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Studentə migrantə e diritto riproduttivo: un cortocircuito italiano
Stella (nome di fantasia) ha ventidue anni e studia veterinaria all’Università di Pisa. Viene da un Paese extra-UE ed è arrivata in Italia tramite visto di studio. Frequenta le lezioni universitarie, sostiene gli esami, conduce la sua vita. Stella ha rapporti sessuali e, come può accadere, resta incinta. Non vuole portare avanti la gravidanza: vuole abortire. Perché? Perché è studentessa, giovane, straniera? Per qualsiasi altra ragione? Non è questo il punto. Non è affar nostro: riguarda solo Stella. Quello che dovrebbe richiamare urgentemente la nostra attenzione è invece la difficoltà che Stella incontra nel portare avanti la sua scelta: una scelta sul proprio corpo, che parla del diritto di decidere se, quando e come riprodursi. Una scelta che dovrebbe essere sempre possibile, accessibile, sicura e gratuita, per tuttə. IL CONTESTO GIURIDICO In Italia, il percorso di IVG è tutt’altro che semplice. Il contesto giuridico in cui operiamo è quello di una legge, la 194, che concepisce l’aborto come un’eccezione da limitare e prevenire, non come un desiderio da garantire nel modo più rapido e sicuro possibile. Questa legge, frutto di compromessi storici con la Democrazia Cristiana, lega a doppio filo l’aborto a una gravidanza che comporti «un serio pericolo per la salute fisica o psichica» della gestante, oppure a particolari ragioni economiche, sociali e familiari. Deve esserci sempre una giustificazione. > Non si contempla la possibilità di non desiderare la genitorialità, nella > propria vita o in uno specifico momento dell’esistenza. La stessa legge > istituisce la cosiddetta “settimana di riflessione” dopo il rilascio del > certificato di IVG (articolo 5) e l’obiezione di coscienza (articolo 9), oggi > praticata da circa il 65% del personale medico. Questa percentuale è possibile perché, pur prevedendo che gli ospedali siano tenuti a fornire il servizio di IVG, non vengono posti limiti all’obiezione di coscienza. Si arriva così a situazioni in cui il 100% del personale è obiettore e quindi non si praticano interruzioni: in questi casi si parla di obiezione di struttura. Come se non bastasse, le associazioni antiabortiste (articolo 2) sono legittimate a essere presenti in consultori e ospedali sotto le spoglie di «associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita». Il loro ruolo, però, è da sempre quello di cercare di dissuadere e stigmatizzare chi sceglie l’aborto. Molte delle difficoltà che si incontrano quando si vuole abortire in Italia — e le strategie esistenti per aggirarle — sono indicate nella guida  IVG Senza Ma, materiale prodotto dal basso che contiene informazioni tecniche su come, entro quando e in che modo sia possibile accedere ai diversi tipi di IVG in Italia. La possibilità di abortire è prevista legalmente entro i primi novanta giorni: con metodo chirurgico fino alla dodicesima settimana e farmacologico fino alla nona. Per avviare il procedimento serve un certificato, rilasciato da medici, consultori o anche online in telemedicina. Nonostante l’imposizione della settimana di riflessione, in teoria il medico può richiedere l’urgenza per abbreviare i tempi; nella pratica, però, accade raramente. Inoltre, molte strutture impongono illegittimamente ulteriori passaggi non previsti neppure dalla controversa 194, come l’ascolto del battito fetale. Tutto ciò comporta ritardi e ulteriori disagi. Per abortire dopo le dodici settimane devono essere presenti motivazioni legate alla salute fisica o psicologica della persona incinta, da dimostrare tramite valutazione psichiatrica, così da poter ricorrere al cosiddetto “aborto terapeutico”. Per alcune categorie più vulnerabili, come le persone minorenni e straniere, gli ostacoli aumentano e assumono forme molto specifiche. SSN PER CHI? Quando si è stranierə in Italia, il primo nodo da sciogliere riguarda il diritto all’assistenza sanitaria. Possono iscriversi al SSN: lavoratrici e lavoratori; persone con ricongiungimento familiare; richiedenti asilo e titolari di protezione; persone in gravidanza; minori; persone detenute; persone in attesa di regolarizzazione. Questo consente di accedere agli ospedali, agli ambulatori e all’intera rete di consultori e medici di base. Il problema è che anche chi ne ha diritto incontra spesso difficoltà linguistiche, richieste burocratiche aggiuntive, informazioni incomplete o errate. Inoltre, l’iscrizione è gratuita per le persone con permesso di soggiorno, mentre è a pagamento per chi possiede un visto. Nel secondo caso si tratta di costi molto elevati, difficili da sostenere da un giorno all’altro, soprattutto in una situazione urgente come un’interruzione di gravidanza. A queste forme di iscrizione si aggiungono le possibilità di ricorso a codici specifici, come STP ed ENI. L’STP è un codice per persone straniere irregolarmente presenti sul territorio e significa “Straniero Temporaneamente Presente”. È una tessera valida sei mesi su tutto il territorio nazionale, rilasciata dalle aziende sanitarie o dagli ospedali locali.Se cittadinə UE di passaggio o non regolarmente soggiornante in Italia, è possibile esibire la TEAM (Tessera Europea di Assicurazione Malattia), parte integrante della tessera sanitaria di uno Stato membro dell’UE. In sua assenza si può richiedere il codice ENI (“Europeo Non Iscritto”), che consente di accedere ai servizi sanitari anche senza iscrizione al SSN e garantisce l’accesso gratuito alle prestazioni ambulatoriali urgenti o comunque essenziali per le persone prive di risorse economiche sufficienti.  Lo status migratorio determina quindi modalità, tempi e costi di accesso alle cure. L’aborto, tuttavia, è una pratica medica salvavita che non concede il lusso di rimandare o attendere, soprattutto in un Paese in cui la 194 impone già sette giorni di attesa – nonostante l’OMS stessa indichi che prima avviene l’aborto più è sicuro.  STELLA Il caso di Stella — quello del visto di studio — è particolarmente complesso, perché questo tipo di documento non garantisce la copertura sanitaria gratuita. Per accedere all’IVG Stella deve effettuare l’iscrizione volontaria al SSN tramite una procedura burocraticamente complessa e costosa, valida soltanto per l’anno solare. Nessuno le spiega questi passaggi. Nei presidi medici territoriali  ci sono mediatrici o mediatori culturali, non ci sono traduttorə. Alcune persone indirizzano Stella a noi di Obiezione Respinta, che facciamo accompagnamento all’IVG. Da lì inizia una corsa contro il tempo: trovare 700 euro in pochi giorni, recarsi al CUP per ricevere il bollettino, poi alle Poste e di nuovo al CUP con la ricevuta, ottenere una tessera sanitaria temporanea — che, avendo validità annuale, se fatta alla fine dell’anno durerà solo pochi mesi — e scegliere un medico di base. Bisogna poi fissare un appuntamento con il medico per prescrivere le analisi del sangue e ottenere il certificato, attendere i risultati e, nel frattempo, trovare posto per l’IVG. Per aiutare Stella a coprire almeno una parte del costo abbiamo aperto una campagna GoFundMe, diffusa attraverso i nostri social. Abbiamo spiegato la situazione, denunciando la difficoltà per le persone straniere con determinate posizioni amministrative ad accedere all’aborto. Siamo rimastə senza parole nel vedere che in dieci minuti avevamo già raggiunto la cifra necessaria. Sorellanza e mutuo aiuto rappresentano un mondo di legami e pratiche dotate di una potenza straordinaria. Tuttavia, questa campagna — e non è la prima volta — ci ha anche postə al centro di un ciclone di aggressività e violenza social. Moltə hanno espresso i soliti giudizi non richiesti; altrə ci hanno accusato di voler truffare le persone e di mentire, sostenendo che le persone migranti avrebbero diritto all’IVG gratuita. Questi commenti dimostrano una sostanziale ignoranza della normativa. La gratuità vale infatti solo per alcunə. Come già sottolineato, riguarda chi può richiedere il codice STP, che consente di effettuare visite e accedere a consultori e ospedali, comprendendo anche l’interruzione volontaria di gravidanza con esenzione dal ticket. Questo codice, però, è richiedibile solo da persone irregolarmente presenti sul territorio italiano. > Una persona con visto studentesco, dunque, non essendo irregolare, non può > richiederlo. E non può richiedere nemmeno il codice ENI, accessibile solo a > cittadinə europeə indigentə e non iscrittə al SSN. Anche all’interno > dell’Unione Europea, dunque, l’accesso ai servizi riproduttivi dipende dalla > posizione amministrativa e dalla capacità di dimostrare la propria situazione > economica. Reperire queste informazioni è difficile persino per noi, che siamo cittadine italiane, parliamo bene la lingua e conosciamo le procedure relative all’IVG. Come può orientarsi una persona che non parla italiano? Abortire può essere sicuro solo quando sappiamo dove andare, a quale procedura possiamo accedere, con quali tutele e modalità. ABORTO COME PRATICA DI MUTUO AIUTO In una procedura sanitaria vincolata ai tempi come l’interruzione volontaria di gravidanza, ostacoli amministrativi e ritardi burocratici possono rendere più difficile — o persino impedire — l’accesso tempestivo alle cure. Per le persone senza cittadinanza italiana, soprattutto se prive di permesso di soggiorno — ma, come abbiamo visto, non solo — l’accesso all’IVG può dipendere dalla capacità di orientarsi tra codici sanitari, iscrizioni al SSN, documentazione richiesta e modalità di presa in carico che non sempre risultano chiare o uniformi. Per questo sono necessari servizi in grado di garantire accessi a bassa soglia e informazioni sicure, come dovrebbero fare i consultori, spesso primo punto di accesso ai servizi legati alla salute sessuale e riproduttiva. Oltre a fornire informazioni e assistenza sanitaria, i consultori svolgono un’importante funzione di orientamento, aiutando le persone a comprendere i propri diritti e a entrare in contatto con le strutture ospedaliere competenti. Tuttavia, anche in questo ambito emergono forti disuguaglianze territoriali. La presenza dei consultori sul territorio nazionale è disomogenea, così come la disponibilità di figure professionali specifiche, come mediatrici e mediatori culturali. La legge italiana garantisce formalmente l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza anche alle persone straniere, comprese quelle prive di permesso di soggiorno. Nella pratica, però, il diritto passa attraverso una rete complessa di codici, iscrizioni, documenti e procedure amministrative. E ancora una volta le risposte arrivano dal basso. Obiezione Respinta non è un servizio sanitario e non vogliamo sostituirci a esso. Le forme di mutuo aiuto che portiamo avanti sono strumenti collettivi per condividere informazioni, esperienze e pratiche di supporto, trasformando l’IVG in un terreno di rivendicazione politica. L’aborto, la contraccezione e più in generale la salute riproduttiva continuano infatti a essere trattati come questioni marginali, eccezionali o moralmente controverse, anziché come aspetti fondamentali della salute e dell’autonomia delle persone. Per questo i nostri obiettivi si riassumono nel mettere in discussione il modo in cui l’accesso all’aborto viene regolato e raccontato in Italia, e nel renderlo concretamente possibile laddove emergano limiti, difficoltà e ostacoli. Si riassumono nella possibilità di riuscire, collettivamente, ad aiutare Stella. Immagine di copertina di Luca Mangiacotti Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. 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June 1, 2026
DINAMOpress
La regione prova a riaprire la stanzetta degli antiabortisti al S. Anna di Torino
È di questi giorni la pubblicazione sul sito della Città della Salute e della Scienza l’avviso pubblico legato all’assegnazione della famigerata stanzetta dell’ascolto. Un nuovo bando dopo lo stop del Tar e si candida lo stesso ente di prima. Marrone ne fa ulteriormente elemento di propaganda, mostrando ancora una volta il valore simbolico che questo progetto ha per la destra reazionaria. Una propaganda che si gioca nuovamente sui nostri corpi e sui nostri diritti. Un commento a caldo, insieme al coordinamento salute di Non Una di Meno Torino.
January 16, 2026
Radio Blackout - Info
[Normale Follia] La Palestina come esempio per le lotte
In due  milioni per le strade di tutta Italia grazie ai Palestinesi che ci hanno risvegliato dandoci sempre più forza nel combattere anche proposte di legge come quella regionale uscita a maggio contro l'aborto e i consultori, per una concezione patriarcale ottusa e riduttiva della famiglia. Una pessima legge che non va discussa ma cancellata.  Infine con Bettelheim per capire attraverso la fiaba di Biancaneve e i sette nani come il narcisismo può influenzare anche i rapporti genitoriali. 
October 6, 2025
Radio Onda Rossa
[2025-09-28] Aborto Libero, Sicuro e Gratuito - Giornata Internazionale @ Piazza del Popolo
ABORTO LIBERO, SICURO E GRATUITO - GIORNATA INTERNAZIONALE Piazza del Popolo - Piazza del Popolo, 00187 Roma RM (domenica, 28 settembre 17:00) QUALI VITE VALGONO? 28 settembre, giornata internazionale per l'aborto libero, sicuro e gratuito. In questo mondo di guerre e violenza, vediamo ogni giorno consumarsi il genocidio del popolo palestinese per mano di Israele. Sono troppi gli ostacoli all'autodeterminazione delle persone, anche la nostra libertà oggi dipende dal rispetto dei diritti umani e internazionali stracciati a Gaza e in Cisgiordania. L'unica azione concreta per rompere l'assedio e fermare il massacro è partita dal basso: la Global Sumud Flotilla è in rotta verso Gaza. Siamo parte della flotta di terra per fermare il genocidio e rompere ogni complicità con l'economia che la sostiene, con il riarmo che distrugge il welfare e impone l'ideologia patriarcale e nazionalista. Dedichiamo questa giornata così importante alla Palestina. Per l'autodeterminazione dei popoli e dei corpi. #ResistenciaFeminista  #FreePalestine  #GlobalMovementtoGaza  #GlobalSumudFlottilla
September 28, 2025
Gancio de Roma
A Vasto il ripristino dell’aborto è parziale: possibile solo farmacologico
È la risposta della Asl alla richiesta di conferme della situazione dopo alcune segnalazioni  Il reparto di ginecologia dell’Ospedale “San Pio” di Vasto effettua solo l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica. È quanto, dopo alcuni giorni, abbiamo ricevuto come risposta a conferma di quanto emerso sabato scorso in un incontro pubblico a Pescara. La sospensione dell’interruzione volontaria di gravidanza a Vasto era stata resa nota dal Collettivo “Zona Fucsia” (che abbiamo pubblicato qui https://www.pressenza.com/it/2025/03/basta-disinformazione-e-stigma-sullaborto-il-caso-dellospedale-di-vasto-e-la-sistematica-ostilita-allivg-in-abruzzo/ il 15 marzo ) che ha raccolto l’8 marzo scorso la testimonianza di una vastese costretta a rivolgersi fuori regione. Dopo aver ricevuto il comunicato del collettivo femminista WordNews.it e Il Messaggero Abruzzo contattarono la Asl che rispose che non era possibile effettuare l’IVG nel nosocomio perché i medici erano tutti obiettori. La notizia, divenuta di dominio pubblico anche a seguito di un comunicato stampa della stessa Asl, è rapidamente finita all’attenzione della stampa nazionale e ha suscitato una forte mobilitazione. Il 12 aprile si è tenuto a Vasto un sit in organizzato dalla Casa del Popolo “La Conviviale”. Venerdì 23 maggio, sempre “La Conviviale”, ha organizzato un’assemblea pubblica sul tema. Nei giorni precedenti il sit in la Asl in un comunicato stampa aveva annunciato che dal 2 maggio la possibilità di abortire sarebbe stata ripristinata in quanto stavano formando due ginecologhe. Due sabati fa a Pescara i Giovani Democratici hanno tenuto l’incontro pubblico “Corpi liberi, scelte libere – difendiamo l’interruzione volontaria di gravidanza” in cui è emerso che nel nosocomio vastese è possibile solo l’aborto farmacologico. E che, anche dopo il “ripristino”, ci sono donne vastesi che continuano a rivolgersi a strutture fuori regione. La settimana scorsa WordNews.it ha contattato la Asl per avere conferme (o eventuali smentite) a tale circostanza. Sabato scorso è giunta la risposta che pubblichiamo integralmente: «Al momento fanno la farmacologica. La chirurgica a Lanciano e l’importante è garantire il servizio nell’ambito del territorio non in tutti gli ospedali».   Fonte: https://wordnews.it/2025/05/31/vasto-aborto-solo-farmacologico/ Alessio Di Florio
June 4, 2025
Pressenza
PISA: “FACCIAMO DA NOI”. IL FESTIVAL SULL’ABORTO A CURA DI OBIEZIONE RESPINTA
  Si intitola “Facciamo da noi. Un festival sull’aborto” ed è la tre giorni, a cura di Obiezione Respinta, in programma il 9, 10 e 11 maggio a Pisa, negli spazi di Exploit e della Casa della donna. Obiettivo dell’iniziativa, far rete tra realtà e collettivi che si occupano di giustizia riproduttiva, sostegno all’aborto, accompagnamento, aborto autogestito e altre pratiche di resistenza attraverso tre giorni  “di festa, iniziative, assemblee, laboratori, autoformazioni, relax e buon cibo”. Previsto anche un laboratorio di autodifesa digitale, a cura della stessa Obiezione Respinta. Molte le realtà internazionali presenti, dal Palestinian Feminist Collective – protagonista del talk del 10 maggio dal titolo “Giustizia riproduttiva anticoloniale: aborto e genocidio”  – al collettivo Shout Your Abortion (USA), dal gruppo Socorristas en Red (Argentina), a Le Planning Familial (Francia), fino al Ad’iyah Collective (Regno Unito). Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Eleonora di Obiezione Respinta Ascolta o scarica
Papa Francesco, un esempio di umanesimo e coerenza contro la polarizzazione delle guerre culturali
In questi giorni, pensando di fare gli “alternativi”, alcuni sui social media hanno ridicolizzato quelle persone di sinistra che hanno espresso omaggio a Papa Francesco rinfacciandogli la celebre frase di Papa Bergoglio sul tema dell’aborto (“l’aborto è omicidio, i medici che lo praticano sono sicari”). Partendo dal fatto che esistono molti cristiani di sinistra e che esistono molti laici ed atei che hanno stimato Papa Francesco (vedasi il matematico Piergiorgio Odifreddi), in qualunque caso non si può pretendere che un Papa potesse avere un’opinione diversa sull’aborto. Credo che non si possa incolpare Papa Francesco di questo. Come hanno sottolineato in molti “una sola azione non può influire sulla valutazione d’insieme”. Non dimentichiamoci che Papa Francesco fece un passo avanti anche in questo rispetto alla tradizione. Pur mantenendo la scomunica latae sententiae per le donne che abortiscono, Francesco aprì la possibilità a tutti i preti di assolvere dal “peccato dell’aborto” (per chi lo considera tale, ovvero la Chiesa che lo considera tra i “peccati mortali”): “L’aborto è un peccato grave, ma i preti assolvano chi lo ha commesso”. Una modifica che non ha nulla di rivoluzionario, ma che comunque ha aperto ad un cammino di umanizzazione e di vicinanza alla vita reale delle persone: cosa che la corte papale, prima di Francesco, non aveva nemmeno sognato. Prima, solo i vescovi su mandato del Papa potevano assolvere da questo “peccato”. Le stesse teologhe femministe del Coordinamento Teologhe Italiane (CTI), che hanno giustamente sottolineato in questi anni la sua ambiguità sulla questione femminile nella Chiesa, lo hanno sempre apprezzato per essere stata una “figura di apertura, di rottura e di coerenza”. Forse – oltre alle divergenze importanti – è la coerenza che colpisce di Papa Francesco, perché sul tema della vita non usava due pesi e due misure. Gran parte della destra teologica “difende la vita” quando si tratta di aborto, masturbazione ed eutanasia e tace di fronte al cimitero/ecatombe che è il Mediterraneo. Maso Notarianni, ex-membro ufficio stampa di Emergency ed attivista per i diritti umani, ha recentemente ricordato le parole di Francesco che rendono l’idea del suo pensiero: «Sapete, mi era venuto a salutare il Presidente di uno dei nuovi Stati europei. Sulla giacca aveva una spilletta di quelli contro l’aborto, sapete, quelli che si dicono per la vita. Mi da la mano e mi dice: “Sapesse, Santo Padre quante migliaia di vite abbiamo salvato da quando io sono al governo e ho proibito nel mio Paese l’aborto”. Io gli ho risposto: “E quante vite avete distrutto con i muri e i fili spinati intorno al vostro Paese?”, e me ne sono andato». Questo era, Francesco. Se c’era una cosa che disprezzava era l’ipocrisia, se aveva un pregio era la coerenza. Vorrei ricordare che dialogo e stima si possono avere con persone che non condividono totalmente la nostra stessa visione di mondo. Certamente, dialogo e stima si possono avere solo quando esistono presupposti di dialogo e stima: laddove le basi sono solide, laddove c’è unione su valori umani e diritti non-negoziabili. Papa Francesco era uomo per cui c’erano basi solide di dialogo su molti temi. Le basi solide per il dialogo vengono a mancare con chi nega i valori di fraternità, uguaglianza, solidarietà, pace; con chi inneggia ai muri e distrugge i ponti. Se sulla politica, sui valori e sugli ideali si lotta insieme (laddove c’è unione), sulla morale si discute e si dibatte insieme (a che laddove il dialogo è difficile). Non siamo e non saremo mai isole, fortunatamente. Oggi la polarizzazione insensata delle culture war (guerre culturali) – funzionali al sistema – vuole portarci a demonizzare e criminalizzare l’altro non con motivazioni alte, ma anche solo in una competizione autoreferenziale a chi “pensa meglio” in una polarizzazione tra “evoluti” e “retrogradi”. Spesso i protagonisti di questa polarizzazione giocano a fare i puristi radicali laddove invece dovrebbero lasciare pensare ciò che si vuole senza manie totalizzanti. La figura di Francesco infatti ha visto la polarizzazione tra i neofondamentalisti ultracattolici che l’hanno incolpato di essere “mondialista” (lui, che era un critico della moderna globalizzazione che sacrifica i popoli e le culture sull’altare del denaro e del mercato); mentre alcuni liberali e “intransigenti rivoluzionari” hanno fatto leva sul fatto che fosse un conservatore su alcuni temi facendo intendere che per questo non fosse degno di nota. Eppure i grandi uomini e le grandi donne degne di stima, che vengono ricordati nella storia, non sono mai stati tutti d’un pezzo. Lina Merlin, la socialista che abolì le case di tolleranza in Italia era una strenua oppositrice del divorzio; Adriana Zarri, teologa militante pre-femminista e post-Conciliare concepiva la contraccezione come la “vanificazione totale della vita”; Ungaretti, Pirandello che tutti apprezzano furono fascisti; Ezra Pound, nonostante le sue parole contro il potere, simpatizzò inizialmente pe ril fascismo. Madre Teresa di Calcutta, che fu una grande critica della società industriale di massa e grande ponte tra cristianesimo ed induismo, era una ferrea oppositrice sia del divorzio sia dell’aborto; e Gandhi, il padre della nonviolenza, fu un rigidissimo padre. Queste persone non dovrebbero essere degne di nota e di stima? Inseguiamo veramente le degenerazione della cancel culture? Il mondo odierno deve imparare a capire che, volenti o nolenti, ognuno è figlio del suo tempo: ci sono cose che all’epoca non avremmo fatto, ma che ora facciamo. Dobbiamo imparare a pesare l’intenzionalità delle persone, le azioni delle persone, le parole che pronunciano le persone. Dobbiamo imparare a pesare le persone per quello che sono e soprattutto dobbiamo capire con quale persone si può condurre un pezzo di strada assieme. Insomma, da quale parte stanno. Cosa si dovrebbe dire dei variegati movimenti anti-globalizzazione presenti alle manifestazioni contro il G8 di Genova nel 2001? C’erano centri sociali, sinistra antagonista, suore, frati, missionari, Pax Christi, associazioni civili, movimenti ecologisti, sindacati: tutti con posizioni morali diverse con cui si può convivere, ma con una visione di mondo uguale improntata alla lotta alle disuguaglianze, allo sfruttamento, al consumo del suolo, all’opposizione al Dio denaro e al Dio mercato, all’opulenza consumista, al neoliberismo, alla violenza economica dell’estrattivismo nel Terzo Mondo e alle guerre imperialiste. Questa unione popolare – su modello sudamericano – dava fastidio perchè era dalla parte degli “ultimi della Terra” ed è stata smembrata gettando carichi da novanta sulla popolazione, incidendo anche sull’esercizio del dissenso che da quegli anni è andato via scemando, se non addirittura addomesticato. Papa Francesco verrà ricordato per essere stato il “Papa degli ultimi” perchè ha parlato con quell’umanità ai margini. La prova di questo è che ha lasciato tutti i suoi averi ai carcerati di Rebibbia: il papa che ha introdotto il reato di tortura in Vaticano; che ha abolito l’ergastolo nel codice penale vaticano perchè lo  considerava “una pena di morte coperta”; e che si è battuto contro la pena di morte nel mondo. A differenza di altri Papi, che si sono limitati a dare conforto, Francesco ci ha ricordato che esistono le cause materiali-strutturali della diseguaglianza, dell’ingiustizia sociale, della distruzione dell’ambiente e dell’erosione della pace. Oggi certa ottusità (laicista o religiosa che sia) serve solo a mantenere la propria postura autoreferenziale davanti al mondo e non aiuta a far comprendere come il messaggio di Francesco fosse stato importante in milioni di cristiani. Chi sottolinea le differenze di vedute tra Francesco e noi apoditticamente non capisce che le alleanze si creano dove ci sono differenze, altrimenti saremmo stati tutti ordinati sacerdoti. Chi non divide uomo e istituzione è chi crede che sottolineare i gesti di Francesco sia un’accettare in toto le posizione della Chiesa. Chi parla della religione come se fossimo ai tempo di Marx e Bakunin non capisce che in un mondo in cui il profitto è l’unica cosa che “fa mondo”, Dio è qualcosa anche se non credi (o comunque anche se non hai la visione cristiana di Dio). Come ha scritto in modo molto interessante la pagina Instagrama “Odio di Classe”: “Chi non rimpiange un mondo in cui Dio non era morto è senza cuore, chi lo rivuole indietro come era è senza cervello”. Lorenzo Poli
April 24, 2025
Pressenza
Strumentalizzazione dei femminicidi in funzione del ricooscimento del feto come “persona a partire dal concepimento”
Sul femminicidio di Vanessa Ballan, così come successe con Giulia Tramontano. si stanno scatenando provita e FdI sulla questione aborto. Nei femminicidi incontriamo diversi aspetti problematici nella narrazione: dalla loro rappresentazione, all’omissione nel nominarli come “femminicidi”, alla strumentalizzazione dei femminicidi per fini diversi. Per il femminicidio di Vanessa Ballan ben 7 articoli sui 16 che abbimo esaminato viene menzionata come “giovane mamma” nel titolo. Questo avviene anche per altri femminicidi: o si riporta il ruolo materno, la nazionalità, alcune caratteristiche ma quasi mai il nome e cognome della persona uccisa come se fosse un optional, quasi si dovesse svalorizzare in questo modo l’identità della persona. In due casi di femminicidio, quello di Vanessa Bollan e quello di Giulia Tramontano essere “future mamme e uccise durante la gestazione” dà la miccia alle associazioni di destra per rincarare la dose sull’aborto. Sette mesi fa il femminicidio di Giulia Tramontano è entrato nel sentire comune non solo per il modus operandi e per la sua giovane età, ma anche perché era incinta. Questo ha destato maggiore attenzione rispetto ad altri femminicidi. È  diventato “il caso”: non solo si allarga l’attenzione mediatica sulla “donna prossima ad essere madre” ma viene immediatamente strumentalizzata dai pro vita e famiglia tanto che Gandolfini propone a gran voce al governo di mettere l’aggravante “del duplice omicidio” nel processo per Giulia utilizzando la norma giuridica per imporre il feto “persona giuridica”. Questa affermazione ci riporta immediatamente alla proposta di legge fatta ad ottobre del 2022, appena insediato il governo di destra, che è la stessa proposta di legge che ciclicamente ripropone FdI per osteggiare l’interruzione volontaria di gravidanza. Due tematiche che non c’entrano nulla fra loro perché nella legislazione italiana penale già è presente l’aggravante per omicidio di una persona in gestazione e procurato omicidio in gestazione quindi, ci chiediamo e vi chiediamo, perché riprendere questo reato già presente nel codice penale e parlare di duplice omicidio? Gandolfini, tramite provita e famiglia, vuole strumare a suo favore il femminicidio di Vanessa Ballan, uccisa da un uomo che lei aveva già denunciato per stalking. Bisognerebbe porre l’accento sulla mancata assistenza e sostegno a Vanessa Ballan lasciata completamente sola, la sua denuncia derubricata come un litigio tra persone senza vedere il pericolo imminente. E invece la senatrice Lucia Ronzulli pensa bene di spostare l’attenzione dai problemi reali del continuo non ascolto di chi denuncia per riprendere immediatamente le dichiarazioni di Gandolfini fatte 7 mesi fa per il femminicidio di Giulia Tramontano e dai social punta tutto sul riconoscimento del duplice omicidio. Il punto qui ancora una volta è che non vogliamo discettare sulle pene e l’aumento degli anni in carcere ma come agire a monte quando le persone sono vive per evitare che questo continui a succedere! La stessa polizia che utilizza la poesia di Cristina Torre Caceres nei suoi post poi si rivela per quello che è veramente. Vanessa, Giulia, Rita, Yrelis e tuttə lə altrə sono e rimangono assassinii di Stato ed è per questo che dobbiamo distruggere il patriarcato e costruire un’alternativa possibile, necessaria e urgente. Share Post Share L'articolo Strumentalizzazione dei femminicidi in funzione del ricooscimento del feto come “persona a partire dal concepimento” proviene da Osservatorio nazionale NUDM.