
Trento antirazzista in piazza: «Qui non si costruirà un CPR»
Progetto Melting Pot Europa - Sunday, December 14, 2025Oltre millecinquecento persone hanno attraversato le strade di Trento in un grande corteo contro la costruzione di un CPR in città. Una mobilitazione promossa da più di sessanta sigle tra realtà di movimento, collettivi antirazzisti, scuole di italiano, associazioni, sindacati e partiti, che ha dato vita alla prima popolare risposta contro l’accordo Fugatti-Piantedosi del 24 ottobre, che prevede la costruzione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio e l’ulteriore smantellamento del sistema di accoglienza con una riduzione dei posti letto da 700 a 350.
A Trento sabato 13 dicembre una manifestazione contro la costruzione del CPR
«Non possiamo accettare la costruzione di un CPR né qui né altrove»
Redazione
19 Novembre 2025
Durante la manifestazione sono state affisse immagini che documentano le pessime condizioni di vita all’interno dei CPR, mentre al termine del percorso, sotto il palazzo della Provincia Autonoma, è stata lasciata sull’asfalto una grande scritta: “NO CPR”.



Quella di Trento è la seconda grande manifestazione regionale sul tema, dopo il corteo di Bolzano di due anni fa, che aveva contribuito a bloccare il progetto di costruzione di un CPR in Alto Adige. Una continuità rivendicata con forza anche oggi: «Siamo in tante e tanti perché la rete contro i CPR, che è nata due anni fa, ha saputo continuare il proprio percorso coinvolgendo sempre più associazioni, organizzando incontri informativi, assemblee pubbliche, facendo convergere la rete solidale già esistente con la partecipazione della società civile. Dopo Bolzano, faremo di tutto per bloccare anche la costruzione di un CPR a Trento».
Al centro della protesta il rifiuto dell’accordo siglato tra il presidente della Provincia Fugatti e il ministro Piantedosi, così come la denuncia delle politiche razziste e securitarie del governo e dei tagli all’accoglienza provinciale. «L’accordo baratta la costruzione di un CPR con la promessa di un ulteriore taglio agli obblighi di accoglienza. Non può esserci sicurezza senza giustizia sociale e senza il riconoscimento dei diritti di cittadinanza», è stato ribadito dagli interventi dal microfono.
Durante il corteo hanno preso parola anche gli studenti e le studentesse delle scuole di italiano, che hanno denunciato «la politica della negazione, quella che nega l’esistenza delle persone». «I CPR funzionano per un illecito amministrativo, ma la vera sicurezza si costruisce con la cura, non con le carceri. Vogliamo l’accoglienza, non i CPR». Attualmente sono oltre 1000 le persone richiedenti asilo in attesa di accedere al sistema di accoglienza provinciale, costrette a vivere in strada o, quando sono fortunate ma solo per brevi periodi, nei dormitori di bassa soglia.


Molti interventi hanno sottolineato come i CPR siano luoghi di privazione della libertà personale, in cui le persone vengono detenute senza aver commesso reati, ma solo per un’irregolarità legata ai documenti. «Sono luoghi di morte, in 27 anni di detenzione amministrazione in Italia sono morte oltre 47 persone, e sono parte di un progetto securitario che specula sulla vita delle persone migranti e marginalizzate, producendo solo sofferenza e tortura», è stato detto più volte dal microfono.
Dalle voci provenienti dal Sud Tirolo è arrivato un messaggio chiaro: «I CPR non sono una soluzione. Il vero problema è la precarietà diffusa e che colpisce soprattutto le persone migranti. Il governo non protegge chi ha davvero bisogno». Altri interventi hanno denunciato lo stanziamento di oltre due milioni di euro di fondi provinciali per la costruzione del CPR: «Sono soldi che dovrebbero andare all’accoglienza e ai progetti di inclusione, anche perché non esiste un modo umano di far funzionare un CPR, queste strutture non possono essere “umanizzate”».
Forte anche il richiamo ai valori antifascisti e antirazzisti della città: «Questa è la Trento che non ha paura di scendere in piazza e di sfidare la giunta Fugatti, una Trento che antirazzista che rivendica il diritto alla libera circolazione, un diritto umano fondamentale».


La manifestazione ha ribadito uno sguardo che va oltre i confini locali, parte di una lotta transnazionale dei movimenti che si oppongono al nuovo Patto Europeo sulla migrazione e l’asilo e la Direttiva Rimpatri, con il regolamento approvato l’8 dicembre scorso: «Non vogliamo un CPR a Trento, ma non lo vogliamo né altrove in Italia, né in Albania, né in nessun altra parte». La richiesta finale è stata netta: la libertà di tutte le persone rinchiuse nei CPR, l’abolizione della detenzione amministrativa e la fine delle politiche repressive europee.
“Paesi sicuri” e rimpatri: la nuova stretta dell’UE
Un altro passo verso un sistema che si baserà su detenzione, deportazioni e sorveglianza
Redazione
10 Dicembre 2025
Quello di oggi è stato solo il primo passo. Un percorso di lotta che parte da Trento, ma che si intreccia con le mobilitazioni nazionali e internazionali contro i CPR e contro le politiche di chiusura e violenza sui confini europei. Un percorso che, come ribadito più volte, continuerà nei prossimi mesi.