Il cemento in Piazza della Libertà a Monterotondo e la beffa di monopattini e bici elettrici

Pressenza - Friday, October 23, 2026

Leggere la delibera che introduce 200 biciclette e monopattini elettrici in sharing mi ha riportato alla memoria un ricordo di molti anni fa e, in apparenza, completamente scollegato dal testo che leggevo. Abito a Monterotondo da anni, ma non sono di qui. Così come accade a tutte le persone “immigrate”, possiamo cogliere meglio aspetti, convenzioni, abitudini e costumi che non conosciamo perché appartengono, di rito, al luogo “originario”. Motivo per cui spesso “noi stranier*” siamo più attent* a dettagli da decodificare.

Il ricordo era il seguente: nel palazzo dove eravamo andati ad abitare all’inizio, nel cuore del centro storico, dovevamo decidere a quali lavori condominiali dare la precedenza – il portone su strada o una sistemazione più accurata delle scale anche per maggiore sicurezza. Non era un problema economico, ma sulle scale si sorvolò e sul portone no e così si dovettero accettare anche le lucide targhette in ottone con nomi incisi in nero e con grafia rigorosamente riccioluta. Queste decisioni mi disorientarono, perché mi sembrava assurdo il “maquillage” del portone al posto della sicurezza e rinascita delle scale.

Mentre leggevo questa ordinanza ho ritrovato gli stessi, identici condizionamenti: la facciata prima di tutto, ma a oltre ciò si coglie una sorta di contraddizione concettuale e decisionale.

Anche le osservazioni e critiche più tecniche dell’Associazione Centro Storico in Movimento, che qui riportiamo, colgono lo stesso sdoppiamento. Voluto o non compreso?

C’è un cortocircuito politico e concettuale insanabile che lega le ultime decisioni dell’Amministrazione Comunale di Monterotondo in materia di ambiente, mobilità e tutela del territorio, caratterizzato da una difesa cieca e sorda dalle istanze della cittadinanza.

Da un lato la blindatura ad ogni costo del project financing su Piazza della Libertà, con il rischio di abbattimento dei 24 alberi ad alto fusto e la chiusura a riccio verso la cittadinanza, i comitati e le associazioni di tutela come Italia Nostra; dall’altro la Delibera di Giunta n. 318 del 6 ottobre 2026 che approva l’arrivo di 200 veicoli in sharing (100 monopattini ed e-bike) gestiti da Lime, sbandierandoli come un traguardo in coerenza con il PAESC (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima). Mettere a confronto questi atti fa emergere la profonda contraddizione di una politica che usa la sostenibilità solo come slogan, smentendo nei fatti le sue stesse scelte passate e ignorando il forte dissenso della città.

La contraddizione del CO2: attrarre auto in centro e spacciare la micro-mobilità come soluzione

Il cortocircuito più vistoso riguarda proprio il bilancio delle emissioni di anidride carbonica. L’Amministrazione sostiene di voler ridurre le emissioni introducendo la mobilità elettrica in sharing, ma la realtà scientifica smentisce clamorosamente questa narrazione su entrambi i fronti:

Il parcheggio in centro induce CO2 e cementifica il verde.

Costruire un parcheggio interrato per 160 posti a pagamento ed erigere al centro di una storica piazza un centro commerciale alto oltre 16 mt. funziona come un magnete per il traffico veicolare. Invece di scoraggiare l’uso dell’auto, si attirano centinaia di veicoli al giorno direttamente nel centro cittadino, moltiplicando le emissioni di CO2 da tubo di scappamento. A questo si aggiunge un danno irreparabile: l’abbattimento di 24 alberi storici adulti ad alto fusto di cui due monumentali – e la creazione di un’isola di calore – che oggi costituiscono la sola ed effettiva “spugna naturale” in grado di assorbire tonnellate di CO2 e mitigare l’effetto isola di calore.

I monopattini in sharing generano CO2 invece di toglierla: numerose analisi del ciclo di vita (LCA) pubblicate dalla letteratura scientifica internazionale dimostrano che i monopattini elettrici in sharing non sono affatto a impatto zero. La loro produzione, il recupero notturno con furgoni termici per la ricarica, la manutenzione e la breve durata delle batterie generano ingenti emissioni di carbonio. Inoltre, i dati mostrano che i monopattini non sostituiscono i viaggi in automobile, ma sottraggono utenti agli spostamenti a piedi, o al trasporto pubblico.

Il paradosso è servito: da un lato si promuove un’opera che genera traffico, in contrasto col paesaggio storico e urbanistico e cancella chi l’anidride carbonica la assorbe davvero (gli alberi); dall’altro si introducono mezzi che producono ulteriore CO2 nella filiera di gestione, spacciandoli per la soluzione ecologica.

Mentre la Giunta di Monterotondo presenta questa operazione come “innovativa”, il panorama internazionale sta drasticamente voltando pagina.

Il caso Parigi e le grandi metropoli

Città come Parigi hanno completamente vietato i monopattini elettrici in noleggio libero a seguito di referendum popolari, mentre Roma e Milano hanno dovuto applicare tagli drastici alle flotte, imponendo stalli fisici rigidi per arginare il degrado urbano, gli sprechi e la sosta selvaggia sui marciapiedi.

L’illusione dei parcheggi virtuali

Affidarsi a “parcheggi virtuali” e semplici foto via app non risolve il problema. Senza infrastrutture dedicate e rastrelliere meccaniche, i mezzi continuano a essere abbandonati in posizioni che creano barriere architettoniche per disabili, anziani e passeggini, scaricando sui cittadini i disagi e sulle forze dell’ordine comunali i costi di controllo e rimozione.

Inoltre, introdurre 200 veicoli in sharing senza una preventiva e adeguata pianificazione infrastrutturale espone la cittadinanza a concreti rischi per la salute e la sicurezza stradale.

Zero piste ciclabili protette e fondo stradale sconnesso

Monterotondo presenta una rete viaria caratterizzata da strade strette, pavimentazioni sconnesse, buche e una totale assenza di una maglia capillare e protetta di piste ciclabili. Inserire monopattini ed e-bike in mezzo al traffico veicolare ordinario significa esporre gli utenti a un elevatissimo rischio di incidenti stradali.

I dati clinici ed epidemiologici sui traumi

Studi pubblicati su riviste scientifiche internazionali come Nature e dati dei pronto soccorso evidenziano che la guida dei monopattini elettrici registra tassi di traumi cranici, maxillo-facciali e toracico-addominali notevolmente superiori rispetto alle biciclette tradizionali, a causa del baricentro alto, delle ruote piccole e della ridotta stabilità.

Peraltro, dallo studio della delibera emerge che il Corpo di Polizia Locale abbia espresso sulla delibera un parere favorevole esclusivamente con prescrizioni, consapevole delle enormi difficoltà di gestione dei controlli, delle sanzioni e della sicurezza stradale in un contesto urbano non predisposto.

La strategia del “doppio binario”: due progetti per nascondere la stessa visione sbagliata

L’Amministrazione Comunale gioca volutamente la carta dei “due interventi distinti”: da una parte il project financing su Piazza della Libertà, dall’altra l’attivazione del noleggio dei monopattini in sharing. Presentarli come due capitoli separati serve a far credere che si stia lavorando su fronti diversi della modernizzazione cittadina.

La realtà, però, è un’altra: è un unico disegno amministrativo incoerente e privo di pianificazione organica – ossimoro per una Giunta comunale targata PD – in cui siede con la carica di Vicesindaco un esponente dei Verdi (AVS) che cumula l’incarico di Assessore al Verde e all’Urbanistica.

Non si possono separare le scelte quando l’impatto sul territorio è il medesimo: si cementifica il verde pubblico consolidato e si consegnano gli stalli ai privati per 21 anni tramite project financing su un versante, mentre sull’altro si introducono sul territorio monopattini come “scelta Green”.

Un disegno sordo alle istanze della comunità, come dimostrano le oltre 8.500 firme raccolte in queste ore da cittadine e cittadini nettamente contrari a questo progetto, un dissenso enorme che l’amministrazione continua ostinatamente a ignorare, nonostante le sia stato ribadito in tutte le salse.

Parlare di due interventi autonomi è solo una tattica per sviare l’attenzione dal cortocircuito principale: distruggere la natura vera per sostituirla con la finta sostenibilità a uso e consumo dei privati in totale contrapposizione agli obiettivi del PAESC.

 

 

Tiziana Pozzessere