prezzi e la distruzione del welfare. “Vogliamo uscire dalla falsa alternativa tra l’utopia fallita dell’emancipazione attraverso il lavoro e il ritorno a casa per svolgere lavoro di cura gratuito per il bene della nazione. Vogliamo salari adeguati al costo della vita, reddito di autodeterminazione per uscire da situazioni di violenza e per non entrarci, diritto alla casa e al welfare” Questo 8 marzo si svolgerà mentre si apre un nuovo fronte di guerra contro l’Iran e la popolazione civile continua a pagare un prezzo altissimo per la repressione da parte del Regime e per l’attacco israelo-americano. “Scioperiamo. Contro la guerra all’Iran e i bombardamenti sul Libano, fuori da ogni legalità internazionale, che stanno provocando un’escalation dagli esiti imprevedibili. Contro l’utilizzo delle basi italiane ed europee e qualsiasi coinvolgimento italiano nel conflitto.” La guerra è sempre più vicina: la respiriamo nella nostra quotidianità, nell’incertezza del futuro, nella precarietà delle nostre esistenze, nelle crisi industriali della riconversione bellica. “Vogliamo ricostruire reti di solidarietà internazionale e di lotta comune. Raccogliamo la sfida dello sciopero globale transfemminista, che tiene insieme lo sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, dal consumo e dai ruoli di genere, per Fermare la guerra, non vogliamo essere né vittime né complici”.   Ufficio stampa Nonunadimeno Redazione Italia
March 6, 2026
Pressenza
Rosolare con solidarietà. Dossier
-------------------------------------------------------------------------------- Quando si parla di povertà, raramente si mette al centro la povertà alimentare: non solo la mancanza di cibo, ma l’impossibilità di accedere a un’alimentazione sana. Eppure il diritto a un cibo buono, che sia nutrimento e non semplice riempitivo, è parte integrante della dignità delle persone. Il problema, è evidente, non riguarda solo la produzione, ma anche la distribuzione e la logistica: lungo la filiera si concentrano infatti disuguaglianze e sprechi, con pesanti ricadute sociali e ambientali. Tuttavia, ovunque nel mondo ci sono esperienze che, fra non poche difficoltà, dimostrano che è possibile percorrere strade diverse, tra agricoltura contadina, filiere corte, sovranità alimentare, contrasto agli sprechi… Questo dossier raccoglie approfondimenti, interviste, racconti ma si nutre anche dell’esperienza maturata in alcuni quartieri di Roma dove le eccedenze alimentari sono trasformate in aiuto a chi vive situazioni di disagio economico -------------------------------------------------------------------------------- Foto di Refoodgees tra i partner del progetto “Alimenta la solidarietà” -------------------------------------------------------------------------------- “Nel mondo gli affamati sono tanti quanto i grassi. Gli affamati mangiano spazzatura nelle discariche, i grassi mangiano spazzatura da McDonald’s“ (Eduardo Galeano) -------------------------------------------------------------------------------- L’olio ai poveri e i Radicali liberi [Barbara Bonomi] Il contrasto alla povertà alimentare non è uno slogan ma un’urgenza -------------------------------------------------------------------------------- Il cibo non è uguale per tutti [D. Bernaschi D. Marino F. Felici] La povertà alimentare non è mai solo una questione di reddito -------------------------------------------------------------------------------- Un passo verso il diritto al cibo [S. Fiordaliso e F.B. Felici] Il Consiglio del Cibo di Roma e il contrasto alla povertà alimentare -------------------------------------------------------------------------------- Prima di sederci a tavola [R.C.] Lo spreco alimentare come aiuto ai nuclei familiari in difficoltà -------------------------------------------------------------------------------- Abbiamo fatto la pasta fresca [Roxane Escalettes] Educare al cibo nelle periferie. Una chiacchierata con Mauro Secondi -------------------------------------------------------------------------------- Prendi uno e paghi tre [Silvia Ribeiro] I catastrofici danni sociali e ambientali dei colossi transnazionali del cibo -------------------------------------------------------------------------------- Il cibo è un’arma [Manlio Masucci] Un film racconta la storia di Vandana Shiva e le lotte dei contadini -------------------------------------------------------------------------------- I semi del profitto [Francesco Paniè] Un pugno di aziende ha preso il governo della biodiversità. Un libro -------------------------------------------------------------------------------- Sogno d’un sugo di mezzaestate [Don Pasta] Trattato anticapitalista sulla passata di pomodoro per la parmigiana -------------------------------------------------------------------------------- Tutti a tavola [Territori Educativi] Scuole, cibo e convivialità comunitaria. Inchiesta -------------------------------------------------------------------------------- Pesaro Trieste, 453 chilometri [Gabriele Montaccini] “Fornelli resistenti” e i viaggi per accogliere i migranti della Rotta Balcanica -------------------------------------------------------------------------------- Il gusto del pane [Rosaria Gasparro] Il pane è già un mondo ed è anche un modo da cui imparare a vivere -------------------------------------------------------------------------------- Noi alimentiamo il mondo [Via Campesina] Ovunque sono i contadini a proteggere il sistema alimentare e agricolo -------------------------------------------------------------------------------- . Questo dossier è stato curato dalla redazione di Comune e nell’ambito del progetto Solidarietà circolare promosso da Slow Food Roma, Nonna Roma e ReFoodGees (finanziato dal bando “Alimenta la solidarietà” della Regione Lazio), tramite il quale in alcuni quartieri di Roma lo spreco e le eccedenze alimentari vengono trasformati in aiuto concreto ai nuclei familiari che hanno difficoltà a mettere un piatto in tavola. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Rosolare con solidarietà. Dossier proviene da Comune-info.
March 5, 2026
Comune-info
Condannata la Questura di Roma per aver rifiutato il rinnovo del PdS per motivi di salute
Il Tribunale di Roma conferma un orientamento che tende a riportare al centro la tutela effettiva del diritto alla salute, soprattutto nei casi in cui le prassi amministrative finiscono per restringere l’ambito applicativo delle norme. Il caso riguarda un cittadino albanese affetto da una grave patologia renale, sottoposto a trapianto e a una terapia immunosoppressiva permanente, cui la Questura aveva negato il rinnovo del permesso di soggiorno per cure mediche. Il punto più significativo della decisione riguarda l’interpretazione dell’art. 19, comma 2, lett. d-bis del T.U.I: il giudice, infatti, chiarisce che la norma va letta in modo sostanziale, guardando alla condizione concreta della persona. In questo senso, è decisivo il passaggio in cui si afferma che il ricorrente ha dimostrato di versare in un quadro clinico grave e stabile nel tempo, tale per cui “la cui interruzione determinerebbe una grave lesione del fondamentale [diritto] alla salute”. È su questo rischio concreto, e non su elementi formali, che deve fondarsi la decisione amministrativa. Proprio in questa prospettiva, il Tribunale respinge l’argomento – spesso utilizzato – secondo cui il permesso per cure mediche non sarebbe compatibile con patologie croniche o terapie a tempo indeterminato. La sentenza afferma in modo esplicito che “la natura temporalmente determinata del permesso di soggiorno per cure mediche non esclude affatto la possibilità di un rinnovo reiterato”, chiarendo così che la durata potenzialmente illimitata delle cure non è un ostacolo al riconoscimento del diritto. Anzi, aggiunge che introdurre un limite rigido sarebbe “manifestamente irragionevole e in contrasto con la ratio dell’istituto”, perché finirebbe per negare la tutela proprio nei casi in cui è più necessaria. Un altro passaggio rilevante riguarda la questione dei viaggi nel paese d’origine, valorizzata dalla Questura per sostenere il rigetto. Anche qui il giudice prende una posizione netta, osservando che “l’art. 19, comma 2, lett. d-bis (…) non contiene alcuna previsione che esclude o limita la possibilità di temporanea uscita dal territorio nazionale”. Si tratta di un chiarimento importante, perché impedisce che elementi non previsti dalla legge vengano utilizzati per comprimere un diritto fondamentale. In assenza di un divieto espresso, sottolinea il Tribunale, non è possibile introdurre limitazioni in via interpretativa. La motivazione si muove costantemente su un piano costituzionale, richiamando implicitamente il diritto alla salute come diritto fondamentale e ponendo al centro la continuità terapeutica e l’adeguatezza delle cure. È significativo, ad esempio, il rilievo dato alla documentazione medica, da cui emerge che il paziente necessita di competenze altamente specialistiche “che il paziente non potrebbe effettuare nel proprio paese di origine”, elemento che rafforza il giudizio sull’impossibilità di un rimpatrio. Diverso è invece l’esito sulla domanda risarcitoria, che viene respinta. Il Tribunale ribadisce che “è da escludere l’ipotizzabilità di un risarcimento automatico e di un danno in re ipsa”, richiedendo una prova concreta del danno subito. Nel caso di specie, tale prova non è stata ritenuta sufficiente, né sotto il profilo del danno non patrimoniale né sotto quello patrimoniale. Spiace constatare questa impostazione rigorosa sul piano probatorio, che può risultare difficile da soddisfare in contesti di vulnerabilità. Nel complesso, la decisione rappresenta un intervento significativo rispetto alle prassi del Ministero dell’Interno e delle Questure, riaffermando che la protezione per cure mediche non può essere svuotata attraverso criteri non previsti dalla legge. La continuità delle cure viene posta al centro e la vulnerabilità sanitaria è letta in termini concreti, offrendo un riferimento utile per contrastare dinieghi analoghi, soprattutto nei casi di patologie croniche o di lunga durata. Tribunale di Roma, sentenza n. 1478 del 27 gennaio 2026 Si ringrazia l’Avv. Margherita Salerno per la segnalazione. * Consulta altre decisioni relative al permesso di soggiorno per cure mediche (art. 19, comma 2, lett. d-bis)
C’è chi di fatto impedisce di chiedere asilo
Unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- Suo fratello è stato ucciso dalla Guardia Costiera tunisina, nello speronamento del barcone. Lui è stato venduto al lager di Al-assah. Dopo diversi tentativi di suicidio, riusciamo a fare evacuare R. con un corridoio umanitario, ma la Questura di Roma gli impedisce di presentare domanda d’asilo. Sveglia all’alba per mettersi in fila all’Ufficio immigrazione, ma una volta dentro, viene invitato ad andarsene. “C’è carenza di personale, deve andare via”. Questo prima. “Il suo appuntamento non risulta”. Questo dopo. L’attivista di Baobab mostra il foglio della Questura di Roma con la convocazione di R. Il personale dice di aspettare. Passa un’ora. Passano due ore. Passano tre ore. L’attivista di Baobab ferma una mediatrice di passaggio che sbuffando prende il foglio dell’appuntamento di R. e scompare per altre due ore. Quando scende un altro mediatore urlando il nome di R., l’attivista è al telefono con un’avvocata di Baobab. Il mediatore spagnolo mette in mano a R. – che parla arabo – una penna e gli dice di firmare. R. firma inconsapevolmente un nuovo appuntamento per tre mesi dopo. L’attivista chiede di visionare il foglio firmato da R. e gli operatori minacciano di chiamare la polizia, rimproverando R. – che nel frattempo inizia a sentirsi male – di immaturità. R. strappa il foglio dell’appuntamento e chiede di tornare a casa: non sta bene. Si rifugia in un angolo e si addormenta a terra, stanco, provato. Nulla valgono le considerazioni dell’attivista sulle fragilità documentate del ragazzo e sul trattamento degradante al quale veniva sottoposto da ore. Alla fine R. se ne va, di nuovo sconfitto, senza rispondere più al telefono. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo C’è chi di fatto impedisce di chiedere asilo proviene da Comune-info.
March 2, 2026
Comune-info
Ambulatorio comunitario
-------------------------------------------------------------------------------- Unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- “Apriamo con il sogno di chiudere il prima possibile”. Detta così potrebbe suonare come un paradosso, ma la verità è che a Casetta rossa sono abituati a guardare al cuore delle questioni: perché il luogo da “chiudere il prima possibile” è l’ambulatorio popolare che verrà inaugurato a fine marzo dai ragazzi dello storico spazio sociale romano a Garbatella, in via Percoto 6. “Si tratta di una risposta parziale ma necessaria alle tante carenze dei servizi sanitari – spiega Luciano Ummarino, presidente di Casetta rossa e assessore alla Cultura del Municipio VIII – una nuova realtà di sanità popolare autorganizzata, autogestita e accessibile che nasce sulla scorta di esperienze come l’ambulatorio popolare di Roma est (Quarticciolo) e quello di via dei Transiti a Milano”. Il progetto prevede fin dalla prima fase l’erogazione a titolo universale e gratuito di visite specialistiche – si partirà con cardiologia e dermatologia ma l’intenzione è quella di ampliare lo spettro, a partire dalle cure dentali – oltre alle attività di prevenzione e di orientamento: “Per noi è di fondamentale importanza fornire servizi di accompagnamento per i più fragili – dice Alfredo Cicchinelli, referente del progetto – come ad esempio i migranti che non hanno diritto alle coperture del SSN o gli anziani che rinunciano alle prestazioni perché non sono in grado di utilizzare gli strumenti tecnologici”. I lavori per l’adeguamento della struttura, che sorgerà in quella che era la sede del vecchio cinema Avana e che adesso ospita le attività dell’associazione che ne ha conservato il nome, sono a buon punto ma per stringere i tempi i ragazzi di Casetta hanno pensato a una call for action per il fine settimana del 6/8 marzo, quando si tratterà essenzialmente di completare lo sgombero dei locali e di renderli adeguati dal punto di vista igienico; i volontari non mancano ma chiunque volesse dare una mano è il benvenuto. “E, a proposito di volontari, è sorprendente l’elevato numero di medici e ausiliari che hanno dato la piena disponibilità al progetto fin dal primo momento – racconta Cicchinelli – a dimostrazione di una sensibilità crescente nei riguardi di un problema che sta assumendo proporzioni inaccettabili”. Il cuore della questione è naturalmente la devastazione del sistema sanitario, alla quale nessuna delle forze politiche può dirsi estranea. Tagli alla spesa lineari o indiretti (riduzione delle risorse) che proseguono ininterrotti dal 2010 e che nel 2024 hanno costretto un italiano su 10 (9,6%, pari a 5,8 milioni di persone, fonte Istat) a rinunciare alle cure. Liste di attesa spesso inaffrontabili, punti di pronto soccorso prossimi al collasso – dal primo gennaio un Ps su quattro opera ufficialmente sotto organico – e carenza ormai cronica di personale hanno nei fatti messo in discussione quel principio universalistico che era cardine e vanto del nostro SSN. Le realtà sociali cercano di costruire esperienze alternative, peraltro in condizioni complicatissime: sarebbe interessante ascoltare cosa avrebbero da dire a riguardo i demonizzatori degli spazi sociali, gli apologeti della repressione e i teorici dello sgombero. Perché in fondo le iniziative come questa servono anche a rispondere a un’ondata repressiva fondata su quella che è sostanzialmente una truffa culturale e politica a tutti gli effetti. Quelli di Casetta rossa sono fatti così, gente abituata a tenere la posizione badando ai bisogni reali delle persone. La dice lunga a riguardo il progetto Casetta solidale, partito nel 2020 in piena emergenza covid e tuttora attivo, che ha visto gli attivisti di Garbatella distribuire decine di migliaia di pacchi alimentari alle famiglie in difficoltà economica. Aprire un ambulatorio popolare non significa smettere di lottare per il diritto a una sanità migliore e accessibile a tutti. Per questo sperano, ancora prima di aprirlo, che non serva più. Per questo sperano di chiuderlo presto. Nel frattempo è stata aperta una raccolta fondi dedicata e già molto partecipata – alla quale è possibile accedere qui. Chi volesse dare la propria disponibilità a qualsiasi titolo o semplicemente richiedere informazioni può scrivere a ambupopgarbatella@gmail.com. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Ambulatorio comunitario proviene da Comune-info.
March 1, 2026
Comune-info
La posta in gioco agli ex mercati generali di Roma
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- È alta, molto alta, la posta in gioco agli ex mercati generali del quartiere Ostiense, a Roma. Qui interessi finanziari transnazionali sempre più invadenti in tutte le città del mondo e bisogni della popolazione sempre più urgenti sono messi in netta contrapposizione senza nessuna volontà politica di mediare e di comporre il conflitto in una nuova visione di città: più democratica, più equa e resiliente ai cambiamenti climatici, alle diseguaglianze sociali, alla crisi abitativa, ovvero adeguata alle sfide epocali che la città deve oggi affrontare. Sembra proprio che l’intenzione sia lasciare agli interessi finanziari carta bianca e mettere a tacere desideri e bisogni della popolazione opponendo un muro di gomma, fatto di silenzi e omissioni, e a buon bisogno ricorrendo all’uso della forza, come si è fatto con l’abbattimento d’urgenza del giovane ed esteso bosco di salici e pioppi bianchi e la gratuita devastazione della vasta zona umida nata nello scavo del cantiere dismesso e sviluppatasi grazie a venti anni di abbandono dei mercati. Si è distrutta, d’urgenza e senza le dovute tutele e verifiche ambientali, l’area umida, evocando il degrado, mentre nulla si è fatto per tutelare dal degrado le strutture architettoniche in vent’anni, lasciando che un ennesimo e vasto crollo avesse luogo all’interno del pregiatissimo padiglione del pesce solo alcuni giorni fa. Il conflitto che si è aperto tra cittadinanza e amministrazione e che ha portato a promuovere la manifestazione cittadina di sabato 28 febbraio (vedi in coda all’articolo) è infatti incardinato intorno al tema dell’interesse pubblico del progetto, di se e come il capitale privato possa contribuire a determinarlo. Di se e come una trasformazione urbana su suolo pubblico possa contribuire a disegnare un pezzo di città in grado di rispondere ai desideri e ai bisogni di chi la abita, e non solo a soddisfare interessi privati, che comunque vanno mantenuti entro un perimetro di legittimità. Con il progetto dei mercati generali il grande capitale finanziario internazionale entra nella gestione diretta di uno spazio pubblico a Roma e ne determina usi e funzioni. Una delega che la convenzione firmata dal Comune fa apparire come una resa, una preoccupante rinuncia a inserire i cospicui finanziamenti internazionali che si stanno riversando sulla città in una visione d’insieme a tutela dell’interesse pubblico. Una rinuncia a governare processi che se non governati non possono che diventare pure operazioni speculative a danno della città e di chi la abita. Assegnare il privilegio di intervenire su spazi pubblici garantendo una equa redditività dei capitali investiti può non costituire un problema sociale solo se questo avviene in un quadro di miglioramento della qualità della vita di tutt* e contribuisca a rispondere a quelli che sono i bisogni inderogabili della città. La lunga sequela di errori commessi ai mercati generali negli ultimi vent’anni (sarebbe utile comprendere appieno in che misura sono responsabilità dell’Amministrazione o dei soggetti attuatori e come mai questo conclamato fallimento non abbia portato alla rescissione della convenzione pubblico privato che ne è alla base) non può diventare la giustificazione con cui si rinuncia a uno spazio pubblico e si offre una delega in bianco all’interesse privato al solo scopo di liberarsi definitivamente di una questione annosa e onerosa. La revoca, o la radicale rimodulazione della concessione qualora fosse praticabile, può essere l’occasione per rimettere al centro la questione urbanistica, ovvero la capacità di mediare attraverso regole e progetti la distribuzione della ricchezza prodotta dal fare città. Per ritrovare una visione d’insieme che tenga dritta la barra sull’interesse pubblico e sulla produzione di “qualità urbana” condividendo con le parti sociali rischi e prospettive, vincoli e possibilità. A questo compito l’amministrazione non può rinunciare, a questo ruolo è richiamata a viva voce dalla cittadinanza, deve fare la sua parte, ritornare sui suoi passi invece di lavarsene le mani. L’amministrazione ha l’occasione oggi di dimostrare che è capace di incrociare diversi obiettivi, interessi e bisogni, tutti importanti e di saperli comporre in un disegno che tratteggi una nuova visione della città, in grado di rispondere a quelle immense sfide che le città di tutto il mondo sono oggi chiamate ad affrontare. Ciò non può aver luogo con l’attuale concessione, vera e propria delega a un fondo privato della progettazione di un pezzo di città, senza neanche imporre regole e obiettivi di interesse pubblico e negando alla cittadinanza qualsiasi partecipazione al progetto. I diversi interessi, bisogni, desideri e vincoli andrebbero portati a un unico tavolo di coprogettazione piuttosto che giocati sopra e sotto tavoli diversi dove invece di comporre un disegno unitario vengono frammentati e negoziati secondo una logica di “compensazioni” che trasforma il disegno della città in astratto calcolo dislocato di interessi vari, uccidendo la possibilità di comporre prospettive diverse in un progetto di qualità che disegni soluzioni urbane d’eccellenza, e non pasticci i cui costi nel tempo saranno sempre più insostenibili. Questo necessario cambio di paradigma richiede una nuova governance, dove interessi privati, interessi pubblici e pratiche sociali e culturali di riuso e reinvenzione intelligente, solidale ed ecologica degli spazi dismessi trovino la possibilità di comporsi in progetti innovativi. Vanno in questa direzione l’istituzione dei poli civici, la normativa sulla gestione condivisa degli spazi pubblici e il piano casa, ma non possono rimanere astratti principi strozzati da lacci e grovigli burocratici. Se il comune ritiene di non riuscire a gestire da solo la città, non si rivolga solamente al grande capitale finanziario, ma cerchi supporto nelle sempre più competenti realtà di cittadinanza attiva, portatori dell’interesse collettivo, instancabili attivatori e gestori di processi di rigenerazione urbana dal basso che costituiscono un patrimonio cittadino che altre città ci invidiano[1]. Che il comune dia a queste realtà sociali almeno lo stesso ruolo e peso che viene dato ai portatori di interessi privati. Insomma quella dei mercati è una partita molto rischiosa per tutt* , ma potrebbe rappresentare l’occasione per una inedita e fruttuosa collaborazione tra quelle che sono oggi le parti sociali in gioco. E visto che accompagnerà la campagna elettorale potrebbe aiutare a delineare una nuova prospettiva per le politiche urbane a Roma, che non ripeta gli errori di Milano e che collochi la città con chiarezza tra quelle che a livello mondiale hanno iniziato a ridurre le disuguaglianze sociali e ad affrontare i cambiamenti climatici, direzionando e gestendo l’afflusso di capitali privati con efficacia e responsabilità, ascoltando e coinvolgendo la popolazione attiva nei processi decisionali. Al comune e ai suoi rappresentanti è chiesto oggi da una cittadinanza sempre più consapevole e responsabile di difendere la città, dagli abusi di un potere nazionale sempre più autocratico come sta avvenendo a Minneapolis, e qui da noi al Quarticciolo, dai pericoli dei cambiamenti climatici, come fanno sempre più città del nord Europa e a Roma il Forum Territoriale Parco delle Energie, dalle disuguaglianze e dagli abusi del capitale finanziario come ha sempre fatto Vienna e ora tornano a fare addirittura le capitali della finanza internazionale come Londra e New York e come a Roma sta cercando di fare Spin Time, solo per citare alcuni esempi. Questo per dire che se non possiamo impedire e negare l’interesse del capitale finanziario internazionale a diventare una nuova “parte sociale” nel fare città, sta all’Amministrazione cittadina di dare altrettanto peso e riconoscimento a un’altra “parte sociale”, quella costituita dalla cittadinanza attiva e competente, dai comitati cittadini ai movimenti sociali, che nel tempo hanno sviluppato pratiche, strumenti, competenze e ruolo nella trasformazione urbana oltre a esprimere diritti, bisogni e desideri legittimi e irrinunciabili se si intende costruire davvero una città più felice e giusta. Serve un nuovo municipalismo democratico che a livello urbano resiste alle derive autoritarie e pervasive intraprese tanto dallo stato nazione quanto dal neoliberalismo transnazionale. Questo non può che restituire ruolo e centralità all’amministrazione cittadina, ma anche una enorme responsabilità a cui questa non può sottrarsi continuando a trattare i cittadini come consumatori di prodotti da conquistarsi con un sorriso e uno slogan di successo o peggio pregiudicandone il diritto all’abitare e alla partecipazione democratica in città, contribuendo così alla ghettizzazione e alla repressione del legittimo e sempre più diffuso dissenso popolare. Abbiamo un anno di tempo, da ora alle prossime elezioni, per marcare l’agenda della campagna elettorale e riportare l’amministrazione pubblica a un confronto di merito con le tante e diverse realtà cittadine in lotta a tutela dell’abitare, dell’ambiente e dei beni comuni. Tutte vertenze che richiedono urgenti e innovative politiche urbane, decisioni coraggiose e intelligenti e non le solite promesse elettorali. C’è da convocare una assemblea cittadina permanente che funga da raccordo tra le tante assemblee popolari indette in città. Va raccolto l’invito a federare le pratiche, le lotte e le competenze lanciato oggi dal comitato per i Mercati Generali che si aggiunge a quanto già proposti da diverse altre realtà cittadine, solo nell’ultimo anno: a partire dal corteo cittadino indetto un anno fa dal Quarticciolo, passando per quello indetto dal Forum Territoriale Parco delle Energie lo scorso 19 ottobre, fino al recente appello lanciato nell’assemblea cittadina convocata da Spin Time il 10 gennaio. Serve una Urbanistica della Riparazione che disegni strumenti, pratiche e strategiedi unariparazione urbana (urban repair)[2] che deve informare tutti i processi di rigenerazione urbana in atto e da intraprendere, con cui iniziare a offrire un risarcimento alla città e alla cittadinanza per 150 anni di devastazioni urbanistiche. Risarcimento che è divenuto oggi inderogabile e irrinunciabile davanti alle grandi sfide cui lo città è sottoposta dalla transizione che stiamo vivendo e che richiedono il contributo di tutt*. -------------------------------------------------------------------------------- [1] Il tema è stato affrontato e ha avuto riscontro internazionale nel confronto tra pianificazione viennnese e autorganizzazione romana realizzato con il progetto Agency for Better Living, curato da Sabine Pollak, Micheal Obrist e me per il Padiglione Austria alla Biennale di Architettura di Venezia2025 ed è stato sviluppato, per quanto riguarda Roma, nella mostra Abitare le Rovine del Presente, a cura di Giulia Fiocca e me, visibile al museo Macro di via Nizza fino al prossimo 22 marzo. [2] L’urban repair (riparazione urbana) è un approccio concettuale e pratico che mira a sanare i divari socio-ecologici causati dalla modernizzazione, integrando restauro storico, sostenibilità e partecipazione comunitaria. Si concentra sul riutilizzo adattivo degli spazi, migliorando la qualità della vita urbana attraverso interventi mirati su infrastrutture e ambienti costruiti, spesso valorizzando il riuso invece della nuova costruzione. In sintesi, la riparazione urbana rappresenta un cambio di paradigma verso una gestione più responsabile e sostenibile delle città, trasformando il concetto di “aggiustare” in un motore di rigenerazione urbana. L’idea di “società della riparazione”, introdotta da Wilfried Lipp nel 1993, vede la riparazione non solo come soluzione tecnica, ma come strategia culturale per ripristinare l’equilibrio e preservare la continuità storica. Approccio Architettonico: Si concentra sul “riutilizzo adattivo” (adaptive reuse), trasformando spazi esistenti (es. uffici/abitazioni) in contesti più funzionali, sostenibili e accoglienti. Azione Comunitaria: Coinvolge iniziative DIY (fai-da-te) e movimenti comunitari che promuovono la manutenzione attiva del tessuto urbano. (nota sviluppata con il contributo dell’Intelligenza Artificiale AI) -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo La posta in gioco agli ex mercati generali di Roma proviene da Comune-info.
February 26, 2026
Comune-info
28 febbraio in piazza contro la speculazione sugli Ex Mercati Generali
É lunghissima la lista delle adesioni al primo corteo cittadino convocato dal Comitato civico per la tutela dell’area degli ex Mercati Generali. Oltre centoventi realtà territoriali, comunità di base, associazioni del terzo settore, sindacati, comitati, forze politiche della sinistra hanno sottoscritto l’appello per la manifestazione che attraverserà i quartieri di Garbatella e Ostiense sabato 28 febbraio Chiediamo l’azzeramento del progetto affidato alla multinazionale statunitense Hines e la revoca della relativa convenzione approvata dal Campidoglio. Chiediamo il il blocco delle ruspe, che hanno già distrutto un’area umida di grande pregio e centinaia di giovani salici e pioppi. Partecipando ai tre tavoli di “dialogo e ascolto” convocati tardivamente dalla giunta capitolina nel tentativo di contenere il crescente malcontento popolare seguito alla mobilitazione del Comitato, abbiamo verificato che il progetto Hines di studentato di lusso non è sostanzialmente modificabile. È e resta un progetto di speculazione finanziaria, di gentrificazione selvaggia e oltretutto opaco in termini amministrativi. È la svendita di un bene comune con una lunga e radicata storia nel quartiere senza alcun tornaconto per i cittadini di Roma. La vicenda degli ex Mercati Generali è anche un paradigma, quello di una città asservita agli interessi delle multinazionali, che sotto la scusa della “rigenerazione urbana” - a Roma come a Firenze, a Napoli, a Milano - si appropriano di aree ed edifici pubblici per realizzarvi appartamenti ed hotel da affittare a prezzi stellari a ricchi turisti internazionali e “nomadi digitali”. Resteranno presumibilmente beneficiarie fin quando il business sarà per loro conveniente, salvo poi lasciare in eredità alveari di cemento e degrado alle amministrazioni di cui hanno utilizzato i favori. La capitale è interessata da altri progetti edificatori fortemente impattanti, nell’VIII municipio e altrove, progetti che rispondono alle stesse logiche affaristiche e prefigurano un nuovo “sacco di Roma” del terzo millennio. Le realtà sociali e politiche che hanno aderito alla manifestazione di sabato 28 febbraio lo hanno compreso. La nostra è un'idea di città diversa, fatta di servizi pubblici e gratuiti per le persone a basso reddito, di spazi sociali e culturali di autogoverno, di edilizia residenziale pubblica per il diritto all’abitare di tutt@, di parchi naturali e aree umide tutelate. È un’idea di libertà che passa nelle strade dei quartieri e nelle donne che le attraversano, per questo si connette alla lotta transfemminista. La concomitanza del corteo per gli ex Mercati Generali con la manifestazione contro il DdL Buongiorno di sabato prossimo sarà solo l’occasione per uno scambio di interventi tra i due palchi, prefigurando una convergenza, anche di corpi oltre che di idee, in prossimi appuntamenti. Il concentramento sabato 28 febbraio sarà a largo delle Sette Chiese alle ore 14 e 30, il corteo sfilerà fino all’ingresso degli ex Mercati Generali in via Ostiense seguendo un percorso a tappe con momenti di informazione e interventi dal camion, musica delle bande di strada. Ci saranno molte bandiere della Palestina, anche per sottolineare la compartecipazione di capitali tra il fondo immobiliare Hines e l’assicurazione israeliana Menora Mivtachim, impegnata nella realizzazione di colonie illegali in Cisgiordania. Ci vediamo in piazza sabato 28 febbraio, ore 14.40, Largo delle Sette Chiese. (Chiediamo a partiti e organizzazioni politiche e sindacali di non portare bandiere per rispettare il carattere civico del Corteo). Fermiamo la speculazione sugli ex Mercati Generali!
February 26, 2026
Radio Onda Rossa
Roma, 2 marzo: Dalla disciplina al pensiero critico: una giornata di formazione sull’ecosistema scuola
LUNEDÌ, 2 MARZO 2026, ORE 9.30-18:00 ROMA, CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE, VIA DELLA LUNGARA, 19 Il 2 marzo 2026, nell’ambito di Feminism9, Fiera dell’editoria delle donne, si terrà a Roma la giornata di formazione dedicata al tema “Ecologia dei corpi. Pratiche di sapere e relazione nello spazio della scuola“, rivolta a docenti di ogni ordine e grado. Come ormai tradizione, la giornata dedicata alla scuola nasce dal lavoro e dall’impegno condiviso di SIL, Leggendaria – Cara prof, FactoryA, Archivia, Indici Paritari e Proteo Fare Sapere, e si inserisce nel tema scelto da Feminism 9, che per questa edizione sarà: Creature di un unico mondo: ecologie, libri, voci. Si tratta di un riferimento esplicito a un mondo ferito dall’inquinamento ambientale, dalle guerre e dalle violenze neoliberiste, sessiste e razziste. Il pomeriggio sarà presente anche l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università con la presidente Roberta Leoni con un intervento: l’esercito in classe. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Roma – La Questura impedisce anche a un ragazzo evacuato dalla Libia di chiedere asilo
Un ragazzo di 24 anni, sopravvissuto alle violenze in Libia e arrivato in Italia attraverso un corridoio umanitario, respinto allo sportello e costretto ad attendere ore per poi vedersi rinviare l’appuntamento di tre mesi. È la vicenda raccontata da Baobab Experience, che denuncia quanto accaduto all’Ufficio immigrazione della Questura di Roma in via Patini, definendo quanto è successo frutto di «razzismo istituzionale e sistemico». A Roma, come in altre città italiane, sono note le difficoltà nel formalizzare la domanda di protezione internazionale tra lungaggini e prassi illegittime: c’è chi attende mesi, a volte anche un anno. E questo accade anche in città meno caotiche in cui la Pubblica amministrazione è considerata più efficiente – ma evidentemente non per tutti, soprattutto se si è “stranieri”. Approfondimenti CODE, RITARDI E PRASSI ILLEGITTIME: I QUOTIDIANI ABUSI IN QUESTURA  Un problema strutturale dalle metropoli alle città di provincia Redazione 12 Febbraio 2025 L’associazione sottolinea che non si tratta di un caso isolato, ma «esemplificativo di una condizione che pervade e permea le istituzioni». E proprio la storia del ragazzo, proseguono, rende il tutto ancora più emblematico: «Non è l’“odiato” migrante giunto col barcone, ma è un profugo arrivato con un volo aereo e un visto d’ingresso, attraverso un corridoio umanitario». R. è infatti arrivato in Italia l’11 dicembre con un corridoio umanitario, frutto di un protocollo tra istituzioni e organizzazioni religiose. Prima, però, aveva attraversato un percorso drammatico. Il fratello è morto in mare dopo lo speronamento dell’imbarcazione su cui viaggiavano; lui è stato catturato e trasferito nel centro di detenzione di Al-Assah, descritto da Baobab come «l’hub dell’orrore» gestito da milizie sotto il ministero dell’Interno di Tripoli. «La perdita del fratello e le torture subite devastano il ragazzo», scrive l’associazione che aggiunge che R. «ha tentato più volte di togliersi la vita». Nonostante una convocazione formale della Questura, il giorno dell’appuntamento R. si è trovato davanti a una serie di ostacoli. «Sveglia all’alba per mettersi in fila», racconta Baobab, ma una volta entrato «viene invitato ad andarsene». Prima la motivazione della carenza di personale, poi quella di un appuntamento che non risulta. Solo dopo l’intervento di un’attivista, che mostra la convocazione, R. viene fatto attendere. Passa un’ora, due ore, tre ore e alla fine – prosegue il racconto – un mediatore gli fa firmare un documento senza spiegazioni: «R. firma inconsapevolmente un nuovo appuntamento per tre mesi dopo». Quando l’attivista chiede chiarimenti, «gli operatori minacciano di chiamare la polizia», mentre il ragazzo, sempre più provato, «inizia a sentirsi male». Poco dopo, in stato di confusione, strappa il foglio e lascia l’ufficio. > Trattamenti degradanti sono la norma Per Baobab Experience, quanto accaduto non rappresenta un’eccezione: «I trattamenti degradanti nei confronti dei richiedenti asilo sono la norma alla Questura di Roma». L’associazione descrive una situazione strutturale di inefficienze che porta a condizioni inaccettabili: «Famiglie con bambini costrette a dormire fuori al gelo per essere le prime in fila, spazzatura ovunque, inciviltà dilagante di parte del personale». E denuncia anche la presenza di «avvocati truffaldini che provano a vendere false soluzioni». Nel comunicato, Baobab ribalta la narrazione dominante sul degrado di via Patini: «Per noi il degrado non è la povertà e non è la marginalità sociale di persone con background migratorio». Al contrario, «queste sono l’esito dell’inciviltà e del razzismo strutturale». Il rischio, conclude l’associazione, è quello di una spirale di esclusione: «Si inizia dalla negazione di uno status giuridico per poi negare l’accoglienza, costringere alla strada, impedire il lavoro legale e alimentare lo sfruttamento». Da qui l’appello finale: «Siamo stanchi di restare silenti dinanzi a queste continue umiliazioni dei diritti e della dignità delle persone. Via Patini è dietro l’angolo: qualcuno dovrebbe andare a dare un’occhiata».
Roma, dispiegamento di mezzi militari in stazione: dissuasione e/o deterrenza?
Ieri, sabato 21 febbraio, in Piazza dei Cinquecento (Stazione Termini di Roma), già massacrata dai bandoni dei lavori di restauro (corrono i soldi del PNRR, si rinnovano gli appalti e si manovrano le “mazzette”) sostavano i Felini Militari fino all’incrocio con via Giolitti. I passanti spesso si arrestavano nel fiume ininterrotto della folla abituale, e fioccavano i commenti: “Ma che succede, che so’ ‘sti cosi?” “Papà sono carrarmati di guerra?” “Ah sordato, sei granne e grosso perché non vai a lavorà?” (azzarda una signora di corsa, il soldato sorride imbarazzato). Mi avvicino ad altri due militari, che dal viso sembrano adolescenti, e chiedo con finta ingenuità se è successo qualcosa che giustifica tale dispiegamento. “Signora, ma non lo sa? Siamo di Strade Sicure!” Ribatto che la loro presenza mi inquieta, molto più del tizio che osserva con interesse il mio zainetto. Si stringe nelle spalle. Sì, credo che ci sia solo da abituarsi all’obbedienza, al rispetto per la divisa, alla paura scambiata per protezione. Mentre siamo in attesa che scatti anche il bavaglio alla magistratura, purtroppo ultimo baluardo della democrazia, nell’assenza della politica.    Come si evince dai siti dell’esercito e delle sue riviste, dal 2024 l’operazione Strade Sicure ci protegge dalla delinquenza, comune e politica (clicca qui per i riferimenti e anche qui). Il passo, secondo Carlo Nordio eMatteo Piantedosi, è brevissimo, siamo tutti potenziali rei, se transitiamo per strada senza fare shopping o se sostiamo in una piazza per manifestarci, come prevede la costituzione. Chi vive in un quartiere di Roma, classificato da ordinanza prefettizia come Zona Rossa, ad alto rischio di turbolenze di ogni tipo, deve convivere con le gazzelle agli angoli delle strade, osservare il fermo per controlli a ogni persona leggermente colorata. Ma da due anni, anche grazie alla continua approvazione di decreti securitari, l’attività di prevenzione (?) del crimine si è intensificata con la presenza massiccia dell’esercito. Del resto, qualche tempo fa, su Il Fatto Quotidiano, apparivano lettere inviate dalle organizzazioni sindacali dei poliziotti al Ministro (clicca qui), in cui si lamentava la mancanza di uomini e mezzi. Non era chiaro, almeno a me, se chiedevano una maggior efficienza per una maggiore efficacia contro i manifestanti (il caso di Askatasuna, a Torino), o se, come dovrebbe accadere in uno stato democratico, per consentire pacifiche manifestazioni e per garantire operazioni di polizia non in stato di guerra. Insomma, né il Cile di Pinochet, né l’Argentina di Videla. Comunque sia, se fino a un paio di anni fa si vedevano le bianche tendostrutture, le camionette, le transenne contenitive di fronte ai ministeri o alle abitazioni di persone esposte, oggi la “deterrenza” è affidata ai Puma 4×4 o 6×6, pensati per azioni a “bassa intensità”. Dunque, non si alzano le torrette per sparare sulla folla e non si schiacciano i ladruncoli sotto le ruote? No, più subdolamente ci aiutano ad abituarci alla presenza aggressiva di questi mezzi nel normale traffico urbano. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente