Femministe musulmane, un saggio grafico di Ouazzani e Fasiki(disegno di jamal ouazzani)
Si presenta domani, venerdì 12 giugno 2026, alle ore 18 nella libreria Ubik di
via Benedetto Croce, 28 a Napoli, il libro scritto da Jamal Ouazzani e
illustrato da Zainab Fasiki, Femministe musulmane. 20 ritratti: voci e visioni,
edizioni Astarte. Intervengono Ersilia Francesca, Valentina Marcella, Marta
Tarantino e Marika Visconti. Pubblichiamo qui una delle due prefazioni
all’edizione italiana del libro, quella di Renata Pepicelli. L’altra è di Asma
Lamrabet.
Cosa si intende con l’espressione “femministe musulmane”? In questo libro, con
tale terminologia, si fa riferimento a venti studiose, teologhe, giuriste,
attiviste e imam di diversi paesi, dal Marocco agli Stati Uniti, dalla Malesia
alla Francia, che rivendicano uguaglianza e diritti da una prospettiva islamica,
vale a dire sulla base di una rilettura dei testi religiosi volta a fare
emergere il messaggio di giustizia di genere insito nell’islam. Tutte loro
possono essere ricondotte a quell’ampio e diversificato movimento che è stato
definito “femminismo islamico” o anche “gender jihad”, in virtù dello sforzo
(jihād) ermeneutico portatore di istanze di libertà che contraddistingue
quest’espressione del pensiero critico e attivismo in contesti musulmani. Si
tratta di una corrente impegnata nella reinterpretazione del Corano,
degli ḥadīth (detti e fatti attribuiti al Profeta) e della storia islamica volta
a far emergere il vero messaggio portato dal profeta Muhammad all’umanità nel
VII secolo: l’uguaglianza tra tutti gli esseri umani, senza alcuna gerarchia tra
i generi.
In questo saggio grafico, Jamal Ouazzani, saggista, attivista per i diritti
umani e artista multidisciplinare franco-marocchino, e Zainab Fasiki, fumettista
e femminista marocchina, tratteggiano, attraverso parole e immagini, i profili
di venti figure di donne rinomate a livello internazionale. Asma Lamrabet, amina
wadud, Zahra Ali, Zainah Anwar, Ziba Mir-Hosseini, Sherin Khankan, Asma Barlas,
Malika Hamidi, Shereen El Feki, Olfa Youssef, Margot Badran, Linda Sarsour,
Blair Imani, Kecia Ali, Samar Habib, Hanane Karimi, Nayla Tabbara, Hidayet
Şefkatli Tuksal, Omaima Abou-Bakr, Ndella Paye sono diverse tra loro per storie
e posizionamenti, ma sono allo stesso tempo connesse le une alle altre dal
comune impegno per la giustizia di genere e da un approccio teorico-critico
volto alla rilettura delle fonti islamiche.
Alla fine del volume Ouazzani e Fasiki aggiungono anche un uomo, Ludovic-Mohamed
Zahed, imam franco-algerino dichiaratamente omosessuale: la sua inclusione in
questa antologia di ritratti mostra l’ampiezza, e anche la diversità che
caratterizza quella galassia estremamente variegata al suo interno che viene
definita “femminismo islamico”, ma che sarebbe forse più corretto chiamare
“femminismi islamici”, al plurale, che include anche uomini e soggettività
LGBTQIA+. Gli orientamenti di questo movimento sono plurali, non necessariamente
coincidenti su tutto – per esempio, sull’imamato femminile o su questioni queer
possono esserci opinioni divergenti – ma vi è sicuramente in comune la
convinzione che il Corano non contenga alcuna traccia di misoginia o
patriarcato. Anzi, il testo sacro è portatore di un messaggio di liberazione e
di giustizia. Sono state interpretazioni misogine del Corano, consolidatesi nel
corso dei secoli, a far emergere una giurisprudenza islamica e tradizioni che
discriminano le donne rispetto agli uomini e che hanno costruito una gerarchia
tra i generi. Tali letture tradiscono il messaggio dell’islam e nascondono
quella che è stata la vera storia di giustizia di genere della prima comunità di
fedeli, uomini e donne, riunitasi attorno al profeta Muhammad. Nei primi secoli
dell’era islamica, infatti, le donne partecipavano a tutti gli ambiti della vita
dell’umma (comunità) islamica e alla costruzione del sapere religioso. La loro
progressiva esclusione dall’esegesi coranica, dall’insegnamento religioso, e
dalla sfera pubblica ha portato all’emersione di un messaggio patriarcale, che
oggi le femministe musulmane stanno mettendo in discussione attraverso nuove
interpretazioni dei testi religiosi, a partire dal Corano.
Il femminismo islamico inizia a emergere alla fine degli anni Ottanta, per poi
svilupparsi negli anni Novanta del Novecento e affermarsi nei primi anni
Duemila. Dopo quattro decenni di attività, si presenta come una realtà plurale e
situata in molti paesi e contesti dell’umma transnazionale, dai paesi a
maggioranza musulmana dell’Africa e dell’Asia a quelli caratterizzati dalla
presenza di un islam diasporico in Europa e in Nord America. In questi anni il
femminismo islamico si è diversificato e sviluppato lungo linee differenti,
mostrando la specificità e la pluralità di un approccio che si muove nella
cornice di un’ermeneutica femminista. Esso è una delle anime del movimento delle
donne nei contesti musulmani: una realtà molto articolata e in costante
evoluzione, come dimostrano i precedenti volumi pubblicati della collana
Manifesta di Astarte Edizioni dedicati ai movimenti femministi e queer nella
regione dell’Asia sud-occidentale e del Nord Africa.
Non è sempre facile tracciare i confini delle diverse correnti dei movimenti
delle donne nei contesti musulmani, poiché esistono zone di sovrapposizione e
porosità. Inoltre, le terminologie utilizzate spesso non riescono a restituire
la complessità e la fluidità dei posizionamenti, né le autodefinizioni. Se si
accettano i limiti delle categorizzazioni, si può oggi parlare di tre grandi
filoni che oggi compongono il movimento: femminismo secolare, femminismo
islamico e attivismo di genere in una cornice islamista. Il femminismo secolare,
che ha una lunga storia alle spalle, si fonda principalmente sul paradigma dei
diritti umani e mira alla riforma delle norme giuridiche discriminanti. Esso si
articola attraverso diverse voci e le nuove generazioni spesso si identificano
nelle rivendicazioni dei transfemminismi globali. Il femminismo islamico, come
si è detto, opera invece all’interno di una cornice religiosa attraverso la
reinterpretazione delle fonti religiose in chiave di genere per poi arrivare a
riformare codici della famiglia patriarcali. Differentemente, l’attivismo di
genere in ambito islamista si sviluppa nell’alveo dell’islam politico,
promuovendo rivendicazioni che privilegiano il principio di equità rispetto a
quello di uguaglianza e concentrandosi maggiormente su una trasformazione nella
sfera pubblica piuttosto che in quella privata. L’affermazione del femminismo
islamico negli anni Novanta ha rappresentato un’importante discontinuità
rispetto alle tensioni interne al campo dei movimenti delle donne,
caratterizzato, nel corso del XX secolo, da una netta contrapposizione tra
femministe secolari e attiviste islamiste. Questa nuova corrente ha infatti
condiviso, da un lato, la radicalità del discorso femminista delle prime in
termini di rivendicazioni di uguaglianza, dall’altro, la necessità di agire
attraverso una reinterpretazione delle fonti religiose propria delle seconde.
Il volume Femministe musulmane, con l’immediatezza e la potenza di un saggio
grafico, riesce a restituire a un pubblico ampio la pluralità dei percorsi del
femminismo islamico nel mondo, i principali temi affrontati e la metodologia
seguita per proporre nuove interpretazioni dei testi religiosi. È un libro che
sovverte da una prospettiva decoloniale pregiudizi e stereotipi orientalisti
sulle donne e l’islam, offrendo strumenti di lettura preziosi per chi si
interessa alle questioni di genere, ai femminismi, alle questioni queer e ai
mondi musulmani. (renata pepicelli)