
Mohamed Shahin libero: smontata la tesi del Viminale sulla “pericolosità sociale”
Progetto Melting Pot Europa - Tuesday, December 16, 2025Mohamed Mahmoud Ebrahim Shahin, l’imam di Torino, è libero. Ieri mattina la Corte d’Appello di Torino ha disposto il rilascio immediato dal CPR di Caltanissetta, dove era trattenuto in attesa di espulsione. Shahin potrà finalmente tornare a casa e riabbracciare i suoi familiari nella città in cui vive da oltre vent’anni. Attorno a lui si è mossa un’ampia e forte campagna di solidarietà, che nel contempo ha contribuito a rendere visibile la violenza del sistema di detenzione amministrativa italiano.
La decisione arriva al termine del procedimento di riesame del trattenimento e rappresenta una netta smentita delle motivazioni su cui si fondava il decreto firmato dal ministro Piantedosi di espulsione con la revoca del permesso di soggiorno UE di lungo periodo. Nell’ordinanza, il giudice afferma con chiarezza che non sussiste alcuna concreta e attuale pericolosità sociale a carico di Shahin, disponendo così la cessazione immediata della misura.
Al centro del provvedimento vi sono le nuove informazioni emerse in sede processuale, a partire dall’esito dei procedimenti penali richiamati dalle autorità. In particolare, il procedimento relativo alle frasi pronunciate da Shahin durante una manifestazione del 9 ottobre 2025 – elemento chiave nella costruzione del presunto profilo di pericolosità – è stato archiviato dalla Procura di Torino.
Secondo quanto riportato nell’ordinanza, si tratta di dichiarazioni che costituiscono una “espressione di pensiero che non integra gli estremi di reato”, pienamente lecite perché rientranti nell’ambito di tutela dell’articolo 21 della Costituzione e dell’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Il Tribunale chiarisce inoltre che ogni valutazione sul contenuto politico, etico o morale di quelle parole “non compete in alcun modo a questa Corte e non può incidere di per sé solo sul giudizio di pericolosità in uno Stato di diritto”, smontando così uno degli assunti centrali sostenuti dalla Questura nelle fasi precedenti.
Analoghe conclusioni vengono tratte anche in relazione a un altro episodio citato, il non meglio precisato blocco stradale del maggio 2025. Anche in questo caso, il giudice rileva che la condotta di Shahin non è mai stata connotata da violenza, limitandosi a una presenza sul posto insieme ad altre persone, senza elementi idonei a dimostrare una minaccia concreta.
A pesare nella decisione è poi il radicamento sociale di Mohamed Shahin: oltre vent’anni di vita in Italia, i la presenza di familiari, l’assenza di precedenti penali e un impegno documentato in attività sociali, culturali e di dialogo religioso. La sentenza richiama espressamente la documentazione prodotta dalla difesa, che dimostra un “concreto e attivo impegno nella salvaguardia dei valori sociali e costituzionali”, anche attraverso iniziative di divulgazione della Costituzione italiana all’interno della comunità islamica.
«Questa ordinanza ristabilisce un principio fondamentale: la libertà di espressione non può essere trasformata in un indice di pericolosità», commenta l’avvocato Gianluca Vitale, che ha assistito Shahin insieme all’avvocato Jama Fairus. «Il Tribunale ha riconosciuto che, in assenza di fatti concreti, non è possibile privare una persona della libertà sulla base di valutazioni ideologiche o suggestioni securitarie. È una decisione che parla non solo del caso di Mohamed, ma dello stato di diritto nel nostro Paese».
Soddisfazione anche dalla campagna Free Mohamed Shahin, che in una nota parla di una vittoria collettiva: «Oggi ha vinto la solidarietà. Ha vinto la lotta dal basso. Ha vinto la verità». Il ringraziamento va «agli avvocati, alle associazioni, alle comunità religiose, alle personalità pubbliche e a tutte le persone che hanno scelto di metterci la faccia per difendere la libertà di espressione e i diritti fondamentali di un uomo ingiustamente recluso, tanto più in un CPR che è ingiusto per sua natura».
La vicenda, tuttavia, non è ancora del tutto conclusa. Il procedimento di espulsione resta formalmente in vigore ed è oggetto di ulteriori ricorsi. «Festeggiamo questa prima vittoria – avverte la campagna – ma non abbassiamo la guardia. L’attenzione su questo caso deve restare alta».
Corte d’Appello di Torino, ordinanza del 15 dicembre 2025Visualizza questo post su Instagram