Trento antirazzista in piazza: «Qui non si costruirà un CPR»
Oltre millecinquecento persone hanno attraversato le strade di Trento in un
grande corteo contro la costruzione di un CPR in città. Una mobilitazione
promossa da più di sessanta sigle tra realtà di movimento, collettivi
antirazzisti, scuole di italiano, associazioni, sindacati e partiti, che ha dato
vita alla prima popolare risposta contro l’accordo Fugatti-Piantedosi del 24
ottobre, che prevede la costruzione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio
e l’ulteriore smantellamento del sistema di accoglienza con una riduzione dei
posti letto da 700 a 350.
Notizie/CPR, Hotspot, CPA
A TRENTO SABATO 13 DICEMBRE UNA MANIFESTAZIONE CONTRO LA COSTRUZIONE DEL CPR
«Non possiamo accettare la costruzione di un CPR né qui né altrove»
Redazione
19 Novembre 2025
Durante la manifestazione sono state affisse immagini che documentano le pessime
condizioni di vita all’interno dei CPR, mentre al termine del percorso, sotto il
palazzo della Provincia Autonoma, è stata lasciata sull’asfalto una grande
scritta: “NO CPR”.
Quella di Trento è la seconda grande manifestazione regionale sul tema, dopo il
corteo di Bolzano di due anni fa, che aveva contribuito a bloccare il progetto
di costruzione di un CPR in Alto Adige. Una continuità rivendicata con forza
anche oggi: «Siamo in tante e tanti perché la rete contro i CPR, che è nata due
anni fa, ha saputo continuare il proprio percorso coinvolgendo sempre più
associazioni, organizzando incontri informativi, assemblee pubbliche, facendo
convergere la rete solidale già esistente con la partecipazione della società
civile. Dopo Bolzano, faremo di tutto per bloccare anche la costruzione di un
CPR a Trento».
Al centro della protesta il rifiuto dell’accordo siglato tra il presidente della
Provincia Fugatti e il ministro Piantedosi, così come la denuncia delle
politiche razziste e securitarie del governo e dei tagli all’accoglienza
provinciale. «L’accordo baratta la costruzione di un CPR con la promessa di un
ulteriore taglio agli obblighi di accoglienza. Non può esserci sicurezza senza
giustizia sociale e senza il riconoscimento dei diritti di cittadinanza», è
stato ribadito dagli interventi dal microfono.
Durante il corteo hanno preso parola anche gli studenti e le studentesse delle
scuole di italiano, che hanno denunciato «la politica della negazione, quella
che nega l’esistenza delle persone». «I CPR funzionano per un illecito
amministrativo, ma la vera sicurezza si costruisce con la cura, non con le
carceri. Vogliamo l’accoglienza, non i CPR». Attualmente sono oltre 1000 le
persone richiedenti asilo in attesa di accedere al sistema di accoglienza
provinciale, costrette a vivere in strada o, quando sono fortunate ma solo per
brevi periodi, nei dormitori di bassa soglia.
Molti interventi hanno sottolineato come i CPR siano luoghi di privazione della
libertà personale, in cui le persone vengono detenute senza aver commesso reati,
ma solo per un’irregolarità legata ai documenti. «Sono luoghi di morte, in 27
anni di detenzione amministrazione in Italia sono morte oltre 47 persone, e sono
parte di un progetto securitario che specula sulla vita delle persone migranti e
marginalizzate, producendo solo sofferenza e tortura», è stato detto più volte
dal microfono.
Dalle voci provenienti dal Sud Tirolo è arrivato un messaggio chiaro: «I CPR non
sono una soluzione. Il vero problema è la precarietà diffusa e che colpisce
soprattutto le persone migranti. Il governo non protegge chi ha davvero
bisogno». Altri interventi hanno denunciato lo stanziamento di oltre due milioni
di euro di fondi provinciali per la costruzione del CPR: «Sono soldi che
dovrebbero andare all’accoglienza e ai progetti di inclusione, anche perché non
esiste un modo umano di far funzionare un CPR, queste strutture non possono
essere “umanizzate”».
Forte anche il richiamo ai valori antifascisti e antirazzisti della città:
«Questa è la Trento che non ha paura di scendere in piazza e di sfidare la
giunta Fugatti, una Trento che antirazzista che rivendica il diritto alla libera
circolazione, un diritto umano fondamentale».
La manifestazione ha ribadito uno sguardo che va oltre i confini locali, parte
di una lotta transnazionale dei movimenti che si oppongono al nuovo Patto
Europeo sulla migrazione e l’asilo e la Direttiva Rimpatri, con il regolamento
approvato l’8 dicembre scorso: «Non vogliamo un CPR a Trento, ma non lo vogliamo
né altrove in Italia, né in Albania, né in nessun altra parte». La richiesta
finale è stata netta: la libertà di tutte le persone rinchiuse nei CPR,
l’abolizione della detenzione amministrativa e la fine delle politiche
repressive europee.
Notizie/Regolamenti UE/CPR, Hotspot, CPA
“PAESI SICURI” E RIMPATRI: LA NUOVA STRETTA DELL’UE
Un altro passo verso un sistema che si baserà su detenzione, deportazioni e
sorveglianza
Redazione
10 Dicembre 2025
Quello di oggi è stato solo il primo passo. Un percorso di lotta che parte da
Trento, ma che si intreccia con le mobilitazioni nazionali e internazionali
contro i CPR e contro le politiche di chiusura e violenza sui confini europei.
Un percorso che, come ribadito più volte, continuerà nei prossimi mesi.