La manifestazione necessaria ieri, oggi e domani
Ieri ho visto un amico che chiudeva la serranda per paura dei ragazzi in
sciopero dalla scuola. Spari di petardi e giovani in rivolta fanno paura. Non
importa dove sia successo. Sono in Toscana. Altrove le vetrine rotte consolidano
la retorica securitaria del governo Meloni.
Eppure la competenza dell’ordine pubblico spetta al governo che dovrebbe
rispondere della sua incapacità totale su ogni fronte: dalla sanità pubblica
alle scuole che cadono a pezzi, questo governo, come quelli che lo hanno
preceduto, non è riuscito a fare quasi nulla.
Sono nonviolento, e non sopporto le violenze… ma non sono solo quelle che vi
fanno vedere i media e i social media.
Ci sono molti modi di uccidere, scriveva Bertolt Brecht, ricordandoci che si può
infilare a qualcuno un coltello nel ventre, togliergli il pane, non guarirlo da
una malattia, ficcarlo in una casa inabitabile, massacrarlo di lavoro, spingerlo
al suicidio, farlo andare in guerra e che solo pochi di questi modi sono
proibiti nel nostro Stato.
Questa riflessione risuona oggi con una ferocia e un’attualità sconcertanti,
traducendosi nella quotidianità di un sistema che consuma le esistenze con la
precisione di un ingranaggio burocratico.
Lo si vede nelle nostre aule scolastiche, dove i soffitti crollano e gli edifici
cadono letteralmente a pezzi sulle teste degli studenti e del personale,
riducendo i luoghi che dovrebbero formare il futuro a trappole strutturali a
causa di decenni di tagli selvaggi alla spesa pubblica.
Lo si sperimenta sulla pelle dei cittadini quando si scontrano con una sanità
pubblica sistematicamente negata, dove le liste d’attesa infinite costringono
chi non può permettersi le cliniche private a rinunciare alle cure, trasformando
il diritto costituzionale alla salute in un lusso d’élite e la malattia in una
condanna d’isolamento.
A questo strangolamento sociale si aggiunge la morsa implacabile del caro vita,
con salari stagnanti che evaporano di fronte all’impennata dei prezzi dei beni
primari, degli affitti e delle bollette, costringendo milioni di persone a una
lotta quotidiana per la sopravvivenza biologica che logora il corpo e lo
spirito.
Eppure, mentre le risorse per la scuola, la salute e il welfare vengono
costantemente prosciugate con la scusa della scarsità di fondi, i rubinetti
statali si aprono miracolosamente per finanziare le guerre globali e una
spaventosa corsa al riarmo, convertendo la ricchezza collettiva in ordigni e
strumenti di distruzione.
L’apice drammatico di questa logica di annichilimento si consuma oggi nel
genocidio del popolo palestinese, una tragedia umanitaria che non rappresenta
soltanto il culmine della violenza coloniale, ma si configura anche come un vero
e proprio laboratorio globale per il controllo totalitario del dissenso. Le
tecnologie di sorveglianza di massa, gli algoritmi predittivi di eliminazione,
la censura sistematica sui social media e la criminalizzazione della solidarietà
internazionale, testate e perfezionate sulla popolazione di Gaza, vengono
progressivamente importate nelle democrazie occidentali per silenziare le
piazze, blindare i confini e reprimere preventivamente chiunque osi contestare
lo status quo.
In questo scenario oppressivo, la cecità istituzionale di fronte al collasso dei
servizi civili e la contemporanea efficienza bellica dimostrano come i modi
legali di uccidere denunciati da Brecht non siano anomalie del sistema, bensì i
suoi pilastri fondamentali.
E di fronte ad un sistema criminale, non ci resta altro che la resistenza civile
nonviolenta.
Prossimi scioperi generali: il 30 ottobre e il 20 novembre. Blocchiamo tutto.
Riprendiamoci il futuro. Con amore e nonviolenza.
Ray Man