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I sionisti chiedono di “bruciare i libri”
I volenterosi sostenitori del genocidio non provano alcuna vergogna. Mentre il mondo – tranne i complici euro-atlantici, tra cui il nostro governo – inorridisce e progressivamente provvede ad isolarli, loro lavorano per cancellare non solo le prove del genocidio, ma anche qualsiasi prodotto che ne dia conto. Probabilmente l’avrebbero fatto […] L'articolo I sionisti chiedono di “bruciare i libri” su Contropiano.
September 14, 2026
Contropiano
Roma, 18 settembre: torna «Poeti da morire»
Letture e musiche: con Marco Cinque, Vito Davoli, Alberto Ramundo, Alessandra Bava, Ilaria Giovinazzo e Massimo Teti. L’evento “Poeti da morire“, con letture e interazioni musicali dal vivo, si tiene venerdì 18 settembre alle 17:30 a Roma in via dell’Arco del Monte 99/a. Con Marco Cinque, Vito Davoli, Alberto Ramundo, Alessandra Bava, Ilaria Giovinazzo e Massimo Teti. Introduzione di Alberto
September 14, 2026
La Bottega del Barbieri
Eirenefest: la rete della nonviolenza attraversa l’Italia
Con il susseguirsi delle crisi globali e dei conflitti armati, l’editoria indipendente e l’attivismo sociale tornano in prima linea. Eirenefest, il Festival del libro per la pace e la nonviolenza, si prepara a toccare diverse città italiane con una formula che unisce letteratura, cultura della pace e impegno civile. Nato originariamente come evento nazionale radicato nel quartiere San Lorenzo a Roma, il festival ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione, trasformandosi in un vero e proprio laboratorio culturale itinerante. La manifestazione punta a offrire spazio a presentazioni di libri, dibattiti, mostre artistiche e laboratori con l’obiettivo di promuovere la risoluzione nonviolenta dei conflitti, la giustizia sociale e la tutela dell’ambiente. In questa ripresa di attività dopo la pausa estiva e in coincidenza con la 4°Marcia mondiale per la pace e la nonviolenza si svolgeranno quattro festival a Firenze, Milano, Roma e Torino Torino A Torino l’evento si integra anche quest’anno con il Festival della Nonviolenza e della Resistenza Civile, giunto alla sua ottava edizione. Il programma è focalizzato sulle “R-Esistenze”: dalla disobbedienza civile alla lotta contro il militarismo, dall’inclusione dei migranti fino alla difesa dell’ambiente in memoria delle figure storiche dell’ecologismo pacifica. Programma: https://www.eirenefest.it/2026/08/02/festival-della-nonviolenza-eirenefest-torino-2-9-ottobre-2026/ Roma Nella nuova sede di Extralibera, in Via Stamira 5, nei pressi di Piazza Bologna, a breve distanza dalla Stazione Tiburtina, Eirenefest si inserisce all’interno del più ampio Festival della Nonviolenza, contribuendo con incontri, presentazioni e momenti di confronto aperti al pubblico. Programma: https://www.eirenefest.it/2026/08/11/roma-eirenefest-2026-programma/ Milano La prima edizione locale a Milano si inserisce nel contesto della Human Week e delle reti della cittadinanza attiva locale, focalizzandosi sulle pratiche quotidiane di nonviolenza urbana, sulla risoluzione dei conflitti e sui diritti umani. La frase forza: Cambiare prospettiva. Disarmare il pensiero. Programma: https://www.eirenefest.it/2026/07/31/eirenefest-milano-prima-edizione-il-programma/ Firenze La tappa fiorentina, alla sua terza edizione, adotta una dimensione itinerante, diffondendosi sul territorio e valorizzando la tradizione toscana legata all’obiezione di coscienza, al pacifismo storico e al dialogo interculturale. Programma: https://www.eirenefest.it/2026/08/26/il-programma-di-eirenefest-firenze-2026/ Per organizzare un festival locale o entrare in contatto con la rete dei festival del libro per la pace e la nonviolenza scrivere a: info@eirenefest.it Per aderire: https://www.eirenefest.it/iscrizione/ Redazione Italia
September 13, 2026
Pressenza
Palestina: l’Italia assassina del governo Meloni
Nel dossier di oggi aggiornamenti, analisi, appuntamenti, recensioni.   PALESTINA – Proprio l’Italia è l’unico tra i Paesi fondatori Ue – assieme alla Germania – a non aver imposto sanzioni ai prodotti in arrivo dalle colonie illegali di Israele in Palestina, oltre ad avere chiuso gli occhi, ormai da 3 anni, di fronte al genocidio a Gaza, che prosegue quotidiano.
September 12, 2026
La Bottega del Barbieri
«Il giudice delle donne» e l’eresia dell’uguaglianza
recensione di Barbara Bonomi Romagnoli (*) al romanzo di Maria Rosa Cutrufelli che viene adesso riproposto negli Oscar a 10 anni dall’uscita. Si respira il desiderio del futuro che vorremmo nel romanzo di Maria Rosa Cutrufelli (prima pubblicazione: Frassinelli 2016 – NDR). Una storia vera dei primi del Novecento con la forza dell’attualità, nel 70° anniversario del voto alle donne
September 11, 2026
La Bottega del Barbieri
«Illuminismo oscuro»
Mappa del pensiero neo-reazionario. Patrizio Paolinelli (*) sul libro di Arnaud Miranda. È naturale che in un’epoca di transizione come quella che stiamo attraversando emergono nuove idee di società. Alcune nascono come risposte per far avanzare la democrazia; altre come negazione di ogni forma di democrazia. È in questo secondo orizzonte che si colloca il movimento neoreazionario proveniente dagli Stati
September 8, 2026
La Bottega del Barbieri
Un viaggio nel tempo e nella storia. Maria Pace Ottieri in Benin
(disegno di sam3) “Se credi nell’invisibile, raddoppi il volume dell’esistenza, io li invidio gli africani, diceva Ulisse”. Maria Pace Ottieri La prima volta che siamo stati bianchi, di Maria Pace Ottieri, Sellerio, pubblicato nel 2026, ha la vestizione classica dell’editore palermitano: formato tascabile, copertina morbida, pagina snella. È rassicurante, come certi prodotti che abbiamo tra le mani da molti anni e sono diventati oggetti cari. Anche il nome della collana in cui è inserito – il divano – ci rassicura. Ma tutto ciò depista, perché mentre leggiamo, ci rendiamo conto di essere davanti a un libro col doppio fondo, cha parte da un viaggio, e dentro quel viaggio cadono una a una tutte le cose rassicuranti, mettendoci di fronte a interrogativi inediti, o forse dimenticati, evidenziando lo sfondo da cui emerge ciò che siamo oggi. Nel 1975, poco più che ventenne, l’autrice si ritrovò a far parte di una spedizione nel Dahomey, oggi Benin, per girare un film documentario sulla cultura vudu. Siamo nell’Africa Occidentale subsahariana, sul golfo di Guinea, stretti tra Togo a occidente e Nigeria a oriente. Un viaggio in un territorio che corrisponde a meno dell’un per cento di quello che noi da fuori, superficialmente, chiamiamo Africa. Questo libro è il resoconto di quelle settimane, dentro un paese in grande cambiamento dopo l’indipendenza dalla Francia, che nel 1960 prende il nome di Repubblica del Dahomey. Dopo un decennio caratterizzato da numerosi golpe e cambi di potere, Mathieu Kérékou, instaurò un regime di tipo marxista-leninista e nel 1975 il paese fu rinominato Repubblica Popolare del Benin. Forse l’arrivo di questo nuovo regime, spinge il re Aho René Glelé in persona, erede della monarchia decaduta e capo vodun, a invitare la troupe a documentare “la magia dell’Africa, le divinità, le medicine, i miti”. Un invito inaspettato, da chi contrastava il nuovo regime che vedeva nella religione vudun un retrogrado apparato a uso delle monarchie decadute. Il viaggio assume da subito un carattere epico, tra la ricerca di qualcosa di mai visto, di spettacolare, da mostrare in televisione, e il susseguirsi di una serie di ostacoli burocratici che aprono strade inaspettate: alternative e coraggiose. Un’esperienza rocambolesca di un manipolo di yovo (letteralmente: uomo bianco, europeo) alla ricerca di autenticità. Il libro descrive gli incontri con Aho, ultimo esponente della dinastia monarchica, avvolto in un alone di mistero; le feste danzanti, il sacrificio legato al culto degli antenati e l’incontro con una vodunsi: una delle numerose sorelle di Aho, attraversata dall’esperienza dell’invisibile, che svela la costruzione dell’altare di un vodun: “Ci vuole una stoffa pulita che copra una tavoletta, poi sopra ci metti tutto ciò che in natura possiede una qualche vibrazione: pietre, piante, foglie, una piccola zucca con l’acqua, un’altra zucca per la farina coi cereali, di miglio, di fagioli, di riso, così rinfreschi gli antenati e li nutri”. Il libro è una ricerca, ai limiti del tempo possibile, in un mondo in via di estinzione, o meglio, in via di trasformazione, con una religione ostacolata dalla nuova Repubblica, ma fortemente radicata nel passato impero del Dahomey, con la ferita aperta di quattro secoli di tratta degli schiavi. “L’atmosfera cupa e arcana del luogo – scrive Ottieri – ricordava a ogni passo l’odiosa piaga della schiavitù, ma non la si nominava mai, quattro secoli di abominio non avevano ancora trovato il loro posto nella memoria del paese, milioni di vite cancellate senza traccia […], ad Abomey tutto era riverbero di un’epoca di barbarico, purpureo splendore”. Un viaggio in Africa è molto di più che un viaggio. È un affaccio nell’inconscio dell’Occidente, un luogo – come suggerisce il titolo – dove il punto di vista è ribaltato. Un viaggio verso quella parte ancestrale che probabilmente ha richiesto all’autrice un allontanamento nel tempo e cinquant’anni di elaborazione. Ottieri torna in Benin all’inizio degli anni Novanta – quasi vent’anni dopo il viaggio del ’75 –, quando per la prima volta nel dibattito pubblico si parla apertamente dei quattro secoli di tratta degli schiavi e di un secolo di colonialismo, che hanno depresso buona parte dell’Africa. Dopo la caduta del regime marxista-leninista, il vodun “riemerge, come indispensabile culto dell’identità ancestrale, espressione di un’essenza primordiale africana perduta e da ritrovare tutti insieme. […] Sono gli anni in cui irrompe ovunque, sulla scena culturale e politica, la questione dell’identità; e poiché la carne dell’identità è la memoria, ecco che un’identità inquieta, discorde e conflittuale, tutta da ricomporre e reinventare, non può che richiamarsi alla memoria. Ma la memoria di chi?”, insiste l’autrice. Degli eredi di chi era deportato o di chi deportava? “Memoria privata e memoria storica si mescolano in un’intricata foresta di rimozione, vergogna, ricerca di riscatto, in cui le differenze tra le vittime e i carnefici appaiono sfocate, se non addirittura cancellate in nome dell’invenzione di una nuova comunità omogenea”. Le cerimonie del vudu sono state impacchettate a uso dei turisti e quindici anni dopo quella spedizione, molti dei suoi elementi costitutivi non sono riconoscibili. “Molti viaggiatori cercano illusione dell’autenticità”, ma “il vudu plasticamente si adatta”, rimane e si mostra, nella sua messa in scena, chissà se ancora nella parte autentica. Ma, come chiosa Ottieri, “forse l’autentico è, e può essere, solo nel desiderio dello sguardo di chi osserva”. Il viaggio della Ottieri assume il carattere di un viaggio nel tempo e la storia del Benin diventa emblematica di come si possa provare a raccontare una cultura, contraddittoria, oppressa, deturpata… ma viva, nonostante tutto. Questo libro mi pare che trovi la sua forma nel tentativo di costruire uno sfondo di conoscenza e di storia a favore di quelle donne e uomini, talvolta appena neonati, che raggiungono – o non raggiungono – le coste d’Europa, non più deportati con le pesanti catene della tratta atlantica, ma costretti a viaggi senza speranza dalla chiusura delle frontiere, dall’essere considerati fuorilegge per nascita e usati come arma di ricatto tra stati e merce di scambio. “Nella tratta degli schiavi convergono gli interessi delle classi dirigenti dei due continenti”, scrive l’autrice. Il potere cambia volto, ma non la sostanza. (daniele balzano)
September 3, 2026
Napoli MONiTOR
“100 libri per la nonviolenza” a Milano, il 23‑24‑25 settembre
L’iniziativa è dedicata alla diffusione della nonviolenza e del disarmo unilaterale teorizzato da Carlo Cassola, “il primo passo nella direzione giusta”: per sostanziare una cultura pacifista adatta al XXI Secolo e alle sue enormi sfide, attinenti alla sopravvivenza stessa della nostra specie. L’obiettivo è offrire a scuole, associazioni e istituzioni un percorso di riflessione e formazione capace di generare relazioni, pratiche e comunità che preparino la pace attraverso la via disarmata e disarmante: la nonviolenza poietica e terrestre, concreta e trasformativa. L’elenco dei 100 libri proposti nella rassegna è in elaborazione. Attualmente sono indicati: SEZIONE 1 – LA NONVIOLENZA POIETICA IN 6 TITOLI * Memoria e futuro * Antifascismo e nonviolenza * La guerra nucleare spiegata a Greta * La follia del nucleare (I edizione) * La follia del nucleare (II edizione) * Il Festival della nonviolenza poietica a Comiso (luglio 2025) SEZIONE 2 – I MAESTRI DELLA NONVIOLENZA: LA SELEZIONE ESSENZIALE * Henry David Thoreau – La disobbedienza civile * Lev Tolstoj * Mahatma Gandhi * Martin Luther King Jr. – La forza di amare * Aldo Capitini – Le tecniche della nonviolenza * Carlo Cassola – La rivoluzione disarmista * Don Lorenzo Milani – L’obbedienza non è più una virtù * Alberto L’Abate * Gene Sharp – Politica dell’azione nonviolenta * Danilo Dolci * Lanza del Vasto * Giuliano Pontara * Erich Fromm SEZIONE 3 – NONVIOLENZA E RELIGIONI * Raimon Panikkar * Thich Nhat Hanh – Essere pace * Thomas Merton – Fede e violenza * Abraham J. Eschel – L’uomo non è solo * Dalai Lama – L’arte della compassione * Kumar – La via dei giainismo * Vandana Shiva – Ritorno alla Terra * Bede Griffiths – Il matrimonio tra Oriente e Occidente * Hildegard Goss-Mayr – O osare la pace o non esistere SEZIONE 4 – NONVIOLENZA E FEMMINISMO * Virginia Woolf – Le tre ghinee * Carol Gilligan – Con voce di donna * Vandana Shiva * Elena Dakota – La nonviolenza delle donne * Sara Ruddick – Pensiero materno * Judith Butler – La forza della nonviolenza * Arundhaty Roy – Guida alla nonviolenza per la gente comune * Lidia Menapace – Nonviolenza. Le ragioni del pacifismo SEZIONE 5 – OBIEZIONE, TRANSARMO E DIFESA POPOLARE NONVIOLENTA * Jean Marie Muller * Gene Sharp – Verso una Unione Europea disarmata * Joahn Galtung – Ci sono alternative * Pietro Pinna * Antonino Drago – La difesa popolare nonviolenta SEZIONE 6 – ECONOMIA NONVIOLENTA * EF Schumacher – Piccolo è bello * Serge Latouche – La scommessa della decrescita * Jeremy Rifkin * Vandana Shiva * Amartya Sen * Herman Daly – Lo stato stazionario * Murray Bookchin – L’ecologia della libertà SEZIONE 7 – LA VOCE DEGLI OPPRESSI. NONVIOLENZA E INGIUSTIZIA GLOBALE * Combattenti per la pace. Palestinesi e israeliani insieme per la liberazione collettiva, a cura di Daniela Bezzi * Amos Oz –Resta ancora tanto da dire. L’ultima lezione * Yossi Klein Halevi – Lettere al mio vicino palestinese SEZIONE 8 – LA NONVIOLENZA SULLA QUESTIONE ENERGETICA, CLIMATICA ED ECOLOGICA * Papa Francesco – Enciclica Laudato Si’ * Maurizio Torrealta – Il segreto delle tre pallottole. Intervista a Del Giudice * Luciano Benini SEZIONE 9 – LA BELLEZZA CHE DISARMA. ARTE CULTURA ED EDUCAZIONE * Lev Tolstoy – Che cosa è l’arte? * Montessori * Rodari * B. Brecht – L’abiura di Galileo * Don Lorenzo Milani – Lettere a una professoressa * Daniele Novara – La grammatica del conflitto SEZIONE 10 – LA PAROLA COME CANTIERE. COMUNICAZIONE E AZIONE POLITICA * Rosenberg * Paulo Freire * Pat Patfoot LA NONVIOLENZA E L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE * Papa Leone XIV –  Enciclica Magnifica Humanitas LA NONVIOLENZA NEI FUMETTI E PER I PIU’ PICCOLI * Persepolis   100 libri per la nonviolenza sarà in svolgimento negli spazi di ChiAmaMilano (Milano – via Laghetto, 2) nelle giornate di mercoledì 23, giovedì 24 e venerdì 25 settembre. INFORMAZIONI e CONTATTI : alfiononuke@gmail.com / +39 340 073 6871     Disarmisti Esigenti
August 25, 2026
Pressenza
“LIBRERIA IN FESTA”: TUTTE LE PUNTATE, SERATA PER SERATA, DI QUANTO SUCCESSO ALLA LIBRERIA DEL GATTO NERO
“Libreria in Festa” è stato il contenitore radiofonico che per tutta la durata della XXXIV Festa di Radio Onda d’Urto (mercoledì 5 – sabato 22 agosto 2026) ha sintetizzato in 30 minuti ogni serata della Libreria del Gatto Nero tra presentazioni di libri e fumetti, incontri, dibattiti, interviste a frequentatrici e frequentatori e tanto altro ancora. Andata in onda ogni pomeriggio, alle ore 13.30, “Libreria in Festa” è ora disponibile anche in formato podcast su Radio Onda d’Urto. Per continuare a seguire tutto l’anno le iniziative radiofoniche e culturali della Libreria puoi seguirla sui social: qui la pagina Instagram mentre qui c’è la pagina Facebook. Di seguito, tutte le puntate: libreria in festa 1 libreria in festa 2 libreria in festa 3 libreria in festa 4 libreria in festa 5 libreria in festa 6 libreria in festa 7 libreria in festa 8 libreria in festa 9 libreria in festa 10 libreria in festa 11 libreria in festa 12 libreria in festa 13 libreria in festa 14 libreria in festa 15 libreria in festa 16 libreria in festa 17 libreria in festa 18
August 24, 2026
Radio Onda d`Urto
La censura di domani: il caso Anthropic e il project Panama spiegato punto per punto
Da qualche giorno non si parla d’altro che dello scandalo di Anthropic, una delle più importanti aziende di intelligenze artificiali, che ha acquistato in segreto migliaia di libri per smembrarli, scannerizzarli e utilizzarli nell’addestramento dei propri modelli linguistici. L’operazione ha preso il nome di Project Panama, ed aveva lo scopo di dare in pasto alle IA tutti i libri del mondo, distruggendoli fisicamente nel processo al fine di ridurre i tempi e massimizzare i profitti. Al di là degli aspetti più ovvi, ce n’è un altro, ben più grave, che è stato sottaciuto. La notizia, infatti, ha giustamente suscitato indignazione. Molti hanno parlato di uno sfregio alla cultura, altri hanno puntato il dito contro la distruzione materiale dei libri a cui è stato amputato il dorso per velocizzare i tempi di scannerizzazione. Sono considerazioni più che legittime. Ma la questione è molto più sottile. E proprio per questo più inquietante. Ma partiamo dall’inizio. Da secoli il libro rappresenta il simbolo stesso della memoria. Un’opera nasce, viene pubblicata, letta e conservata nelle biblioteche e tramandata alle generazioni successive. Eppure ciò che sta accadendo rovescia completamente questa prospettiva. Il libro non viene più acquistato per essere letto ma per essere distrutto. Viene letteralmente smontato pagina dopo pagina, per essere trasformato in una sequenza di dati da far assimilare a una macchina. Già questo di per sé è sufficiente per suscitare indignazione.  Ogni civiltà ha avuto le proprie risorse strategiche. Oggi la vera materia prima è il linguaggio. Non è un caso che le aziende più ricche del pianeta non estraggano più minerali ma informazioni. Il sapere non è più ciò che permette all’uomo di comprendere il mondo; è diventato il combustibile con cui alimentare un’industria che genera profitti miliardari. Il libro, in questa prospettiva, non vale più per quello che dice. Vale per ciò che può insegnare a un algoritmo. I libri stanno diventando miniere di dati. Giacimenti linguistici da trasformare in profitto. Per secoli inoltre l’autore ha immaginato di scrivere per un lettore. Oggi, spesso senza nemmeno rendersene conto, scrive per una macchina. E viene equiparato a una macchina. Più di una volta mi è capitato di leggere tra i commenti della mia pagina Instagram frasi come: «sembra scritto dall’IA». È un’accusa che rivela un equivoco enorme. L’intelligenza artificiale non possiede uno stile. Non ha una voce. Non ha una sensibilità o un linguaggio. Fa qualcosa di molto diverso: osserva milioni di pagine scritte dagli esseri umani, ne assorbe il ritmo, il lessico, la sintassi, e ci restituisce una nuova combinazione, una copia, un’imitazione, di ciò che ha imparato. In altre parole, ciò che molti chiamano «stile dell’intelligenza artificiale» non è altro che il riflesso degli stili che noi stessi le abbiamo consegnato.  Ebbene sì: siamo noi, oggi, ad addestrare gli strumenti che domani ci renderanno superflui. Qualcosa potrebbe obiettare: chi se ne importa degli scrittori, chi se ne importa dei giornalisti, sono destinati a diventare pezzi da museo, figure mitologiche appartenenti a un lontano passato come i poeti, i pittori, gli scultori, monoliti solitari di un tempo che fu. Triste, ma inevitabile insomma, come accadrà alle altre centinaia di professioni destinati a sparire nella nuova era delle IA.  Il CEO di Anthropic Dario Amodei Ma ciò che davvero mi fa rizzare i peli sulle braccia è un’altra questione che, per parafrasare Leopardi, mi fa spavento. Perché qua non si tratta soltanto della distruzione dei libri, o della trasformazione della cultura in materia prima, o del fatto che gli uomini di oggi stiano addestrando le macchine destinate a sostituirli domani. La questione, cari signori e gentili signore, è molto più sottile. Molti, infatti, immaginano l’intelligenza artificiale come una sorta di arbitro imparziale, limitato, molte volte stupido, ma tutto sommato neutro. Incapace cioè di avere una visione politica e di difenderla, perché dopotutto una macchina non pensa. Ed è proprio qui l’errore. Non c’è nulla di più parziale di un’IA.  Queste macchine non vengono costruite da una misteriosa entità senza volto. Vengono progettate da aziende private, aziende americane per la precisione.  Chi utilizza Facebook saprà bene cos’è accaduto alle opere d’arte. Lentamente, quasi senza che ce ne accorgessimo, le fotografie delle statue greche, dei dipinti rinascimentali, delle sculture classiche hanno cominciato a scomparire. Un seno scolpito nel marmo, un corpo dipinto da Botticelli, perfino opere conservate nei musei sono state oscurate, rimosse e falcidiate da algoritmi che applicano standard culturali modellati dalla mentalità americana, dalla pruderie americana che ha fatto guerra all’arte. E quella guerra l’ha vinta. Oggi su Facebook si espongono opere d’arte rigorosamente vestite o tagliate dal petto in su. La visione della sessualità americana ha finito per imporsi su milioni di persone non attraverso una legge, ma attraverso un algoritmo. Ogni algoritmo, infatti, assimila criteri, gerarchie, filtri, sensibilità culturali. E vale lo stesso per le intelligenze artificiali. Le IA sono create, prodotte ed addestrate da una determinata cultura, che a sua volta porta avanti una determinata visione politica del mondo, programmata per decidere ciò che è accettabile da ciò che non lo è. L’intelligenza artificiale lavora direttamente sul linguaggio. E il linguaggio non è mai neutrale. Adesso con il caso Antrophic le IA si stanno lentamente sostituendo all’ultima roccaforte rimasta: la letteratura. Smembrano letteralmente i libri per imitarne il linguaggio e sostituirsi, a lungo andare, ad esso. Più questi sistemi migliorano, si evolvono, almeno in apparenza, più diventerà difficile rinunciare ad essi. Già oggi sono molti coloro che anziché leggere i giornali, chiedono a ChatGPT o strumenti affini un riassunto di quanto riportano i giornali. Ma più ci abituiamo a consumare informazioni digerite e filtrate dalle IA, più tutto ciò che è scomodo, controverso, politicamente scorretto, e dunque artisticamente valido, è destinato a sparire. La letteratura, occorre sempre ricordarlo, non nasce per rassicurare. Nasce per disturbare. Le opere che hanno cambiato la storia erano quasi sempre scandalose, offensive, provocatorie. Hanno urtato la sensibilità del loro tempo, hanno infranto tabù religiosi, politici e morali. Dostoevskij scandalizzava. Céline scandalizzava. Pasolini scandalizzava. Se fossero stati costretti a scrivere entro i limiti imposti dagli standard di accettabilità delle grandi piattaforme contemporanee, molte delle loro pagine più scomode non sarebbero mai esistite. Il problema quindi non è la macchina, ma chi decide quali libri leggerà la macchina. Quali parole apprenderà, quali idee considererà pericolose. Quali toni saranno ammessi. Quale cultura, detta in poche parole, meriti di sopravvivere. Ed è questa la vera censura, la censura più profonda e radicale, più difficile da combattere, perché non verrà più riconosciuta come tale. La censura di domani non sarà sbandierata ai quattro venti, ma sarà invisibile, silenziosa, perché senza rendercene conto la nostra visione del mondo sarà influenzata da sistemi di filtraggio delle informazioni e informazioni stesse forniteci dalle IA e da chi le ha prodotte.  The post La censura di domani: il caso Anthropic e il project Panama spiegato punto per punto appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 6, 2026
L'INDIPENDENTE