
La manifestazione necessaria ieri, oggi e domani
Pressenza - Tuesday, October 20, 2026Ieri ho visto un amico che chiudeva la serranda per paura dei ragazzi in sciopero dalla scuola. Spari di petardi e giovani in rivolta fanno paura. Non importa dove sia successo. Sono in Toscana. Altrove le vetrine rotte consolidano la retorica securitaria del governo Meloni.
Eppure la competenza dell’ordine pubblico spetta al governo che dovrebbe rispondere della sua incapacità totale su ogni fronte: dalla sanità pubblica alle scuole che cadono a pezzi, questo governo, come quelli che lo hanno preceduto, non è riuscito a fare quasi nulla.
Sono nonviolento, e non sopporto le violenze… ma non sono solo quelle che vi fanno vedere i media e i social media.
Ci sono molti modi di uccidere, scriveva Bertolt Brecht, ricordandoci che si può infilare a qualcuno un coltello nel ventre, togliergli il pane, non guarirlo da una malattia, ficcarlo in una casa inabitabile, massacrarlo di lavoro, spingerlo al suicidio, farlo andare in guerra e che solo pochi di questi modi sono proibiti nel nostro Stato.
Questa riflessione risuona oggi con una ferocia e un’attualità sconcertanti, traducendosi nella quotidianità di un sistema che consuma le esistenze con la precisione di un ingranaggio burocratico.
Lo si vede nelle nostre aule scolastiche, dove i soffitti crollano e gli edifici cadono letteralmente a pezzi sulle teste degli studenti e del personale, riducendo i luoghi che dovrebbero formare il futuro a trappole strutturali a causa di decenni di tagli selvaggi alla spesa pubblica.
Lo si sperimenta sulla pelle dei cittadini quando si scontrano con una sanità pubblica sistematicamente negata, dove le liste d’attesa infinite costringono chi non può permettersi le cliniche private a rinunciare alle cure, trasformando il diritto costituzionale alla salute in un lusso d’élite e la malattia in una condanna d’isolamento.
A questo strangolamento sociale si aggiunge la morsa implacabile del caro vita, con salari stagnanti che evaporano di fronte all’impennata dei prezzi dei beni primari, degli affitti e delle bollette, costringendo milioni di persone a una lotta quotidiana per la sopravvivenza biologica che logora il corpo e lo spirito.
Eppure, mentre le risorse per la scuola, la salute e il welfare vengono costantemente prosciugate con la scusa della scarsità di fondi, i rubinetti statali si aprono miracolosamente per finanziare le guerre globali e una spaventosa corsa al riarmo, convertendo la ricchezza collettiva in ordigni e strumenti di distruzione.
L’apice drammatico di questa logica di annichilimento si consuma oggi nel genocidio del popolo palestinese, una tragedia umanitaria che non rappresenta soltanto il culmine della violenza coloniale, ma si configura anche come un vero e proprio laboratorio globale per il controllo totalitario del dissenso. Le tecnologie di sorveglianza di massa, gli algoritmi predittivi di eliminazione, la censura sistematica sui social media e la criminalizzazione della solidarietà internazionale, testate e perfezionate sulla popolazione di Gaza, vengono progressivamente importate nelle democrazie occidentali per silenziare le piazze, blindare i confini e reprimere preventivamente chiunque osi contestare lo status quo.
In questo scenario oppressivo, la cecità istituzionale di fronte al collasso dei servizi civili e la contemporanea efficienza bellica dimostrano come i modi legali di uccidere denunciati da Brecht non siano anomalie del sistema, bensì i suoi pilastri fondamentali.
E di fronte ad un sistema criminale, non ci resta altro che la resistenza civile nonviolenta.
Prossimi scioperi generali: il 30 ottobre e il 20 novembre. Blocchiamo tutto.
Riprendiamoci il futuro. Con amore e nonviolenza.