Tag - sciopero generale 30 ottobre 2026

La manifestazione necessaria ieri, oggi e domani
Ieri ho visto un amico che chiudeva la serranda per paura dei ragazzi in sciopero dalla scuola. Spari di petardi e giovani in rivolta fanno paura. Non importa dove sia successo. Sono in Toscana. Altrove le vetrine rotte consolidano la retorica securitaria del governo Meloni. Eppure la competenza dell’ordine pubblico spetta al governo che dovrebbe rispondere della sua incapacità totale su ogni fronte: dalla sanità pubblica alle scuole che cadono a pezzi, questo governo, come quelli che lo hanno preceduto, non è riuscito a fare quasi nulla. Sono nonviolento, e non sopporto le violenze… ma non sono solo quelle che vi fanno vedere i media e i social media. Ci sono molti modi di uccidere, scriveva Bertolt Brecht, ricordandoci che si può infilare a qualcuno un coltello nel ventre, togliergli il pane, non guarirlo da una malattia, ficcarlo in una casa inabitabile, massacrarlo di lavoro, spingerlo al suicidio, farlo andare in guerra e che solo pochi di questi modi sono proibiti nel nostro Stato. Questa riflessione risuona oggi con una ferocia e un’attualità sconcertanti, traducendosi nella quotidianità di un sistema che consuma le esistenze con la precisione di un ingranaggio burocratico. Lo si vede nelle nostre aule scolastiche, dove i soffitti crollano e gli edifici cadono letteralmente a pezzi sulle teste degli studenti e del personale, riducendo i luoghi che dovrebbero formare il futuro a trappole strutturali a causa di decenni di tagli selvaggi alla spesa pubblica. Lo si sperimenta sulla pelle dei cittadini quando si scontrano con una sanità pubblica sistematicamente negata, dove le liste d’attesa infinite costringono chi non può permettersi le cliniche private a rinunciare alle cure, trasformando il diritto costituzionale alla salute in un lusso d’élite e la malattia in una condanna d’isolamento. A questo strangolamento sociale si aggiunge la morsa implacabile del caro vita, con salari stagnanti che evaporano di fronte all’impennata dei prezzi dei beni primari, degli affitti e delle bollette, costringendo milioni di persone a una lotta quotidiana per la sopravvivenza biologica che logora il corpo e lo spirito. Eppure, mentre le risorse per la scuola, la salute e il welfare vengono costantemente prosciugate con la scusa della scarsità di fondi, i rubinetti statali si aprono miracolosamente per finanziare le guerre globali e una spaventosa corsa al riarmo, convertendo la ricchezza collettiva in ordigni e strumenti di distruzione. L’apice drammatico di questa logica di annichilimento si consuma oggi nel genocidio del popolo palestinese, una tragedia umanitaria che non rappresenta soltanto il culmine della violenza coloniale, ma si configura anche come un vero e proprio laboratorio globale per il controllo totalitario del dissenso. Le tecnologie di sorveglianza di massa, gli algoritmi predittivi di eliminazione, la censura sistematica sui social media e la criminalizzazione della solidarietà internazionale, testate e perfezionate sulla popolazione di Gaza, vengono progressivamente importate nelle democrazie occidentali per silenziare le piazze, blindare i confini e reprimere preventivamente chiunque osi contestare lo status quo. In questo scenario oppressivo, la cecità istituzionale di fronte al collasso dei servizi civili e la contemporanea efficienza bellica dimostrano come i modi legali di uccidere denunciati da Brecht non siano anomalie del sistema, bensì i suoi pilastri fondamentali. E di fronte ad un sistema criminale, non ci resta altro che la resistenza civile nonviolenta. Prossimi scioperi generali: il 30 ottobre e il 20 novembre. Blocchiamo tutto. Riprendiamoci il futuro. Con amore e nonviolenza. Ray Man
October 20, 2026
Pressenza
Il lavoro può opporsi alla guerra: società civile internazionale unita contro ogni oppressione, sfruttamento e genocidio
GLOBAL SUMUD FLOTILLA A SOSTEGNO DELLO SCIOPERO INTERNAZIONALE INDETTO DAI LAVORATORI PORTUALI PER IL 30 OTTOBRE. In una giornata di mobilitazioni diffuse di studenti e lavoratori in tutto il Sud Europa, lo scorso 15 ottobre al Centro Congressi Cavour di Roma si è tenuta la conferenza stampa ufficiale della rete internazionale Ports in Action, composta da CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia), ODT (Marocco), USB e ORSA Porti (Italia) e Water Transport Workers Federation of India (India), per aggiornamenti sullo sciopero internazionale dei lavoratori portuali del 30 ottobre, per il quale si prevede una giornata di mobilitazione globale. Lanciata inizialmente nell’ambito della Dichiarazione di Istanbul, la protesta si è rapidamente trasformata in una mobilitazione a livello globale. Lo sciopero coinvolge ormai oltre 100 porti principali del Mediterraneo e d’Europa, con una rete di adesioni che si espande di giorno in giorno no a includere i principali hub logistici mondiali, da Oakland e San Francisco negli Stati Uniti a Tangeri, Mumbai e in tutta la Svezia. Nel frattempo, in Italia, lo sciopero dei portuali ha dato il via a uno sciopero generale a livello nazionale che coinvolge tutti i settori lavorativi. L’iniziativa ha ricevuto il sostegno diretto anche dal movimento sindacale palestinese, che rende omaggio al collettivo di sindacati dei paesi aderenti e invita a scioperi e proteste contro la guerra e il genocidio, sollecitando i lavoratori marittimi e i lavoratori del settore dei trasporti in tutto il mondo a unirsi e sostenere questa mobilitazione, rivendicando gli inalienabili diritti del popolo palestinese e continuando a esercitare pressione sui governi, sulle industrie e sulle istituzioni complici dell’occupazione illegale, dell’apartheid e del genocidio in Palestina. Il comunicato giunge in un momento di agitazione generale: l’Italia intera è attraversata da proteste che vedono in prima linea operai, trasportatori e studenti, agricoltori stremati dal caro-carburante che si abbatte sui costi delle produzioni e quindi su una quota fondamentale del settore alimentare; in Francia e in Albania le proteste studentesche dilagano malgrado le reazioni violente della forza pubblica; in Spagna la tensione sociale è altissima e vede la convergenza di tre gravi crisi sociali: caro-aftti, collasso della scuola pubblica e della sanità. La Global Sumud Flotilla sostiene ufficialmente l’iniziativa dei lavoratori portuali, dei sindacati e degli addetti ai porti di tutto il Sud Europa – e del mondo – in occasione di quella che sarà una Giornata Internazionale di mobilitazione, il 30 ottobre 2026. Mentre i lavoratori portuali si preparano a bloccare circa il 40% del traffico containeristico mediterraneo (2 miliardi di dollari di scambi commerciali giornalieri) rifiutandosi di prendere parte al commercio di armi, Global Sumud Flotilla aderisce a questo storico sciopero con un imperativo strategico: l’occupazione, l’apartheid, il genocidio in corso a Gaza, sono direttamente sostenuti dalle catene di produzione e approvvigionamento. Chi produce, chi trasporta, chi garantisce i servizi ha nelle proprie mani una responsabilità: può esercitare il rifiuto di cooperare con la macchina bellica, il blocco della produzione e dei transiti di armamenti. La società civile ha il dovere politico e morale di sostenere i lavoratori in una battaglia che coinvolge tutti e che ha ricadute sull’intero sistema sociale dei paesi implicati: dalla militarizzazione della scuola alla distruzione sistematica del welfare, dalla prospettiva della leva obbligatoria alla repressione del dissenso. OLTRE 100 PORTI COINVOLTI IN TUTTO IL MONDO. VERSO LA GIORNATA DI MOBILITAZIONE GLOBALE. “SE LA SOCIETÀ SI OPPONE E IL LAVORO SI FERMA, SI FERMA ANCHE LA GUERRA”   Global Sumud Flotilla
October 20, 2026
Pressenza
Finalmente! L’Italia è in movimento
L’Italia è in movimento. Come nell’autunno dello scorso anno, le piazze tornano a riempirsi. Oggi però con più rabbia e più determinazione. Le questioni sociali hanno ormai fatto irruzione sulla scena e si stanno prendendo il palcoscenico che meritano. Ma senza dimenticare la corsa al riarmo innescata dall’Unione Europea e la vergogna delle conclamate complicità con lo stato di Israele. Le questioni si mescolano, come sempre accade quando si innescano forti movimenti sociali, e quello che fino a ieri sembrava separarsi si scopre intimamente legato. La questione del carovita e del prezzo esorbitante del gasolio e della benzina viene collegata all’aumento ingiustificato delle spese militari. La mancata tassazione dei super profitti e della speculazione viene messa in connessione con lo stallo di salari e pensioni ed anche con l’aumento del prezzo delle case e degli affitti. Le politiche razziste che si cerca di impiantare nelle scuole fanno emergere la rabbia dei giovani di seconda generazione, che si sentono tagliati fuori. La sordità del governo spiega l’uso sempre più violento della polizia in piazza. E l’assenza di futuro per i giovani chiama in causa il dilagare del lavoro precario e sottopagato, divenuta l’unica prospettiva alla fine del ciclo scolastico. Tutto improvvisamente diventa più chiaro e quello che fino a ieri sembrava difficile da spiegare e richiedeva infinite argomentazioni, ora risulta di una evidenza cristallina. Il governo Meloni è ormai al capolinea e non solo perché si avvicinano le elezioni. La tanto sbandierata stabilità di questi anni è servita solo a far ribollire una situazione di forte rabbia sociale che ora sta venendo alla luce. I vincoli sempre più stretti con l’Unione Europea hanno impoverito ulteriormente il Paese e ci stanno trascinando dentro la guerra mondiale a pezzi, di cui parla apertamente finanche l’Avvocatura di Stato a proposito del traffico di armi nel porto civile di Ravenna. Non ci sono allo studio provvedimenti seri che affrontino la situazione di forte malessere sociale. Il governo si preoccupa di tenere i conti in ordine ed utilizza la flessibilità solo per costruire nuovi armamenti o magari per avviare il ritorno al nucleare. Sui prezzi e sui salari non c’è niente. Sui guadagni clamorosi di banche e grandi imprese non c’è niente. Sul rilancio dei servizi pubblici non c’è niente. E non c’è niente neanche per quelle categorie come agricoltori e autotrasportatori che soltanto qualche anno fa avevano creduto in questo governo. Stanno facendo i conti di come allargare lo scaglione IRPEF fino ai 60mila euro, ma se pensano di calmare la situazione con questo tipo di provvedimenti significa che non sanno più dove sbattere la testa. Lo sciopero generale del 30 ottobre arriva puntuale, al momento giusto, e crea le condizioni per una saldatura efficace tra diversi settori della società. E’ l’occasione del punto di incontro tra istanze diverse che stanno già convergendo intorno agli stessi temi, anche se c’è bisogno ancora di tempo per arrivare a degli obiettivi comuni. Il segnale ancora una volta lo hanno lanciato i lavoratori dei porti e questa volta in connessione con i loro compagni di mezzo mondo. Il 30 ottobre cento porti tra Europa, Nord Africa, Americhe e India si mobiliteranno contro il riarmo e la militarizzazione. Un fatto storico che accende una luce di speranza: i lavoratori rivendicano una politica di pace e collegano la lotta contro la guerra a quella per migliori condizioni di lavoro. Fanno un passo importante e chiamano le altre categorie ad unirsi a questa lotta. Una chiamata che potrebbe essere arrivata a destinazione, finalmente! Unione Sindacale di Base
October 18, 2026
Pressenza