
La sentenza del Consiglio di Stato su Ravenna fa giurisprudenza
Pressenza - Saturday, October 17, 2026La sentenza del Consiglio di Stato che obbliga le Dogane di Ravenna a svelare i dati aggregati di armi passati dal porto, fa giurisprudenza: d’ora in poi le dogane faranno più fatica a negare l’accesso agli atti, soprattutto sul passaggio di materiali di armamenti ma anche di dual use o altro materiale critico.
Non potranno più invocare la motivazione di una “guerra mondiale a pezzi nella quale l’Italia è coinvolta”, visto che fino a prova contraria la guerra non è stata dichiarata né deliberata e (ancora) non si possono comprimere i diritti democratici.
È una vittoria per la cittadinanza che ha il diritto di sapere e del giornalismo che ha il diritto di indagare.
L’avvocatura di Stato (che dipende dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri) aveva definito il mio lavoro di giornalista d’inchiesta un “interesse personale” a “scopo di lucro” confliggente con l’interesse pubblico di nascondere i dati sulle armi. Il Consiglio di Stato torna a dare dignità al lavoro di tutti noi giornalisti.
Ringrazio infinitamente il mio avvocato Andrea Maestri, persona straordinaria e instancabile, da una vita dedito a difendere i diritti degli ultimi, degli oppressi e degli emarginati, che con enorme professionalità e passione ha vinto le Dogane in tutti i gradi di giudizio.
Ringrazio tutti quelli che sono ricorsi ad adiuvandum senza lasciarci soli: il sindacato USB con gli avvocati Salerni, Conte, Damizia, Guglielmi, Andrade Fajardo, Rossi, le associazioni The Weapon WATCH (Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei) e Cred, e coloro che ci sono stati vicini e che hanno lottato con noi: in primis il Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna, BDS Italia, i portuali, i parlamentari che in questi mesi hanno fatto interrogazioni sul caso, Stefania Ascari, Marco Croatti, Marco Grimandi, gli europarlamentari Mimmo Lucano e Cristina Guarda.
Ringrazio un po’ meno il Comune di Ravenna e la Regione Emilia-Romagna, che pur potendo costituirsi ad adiuvandum e nonostante le nostre preghiere a farlo, hanno scelto un’altra strada. Ognuno fa le sue scelte l’importante è non intestarsi le vittorie altrui.
La vittoria però non è totale.
Purtroppo si possono continuare a tenere occultate le destinazioni di queste armi, rendendo complicato valutare il rispetto della legge 185/90.
Io, noi ovviamente non ci fermiamo qui. Questo è un solo primo passo. La lotta è enorme perché siamo come Davide contro Golia.
La tendenza a tenere all’oscuro la cittadinanza, a militarizzare i porti civili, e facilitare il passaggio delle armi non è solo una “fissa” ravennate.
È una tendenza europea.
Con la military mobility, con omnibus V l’Europa sta approvando regolamenti e direttive che facilitano la libera circolazione di armi.
Questa non è una lotta personale né locale ma deve diventare nazionale e europea.
Soprattutto non ci basta sapere quante armi passano, ma dobbiamo fermarle perché ogni arma è destinata ad ammazzare un essere umano, spesso e volentieri un civile inerme, donne e bambini.
Rilancio ancora una volta lo sciopero internazionale dei portuali contro la guerra, previsto per il 30 ottobre, organizzato dai sindacati italiani di base USB, Orsa e numerosi sindacati internazionali. Scioperiamo e manifestiamo anche a Ravenna, in ogni porto d’Italia e del mondo.