Il fragile patto di fiducia della cybersecurity
Immagine in evidenza rielaborata con ausilio dell’intelligenza artificiale
Il 3 aprile 2026, un utente registrato sotto il nome di Nightmare Eclipse
pubblica sulla piattaforma GitHub – di proprietà di Microsoft – uno strumento
chiamato BlueHammer: un archivio contenente il codice necessario a sfruttare una
vulnerabilità di Defender, l’antivirus integrato in Microsoft Windows.
Il messaggio di accompagnamento alla pubblicazione di BlueHammer suona come
un’accusa alla stessa azienda, che secondo l’autore “avrebbe saputo cosa sarebbe
successo”. Nei giorni seguenti, sullo stesso account vengono pubblicate
informazioni su due vulnerabilità zero-day che prendono ancora di mira lo stesso
antivirus, battezzate RedSun e UnDefend.
Tra il 10 e il 16 aprile 2026, i ricercatori di Huntress hanno osservato
l’impiego delle tre vulnerabilità pubblicate da Nightmare Eclipse nel corso di
un’intrusione ai danni di un’azienda. RedSun e UnDefend erano inoltre ancora
zero-day, perché Microsoft non aveva ancora distribuito la relativa patch.
Nessuno dei tre exploit sembra aver avuto successo durante l’attacco: la vicenda
ha però riacceso i riflettori sul sistema che regola la pubblicazione delle
vulnerabilità nel mondo della cybersecurity.
L'incubo zero-day
Scoprire una falla di sicurezza ancora sconosciuta rappresenta il Santo Graal
dei cyber criminali. Uno zero-day può infatti consentire di colpire anche
sistemi ben protetti, sfruttando una vulnerabilità per la quale non esiste
ancora una correzione.
Scovare uno zero-day non è però qualcosa alla portata di tutti. E i casi in cui
i gruppi criminali sono riusciti a individuare indipendentemente vulnerabilità
di questo tipo sono rarissimi. Nelle cronache, l’uso di strumenti di attacco che
fanno leva su falle di sicurezza di questo tipo è stato storicamente associato a
organizzazioni dotate di risorse notevoli – tra cui i cosiddetti gruppi APT
(Advanced Persistent Threat) – e che spesso agiscono direttamente sotto il
controllo statale.
Normalmente, le nuove vulnerabilità software vengono invece individuate da
società di cybersecurity e ricercatori indipendenti, che passano al setaccio il
codice dei software più diffusi secondo la logica di “trovare la falla prima che
lo facciano i cattivi”. Le scoperte sono gestite in modo che la loro
pubblicazione avvenga solo dopo che il problema è già stato segnalato allo
sviluppatore, in modo che abbia il tempo di predisporre e distribuire
l’aggiornamento che lo corregge e – possibilmente – che la maggior parte degli
utenti abbia il tempo di installare l’update.
IL DIFFICILE CONCETTO DI “RESPONSIBLE DISCLOSURE”
Definire le modalità con cui vengono pubblicati i dettagli delle vulnerabilità
individuate dai ricercatori non è semplice come potrebbe sembrare a prima vista.
La prassi di segnalare prima la vulnerabilità allo sviluppatore del software e
di attendere il rilascio di un aggiornamento prima di renderne pubblici i
dettagli – la cosiddetta “responsible disclosure” – si basa infatti su
convenzioni, più che su regole vincolanti: norme di buon senso pensate per
evitare che una falla di sicurezza venga esposta prima che sia disponibile una
correzione, com’è accaduto nel caso delle vulnerabilità pubblicate da Nightmare
Eclipse.
Se ci si fermasse a questo, però, si correrebbe il rischio che le segnalazioni
vengano semplicemente ignorate. Nel corso degli anni, nel settore della
cybersecurity si è spesso citata la frase – ormai quasi un clichè e attribuito
prevalentemente a Microsoft – “it’s not a bug, it’s a feature” (non è una falla,
è una funzionalità), che molti ricercatori avrebbero incassato come risposta per
sminuire l’impatto delle vulnerabilità individuate.
A complicare ulteriormente le cose c’è l’aspetto economico legato al sistema di
segnalazione delle falle di sicurezza. I programmi di bug bounty implementati da
tutte le maggiori aziende software prevedono, infatti, ricompense economiche per
i ricercatori che segnalano un problema di sicurezza. Insomma: nella gestione
del processo pesa anche il rischio che qualcuno possa ignorare la segnalazione
per non sborsare il compenso dovuto.
Segnalazioni con la scadenza
Per evitare che l’inerzia (o la malafede) dello sviluppatore possa lasciare
esposti i sistemi dei suoi utenti a una vulnerabilità, è stata introdotta una
consuetudine basata sul concetto di scadenza. Ogni team che lavora sulla ricerca
di vulnerabilità impone un termine (solitamente 30, 60 o 90 giorni) entro il
quale la società deve rilasciare l’aggiornamento che corregge la vulnerabilità.
Trascorso il termine, è considerato lecito pubblicare i dettagli del bug per
consentire agli utilizzatori di implementare le misure di mitigazione più
opportune.
Tutto bene, quindi? Non proprio. Alcune vulnerabilità, infatti, non sono
semplicissime da correggere e i casi in cui il mancato rispetto dei termini si è
scontrato con una rigida intransigenza da parte di chi li ha segnalati non sono
mancati. I più celebri attriti hanno interessato il team Google Project Zero,
Microsoft e Apple. In almeno un paio di occasioni (i dettagli qui e qui),
infatti, gli esperti di Google hanno rilasciato i dettagli su bug che non erano
stati tempestivamente corretti.
Quando le regole saltano
Il caso di Nightmare Eclipse, che da qualche mese sta appassionando il ristretto
settore dei commentatori della cybersecurity, si colloca al di fuori di quanto
finora illustrato. Dopo le prime tre vulnerabilità, il fantomatico ricercatore
di sicurezza ha infatti sparato a raffica una serie di ulteriori bug. Alla fine,
l’elenco completo comprende: YellowKey, GreenPlasma, MiniPlasma, GreenPlanet,
GreatXML, LegacyHive e ShieldBreak. In tutto, Nightmare Eclipse ha pubblicato i
dettagli di ben dieci vulnerabilità che interessano diversi prodotti Microsoft.
Non solo: la scelta dei tempi di pubblicazione sembra essere stata accuratamente
pianificata per rendere particolarmente difficile a Microsoft distribuire con
puntualità gli aggiornamenti di sicurezza ai propri clienti. Per Windows,
infatti, l’azienda di Satya Nadella concentra normalmente il rilascio degli
aggiornamenti di sicurezza nel secondo martedì di ogni mese, il cosiddetto Patch
Tuesday. Una modalità che consente di raggruppare le correzioni e che,
soprattutto per le aziende, offre il vantaggio di poter pianificare gli
aggiornamenti con un certo grado di prevedibilità.
Tra aprile e agosto, Nightmare Eclipse ha pubblicato le vulnerabilità con una
tempistica apparentemente studiata per mettere Microsoft in difficoltà: almeno
quattro sono state rese pubbliche il giorno stesso o immediatamente dopo il
Patch Tuesday. In questo modo, se Microsoft avesse mantenuto la normale cadenza
mensile degli aggiornamenti, i sistemi Windows sarebbero potuti rimanere esposti
per quasi un mese. Un modus operandi diabolico, orientato a provocare il massimo
disagio possibile e che, in alcuni casi, ha spinto Microsoft a distribuire
correzioni al di fuori del normale ciclo mensile.
A contribuire a massimizzare il danno reputazionale subito dall’azienda, per la
verità, ha contribuito anche la sorte. La pubblicazione di BlueHammer, la prima
vulnerabilità di Windows Defender, è quasi coincisa con l’improvvida
pubblicazione di un articolo sul sito ufficiale di Microsoft (poi apparentemente
rimosso) che promuoveva il suo antivirus dicendo esplicitamente che per la
maggior parte degli utenti “non serve un antivirus di terze parti”,
pubblicizzandone quindi l’affidabilità proprio mentre finiva nel mirino di
Nightmare Eclipse.
L’ingestibile vendetta dell’ex
Il vero problema nell’intera vicenda di Nigthmare Eclipse è che Microsoft si è
scoperta estremamente vulnerabile nei confronti di quella che potrebbe essere
stata soltanto la vendetta di un ex collaboratore che non ha gradito il
trattamento che ha ricevuto da parte dell’azienda.
Una ricostruzione puntuale e verificabile di quanto sia accaduto precedentemente
alle comunicazioni pubbliche è pressoché impossibile. Anche perché il
protagonista della vicenda ha dimostrato più volte di essere piuttosto
“ondivago”, inviando messaggi contraddittori sui suoi canali social. Le
rivendicazioni più esplicite riguardano il fatto che Microsoft avrebbe
cancellato il suo account sul Microsoft Security Response Center (MSRC), il
portale che permette ai ricercatori di sottoporre le segnalazioni di nuove
vulnerabilità e attiva i processi di bug bounty.
Nel corso di una conversazione su Discord riportata da uno dei partecipanti,
Nightmare Eclipse avrebbe affermato di essere addirittura un ex dipendente della
filiale tedesca di Microsoft. Un’ipotesi che era già circolata nel settore, ma
che l’azienda non ha mai confermato.
Una certa familiarità con i processi di sicurezza adottati da Microsoft e
l’evidente buona conoscenza dell’antivirus di Windows (la metà delle
vulnerabilità pubblicate interessavano proprio Defender) sono indizi che
confermerebbero questa pista. Tanto più che, in alcuni casi, Nightmare Eclipse
ha dimostrato una discreta abilità nell’aggirare gli aggiornamenti messi a punto
da Microsoft per mitigare le falle di sicurezza. Insomma, il ricercatore
aderisce piuttosto bene al profilo di un “insider” che sta sfruttando tutte le
sue conoscenze per massimizzare il danno.
Botta e risposta
Le reazioni di Microsoft non contribuiscono particolarmente a fare chiarezza
sulla vicenda. Il 23 maggio ha sospeso l’account di Nightmare Eclipse su GitHub
rimuovendo in seguito i contenuti. In un comunicato ufficiale del 27 maggio,
l’azienda ha poi usato toni piuttosto duri, criticando senza mezzi termini il
rilascio “non coordinato” delle vulnerabilità, pur senza minacciare direttamente
azioni legali contro il ricercatore.
Le contromisure adottate da Microsoft non hanno portato a grandi risultati.
Nightmare Eclipse ha infatti prima aperto un repository autogestito per
continuare la sua opera di pubblicazione e poi – a metà giugno, quando ormai la
vicenda stava facendo parecchio rumore nell’ambiente – ha abbandonato il suo
blog ufficiale su Blogspot, sostenendo che Google, proprietaria della
piattaforma, avrebbe censurato ingiustamente i suoi contenuti e creandone uno
nuovo sulla sua piattaforma personale.
Al di là delle speculazioni su come si sia arrivati a questa sorta di “duello
rusticano” e a quali siano i reali retroscena di tutta la vicenda Nightmare
Eclipse, quello che emerge è il quadro terribilmente fragile di un sistema pieno
di contraddizioni. Il comportamento dell’ormai famigerato ricercatore di
sicurezza, infatti, non viola direttamente nessuna legge.
Il concetto di responsible disclosure è basato su consuetudini e le normative
presenti negli Stati Uniti e in Europa, pur avendo progressivamente introdotto
regole e procedure per la divulgazione coordinata delle vulnerabilità, non
disciplinano in maniera puntuale tutti gli aspetti del rapporto tra ricercatori
e aziende. Una parte importante del sistema continua quindi a fare riferimento
alle “buone pratiche” sviluppatesi negli anni sulla base dei principi
dell’hacking etico e a una visione un po’ romantica di una community che
collabora per un bene comune superiore.
Insomma: tutto il sistema si basa sostanzialmente su un rapporto basato su
fiducia, etica e correttezza di tutte le parti coinvolte. In un settore in cui
si intrecciano giganteschi interessi economici, crescenti tensioni geopolitiche
e la variabile impazzita rappresentata dall’impatto dell’intelligenza
artificiale, gli scricchiolii sono sempre più evidenti.
P.S: Nel corso della stesura di questo articolo, sul repository di Nightmare
Eclipse sono state rilasciate nuove vulnerabilità zero-day. L’elenco delle
“vittime” comprende anche Nvidia, Kaspersky, Crowdstrike e Avast.
La sequenza delle vulnerabilità di Nightmare Eclipse ad oggi
#DataExploitBersaglioImpatto13 aprileBlueHammerMicrosoft DefenderOttenimento di
privilegi di amministratore sul sistema212 aprileRedSunMicrosoft
DefenderOttenimento di privilegi di amministratore sul sistema315
aprileUnDefendMicrosoft DefenderDisabilitazione/blocco degli aggiornamenti
Defender412 maggioYellowKeyBitLocker / WinREAccesso a dati cifrati con
Bitlocker512 mag.GreenPlasmaCTFMON / CTFOttenimento di privilegi di
amministratore sul sistema615 mag.MiniPlasmaCloud Files Mini Filter
DriverOttenimento di privilegi di amministratore sul sistema79
giugnoRoguePlanetMicrosoft DefenderOttenimento di privilegi di amministratore
sul sistema810 giugnoGreatXMLBitLocker / WinREAccesso a dati cifrati con
Bitlocker914 luglioLegacyHiveWindows User Profile ServiceLPE / manipolazione
degli hive di altri utenti1011 agostoShieldBreakMicrosoft DefenderBypass della
patch di RoguePlanet. Ottenimento di privilegi di amministratore sul sistema1126
agostoHardBreacherKaspersky Endpoint SecurityOttenimento di privilegi di
amministratore sul sistema1230 agostoGreenSectionNVIDIA Vulkan driverCrash1330
agostoPrettyPragueAVAST AntivirusOttenimento di privilegi di amministratore sul
sistema143 settembreFalconFlankCrowdstrike Falcon EDROttenimento di privilegi di
amministratore sul sistema159 settembreShieldCrashMicrosoft DefenderBypass della
patch di ShieldBreak. Ottenimento di privilegi di amministratore sul sistema
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