Processo Cutro, le ONG parti civili: «Fare piena luce sulla catena di responsabilità»
Si è svolta ieri la seconda udienza del processo per la strage di Cutro davanti
al Tribunale di Crotone sui ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love,
affondato il 26 febbraio 2023 causando 94 vittime accertate e un numero ancora
imprecisato di dispersi.
L’udienza si è concentrata sulle testimonianze oculari di chi per primo tentò di
salvare le persone naufragate e sulle perizie tecniche legate al funzionamento
dei radar e alle cause dei decessi. Nel procedimento sono imputati per omicidio
e naufragio colposi quattro militari della Guardia di Finanza e due della
Capitaneria di porto.
«Non abbiamo mai visto arrivare soccorsi dal mare, in mare non c’era nessuno.
Solo le persone morte». Sono le parole di Paolo Cefaly, uno dei pescatori
presenti sulla spiaggia di Steccato di Cutro nella notte del naufragio, come
riporta la stampa locale. Rispondendo agli avvocati delle ONG costituitesi parti
civili, Cefaly ha ricostruito quei momenti con parole cariche di dolore: «Ho
sentito un boato quando la nave si è schiantata. Ho provato vero panico sentendo
le urla, ma poi ho pensato che bisognava salvare le persone. Non ricordo gli
orari, né quanto tempo ci hanno messo i soccorsi. Non me lo posso ricordare,
cerco di dimenticare tutta quella storia. Abbiamo tirato fuori tanta gente
morta. Tanta. Non ci siamo mai fermati». Gli ha fatto eco l’altro pescatore
presente, Ivan Paone: «Non so dire quanto tempo è trascorso. Eravamo presi dalla
foga di soccorrere. Le condizioni di visibilità erano pessime, c’era salsedine e
mare forte. I primi ad arrivare sono stati i carabinieri, ma non so dire quanto
tempo dopo il naufragio».
È stato inoltre ascoltato il medico legale nominato consulente dal pubblico
ministero, che ha ricostruito le cause del decesso delle 94 vittime, illustrato
le modalità degli interventi medici e psicologici e confermato l’esistenza di
ulteriori dispersi mai ritrovati. Non hanno invece potuto partecipare tre donne
afgane, una superstite e due familiari di vittime, che figuravano nell’elenco
dei testimoni: secondo quanto riferito dall’avvocato Enrico Calabrese, il loro
volo dalla Germania è stato cancellato a causa della carenza di carburante
provocata dalla guerra degli Stati Uniti e Israele.
In aula erano rappresentate le sei organizzazioni di ricerca e soccorso in mare
costituitesi parti civili: Emergency, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans,
Sea-Watch, SOS Humanity e SOS Mediterranee. Il processo è seguito come
osservatore internazionale da Amnesty International Italia. Le ONG ribadiscono
la loro posizione in una nota stampa tornando a chiedere piena luce su una
vicenda che non può essere liquidata come una tragica fatalità: «Scrivere pagine
di verità è forse il solo modo rimasto per restituire dignità e giustizia a
tutte le persone morte e disperse nel naufragio, nonché per aiutare i
sopravvissuti e le famiglie delle vittime a ritrovare una parvenza di serenità».
Le ONG sottolineano che tra il 25 e il 26 febbraio 2023 non venne attivato alcun
piano di ricerca e soccorso perché il caso della Summer Love fu trattato come
una operazione di contrasto all’immigrazione irregolare. Le autorità avrebbero
dato priorità all’intervento di polizia, attivando i soccorsi solo in un secondo
momento, con grave ritardo e scarso coordinamento tra i corpi coinvolti.
Elementi potenzialmente decisivi emergono anche da documenti acquisiti dopo la
chiusura delle indagini: atti di Frontex, incluso il video che ritrae il caicco,
e una circolare della Guardia di Finanza, la cui acquisizione agli atti è stata
ottenuta dal Collegio su richiesta delle parti civili.
Il processo, avviato lo scorso 30 gennaio, si svolge peraltro con accesso
limitato ai media. A febbraio il Tribunale di Crotone ha adottato un’ordinanza
particolarmente restrittiva: le riprese televisive devono essere mute e della
durata massima di dieci minuti, mentre le registrazioni audio possono essere
pubblicate solo dopo il deposito delle motivazioni della sentenza. Secondo i
giudici, la decisione mira a impedire che i testimoni ancora da ascoltare
possano «preconfezionare» le proprie dichiarazioni sulla base di quelle già
rese, e a evitare pressioni mediatiche sui deponenti.
Un’ordinanza fortemente criticata perché non tiene adeguatamente conto
dell’interesse pubblico attorno a una vicenda di tale rilevanza sociale, tanto
più che il governo Meloni aveva scelto di strumentalizzare politicamente quella
strage, al punto da dare il nome di Cutro al decreto fortemente restrittivo nei
confronti delle persone migranti. Le ONG parti civili, tramite i loro legali,
avevano chiesto che, «per garantire il diritto di informare e quello di essere
informati, come impongono l’articolo 21 della Costituzione e l’articolo 6 della
CEDU sul diritto di cronaca e il diritto al giusto processo», venisse consentita
la registrazione delle udienze da parte dei media.
Le ONG ricordano infine che la strage di Cutro non è un caso isolato:
dall’inizio del 2026 al 9 aprile, l’Organizzazione Internazionale per le
Migrazioni ha censito oltre 770 persone morte o scomparse lungo la rotta del
Mediterraneo centrale, cifra già considerata sottostimata.
«Il diritto internazionale è prevalente e la tutela della vita, insieme al
dovere di soccorrere chi è in pericolo in mare, sono prioritari», ribadiscono le
organizzazioni parti civili, in attesa di conoscere la data in cui verranno
ascoltati i loro consulenti tecnici.