Siamo sempre qui!
Ripubblichiamo il comunicato di Notav.info sulla grande giornata di lotta di
ieri in Val di Susa.
Si è conclusa una grande giornata di lotta per la Val di Susa. Il movimento No
Tav, a distanza di 15 anni dall’esperienza Libera Repubblica della Maddalena e
dal 3 luglio, ha dimostrato ancora una volta che ha la forza di arrivare là dove
la devastazione del territorio è all’ordine del giorno. Tutti i cantieri della
valle sono stati raggiunti e contestati, i dispositivi previsti dalle forze
dell’ordine sono stati raggirati e superati grazie alla determinazione delle
tante generazioni scese in piazza oggi.
20.000 persone hanno sfilato per le strade e i sentieri della Val di Susa,
trasformando la mappa dei lavori in un percorso da attraversare con spirito ed
entusiasmo: per opporsi concretamente al progetto, per alzare la testa contro
chi ci vorrebbe silenti, per difendere questa nostra terra condannata dall’alto
ad essere una zona di sacrificio. Quella di oggi, e lo diciamo con emozione, è
stata una giornata piena di significato. Una marea umana è riuscita a dividersi
dalla bassa all’alta valle, a percorrere per ore sentieri, strade, prendere
treni, attraversare prati, fare carovane e serpentoni infiniti.
Crediamo sia superfluo dire che nulla di tutto quello che tentano di fare qui
sia accettato, ben di meno normalizzato. Ogni colata di cemento, ogni albero
sradicato, ogni Jersey che impedisce il passaggio, ogni centimetro di filo
spinato, sono per noi una provocazione inaccettabile, un’offesa a queste
montagne che abbiamo promesso di proteggere oramai 30 anni fa.
La mattinata è partita con una carovana di macchine che ha raggiunto il cantiere
di Salbertrand, ove dovrebbe sorgere l’area di fabbricazione dei conci, qui i/le
No Tav hanno intrapreso una battitura e poi sono riusciti a entrare al suo
interno srotolando uno striscione che citava Siamo la natura che si ribella. No
Tav No alla guerra! Nel frattempo la marcia, partita da Venaus raggiungeva da
una parte il cantiere di San Didero, mentre la gran parte del corteo si
incamminava tra i sentieri della Val Clarea. A San Didero diverse centinaia di
No Tav hanno raggiunto il cantiere in diversi punti per infastidire le truppe di
occupazione con battiture e cori. Mentre i fuochi d’artificio illuminavano il
cielo, i No Tav sono riusciti a raggiungere le recinzioni del cantiere e così
diversi metri di concertina sono crollati. La risposta delle forze dell’ordine
non è tardata ad arrivare e sotto il lancio di numerosi lacrimogeni hanno
tentato una manovra a tenaglia uscendo dalle camionette e attraversando i campi
che però non è andata a buon fine. Al momento del rientro della manifestazione
la polizia, coadiuvata dalla digos, ha accerchiato le persone presenti entrando
sui binari della stazione di Bruzolo identificando i presenti che sono stati
lasciati andare poco dopo. Una reazione che non lascia spazio a tante
interpretazioni: da una parte la vendetta per essere stati presi in fallo da più
punti della valle, e dall’altra la necessità, già intravista nei giorni prima
del festival con massicci posti di blocco e identificazioni, di dare un’immagine
di rinnovata solerzia alla polizia di stato soprattutto dopo l’ultimo fatto che
ha visto la morte di Fakir per mano di alcuni agenti di polizia.
In questa giornata non c’è spazio per una memoria storica dal sapore nostalgico:
ogni passo è un passo concreto per riconquistare un pezzo di ciò che viene tolto
ogni giorno. Ci viene in mente il 3 luglio del 2011 oggi. Una di quelle date
della storia del Movimento No Tav ma oggi, come e forse ancor più di allora,
migliaia di persone hanno accerchiato quelle stesse reti e attraversato quegli
stessi sentieri che contornano il cantiere di Chiomonte.
Con determinazione e gioia si sono dirette senza esitazioni verso il simbolo
della devastazione della Val Susa, nonostante le barriere poste a sua difesa
dopo aver tirato giù i tre jersey sul sentiero gallo romano, i/le No Tav, grazie
alla conoscenza del territorio, sono riusciti a raggiungere le reti il cantiere
da più punti: chi guardava dall’alto, chi batteva le mani, chi intonava cori,
chi entrava in massa all’interno del cantiere e chi da altri angoli contribuiva
a colpire un simbolo concreto del modello previsto per noi. E così, i No Tav
sono riusciti a riprendersi il cantiere e entrarci a migliaia. La control room
brucia, diverse camionette di carabinieri e finanza con lei
Dall’alto dei sentieri si vedono colonne di fumo, quello che si respira
nell’aria però non è l’odore acre di ferraglia e neanche quello bruciante dei
lacrimogeni, ma l’entusiasmo di migliaia di persone che sono riuscite a
raggiungere quello che sembrava essere uno dei fortini più inespugnabili della
storia, dimostrando che la val di Susa e tutt’altro che pacificata. Da
Mattarella a Salvini l’arco istituzionale si è espresso nelle ore successive.
Solidarietà alle forze dell’ordine e narrazioni che dipingono i No Tav come “il
frutto marcio della sinistra” rappresentano la pochezza che incarnano le opzioni
politiche oggi. La differenza sostanziale con chi spreca parole per dare dei
facinorosi e degli incappucciati a chi partecipa attivamente alla costruzione di
un mondo migliore è che questi politicanti tentano in maniera abbozzata e a
tratti autoritaria di affrontare volenti o nolenti i frutti marci della loro
crisi, noi costruiamo passo dopo passo la possibilità di porre fine a
ingiustizia e sfruttamento. I politicanti di ogni risma devono mettersi il cuore
in pace, il Tav è tornato ad essere centrale nelle loro preoccupazioni. Il
villaggio di Asterix che pensavano di aver sconfitto è più vivo e combattivo che
mai e oggi li ha decisamente battuti. A sarà dùra!