
«Hanno fatto il deserto e lo chiamano decoro»: a Trieste la questura sfratta la solidarietà
Progetto Melting Pot Europa - Tuesday, October 20, 2026Associazioni e volontari chiedono di ritirare le prescrizioni che confinano il presidio di Linea d’Ombra e dei Fornelli resistenti in piazza della Libertà a due ore serali e lo vietano nel fine settimana. Melting Pot aderisce: il testo della lettera e come firmare.
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«Non era mai successo in tanti anni che ci vietassero di accogliere le persone sulla piazza». Lorena Fornasir, psicoterapeuta in pensione e cofondatrice di Linea d’Ombra con Gian Andrea Franchi, fatica ancora a crederci. Dal 2019, ogni sera, in piazza della Libertà davanti alla stazione di Trieste, l’associazione e la rete dei “Fornelli Resistenti” e diversi volontari medicano, sfamano e orientano chi arriva in città proveniente dalla Rotta Balcanica. Molte persone portano i segni delle violenze subite lungo il percorso che può durare svariati mesi.
Circa un mese fa le associazioni hanno presentato il preavviso richiesto dalle nuove norme sulla sicurezza. La questura ha risposto spostando il presidio dalla fascia 19-22 a quella 18-20. Il 14 ottobre lo ha vietato nel fine settimana, per garantire “il regolare svolgimento delle attività di socialità, intrattenimento, svago” e delle “iniziative economiche del centro”. Il 17 e 18 ottobre la piazza era deserta. «Hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato decoro», ha detto Lorena Fornasir.
«Ora chi arriva dalla rotta negli orari in cui non ci siamo o nel fine settimana non trova nessuno a orientarlo, a spiegare dove sta la questura, dove sono i servizi di base, nessuno che ne curi le ferite o chiami medici o ambulanze se necessario». Anche i gruppi di Fornelli Resistenti hanno dovuto sospendere la distribuzione dei pasti ad oltre 150 persone.
Le prescrizioni arrivano dopo settimane di campagne d’odio, minacce ai volontari e le passeggiate neofasciste di Forza Nuova e altri gruppi di estrema destra. Il sindaco ha promesso di recintare la piazza. Il 7 ottobre un controllo straordinario ha portato all’identificazione di circa settanta persone e ad alcuni divieti di accesso alle aree urbane. Il 14 ottobre, ha raccontato Linea D’Ombra alla stampa, i volontari hanno lasciato la piazza all’orario imposto: dieci minuti dopo le forze dell’ordine erano lì a controllare i documenti. Chi viola le prescrizioni rischia l’arresto fino a tre mesi.
«Speriamo che questa città si risvegli», ha scritto Linea D’Ombra. «In parte questa ostilità è frutto della campagna elettorale, ma chi sta pagando il prezzo più alto sono queste persone che sono lasciate sempre più sole».

La lettera a questora e prefetto
Per chiedere il ritiro delle prescrizioni, associazioni e volontari hanno scritto una lettera aperta alla questora di Trieste, Lilia Fredella, e al prefetto Giuseppe Petronzi. La lettera è firmata “La Società Civile” ed è aperta alle adesioni di associazioni, reti e singole persone. Facciamo nostre le sue parole e aderiamo come Melting Pot Europa. Qui sotto il testo integrale, si può firmare a questo link.
Oggetto: Richiesta di revisione delle disposizioni relative all’assistenza alle persone migranti in Piazza della Libertà a Trieste
Sig.ra Questora, Sig. Prefetto,
scriviamo per esprimere la nostra indignazione nel leggere le ulteriori disposizioni che limitano giorni e orari nei quali possiamo prestare assistenza agli esuli della rotta balcanica che raggiungono Piazza della Libertà a Trieste. Riteniamo tali limitazioni inaccettabili.
L’assistenza a persone che si trovano in condizioni di estrema fragilità non può essere subordinata agli orari della movida cittadina. Fame e freddo non aspettano che i bar si svuotino per far sentire i loro morsi e la disperazione non si mette in pausa il sabato e la domenica.
I migranti che arrivano a Trieste dopo aver attraversato i Balcani non sono un problema da nascondere. Sono esseri umani che hanno lasciato la propria casa, il proprio Paese, la propria lingua e la propria cultura, affrontando pericoli estremi pur di cercare una possibilità di sopravvivenza. Non possiamo accettare che la possibilità di curare delle ferite ed offrire una bevanda calda venga subordinata alla necessità di rendere meno visibile una sofferenza che ci mette a disagio. Non possiamo accettare che il bisogno di tranquillità di chi può tornare a casa, chiudere la porta e ripararsi dalla bora, prevalga sulle necessità primarie di chi non ha un riparo, non ha cibo e non sa a chi rivolgersi.
Vogliamo davvero che persone vulnerabili, prive di riferimenti e di informazioni, siano esposte al rischio di affidarsi a trafficanti e sfruttatori perché le reti di solidarietà vengono ostacolate o rese insufficienti?
Le esigenze di sicurezza e di gestione degli spazi pubblici non possono diventare un pretesto per comprimere in modo sproporzionato la possibilità di offrire concreta solidarietà. Eventuali criticità devono essere affrontate attraverso il confronto con soluzioni concrete, non attraverso limitazioni che rischiano di lasciare senza sostegno persone già esposte a condizioni estreme.
Ci auguriamo che vogliate assumervi la responsabilità di riconsiderare queste disposizioni prima che si possano produrre conseguenze irreparabili.
In attesa di un vostro urgente riscontro, porgiamo distinti saluti.