
Naufragio della Summer Love, presidio a Catanzaro per i tre imputati
Progetto Melting Pot Europa - Tuesday, October 13, 2026Mercoledì 14 ottobre, alle ore 9, il Collettivo L’AltraMarea sarà davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro per un presidio di solidarietà nei confronti di Khalid Arslan, Hasab Hussain e Sami Fuat, tre degli imputati nel processo per il naufragio della Summer Love, che giungerà a conclusione nella stessa giornata.
Naufragio Cutro, quando il sopravvissuto diventa imputato
La vicenda giudiziaria di Khalid Arslan
Redazione
10 Agosto 2026
La strage di Cutro del 26 febbraio 2023 causò la morte di 94 persone. A oltre tre anni da quella notte, il processo d’appello riporta al centro la vicenda dei tre imputati, condannati in primo grado per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e morte in conseguenza del favoreggiamento, ma assolti dall’accusa di naufragio colposo. Le difese hanno impugnato la sentenza.
Con il presidio, L’AltraMarea vuole esprimere solidarietà ai tre uomini e richiamare l’attenzione sul contesto politico e sociale in cui è maturata quella traversata.
«Non vogliamo che tre imputati diventino il capro espiatorio di un sistema che lascia le persone senza alternative sicure e poi affida al mare le conseguenze di questa assenza», scrivono gli organizzatori nell’appello.
«Il Mediterraneo» – sottolinea il collettivo – «non è diventato una frontiera soltanto perché lo abbiamo chiamato così. È diventato una frontiera perché per migliaia di persone l’ingresso
in Europa continua a essere affidato a viaggi pericolosi, a imbarcazioni inadatte
e alla fortuna».
«Le politiche europee continuano a processare chi si trova su una barca. Continuano stabilire responsabilità individuali. Ma non possono pensare di risolvere il problema delle morti nel Mediterraneo limitandosi a cercare, dopo ogni naufragio, un colpevole da portare davanti a un tribunale».
La vicenda della Summer Love non può essere separata dalla progressiva restrizione delle possibilità di raggiungere l’Europa attraverso percorsi sicuri. Per chi fugge da guerre, persecuzioni e condizioni di vita insostenibili, l’assenza di alternative accessibili rende il mare una delle poche possibilità rimaste.
«Quando una persona è costretta a scegliere tra il rischio del mare e l’assenza di una via sicura, non possiamo fermarci a domandare soltanto che cosa sia accaduto su quella barca», si legge nell’appello.
«Dobbiamo avere il coraggio di chiederci anche quale mondo quella barca abbia incontrato, quali alternative fossero realmente disponibili e perché, ancora oggi, tante persone siano costrette ad affidare la propria vita a un viaggio così pericoloso».
Una riflessione che riguarda il sistema europeo di controllo delle frontiere e la responsabilità politica di un modello che cerca di impedire le possibilità di movimento, mentre le persone continuano a cercare protezione.
Il presidio di Catanzaro vuole quindi essere anche un momento per ricordare le persone morte a Cutro e impedire che la vicenda venga ridotta esclusivamente alla dimensione processuale.
«Essere presenti davanti alla Corte significa anche ricordare che dietro un processo ci sono persone, vite e storie che meritano di essere ascoltate», scrive L’AltraMarea.
L’appuntamento è per mercoledì 14 ottobre, alle ore 9, davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro.
«Per non lasciare soli Khalid Arslan, Hasab Hussain e Sami Fuat. Perché nessuno diventi il capro espiatorio di una tragedia più grande di lui e perché la ricerca della giustizia non perda mai di vista l’umanità».