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Rilevazione alunni palestinesi nelle scuole: a che cosa serve?
In data 08 gennaio u.s. l’Ufficio Scolastico Territoriale di Roma, su indicazione del Ministero dell’Istruzione, ha emanato una nota (“Rilevazione alunni/studenti palestinesi a.s. 2025/26”), con cui ha richiesto ai dirigenti scolastici “informazioni circa la presenza di alunni/studenti palestinesi presso le istituzioni scolastiche nel corrente anno scolastico”, senza specificare né la motivazione né lo scopo di tale rilevazione. Alle note critiche che sono state immediatamente sollevate e che rilevavano l’aspetto discriminatorio di una tale rilevazione, il Ministero ha replicato, con una nota firmata dalla Dr.ssa Palumbo, che la rilevazione sarebbe stata avviata dalla Direzione affari internazionali del Ministero “allo scopo di favorire il pieno inserimento scolastico degli studenti palestinesi nelle scuole (…) per conoscerne il numero e l’ordine scolastico di frequenza” al fine di “assicurare la migliore accoglienza e integrazione nel percorso scolastico degli studenti palestinesi”. L’attività avrebbe quindi le stesse finalità e userebbe lo stesso format utilizzato dal precedente governo per gli studenti ucraini. Ma nel testo della nota dell’USP di Roma non si parlava di azioni di accoglienza né di integrazione degli alunni/e e degli studenti/esse palestinesi, ciò che invece era stato fatto per gli studenti/esse ucraini/e espatriati/e dopo l’invasione russa dell’Ucraina, per i quali il Ministero aveva previsto specifici finanziamenti per le attività di accoglienza a scuola, organizzando un monitoraggio mirato diretto agli allievi/e ucraini/e accolti/e dopo il 24 febbraio 2022 (come è chiarito in una nota ministeriale del 9 marzo 2022). Nella nota dell’8 gennaio sugli allievi/e palestinesi non si fa riferimento all’arrivo recente di allievi/e palestinesi né si chiarisce il senso e la finalità della rilevazione. Perciò, una rilevazione che segua le indicazioni date non deve distinguere tra allievi/e palestinesi residenti in Italia da anni, e allievi/e arrivati/e di recente. Quando il Ministero avvierà concretamente le stesse azioni messe in atto per gli studenti/esse ucraini/e, la questione avrà forse un altro aspetto. Ma certamente la giustificazione data a posteriori dal Ministero, evidentemente per replicare alle critiche mosse da più parti, non appare congrua con le precedenti azioni del Governo. Sin dall’inizio dell’invasione russa, il Governo Italiano ha sostenuto l’Ucraina, assicurandole un costante sostegno economico, politico e militare, e organizzando un’accoglienza della popolazione ucraina profuga di guerra. Invece, rispetto alla situazione palestinese, lo stesso Governo non solo ha mostrato un atteggiamento di assoluta indifferenza verso il massacro subito dalla popolazione palestinese, ma ha appoggiato le posizioni del Governo Israeliano, anche quando le sue azioni sono sfociate nel genocidio; ha emanato decreti che tendono a reprimere le critiche al governo israeliano assimilandole addirittura all’antisemitismo. E perciò resta intatto il fondato timore che la rilevazione verso gli studenti/esse palestinesi abbia un senso diverso da quello conclamato, e possa essere una forma di schedatura su base etnica o nazionale, il che sarebbe un’ulteriore novità nel panorama scolastico italiano, almeno dopo il 1948. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Il mondo in un parco
IN QUALSIASI ANGOLO DEL MONDO, ANCHE IN UN PARCO DI UNA PERIFERIA URBANA, È POSSIBILE RITROVARE BUONA PARTE DEI TEMI DEL CONFLITTO SOCIO-AMBIENTALE DI QUESTA NOSTRA EPOCA, MA ANCHE RICONOSCERE COME PERSONE COMUNI, REALTÀ SOCIALI, PERFINO POPOLI, HANNO SMESSO DI ESSERE SPETTATORI IMPOTENTI DELLE DEVASTAZIONI IN CORSO. IL BISOGNO DI UNA SOLIDA VISIONE AL TEMPO STESSO SCIENTIFICA E OLISTICA IN GRADO DI ASSECONDARE LA NATURA COMPLESSA DELL’ECOLOGIA PUÒ PRENDERE FORMA IN DIVERSI MODI. UN PREZIOSO APPUNTAMENTO NEL PARCO DI AGUZZANO DI ROMA, LABORATORIO DI BIODIVERSITÀ Chi ha memoria dei grandi movimenti ambientalisti di massa degli anni Settanta-Ottanta del Novecento in Europa e in tutto il mondo, ricorderà la potenza evocativa del concetto di “energie alternative”. Erano anni in cui i temi ambientali si legavano in maniera indissolubile al pacifismo, all’antimperialismo, all’antinuclearismo e ai movimenti di liberazione delle donne. Dietro l’idea-forza delle energie alternative si prefigurava un mondo alternativo allo “stato presente delle cose”, con un diverso modo di produzione, di consumo, di scambio, di mobilità, di istruzione, di salute, di gestione del riciclo/rifiuto, di organizzazione urbanistica, di rapporti tra le persone, di rapporto con la natura, ecc. Una società basata su funzioni, principi e valori radicalmente alternativi, che sarebbe stata la condizione necessaria per adottare un modo di produrre energia anch’esso propriamente alternativo alle fonti fossili. Era una bella visione utopica e rivoluzionaria, quella dell’ambientalismo politico e sociale del secolo scorso, che preparava la strada all’immaginazione di un mondo desiderabile e vivibile, altro dal futuro inquinato, avvelenato, surriscaldato, supersfruttato e depauperato che le grandi multinazionali prospettavano alle generazioni future. Dominava anche l’idea che il tempo fosse “dalla nostra parte” e che le istanze di cambiamento si sarebbero diffuse nella società ben prima che il capitale, trasformata in merce ogni risorsa, materiale e immateriale, del pianeta, entrasse in una fase autodistruttiva trascinando con sé in una rovinosa caduta ogni forma di vita. Oggi ben poco è rimasto di quell’immaginario. Il concetto di energie alternative è stato spazzato via dal concetto rassicurante e moderno di “energie rinnovabili”: non più solare in alternativa al fossile, ma solare in aggiunta al fossile e presto al nucleare. Non più un mondo sostenibile basato sulla parsimonia e sul rispetto degli equilibri della natura, ma la corsa sfrenata per depauperare le risorse naturali e gli ecosistemi, impoverire e annichilire l’umanità e portare il pianeta verso un punto di non ritorno oltre il quale gli equilibri climatici e ambientali saranno irreversibilmente compromessi. In questo quadro gli scenari di guerra e la corsa al riarmo sembrano sancire in maniera sprezzante questa tragica tendenza. Anche il tempo non gioca più “a nostro favore” perché in un sistema globale ormai squilibrato, innumerevoli fattori di natura fisica, economica e sociale agiscono in maniera sinergica fra loro e concorrono a rendere estremamente rapidi e profondi i processi di trasformazione e degrado degli equilibri ambientali, sociali e geopolitici determinando scenari di estrema complessità. Il collasso climatico, già pienamente operante in questo nostro tempo, si presta ad essere un ottimo esempio di come un sistema altamente complesso e altamente perturbato che evolve con crescente velocità non possa essere governato con risposte semplici o strategie dilatorie che rinviano sine die la necessaria, radicale trasformazione dei sistemi economico-sociali globali. Tuttavia non sarebbe corretto affermare che i popoli della Terra e le nuove generazioni del terzo millennio siano solo spettatori impotenti dello scempio. Le forme possibili di resistenza con le quali affrontare l’era difficile nella quale l’umanità è ormai entrata si manifestano ad esempio nel protagonismo dei popoli nativi che sperimentano pratiche di adattamento basate sulla natura, infinitamente più efficaci del nulla che accompagna le conferenze dell’ONU sul clima. O ancora, con la radicalità dei movimenti giovanili che affermano la centralità e l’urgenza dei temi ambientali e denunciano l’inazione dei governi e per questo spesso subiscono pesanti forme di repressione. In questo contesto è importante sottolineare anche il ruolo della società civile, sempre più confusa e impaurita dai molti fattori di crisi globale ma talvolta capace di tutelare i frammenti di natura presenti nelle città e di creare reti di solidarietà sociale per contrapporsi alle opere di sfruttamento e devastazione del territorio. La strada che, generazione dopo generazione, l’umanità dovrà percorrere per evolvere in equilibrio con i sistemi naturali dovrà essere ispirata da una solida visione scientifica e olistica per comprendere e assecondare la natura non lineare e complessa dell’ecologia. Diversamente, tutte le semplificazioni e i riduzionismi che hanno caratterizzato la nascita e la crisi delle società moderne continueranno a spingere verso la catastrofe. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: la presunzione che l’Uomo si possa erigere al di sopra della natura, dominarla e piegarla alle proprie ambizioni e ai propri interessi; la convinzione che la tecnologia sia in grado di arginare gli squilibri ambientali e, insieme alla repressione e alla guerra, le emergenze sociali; l’illusione che l’energia nucleare sia la risposta, semplice e pulita, ai problemi energetici, senza considerare che non è di più energia che l’umanità ha bisogno ma di parsimonia, sostenibilità e distribuzione equa delle risorse. Sono esempi di quanto sia devastante una cultura di potere, riduzionista e pseudo scientifica, che non ammette che in ogni suo aspetto il mondo sia regolato in definitiva dalle leggi della complessità e dell’ecologia. È con queste convinzioni che abbiamo iniziato un viaggio per conoscere la biodiversità di una piccola area naturale protetta, perché anche in un avamposto periferico come il parco di Aguzzano di Roma è possibile ritrovare tutti i temi del conflitto socio-ambientale di questa nostra epoca. Tutelare gli ecosistemi è una precisa e forte presa di posizione politica che si unisce alle istanze solidaristiche, ai diritti dei popoli, al ripudio della guerra e del riarmo, alla necessità di redistribuire equamente le risorse. In definitiva al lungo, incessante e travagliato cammino verso una società equa. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il mondo in un parco proviene da Comune-info.
Lettera aperta al Dirigente di un Liceo: rivendichiamo il diritto al pluralismo educativo
In attesa che il MIM faccia chiarezza sugli scopi di quella che a prima vista si presenta come una vera e propria schedatura a livello nazionale di studenti/esse palestinesi di ogni ordine e grado fino agli adulti, allievi di corsi di italiano L2, proponiamo una lettera aperta ad un preside della provincia di Roma che, pur in presenza di una tragedia storica come quella che sta avvenendo sotto i nostri occhi, impotenti a Gaza e in Cisgiordania, ha fatto rimuovere, per ben due volte, accanto alle bandiere di Unione Europea, Italia e Regione Lazio, quella palestinese appellandosi alle normative che regolerebbero il cosiddetto “cerimoniale”. Di fatto, questo gesto nonviolento, pacifico e rispettoso delle altre bandiere che si sono ritrovate accanto e non sostituite da quella palestinese, è stato considerato letteralmente un “atto illecito”. La lettera è anche il pretesto per elencare una serie di fatti, in comune con tante altre scuole in Italia che vanno dalla assurdità dell’obbligatorietà imposta dal ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, di un contraddittorio ogni qualvolta venga invitato/a un “ospite” esterno, fino al divieto di divagare intorno a temi politici durante i collegi-docenti, fino agli esempi di quotidiana militarizzazione della formazione. Egregio sig. Preside, il nostro Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha recentemente inviato questa circolare/nota a tutti gli istituti all’attenzione dei dirigenti e quindi anche alla sua: * Numero della nota: n. 5836 * Data di emissione: 7 novembre 2025 * Oggetto della nota: Manifestazioni ed eventi pubblici all’interno delle istituzioni scolastiche — indica alle scuole di organizzare eventi e dibattiti su temi di rilevanza sociale o politica garantendo pluralismo di opinioni e pensiero critico anche attraverso un contraddittorio tra diverse posizioni Nelle aree esterne del nostro Istituto sono presenti diversi alberi di ulivo inserite nel contesto del cosiddetto Giardino dei Giusti, dove ogni anno viene attuata la raccolta delle olive con la collaborazione del plesso agrario. Questa iniziativa dall’alto valore simbolico, oltre che didattico, per i ragazzi e le ragazze dell’agrario viene ogni anno pubblicizzate e diffusa anche sui mass media come attività a favore della Pace e del rispetto tra i popoli. Elenco qui di seguito la lista delle targhe, presenti nel giardino che ricordano alcuni personaggi della storia: 1. Jan Karski – Messaggero della verità sulla Shoah: cercò di avvertire le potenze alleate dell’Olocausto e del destino degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Gariwo 2. Franca Jarach – Sopravvissuta alla Shoah; la sua storia è spesso legata al ricordo della persecuzione antisemitismo 3. Emanuele Stagnaro – Comandante della nave Esperia che simulò di non “vedere” per salvare circa 1500 ebrei durante le deportazioni. 4. Gino e Esterina Scarlatti – Coppia che offrì rifugio ad ebrei durante la Shoah. 5. Gino Bartali – ciclista italiano che, con l’aiuto di documenti falsi e reti di aiuto, contribuì a salvare ebrei sotto persecuzione. 6. Giorgio Perlasca – Si finse console onorario spagnolo e salvò circa 5 000 ebrei ungheresi nei campi di Budapest. La raccolta delle olive e quindi la produzione dell’olio ampiamente comunicate pubblicizzata verso l’esterno è svolta ogni anno tra gli ulivi del Giardino di Giusti rappresenta, appunto, uno di questi “eventi” indicati dal ministro Valditara ed in ogni caso, gli ulivi stessi e le targhe dei Giusti rappresentano perennemente una manifestazione di un pensiero politico (che non vuol dire partitico). La Scuola stessa, per definizione, sul piano sociologico e filosofico è un luogo politico e di elaborazione di un pensiero politico e il fatto stesso di “andare” e relazionarsi in un luogo come, appunto, la scuola, è di per sé un fatto politico. Le domande che le rivolgo sono quindi: 1) quale contraddittorio o a quale voce riequilibrante, Lei ha dato spazio rispetto alla Shoah? 2) Di fronte allo sradicamento, con i bulldozer, non solo delle case dei palestinesi a Gaza e nei territori occupati della Cisgiordania ma anche di una pianta, altamente simbolica e al centro della cultura stessa palestinese, appunto l’ulivo, quale simbolo o quale attività ha promosso per ricordare per esempio il genocidio a Gaza e la pulizia etnica attualmente in corso mentre io sto scrivendo in Cisgiordania? Egregio sig. Preside, l’Institute for the Study of Global Antisemitism & Policy (ISGAP) ha recentemente svolto attività di formazione agli appartenenti alla Polizia di Stato, durante i quali si sono analizzati, in maniera molto critica e a volte apertamente negazionista, i concetti di genocidio e di apartheid: nella nostra scuola si sono svolte delle attività extracurriculari su alcuni temi indubbiamente cruciali sul piano sociale e pedagogico che rientrano nei seguenti progetti nazionali: 1) progetto Icaro che, in sintesi, intende educare al corretto comportamento soprattutto alla guida di autoveicoli durante il tempo libero. 2) progetto Scuole sicure contro il bullismo e il cyberbullismo. Entrambi i progetti sono portati avanti con agenti della Polizia di Stato che in alcuni casi si sono presentati nel nostro Istituto con la volante (la cosiddetta pantera) parcheggiata proprio di fronte l’ingresso e indossando la propria divisa d’ordinanza. Domande: 1) Chi abbiamo invitato per proporre ai nostri studenti e alle nostre studentesse un’analisi del bullismo e del cyberbullismo che possa andare al di là del concetto di deterrenza che purtroppo viene consapevolmente confuso con il termine di prevenzione? 2) Gli operatori, tutti i sociologi o psicologi del Telefono azzurro, sono stati individuati come soggetti aventi titolo a parlare di questi temi essendo a contatto non solo quando accade un fatto grave, omicidio o violenza ma h24 ascoltando le sofferenze dei ragazzi e delle ragazze? 3) Non rappresentano forse questi una valida alternativa o quantomeno una voce diversa da quella dei poliziotti/e in divisa? 4) Allo stesso modo il progetto che riguarda la sicurezza stradale e i comportamenti a rischio perché non affrontarla con esperti dell’Automobil Club Italiano o anche da psicologi o sociologi che da anni studiano i comportamenti a “rischio” e le varie forme di devianza? L’esposizione della bandiera palestinese, peraltro deliberatamente esposta la seconda volta con il colore nero rivolto verso il suolo a significare il ricordo delle decine di migliaia di vittime già sotto terra oggi o in procinto di esserlo nel momento stesso in cui sto scrivendo, credo che sia un gesto nonviolento, pacifico e silenzioso che va nella direzione di quel “bilanciamento” delle opinioni richiesto proprio dal nostro ministro. Nel caso specifico, peraltro, in linea del tutto teorica, potrebbe accadere nel caso in cui si parlasse di antisemitismo e di Shoah a scuola, che qualcuno fosse tentato di chiamare un rappresentante del movimento neonazista italiano o un esperto che ci parlasse delle motivazioni alla base del genocidio degli ebrei e dell’eliminazione dei loro corpi nei forni. L’esposizione della bandiera, invece, non ha nulla a che vedere con questa visione purtroppo molto semplicistica, ma altamente populista e foriera di voti per le politiche del 2027 del nostro ministro Giuseppe Valditara. Trovo inoltre molto grave, per concludere, che l’istituto “Leonardo da Vinci” con alcune sue classi, dopo aver partecipato a un incontro/convegno organizzato gratuitamente per i nostri studenti dall’Università Europea di Roma sull’intelligenza artificiale e i suoi risvolti nella società, sia stata poi invitata dall’università stessa, a partecipare anche ad un successivo incontro “gratuito” di orientamento, proprio nel periodo-chiave in cui le famiglie, le ragazze e i ragazzi si orientano, appunto, per la scelta universitaria. Che questo venga fatto surrettiziamente nel quadro di un’uscita didattica, da parte di una istituzione privata le cui rette vanno da un minimo di 3.000 euro fino a oltre 10.000, rilevo anche qui un contrasto con le indicazioni proprio del nostro ministro. In questo caso l’alternativa è molto semplice e potrebbe essere il salone dello studente che ogni anno viene organizzato all’EUR e dove sono presenti istituzioni informative private e pubbliche, scuole militari ecc.. Ricordo inoltre, come già ho avuto modo di esprimermi durante un collegio docenti che l’Università europea di Roma (UER) è collegata all’organizzazione religiosa “reazionaria” e integralista cattolica, denominata Miles Christi che, non a caso, ha uno dei suoi studentati a Roma proprio accanto all’università e che l’intelligenza artificiale è al centro di quel tragico equivoco denominato “dual-use“: vista l’enfasi che viene posta sulle virtù salvifiche dell’intelligenza artificiale, ampiamente utilizzata, appunto, in campo militare o per il controllo sociale in termini addirittura predittivi, il personale esperto che possa parlare, in modo equilibrato e consapevole con nostri studenti, deve essere accuratamente scelto e non può essere certo la vicinanza geografica al nostro Istituto o un servizio “gratuito” come l’orientamento alla scelta universitaria ad orientare la scelta. Per concludere, augurandole buona giornata e inviandole un cordiale saluto, chiedo che mi vengano gentilmente restituite entrambe le bandiere che in due occasioni ho provveduto personalmente a fissare accanto a quelle istituzionali, infrangendo deliberatamente le indicazioni del cosiddetto cerimoniale delle istituzioni pubbliche, in considerazione di quanto sopra detto, ma anche della gravità della situazione in Palestina di cui tutti noi siamo complici. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Il territorio, filo dopo filo
-------------------------------------------------------------------------------- Foto Cooperativa sociale Magliana Solidale di Roma -------------------------------------------------------------------------------- Afferra il filo con una mano e, con l’altra, l’uncinetto. L’uno sembra chiamare l’altro, e senza sapere bene come ti ritrovi presto a intrecciare non solo fili colorati, ma anche le storie delle persone che li attraversano. “Fili e Trame – per una maglia solidale di comunità nel Municipio XI di Roma” è un progetto che si svolge nei quartieri Marconi (presso il centro anziani di quartiere Amici del Sorriso), Magliana (nella sede della cooperativa Magliana Solidale) e a Colle del Sole (presso l’IC Santa Beatrice, il Bar 39 ed altre sedi del territorio) del Municipio XI. Pensato come un’occasione per rompere la solitudine degli over 60 e imparare cose nuove, è diventato per molte persone un momento atteso con cui ri-cominciare a intrecciare la propria vita con quella di altri. Fili & Trame è centrato sulla pratica benefica e socializzante del lavoro a maglia, dove ogni partecipante (chiamato Magliante) ritrova un proprio spazio di attività unito al piacere di contribuire per uno scopo sociale, perché può conoscere da vicino alcune realtà che si occupano di persone fragili e perché un pomeriggio a settimana può donare ai loro ospiti i prodotti del laboratorio di maglia. Le diverse realtà territoriali che partecipano (come l’associazione “La lampada dei desideri” e “Salvamemme”), dopo la firma di un Patto di Collaborazione, raccontano ai Maglianti la loro attività e capiscono insieme quali manufatti potranno essere lavorati e donati per l’utilità degli ospiti. Comincia poi il lavoro vero e proprio dedicato all’immaginazione, ai colori, alle forme, alle idee e alla magia delle mani che trasformano gomitoli in opere d’arte. Inevitabilmente il lavoro a maglia è un momento per raccogliere vissuti diversi e per favorire la conoscenza tra persone dello stesso territorio. A volte è come salire su un sentiero di montagna: senti lo sforzo, i pensieri che si fanno strada, vogliono essere ascoltati e considerati. Del resto non siamo abituati a incontrare la fragilità, o meglio non tutti abbiamo modo di conoscerla e di viverla da vicino e come occasione di crescita, di vicinanza affettiva ed emotiva. Nel lento procedere ciascuno prende spazio. In un messaggio diffuso sul gruppo WhatsApp qualcuno scrive: “Quanto mi manca lo spazio del laboratori. Ero partita così bene, volevo conoscere C. e le altre signore per allontanare un po’ la solitudine e ritrovare la gioia, scambiarci lavori, parole, confidenze, stare in compagnia ma, purtroppo, mi sono dovuta fermare. Ora sto facendo controlli, visite e non so che altro mi aspetta… Speravo tanto di passare il mio compleanno in vostra compagnia, lo avevo detto anche ad A., c’è tempo ancora, vedremo. Vi abbraccio tutte”. Di certo bastano un paio di incontri per muovere le prime relazioni: chiedere un passaggio, scambiarsi un’idea, cercare un consiglio, darsi appuntamento per il giorno del laboratorio… Abbiamo tutti bisogno di un comunità di quartiere. Lo dimostrano anche i diversi giovani che si sono avvicinati al progetto (finanziato con l’Otto per Mille della Tavola Valdese). Accogliere gli imprevisti è un passaggio automatico di questo tipo di percorsi. Michele, ad esempio, ha sempre accompagnato la moglie, fotografando gli incontri del lavoro a maglia con il suo smartphone. Un giorno qualcuno gli ha chiesto: “Ma tu che facevi prima di andare in pensione?” “Il meccanico”. “Ma allora sai smontare e rimontare le cose?” “Certo”. “E vorresti farlo per gli altri?” “Perché no?”. È nato così la figura del “Sostenitore” e i primi sono già attivi: si tratta di persone con diverse capacità che sostengono il percorso mettendo in comune tempi e saperi, come a Colle del Sole dove è stato avviato uno Spazio Repair Cafè grazie alla disponibilità di un primo volontario che si è reso disponibile ad aggiustare oggetti e giochi per l’associazione “Salvamamme”. C’è chi decreta che senza la bussola del profitto i legami sociali siano destinati a perdersi. Ma questo lembo di periferia romana smentisce l’oracolo. Qui basta un gesto minimo, un punto d’uncinetto scelto come principio — catenella, maglia bassa, mezza maglia, maglia alta — e il futuro comincia a tessersi da sé. Il resto lo rivela il territorio, filo dopo filo. -------------------------------------------------------------------------------- È possibile seguire il progetto Fili & Trame su https://www.facebook.com/magliana.solidale (tel. 347 2880514 oppure e-mail filietrame.magliasolidalecom.@gmail.com). -------------------------------------------------------------------------------- Chiara Cammarata è educatrice professionale e coordinatrice del progetto Fili & Trame. Franco Violante, sociologo, è progettista per la Cooperativa Magliana Solidale -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI DANIELA DEGAN: > Alfabeti per mondi nuovi -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il territorio, filo dopo filo proviene da Comune-info.
Lettera genitori di una scuola di Roma: difendiamo la Pace contro il militarismo
PUBBLICHIAMO UNA LETTERA GIUNTA ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ DA PARTE DI UN GRUPPO DI GENITORI DI UNA SCUOLA DI ROMA PREOCCUPATI PER LA DERIVA BELLICISTA E LA PROPAGANDA DI GUERRA NEI LUOGHI DELLA FORMAZIONE, NEL SOLCO DEL LAVORO CHE L’OSSERVATORIO CONDUCE ORMAI DA DIVERSI ANNI. Siamo un gruppo di genitori di un liceo classico di Roma; durante le vacanze di Natale abbiamo appreso da una comunicazione pubblicata sul registro elettronico che per il 15 e il 20 gennaio 2026 sono stati organizzati dalla scuola degli incontri dal titolo “Orientamento carriere in divisa e facoltà universitarie con AssOrienta”. Da notare che non è stata emanata alcuna circolare per questi eventi, né una “comunicazione”: è possibile rinvenirla solo nella sezione “Orientamento in uscita” del sito ufficiale del liceo. La comunicazione ci ha molto allarmati in quanto genitori e in quanto cittadini di una Repubblica che ripudia la guerra (art.11 Costituzione Italiana) e di una Regione che ha una specifica legge, la n.12 del 17/07/2019, che promuove una cultura di pace e la diffusione dei diritti umani. La scuola, in qualità di istituzione repubblicana e democratica deve fondare la sua attività quotidiana all’insegna del principio della Pace (“se vuoi la pace, prepara la pace”) rifiutando consapevolmente invece, tutte quelle attività e occasioni che hanno come obiettivo di riarmare eserciti e menti (“si vis pacem, para bellum”). La nostra preoccupazione, basata anche sulla situazione internazionale che vede in questo momento storico il ripresentarsi di condizioni e volontà politiche che spingono plausibilmente verso pericolosi scenari bellici anche in Europa attraverso un piano straordinario di riarmo, e che vogliono reinserire la leva militare per i/le giovani, trova riscontro in molteplici atti e norme internazionali, quali la Carta delle Nazioni Unite che si apre definendo la guerra come ‘flagello’, nonché l’Articolo 20 del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966 che perentoriamente prescrive: “Qualsiasi propaganda a favore della guerra deve essere vietata dalla legge”. Facendo proprio questo patrimonio di principi e di diritti consolidati nella cultura democratica del nostro Paese, il Consiglio d’Istituto della nostra scuola ad ottobre 2025 ha approvato una delibera in cui testualmente si raccomanda di “evitare la presenza nel nostro Istituto di attività nell’ambito dell’ex PCTO e nell’ambito dell’Orientamento di associazioni o aziende legate all’industria bellica o al sistema di apartheid israeliano”. L’iniziativa di “Orientamento alle carriere in divisa” attraverso AssOrienta comunicata dalla scuola si pone pertanto in contrasto con quanto deliberato dal Consiglio d’Istituto e dalla vocazione storica del nostro liceo, che fin dalle origini è stato sempre schierato contro la guerra e la militarizzazione della cultura. MA CHI È ASSORIENTA? Chi c’è dietro quest’associazione privata cui il nostro liceo si rivolge per orientare i nostri figli e le nostre figlie? Qual è l’orizzonte culturale in cui si muove, quali sono i suoi reali interessi economici? AssOrienta si presenta a prima vista come un’associazione neutrale poiché promuove anche altri percorsi, ma di fatto il suo obiettivo principale sono le cosiddette “carriere in divisa”, in cui è specializzata da anni (si guardi l’homepage https://www.assorienta.it).
Solidarietà & militarizzazione: approcci educativi e diseducativi in una scuola romana
Grande sorpresa ha suscitato la bandiera palestinese fissata accanto a quella italiana e dell’Unione Europea all’Istituto “Leonardo da Vinci” di Maccarese-Fiumicino. Questo semplice simbolo di solidarietà, di pace e nonviolenza, rivolto al popolo palestinese, infatti, bilancia parzialmente le numerose attività extracurricolari di stampo “legalitario” o giustizialista dell’istituto che, pur avendo nel suo piano dell’offerta formativa l’indirizzo “Scienze Umane”, non perde mai occasione di organizzare incontri di interesse sociale con militari o appartenenti alle forze di Polizia, addirittura con la Polizia Penitenziaria come quello in occasione dell’ultima giornata nazionale dedicata alla Legalità che vuole ricordare la memoria delle stragi di Capaci e via D’Amelio (Clicca qui). L’approccio è sempre quello basato su una visione fuorviante del concetto di “prevenzione” che, in realtà, si basa su quello di “deterrenza” e di semplice rispetto delle norme di legge più che di ragionevole osservanza di relazioni improntate alla pace, alla tolleranza e al rispetto della persona umana al di là delle leggi che le regolano e soprattutto delle sanzioni previste per i trasgressori. Si tratta di un approccio che certamente non allena le giovani generazioni a ragionare sugli squilibri sociali che portano alla devianza, a riconoscere in anticipo quali possano essere le traiettorie e le cause che inevitabilmente portano alla devianza, come la disuguaglianza nella ripartizione delle risorse e nell’accesso all’istruzione, constatando che peraltro, in Italia, questo principio costituzionale è disatteso e in paradossale antitesi alla nuova dicitura del Ministero dell’Istruzione che si fregia del termine “merito” vede una ministra dell’Università Annamaria Bernini ricalcare fedelmente, dopo essersi laureata e instradata nella carriera accademica nello stesso ateneo, le orme del padre ex-ministro (1994-1996), come lei (2011) ma in anni differenti, sotto il governo Berlusconi. Sempre con questo approccio, all’IIS “Leonardo da Vinci” si sono susseguiti negli anni gli incontri con i poliziotti che hanno affrontato e affrontano tuttora, quasi fosse un rituale ormai assodato, il tema del bullismo o del cyberbullismo – oggi inquadrati nel più ampio progetto “Scuole Sicure” – evitando, invece, di chiamare a relazionarsi con i ragazzi, gli esperti, per esempio, del Telefono Azzurro (2023 clicca qui) (2025 clicca qui) oppure dei giovani hacker o informatici esperti di “Deep web” o di cyber-security. Ma le strade per affrontare, sempre col medesimo approccio, il bullismo, alle volte si fa più sofisticato come nel caso del progetto “Bulli-Stop” (2024 clicca qui) in cui l’architrave accademica è certamente solida, grazie alla sua fondatrice e presidente, la nota pedagogista, Giovanna Pini, ma che all’atto pratico, si esprime attraverso interventi molto coreografici basati sulla metodologia del “teatro pedagogico”: dei giovani attori mettono in scena dei monologhi in cui giocano il ruolo di ex-studenti, vittime di bullismo e che alla fine dello spettacolo rivelano la loro vera identità dopo essere entrati, quindi, in empatia con il pubblico dei giovani studenti e studentesse. Il progetto propone parallelamente alle consulenze di tipo psicologico, per il sostegno all’autostima e al superamento dei traumi, una sovrabbondanza di riferimenti legalitari e/o contatti legali quali “salvagente” contro eventuali abusi subiti in classe a partire da colui, definito come la “colonna portante legale dell’associazione”, l’avvocato Eugenio Pini, da non molto scomparso e figura, quasi “storica”, di primo piano nella difesa di poliziotti e carabinieri, a volte implicati in fatti di abusi in divisa. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Spin time è la vita che si contrappone allo sterminio
DICONO CHE PRESTO METTERANNO IN STRADA LE 150 FAMIGLIE CHE VIVONO OGNI GIORNO A SPIN TIME. E ALLORA LORO PROMUOVONO UN’ASSEMBLEA IN STRADA: CENTINAIA DI PERSONE, SABATO 10 GENNAIO, SONO ARRIVATE DA OGNI QUARTIERE E HANNO FELICEMENTE OCCUPATO VIA SANTA CROCE IN GERUSALEMME, ALL’ESQUILINO. SPIN TIME, DICONO, VA PROTETTO PERCHÉ PROTEGGE IL DIRITTO ALL’ABITARE, PERCHÉ È UNA STRAORDINARIA ESPERIENZA DI CONTRASTO ALLA DISPERSIONE SCOLASTICA, PERCHÉ OFFRE UN TETTO A ESPERIENZE SOCIALI FONDAMENTALI PER LA CITTÀ E PER IL MONDO, COME MEDITERRANEA. NEL TEMPO DELLA NECROPOLITICA, SPIN TIME È VITA Foto di Riccardo Troisi -------------------------------------------------------------------------------- Roma, sabato 10 gennaio 2026. La città ha detto No allo sgombero di Spin Time e alle lugubri politiche di sicurezza e repressione del governo Meloni. Migliaia di persone hanno felicemente occupato via Santa Croce in Gerusalemme, all’Esquilino, a Roma, riunendosi in assemblea di fronte all’ingresso dello storico edificio, dal 2013 spazio sociale e abitativo per 150 famiglie. Da ogni quartiere, da ogni realtà sociale, da ogni zona sono oggi affluite migliaia di istanze di cura, di solidarietà, di impegno e di resistenza contro le miserabili trame orchestrate per far scomparire le esperienze più ricche di riqualificazione urbana in città divenute invivibili: “Leoncavallo” a Milano, “Askatasuna” a Torino. Spin Time svolge una essenziale funzione di servizio pubblico, sottraendo famiglie e singole persone all’emergenza abitativa in una città sempre più corrosa dalla speculazione immobiliare, con povertà, razzismo ed esclusione sociale in aumento. Spin Time è presidio contro la dispersione scolastica avendo istituito un doposcuola per bambini e ragazzi, ed è un cantiere di rigenerazione urbana e uno spazio polifunzionale con una miriade di attività culturali, un auditorium, sede di spettacoli teatrali e concerti di musica classica, la vecchia mensa trasformata in osteria popolare e a queste attività se ne aggiungono molte altre: la residenza artistica la falegnameria, gli sportelli sociali. Nelle centinaia di interventi che si sono succeduti nel pomeriggio è stato ribadito il carattere repressivo dei provvedimenti di sgombero di quegli spazi sociali che contrastano il degrado in un perverso disegno di distruzione di luoghi e comunità che costituiscono spazi di vita, di socialità, di differenza e di libertà. Spin Time è davvero tutta Roma come dice lo striscione “Roma è tutta qui”. Perché Spin Time è, insieme con tutti gli spazi sociali della città, un’esperienza storica di amicizia e di sperimentazione di relazioni protette dalla micidiale presa razzista e di crescente discriminazione sociale. Questa esperienza proviene dalla trentennale pratica di autogestione e di produzione di mondi possibili che le amministrazioni hanno la responsabilità di proteggere, dovrebbe essere oggetto di salvaguardia da parte di amministrazioni che non possono rimanere silenti, o peggio, inattive, di fronte alle interferenze del governo nelle politiche cittadine. L’amministrazione e i partiti che la sostengono devono scegliere se stare dalla parte del “modello Milano”, del disastro immobiliare, della guerra ai poveri e della corruzione o dalla parte della città solidale. A Roma c’è una storia amara, quella della “delibera 104” sulla regolarizzazione di spazi e realtà culturali e di sindacalismo sociale, frutto di mediazione tra comune e realtà sociali, che però si rivela fallimentare, avendo introdotto lo schema della “gara” che privilegia la competizione e l’assegnazione a enti e associazioni anodine che aumentano la desertificazione dei territori. Spin Time invece è lo spazio che dà da mangiare durante le accampate davanti all’Università la “Sapienza” per lottare contro il caro-affitti; è lo spazio di solidarietà non solo a parole di don Mattia e di Mediterranea che salvano vite, non le uccidono respingendole o detenendole altrove. È l’osteria a prezzi popolari, è il luogo luminoso di attività multiculturali ed editoriali. A Spin Time nasce tre anni fa il Social Forum dell’Abitare che proviene dalle giornate del G8 di Genova 2001 e gira l’Italia per far fronte all’emergenza della casa che manca, della città che espelle e delle persone che diventano invisibili. Spin Time è “la città che da qualsiasi parte tu venga, in qualsiasi Dio tu credi, se hai bisogno di un tetto sulla testa dice ‘vieni, ti accolgo’”, e ha insegnato che non si è qui o là per lottare “per” te ma “con” te. Vogliono cancellare questo spazio di dignità e di umanità per un hotel di lusso di cui Roma non ha bisogno. Non vogliono eliminare un’occupazione, ma un modello che funziona. Deridono, umiliano, colpiscono le persone fragili. Giustamente si ricorda che “tempo fa qualcuno diceva che al centro di un progetto rivoluzionario c’è l’amore e che senza amore tutto il resto sarebbe stato un ammasso informe, senza vita”. Spin Time “è l’amore, la vita che si contrappone allo sterminio che non è soltanto più un’opzione politica, ma la possibilità di business, di arricchirsi, di distruggere”. Contro tutto questo inizia un percorso di assemblea permanente, un’agorà aperta, in cui si incontreranno le mille realtà, associazioni, reti e municipi, gli stessi che hanno alzato la marea delle mobilitazioni contro guerra, genocidio e distruzione della terra. Difendere Spin Time è difendere questo processo, è difendere Roma antifascista, cioè democratica, perché non ci sono altre democrazie: quelle sono maschere strappate che rivelano autoritarismo, violenza e propaganda. Per ricominciare a respirare insieme, a creare immaginario, mutualismo, aria pulita. -------------------------------------------------------------------------------- Foto di Riccardo Troisi: -------------------------------------------------------------------------------- Foto di Spin time: -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI JOHN HOLLOWAY: > Una luce nell’oscurità -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Spin time è la vita che si contrappone allo sterminio proviene da Comune-info.
Quando la Patria chiama. Sull’opuscolo distribuito nella Regione Lazio
Nel 2002 Francesco Storace, Presidente della Regione Lazio (2000-2005), inviò a tutte le scuole primarie un cofanetto contenente una bandiera italiana, una registrazione dell’Inno di Mameli, il simbolo delle Regione, un libretto di storia. Il tutto accompagnato da una lettera ai Dirigenti Scolastici in cui li si invitava a consegnare il pacco-regalo ai bambini di quinta perché “[…] si vivifichi e ponga radici in loro, fin dalla primissima infanzia, il sentire di quei valori immortali […]” – inoltre ricordava che tale simbologia, rispondeva – “[…]  agli alti richiami del Presidente della Repubblica (Carlo Azeglio Ciampi) […]”. Nella scuola da me diretta rimandammo al mittente gli scatoloni ma, con una lettera rivolta alle famiglie spiegammo le motivazioni del rifiuto, commentando il vaniloquio fascistoide della nota inviata. Del resto, Francesco Storace appartenne ad Alleanza Nazionale fino al 2007, fondò successivamente la Casa delle Libertà, sottotitolo Berlusconi, al cui governo partecipò come Ministro della Salute. Appartiene tuttora a gruppuscoli della destra. La deriva politica iniziata alla fine degli anni Ottanta, lo sfilacciarsi della sinistra italiana, porta ai nostri giorni, giorni, di nuovo in divisa orbace, con ben poca capacità reattiva da parte di quel che resta di opposizione. Il dono che oggi arriva alle scuole primarie è l’album da colorare We GIL, acronimo di Gioventù Italiana Littoria, ancora e sempre We, NOI (clicca qui per il video). Qualche annotazione sommaria forse aiuta i/le non romani/e a capire il senso della segnalazione. La Casa GIL venne edificata a Trastevere, all’angolo fra via Induno e largo degli Ascianghi, nel 1933, in stile razionalista. Nel 1997 una parte diventa il cinema Induno. Occupato successivamente dal centro sociale ex America (cinema a luci rosse del quartiere) subisce uno sgombero forzoso nel 2015, provvedimento poliziesco a cui ormai sembriamo abituati. Dopo varie vicende giudiziarie fra proprietà mista pubblica/privata e occupanti, dal 2018, restaurato l’intero edificio, il cinema diventa il Troisi, con un contatto di gestione di 12 anni. Una parte resta centro sportivo, un’altra sede di eventi culturali (i dettagli si possono ricavare dal sito del cinema). Il bozzetto del GIL da colorare – che grafica orribile il libretto! –  non a caso è della facciata principale dell’edificio che affaccia su Largo degli Ascianghi, luogo mitico per gli amanti del cinema, visto che l’ex dopolavoro del Monopolio di Stato ospita la sala Nuovo Sacher del regista Nanni Moretti, su cui campeggia, attualmente, un enorme Netanyau criminale pazzo. Non ricordo se le scritte fasciste sulla facciata inneggianti alla guerra, e che il disegno segna in neretto, furono rimosse durante il restauro e poi ripristinate come insegna di valore storico dell’architettura del trentennio. Come si può vedere nel video, per i Baby Balilla, ci sono altre immagini edificanti: una M campeggia su una pagina appena abbozzata (cartina del Sud America?!), un’altra mostra sei mezzi busti di personaggi dell’antichità. Su questo ultimo aspetto va sottolineato che i manuali di storia, non solo delle elementari, sono spesso una sequela di guerre, conquiste dell’Occidente per esportare cultura e tecnologia ai barbari e, ovviamente, profili di condottieri, principi, imperatori come fautori della storia del mondo, mondo semplificato, ridotto al solo lato Est del planisfero.  Pino Arlacchi, tracciando un parallelo fra quanto prescrive L’arte della guerra del cinese Sun Tzu (Mondadori, 2003), di ispirazione taoista-confuciana-buddista, e quella di tradizione greco-romana, scrive: “Ai giovani cinesi non sono mai stati proposti personaggi equivalenti ad Alessandro Magno, Giulio Cesare, Napoleone come figure da ammirare e imitare. Ai generali cinesi non vennero dedicati archi di trionfo, e non c’era culto dell’eroe combattente. […] Le prescrizioni di Sun Tzu sono l’esatto opposto di quelle di Clausewitz [… la cui teoria] è il culmine del modo occidentale di fare la guerra: l’annientamento delle forze nemiche come scopo e principio fondamentale dello scontro” (P. Arlacchi La Cina spiegata all’occidente, Fazi ed. 2025 pp 86/89). I/le nostri/e giovani sono sottoposti/e al mitridatismo operato con la peggiore propaganda, una lenta immunizzazione dai veleni dell’odio, la logica amico-nemico come farmaco per il “male oscuro dell’Occidente” (P. Arlacchi La Cina… cit, pag 89). Come disintossicante, come lato buono del pharmakon, si continuano strade di educazione alla pace in molte scuole. Non sono progetti, nel senso artificiale, posticcio, assunto oggi dal termine, ma lente acquisizioni quotidiane della capacità di elaborare il conflitto, di accettare le differenze. Due segnalazioni – fra moltissime – per un insegnante ai/alle cui alunni/e sia stato recapitato il famigerato album WeGIL, da Barbara Bertani, Maestra in Reggio Emilia: Davide Calì, Serge Bloch, Il nemico. Una storia contro la guerra, Terre di Mezzo, 2023, un piccolo racconto illustrato; Nicola Davies, Rebecca Cobb, Il giorno che venne la guerra, Ed. Nord Sud 2018, album illustrato e audiolibro. Dai sei anni in su, come sempre per la buona letteratura. Reneta Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Il battito di una Roma che non si arrende
Messaggio di Lucha e Sista e Spin Time Esprimiamo tutto il nostro sostegno, complicità e vicinanza a Spin Time Labs, che costruisce politiche per l’abitare giuste ed eque, che produce possibilità abitative per tant3, che genera esperienze mutualistiche e di welfare all’interno di uno stabile che era stato inutilizzato e abbandonato da  troppo tempo. La minaccia di sgombero che pende su Spin Time è inaccettabile. Non è un atto burocratico, ma un attacco frontale a un’idea di città. Come Lucha y Siesta, sentiamo questa vicenda vibrare sulla nostra pelle: sono esperienze in risonanza, specchi di una necessità che si è fatta carne, desiderio e progetto. Conosciamo bene la storia della comunità di Spin time con la quale abbiamo condiviso alcuni percorsi, oltre che storie e biografie. Lucha y siesta nasce nella lotta per la casa, intuendo prima di altri che la violenza domestica è tale, in primis, per chi non ha una casa sicura in cui vivere lontano dalla violenza. Intuizione che ci spinge a praticare ancora oggi, dopo 18 anni,  percorsi autonomi sul diritto ad una vita libera dalla violenza che significa anche; Casa, Lavoro e Autodeterminazione. L’Urbe Sotto Assedio: Speculazione contro autogoverno Per anni, Lucha y Siesta e Spin Time hanno colmato il vuoto lasciato da una politica istituzionale miope e latitante. Una politica che ha preferito svendere pezzi di Urbe alla speculazione selvaggia per “fare cassa”, invece di investire in utilità pubblica. In questo paradigma distorto, il benessere di chi abita i territori non è mai un investimento, ma sempre e solo una “spesa”. Il cemento perciò ha cannibalizzato i quartieri, soffocando il verde pubblico e abbattendo alberi secolari per moltiplicare palazzine vuote. L’esempio del The Social Hub a San Lorenzo è emblematico: uno studentato di lusso, uno scrigno scintillante per pochi privilegiati, spacciato per “rigenerazione urbana”. È la stessa retorica che ha cancellato l’esperienza di Scup – Sport e cultura popolare, lasciando al suo posto solo le macerie di via della Stazione Tuscolana. La Tirannia del Mattone e l’Espulsione dei Corpi Alle “cattedrali nel deserto” e alle vele incompiute si è sommata la ferocia della gentrificazione. Roma si sta trasformando in un parco giochi per il turismo di massa: Sradicamento sociale: Gli affitti schizzano, le case vacanza proliferano, i dehors invadono ogni centimetro. Svendita del patrimonio: Nonostante il Comune e la Regione posseggano un terzo delle case in affitto, preferiscono venderle, come accade alla Garbatella. Espulsione coatta: Trastevere, San Lorenzo e il Pigneto sono già stati colonizzati. Chi sarà il prossimo? Per chi fugge dalla violenza patriarcale, trovare casa a Roma è diventato un miraggio. Se sei migrante o una soggettività non conforme alle norme eterocis, il miraggio diventa un muro. La Capitale è oggi una metropoli escludente che espelle chi è impoverit3. Mentre si inaugura la stazione metro Colosseo — magnifica, dorata, museale — fuori si consuma il dramma di s/famiglie e individualità che non possono più permettersi di vivere entro il GRA. Riacquistare autonomia dopo un percorso in un Centro Antiviolenza, in una casa rifugio o in una casa di semi-autonomia in questa Città significa troppo spesso essere costrette a lasciare il proprio quartiere, rinunciando spesso ai propri desideri, sradicando sé stesse e i propri figli dal quel tessuto sociale così importante per le reti di supporto amicali, relazionali, di vicinato, essenziali per il benessere e la sicurezza, quella vera fatta di mutualismo e giustizia sociale. Solidarietà a Spin Time significa allora difendere il diritto di abitare la città, rifiutando l’esilio nelle province dell’esistenza. E infine, vogliamo sottolineare l’importanza dello spazio come riappropriazione materiale e simbolica di soggettività politica. Lucha y Siesta si inserisce nel solco della storia dei femminismi che da sempre hanno cercato spazi fisici per radicare le proprie pratiche; luoghi fisici in cui poter sviluppare sperimentazioni organizzative, di pensiero, di attività, spazi che hanno saputo creare forme alternative di economie femministe, innovative rispetto al modello economico neoliberista. Lucha e le altre Case  femministe e transfemministe delle Donne* nel tempo hanno intessuto reti libere dal profitto e lo  sfruttamento risignificando de facto le parole Democrazia e Istituzione. Spazi materiali diventati beni comuni perché gestiti da comunità che mettono al centro le relazionalità e i desideri di chi se ne prende cura. Il materiale diventa simbolico e costruisce immaginari possibili. Verso la Città Femminista: Un’Alternativa al Dominio e alla solitudine Oggi, mentre lo scenario internazionale è scosso da venti di guerra e le tensioni geopolitiche rimettono al centro la legge del più forte, diventa urgente e vitale produrre uno scarto. Non possiamo permettere che la logica del conflitto e del profitto di pochi diventi l’unico alfabeto possibile della politica. La città femminista non è un’utopia estetica, ma una pratica materiale: è lo spazio che smette di essere merce per tornare a essere bene comune. È il luogo dove la politica sceglie deliberatamente di privilegiare la cura al posto del profitto, la prossimità al posto della gerarchia, il benessere collettivo al posto dell’accumulazione estrattiva. Mentre il mondo parla il linguaggio della sopraffazione, la città femminista risponde con il mutualismo. Rivendicare spazi come Lucha y Siesta e Spin Time significa affermare che la giustizia sociale è l’unica vera forma di sicurezza. Abbiamo bisogno di istituzioni che non si limitino ad amministrare l’esistente, ma che abbiano il coraggio di invertire la rotta: smantellare la tirannia del profitto per rimettere al centro i desideri e i corpi di chi la città la vive davvero. La città che vogliamo è quella che non espelle, ma trattiene; che non isola, ma connette. Una città dove la vita delle persone vale più del valore di mercato delle mura che le ospitano. Oggi, più che mai, la cura è un atto rivoluzionario. Desideriamo immaginare un altro modo di stare in città che permetta comunità vive e autodeterminate, libere dalla violenza e dal ricatto dell’esclusione > Assembela spin time L'articolo Il battito di una Roma che non si arrende proviene da Comune-info.
Addestramento militare e Soft Skills: un paradosso educativo e pedagogico
Leonardo da Vinci anticipò, con i suoi studi visionari, il sogno umano di poter imitare il volo degli uccelli. Volare ha da sempre catturato il desidero di libertà e ha trasformato – in molte culture – il mobile disegno aereo dei volatili in vaticinio, premonizione, segno divinatorio. Oggi sotto il nome Leonardo si cela una delle ramificazioni dell’industria bellica, un esempio di “tecnologia autoritaria” tra i più inquietanti (sull’aggettivo si veda nella rivista Le Monde Diplomatiche di novembre 2025, in prima pagina, l’articolo di Francesca Bria, Il colpo di Stato della tecnologia autoritaria. Prerogative statali catturate dal privato). La Fondazione culturale del gruppo Leonardo SpA, Med-Or, come sappiamo dalle notizie pubblicate dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, è entrata nelle università e nelle scuole, attraverso i progetti di ricerca nel primo caso, in quelli dedicati al rapporto scuola-lavoro, nel secondo. Formazione a tutto raggio. Parliamo di produzione bellica e di addestramento, di consenso al suo uso, attraverso la penetrazione nei luoghi istituzionali dell’infanzia, dell’adolescenza, dell’età giovane. L’azienda pare non fornisca dati ufficiali sulla produzione di elicotteri, sia a uso civile sia militare, ma non si tratta di essere esperti di finanza per sapere che i ricavi azionari sono in continuo aumento. Dell’elicottero, nell’immaginario popolare, si ha un’immagine benevola: mezzo di soccorso in montagna, dotazione dei vigili del fuoco per spegnere vasti incendi, simpatico moscone dal volo basso, ronzante. E proprio così, è stato presentato il modello militare HH139 di produzione Leonardo SpA all’Aeroporto di Crotone agli alunni e alle alunne delle scuole superiori. Un modello simile è stato donato alla scuola superiore a indirizzo aeronautico di Udine. A Palazzo Santa Chiara di Roma, alla presenza del Ministro della Cultura e di altri papaveri dell’amministrazione locale e scolastica, il nostro moscone è comparso nei filmati presentati. Anche in questo caso, appare la sapiente capacità manipolatoria di queste manifestazioni: la cultura fotografica, l’orgoglio per l’innovazione tecnologica di guerra, l’importanza di valutare la capacità dei corpi di resistere in condizioni estreme, il rapporto quasi organico fra “uomo e velivolo”. Il fattore umano non viene trascurato, è stato detto durante la presentazione-promozione romana, così penso – per deformazione professionale – all’importanza attribuita dal Rapporto INVALSI 2025 (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione) alle soft skills, resilienza, assertività, ottimismo, spirito di gruppo, prontezza su cui tornerò. Scorrendo il sito INVALSIopen trasversalmente fra articoli, locandine, editoriali e suggerimenti alle famiglie, la voce adattamento, che abita anche il significato della parola resilienza, è un sottotesto, un non detto sempre presente. L’adattamento prevede il consenso, con-sentiō, pensiero comune, condiviso, un assentire che gode dell’approvazione di un expertise oppure, semplicemente, di una non ben definita maggioranza. Raffaele Simone scrive a proposito del consentire dicendo “sì”: «[…] tipo estremo di esplicitezza, per così dire tonitruante, è  quello delle formule  di risposta usate nei corpi militari […] Aye Sir!  (Sissignore!)» (inserto Gutenberg del quotidiano Avvenire, 19 dicembre 2025). La recluta, chiunque si trova in basso nella rigida scala gerarchica militare, non può che con-sentire. Del resto, la prontezza come abilità soft è, sia la capacità di fornire una risposta immediata a una situazione problematica, sia quella di individuare la risposta convergente a una domanda nei test: la riflessione ponderata, il pensiero lento della decisione calibrata, ragionata, sono per principio esclusi. Charlie Barnao, che i frequentatori del nostro sito conoscono come sociologo, esperto di situazioni al limite (prostituzione, vagabondaggio, emarginazione giovanile), ha scritto e parlato spesso “dello schianto nervoso”, spesso irreversibile, del “soldato tecnologico”, del marine, della recluta e del reduce anche quando torna vincitore. (Atti Convegno Nazionale dell’Osservatorio, Comprendere i conflitti, Educare alla Pace, pp. 35-52).   Nella presentazione delle tre iniziative commentate, si sottolineano, con l’enfasi del caso, l’entusiasmo per l’ebrezza del volo, la sensazione di libertà, la vicinanza del cielo ai propri sogni, la meraviglia. Se il meraviglioso genera stupore, se è frutto di attenzione estatica, forse serve ricordare che il thaumazein greco, da cui la parola deriva, contiene anche gli aspetti, in crescendo, di paura, angoscia, orrore. Forse lo stesso ottundimento del marine che sorvolava la giungla con il suo aereo in fiamme, in quel Vietnam, paradigma di tutte le guerre, antiche, moderne, attuali. A Icaro si sciolsero le ali, per troppa eccitazione nel volo sopra il labirinto, sordo alle esortazioni paterne alla prudenza. Ma la prudenza non è virtù del soldato obbediente; l’obbedienza prevede la fiducia cieca nella molto eventuale cautela riposta nell’ordine ricevuto. Ultimo e non ultimo: famiglie, orientatori, progettisti di percorsi scuola-lavoro (ASL, PCTO, oggi Formazione Scuola Lavoro: cambia l’acronimo, rimane la sostanza) non perdete l’occasione, l’opportunità professionale offerta ai vostri figli/e e studenti/studentesse: se il lavoro scarseggia, se è flessibile fino alla gratuità della prestazione, l’impiego nell’aeronautica, negli altri corpi militari, è ancora lavoro sicuro.   Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università