Dieci, cento, mille nuovi server indipendenti. Note sull’attacco Usa ad Autistici/Inventati
(disegno di giulia landonio)
Riepilogo dei fatti principali.
Il 26 agosto 2026 una distopia che avrebbe potuto farci riflettere in un libro
cyberpunk degli anni Novanta si è fatta realtà. Il segretario di stato degli
Stati Uniti, Marco Rubio (equivalente al ministro degli esteri), ha dichiarato
(l’ennesima) guerra con un post sul social della persona più ricca del mondo. Ha
dichiarato guerra non a uno stato sovrano, non a una pericolosa organizzazione
considerata sovversiva, ma a un piccolo collettivo di volontari italiani,
Autistici/Inventati, inserito nella lista SDGT (Special Designated Global
Terrorist), insieme a camorra, ndrangheta, cartelli della droga e così via. Ed
ecco l’accusa dal sito governativo ufficiale Usa, senza prove e senza
contraddittorio, senza avvocati e senza tribunali: “Autistici/Inventati
(Collettivo A/I) è un gruppo estremistico basato in Italia che costruisce e
gestisce l’infrastruttura digitale per le cellule Antifa violente e altri
militanti di estrema sinistra in tutto il mondo”.
Questo piccolo collettivo per un quarto di secolo ha offerto servizi digitali
(mail, spazio web, mailing list, sistemi di videoconferenze, e così via) a chi
ci tiene alla riservatezza (privacy), a chi non vuole regalare i propri dati e
metadati a società, in particolare Big Tech Usa, che utilizzano i nostri
comportamenti online per monetizzare, blandire, persuadere e portare avanti i
loro obiettivi di dominio e devastazione. A una condizione fondamentale, la
condivisione di alcuni valori: “anticapitalismo, antirazzismo, antifascismo,
antisessismo, antimilitarismo, e il rifiuto dell’autoritarismo e delle
gerarchie”. La cura della riservatezza, con la messa a punto di un ambiente
tecnologico autogestito per progetti sociali affini, è la conseguenza di questi
valori, come chiarisce bene il manifesto.
Il collettivo ha respinto in blocco le accuse. Due giorni dopo il
sito autistici.org è sparito dalla rete: non perché le macchine siano state
spente, ma perché il PIR (Public Interest Registry), associazione basata in
Virginia (Usa) che gestisce i domini .org ha posto il dominio in serverhold,
rendendolo irraggiungibile. Intanto, in Italia, Banca Etica ha sospeso
l’operatività del conto corrente dell’associazione, di fatto sequestrando il
denaro delle donazioni di migliaia di persone, per timore di sanzioni secondarie
(blocco dei circuiti di pagamento Visa/Mastercard e del sistema interbancario
Swift, controllati dagli Usa). In questa situazione kafkiana, l’associazione
italiana titolare del conto non può chiudere, perché sarebbe rea di
appropriazione indebita.
Dal sito https://keepitfree.ai: “Il collettivo Autistici/Inventati si è sciolto
e tutti i suoi servizi sono stati chiusi a partire dal 18 settembre 2026. Questo
sito archivia i comunicati ufficiali del collettivo (ora sciolto) e gli
aggiornamenti sugli eventi, e continua a essere mantenuto da volontari che
documentano gli sviluppi e raccolgono la rassegna stampa”.
Questa sofferta decisione è motivata in primo luogo dalla volontà di restare
umani: aver cura delle persone che hanno affidato le loro comunicazioni ad A/I,
scongiurare ritorsioni per quanto possibile; specialmente le sanzioni di primo
grado contro persone e collettivi negli Usa, che rischiano fino a vent’anni di
carcere senza appello, e con prove secretate, per terrorismo.
Fin qui la cronaca. Ma come è potuto accadere? Dieci giorni per distruggere uno
dei più importanti server autogestiti al mondo, solo incutendo paura? Proviamo a
ricostruire la catena degli eventi.
L’ANTIFASISMO È UN CRIMINE
Come accuratamente ricostruito dall’indagine in corso di Sabot.media, questo
attacco non nasce nel vuoto. Il 10 settembre 2025 l’attivista ultraconservatore
Charlie Kirk è stato ucciso con un colpo di fucile durante un evento pubblico
alla Utah Valley University. L’assassino, ora in attesa di giudizio, è Tyler J.
Robinson, un ragazzo di ventidue anni, di famiglia bianca repubblicana,
addestrato all’uso delle armi, non affiliato a nessun particolare gruppo
politico. Il suo gesto, presentato come un attacco di presunti “Antifa”, è
cruciale rispetto al caso A/I, perché a partire da quell’evento sono
documentati: “il cambiamento di politica [rispetto all’uso politico della lista
SDGT], una proposta della Casa Bianca [dichiarare Antifa un’organizzazione
terroristica], la trasmissione media-congresso, la messa a punto della
designazione di terrorismo esterno e l’azione finale dell’OFAC [Office of
Foreign Assets Control, un ente del Tesoro Usa che rende operative le sanzioni
finanziarie in base alle liste SDTG]. Resta ignoto un punto cruciale: chi ha
messo l’A/I nel mirino delle sanzioni, quando, e in base a segnalazioni di
chi?”.
Facciamo un passo indietro per osservare la situazione come se fossimo
all’esterno. Abbiamo dovuto imparare il significato di acronimi (SDGT, OFAC,
ecc.) in grado di cambiare dall’oggi al domani le nostre vite. L’organizzazione
Antifa viene definita gruppo terroristico interno il 22 settembre 2025.
Tuttavia, poiché non esiste un’organizzazione del genere, e poiché
l’antifascismo è un valore condiviso da molte organizzazioni e istituzioni, la
caccia alle streghe Antifa interne agli Stati Uniti si è estesa. Di fatto gli
Usa, intenti a perseguire il proprio delirio di onnipotenza, hanno statuito che
l’antifascismo è un crimine. Un’analisi lucida e approfondita dei livelli in
gioco nella designazione SDGT del collettivo Autistici/Inventati da parte
dell’amministrazione Trump si trova nell’articolo Nobody has to agree.
CHI SARÀ IL PROSSIMO?
Quando i nazisti presero i comunisti,
io non dissi nulla
perché non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici,
io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico.
Quando presero i sindacalisti,
io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.
Poi presero gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.
Questi versi molto citati, erroneamente attribuiti al drammaturgo Bertolt
Brecht, sono tratti da un sermone di Martin Niemöller (1892-1984), pastore
luterano tedesco. Niemöller si riferiva all’apatia dei tedeschi, in particolare
degli intellettuali, rispetto all’ascesa del nazismo dal 1933 in poi, favorita
da quella società civile a cui Brecht alludeva in La resistibile ascesa di
Arturo Ui, dramma in cui l’immaginario gangster di Chicago rispecchia Hitler, e
i suoi scagnozzi i vari gerarchi nazisti.
Questi versi si possono applicare anche al caso A/I? Sì. L’analogia è
sostanzialmente corretta, poiché si tratta pur sempre di persecuzione politica
nei confronti di chi dissente da parte di un governo di estrema destra, cioè
l’attuale governo Usa. Tuttavia, l’aggiornamento provoca un inatteso
cortocircuito, perché in un’ipotetica nuova versione ci troveremmo con soggetti
molto diversi tra loro, bersagli di procedure similari. Potremmo infatti
parafrasarla in questo modo:
Quando gli Usa dichiararono guerra al terrorismo e infine uccisero Bin Laden,
io non dissi nulla, anzi, fui contento
perché non mi piacciono i terroristi islamici.
Quando uccisero nelle loro case, rinchiusero o deportarono migliaia di
“terroristi” a Guantanamo
io non dissi nulla
perché non ero certo dei loro! Anzi, pensai: grazie, Stati Uniti!
Quando rinchiusero e deportarono i migranti interni, e spararono a chi
protestava,
io non dissi nulla
perché non ero un migrante.
Poi fecero chiudere A/I,
e io non dissi nulla
perché non avevo un sito o una mail su A/I.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.
Che c’entrano i jihadisti di Al-qaeda? La catena degli eventi è stata messa in
moto dalla legislazione in vigore dopo l’11 settembre 2001. Il quadro giuridico
attuale, che ha ampliato a dismisura la possibilità di intervento
extra-giudiziale ed extra-territoriale delle amministrazioni statunitensi, è una
diretta evoluzione di quella dichiarata “guerra al terrore” di un quarto di
secolo fa, nella quale siamo sempre più impantanati.
Chi sarà il prossimo? Un po’ di immaginazione. Arci, con oltre un milione di
iscritti e circa cinquemila circoli sul territorio italiano, è un’associazione
italiana dichiaratamente antifascista. Se l’antifascismo è reato, Arci è un
possibile bersaglio. Prima ancora, Anpi, fondata nel 1945 dai partigiani che
combatterono durante la guerra di liberazione dall’occupazione nazifascista, è
un possibile bersaglio. Ma perché limitarsi ad associazioni, con economie tutto
sommato modeste? L’iscrizione nelle liste SDGT va a colpire in primo luogo la
capacità di agire a livello economico, perché nessuna banca pare disposta a
rischiare il bando dai circuiti Mastercard, Visa e Swift. Quindi… Coop Italia,
colosso della grande distribuzione in Italia, propugna valori antifascisti. Non
solo: boicotta attivamente prodotti israeliani fabbricati in aree della
Cisgiordania colonizzate cacciando la popolazione palestinese. Ci sono
abbastanza elementi per diventare un bersaglio. La lista può allungarsi a
piacere. A differenza di interventi giudiziari con tanto di rogatorie
internazionali, a differenza delle assai costose agenzie di intelligence e
azioni militari con droni per “uccisioni mirate”, il costo di queste sanzioni è
ridicolmente basso.
Chi sarà il prossimo? In fondo l’Italia è una Repubblica fondata su valori
antifascisti, almeno formalmente. E l’Europa, nata dalla ricostruzione dopo la
sconfitta dei nazifascisti, non dovrebbe essere antifascista per costituzione?
In realtà, l’Europa e la politica istituzionale tutta, non sembrano preoccupate
dal fatto che una potenza straniera sanzioni suoi liberi cittadini e
associazioni, né dal fatto che il sistema bancario non sia in grado di opporsi a
questo genere di ricatto, nonostante esistano leggi sulla libertà bancaria. In
gioco c’è la libertà di parola e di espressione. Questo è stato ben rilevato
dal capitolo italiano dell’ISOC (Internet SOCiety), organizzazione no-profit che
promuove la libertà di parola ed espressione, finanziata dall’affitto dei domini
.org nel mondo. In una lettera a PIR, Internet Society, ICANN ed EURALO,
Internet Society Italia sottolinea l’assenza, allo stato attuale, di evidenze
che dimostrino il coinvolgimento di Autistici/Inventati in attività
terroristiche e solleva una questione più ampia: la possibilità che un fornitore
di servizi internet venga colpito per le azioni dei propri utenti o per le
proprie posizioni politiche, fino alla sua esclusione dalla rete senza un
controllo giudiziario.
CHE POSSO FARE?
Alla notizia delle sanzioni, molte persone si sono chieste: che posso fare? Nel
mondo attuale, una risposta ovvia è: donare denaro. Questa reazione, per quanto
comprensibile, è sintomo di un ragionamento perverso. Si tratta di un riflesso
condizionato anche dalle pubblicità delle “multinazionali del cuore”, che ci
mostrano bambini malnutriti e chiedono una mano sul cuore e una al portafoglio;
dalle campagne a favore delle popolazioni terremotate, alluvionate, vittime di
guerra, violenze, oppressioni. Il messaggio sottinteso è: “Non cambiate nulla
nelle vostre vite: donate, e tanto basta”. Invece, la fame, le guerre, le
catastrofi ambientali, le ingiustizie NON si risolvono con il denaro. Certo, il
denaro è necessario in questo nostro mondo. Non in assoluto, solo in questo
mondo. Quindi è ragionevole e auspicabile immaginare alternative europee al
sistema bancario attuale, ostaggio degli Usa. Ma i soldi non sono il problema di
fondo. Il problema di fondo è che solo poche, pochissime persone, si fanno
carico della gestione e della cura dei sistemi tecnici da cui dipendono le
nostre vite iper-tecnologiche.
L’accentramento è il male più profondo. E va di pari passo con la delega. Le
soluzioni centralizzate tendono a sostituire tanti problemi locali con un unico
problema su scala più ampia, rendendo la partecipazione necessariamente
delegata. Così, l’euro digitale centralizzato difficilmente potrà migliorare la
già intollerabile situazione di controllo e sorveglianza da parte dello Stato.
D’altro canto, le criptovalute non sono preferibili, anzi. In primo luogo,
rimangono sempre nell’ambito delle tecnologie tossiche, di ispirazione militare;
favoriscono la speculazione finanziaria; inoltre, come le proposte di
centralizzazione, si propongono come ennesima soluzione tecnica a questioni
sociali, culturali, politiche. In quanto procedure tecnocratiche, spostano
l’attenzione dalle difficoltà di abitare un mondo condiviso all’apparente
semplicità della delega a un pugno di tecnocrati.
Il decentramento invece dev’essere gestito dalle persone per le persone. Per
questo, l’ultima comunicazione del collettivo A/I prima della chiusura, il 12
settembre 2026, esorta alla creazione di “10-100-1000” nuovi server
indipendenti. Non c’è bisogno di “scalare” verticalmente e offrire servizi a
migliaia o peggio milioni di persone, per trovarsi poi nel mirino come A/I.
Abbiamo le tecnologie digitali per “scalare” in maniera orizzontale, per mettere
a punto infrastrutture federate non gerarchiche, nodi di una rete transnazionale
e internazionalista con poche decine o centinaia di utenti ciascuno, milioni di
piccoli nodi di persone che si conoscono tra loro, si scelgono e si fidano. Nodi
di prossimità e affinità.
Affinità non significa rinchiudersi in una piccola bolla. Significa provare a
scegliere, insieme e in maniera responsabile, “come fare”, senza delegare sempre
ad altri. Le politiche dell’affinità si esprimono in azioni e comportamenti
concreti, invece di limitarsi a politiche di domanda. Invece di radunarsi sotto
una bandiera, uno slogan, un leader per chiedere un cambiamento a chi comanda,
con il rischio concreto di cementare identità egemoni, esse valorizzano la
ricchezza della diversità individuale. Senza illusioni, ma anche senza
rimpianti.
IMMAGINARI TOSSICI
Prima dell’epidemia Covid-19, “zoomare” significava “ingrandire una fotografia”.
Sei anni più tardi, significa effettuare una videochiamata, perlopiù di gruppo.
I piccoli umani ricevono una mail da gmail, gestita dalla multinazionale
Alphabet (società madre di Google), il primo giorno di scuola dell’obbligo, da
istituti scolastici che dovrebbero tutelare la loro riservatezza e invece
regalano l’intimità dei più piccoli, in patente violazione della legislazione
europea. A questi piccoli umani verrà vietato il ricorso a telefoni in classe,
ma richiesto obbligatoriamente quello stesso dispositivo (in assenza di
computer), a casa, per svolgere i compiti. Verrà loro intimato di smettere di
giocare con i cellulari, ma anche raccomandato di tenerli sempre con sé, ben
accessi, per essere rintracciabili e controllabili dagli adulti. Verrà loro
spiegato che i social media provocano assuefazione, abuso e sono progettati in
maniera tossica, quindi tendenzialmente da vietare a minori come loro; ma
richiesto (quasi) obbligatoriamente un profilo o più per riuscire nella vita
professionale, amicale, affettiva. Verrà loro raccontato che l’IA è
l’Intelligenza Artificiale ed è qui per restare, potrebbe distruggere l’umanità
o salvarla, in ogni caso bisogna impararla (non a gestirla: a usare quella dei
padroni dell’IA) e farci i conti. Soprattutto, non farsi beccare a fare i
compiti, scrivere tesi, ecc. con l’IA… ma per lavorare è indispensabile!
Dissonanze cognitive formidabili per generazioni costantemente martellate da
messaggi contraddittori. Cosa dovrebbero pensare questi piccoli della chiusura
di A/I? Chiederanno sottobanco all’IA un parere? Si delinea una scelta di campo,
“+A/I e -AI”.
Tutto ciò è accaduto nel giro di pochi anni, con un’accelerazione importante dal
2020 in poi, con la penetrazione del privato multinazionale nelle istituzioni
pubbliche, finanziato con soldi pubblici. Insegniamo agli insegnanti (a chi
lavora nelle pubbliche amministrazioni, nella sanità pubblica, ovunque) a “usare
bene” gli strumenti di asservimento delle multinazionali. Tutto ciò è sintomo di
una schizofrenia crescente declinata in mille piccoli gesti quotidiani diventati
abitudini. Processi di alienazione tecnica per cui le persone sono obbligate, o
si sentono obbligate, ad adeguarsi al “nuovo che avanza”, ovvero a delegare
sempre più la gestione delle loro vite a sistemi che non controllano, che
certamente non determinano, di cui non hanno quasi mai consapevolezza né
contezza.
L’immaginario della Silicon Valley sta distruggendo il nostro mondo condiviso a
suon di datacenter, social media, criptovalute, software e hardware
proprietario, obsolescenza programmata, Big Tech, Automazioni Industriali
spacciate per Intelligenti. La forzata chiusura di A/I è la punta dell’iceberg
dell’omologazione tecnica planetaria. Segna un cambio di passo strategico: si
colpisce l’infrastruttura del dissenso per silenziare il dissenso stesso.
Ammesso e non concesso che davvero alcuni blog ospitati da A/I avessero promosso
attività violente, cosa tutta da dimostrare, le autorità avrebbero potuto
chiederne la rimozione. A/I in passato aveva provveduto a chiudere blog fuori
dalle sue linee guida. Invece, nulla di tutto questo: un ordine esecutivo
appreso dai media, nessuna interlocuzione diretta. Sarebbe un po’ come se la Sip
(oggi Telecom) negli anni Settanta fosse stata ritenuta responsabile per le
telefonate di rivendicazione delle Brigate Rosse o di un qualsiasi gruppo armato
operante all’epoca. Per portare l’analogia più vicino a noi, sarebbe un po’ come
se i social media fossero ritenuti responsabili per i contenuti pubblicati dagli
utenti, troppo spesso violenti, razzisti, sessisti e così via.
COME FARE?
Cominciamo a chiederci cosa ci serve, cosa vorremmo, come lo vorremmo. Ci serve
un sito web? I domini .org, come la maggior parte dei domini di primo livello,
sono gestiti da registri basati negli Usa. Optare per un dominio di primo
livello gestito da un ente europeo, per esempio un .eu, potrebbe contribuire ad
aumentare la nostra resilienza infrastrutturale. Questa la lista fornita da
ICANN.
Ci servono metodi di pagamento? Possiamo fare a meno di Mastercard, Visa, Swift?
Sono domande autentiche, non provocazioni. Senza un conto corrente, senza un
modo per ricevere sostegno anche sotto forma di denaro, e per pagare chi lavora,
chi fornisce servizi e beni, non c’è autonomia possibile in questo nostro mondo
attuale. Ci serve un cloud per immagazzinare i nostri dati e condividerli
all’interno delle nostre organizzazioni? Abbiamo le risorse e il tempo per
imparare a farcelo, insieme a persone di cui ci fidiamo? Possiamo individuare
fornitori eticamente compatibili con la nostra visione del mondo, che non
cederanno immediatamente i nostri dati? Esistono, in Europa, fornitori che
operano sistemi basati su software libero, in datacenter alimentati con energie
rinnovabili: insomma, non tutti i fornitori sono uguali.
Ciò vale per qualsiasi risorsa o servizio digitale. Anche per la cosiddetta IA.
Per esempio, in Europa esiste un’associazione tedesca che cerca di promuovere un
uso critico, auto-limitato, di modelli open source gestiti in maniera oculata.
“Non sarà greenwashing?”, si domanderanno gli spiriti critici. “Ma che cosa
cambia, in fondo? Le tecnologie digitali sono strutturalmente tecnologie di
sorveglianza e distruzione estrattivista”, commenteranno i più radicali. Forse.
Forse però questi atteggiamenti si presentano come estremamente radicali ma si
concretizzano in scuse massimaliste, sogni di purezza estranei al mondo reale
per non far nulla di concreto, per lavarsene le mani e proseguire come se nulla
fosse.
D’altra parte, esistono certamente molti altri server indipendenti. Chi cerca,
trova. Chiedete alle persone affini. Se non ne avete intorno, avete un problema
molto più rilevante di una mail chiusa o di un sito perso. E qui la domanda
diventa: perché far ricorso a un server indipendente? Perché “fa figo”? Perché
non abbiamo altre possibilità? Ancora una volta, sono domande autentiche, per
cercare di uscire dagli automatismi comportamentali.
L’Europa può proteggerci dalla lunga mano degli Usa, o di altri regimi
autoritari? Se sì, come? Con il blocking statute, cioè legislazioni per
proteggere enti europei e cittadini dall’ingerenza straniera? L’Europa ha questo
tipo di protezioni da decenni, con il Regolamento n. 2271/96 del Consiglio del
22 novembre 1996 relativo alla protezione dagli effetti extra-territoriali
derivanti dall’applicazione di una normativa adottata da un paese terzo, e dalle
azioni su di essa basate o da essa derivanti. Nel caso A/I non sono servite,
finora.
Lo scorso 22 settembre i Paesi Bassi hanno proposto di rinforzare lo schema per
schermare la Corte Penale Internazionale dalle ingerenze Usa. Infatti, nel 2025
ben quattro giudici della Corte Penale Internazionale con sede all’Aia sono
stati inseriti nelle liste SDN (Special Designated Nationals), con queste
motivazioni: “Bossa e Ibanez Carranza hanno autorizzato l’indagine della CPI
contro il personale degli Stati Uniti in Afghanistan. Alapini Gansou e Hohler
hanno autorizzato l’emissione dei mandati d’arresto della CPI contro il primo
ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav
Gallant”.
La relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati,
Francesca Albanese, è stata inserita nella stessa lista per aver parlato a
favore di Gaza, della Palestina e contro la guerra e l’occupazione di Israele.
Ricordiamo che si tratta di casi molto diversi rispetto ad A/I, per quanto
similmente odiosi: un conto è colpire singole persone con incarichi pubblici,
grande visibilità mediatica, passaporti diplomatici; tutt’altra faccenda è
colpire un’associazione di comuni cittadini con responsabilità verso terzi, cioè
verso le persone che hanno loro affidato la sicurezza di blog, mail, newsletter,
ecc. Le liste di proscrizione OFAC sono consultabili qui.
In ogni caso, l’alienazione tecnica è primaria, perché la percepita lontananza
dai sistemi tecnici produce la postura della delega, una postura psicologica –
“non ci capisco nulla” –, sociale – “il mio comportamento individuale e quello
del mio piccolo gruppo non cambia nulla a livello globale” –, politico – “dal
basso o dall’alto, la politica non può nulla”. Tutte convinzioni assai diffuse,
che contribuiscono al dilagare della delega a tutti i livelli rispetto alla
scelta e gestione dei sistemi tecnologici. D’altra parte, a volte, anche quella
nei confronti di A/I era delega. Nei ragionamenti (immaginari) di alcuni utenti,
potrebbe esserci stato qualcosa del genere: “Non mi faccio un blog per conto
mio, ho cose troppo importanti da dire per perder tempo dietro alle cose
tecniche, mi appoggio a chi me lo offre gratuitamente e liberamente, fa pure
figo, è antifascista ecc.!”.
Non era certo il caso di tutti i blog là ospitati; ma, fosse stato anche uno
solo, importa l’atteggiamento di fondo, che tende a separare i mezzi (il blog,
la mail, lo strumento digitale) dai fini (dire le mie cose tanto importanti), e
a considerare il servizio indipendente alla stregua di una merce sostituibile
con analoga merce, possibilmente altrettanto indipendente. E allora, tutti su
proton mail? Ma proton mail ha più volte confermato di collaborare con le forze
di polizia fornendo loro i log degli utenti, cosa che invece A/I non faceva né
poteva fare, per la buona ragione che non teneva i log. Non esiste il bianco e
il nero, il buono e il cattivo. Le valutazioni sono complesse.
In ogni caso, i servizi autogestiti non sono alternative facilmente
sostituibili; non sono affatto alternative alle Big Tech, perché incorporano
idee del mondo diverse da quelle delle masse acquiescenti a quelle tecnologie.
Soprattutto, sono insostituibili, perché si tratta di una rete relazionale, non
di una merce acquistabile. Certo, non chiunque può farsi tutto in casa. Non è
nemmeno auspicabile, soprattutto perché autogestione e autonomia non sono
autarchia e solipsismo. Sono invece processi relazionali complessi. Non si fanno
in solitudine: altrimenti basterebbe trovare il video “fatti il tuo server” e
saremmo a posto. A ogni modo, per chi vuole rimboccarsi le maniche, per sé e per
le persone affini, un punto di partenza che andrebbe reso disponibile anche in
altre lingue è Become the thousand servers. Ben fatto, mescola informazioni
tecniche aggiornate a valutazioni di opportunità pratica.
COME VALUTARE LE TECNOLOGIE?
Le tecnologie non sono tutte uguali. Esistono tecnologie appropriate e
conviviali, adatte per stare insieme. Poche e minoritarie, sempre in grave
difficoltà, sono necessariamente tecnologie di auto-limitazione. La
convivialità è il titolo italiano del saggio Tools for conviviality pubblicato
nel 1973 da Ivan Illich. Ma la lezione tedesca definitiva porta il
titolo Selbstbegrenzung. Eine politische Kritik der
Technik. Cioè: Autolimitazione. Una critica politica della tecnica.
Convivialità rimanda a tavole imbandite, banchetti, simposi. Non è possibile
apparecchiare per migliaia di persone. Tanto meno per milioni. Auto-limitazione
vuol dire scegliere responsabilmente, insieme, di limitarsi. Le sirene della
rassegnazione ripetono che non si può arrestare il degrado comunicativo, che non
contiamo nulla, che non è possibile invertire la rotta… Eppure, vista la
rapidità dei cambiamenti, perché non immaginare un futuro diverso da quello
prospettato dal millenarismo fascistoide imperante?
Rimane per tutte e ciascuna il compito molto concreto di: valutare le proprie
abitudini tecniche (individuali e di gruppi), in particolare le scelte digitali;
individuare tecnologie rotte oltre ogni possibilità di riparazione, da
abbandonare al più presto (es. i social media in generale); o, quantomeno (“ma
lo uso per lavoro!”, “sono obbligato!”), attivare pratiche di riduzione del
danno, a cominciare dal telefono in bianco e nero, senza notifiche di alcun
tipo, ecc. Questo non per purismo, ma, molto pragmaticamente, per cominciare a
liberare tempo, spazio, energie per altro (meno tecnologia, meno tecnologie
tossiche). L’attenzione per le scelte alimentari è cresciuta molto negli ultimi
decenni, nei paesi ricchi come l’Italia. Biologico, filiera corta, equo e
solidale… Anche le tecnologie di comunicazione nutrono il nostro modo di abitare
il mondo, mostrano chi siamo.
Come si valutano le tecnologie? Per cominciare dall’inizio, con C.I.R.C.E.
abbiamo messo a punto un semplice strumento di valutazione. Vi invitiamo a
provarlo. Suggerimenti? Dubbi? Altro? Scriveteci a info chiocciola circex punto
org
Il momento è drammatico, ma favorevole: buone sperimentazioni. (carlo milani –
https://circex.org)