La sentenza del Consiglio di Stato su Ravenna fa giurisprudenza
La sentenza del Consiglio di Stato che obbliga le Dogane di Ravenna a svelare i
dati aggregati di armi passati dal porto, fa giurisprudenza: d’ora in poi le
dogane faranno più fatica a negare l’accesso agli atti, soprattutto sul
passaggio di materiali di armamenti ma anche di dual use o altro materiale
critico.
Non potranno più invocare la motivazione di una “guerra mondiale a pezzi nella
quale l’Italia è coinvolta”, visto che fino a prova contraria la guerra non è
stata dichiarata né deliberata e (ancora) non si possono comprimere i diritti
democratici.
È una vittoria per la cittadinanza che ha il diritto di sapere e del giornalismo
che ha il diritto di indagare.
L’avvocatura di Stato (che dipende dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri)
aveva definito il mio lavoro di giornalista d’inchiesta un “interesse personale”
a “scopo di lucro” confliggente con l’interesse pubblico di nascondere i dati
sulle armi. Il Consiglio di Stato torna a dare dignità al lavoro di tutti noi
giornalisti.
Ringrazio infinitamente il mio avvocato Andrea Maestri, persona straordinaria e
instancabile, da una vita dedito a difendere i diritti degli ultimi, degli
oppressi e degli emarginati, che con enorme professionalità e passione ha vinto
le Dogane in tutti i gradi di giudizio.
Ringrazio tutti quelli che sono ricorsi ad adiuvandum senza lasciarci soli: il
sindacato USB con gli avvocati Salerni, Conte, Damizia, Guglielmi, Andrade
Fajardo, Rossi, le associazioni The Weapon WATCH (Osservatorio sulle armi nei
porti europei e mediterranei) e Cred, e coloro che ci sono stati vicini e che
hanno lottato con noi: in primis il Coordinamento popolare contro i traffici di
armi nel porto di Ravenna, BDS Italia, i portuali, i parlamentari che in questi
mesi hanno fatto interrogazioni sul caso, Stefania Ascari, Marco Croatti, Marco
Grimandi, gli europarlamentari Mimmo Lucano e Cristina Guarda.
Ringrazio un po’ meno il Comune di Ravenna e la Regione Emilia-Romagna, che pur
potendo costituirsi ad adiuvandum e nonostante le nostre preghiere a farlo,
hanno scelto un’altra strada. Ognuno fa le sue scelte l’importante è non
intestarsi le vittorie altrui.
La vittoria però non è totale.
Purtroppo si possono continuare a tenere occultate le destinazioni di queste
armi, rendendo complicato valutare il rispetto della legge 185/90.
Io, noi ovviamente non ci fermiamo qui. Questo è un solo primo passo. La lotta è
enorme perché siamo come Davide contro Golia.
La tendenza a tenere all’oscuro la cittadinanza, a militarizzare i porti civili,
e facilitare il passaggio delle armi non è solo una “fissa” ravennate.
È una tendenza europea.
Con la military mobility, con omnibus V l’Europa sta approvando regolamenti e
direttive che facilitano la libera circolazione di armi.
Questa non è una lotta personale né locale ma deve diventare nazionale e
europea.
Soprattutto non ci basta sapere quante armi passano, ma dobbiamo fermarle perché
ogni arma è destinata ad ammazzare un essere umano, spesso e volentieri un
civile inerme, donne e bambini.
Rilancio ancora una volta lo sciopero internazionale dei portuali contro la
guerra, previsto per il 30 ottobre, organizzato dai sindacati italiani di base
USB, Orsa e numerosi sindacati internazionali. Scioperiamo e manifestiamo anche
a Ravenna, in ogni porto d’Italia e del mondo.
Linda Maggiori