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Lotte operaie: a Taranto 2500 licenziamenti per indotto Ex-Ilva. Sciopero e blocchi stradali
A Taranto sono ripartite le 2.500 lettere di licenziamento per chi è impiegato nell’indotto ex Ilva e così riparte anche la mobilitazione. Usb e confederali hanno proclamato 24 ore di sciopero immediato, fino alle 7 di domattina, con blocchi su alcune strade provinciali. Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato le prime 24 ore di mobilitazione per tutti i lavoratori dell’appalto, fino alle 7 di domani. Occupata la strada provinciale attorno al Siderurgico, da dove poi lavoratori e lavoratrici si sono mossi in corteo verso Palazzo di Città, mandando in tilt la viabilità. “Sia chiaro che non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti lavoratori” dicono i sindacati, in vista – domani  – del nuovo tavolo annunciato da palazzo Chigi proprio sull’ex Ilva. “Il tempo è scaduto”, dicono dall’indotto ex Ilva. Giacomo Mastro, rsu Usb nel consorzio di aziende appaltatrici dell’ex Ilva in sciopero Il resoconto della mattinata con Giacomo Rizzo giornalista e corrispondente Ansa da Taranto da Radio onda d’Urto
UNIVERSITÀ POPOLARE T28
Capire il presente per trasformare la realtà: la scelta dell’autoformazione. Ciclo di lezioni gratuite di storia e geopolitica tenute da esperti e professori di varie università Tutti i mercoledì alle ore 19 presso il Centro Occupato Autogestito T28 in via dei Transiti 28 (Milano) Oggi muoversi alla cieca non è più un’opzione, senza una direzione chiara e senza una struttura solida si è vulnerabili e incapaci di essere all’altezza del periodo storico che stiamo attraversando. Una sempre più ristretta cerchia di potenti tecnocapitalisti e speculatori, con l’arma della propaganda, influenza governi, istituzioni, università, agenzie di informazione e social, tentando di fermare il declino del proprio sistema capitalista attraverso la forza militare e le guerre. Per questo dobbiamo dotarci di strumenti che ci permettano di capire “che fare”, attraverso la critica materialista dobbiamo leggere il presente per agire tutti verso un’unica direzione. Da questo nasce all’interno del Centro Occupato Autogestito T28 di Via Dei Transiti 28, l’Università Popolare T28: non come un accademico esercizio di stile, ma come una necessità politica stringente per darci un’organizzazione compatta e camminare insieme, come un unico corpo, verso un unico obiettivo. Conoscere la storia è indispensabile per avere gli strumenti attraverso cui affrontare i nodi e le contraddizioni irrisolte nel presente. Sapere chi siamo è l’unico modo per capire dove stiamo andando. OLTRE IL VERBALISMO E L’ATTIVISMO CIECAMENTE PRATICO: la rivoluzione e la trasformazione sociale non si fanno con i discorsi vuoti e le parole astratte (il puro verbalismo), ma nemmeno con l’azione frenetica fine a sé stessa. La nostra forza deve risiedere nell’unione e nel corretto equilibrio tra la riflessione profonda e l’azione concreta. DALLA PARTE DEGLI OPPRESSI: non esiste denuncia autentica del presente se non c’è l’impegno a trasformarlo e non esiste impegno reale senza un’azione materiale sui territori. Non per essere solidali, ma per qualcosa di più profondo che va oltre l’assistenza, per lottare insieme per la trasformazione radicale della realtà, questa è l’unica solidarietà possibile. Questo gesto cessa quindi di essere una debolezza sentimentale e diventa un atto politico collettivo, una presa di coscienza di massa per essere parte integrante di una storia di lotta e resistenza mondiale contro il nemico dell’umanità, il capitalismo. ROMPERE IL SILENZIO COL “PERCHÉ?”: ci hanno sempre raccontato che la cultura e la storia sono neutrali, sospese sopra le parti. È una menzogna della narrazione dominante. La storia è, innanzitutto, storia di lotta di classe. Nessun ordine costituito fondato sull’oppressione e sullo sfruttamento può tollerare che gli sfruttati comincino a chiedersi collettivamente: Perchè? Noi rifiutiamo quel posizionamento ambiguo di chi, fingendosi equidistante, sceglie di fatto di non schierarsi. Noi vogliamo sapere da che parte stare. Rivendichiamo la necessità di ricostruire la storia delle lotte e dei popoli. Vorremmo affrontare tutti quei temi e periodi storici che scuole e università evitano o narrano in maniera falsata e parziale: la storia d’Italia dalla resistenza, ai primi anni 2000, con un’ottica marxista per arrivare ai temi di attualità e geopolitica. Lezioni frontali con momenti di confronto in cui porci le giuste domande. UNIRE LA COSCIENZA ALL’ORGANIZZAZIONE: l’Università Popolare di T28 vuole trasformare lo studio in uno strumento, l’autoformazione come presa di coscienza. Non accettiamo un sapere calato dall’alto, da istituzioni che difendono gli interessi del capitale. L’autoformazione è lo strumento per svelare l’inganno in cui viviamo, per leggere il presente con occhi critici e acquisire gli strumenti teorici necessari per affrontare e superare le contraddizioni attuali. Il sapere borghese esclude; il sapere popolare include e arma la mente. L’accesso alla conoscenza della storia e del presente deve essere accessibile a tutti e a tutte, senza barriere. L’università popolare vuole essere uno spazio di autoformazione dove si impara a leggere il mondo per trasformarlo. CONOSCENZA CONTRO LA REPRESSIONE: più forte è la coscienza politica, più solide sono le radici collettive di fronte ai tentativi di frammentazione e repressione dello Stato. STUDIARE PER COMPRENDERE, ORGANIZZARSI PER LOTTARE. VERSO UN COMUNE OBIETTIVO. Prima lezione DOMENICA 27 SETTEMBRE con il prof. Angelo D’Orsi ore 16:00 “La storia tra doxa ed episteme. Il caso della guerra russo – ucraina” Le altre lezioni saranno tutti i mercoledì alle ore 19:00 Al COA T28 in Via Dei Transiti 28 a Milano PROGRAMMA DELLE LEZIONI SETTEMBRE 27/09/2026       ANGELO D’ORSI                   La storia tra doxa ed episteme. Il caso della guerra russo-ucraina.   30/09/2026     MANOLO MORLACCHI       La Resistenza (1936-1945)                                                                        a) IL PCI clandestino                                                                                                  b) La guerra di Spagna                                                                        c) I rapporti con la III Internazionale                                                                        d) Lo scoppio della guerra                                                                        e) Dopo Yalta                                                                        f)  La Resistenza OTTOBRE 07/10/2026       CARLO FORMENTI               Lukacs. La storia umana come storia del lavoro 14/10/2026       MANOLO MORLACCHI       Il dopoguerra (1945-1960)                                                                        a) La svolta di Salerno                                                                        b) Le elezioni politiche del 1948                                                                        c) Lo scontro nel Comintern                                                                        d) Lo scontro nel PCI                                                                        e) La democrazia progressiva                                                                        f)  La questione sindacale                                                                        g) Il XX Congresso del PCUS                                                                        h) La fabbrica degli anni ‘50 21/10/2026       VITTORIO MORFINO           Introduzione al CAPITALE 28/10/2026       MANOLO MORLACCHI       La NUOVA SINISTRA (1960-1970)                                                                        a) L’operaio massa                                                                        b) Dal revisionismo sovietico alla Cina di Mao                                                                        c) Nascita della Nuova Sinistra                                                    d) Il protagonismo operaio e studentesco                                                                        e) La guerra del Vietnam e le lotte anticolonialiste                                                                        f)  L’autunno caldo e la strategia della tensione NOVEMBRE 04/11/2026       VITTORIO MORFINO           Introduzione al CAPITALE 11/11/2026       MANOLO MORLACCHI       Lotta armata e riformismo radicale (1970-1982)                                                                        a) Nascita delle Brigate Rosse                                                                        b) Nascita dei gruppi extraparlamentari                                                                        c) La mutazione del PCI                                                                        d) Dalla propaganda armata all’attacco al cuore dello stato                                                                        e) Il movimento del ‘77                                                                        f) L’operazione Moro                                                                        g) Movimentismo e militarismo                                                                        h) La questione del partito                                                                        i) Le fratture brigatiste e la ritirata strategica 18/11/2026       CARLO FORMENTI               La Cina riscrive la teoria della transizione al socialismo 25/11/2026       VITTORIO MORFINO           Introduzione al CAPITALE DICEMBRE 02/12/2026       MANOLO MORLACCHI       Gli anni del riflusso (1982-1992)                                                                        a) Do you remember revolution?                                                                        b) Le lotte sociali                                                                        c) La soluzione politica                                                                        d) La sconfitta del PCI                                                                        e) Le leggi antioperaie (equocanone, scala mobile) 09/12/2026       VITTORIO MORFINO           Introduzione al CAPITALE 16/12/2026       CARLO FORMENTI               1848-1917 le due vie del COMUNISMO GENNAIO 13/01/2027       MANOLO MORLACCHI       La seconda repubblica (1992-2001)                                                                        a) I banchieri al governo                                                                        b) La riforma del lavoro e delle pensioni                                                                        c) La ricetta globalista                                                                        d) Le guerre imperialiste                                                                        e) Un altro mondo è possibile?                                                                        f)  Genova 2001 20/01/2027       VITTORIO MORFINO           Introduzione al Materialismo Storico 27/01/2027       MAURIZIO GUERRI              Contro il progresso e contro il futuro. Ripensare la storia a partire da Walter Benjamin ed Ernst Bloch FEBBRAIO 03/02/2027       VITTORIO MORFINO           Introduzione al Materialismo Storico 10/02/2027       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (TEORIA) 17/02/2027       GIACOMO MARCHETTI      L’imperialismo da neo-liberista a predatorio. La crisi del modo di produzione capitalista e gli scenari politici globali 24/02/2027       MAURIZIO GUERRI              Guardare tutto, non vedere niente. Noi davanti alle immagini del GENOCIDIO PALESTINESE MARZO 03/03/2027       GIACOMO MARCHETTI      Fidel e Chavez: il lascito dei giganti del Marxismo Latino-Americano 10/03/2027       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA) 17/03/2027       MAURIZIO GUERRI              Esiste una sola violenza? violenza del diritto e violenza della giustizia 24/03/2027       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA) 31/03/1900       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA) APRILE 07/04/2027       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA) I PROFESSORI: ANGELO D’ORSI: per 45 anni Ordinario di Storia del pensiero politico all’Università degli Studi di Torino. Tra i massimi esperti mondiali di Antonio Gramsci, autore di innumerevoli pubblicazioni e oltre 50 libri (gli ultimi: “Gramsci. La biografia”, Feltrinelli, e “Catastrofe neoliberista”, Lad Edizioni), fondatore e direttore delle riviste “Historia Magistra” e “Gramsciana”. Ha recentemente dato vita al movimento politico “Agorà”. MANOLO MORLACCHI: direttore editoriale della casa editrice Meltemi, si occupa da sempre di storia dell’Italia contemporanea. Ha pubblicato “La fuga in avanti. La rivoluzione è un fiore che non muore”, “La linea del fuoco. L’Argentina da Peron alla lotta armata” e “Memorie della periferia. Storie del Giambellino”. CARLO FORMENTI: giornalista, ricercatore e blogger, è stato caporedattore del mensile “Alfabeta”, redattore del “Corriere della Sera” e docente di Teoria dei nuovi media all’Università degli Studi del Salento. Per Meltemi dirige la collana “Visioni eretiche” e ha già pubblicato “Il socialismo è morto, viva il socialismo! (2019)”, “Il capitale vede rosso (2020)”, “Ombre rosse (2022)” e “Guerra e rivoluzione (2 vol., 2023)”. VITTORIO MORFINO: professore di Storia della filosofia presso l’Università di Milano-Bicocca, dove dirige anche il corso di perfezionamento in Teoria critica della società. È stato visiting professor in alcune università europee e latino-americane. Autore di alcuni testi sulla storia del materialismo e del marxismo e direttore di «Quaderni materialisti». MAURIZIO GUERRI: docente di estetica, filosofia contemporanea e fenomenologia dei media presso L’accademia di Brera e l’università statale di filosofia. Autore di pubblicazioni che trattano questioni di estetica contemporanea in riferimento al rapporto tra immagine e politica. LL: da oltre trent’anni si occupa di arti, culture digitali, software, hype tecnologici e relativi danni collaterali. Dal 2023 sperimenta in locale modelli di Intelligenza Artificiale open-weights quantizzati (tradotto: modelli AI utilizzabili su normali computer in totale autonomia). Esperienza che merita di essere condivisa in teoria e pratica. GIACOMO MARCHETTI: redattore di “Contropiano”, ha tradotto e curato libri con varie case editrici. In veste di giornalista ha effettuato diversi reportage in vari paesi coinvolti in situazioni di conflitto. Come ricercatore indipendente si occupa di storia del movimento operaio e comunista internazionale.
UNIVERSITÀ POPOLARE T28
Capire il presente per trasformare la realtà: la scelta dell’autoformazione. Ciclo di lezioni gratuite di storia e geopolitica tenute da esperti e professori di varie università Tutti i mercoledì alle ore 19 presso il Centro Occupato Autogestito T28 in via dei Transiti 28 (Milano) Oggi muoversi alla cieca non è più un’opzione, senza una direzione chiara e senza una struttura solida si è vulnerabili e incapaci di essere all’altezza del periodo storico che stiamo attraversando. Una sempre più ristretta cerchia di potenti tecnocapitalisti e speculatori, con l’arma della propaganda, influenza governi, istituzioni, università, agenzie di informazione e social, tentando di fermare il declino del proprio sistema capitalista attraverso la forza militare e le guerre. Per questo dobbiamo dotarci di strumenti che ci permettano di capire “che fare”, attraverso la critica materialista dobbiamo leggere il presente per agire tutti verso un’unica direzione. Da questo nasce all’interno del Centro Occupato Autogestito T28 di Via Dei Transiti 28, l’Università Popolare T28: non come un accademico esercizio di stile, ma come una necessità politica stringente per darci un’organizzazione compatta e camminare insieme, come un unico corpo, verso un unico obiettivo. Conoscere la storia è indispensabile per avere gli strumenti attraverso cui affrontare i nodi e le contraddizioni irrisolte nel presente. Sapere chi siamo è l’unico modo per capire dove stiamo andando. OLTRE IL VERBALISMO E L’ATTIVISMO CIECAMENTE PRATICO: la rivoluzione e la trasformazione sociale non si fanno con i discorsi vuoti e le parole astratte (il puro verbalismo), ma nemmeno con l’azione frenetica fine a sé stessa. La nostra forza deve risiedere nell’unione e nel corretto equilibrio tra la riflessione profonda e l’azione concreta. DALLA PARTE DEGLI OPPRESSI: non esiste denuncia autentica del presente se non c’è l’impegno a trasformarlo e non esiste impegno reale senza un’azione materiale sui territori. Non per essere solidali, ma per qualcosa di più profondo che va oltre l’assistenza, per lottare insieme per la trasformazione radicale della realtà, questa è l’unica solidarietà possibile. Questo gesto cessa quindi di essere una debolezza sentimentale e diventa un atto politico collettivo, una presa di coscienza di massa per essere parte integrante di una storia di lotta e resistenza mondiale contro il nemico dell’umanità, il capitalismo. ROMPERE IL SILENZIO COL “PERCHÉ?”: ci hanno sempre raccontato che la cultura e la storia sono neutrali, sospese sopra le parti. È una menzogna della narrazione dominante. La storia è, innanzitutto, storia di lotta di classe. Nessun ordine costituito fondato sull’oppressione e sullo sfruttamento può tollerare che gli sfruttati comincino a chiedersi collettivamente: Perchè? Noi rifiutiamo quel posizionamento ambiguo di chi, fingendosi equidistante, sceglie di fatto di non schierarsi. Noi vogliamo sapere da che parte stare. Rivendichiamo la necessità di ricostruire la storia delle lotte e dei popoli. Vorremmo affrontare tutti quei temi e periodi storici che scuole e università evitano o narrano in maniera falsata e parziale: la storia d’Italia dalla resistenza, ai primi anni 2000, con un’ottica marxista per arrivare ai temi di attualità e geopolitica. Lezioni frontali con momenti di confronto in cui porci le giuste domande. UNIRE LA COSCIENZA ALL’ORGANIZZAZIONE: l’Università Popolare di T28 vuole trasformare lo studio in uno strumento, l’autoformazione come presa di coscienza. Non accettiamo un sapere calato dall’alto, da istituzioni che difendono gli interessi del capitale. L’autoformazione è lo strumento per svelare l’inganno in cui viviamo, per leggere il presente con occhi critici e acquisire gli strumenti teorici necessari per affrontare e superare le contraddizioni attuali. Il sapere borghese esclude; il sapere popolare include e arma la mente. L’accesso alla conoscenza della storia e del presente deve essere accessibile a tutti e a tutte, senza barriere. L’università popolare vuole essere uno spazio di autoformazione dove si impara a leggere il mondo per trasformarlo. CONOSCENZA CONTRO LA REPRESSIONE: più forte è la coscienza politica, più solide sono le radici collettive di fronte ai tentativi di frammentazione e repressione dello Stato. STUDIARE PER COMPRENDERE, ORGANIZZARSI PER LOTTARE. VERSO UN COMUNE OBIETTIVO. Prima lezione DOMENICA 27 SETTEMBRE con il prof. Angelo D’Orsi ore 16:00 “La storia tra doxa ed episteme. Il caso della guerra russo – ucraina” Le altre lezioni saranno tutti i mercoledì alle ore 19:00 Al COA T28 in Via Dei Transiti 28 a Milano PROGRAMMA DELLE LEZIONI SETTEMBRE 27/09/2026       ANGELO D’ORSI                   La storia tra doxa ed episteme. Il caso della guerra russo-ucraina.   30/09/2026     MANOLO MORLACCHI       La Resistenza (1936-1945)                                                                        a) IL PCI clandestino                                                                                                  b) La guerra di Spagna                                                                        c) I rapporti con la III Internazionale                                                                        d) Lo scoppio della guerra                                                                        e) Dopo Yalta                                                                        f)  La Resistenza OTTOBRE 07/10/2026       CARLO FORMENTI               Lukacs. La storia umana come storia del lavoro 14/10/2026       MANOLO MORLACCHI       Il dopoguerra (1945-1960)                                                                        a) La svolta di Salerno                                                                        b) Le elezioni politiche del 1948                                                                        c) Lo scontro nel Comintern                                                                        d) Lo scontro nel PCI                                                                        e) La democrazia progressiva                                                                        f)  La questione sindacale                                                                        g) Il XX Congresso del PCUS                                                                        h) La fabbrica degli anni ‘50 21/10/2026       VITTORIO MORFINO           Introduzione al CAPITALE 28/10/2026       MANOLO MORLACCHI       La NUOVA SINISTRA (1960-1970)                                                                        a) L’operaio massa                                                                        b) Dal revisionismo sovietico alla Cina di Mao                                                                        c) Nascita della Nuova Sinistra                                                    d) Il protagonismo operaio e studentesco                                                                        e) La guerra del Vietnam e le lotte anticolonialiste                                                                        f)  L’autunno caldo e la strategia della tensione NOVEMBRE 04/11/2026       VITTORIO MORFINO           Introduzione al CAPITALE 11/11/2026       MANOLO MORLACCHI       Lotta armata e riformismo radicale (1970-1982)                                                                        a) Nascita delle Brigate Rosse                                                                        b) Nascita dei gruppi extraparlamentari                                                                        c) La mutazione del PCI                                                                        d) Dalla propaganda armata all’attacco al cuore dello stato                                                                        e) Il movimento del ‘77                                                                        f) L’operazione Moro                                                                        g) Movimentismo e militarismo                                                                        h) La questione del partito                                                                        i) Le fratture brigatiste e la ritirata strategica 18/11/2026       CARLO FORMENTI               La Cina riscrive la teoria della transizione al socialismo 25/11/2026       VITTORIO MORFINO           Introduzione al CAPITALE DICEMBRE 02/12/2026       MANOLO MORLACCHI       Gli anni del riflusso (1982-1992)                                                                        a) Do you remember revolution?                                                                        b) Le lotte sociali                                                                        c) La soluzione politica                                                                        d) La sconfitta del PCI                                                                        e) Le leggi antioperaie (equocanone, scala mobile) 09/12/2026       VITTORIO MORFINO           Introduzione al CAPITALE 16/12/2026       CARLO FORMENTI               1848-1917 le due vie del COMUNISMO GENNAIO 13/01/2027       MANOLO MORLACCHI       La seconda repubblica (1992-2001)                                                                        a) I banchieri al governo                                                                        b) La riforma del lavoro e delle pensioni                                                                        c) La ricetta globalista                                                                        d) Le guerre imperialiste                                                                        e) Un altro mondo è possibile?                                                                        f)  Genova 2001 20/01/2027       VITTORIO MORFINO           Introduzione al Materialismo Storico 27/01/2027       MAURIZIO GUERRI              Contro il progresso e contro il futuro. Ripensare la storia a partire da Walter Benjamin ed Ernst Bloch FEBBRAIO 03/02/2027       VITTORIO MORFINO           Introduzione al Materialismo Storico 10/02/2027       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (TEORIA) 17/02/2027       GIACOMO MARCHETTI      L’imperialismo da neo-liberista a predatorio. La crisi del modo di produzione capitalista e gli scenari politici globali 24/02/2027       MAURIZIO GUERRI              Guardare tutto, non vedere niente. Noi davanti alle immagini del GENOCIDIO PALESTINESE MARZO 03/03/2027       GIACOMO MARCHETTI      Fidel e Chavez: il lascito dei giganti del Marxismo Latino-Americano 10/03/2027       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA) 17/03/2027       MAURIZIO GUERRI              Esiste una sola violenza? violenza del diritto e violenza della giustizia 24/03/2027       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA) 31/03/1900       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA) APRILE 07/04/2027       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA) I PROFESSORI: ANGELO D’ORSI: per 45 anni Ordinario di Storia del pensiero politico all’Università degli Studi di Torino. Tra i massimi esperti mondiali di Antonio Gramsci, autore di innumerevoli pubblicazioni e oltre 50 libri (gli ultimi: “Gramsci. La biografia”, Feltrinelli, e “Catastrofe neoliberista”, Lad Edizioni), fondatore e direttore delle riviste “Historia Magistra” e “Gramsciana”. Ha recentemente dato vita al movimento politico “Agorà”. MANOLO MORLACCHI: direttore editoriale della casa editrice Meltemi, si occupa da sempre di storia dell’Italia contemporanea. Ha pubblicato “La fuga in avanti. La rivoluzione è un fiore che non muore”, “La linea del fuoco. L’Argentina da Peron alla lotta armata” e “Memorie della periferia. Storie del Giambellino”. CARLO FORMENTI: giornalista, ricercatore e blogger, è stato caporedattore del mensile “Alfabeta”, redattore del “Corriere della Sera” e docente di Teoria dei nuovi media all’Università degli Studi del Salento. Per Meltemi dirige la collana “Visioni eretiche” e ha già pubblicato “Il socialismo è morto, viva il socialismo! (2019)”, “Il capitale vede rosso (2020)”, “Ombre rosse (2022)” e “Guerra e rivoluzione (2 vol., 2023)”. VITTORIO MORFINO: professore di Storia della filosofia presso l’Università di Milano-Bicocca, dove dirige anche il corso di perfezionamento in Teoria critica della società. È stato visiting professor in alcune università europee e latino-americane. Autore di alcuni testi sulla storia del materialismo e del marxismo e direttore di «Quaderni materialisti». MAURIZIO GUERRI: docente di estetica, filosofia contemporanea e fenomenologia dei media presso L’accademia di Brera e l’università statale di filosofia. Autore di pubblicazioni che trattano questioni di estetica contemporanea in riferimento al rapporto tra immagine e politica. LL: da oltre trent’anni si occupa di arti, culture digitali, software, hype tecnologici e relativi danni collaterali. Dal 2023 sperimenta in locale modelli di Intelligenza Artificiale open-weights quantizzati (tradotto: modelli AI utilizzabili su normali computer in totale autonomia). Esperienza che merita di essere condivisa in teoria e pratica. GIACOMO MARCHETTI: redattore di “Contropiano”, ha tradotto e curato libri con varie case editrici. In veste di giornalista ha effettuato diversi reportage in vari paesi coinvolti in situazioni di conflitto. Come ricercatore indipendente si occupa di storia del movimento operaio e comunista internazionale.
Ciao Alex
Diffondiamo l’appuntamento in ricordo di Alex, compagno che ci ha lasciato da poche settimane a Torino. Da CUB Sanità e BDS Torino: Sabato 12 settembre ci ritroviamo ai Giardini Reali di Torino per una fiaccolata dedicata ad Alex, un momento collettivo e aperto per stare insieme, condividere ricordi, parole, musica e saluti. Sabato 12 settembre – ore 19.00 Giardini Reali, Torino – di fianco al Fenix Accenderemo insieme le fiaccole per Alex, tra parole, musica e i ricordi di chi con lui ha condiviso pezzi di vita, di amicizia e di lotta. Ci sarà uno spazio aperto per chiunque voglia prendere la parola, raccontare un ricordo o lasciare un saluto. Chiediamo solo di mantenere gli interventi brevi, per lasciare spazio a tutte e tutti. Alle ore 20.00 l’Imam di Torino, terrà un momento di preghiera di circa 15 minuti. Ci sarà anche un grande bandierone della Palestina sul quale lasciare liberamente una parola, una dedica o un pensiero per Alex. Chi vuole può portare uno strumento per suonare o cantare insieme. Non sarà prevista amplificazione tecnica per la musica. Saremo sul prato: chi vuole può portare un telo, un cuscino o una sedia. Condivideremo anche del cibo: ognuno può contribuire con qualcosa da mangiare o da bere. Vogliamo ricordare Alex anche così: incontrandoci, parlando, discutendo, ascoltando musica, mangiando insieme e continuando a costruire quelle relazioni a cui ha dedicato così tanto. Ci vediamo lì. Ciao Alex. Di seguito la voce di una compagna di CUB Sanità ai microfoni di Radio Blackout Alex è stato un compagno impegnato a Torino su tanti fronti, tra cui quello sindacale, lottando fianco a fianco a lavoratori, lavoratrici e lavoratorx. Ne parliamo con Elisa della Cub Sanità, che ricorda la sua capacità di creare reti e alleanze, di affiancare le persone, lasciandole sempre protagoniste dei percorsi di lotta da attraversare. Questo ricordo è anche un invito a partecipare a una commemorazione collettiva, che si terrà sabato 12 settembre dalle 19 ai giardini reali (lato fenix), Torino.
Houthi alla conquista di Mocha. La situazione nel corridoio energetico globale e il possibile ingresso di nuovi attori
Tra il 9 e il 10 settembre il movimento politico-militare scita libanese Ansar Allah (detti comunemente Houthi Yemeniti) ha preso in controllo di Mocha, una città portuale affacciata su una delle più importanti rotte marittime del pianeta, lo stretto di Bab el-Mandeb.  Il conflitto tra gli Houthi e il governo yemenita è iniziato nel 2014 e vede le milizie sciite alleate dell’Iran confrontarsi con le forze governative ma soprattutto con le forze armate dell’Arabia Saudita, che di fatto mantengono in piedi il governo di Aden. I recenti sviluppi possono portare però all’ingresso di un altro attore – il Pakistan – all’interno delle logiche previste dall’accordo di cooperazione militare tra Pakistan, Arabia Saudita e (recentemente) Turchia e noto come “Patto della Mecca”. Il controllo di Bab el-Mandeb rafforza la presenza dei nemici Houthi su una rotta marittima estremamente importante per il commercio globale di carburante e in particolare per le navi saudite.  Ne abbiamo parlato con Marco Santopadre, giornalista di Pagine Esteri e autore di un approfondimento sul conflitto in corso Ascolta la diretta (parte 1 – parte 2) da Radio Blackout
Serbia: sionismo e nazionalismo nei Balcani. Un approfondimento dopo il funerale di Mladić
A partire dai funerali “quasi” di Stato di Ratko Mladić, il comandante delle truppe serbe colpevoli del genocidio di Srebrenica morto in detenzione all’Aia, facciamo il punto sulla politica interna ed estera della Serbia. Un paese che, come dimostrano gli onori tributati a Mladić, rivendica orgogliosamente il proprio passato recente fatto di aggressioni e genocidi e rinsalda i legami con Israele, che già negli anni 90 aveva fornito copertura politica ed armamenti alla Serbia impegnata nelle pulizie etniche delle Guerre Balcaniche. Le nuove rotte di collaborazione tra la Serbia di Vucić ed Israele si manifestano oggi con un aumento dei contatti commerciali, ma anche e soprattutto con il sostegno politico della Serbia al progetto genocidario portato avanti da Israele contro i palestinesi di Gaza. In Serbia, tuttavia, l’opposizione non manca: da anni da un movimento politico dal basso, di massa, composto da studenti e studentesse e settori popolari tiene sotto pressione l’esecutivo di ultra-destra di Vucić. Tra poche settimane, il governo si sottoporrà ad una tornata elettorale considerata decisiva per il futuro del paese balcanico. Ne parliamo con Giorgio Fruscione, ricercatore e redattore editoriale presso l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) da Radio Blackout
Giù le mani dagli Orti Urbani: sulla manifestazione del 5 settembre a Livorno
Lo scorso weekend a Livorno si è tenuto un campeggio e una manifestazione nazionale per difendere l’oasi verde dove sono presenti gli Orti Urbani. Più di 3.000 persone hanno partecipato alla marcia per le vie della città. Il messaggio, portato forte e chiaro fino al Comune, è stato quello di non piegarsi di fronte alle scelte sconsiderate delle giunte che da nord a sud del paese intendono soffocare nel cemento le ultime aree verdi delle città. Le alternative esistono e, dopo un’estate soffocante, pensare di costruire edifici al posto di mantenere spazi verdi curati dal basso è una scelta politica a cui si deve rispondere: gli Orti urbani lo hanno fatto e continueranno a farlo e come loro tanti comitati in tutta Italia. A Livorno, proprio nei pressi del centro città, è sopravvissuta all’espansione urbana un’area verde di 6 ettari. E’ qui che sorgono gli orti urbani di via Goito, un insieme di appezzamenti di terra immersi nella vegetazione e gestiti dagli abitanti della città. Gli orti nascono più di 10 anni fa con l’intento di rendere l’area accessibile a tutti e tutte dal momento che in precedenza era lasciata all’incuria: poco sicura da attraversare e ampiamente inquinata.  Un atto politico di riappropriazione che è resistito negli anni e ha fatto sì che in quell’area ancora non fosse calato nel cemento. Gli orti, gestiti da sempre in comune e orizzontalmente, erano e sono casa di attività disparate, un presidio per la città e soprattutto un rifugio in queste estati dalle temperature infernali. Una delle poche possibilità per gli abitanti di autoprodursi il cibo, cosa che nelle città è sempre più difficile. Molto più di un esperimento riuscito: una possibilità da percorrere e replicare.  In questi tempi tuttavia, le arie di sgombero si fanno sentire anche a Livorno, dove, la brama di profitto ha portato la giunta comunale a convertire l’area promuovendo un progetto edilizio che vorrebbe costruire appartamenti vista mare e, di conseguenza, strade per accedervi, proprio sopra gli Orti. Ed è a questo punto che nasce la necessità di resistere per proteggere gli Orti urbani e di aprire una battaglia per difenderli.  Di seguito proponiamo un riassunto delle questioni al centro della lotta ribadite in conferenza stampa e durante le giornate di mobilitazione dal collettivo degli Orti urbani e di tutte le voci che a Livorno si sono espresse in loro difesa. Chi ha deciso di porre una fine all’esperienza degli orti urbani? Su questo, è necessario fare chiarezza. Non si tratta di una questione di legislazione, ma come spesso e volentieri accade in questi contesti, è una scelta politica ben precisa.  Anche in questo caso, è l’amministrazione (PD) che sceglie il cemento al posto del verde. Nel caso specifico di Livorno, bisogna puntare il dito contro la giunta Salvetti, sorda alle osservazioni poste dagli abitanti che sottolinevano la necessità di rimuovere l’edificabilità dell’area per evitare qualsiasi consumo di suolo e chiedevano la messa in discussione del piano operativo proposto, ricordando le norme che dovrebbero tutelare aree verdi e boschive. L’amministrazione livornese, ignorando queste considerazioni, si sta prendendo due responsabilità: cementificare l’area e sgomberare in modo violento il terreno. Le giustificazioni messe in campo sono tra le più creative e le considerazioni tecniche fallaci sono numerose: la stima dell’ingombro dei vari cantieri che andranno ad insistere sull’area è totalmente falsata, ad esempio. La costruzione di quattro palazzi (48 appartamenti di lusso), posti ai 4 angoli della mappa, non occupano solo quell’area, ma implicano ampie aree necessarie alla loro edificazione. Per dare un’idea dell’ampiezza dell’area che verrà trasformata si può fare ricorso alle parole dell’imprenditore Frangerini che si occupa del progetto e che si riferisce a questo come di un “nuovo eco-quartiere). Se Frangerini parla di eco-quartieri e quindi di un contesto completamente trasformato rispetto al passato, il sindaco Salvetti, tentando di salvare la faccia maldestramente, parla di un impatto minimo dei cantieri e garantisce che l’80% dell’area verrà restituita ai livornesi. Sembra che i due non abbiano le idee chiare sul futuro, le hanno invece sul presente, ovvero la necessità di sgomberare l’area dagli occupanti per consegnare il terreno alla ditta “libero da cose o persone”. L’unico punto di accordo sembra essere quello di liberarsi del comitato e di chi ha intenzione di difendere lo spazio. In questo quadro, non mancano una serie di proposte alternative: il progetto si potrebbe benissimo spostare in uno dei diversi vuoti urbani che la città di livorno “offre”. Una opportunità che il sindaco non ha il coraggio di cogliere, preferendo accontentare le volontà speculative delle ditte private. Per far digerire la pillola, si propone la cornice della “riqualificazione dell’area”, l’utilizzo di compensazioni, che non sono altro che una forma di giustificazione discorsiva. Compensazioni che implicherebbo la piantumazione di qualche alberello in altre aree della città che dovrebbe “abbattere le emissioni” prodotte dal progetto: un grande classico della speculazione green. In questo caso, addirittura, si raggiungono livelli dell’assurdo: l’imprenditore Frangerini parla di sè come un “custode dell’ambiente” e sembra essere rammaricato della sua nomea di “palazzinaro” In ogni caso, questa retorica viene presto rispedita al mittente dal momento che i bisogni della città sarebbero bene altri e suggerirebbero altre zone dove edificare. La richiesta, ribadita più volte davanti al Comune di Livorno durante la giornata di manifestazione, è quindi quella di far aprire un tavolo per trovare un’alternativa e impedire la cementificazione dell’area verde di via Goito. Alcuni numeri permettono anche di inquadrare questo progetto come atto criminale dal punto di vista ecologico e sanitario. L’Agenzia Regionale della Sanità segnala che 18 è l’incremento del numero di persone oltre i 65 anni morte al giorno a Livorno, nel solo periodo della prima ondata di calore (iniziata il 25 maggio). Livorno registra quindi un aumento rispetto alla media attesa del 12%, a fronte dell’aumento del 3% su tutta la penisola. Nonostante questo, non sembra ragionevole tener conto della potenza filtrante del verde, indispensabile per porteggere la popolazione dall’inquinamento. E’ importante precisare come gli orti in sè non siano il punto focale della questione. Si sarebbe potuto prendere accordi per ottenere altri spazi dove ubicare altri orti urbani, il comune li avrebbe concessi. Quello che è importante sottolineare è che questo progetto in toto, per come è stato proposto, è irricevibile oltre che anacronistico in questo momento storico. Gli orti rappresentano un mezzo, non lo scopo di quello che si sta muovendo intorno a via Goito. Un mezzo attraverso cui presidiare e difendere un’area verde indispensabile per salute, la socialità e il benessere dei livornesi.  Dalla manifestazione del 5 settembre  Più di 3.000 persone si sono radunate nel pomeriggio del 5 settembre in via Goito presso gli Orti urbani, da dove poi è partita la manifestazione, momento apicale delle giornate di campeggio iniziate il giovedì e conclusesi domenica.  Più di 100 associazioni, collettivi cittadini e non, comitati provenienti da diverse parti della penisola hanno aderito a quella che è stata la prima manifestazione nazionale in difesa di uno spazio verde: da Reggio Emilia per difendere il Bosco Ospizio, a Torino per difendere il Parco del Meisino, a Pisa dove il Movimento No Base coniuga benissimo lo sfruttamento del verde con la lotta contro la guerra e la militarizzazione dei territori.  Residenti giovani e meno giovani, studenti, universitari, collettivi di fabbrica, tutti hanno percorso insieme le strade della città per raggiungere il Comune e pretendere un tavolo per decidere una diversa ubicazione per il progetto edilizio che dovrebbe sorgere sugli Orti. Le intenzioni sono chiare: verranno difesi fino alla fine.  Prima del corteo abbiamo posto qualche domanda a Stefano del Comitato di difesa degli Orti urbani per spiegarci meglio il contesto e le dinamiche di questa lotta, ecco la video-intervista:  Durante il corteo abbiamo avuto modo di intervistare alcuni partecipanti, per capire meglio cosa li ha spinti in quella calda giornata a sfidare le temperature e mettersi in marcia. Qua un riassunto di quello che ci hanno raccontato:  Ad oggi Livorno si sta preparando a un eventuale inizio dei lavori nell’area che dovrebbe essere sgomberata per poter procedere con il progetto.  Già dal lunedì 7 settembre sono incominciati i turni per presidiare il perimetro e impedire l’accesso ai mezzi.  Resteremo sintonizzati e daremo notizie dei prossimi passi.  Viva gli Orti urbani! 
Elezioni in Sassonia-Anhalt: una lettura del risultato ottenuto da Afd
Il partito di ultradestra guidato da Alice Weidel ha ottenuto oltre il 44% dei voti nel land della Sassonia-Anhalt alle ultime elezioni.  Questo risultato va letto secondo una serie di aspetti che compongono un quadro di tendenza generale, seppur con delle specificità date dal contesto tedesco e del territorio. Inoltre, va analizzato il processo storico in cui si è determinato un consenso così schiacciante nei confronti di un’opzione reazionaria e xenofoba come questa. La crisi sociale ed economica che investe la Germania e più in generale l’Europa, la guerra e la corsa al riarmo, i rapporti con gli USA e con la Russia sono tutti elementi significativi. Al contempo le contraddizioni di questo partito sono forti e potranno rappresentare uno spazio di possibilità per una contrapposizione dal basso?  Insieme a Nicola Carella, compagno che da tempo vive a Berlino abbiamo affrontato questi temi per comprendere quanto accaduto. da Radio Blackout
“Vietato contestare il Salone dell’auto”: la Questura vieta la biciclettata cittadina nel centro di Torino
Riceviamo e pubblichiamo volentieri il comunicato di Extinction Rebellion Torino, Fridays for Future, Fiab Torino Bike Pride, Toroller Collective, Clacsoon. Questo weekend la mostra a cielo aperto, per i movimenti climatici un’assurdità dopo il caldo di quest’estate Da venerdì 11 a domenica 13 settembre il centro di Torino sarà reso “un grande palcoscenico dedicato all’automobile”, come riportato sul sito stesso del Salone dell’auto, che torna in città con il supporto del Comune e della Regione Piemonte. I movimenti per il clima hanno da subito contestato la scelta di celebrare l’automobile in questo modo nella nostra città, soprattutto dopo un’estate caldissima che forse non è ancora finita. Per questo sabato Fridays For Future, insieme ad altri movimenti e associazioni cittadine che promuovono la mobilità sostenibile, ha lanciato un corteo in bicicletta – una pedalata con partenza alle 15.30 dai Giardini Reali – con l’intenzione di attraversare piazza Castello e piazza San Carlo, per chiedere trasporti pubblici efficienti, piste ciclabili e strade sicure. Tutto vietato durante le interlocuzioni con la Questura, che ha confinato il corteo lontano dalle piazze dove si svolge il Salone. “Abbiamo inviato un primo preavviso che prevedeva di attraversare piazza Castello e piazza San Carlo” affermano gli attivisti. “Ci siamo poi trovati costretti a inviarne uno senza questi passaggi, altrimenti la manifestazione sarebbe stata prescritta”. Per i movimenti, l’evento celebra un modello di mobilità che ha segnato profondamente la storia della città: a Torino si contano circa 900 morti l’anno legati alla scarsa qualità dell’aria e altre 30 vittime, oltre a migliaia di feriti, per incidenti stradali. Un modello – sottolineano gli attivisti – che si è rivelato anche economicamente fallimentare per il territorio, con la famiglia Agnelli-Elkann che negli anni ha progressivamente delocalizzato la produzione, lasciando a Torino smog e disoccupazione. La manifestazione intendeva denunciare la distanza del grande evento dalle reali esigenze dei cittadini: Torino viene ancora indicata come la capitale dell’automotive, nonostante la produzione a Mirafiori sia ai minimi storici. Proprio questa settimana Stellantis ha previsto tre giorni di stop per mancanza di componenti. Gli organizzatori ricordano inoltre come, nonostante una richiesta esplicita di Fridays For Future di non organizzare più il Salone, l’edizione di quest’anno preveda anche una sfilata di supercar nel cuore della città, a fronte dei 12 feriti registrati nell’edizione 2024 e dei 4 morti avvenuti negli ultimi giorni in Italia in eventi automobilistici analoghi.  “Quest’anno il Salone è stato anticipato. Sembra lo abbiano fatto apposta per fare assaporare ai turisti il nostro caldo torrido: quest’estate ci ha mostrato gli effetti devastanti del riscaldamento globale. Celebriamo l’automobile e un modello di sviluppo che ci sta portando verso la catastrofe climatica come se niente fosse” afferma Simona di Fridays. Crisi industriale, crisi climatica e un salone che sembra scollato dalla realtà. Tutto questo in un contesto di repressione, aggravato – secondo gli organizzatori – dal rischio di sanzioni comprese tra 1.000 e 10.000 euro per chi non rispetta il percorso imposto: un potere enorme in mano alle Questure, che possono decidere dove e come si manifesta adducendo vaghe motivazioni di “ordine pubblico”. “Queste limitazioni sono la conseguenza diretta del Decreto sicurezza adottato lo scorso febbraio” sostiene Carlo, attivista per il clima. “Al Sindaco chiediamo: quale idea di città vuole portare avanti? Davvero questa è la gestione dell’ordine pubblico che si immagina?” Realtà promotrici della contestazione: * Fridays For Future Torino * Extinction Rebellion Torino * Fiab Torino Bike Pride * Toroller Collective * Clacsoon
Fuori Vannacci da Torino
L’ex generale è al centro delle polemiche per aver annunciato di partecipare a un incontro formativo a Torino organizzato dal sindacato di polizia Fsp, un caso che sta facendo emergere dissidi interni alle forze di polizia, questura, Viminale.. Ripubblichiamo il comunicato condiviso da varie realtà cittadine torinesi tra cui il Network Antagonista Torinese. Fuori Vannacci da Torino Il generale pensa di vincere facile: dire due parole contro il riarmo ma poi farsi finanziare da Trump, criminale di guerra e genocida; strizzare l’occhio al gas russo sapendo che l’Italia, come l’Europa, sono legate mani e piedi ai rifornimenti USA; giocare con le paure di un popolo in crisi economica, sociale e lavorativa prendendosela con gli immigrati e sproloquiando sulla remigrazione.  Il fenomeno Vannacci, sionista di primo pelo e falso anti-sistema, è stato profumatamente finanziato da bandi espressamente pubblicati dal Dipartimento di Stato Americano “per sviluppare organizzazioni in Europa che promuovessero la civiltà occidentale e la sovranità nazionale”. A chi vuole darla a bere l’ex generale quando sui giornali viene dipinto come la variabile che potrà salvare l’Italia dalla cosiddetta “guerra ibrida”?  Una figura del genere, prona agli interessi profondi dello Stato Americano e pronta a saltare sulla poltrona ben prima di difendere gli interessi degli italiani, è il simbolo dell’inconsistenza della politica, becera e strumentale, e di sicuro non sarà chi potrà escludere la possibilità di una guerra di più ampia scala anche sui nostri territori.  Torino non certo è la città dove certi personaggi possono fare le loro passerelle indisturbati. Torino è partigiana e antifascista, Torino sa da che parte stare e lo ha dimostrato: con la Palestina, contro il riarmo e per una città solidale. Se i sindacati di polizia non hanno altro a cui pensare se non alla “insicurezza urbana” – probabilmente piccati dal fatto che la loro immagine non sia proprio al top della forma considerati gli ultimi avvenimenti – forse non hanno fatto bene i conti.  Troviamoci alle ore 8.30 venerdi 18 settembre davanti all’NH Hotel in Corso Vittorio 104 per dare il “benvenuto”! 
(E)lezioni tedesche
Chiamati alle urne gli abitanti del land della Sassonia-Anhalt hanno scelto: oltre il 44% dei voti è andato all’Alternative für Deutschland. Secondo i dati hanno votato per l’Afd il 42% dei giovani, il 60% degli operai e il 65% di persone con problemi economici. Il dato forse maggiormente significativo è l’affluenza: circa l’80% degli aventi diritto al voto, un trend che si era già espresso con le elezioni federali nel febbraio 2025. Così come la provenienza geografica del voto è confermata: la Sassonia-Anhalt era già stato un bacino importante per il partito di Alice Weidel. Va detto che la Sassonia-Anhalt è un territorio a est della Germania con un PIL tra i più bassi a livello nazionale. Hanno votato tanti giovani e tanti lavoratori per un’opzione reazionaria, xenofoba e sovranista ma soprattutto per un partito che si pone in maniera chiara e netta contro il sostegno all’Ucraina da parte europea e per un riavvicinamento economico alla Russia.  Che sia un voto in qualche modo di protesta e che la preoccupazione più profonda degli strati popolari sia l’essere trascinati in guerra è un dato piuttosto lampante. A questo sentimento diffuso, che a tratti percepiamo e a tratti raccogliamo in modo più tangibile, si deve aggiungere una lettura materialista legata al fallimento del modello di crescita voluto e incarnato dalla CDU e dunque la crisi sociale e l’impoverimento trasversale non possono che essere stati una variabile determinante. Le fratture dell’ordine globale e l’avversione al progetto americano per l’Europa vengono usate da un partito che ha saputo legare proposte profondamente razziste e reazionarie ad un sentimento popolare diffuso contro le élite tedesche e europee. Questo passaggio politico in Germania, mostra in modo plastico il disastro provocato dalle politiche atlantiste e neoliberali degli ultimi anni che hanno demolito la distinzione fra destra e sinistra per le persone comuni. Dimostra anche che, se queste categorie politiche hanno perso il loro significato storico, solo a destra c’è stata la capacità di sfruttare l’occasione che la storia ha messo sul piatto. Ormai è chiaro a tutti che le conseguenze della bolla finanziaria che ha coinvolto l’Europa nel 2008 hanno aperto delle fratture incolmabili e che la ricetta neoliberista propinata da tutte le compagini politiche, soprattutto quelle afferenti al centro-sinistra, non è né risolutiva né credibile. La guerra in Ucraina ha approfondito questa crisi immediatamente in sequenza alla pandemia del 2020. Per la seconda volta nel giro di pochi anni l’Europa ha dovuto fare i conti con gli effetti nefasti della propria dipendenza dagli Stati Uniti che, a più riprese e su vari fronti, hanno esternalizzato le proprie crisi scaricando i costi alla periferia dell’impero. Per la Germania, dover interrompere i propri rapporti commerciali con la Russia, in particolare per il gas a basso costo, dover fare i conti con la competitività cinese sul mercato delle automobili e dei pannelli fotovoltaici e, dunque, con i limiti nell’approvvigionamento delle materie prime critiche nonostante si sia voluta porre come l’avamposto europeo nella transizione green-tecnologica e nell’innovazione produttiva, sono tutte questioni che hanno avuto pesanti risultati. Rispetto alle elezioni di febbraio 2025 già lo dicevamo in un editoriale “Questo voto la dice lunga su quanto profonda sia la crisi del modello industriale tedesco.” Ancora una volta sono le condizioni materiali della vita delle persone e dei rapporti del lavoro a determinare la mutazione dei rapporti di forza politica complessivi. L’Afd si pone come il partito anti-sistema, anti-NATO e anti-UE giocando facile sui temi cardine che parlano alla cosiddetta “pancia del Paese”. Se la prende anche con l’informazione pubblica, accusandola di propaganda. Un vero colpo d’astuzia. Questa è una tendenza che non vediamo solo in Germania ma, in quanto Paese più ricco e potente della Vecchia Europa, è sicuramente indicativo di un processo più generale di cui rappresenta la punta più avanzata. Al contempo, la prescrizione della conversione industriale in chiave bellica per affrontare la più recente crisi economica, energetica e sociale – anch’essa conseguenza dell’attacco di USA e Israele all’Iran e relativa chiusura dello Stretto di Hormuz – porta con sé tutti i suoi limiti: la dimensione di finanziarizzazione e speculazione di cui anche questi ambiti produttivi sono investiti non potrà che aumentare il processo di impoverimento degli strati popolari, altro che trovare una soluzione alla crisi occupazionale e dell’industria a livello europeo. Tutto questo è chiaro a tutti.  Oltre questo c’è il piano di realtà: la propaganda utile a costruire consenso cavalcando le paure della popolazione sono il piatto forte di questi partiti pseudo di rottura ma poi, una volta in poltrona, bisognerà verificarne la tenuta. Tutto questo se e quando l’Afd governerà il Land sassone e a partire dal modo in cui il governo federale farà fronte a una crisi annunciata. Tutto ciò avviene non senza contraddizioni pesanti: nel porsi come opzione che vuole dare centralità al territorio nazionale e, di conseguenza che non vuole inviare armi all’Ucraina, la Afd è anche il partito che nella riforma del servizio militare in Germania ha dato prova di una posizione ultra reazionaria in favore di una legge che preveda la leva obbligatoria tout cour. E’ interessante anche notare il fatto che il partito di Alice Weidel è sì contro il Green New Deal Europeo così come è favorevole a tornare ad approvvigionarsi al gas russo, ma al contempo è chiaramente schierato per una transizione tecnologica a colpi di AI e nuovi data center, oltre che favorevole al ritorno all’atomo. Un mix che porta a un solo bandolo della matassa, ossia il grande nodo su cui si trova a fare i conti ogni passaggio in questa fase: la coincidenza di interessi con i grandi capitali e i monopoli privati mondiali che orientano un certo tipo di scelte, dunque la Silicon Valley e gli sviluppi in tal senso. Non arriva a caso l’assist di Musk che, seppur il progetto MEGA non aveva portato tutta questa fortuna alle elezioni federali, oggi reagisce con un “Ben fatto” su X per complimentarsi della vittoria dell’”unica che può salvare la Germania”. Non solo Musk ma anche Thiel apprezza l’Alternativa Tedesca. Nel contesto specifico tedesco va osservata un’ulteriore variabile, ossia Sarah Wagenknecht, ex deputata che uscita dalla Linke nel 2023 è diventata leader di un partito populista, nazionalista ma dai contorni molto più vicini alla sinistra. Un partito che ha più similitudini con la France Insoumise di Mélenchon che non con i Verdi e che è stato capace di schierarsi contro la guerra. All’oggi il partito è intorno al 5 %, soglia utile a entrare nel parlamento regionale e la sua candidata in Sassonia-Anhalt ha aperto la possibilità di collaborare con l’Afd a partire dai contenuti, confermando oggi il loro sostegno nella prospettiva di formare un governo regionale.  Servirebbe anche avanzare qualche ipotesi sulla base dell’esperienza storica su almeno due ordini: élite economiche e ruolo delle classi lavoratrici. Sul primo ordine c’è da osservare, sulla base degli studi dello storico Fischer, che le élite a tenere in ordine i propri conti economici sono rimaste sostanzialmente invariate dal periodo guglielmino fino a quello della dittatura. In altre parole, al netto dei cambiamenti istituzionali il potere era sempre, in ultima istanza, in mano ai grandi industriali. Il fatto che Afd riceva i già citati endorsement dai tecno-borghesi della Silicon Valley e che nel programma punti a grandi opere industriali che trovano il consenso lungo quasi tutta la curva istituzionale tedesca, può farci supporre di aver davanti una (relativa) invarianza storica. Sul secondo ordine, anche qua, le somiglianze non mancano: per quanto sia azzardato generalizzare la situazione di una specifica regione tedesca a tutta la nazione, qualcosa si può dire. Similmente agli anni ‘20 e ‘30 si presentano gli elementi di una forte crisi industriale ed economica, di una classe operaia molto frammentata e della costruzione di un nemico esterno pronto alla guerra. La grande differenza è che, almeno fino a un paio d’anni poco dopo il 1933, la massa di disoccupati e dei lavoratori trovava ancora nell’SPD (quello storico, ovviamente) e nel KPD espressioni anche di una certa autodifesa della propria classe, cioè dentro comunque catalizzatori di massa di una (auto)difesa della propria riproduzione sociale. Ciò che ne dettò la sconfitta, tuttavia, fu non tanto la repressione fisica e coatta (che sicuramente ci fu), ma il continuo muoversi strategico della controparte nel dividere e frammentare operai e disoccupati attraverso la disciplina sociale e del lavoro, annientando così le capacità di autodifesa della classe. Questa dovrebbe essere una delle grandi incognite davanti al procedere di forze che, ancora oggi, adottano la decomposizione dall’alto. Siamo di fronte al disastro politico creato dal bellicismo liberal di sinistra: qualcuno se ne accorgerà in Italia e in Europa? Uno dei risultati possibili del riarmo, della guerra per procura americana e delle politiche di austerità europee può essere una scomposizione del proletariato e un’alleanza con la piccola borghesia e la grande oligarchia nazi-tech? I collegamenti oltreoceano tra Afd e baroni del tech ci inducono a pensare che la reale ristrutturazione capitalista, tutta interna all’egemonia americana, potrebbe avvenire proprio a partire da queste compagini ultra-reazionarie, che ben si collocano in quel contesto di propositi da eugenetica alla Epstein Files, sia in termini ideologici ma soprattutto in termini materiali. Un processo di ristrutturazione dall’alto dell’itinerario capitalista, a fronte delle fratture globali, porta dunque a un’ipotesi che vede le opzioni suppostamente e paradossalmente anti-NATO al contempo per niente ostili al capitale USA. Non è un caso l’endorsement di pezzi della Silicon Valley così come un programma pronto a riformare tutto in nome dell’intelligenza artificiale e del nucleare. Al contrario dei liberali e della “sinistra” però, che su questi terreni o ripropongono la medesima ricetta già fallita (vedasi il processo che ha condotto la Germania in una crisi di cui anche questo è il prodotto) oppure non hanno nulla da proporre, questi partiti di destra hanno un discorso. Nella contraddizione dell’opzione anti-sistema e anti-USA soltanto a parole, va immaginato un processo ricompositivo che punti a contendere una composizione attratta anche da questo tipo di programma. Ci si potrebbe interrogare se questo scenario possa proporsi anche in Italia, con le dovute sfumature e differenze. In ogni caso, se non ci sarà la capacità di costruire e alimentare un vasto movimento di massa dal basso, con le sue contraddizioni e asperità, su queste questioni è sicuramente difficile al momento immaginare itinerari differenti.  Un ulteriore interrogativo riguarda quale sarà la strategia Usa di fronte a questo contesto. Non va chiusa la possibilità di ragionare che un’alleanza, o perlomeno un avvicinamento, tra Russia e Germania sia geopoliticamente – nel senso stretto del termine – non auspicabile per lo Zio Sam, che sin dagli inizi del 900 ha esplicitamente adoperato una strategia globale per tenere lontano queste due potenze. Si potrebbe ipotizzare che una possibile vittoria dell’Afd sia costretta comunque da questo vincolo, trovandosi a dover scegliere quale fetta di accumulazione sia più desiderabile. Alcuni elementi ci fanno però scommettere che, tramite la solita strategia del “caos controllato” atta a sfasciare definitivamente l’Europa, gli Usa possano trarre vantaggio anche da questa tendenza. Alle nostre latitudini, abbiamo infatti visto come Lega e Fratelli d’Italia abbiano impiegato poco tempo a chinare la testa di fronte alla dottrina atlantista. Sempre alle nostre latitudini, va indagato il ruolo di quel pezzo di padronato, grande e piccolo, che vede di buon occhio una certa chiusura securitaria e autoritaria per la gestione della crisi e per la tenuta della macchina statale, in una sorta di “fascismo preventivo”, anche in assenza di forti lotte dei lavoratori delle lavoratrici. Se guardiamo al nostro Paese, la passerella di Vannacci a Cernobbio è piuttosto indicativa.  Questo risultato non è un granello nell’ingranaggio della guerra globale: è un ulteriore avvitamento di questo processo. Che opzioni razziste, xenofobe o come in questo caso revisioniste e nostalgiche del nazismo possano ottenere credito è un problema per tutti. Non significa certo però schierarsi con gli europeisti-atlantisti convinti, né pensare di costruire bislacche alleanze tattiche con chi ci ha portati in questa situazione. Non va dimenticata l’origine della responsabilità della guerra in Europa e all’Europa, né la marcescenza di un sistema come quello ben rappresentato dall’occidente collettivo. Più colpi avrà e meglio sarà per chi vuole immaginare un futuro desiderabile, certo. Il problema è quando i colpi riguardano anche chi vorrebbe costruire un’opzione diversa. Alla santa alleanza “antifascista” (a parole) e ai cordoni sanitari bisognerà essere capaci di opporre una forza autonoma e popolare, altrimenti il risultato non potrà essere molto diverso da quello che sta succedendo in Germania.
Bologna: salgono a 26 le denunce per la manifestazione “Verità e giustizia per Fakir”
Sono salite a 26 le persone denunciate per la manifestazione del 20 luglio a Bologna, organizzata all’indomani della morte di Abderrahim Fakir, ucciso da due agenti di polizia nel quartiere Pilastro. La Questura avrebbe inoltre fatto sapere che la posizione di circa un centinaio di persone è ancora al vaglio degli inquirenti e che per alcuni potrebbe essere contestato anche il reato di devastazione e saccheggio. “Nella velina della Questura di oggi si fa presente anche che c’è un centinaio di soggetti la cui posizione oggi è al vaglio degli inquirenti” racconta Federico della Redazione Emilia-Romagna di Radio Onda d’Urto “Un accanimento molto forte che dall’altra parte lascia presagire, comunque sia, un’operazione finalizzata allo scoraggiamento del supporto, del sostegno, dell’attenzione tenuta alta rispetto a questa vicenda”. Le notizie giudiziarie giungono pochi giorni prima della giornata prevista per sabato 12 settembre in via Zamboni 38, dalle 10 alle 19. Al centro dell’iniziativa ci saranno la richiesta di verità e giustizia per Fakir, ma anche i temi del razzismo e della violenza poliziesca. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto gli aggiornamento con Federico, della redazione Emilia-Romagna. da Radio Onda d’Urto