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Murale antifascista ANPI a Palermo non piace al Governo: chiesto intervento di Valditara
Nei giorni scorsi è stato inaugurato un murale realizzato sul muro perimetrale della scuola “Alberico Gentili” di Palermo su iniziativa dell‘ANPI e raffigurante una donna e un uomo, opera del noto artista palermitano Igor Scalisi Palminteri. Si tratta di Olema Righi, staffetta partigiana con nome di battaglia Wanda, e di Pompeo Colaianni, uno dei comandanti delle Brigate Garibaldi, le formazioni partigiane organizzate dal Partito Comunista Italiano durante la Resistenza, con il nome di battaglia Nicolò Barbato, in omaggio ad una delle figure più significative dei Fasci siciliani. Entrambe figure significative della lotta antifascista che ci ha condotto alla Repubblica democratica di oggi basata sulla Costituzione. Forma di Stato a cui dev’essere allergica l’onorevole M. Carolina Varchi, presidente del Comitato per le Pari Opportunità della Camera dei deputati che, accecata dalla bandiera rossa dipinta alle spalle del comandante Barbato e fumante d’ira, ha denunciato al ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara l’onta subita da una scuola, luogo di formazione della gioventù, in quanto deturpata da un simbolo sfacciatamente comunista ad opera di una associazione “politicamente schierata” come l’ANPI! L’onorevole non ha apprezzato la scelta – pur se coerente con la sua mission parlamentare – di valorizzare la parità di genere raffigurando, accanto ad un uomo valente che ha fatto la nostra storia, una donna meno nota, ma altrettanto valente. Ringraziamo l’onorevole Varchi per aver così pubblicizzato e reso visibile anche a livello nazionale l’opera e auspichiamo una miriade di simili iniziative sulle pareti degli istituti scolastici di ogni ordine e grado. Sperando che, allontanando gli attuali venti di guerra, non ci sia più bisogno di esaltare figure in armi per richiamare la Storia del nostro Paese… Uno dei numerosi articoli sull’argomento: https://www.balarm.it/MHYx. Fausta Ferruzza, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Palermo  -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
A Bagheria USMIA Esercito Sicilia svolge convegni su cittadinanza e legalità nelle scuole
Il comune di Bagheria, in provincia di Palermo, nella persona del vicesindaco Daniele Vella e l’Unione Sindacale Militare Interforze Associati (USMIA) Esercito Sicilia hanno tenuto un incontro pubblico, il 17 febbraio scorso, con la finalità di annunciare la loro collaborazione sul territorio (clicca qui per la notizia). In modo particolare, le parti prevedono di intercettare l’attenzione delle giovani generazioni tenendo convegni nelle scuole, dove l’USMIA dovrebbe sensibilizzare gli studenti e le studentesse ai temi della cittadinanza e della legalità. Questi convegni si iscrivono nella tendenza che da tre anni noi denunciamo come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e cioè l’inaccettabile sconfinamento delle istituzioni militari nel campo della vita civile, addirittura colpendo il ruolo della scuola, strumentalizzandola. Si lascia infatti che degli ufficiali militari facciano lezione al posto dei/delle docenti, e questa sostituzione ci sembra possa avallare l’idea surrettizia di una loro superiorità rispetto ai professionisti e alle professioniste della scuola. Solitamente negli incontri con le classi si parla anche dei concorsi per accedere ai corpi amati dello Stato e questa pratica, ci accorgiamo, sta subendo un’accelerazione negli ultimi mesi, soprattutto nelle regioni del sud e nelle zone che si configurano come maggiormente a rischio di disagio sociale, sacche che probabilmente rappresentano il bacino privilegiato del reclutamento. Come Osservatorio osteggiamo questa degenerazione culturale e la consideriamo una questione politica con profonde implicazioni strutturali e a lungo termine, per cui invitiamo tutti i cittadini e tutte le cittadine a prendere consapevolezza di questo disegno, che noi definiamo il “paradigma della militarizzazione”, che lambisce tutti i territori e i luoghi della formazione. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Palermo, Vasto e Afragola: schemi simili di militarizzazione delle scuole
Le segnalazioni che arrivano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sulle iniziative delle scuole, sull’orientamento verso percorsi post-scolastici o di formazione/informazione svolti in collaborazione con le Forze Armate o con la polizia urbana, finiscono per assomigliarsi fra loro in modo quasi ossessivo. Allora, vorremmo scartare un po’ di lato, una mossa del cavallo per capire la fisionomia degli istituti in cui si svolgono queste attività, come le loro caratteristiche formative hanno a che fare con il tessuto socioculturale, umano in cui sono ubicati. Raggruppiamo tre progetti di altrettanti Istituti Superiori e ne apriamo le pagine dei siti istituzionali. Le prime immagini sono in tutti e tre un circo mediatico, una girandola di loghi senza i quali sembra che le scuole non possano più svolgere i compiti a cui sarebbero preposte: google classroom, moodle, zoom, cisco, ecc, dispensatori di servizi, partner/padroni. L’altro aspetto che li accumuna è la complicata mappa dei percorsi didattici offerti. Grazie a circa 40 anni di micro/pseudo riforme, di accorpamenti incoerenti, dettati solo dalla logica del risparmio, è difficile dividere la scuola secondaria in licei e istituti tecnici, professionali. Tutti fanno tutto, si direbbe, tutti sull’onda della polarità tecnica, informatica, tutti molto STEM, come ormai d’obbligo, per sopravvivere. Proviamo ad andare ancora di lato, vediamo se le intitolazioni ci possono suggerire qualcosa sulle fisionomie. Ne dubitiamo, dato appunto il conformismo che le connota. L’IIS di Palermo è dedicato a Ernesto Ascione, poeta, fotografo, napoletano. I versi hanno struttura ritmica, una tecnica di versificazione è importante anche per un poeta dialettale e per il verso libero; le attrezzature per fotografare sono dispositivi sofisticati; insomma, tecniche antiche e tecnologia attuale. In questa zona popolare di Palermo, chissà se le famiglie e  gli studenti vedono il nesso fra percorsi di ottica, odontoiatria, informatica, e perché no, pratica e diritto dello sport, con il “poeta della fotografia”. Del resto, con buona pace della coerenza, qui al Sud, nel tentativo di operare contro il cronico fenomeno dei NEET (Not Education Employment Training), di contrastare la crisi del lavoro che morde forte, i percorsi di orientamento non si fanno dal dentista o dall’ottico, ma con le Forze Armate (clicca qui per il link). L’IIS di Vasto (provincia di Chieti) è intitolato a Enrico Mattei, troppo noto perché qui si ricordi il suo tragico percorso? Forse no. Mattei fu un imprenditore di stato, a lui sono legati le vicende dell’ENI,  il miracolo economico del dopoguerra con al volano la Democrazia Cristiana, la volontà della classe operaia italiana di migliorare le sue sorti, la decadenza del settore industriale pubblico. Come sia finita, lo sappiamo. Palizzi, il plesso accorpato al Mattei, non ha niente a che vedere con la cittadina di pietra e di mare calabrese, anche se forse è il toponimo della via in cui è ubicata la struttura. Qui l’orientamento prevede una felice gita a Roma, al Palazzo dell’Aeronautica, perché il governo “multi-dominio” dell’aerospazio, nella “mutevole geopolitica del mondo”, è la nuova frontiera, sotto l’ala – ancora! – del gruppo Leonardo. La scuola Palizzi, forse prima di essere inghiottita dal Mattei, ha partecipato e vinto un concorso, “Legalità e Merito”, promosso dall’Università Luiss. Alla locuzione a cui fa capo la gara, guardiamo con il nostro solito occhio critico: legalità confusa con legittimità e con la meritevole buona condotta del cittadino? Sì, è probabile, anche se il progetto presentato ha una sua nobiltà. Infatti, è basato sul diritto all’oblio della colpa, del reato commesso e pagato, come narra l docufilm “Dimenticatemi”, basato su tre storie di carcere e riabilitazione. Effettivamente – come scrive la giurista tedesca Katharina Pistor – oggi, proprio la tecnologia è implacabile, la sua memoria è eterna, i rei sono tracciati, mai davvero liberi, sempre in sospetto di altri eventuali reati. Questo lo avranno spiegato ai ragazzi? (clicca qui per il link). ITC di Afragola, città metropolitana di Napoli, è intitolato al Generale di Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, del cui operato non so cosa ancora arriva agli studenti. Anni Settanta, Torino, le Brigate Rosse; anni Ottanta, Palermo, prefettura antimafia, assassinato nell’’82. Storia italiana che ritorna, se si ha buona memoria, nella politica decretizia attuale: la legge si fa rispettare con la repressione, le organizzazioni mafiose non hanno più bisogno di uccidere, sono ben infiltrate nei potentati economici del Nord, sono parte attiva negli appalti pubblici. Mentre la Legge 109 del 1996 sulla confisca dei beni (lo scopo era impoverire le organizzazioni criminali), si imbroglia nei nodi della burocrazia. E dunque Afragola? Ex ager campano di insediamento coloniale dei legionari reduci, oggi con i suoi  61.000 abitanti, è uno dei 90 comuni della Terra dei Fuochi, come si legge sul sito dell’ARPAC (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale Campania). Si segnala sui giornali locali per alcune sparatorie in strada con i kalashnikov, per una azienda di mangimi contaminati da escrementi e altra cronaca nera. E così l’orientamento per gli alunni di quarto e quinto anno è verso le carriere nelle Forze Armate e nella Polizia, con visite e incontri a cui sono accompagnati dagli insegnanti in orario di lezione curriculare. Del resto, come promuovere carriere di studio e ricerca sulla protezione dei suoli, sulla produzione che non violenti il territorio, sul danno da consumo del suolo? Sembra quasi di proporre una favola, un racconto distopico. Al Sud si muore sparati o inquinati, la questione meridionale resta inalterata.    Cosa accomuna questi tre istituti, cosa rende simile la loro immagine pubblica e la progettualità attraverso cui la manifestano? Il pragmatismo spregiudicato, senza giudizio, con cui sposano tre aspetti della sottocultura scolastica di questo periodo storico. Il tempo: schiacciato su un presente accettato nella sua naturalità inamovibile, non c’è storia nella granulare nozione di attimo, di cui le macchine tecno sono il simbolo. Il lavoro: fondamento esistenziale, una tensione che non porta ad alcuna speranza di riscatto sociale, azione senza riflessione nell’ansia di obbedienza al comando, nella catena del valore del capitale umano. Lo specialismo: scombinato in prassi disorganica, nel sottrarsi definitivo della tecnologia dallo sguardo umanistico. Nessuna utopia concreta per i nostri giovani. Nelle carriere prospettate c’è l’obbedienza, e quella piccola dose di potere promessa a chi veste una divisa. In fondo, c’è sempre un subalterno a cui indirizzare la propria frustrazione.    Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La militarizzazione delle scuole attraverso i protocolli con la Guardia di Finanza
Nel settembre del 2024 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha firmato un protocollo d’intesa di valenza triennale con la Guardia di Finanza proseguendo l’impostazione che nel 2017 l’allora ministra Valeria Fedeli (in quota PD/CGIL) aveva tracciato in un analogo protocollo. Oltre a ben mostrare la natura bipartisan della militarizzazione delle scuole, questi protocolli si mostrano ben attivi e pervasivi degli spazi scolastici. I protocolli fanno sì che la Guardia di Finanzia entri nelle scuole dalla porta principale, nella maggior parte dei casi senza passare da nessun organo collegiale. Segnaliamo dunque le attività che hanno coinvolto alcune scuole negli ultimi giorni. All’Istituto Comprensivo Scianna – Cirincione (Palermo) il 28 gennaio 2025 circa 400 bambini e bambine delle classi IV primaria e 2° media hanno assistito a lezioni sull’ “evasione fiscale, il contrasto alla contraffazione, la lotta all’uso di sostanze stupefacenti”, con tanto di presentazione delle unità cinofile, particolare che sicuramente ha destato ancor di più l’interesse dei minori. Continuiamo a chiederci: è davvero necessario che ad affrontare questi temi siano persone in divisa? Si tratta di temi complessi che vanno affrontati in termini complessi e da chi conosce il lavoro di docente; per quanto ancora i/le docenti saranno disponibili ad affidare le loro cattedre a chi di scuola non sa nulla? Per quanto ancora si accetterà supinamente di esporre bambini e bambine a personale in divisa? Passa anche da qui la militarizzazione della società da cui la scuola dovrebbe tenersi molto lontana. Guardia di Finanza in azione anche all’ IPSS Isabella Morra di Matera dove l’incontro si è svolto nell’ambito dell’Alternanza scuola-lavoro con i ragazzi e le ragazze delle classi quinte; e qui l’intento delle forze dell’ordine diventa molto più chiaro: “Durante l’incontro sono stati illustrati i compiti della Guardia di Finanza e i percorsi di accesso al Corpo attraverso i concorsi per ufficiali, ispettori e finanzieri”. Ecco cosa vengono principalmente a fare: a reclutare i nostri studenti e le nostre studentesse, ammaliandoli con la prospettiva di un lavoro sicuro a fronte della precarietà e del lavoro povero che li aspetta; e intanto si inculcano i valori tipici del militarismo: legge, regole, sanzioni, amore per la patria e per la divisa. Il tour della Guardia di Finanza passa anche da Arezzo, all’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore di Sansepolcro dove classi di prima, seconda e terza il 4 febbraio sono state convogliate ad assistere ad una lezione di educazione alla legalità economica. Si tratta dunque di azioni capillari sul territorio nazionale, frutto concreto dei protocolli di intesa che, a differenza di altri, diventano fortemente operativi e diffusi. Siamo certi infatti che moltissime altre situazioni di questo tipo vengono proposte a alunni e alunne di tutto il territorio nazionale. Ma non c’è solo la Guardia di Finanza, anche la polizia di stato infatti non perde occasione per incontrare i giovani; ad esempio a Catanzaro nei primi giorni di febbraio 500 studenti hanno assistito a una conferenza su economia e legalità tenuta dal direttore della banca BCC di Calabria Ulteriore, dal questore e dal prefetto di Catanzaro; la sfilata istituzionale si è completata con il vicepresidente nazionale di un sindacato di polizia, con il sindaco di Catanzaro, il direttore generale dell’US di Catanzaro e l’assessore regionale all’ambiente. Immaginiamo i nostri 500 studenti intenti a sbirciare sui loro telefonini mentre i bla bla bla di politici e poliziotti… come è possibile anche solo immaginare di sottoporre dei giovani a una sfilata di parole del genere? Come possono pensare che queste siano le forme adatte per far arrivare questo genere di contenuti? Eppure continuano e le scuole si adeguano. Anche noi come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università continueremo a ribadire che l’esposizione di giovani e giovanissimi al fascino delle divise non è affatto una cosa normale; continueremo a chiedere ai docenti italiani di riappropriarsi della loro funzione educativa senza appaltarla a chi non ha competenze educative e entra nelle nostre scuole con un progetto ben preciso: diffondere la cultura della difesa nel paese a partire dalle nostre scuole. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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I portuali disertano la guerra
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Immaginati la guerra non come violenza generica, ma morte su grande scala pianificata nel dettaglio; una enorme macchina di propaganda, logistica, produttiva. Dove in particolare è fondamentale la capacità di dislocare armi nel mondo. La protesta dei portuali contro guerra e traffico di armi di questo 6 febbraio è fondamentale (in coda gli appuntamenti in Italia): coinvolgerà almeno 21 tra i più grandi e importanti porti europei e mediterranei, (Bilbao, Tangeri, Pireo, Mersin, Genova, Livorno…). È un’azione internazionale che indica la via, anche nel posizionamento del movimento sindacale rispetto al riarmo. Non abbiamo accettato il ricatto ambiente/lavoro, non accetteremo quello morte/salario, l’idea che il contenuto del lavoro sia neutro e indifferente, purché produca qualche forma di occupazione. Il riarmo è morte, impoverimento, tagli allo stato sociale. Può produrre momentaneamente un salario diretto per te, ma è tutta la tua classe a venirne indebolita. E anche tu, con ogni probabilità, perderai in salario indiretto quello che una commessa bellica sembra portarti nell’immediato. Ma se l’economia di guerra è la nuova normalità, impossibile fermare a oltranza l’intera economia senza una alternativa alla fonte: nella produzione. La lotta alla logistica di guerra si unisce a quella contro la produzione di guerra, per una riconversione radicale di tutte le produzione belliche e inquinanti a favore di produzioni di pace ed ecologiche. Questo piano di conversione ecologica si compone di ragioni, dati, statistiche, dimostrazioni della propria superiorità per il benessere generale. Ma, come ci ha dimostrato la flotilla, un esempio concreto vale più di mille parole per lo sviluppo del movimento reale. Per questo riteniamo chiave buttare giù il muro di gomma che oggi boicotta la possibile reindustrializzazione ecologica della ex Gkn. Per quello abbiamo fatto appello all’azionariato popolare: per salpare anche solo con un piccolo pezzo di fabbrica socialmente integrata. -------------------------------------------------------------------------------- Appuntamenti in Italia del 6 febbraio: Genova, ore 18,30: Varco San Benigno Livorno, ore 17,30: Piazza 4 Mori Trieste, ore 17,30: Via K. Ludwig Von Bruck (Autorità portuale) Ravenna, ore 15: Via Antico Squero 31 (Autorità Portuale) Ancona, ore 18: Piazza del Crocifisso Civitavecchia, ore 18: Piazza Pietro Gugliemotti Salerno, ore 17: Varco principale al porto Bari, ore 16: Terminal Porto Crotone, ore 17,30: Piazza Marinai d’Italia (c/o entrata del porto) Palermo, ore 16,30: Varco Santa Lucia Cagliari, ore 17: Via Roma lato porto -------------------------------------------------------------------------------- [Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze] -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI STEFANO ROTA: > Il vento di Genova -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo I portuali disertano la guerra proviene da Comune-info.
February 3, 2026
Comune-info
Le caserme non sono compatibili con educazione e bisogno di pace: su IC “Siciliano” di Capaci
Mercoledì 21 gennaio alle 7:30, ben prima dell’inizio delle lezioni e sotto una incessante pioggia, sei insegnanti dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e del sindacato USB, hanno distribuito volantini ai genitori degli alunni e delle alunne dell’IC “Biagio Siciliano” di Capaci, alle porte di Palermo. Il volantinaggio segue un lungo braccio di ferro iniziato già lo scorso mese di dicembre tra la Dirigente scolastica, i sindacati e il Sindaco della cittadina principalmente per l’organizzazione di un Open Day militare in caserma, che il Sindaco e parte della cittadinanza hanno ritenuto inappropriato; un’iniziativa autonoma della dirigente, osteggiata dai docenti e pare priva delle dovute delibere degli organi collegiali. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo voluto esprimere la nostra preoccupazione per attività di orientamento proposte a ragazzini e ragazzine delle classi terze della scuola secondaria di primo grado che ci sembrano del tutto inopportune, vista anche la grave situazione geopolitica internazionale che stiamo vivendo con le guerre in atto. Pensiamo che educare alla pace sia oggi una priorità per la Scuola e soprattutto che la pace non si impara dentro una caserma, conoscendo il funzionamento di strumentazioni sofisticate o imbracciando armi. Riteniamo che la “Cultura della Difesa“, fortemente sostenuta dal Governo italiano e dall’Europa, che presuppone ci sia sempre un nemico da combattere, basata su valori quali ordine, obbedienza e subordinazione, sia in totale contrasto con le finalità educative della Scuola, che, invece, promuove l’accoglienza, l’ascolto, il rispetto delle opinioni altrui, la convivenza tra i popoli. Il percorso di orientamento che i/le docenti costruiscono nel tempo, per aiutare le ragazze e i ragazzi a riconoscere le proprie attitudini e capacità, ha ricadute pedagogiche ben diverse e più efficaci di quelle svolte dentro una caserma, dove si vuole rendere “accattivante” e “ludica” la prospettiva di reclutamento nelle FF.AA. che purtroppo, in un contesto deprivato quale quello del nostro territorio, diventa quasi uno sbocco lavorativo obbligato. Inoltre il percorso di orientamento proposto dentro e fuori le caserme prevede attività che possono essere svolte dalle/dai docenti e da enti e associazioni che hanno competenze ed esperienze più specifiche quali: per l’intervento in caso di pubbliche calamità la Protezione civile e i Vigili del fuoco; per il cyberbullismo psicologhe e psicologi; per la cybersecurity gli ingegneri informatici; per le scienze motorie i/le docenti. Auspichiamo che la comunità educante e la cittadinanza di Capaci possano incontrarsi al più presto per un momento di approfondimento e di sereno confronto su questi delicati temi. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La Ocean Viking diretta a Palermo con 90 naufraghi
Dopo l’allarme dato da AlarmPhone la nave Ocean Viking di SOS Mediterranee ha evacuato oggi 44 persone, molte delle quali in condizioni mediche critiche, dalla nave mercantile Sider nell’area di ricerca e soccorso di competenza maltese Tutti i sopravvissuti sono ora al sicuro a bordo e ricevono cure mediche. Dicono di essere partiti da Bengasi, in Libia, almeno due giorni prima su una barca in vetroresina inadatta alla navigazione. Sono stati salvati giovedì sera dalla nave mercantile a nord di Bengasi. L’equipaggio della Sider ha fornito acqua e cibo ai naufraghi, ma la nave non era attrezzata per accogliere 44 persone. Le ripetute richieste d’aiuto alle autorità sono state ignorate. La Ocean Viking, inizialmente diretta a Palermo per sbarcare 46 persone salvate, è stata autorizzata dall’IMRCC, che coordina il soccorso marittimo, a ritardare l’arrivo. Le autorità maltesi non hanno risposto alle nostre chiamate e ancora una volta le navi civili hanno dovuto riempire il vuoto. La Ocean Viking è diretta a Palermo per sbarcare in sicurezza tutti i 90 sopravvissuti.     Redazione Italia
January 17, 2026
Pressenza
Crimini ecologici e l’impunità del ceto politico nel passato recente della storia italiana
Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo la premessa del Libro-Inchiesta di Salvatore Palidda, CRIMINI ECOLOGICI E IMPUNITÀ (Multimage,2025), finito di stampare negli ultimi giorni dell’anno appena passato ieri e che sarà presentato a Palermo in anteprima al Laboratorio “Andrea Ballarò”, con la partecipazione degli esperti scientifici Ino Genchi e Maria Giannì. Alla giornata di studio, coordinata da Renato Franzitta, interverrà anche l’autore. L’inchiesta ricostruisce l’impressionante sequenza di crimini ecologici di cui la storia d’Italia è stata particolarmente segnata da questi misfatti, che non a caso spesso si intrecciano con le stragi di Stato (quindi con l’opera dei servizi deviati). Senza andare a tempi più remoti, dal 1945 in questo paese si è sperimentata una sconvolgente ripetizione di questo genere di reati, con migliaia di morti e giganteschi danni materiali e sanitari di cui si pagano ancora le conseguenze (soprattutto come contaminazionitossiche che provocano malattie mortali e come dissesto idrogeologico, frane e ripetute catastrofi). Tale reiterazione è l’esito sfacciato dell’operato di governi che non solo hanno resa vana la Carta costituzionale, ma hanno anche sabotato qualsiasi programma di bonifica e di prevenzione: un crimine contro l’umanità_  PREMESSA A PARTE I CRIMINI ATTRIBUITI ALLA CRIMINALITÀ O AL TERRORISMO, SINORA SI È SEMPRE PARLATO E STUDIATO SOLO DI CRIMINI DEFINITI SEMPLICEMENTE NATURALI O AL MASSIMO AMBIENTALI MENTRE PIÙ RARAMENTE SI È PARLATO E STUDIATO DI CRIMINI AI QUALI SI DEVONO TANTE STRAGI DI LAVORATORI E DI ABITANTI A SEGUITO DI INCIDENTI O DISASTRI INDUSTRIALI, CAMUFFATI COME NATURALI (COME FU IL CASO DEL VAJONT E DI ALTRI SIMILI) O DOVUTI ALLA DIFFUSIONE DI CONTAMINAZIONI TOSSICHE. ANCHE SE RECENTEMENTE SI È COMINCIATO A PARLARE DI DISASTRI ECOLOGICI, MANCA SPESSO LA CHIARA CAUSA DI TALI DISASTRI E L’IDENTIFICAZIONE DEI RESPONSABILI CHE SONO SEMPRE I DOMINANTI ECONOMICI E POLITICI IN NOME DEL PROGRESSO, OSSIA DELLO SVILUPPO ECONOMICO … SULLA PELLE DI VITTIME PRIVE DI PROTEZIONE. DA PARTE SUA LA CRIMINOLOGIA CRITICA HA IGNORATO QUESTO CAMPO DI STUDIO MALGRADO L’IMPEGNO E L’ATTENZIONE CHE EMERSERO DOPO IL ’68 FRA ALCUNI MAGISTRATI DEL LAVORO, MEDICI DEMOCRATICI E MILITANTI DELLA SINISTRA SINDACALE E POLITICA DI ALLORA. IN QUESTO TESTO CONSIDERIAMO CRIMINI ECOLOGICI TUTTI QUELLI CHE COLPISCONO TUTTO IL MONDO VIVENTE (GLI UMANI, GLI ANIMALI E I VEGETALI) OLTRE A DISTRUGGERE L’ASSETTO DELL’ECOSISTEMA, LE STRUTTURE ABITATIVE E LE INFRASTRUTTURE. QUINDI CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ CHE PERÒ SPESSO RESTANO ANCORA IGNORATI AL PARI DELLE TANTE INSICUREZZE IGNORATE DAI GOVERNANTI (DELLE DESTRE E ANCHE DELL’EX-SINISTRA). PROVANDO A RICOSTRUIRE LA STORIA DI QUESTI CRIMINI IN ITALIA APPARE CHIARO CHE ESSA SI INCROCIA CON QUELLA DELLE STRAGI, DEI TENTATIVI DI COLPI DI STATO, CIOÈ DI UN PAESE CHE È RIMASTO ALLA MERCÉ DI UN DOMINIO CAPITALISTA REAZIONARIO CHE NON HA MAI SMESSO DI ACCANIRSI SULLA POPOLAZIONE E SUI LAVORATORI PRIVI DI PROTEZIONI.1 NONOSTANTE L’ECCESSO DI POLIZIE, DI LORO OPERATORI E DI LORO MEZZI E RISORSE FINANZIARIE, LA PROTEZIONE DEI LAVORATORI E DELLA POPOLAZIONE È STATA QUASI SEMPRE ASSENTE O ADDIRITTURA HA AGITO PER REPRIMERE LA RIVOLTA DELLE VITTIME. NESSUN GOVERNO HA PROVVEDUTO A VARARE UN PROGRAMMA DI RISANAMENTO DEI RISCHI E QUINDI DI PREVENZIONE; MA LE AGENZIE DI PREVENZIONE E CONTROLLO (ISPETTORATI DEL LAVORO E ISPETTORI-ASL, ETC.) SONO STATI RIDOTTI ALL’INCAPACITÀ DI OPERARE (BASTI PENSARE CHE IN OCCASIONE DELLA STRAGE ALLE ESSELUNGA DI FIRENZE IN TUTTA LA PROVINCIA C’ERA UN SOLO ISPETTORE). QUESTO TESTO SI RIFÀ E AGGIORNA LA RICERCA SVOLTA DAL 2010 (VEDI LE PUBBLICAZIONI IN NOTA2) ATTRAVERSO UN APPROCCIO DI SOCIOLOGIA STORICA (COME SUGGERIVA PAUL VEYNE3). PROVERÒ COSÌ A MOSTRARE COME LA STORIA DEI CRIMINI ECOLOGICI IN ITALIA FACCIA PARTE DELLO SVILUPPO ECONOMICO GOVERNATO DA AUTORITÀ PUBBLICHE ASSERVITE AGLI INTERESSI DEL PADRONATO (PRIVATO E PUBBLICO) SOPRATTUTTO DALLA FINE DEL FASCISMO SINO A OGGI.   ________________________   1 SI VEDA ROSALBA ALTOPIEDI, COSA SONO I CRIMINI AMBIENTALI?,HTTPS://LAVIALIBERA.IT/IT-SCHEDE-1305 2 SI VEDA: RESISTENZE AI DISASTRI SANITARI, AMBIENTALI ED ECONOMICI NEL MEDITERRANEO, DERIVE&APPRODI, 2018:  HTTPS://WWW.ACADEMIA.EDU/49066860/RESISTENZE (SCARICABILE GRATIS); GOVERNANCE OF SECURITY AND IGNORED INSECURITIES IN CONTEMPORARY EUROPE, LONDON: ROUTLEDGE/ASHGATE, 2016; POLIZIE, SICUREZZA E INSICUREZZE, MELTEMI, 2021. E SI VEDA L’IMPORTANTE OPERA DI G. GRIBAUDI, LA MEMORIA, I TRAUMI, LA STORIA. LA GUERRA E LE CATASTROFI NEL NOVECENTO, VIELLA, 2020.  3 PAUL VEYNE, LE PAN ET LE CIRQUE, SEUIL:1976, P.11 E 12 Salvatore Turi Palidda
January 1, 2026
Pressenza
‘Scruscio’ in piazza a Palermo: sciopero generale contro chi toglie ai poveri per dare ai ricchi
È il giorno dello sciopero generale della Cgil contro la manovra economica del governo nazionale, ma il 12 dicembre è anche l’anniversario della strage di piazza Fontana che quarantasei anni fa aprì la funesta stagione della strategia della tensione mirata a fermare i processi di cambiamento che si stavano avviando nel Paese. Ed è anche il giorno in cui i giornalisti di “la Repubblica” scendono in piazza per manifestare contro la svendita del proprio giornale e del gruppo editoriale che ne detiene la proprietà. A Palermo si sciopera anche contro la manovra regionale che, così come la manovra nazionale, non dà risposte all’esponenziale aumento delle diseguaglianze, non investe neanche un euro per il diritto allo studio in una regione che vede andar via ogni anno 30.000 giovani, come denuncia Alfio Mannino, segretario della Cgil siciliana dal palco montato di fronte al palazzo d’Orleans, sede della Presidenza della Regione.  Pochi minuti prima, era stata una giovane rappresentante dei movimenti giovanili, usando l’efficace espressione facciamo scruscio, cioè facciamo rumore, a parlare del diritto di poter rimanere nella propria terra perché “non è vero che i giovani amano andarsene, al contrario è vero che per loro c’è solo lavoro precario e malpagato”. Il percorso del corteo che da Porta Felice, in prossimità del mare, conduce dritto fino a Piazza Indipendenza, è attraversato da almeno cinquemila fra lavoratrici e lavoratori dei settori pubblici e privati che, insieme a studenti e rappresentanti di associazioni, scandiscono dal microfono collegate alle casse del camion che apre il corteo l’elenco di tutte le vertenze aperte per le quali nessuna risposta concreta viene offerta dai piani alti della politica.  Fra i tanti ad intervenire, c’è anche la madre che accompagna il figlio disabile sulla sedia a rotelle e che denuncia l’inconsistenza dei provvedimenti economici pari ad un’elemosina che vengono erogati per i caregiver.  Un giovane rappresentante del popolo palestinese fa sentire alta la sua voce in difesa di una lotta che sembra non finire mai contro la sistematica azione di sterminio e segregazione condotta dal governo di Israele. Il tema dello sciopero è la manovra finanziaria, ma da tutti gli interventi emerge chiaramente che in gioco c’è la democrazia stessa, la possibilità di esercitare il dissenso che sistematicamente viene messa in discussione, la libertà di espressione e la libertà di stampa, quest’ultima fisicamente rappresentata dai tanti giornalisti presenti e rappresentati sul palco da Valerio Tripi di “la Repubblica” che parla della necessità di difendere il pluralismo nel nostro Paese e anche fuori da esso. La Sicilia, dice Mannino, non è solo la terra che esprime politici come Cuffaro e Schifani, ma è principalmente la terra che ha visto fra i suoi migliori uomini Pio La Torre, Peppino Impastato, Piersanti Mattarella, solo per citarne alcuni; è anche terra di lotta alla mafia, all’eversione e all’affarismo politico, come ci ricorda Luisa Impastato, in rappresentanza del centro intitolato a suo zio Peppino e delle altre associazioni antimafia: nella nostra terra “persistono vecchie e nuove forme di potere mafioso, ma la lotta serve proprio a scardinare questo potere, a contrastare un modello culturale violento che non appartiene solo alla mafia, ma che si fa strada anche nella logica della corsa agli armamenti”.  Quella della pace, del ripudio di ogni forma di risoluzione delle controversie attraverso le guerre, come prescrive la nostra Costituzione, è l’altra questione al centro della mobilitazione. Anche Serena Sorrentino, Presidente della commissione per il programma fondamentale della Cgil, ha parlato di pace e di mobilitazione contro la guerra chiudendo gli interventi della giornata. Per l’esponente sindacale esiste un paese reale ed è quello che scende in piazza a protestare, mentre dall’altro lato c’è un governo che non ha una strategia per l’innovazione né un’idea di futuro: per questi motivi, quella sulla legge di bilancio è una bocciatura senza appello, chiedendo con forza di avere rispetto per il diritto di sciopero e per la libertà di espressione. In conclusione, vengono di seguito sintetizzate alcune delle proposte formulate:  – nuovi ingressi nei settori pubblici per un milione di posti di lavoro da ora fino al 2030,  per evitare il rischio di esternalizzare servizi pubblici essenziali; – investire risorse per fare funzionare i tribunali piuttosto che portare avanti riforme che non servono a migliorare la giustizia, ma sono utili ad asservire la magistratura al potere politico;  -realizzare interventi strutturali nel settore industriale, nell’istruzione, nella sanità e dare risorse alle regioni per garantire i servizi di prossimità.  La risposta del governo, invece, è quella di mettere in discussione i principi basilari sanciti dalla nostra Costituzione, tra cui quello della progressività contributiva per alimentare un fisco iniquo che riconosce maggiori benefici a chi ha di più anziché darne a chi ne ha più bisogno. Enzo Abbinanti
December 12, 2025
Pressenza
Il diritto allo sciopero non si tocca! La libertà della piazza non è condizionabile
Venerdì 12 dicembre la Cgil sciopera contro la manovra: settori pubblici e privati si asterranno dal lavoro per l’intera giornata ed i lavoratori scenderanno in piazza in molte città. A Palermo è previsto un corteo con partenza da Porta Felice che percorrerà tutto l’antico Cassaro del centro storico per giungere a piazza Indipendenza dove, di fronte palazzo d’Orleans, si terranno i comizi dei leader sindacali Mannino e Sorrentino della Cgil, di rappresentanti di associazioni giovanili e di Luisa Impastato in rappresentanza delle associazioni antimafia. Ancora una volta, così come segnalano dal sindacato confederale,  è stato denunciato il tentativo sistematico – messo in atto da parte del governo – al fine di scoraggiare la partecipazione agli scioperi e alle manifestazioni, quando addirittura non si passa anche alla criminalizzazione di ogni forma di dissenso nei confronti delle politiche governative nazionali e internazionali. In effetti gli strumenti di interdizione usati sono tanti: anche la Commissione nazionale di garanzia ci ha messo del suo lo scorso ottobre, senza ottenere il risultato sperato, e lo stesso ha provato a fare Salvini nel settore dei trasporti con le precettazioni. Inoltre, sono tanti i “padroni zelanti”, sia pubblici che privati, che esercitano pressioni sui lavoratori affinché comunichino in anticipo la loro adesione, contravvenendo con ciò al libero esercizio di un diritto tutelato dalla Costituzione, alieno da ogni vincolo. Il sindacato ha voluto lanciare un messaggio chiaro ai lavoratori per dire con forza che nessuna comunicazione è dovuta, soprattutto preventiva, né tantomeno chi sciopera è tenuto a giustificarsi: nel settore pubblico, il diritto allo sciopero è garantito esattamente come nel privato, con la sola differenza che vanno garantiti i servizi pubblici essenziali, secondo quanto prescritto dalla legge 146/90. Tuttavia, molte amministrazioni cercano di carpire in anticipo le intenzioni dei propri dipendenti: è il caso, fra gli altri, della scuola dove i dirigenti scolastici sono tenuti, secondo disposizioni ministeriali, a chiedere collaborazione agli insegnanti, tuttavia questi ultimi non sono tenuti a fornirla. E che dire dell’amministrazione regionale siciliana dove addirittura i dipendenti che scioperano sono sistematicamente costretti ad inserire un giustificativo nel sistema automatizzato di rilevazione delle presenze che deve essere validato dal dirigente responsabile, esattamente come per tutte le altre assenze? In questo caso, ci troviamo di fronte ad una grave ed inequivocabile violazione del dettato costituzionale che, però, sentite sentite, viene imputata ad un software informatico: già, sembra proprio si tratti di un problema “tecnico” che per qualche oscuro motivo non si può risolvere e che costringe i dipendenti che scioperano a sottoporsi ad un procedimento autorizzativo, fuori da ogni principio di diritto. Sarebbe utile, anzi necessario, sottoporre la questione ad un giudice a tutela di un diritto inalienabile dei lavoratori: intanto la Fp-Cgil di Palermo, appena venuta a conoscenza della vicenda, ha diffidato l’amministrazione regionale dal proseguire tale condotta antisindacale. Sarà sufficiente una diffida a ristabilire il diritto alla Regione ed a riabilitare il software usato come capro espiatorio? Enzo Abbinanti
December 10, 2025
Pressenza