Tag - consiglio di stato

Porto d’armi, 8 ottobre: presidio a Ravenna per…
… per la sentenza a Roma. Le Dogane (reticenti) contro Linda Maggiori. Con il link per la diretta web alle 19. di Manuela Foschi LE DOGANE DI RAVENNA AL CONSIGLIO DI STATO CONTRO LINDA MAGGIORI PRESIDIO A RAVENNA IN PIAZZA DEL POPOLO: 8 OTTOBRE ORE 18 Sarà sola davanti al Consiglio di Stato giovedì 8 ottobre 2026, senza il sostegno
Inceneritore a Cavaglià, Ramella Pralungo: perché facciamo appello al Consiglio di Stato.
La partita sul termovalorizzatore di Cavaglià subisce una svolta. Il TAR del Piemonte ha infatti accolto il ricorso di A2A, annullando il provvedimento con cui la Provincia di Biella aveva detto no alla realizzazione dell’impianto nella già ambientalmente abusata area della Valledora, situata tra Biella e Vercelli. Al centro della sentenza c’è un nodo chiave: la competenza amministrativa, che secondo i giudici del TAR spetta alla Regione e non all’ente provinciale. Una decisione che riapre i giochi su un’opera da tempo al centro di forti tensioni territoriali. Abbiamo fatto il punto della situazione con il presidente della Provincia, Emanuele Ramella Pralungo, per capire quali saranno le prossime mosse istituzionali e politiche. EM: Il TAR del Piemonte ha annullato il diniego con cui la Provincia di Biella aveva bloccato la realizzazione del termovalorizzatore A2A a Cavaglià, stabilendo che la competenza decisionale spetta alla Regione. Come ha accolto questa notizia? Emanuele Ramella Pralungo: Ho accolto la notizia leggendo e analizzando la sentenza. Secondo me, secondo l’ufficio e secondo il nostro legale ci sono i margini per proporre appello al Consiglio di Stato. Non è che ci siamo inventati la nostra competenza che, invece, ci deriva da una legge regionale. Il TAR sostiene che questa sia superata. Se così fosse allora il problema non si limita solo al nostro singolo caso, ma alle decisioni di tutte le province. Noi riteniamo invece di aver agito in buona fede applicando la legge regionale, oltretutto rispettata anche dallo stesso proponente che ha inoltrato domanda a noi e non alla Regione Piemonte. EM: Come si è arrivati a questo cortocircuito istituzionale, visto che durante il procedimento lei stesso aveva chiesto più volte e con chiarezza un maggiore protagonismo proprio della Regione? Emanuele Ramella Pralungo: Ci siamo arrivati perché la Regione, come spesso fa la nostra Regione, su materie come queste delicate e complicate, preferisce delegare a terzi le decisioni. Secondo il TAR, la legge regionale di delega non era più efficace, in quanto è stata superata dalla legge nazionale che ha allocato presso lo Stato o presso le Regioni determinate competenze, dando la possibilità alle Regioni di delegare, ma la nostra non lo avrebbe appunto fatto e la legge precedente non era più valevole. La Regione in tutti questi casi scottanti mantiene un profilo pilatesco. EM: Adesso che cosa pensa di fare? L’ente provinciale valuta di impugnare la sentenza al Consiglio di Stato oppure la partita passa interamente nelle mani della Regione? Emanuele Ramella Pralungo: Ho già risposto con gli atti. La risposta è sì, abbiamo già dato mandato per proporre appello al Consiglio di Stato EM: Il ruolo della società civile è cruciale nella salvaguardia di un’area come la Valledora, già fortemente gravata da decenni di cave e discariche. Avete in programma incontri pubblici o momenti di confronto con la cittadinanza? Emanuele Ramella Pralungo: Il ruolo della società civile è sempre cruciale in qualsiasi luogo, in qualsiasi area. È chiaro che stiamo parlando della Valledora, un’area sottoposta a pressioni storiche maggiori dal punto di vista ambientale. In questo momento, nella realtà, un incontro con la popolazione non è previsto per un semplice motivo: parleranno ancora le carte bollate. Se i Comuni dovessero ritenere che serve una spiegazione, naturalmente io non mi nascondo mai dietro un dito, quindi ben venga organizzare una riunione alla quale parteciperò. Ettore Macchieraldo
September 23, 2026
Pressenza
Ravenna, 22 settembre: fronte del porto
Assemblea sulle armi e sulla vertenza fra Dogane e Linda Maggiori. Aspettando il 30 ottobre, sciopero internazionale dei porti. L’8 ottobre a Roma si terrà l’udienza conclusiva del Consiglio di Stato della vertenza che vede contrapposte le Dogane di Ravenna alla giornalista Linda Maggiori, assistita dall’avvocato Andrea Maestri. La giornalista aveva infatti chiesto tramite accesso generalizzato agli atti di ottenere
September 20, 2026
La Bottega del Barbieri
Il porto di Ravenna è diventato zona militare?
Quello che sta emergendo sul porto di Ravenna è di una gravità enorme. Oggi il Consiglio di Stato non si è pronunciato sulla sospensiva chiesta dalle Dogane di Ravenna contro l’ordinanza del TAR che imponeva di rendere accessibili gli atti sui traffici di armi nel porto. Ma dalle parole riportate […] L'articolo Il porto di Ravenna è diventato zona militare? su Contropiano.
August 28, 2026
Contropiano
Cagliari 27 maggio: sit-in vertenza RWM
VERTENZA RWM – SIT-IN DI SENSIBILIZZAZIONE E INFORMAZIONE  CAGLIARI, Piazza del Carmine (davanti alla sede del TAR Sardegna, Via Sassari 17) Mercoledì 27 maggio 2026 dalle ore 9’00 Sit In promosso da: Associazione Italia Nostra, Associazione A Foras, USB Sardegna, Comitato Riconversione RWM, Assotziu Consumadoris Sardegna, Movimento Nonviolento Sardegna Perché mobilitarsi? Le associazioni ricorrenti contro il decreto del Commissario ad acta
“Foglio di via illegittimo”: Extinction Rebellion vince il ricorso al Consiglio di Stato
Il Consiglio di Stato ha annullato il foglio di via di un anno a un’attivista di Extinction Rebellion per aver partecipato una manifestazione al Tesla Store nel 2025. Per i giudici la misura violava il principio di proporzionalità ed era priva di elementi concreti per qualificare l’attivista come socialmente pericolosa e lesiva della libertà di movimento. Per il movimento è una “sentenza storica che mette nero su bianco l’illegittimità delle politiche repressive del governo.” Dopo oltre un anno di ricorsi, il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimo il foglio di via della durata di un anno emesso dalla Questura di Milano nei confronti di un’attivista di Extinction Rebellion, per aver partecipato aduna manifestazione al Tesla Store. I giudici hanno inoltre condannato il Ministero dell’Interno al pagamento delle spese legali. “Il Consiglio di Stato mette oggi nero su bianco, in una sentenza storica, quello che movimenti, avvocati e costituzionalisti ripetono da anni: il foglio di via è una misura illegittima e gravemente lesiva delle libertà personali” commenta Extinction Rebellion. I fatti risalgono al 7 marzo 2025, quando decine di persone avevano preso parte a un’azione con Extinction Rebellion e occupato il Tesla Store di Milano in Piazza Gae Aulenti. L’iniziativa mirava a denunciare la responsabilità dei miliardari nella crisi climatica e nell’aumento delle diseguaglianze sociali e il ruolo di Elon Musk nell’avanzata di movimenti politici di estrema destra a livello internazionale . La protesta si era conclusa con 22 persone denunciate per manifestazione non preavvisata e 10 anche per violenza privata. Nelle settimane successive, 7 di loro avevano ricevuto un foglio di via obbligatorio, una misura di prevenzione del Codice Antimafia, che consente di allontanare da un Comune per un periodo compreso tra 6 mesi e 4 anni, soggetti ritenuti “socialmente pericolosi” che non abbiano nel Comune “legami significativi”, come residenza, lavoro, studio o motivi familiari. Nonostante ciò, il foglio di via era stato notificato anche a una giovane residente in un Comune limitrofo, con grossi rapporti personali e famigliari con Milano, stravolgendo la sua vita quotidiana e isolandola dalla rete di relazioni. Nel foglio di via il Questore riportava che l’attivista avesse mostrato “una pervicace inclinazione a tenere condotte in grado di turbare l’ordine e la sicurezza pubblica”, nonostante durante la manifestazione il suo ruolo si fosse limitato a distribuire succo di frutta e biscotti alle altre persone. I legali di Extinction Rebellion avevano immediatamente presentato ricorso al TAR Lombardia, evidenziando i legami della giovane con la città, tra cui la presenza dei nonni. Il TAR aveva però respinto la richiesta di sospensione, motivando la decisione anche con il fatto che la protesta fosse avvenuta nello stesso periodo di atti vandalici contro veicoli Tesla compiuti da soggetti diversi, ritenuti idonei a generare “un clima di incertezza tra i consumatori” e un danno diretto all’azienda. Data l’assurdità di punire una persona per atti non da lei compiuti, il caso è stato portato davanti al Consiglio di Stato, che ha infatti ribaltato la decisione: i giudici hanno riconosciuto la violazione del principio di proporzionalità e l’assenza di elementi concreti per qualificare l’attivista come socialmente pericolosa. La misura è stata giudicata sproporzionata rispetto ai fatti contestati e lesiva della libertà di movimento. Nel frattempo, per mesi l’attivista non ha potuto entrare a Milano senza autorizzazione preventiva della Questura, talvolta negata, anche per esigenze legate allo studio. “Quello che mi è successo è un chiaro esempio di come funziona la macchina di violenza e intimidazione dell’apparato poliziesco statale il cui obiettivo non è proteggerci, ma punire e isolare chi esprime dissenso,” ha dichiarato l’attivista. “Io ho avuto la possibilità di difendermi, ma non tutte ce l’hanno. Da questa esperienza ho imparato che non dobbiamo farci paralizzare dalla repressione, ma portare solidarietà a chi ne è colpito e disobbedire ancora, perché quando lo facciamo insieme funziona, tanto che a seguito della concomitanza di azioni svolte da vari gruppi nei confronti di Tesla lo showroom di Milano è stato chiuso!”. Storie come questa rendono evidente il clima repressivo che si respira in Italia, destinato ad intensificarsi e normalizzarsi a causa della recente conversione in legge dell’ultimo decreto sicurezza. “Di fronte a questo clima di soffocamento delle libertà democratiche e di partecipazione alla vita politica comune” conclude l’attivista “è essenziale rafforzare le relazioni e creare reti di solidarietà che non si lascino intimorire e spezzare dalla repressione. Perché è solo insieme che è possibile difendere la Terra da chi sta traendo profitto dalla sua distruzione.” Fonti * Extinction Rebellion: https://extinctionrebellion.it/press/2025/03/07/occupata-tesla-milano/ * Oxfam: https://www.oxfamitalia.org/emissioni-super-ricchi-futuro-del-pianeta/ * La Repubblica: * https://www.repubblica.it/esteri/2024/12/21/news/elon_musk_afd_destra_uk_donazioni-423900716/   Extinction Rebellion
May 21, 2026
Pressenza
CPR e Consiglio di Stato: standard minimi e i capitolati d’appalto illegittimi
Lo scorso 25 settembre il Consiglio di Stato ha sancito l’annullamento del capitolato d’appalto previsto per la gestione dei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio). Un’altra decisione di un’altra suprema corte – questa estate, infatti, era toccato anche alla Corte Costituzionale – che mette in discussione la legittimità dei centri di detenzione amministrativa per […]
October 29, 2025
Radio Blackout
PARATICO (BS): PER IL CONSIGLIO DI STATO “GLI IMMOBILI IN AREA VINCOLATA DOVRANNO ESSERE ABBATTUTI”. VITTORIA DI LEGAMBIENTE LOMBARDIA
Dopo 9 anni di battaglie legali, il Consiglio di Stato dà ragione a Legambiente Lombardia e scrive la parola fine a una vicenda che, per quasi un decennio, ha visto fronteggiarsi il Comune di Paratico, la One Italy srl e Legambiente. Tutto inizia nel 2016, quando il Comune di Paratico rilascia alla One Italy SRL l’autorizzazione paesaggistica e il permesso di costruire – previa demolizione dell’ex piscina – due medie strutture di vendita. Una decisione subito contestata da Legambiente che, insieme ad alcuni privati, aveva perciò dato il via all’iter legale necessario per  ottenere l’annullamento non solo della variante urbanistica introdotta dal Comune per poter concedere l’autorizzazione paesaggistica, ma anche del permesso di costruire e dell’autorizzazione stessa. Il 27 giugno scorso, l’ultima sentenza del Consiglio di Stato: “gli immobili siti nell’area vincolata di Paratico dovranno essere abbattuti”. “Dobbiamo ringraziare anche l’avvocata Emanuela Beacco se dopo nove anni di sentenze e ricorsi, la legalità è stata finalmente ristabilita – ha commentato Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Ci rammarichiamo che l’amministrazione comunale non si sia fermata, cercando una via d’uscita non perseguibile. Ora attendiamo la demolizione delle opere.” Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, la ricostruzione della vicenda e l’analisi di Dario Balotta, già presidente di Legambiente Basso-Sebino, circolo che insieme a Legambiente Lombardia aveva denunciato per primo l’abuso. Ascolta o scarica
July 1, 2025
Radio Onda d`Urto